in manus tuas Pater

XII dom. Tempo Ordinario (A)

È iniziata la stagione estiva e, mentre il mondo si preoccupa delle vacanze, la Parola che Dio ci rivolge in questa 12^ domenica T.O. richiama altre priorità, ci ricorda che c’è altro perfino più importante. È questo che dobbiamo annunciare dai tetti senza vergognarci del Figlio dell’uomo, quando la sua verità va contro il senso comune del mondo.

Se io qui, o magari uscendo fuori, iniziassi a dire che è meglio tagliarsi una mano e cavarsi un occhio piuttosto che essere gettati nel fuoco della Geenna, quanti applausi riceverei? Chi oggi oserebbe mai dire che ci siano beni più importanti della salute…? Eppure Gesù oggi ci dice abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. La seconda lettura di San Paolo ai romani ci ricorda che la nostra persona è fatta di anima e corpo, carne-spirito e rammenta che il peccato è un virus da curare con la grazia di Dio, perché si curi tanto la salute del corpo quanto quella dell’anima.

Una vignetta ricevuta l’altro giorno per newsletter diceva: lo sai che se dormi 8 ore al giorno, mangi sano, non bevi, fai attività fisica, poi muori lo stesso? Umorismo sarcastico ma vero. Come interpretarlo? Che senso dare alla vita terrena in relazione alla morte? Ci mette davanti al pessimismo, perché è la fine di tutto? O possiamo sperare in un futuro migliore nella vita senza fine?

Al tempo di Gesù, per dire che siamo di passaggio in questo mondo, Orazio diceva carpe diem: bisogna godersi la vita il più possibile e finché dura. Non possiamo aggiungere una sola ora alla nostra vita (Luca), cosa possiamo fare? Gesù invece nel Vangelo ci invita ad accumulare un tesoro in cielo, perché la felicità celeste varrà il centuplo delle ricchezze di questo mondo e soprattutto non è destinata a perire, è eterna.

A che giova guadagnare il mondo intero se poi perdi la tua anima? chiede Gesù… San Filippo Neri che, dicendo di preferire il paradiso, rifiutò onori degli uomini come dignità ecclesiastiche, ispirandosi al Qoelet (vanità delle vanità, tutto è vanità) compose lo stornello in cui ripeteva a ogni strofa alla morte che sarà ogni cosa è vanità?

Aspirare al premio della vita eterna dà senso anche alla vita presente, se di noi stessi vogliamo lasciare in questo mondo le buone opere a beneficio degli altri. Qual è il vero “benessere” da ricercare in questa vita? Lo stesso che desideriamo per l’eternità, perché dov’è il tuo cuore là sarà il tuo tesoro, tenendo presente che nella tomba non portiamo nulla e solo Dio resta. Sia che viviamo sia che moriamo siamo tuoi.

Nemmeno un passerò cadrà a terra senza che lo voglia il Padre vostro, abbiamo letto; non si muove foglia che Dio non voglia. Perfino i capelli del nostro capo sono tutti contati da Dio che ci ama e che per noi dispone tutto secondo un fine di salvezza: gioie e dolori, successi e sofferenze, consolazioni e croci.

Nel Vangelo di oggi Gesù dice: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, perché tanto non hanno il potere di uccidere l’anima immortale, per la quale Cristo ha preparato un posto perché siamo anche noi dov’è lui. Dio vuole che tutti si salvino. Per questo Cristo è morto per ciascuno di noi; il nostro spirito anela a raggiungerlo nel regno dei cieli, o pensiamo di divenire concime…? La salvezza eterna è un dono che ci è offerto da Dio e che noi accogliamo mettendoci alla sequela di Cristo, con l’osservanza dei Comandamenti e, dove non arriva questo impegno, ricorrendo alla sua misericordia. Con la grazia di Dio deve pur collaborare la nostra libertà.

Non cesseremo mai in vita di cadere nel peccato ma il dono di grazia non è come la caduta. Sant’Alfonso M. de Liguori: Dio non abbandona l’uomo, è l’uomo che può abbandonare Dio. Questo non è solo un problema di noi che ci professiamo cristiani, perché anche chi non ci crede è una creatura amata da Dio e la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo. Da quando una luce rifulse nelle tenebre, a tutti gli uomini si pone la scelta tra la vita e la morte la benedizione o la maledizione. Evitare di sprofondare nel baratro delle umane passioni, non fare della propria vita un fallimento, tutto ciò a cui ci conduce il peccato, è un problema di tutti gli uomini (non solo nostro). La verità che ci salva da tanti errori la troveremo in quale sigla politica, pensatore, guru, illuminato fondatore di religioni?

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