rorate caeli desuper et nubes pluant iustum

1^ dom. Avvento (A)

Comincia oggi il nuovo anno liturgico che nel lezionario festivo in quest’anno A presenta il Vangelo secondo Matteo. Un nuovo anno della nostra vita liturgica che va di pari passo con la vita spirituale, dimensioni della stessa vita cristiana. Se col passare del tempo si cresce è evidente che l’andamento ciclico non è per ripetere e ascoltare sempre le stesse cose, ma per farlo sempre con maggiore consapevolezza, maturità di fede che – come una spirale – ci avvicina sempre di più al Signore che incontreremo alla fine dei nostri giorni, ma che già si manifesta qui ed ora in vario modo. L’avvento ci fa riflettere proprio sulla venuta del Signore, nella carne 2022 anni fa e nello spirito per la durata del tempo che ci separa dal suo ritorno alla fine dei tempi.

La meditazione di questo mistero ci permette di celebrare in pienezza l’evento che corona l’attesa. Il Natale di N.S.G.C. è una festività tanto importante da segnare l’anno 0 della storia dell’uomo e non passare inosservato a nessuno. Anche chi non ci crede si prepara alle feste di Natale con gli addobbi, il coperto della tavola, la corsa all’ultimo acquisto per i regali… Noi crediamo che ci sia qualcosa di più importante celebrando i natali di Gesù di Nazareth, perché abbiamo conosciuto che lui è il Messia atteso, il Salvatore del mondo; con tutto il rispetto per chi preferisce credere in Babbo Natale.

Gesù oggi ci ha spiegato con tre esempi come si attende e si “tende alla” sua venuta; tutt’altro che attesa passiva. Le persone che, continuando la propria vita ordinaria, stanno attente a riconoscere l’avvento del Signore, vengono “presi” (salvati), gli altri “lasciati”. State pronti dice Gesù, vivete sempre alla presenza del Signore, non rimandate la vostra conversione. La vigilanza è l’atteggiamento che fa rivestire delle armi della luce – che dice San Paolo – per non seguire la carne e i suoi desideri. Coloro che credettero si rifugiarono nell’arca di Noè e si salvarono dal diluvio per dare inizio a un’umanità nuova. Così è stato per il popolo della Nuova Alleanza figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo.

Una mattinata da casa: sono una mosca poggiata sulla spalla di un cappotto.

sono una mosca poggiata sul cappotto

Sono in uno strano prato, con delle erbe che non fanno odore.

Non volo, eppure mi muovo.

Guardo incuriosita il burrone che mi sta innanzi e in fondo vedo una striscia tutta nera con delle righe bianche, ai lati e in mezzo.

Sopra degli strani animali colorati che da dietro fanno fumo.

Il fumo mi attira, ma sono pigra e preferisco restare al caldo in questo strano posto.

Sono ritornata al punto di partenza.

Sotto di me si muove tutto, non posso più restare ferma, volo via.

Ahimè, qualcosa di grande mi sta colpendo, la schivo e mi poggio sul muro.

Mi segue, la evito nuovamente, cerco di nascondermi, non ci riesco, sento che per me è la fine, non ho più spazio per la fuga, mi ha colpito…

O Maria concepita senza peccato

Il 27 novembre 1830 Santa Caterina Labouré, all’età di 24 anni novizia delle Figlie della Carità (di San Vincenzo de’ Paoli), nella cappella del convento in Rue du Bac a Parigi (dove riposano le sue spoglie) riceveva la seconda apparizione di Maria SS. La prima era stata in luglio e preannunciava la caduta del trono e disordini poi seguiti in Francia. Il 27 novembre la Madonna teneva in mano un globo che poi assunse la forma di un ovale: una medaglia che raffigurava le 12 stelle con la M sormontata da una croce e sotto i cuori di Gesù e Maria. Solo prima di morire ottenne che si scolpisse la statua della “Madonna del globo”, posta oggi in quel medesimo punto a destra dell’altare in Rue du Bac.

