Il Vangelo del giorno – Venerdì 31 Luglio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Venerdì – XVII TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 13,54-58

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Parola del Signore

È una pagina tristissima quella del vangelo di oggi… con un finale terribilmente doloroso ma anche vero e attuale.

Il Signore ci lascia liberi… non ci costringe mai … si propone a noi… non si impone… perché ci ama e il vero amore lascia liberi.

E questa libertà, usata male, può diventare un’arma potente… un’arma di distruzione di massa… perché con la nostra libertà… paradossalmente possiamo limitare la potenza di Dio.

“E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi”: si tratta di incredulità… ma anche di pregiudizi. E il pregiudizio sulle persone ha lo stesso potere distruttivo dell’incredulità.

Quante volte diciamo: quel tizio lo conosco… una volta ha fatto una cosa grave… e lo etichettiamo per sempre con quell’errore, impedendo non a lui ma a noi stessi di vedere e andare oltre… di vedere il bello… non dandoci, e quindi non dando a lui, la possibilità di vedere un suo cambiamento o di conoscere anche la motivazione di una scelta che abbiamo ritenuto sbagliata.

Non chiuderti mai alla possibilità di conoscere fino in fondo una persona!

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Riflessioni della Domenica – anno A

Il Vangelo del giorno – Giovedì 30 Luglio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Giovedì – XVII TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 13,47-53

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:

«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Parola del Signore

Davanti al Signore è necessario fare una scelta… prendere una decisione. Non si può rimanere neutri… né scegliere a metà oppure essere a convenienza.

La fede è così: o tutto o niente. Non è semplice… ognuno ha i suoi tempi… ognuno ha le sue fragilità… ma o si cammina dietro al Signore… con Lui, oppure ci si allontana.

E scegliere di stare col Signore non lo si fa una sola volta… ma questa scelta va rinnovata, costruita, giorno dopo giorno. Insomma, il “per sempre”, tutti i “per sempre” (quello della fede, quello del matrimonio, quello dell’amicizia, quello delle scelte decisive …) si costruiscono giorno dopo giorno… si rinnovano ogni giorno… sono costruiti da una fedeltà quotidiana.

Il per sempre è fatto di sì ogni giorno!

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Il Vangelo del giorno – Mercoledi 29 Luglio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Mercoledì – Santa Marta, Maria e Lazzaro

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 11,19-27

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».

Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Parola del Signore

Spesso, purtroppo, abbiamo un’idea di Gesù non vera… troppo lontana, distaccata, dalla realtà. Abbiamo un’idea di Gesù distante, scostante, tutto “preghiera e missione” e quasi insensibile alle emozioni interpersonali… come se percepisse solo la sofferenza della gente ma non provasse nulla di personale.

E, invece, Gesù aveva amici e Marta, Maria e Lazzaro erano chiaramente e rinomatamente suoi amici.

Non dobbiamo pensare all’amicizia come un segno di umana fragilità… no! l’amicizia, quando vissuta alla maniera di Gesù, è un trampolino verso il cielo… una stampella nelle difficoltà… amicizia è casa e la vera amicizia è condivisione delle cose di Dio.

E siccome nell’amicizia si cresce, quello scambio di parole forti tra Marta e Gesù verranno ridimensionate, corrette e orientate da Gesù verso una professione di fede di Marta… perché nell’amicizia è così, ci si può permettere tutto sapendo che tutto ci permetterà di crescere umanamente e nella fede!

Se con l’amico non cresci, non è vera amicizia!

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Il Vangelo del giorno – Martedi 28 Luglio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Martedì – XVII TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 13,36-43

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore

“I giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”. Splenderanno… vuol dire che non sempre i giusti in questa vita splendono… a volte, purtroppo, rimangono anonimi… nascosti… coperti… confusi… sopraffatti dalla zizzania.

Proprio così, a volte, vuoi per situazioni che si vengono a creare… vuoi per la cattiveria della gente o per la loro superficialità… a volte, non sempre si comprende dove sta la verità… chi sono i giusti… chi è nel bene. A volte, solo il tempo darà ragione della verità.

E questo ci insegna almeno due cose: non avere fretta nell’incasellare le persone in una categoria e non scoraggiarci se agli occhi delle persone non siamo riconosciuti come giusti.

Insomma, il male c’è… agisce e la sua prima azione è proprio quella di creare confusione… di fare perdere tempo… di creare dubbi o false certezze… del resto il maligno è un abile mistificatore, ingannatore e bugiardo!

Il tempo, vissuto nella preghiera, dirada ogni tenebra!

