Voterò NO al referendum sulla Giustizia del 2026.
E sì, i miei motivi possono sembrare semplici, persino banali. Qualcuno li definirà populisti, altri emotivi, altri ancora “da bar dello sport”. Accetto tutti gli aggettivi riduttivi che si vogliono attribuire. Ma restano il frutto di un ragionamento, di una valutazione personale e di un minimo di ricerca, non di uno slogan.
Non sono un giurista, non sono un tecnico del diritto costituzionale. Sono un cittadino libero di pensare che osserva il proprio Paese e prova a capire dove vengono spese energie politiche, tempo parlamentare e capitale istituzionale. Ed è proprio da qui che nasce il mio NO.
Questo governo ha concentrato una quantità enorme di attenzione sulla riforma della giustizia, sulla separazione delle carriere, su meccanismi complessi come la scelta “a sorteggio” dei magistrati, presentata come garanzia di imparzialità ma che a molti appare più come uno specchio per le allodole. Tutto questo mentre l’Italia continua a convivere con problemi strutturali enormi:
la questione meridionale mai davvero affrontata,
il lavoro povero e precario,
le pensioni sempre più incerte,
una povertà crescente e un degrado sociale sotto gli occhi di tutti.
Davvero questa era la priorità?
Non nego che la giustizia sia un tema importante. Ma le priorità politiche sono anche una scelta di campo, e io non riconosco in questa riforma un’urgenza tale da giustificare mesi e mesi di dibattito, scontri istituzionali e polarizzazione, mentre il Paese affonda su fronti ben più concreti per la vita quotidiana delle persone.
C’è poi un altro aspetto che rafforza la mia contrarietà.
Se dovesse vincere il SÌ, non finirebbe nulla. Anzi. Si aprirebbe una nuova stagione di decreti attuativi, regolamenti, riscritture, aggiustamenti tecnici. Altro tempo, altra energia, altri mesi se non anni sottratti ad altro. Una riforma così profonda non è un interruttore che si accende con un referendum, ma un processo lungo e faticoso. E questo rende ancora più discutibile l’investimento politico fatto finora.
Attenzione trattasi di referendum costituzionale dove non è previsto il quorum
C’è poi un elemento che, personalmente, mi rende molto diffidente:
una riforma di questa portata che non ha raggiunto i due terzi del Parlamento in seconda votazione e deve quindi passare dal referendum. Questo non è un dettaglio tecnico, ma un segnale politico. Se davvero fosse stata una riforma “necessaria”, “condivisa”, “inevitabile”, perché non ha trovato una maggioranza così ampia nelle sedi rappresentative?
Il rischio concreto è che questo referendum si trasformi in tutt’altro: un test elettorale, un voto “pro o contro il governo”, più che una scelta consapevole sul merito della riforma. E quando le riforme costituzionali diventano strumenti di legittimazione politica, la storia italiana insegna che raramente finiscono bene.
Infine, non posso ignorare il clima che si è creato intorno al dibattito. Le polemiche, le accuse di parzialità, e la percezione legittima o meno che alcune voci critiche, come quella del professor Barbero, siano state attaccate o messe a tacere, non fanno che aumentare la mia distanza da questa riforma. Quando il dissenso viene trattato come fastidio invece che come risorsa democratica, io tendo istintivamente a fare un passo indietro.
Chi vuole approfondire il contenuto tecnico della riforma può farlo: esistono spiegazioni chiare e accessibili, come quella pubblicata da questo studio legale, che illustra nel dettaglio cosa cambierebbe davvero, CLICCA QUI
Oppure un altro articolo che troviamo proprio qui da noi su PADD.IT scritto da Antonino Vallone che si può raggiungere CLICCANDO QUI
Io l’ho fatto. E proprio dopo aver letto, valutato e riflettuto, resto della mia idea.
Voterò NO non perché “contro tutto”, ma perché non vedo in questa riforma una risposta ai problemi reali del Paese, non ne condivido le priorità, non mi convince il metodo e non mi rassicura il contesto politico in cui nasce.
È una scelta libera. È la mia e in un referendum, alla fine, è questo ciò che conta. Concludo ancora con un antico detto della mia amata Sicilia “CU LASSA A VECCHIA PA NOVA, SAPI CHIDDU CHI LASSA MA UN SAPI CHIDDU CA TROVA”