Santa Caterina fu allora trasferita in un piccolo convento fuori Parigi, tenendola nell’anonimato e nascosta la vicenda delle apparizioni. Intanto nel 1832 si coniarono 1500 medaglie che le suore consegnavano ai loro assistiti. C’era una brutta epidemia di colera a Parigi con prodigiose guarigioni per chi portava la medaglia, che dopo due anni venne quindi detta “miracolosa”. Nel 1839 le copie diffuse era 10mln. A 50 anni dalla rivoluzione francese si assistiva a un risveglio della fede, conversioni pubbliche e ripresa della pratica religiosa.

Si era avverata la promessa e il comando della Madonna: Fai coniare una medaglia su questo modello. Le persone che la porteranno con fede e che pregheranno questa preghiera, riceveranno grandi grazie e la mia protezione. La giaculatoria sul contorno della medaglia è Maria concepita senza peccato, prega per noi che a te ricorriamo. Più tardi San Massimiliano Kolbe, devoto della Medaglia Miracolosa, aggiunse: e per quanti a te non ricorrono, in particolare per i nemici della Santa Chiesa e per quelli che ti sono raccomandati.

La ricorrenza liturgica della B.V.M. della Medaglia Miracolosa il 27 novembre è sempre preludio alla novena dell’Immacolata (dogma proclamato l’8 dicembre 1854) che inizia due giorni dopo e che sarà definitivamente suggellata con le apparizioni di Lourdes. Maria SS. nelle 18 apparizioni a Santa Bernadette Soubirous nel 1858, prima di presentarsi come “Immacolata Concezione” e prima di indicargli la prodigiosa sorgente d’acqua, ove recarsi in processione e costruire una cappella, disse due cose importanti:

Non ti prometto di renderti felice in questo mondo ma nell’altro. Il nostro destino è la vita eterna: è la nostra speranza nella sofferenza e dobbiamo ricordarlo pure quando ci attacchiamo ai beni terreni (che periscono e non ci porteremo). Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima? L’anima immortale è la sola cosa che portiamo quando entreremo nella vita senza fine, di durata infinita che non riusciamo neanche a idealizzare noi legati alla dimensione del tempo

Penitenza! Penitenza! Penitenza! Prega per la conversione dei peccatori. Lo ripeté in altre due apparizioni, perché come disse Gesù è meglio entrare nella vita zoppo e con un occhio che essere gettato nella geenna bello e prestante, ma vanificando l’opera di Gesù Cristo venuto per salvarci da quella.

Siate devoti di Maria, so io quel che vi dico! (San Filippo Neri). La via privilegiata per arrivare a suo Figlio.

Trattoria La Rocca

Trattoria sita all’ingresso del paese delle stelle Roccapalumba, offre una serie di piatti, sia a base di carne che di pesce, assolutamente prelibati. Cortesia e professionalità, in questo locale, si associano alla affabilità del personale che vi accoglierà, con cortesia, in questo luogo dall’ambientazione tipica di una locanda dagli arridi in legno molto suggestiva. I piatti sono molto abbondanti, ma con ingredienti di qualità. Infine, i prezzi non sono modici, ma comunque modesti, indicati per la tipologia di menù offerti.

Almanacco del 21 novembre

PRESENTAZIONE DI MARIA – Accompagnata dai genitori Gioacchino ed Anna, santa Maria Bambina all’età di tre anni – secondo la consuetudine ebraica – veniva presentata al Tempio di Gerusalemme, come ci attesta il protovangelo di San Giacomo. Anche santa Maria crebbe in età e grazia, ma come la più bella delle creature di Dio, dice San Giovanni Crisostomo. Come la santa bambina Maria si presentò e si offrì nel tempio a Dio presto e interamente, così noi in questo giorno, senza indugio e senza riserve presentiamoci a Maria, e preghiamola di offrirci a Dio, scrive Sant’Alfonso Maria De’ Liguori.

DEDICAZIONE DELLA CHIESA di Sant’Ignazio m. all’Olivella – Nella memoria liturgica della presentazione di Maria, i padri dell’Oratorio di Palermo scelsero di celebrare il rito pontificale di dedicazione della propria chiesa. Sopra la bussola è collocata la lapide commemorativa di quel 21 novembre 1711, quando mons. Bartolomeo Castelli vescovo di Mazzara, consacrò questo tempio di Dio. Speculare alla lapide, all’esterno sul timpano che sovrasta il portale d’ingresso, capeggia la spettacolare scritta “domus orationis est” che richiama le parole di Gesù al tempio: la mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Cosa diventa una chiesa senza preghiera?