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Il Vangelo del giorno – Lunedi 27 Luglio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Lunedì – XVII TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 13,31-35

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:

«Aprirò la mia bocca con parabole,

proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Parola del Signore

Elogio della piccolezza.

Non è importante quello che fai, ma come lo fai…

Non sono importanti le grandi cose, ma le cose fatte con grande cuore, dedizione e passione…

Ciò che conta è seminare… ma anche seminarsi… scomparire… non apparire… perché se fai le cose per immagine, rimarrà solo la tua immagine ma non ciò che fai…

Il seme riesce a fiorire e diventare albero solo se scompare…

Il lievito riesce a fare fermentare la pasta non per la sua quantità ma per la sua capacità di scomparire… di immischiarsi… di nascondersi…

La presunzione, l’orgoglio, la superbia non hanno mai portato nulla di buono, duraturo e sano. L’umiltà, la semplicità, la piccolezza… anche se agli occhi del mondo sono poca cosa… agli occhi di Dio contano più di successi, cariche e premi.

Vali per quello che sei non per quello che mostri!

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dov’è il tuo cuore sarà il tuo tesoro

XVII dom. Tempo Ordinario (A)

Per la terza domenica continua le lettura del capitolo 13 di Matteo, che iniziava dicendo Gesù parlò loro di molte cose in parabole: tre parabole domenica scorsa, altre tre oggi. La prima raccontava 4 tipi di terreno sui quali viene seminato ciò che è ormai chiaro oggetto del discorso di Gesù: il Regno di Dio, oggi equiparato a un tesoro, una perla preziosa, una rete gettata nel mare. Le parabole di Gesù usavano immagini familiari agli uditori.

Il mare per gli antichi non era un simbolo buono: l’abisso inconoscibile, l’ignoto oltre l’orizzonte, l’assenza di riferimenti; il pescatore di uomini con la rete (del Regno di Dio) tira fuori, porta a galla, alla luce. Il contadino si imbatte per fortuna in un tesoro e ne riconosce il valore, il mercante trova invece la perla dopo tanto cercare. Il Regno di Dio si presenta come un dono gratuito e allo stesso tempo una scoperta per chi è alla ricerca di ciò che può dare senso alla sua esistenza e riempire di gioia la propria vita. La ricchezza che trova il contadino, il mercante, il pescatore è per loro il bene più prezioso di ogni altro: vendono tutto quanto possiedono per acquistarlo, vale più di tutti gli altri beni.

Esempi concreti di come si realizzi la parola di Dio, ci vengono sempre dai santi. San Paolo ai filippesi dirà ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo. Lui era fermamente convinto che il suo tesoro fosse la Torah e per difenderla perseguitava chiunque la contraddicesse. A un certo momento si converte e decide di passare dalla parte dei perseguitati, una scelta folle agli occhi dei suoi; gli Atti riportano le parole del procuratore Festo: Sei pazzo Paolo, la troppa scienza ti ha dato al cervello! Da allora, nonostante le persecuzioni che subirà a motivo della sua nuova fede in Cristo, il tema della gioia ricorrerà più volte nelle sue lettere.

Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui, per mezzo di lui. Una vita colma di grazia che non ci viene dal alcun ristoratore o albergatore. In questo periodo estivo meditiamo cos’è che ci rende più felici. Quando la parola di Dio ci parla di “vita piena” a cosa pensiamo? Passata la frescura che ristora dal caldo, cosa rimane? E lontani da mete esotiche si può essere felici lo stesso? La Parola di Dio questa domenica dice di sì.

La prima lettura raccontando Salomone ci ha detto qual è davvero la perla preziosa. A Gabaon lui non chiese niente di materiale per sé; ancora giovane e inesperto successe al Re Davide e volle chiedere a Dio il dono della Sapienza: un cuore saggio e intelligente come non ci fu prima di lui né mai ci sarà, perché nella Bibbia divenne il sapiente per eccellenza, visitato dalla regina di Saba (come ricorda Gesù nel Vangelo). Primariamente da questo bene dell’intelletto gli derivarono poi tutti gli altri.

Noi a cosa stiamo pensando in estate? È concreta la possibilità di sprecare la propria esistenza puntando su tesori che non porteremo nell’altro mondo (perché non finirà tutto su questa Terra). C’è il tempo per raccogliere ogni tipo di pesce (buono o cattivo) fino al momento di separarli. Così l’abate di Montecassino commenta questo brano di Vangelo: il tempo delle scelte è in questa vita, poi la zizzania viene bruciata nella fornace ardente e rimane solo il bene.