La chiesa è un bellissimo monumento ricco di arte ed è anche edificio di culto se abitata dalla comunità credente. Il tempio che, una volta distrutto, Gesù risorto avrebbe ricostruito dopo tre giorni, era quello del suo corpo mistico: la Chiesa, «edificio spirituale» (San Pietro), edificato con le pietre vive che siamo noi. Quando vengono a mancare questi “mattoni”, rimangono chiese belle, pulite e vuote. Se vogliamo formulare uno slogan possiamo dire che “la Chiesa siamo noi”. Meno male che ci siamo noi in chiesa, non per ufficiare cerimonie, non per passare il tempo o scaldare le panche, ma per incontrare Nostro Signore e poi comunicare il suo Spirito al mondo che in chiesa ritiene di non doverci andare.

GIORGIO GUZZETTA – Noi oratoriani oggi commemoriamo il Venerabile Giorgio Guzzetta, padre dell’Oratorio di Palermo nato al cielo proprio il 21 novembre del 1756. È considerato l’apostolo degli italo-albanesi. Speriamo possa essere presto iscritto nell’albo dei beati, come desidera anche l’eparchia di Piana degli Albanesi che porta avanti la sua causa di beatificazione.

Il sospetto

Il tentativo, intenzionale o no, di trasformare il suicidio assistito in una moda?

Negli ultimi giorni l’eco mediatico intorno alla vicenda delle gemelle Kessler ha generato in me una sensazione difficile da ignorare. Non entro nel merito della loro scelta personale, tuttavia, ciò che mi lascia perplesso è l’enorme amplificazione dedicata a un caso così delicato, quasi fosse una storia da spettacolarizzare più che un momento drammatico della vita umana.

Il punto, per me, non è giudicare la decisione delle due sorelle, bensì interrogarmi su come questa decisione sia stata raccontata. È come se dietro la narrazione pubblica si insinuasse lentamente un messaggio culturale più ampio: quello di un suicidio assistito presentato non solo come scelta personale, ma come una sorta di via “naturale” per chi sente di non poter più contribuire alla società.

La domanda

Non posso fare a meno di chiedermi:
stiamo assistendo all’inizio di una normalizzazione crescente?
E se sì, quanto questa normalizzazione è spontanea e quanto invece deriva dal modo in cui il tema viene confezionato per il pubblico?

Negli articoli, nelle interviste, nelle immagini e perfino nei dettagli apparentemente innocui come la scelta, molto commentata, di raccogliere le ceneri in un’unica urna insieme a quelle della madre, intravedo una narrazione che sfiora quasi un’idea di “estetica” dell’addio. È inevitabile chiedersi se questo tipo di comunicazione, volente o nolente, non finisca per lanciare messaggi che vanno oltre la vicenda personale, fino a toccare la sensibilità dei più fragili.

Un altro elemento che mi ha colpito è l’emergere, in alcune discussioni pubbliche, di figure professionali descritte come “specialisti nel percorso al suicidio assistito”. È chiaro che chi affronta una scelta simile ha bisogno di supporto psicologico, ma non posso evitare una certa inquietudine nel vedere definizioni che sembrano suggerire un settore professionale in espansione, quasi un nuovo ambito di accompagnamento “normalizzato”.

Mi preoccupa il possibile messaggio subliminale rivolto a chi vive un periodo di debolezza, malattia o isolamento: non vali più quanto prima, quindi questa è una scelta dignitosa, quasi raccomandata.

Non sto affermando che ci sia un progetto, né che qualcuno stia manovrando nell’ombra, altrimenti verrei additato dai seguaci settari del political correct come un complottista. Quello che esprimo è un dubbio, un’inquietudine personale: la paura che il racconto mediatico possa sfruttare, anche involontariamente, la fragilità di individui noti per rendere più accettabile una pratica che dovrebbe rimanere sempre, e solo, un percorso estremamente intimo, serio e privo di qualsiasi influenza esterna.

Rispetto o promozione ?

Mi augurerei che l’opinione pubblica restasse in grado di distinguere tra rispetto per la scelta personale e promozione culturale di una soluzione estrema. Perché se è vero che ognuno ha il diritto di decidere della propria vita, è altrettanto vero che la società ha il dovere di evitare che il dolore momentaneo, la solitudine o la malattia vengano trasformati in un messaggio di tendenza.

Questi sono solo i miei sospetti, forse esagerati, forse no. Ma credo che valga la pena rifletterci, prima che il confine tra rispetto e spettacolarizzazione si assottigli al punto da scomparire.

“Dio esiste ?”

Presentazione del libro del Cardinale Robert Sarah

In un meraviglioso e solare giorno a Palermo, e più precisamente Sabato 8 Novembre alle ore 10:00, presso la chiesa monumentale di “Santa Maria della Pietà” nel quartiere Kalsa, si è tenuto un bellissimo e direi storico incontro con il Cardinale Robert Sarah.

Quando vi gusterete la visione del video integrale a corredo di questo mio modestissimo articolo documentale, da semplici cristiani e peccatori vi farete una domanda, forse non proprio quella a cui risponde il libro del Card. Robert Sarah, ma di sicuro una domanda ve la farete.

Una chiesa stracolma di fedeli, personalmente sono rimasto in piedi per ascoltare con attenzione e filmare per documentare questo storico incontro nella nostra Palermo. Con orgoglio posso dire “io c’ero” ed ho pure documentato per tutti i miei Amici, vicini e lontani che non potendo venire ci tenevano ad ascoltare quanto detto da Robert Sarah.

Non potevo in questa storica occasione approfittare della bontà del Card. Robert Sarah disponibile ad autografare il suo libro, ed eccomi come in tanti in fila per raggiungere il mio momento, emozionato come un bambino di stare per quell’attimo vicino a lui e documentare la firma sulla mia copia.

Bene, vi starete chiedendo ma che domande mi sono fatto alla fine? Sono domande semplici scaturite da umili osservazioni, magari mi sbaglierò, posso darvi un indizio, guardate tutto il video, ascoltate con particolare interesse le sole ed uniche domande poste alla fine, e poi ditemi se in questo video, in questa chiesa cosi piena di fedeli e di prelati, spicca l’assenza di qualcuno.

Da semplice cristiano mi domando se il “pensiero unico” che in quest’ambito, vuole e pretende una dottrina all’acqua di rose, che schiaccia l’occhio e mette sullo stesso piano qualsiasi religione, che arriva perfino a mortificare la figura della nostra Mamma Celeste, mi domando se questo pensiero unico non sia anch’esso entrato in modo subdolo nella nostra Santa Madre Chiesa.

A Voi il video integrale:

Giocare con la testa: Il metodo “Siculotto” tra probabilità e psicologia per un approccio consapevole al gioco del Lotto

Il programma freeware eseguibile per windows

Il Siculotto è un programma freeware nato con una missione ben precisa: offrire un’alternativa ragionata ai “gratta e perdi’ e alle slot machine. L’autore, Giuseppe Marchese ha sviluppato questo strumento per dimostrare che esiste un approccio matematico al gioco del lotto che offre maggiori speranze di successo e, soprattutto, aiuta a comprendere i meccanismi probabilistici alla base delle vincite.

La missione e lo studio

L’obiettivo è ambizioso: far diventare il “Siculotto” come una sorta di ‘metadone’ per ludopatici, sostituendo la dipendenza casuale del gratta e vinci con un approccio consapevole e calcolato. Come spiega la Dottoressa in Psicologia Francesca Araniti che collabora al progetto con la stesura di un libro assieme all’autore del programma: ‘Il gioco patologico si nutre di rinforzi casuali e immediati. Il “Siculotto” introduce un elemento di elaborazione cognitiva che modifica radicalmente la relazione con il gioco’.