Non ci sono persone buone o cattive per natura, anzi Dio vide quanto aveva fatto ed era cosa molto buona. La lettera ai romani ci ha ricordato che tutti siamo predestinati ad essere figli di Dio, riceviamo una chiamata alla vita e veniamo amati(/giustificati) da Dio che ci ha preparato un posto (per essere glorificati). Questo cammino di salvezza non si svolge contro la nostra volontà o senza la nostra collaborazione. È così in tutte le stagioni della vita e non dobbiamo dimenticarlo al mare o in montagna.

L’Eleganza comincia dalla grammatica.

Viviamo in un tempo curioso. C’e’ chi passa ore a scegliere la giacca giusta, il mocassino, la cintura, i pantaloni sempre più corti dei precedenti, la caviglia rigorosamente scoperta.

Poi apre bocca è massacra un congiuntivo, confonde un apostrofo, inciampa in una frase semplice

Abbiamo trasferito l’eleganza in un fatto di centimetri: un risvolto, una caviglia, una manica arrotolata

Ma l’eleganza non si misura con il metro del sarto.

Si misura con il rispetto.

Rispetto per chi ascolta.

Rispetto per la lingua che parliamo.

Rispetto per le parole che scegliamo.

Perché le parole sono il primo abito che indossiamo ogni mattina.

Esigo che i miei alunni si esprimano in modo corretto e preciso.

L’eleganza  e lo stile incominciano dalla buona conoscenza della lingua italiana che purtroppo, oggi, è molto trascurata, in un mondo dove di eleganza se ne vede poca.

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Santa Vennira (o Parascevi)

Santi Siciliani a cura di Ugo Russo




Icona di Santa Vennira, scola greca

Aggiugrafia

‘Nta l’Orienti ‘sta Santa è chiamata Parascevi, martiri sutta Antuninu Piu versu u 160, cilibbrata u 26 Giugnettu. ‘Nta l’Italia miridiunali è chiamata Vennira, Veneria o Vinniranna. I notizzi sunnu pigghiati di tanti scritturi greci e latini da sò Passioni. Pari ca avissi nasciutu ‘nta Francia, ma una tradizzioni di Aciriali (CT) voli ca nasciu ‘nta zona di Termi Xifunie, ditte Termi di Santa Vennira o puzzu u Venniri Santu di l’annu 100 doppu Cristu, figha di dui nobbili cristiani francisi, Agatuni e Ippolita, ca facianu a carità e aiutavanu i puvureddi. Doppu 35 anni di prijeri o Signuri, ebbiru na figha.


A matri vulia chiamalla Vennira pu jornu da sò nascita, ma u patri pi nun fallu cunfunniri cu chiddu da dea pagana a chiamò Vinniranna. I Greci da cuntrata a chiamaru Parascevi ca ‘nta l’ebbraicu significa Venniri. Vennira si cunsacrau a Diu, studiau a Sacra Scrittura e a 20 anni arrialau tuttu e puvureddi e accuminciò a pridicari u Vangelu ‘nta tutta a Sicilia e curannu i malati, cosa ca avia fattu di quannu era picciuttedda. Secunnu a tradizzioni Vennira viaggiò ‘nta Calabria e ‘nta Campania. U 26 Giugnettu 143 ci fu tagghiata a testa. Nun s’havi a cunfunniri a vita di sta Santa cu chidda di Gala (vicinu a Baccialona Puzzu di Gottu) di cui scrissi u parrinu gisuita Ottaviu Gaetani ‘nte Vite di Santi Siciliani.

U Cultu

I monaci basiliani da Grecia ficiru canusciri a Santa a cuminciari du IV seculu.
Aciriali oj arricivi tanti Cumunità Cristiani Urtodosse ca vennu a prijari a Santa Parascevi. A festa accuminciò u 21 Jnnaru 1651 e nò 1668 fu numinata Patruna Principali da Citati e Diocesi di Aciriali. U 14 Novemmiri s’arricorda u trasportu di Riliquii di Asculi Picenu a Roma. Puru a Citati di Palermu ebbi u cultu di Santa Vennira. Fu pittata ‘na Tavula da Marturana e ci fu didicata na Chesia vicinu a chidda dà Maciuni.

I Reliquii

U sò corpu fu purtatu di Cristiani a Asculi Picenu finu o IV Seculu, quannu
u 14 Novemmiri un parrinu, dittu Antimu, u purtau a Roma. Nò 1642 Aciriali
dumannau i Reliquii ca foru misi dintra un riliquiariu e na caxia d’argentu
nò latu destru da Catidrali. U menzu bustu avi na parma cu tri curuni e u Crucifissu.

Fonti:

– Ottaviu Gaetani Cirilli Palermu, 1657
-Bibbliuteca di Santi Puntificia Università du Lateranu, 1961
– Martiruloggiu Romanu, Libbreria Vaticana, 2007