Cosa tratterà l’opera

Il libro in corso di stesura, approfondirà sia gli aspetti matematici che quelli psicologici di questo innovativo approccio al gioco consapevole. Questi in sintesi i principali argomenti trattati:

· Analisi matematica delle probabilità nel gioco del lotto
· Testimonianze di utilizzo “terapeutico dell’uso del Siculotto”
· Approfondimenti psicologici sul meccanismo della dipendenza
· Casi studio di previsioni vincenti
· Confronto scientifico con i giochi “istantanei”

Diamo uno sguardo

A corredo di questo breve articolo, includiamo il primo video del lancio del Siculotto datato 1 Febbraio 2022 , il programma oggi in versione più avanzata è sempre freeware, il video spiega il funzionamento dello strumento in modo minimale, ma già mostra alcune metodologie per ricavare delle previsioni ristrette e certamente con una speranza matematica ragionata rispetto ai gratta e perdi.

Di seguito il link del sito ufficiale dell’autore dove poter scaricare il programma e ben presto daremo informazioni su come ottenere il libro frutto di ricerca per aiutare chi prigioniero della ludopatia.

requiescant in pacem

Chiedeva a Gesù il giovane ricco: cosa devo fare per avere la vita eterna? A chi altri chiederlo? Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna, diceva San Pietro. Chi altri può offrirci questa speranza? Da chi altri aspettare un posto presso il Padre per la nostra anima immortale? Il premio della vita eterna è ultimamente la più importante motivazione della nostra fedeltà a Cristo; anche quando ci costa, perché ci sono certi piaceri della carne molto più immediati e più facili, che però poi non portano a niente di buono. Chi vive nell’indifferenza religiosa, cerca la felicità nel benessere materiale, fugge la noia con tanti diversivi, alla fine si perde nella disordinata ricerca dei piaceri terreni, che però non appagano i bisogni dello spirito.

Allora se un profano viene a dirmi che noi su questa terra ci siamo di passaggio, gli do proprio ragione. È vero! E io credo che il mio pellegrinaggio terreno non sia un vagare senza meta – magari sballottati da qualsiasi vento di dottrina –, ma un camminare verso la patria del cielo, per “tornare al Creatore” che mi ha dato la vita, per passare a “miglior vita” come un figlio di Dio che si prepara a questo incontro.

A quale incontro? Quest’oggi basta rileggere brevemente quei numeri del Catechismo che spiegano la nostra professione di fede, quando diciamo: aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. I novissimi (morte-giudizio-inferno-paradiso) riassumono tutto ciò che ci è dato di sapere. Al n.1024 si legge: Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata “il cielo”. Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica è citato anche nella Costituzione Lumen gentium: le anime di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c’era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate, anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale [alla fine dei tempi] sono state, sono e saranno in cielo, associate al Regno dei cieli e al Paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli.

Essere ammessi come commensali al banchetto di nozze dell’Agnello è ciò cui aspiriamo, mentre cerchiamo di presentarci con l’abito nuziale senza macchia di peccato.

siate santi perché io sono santo

Solennità di Ognissanti

Oggi non è domenica eppure siamo in chiesa. Perché mentre tanti affollano le strade del centro e amici-parenti-conoscenti pensano a quante cose si possono fare in un giorno festivo, noi siamo venuti a Messa? Noi viventi nel centro storico, che quando ci alziamo la mattina abbiamo solo l’imbarazzo della scelta per la chiesa, sappiamo che il quarto comandamento ci “ricorda” di santificare i giorni di precetto. Questo verbo (santificare) è lo stesso tema liturgico di oggi, solennità di Ognissanti.

Se dovessimo festeggiare oggi tutti quanti i santi in una volta, non so quante processioni e quante tavolate dovremmo imbandire…! Il culto dei santi però, oltre alla baldoria, ci insegna qualcos’altro. Se siamo d’accordo nel dire che la santità sia il compimento del nostro battesimo, il traguardo della nostra vita cristiana, il fine cui tendiamo nella vita spirituale, allora dobbiamo solo capire come raggiungerla.

Io che non sono ancora santo, ho trovato una risposta importante sfogliando qualche pagina dell’opera L’imitazione di Cristo, al libro I cap.11 dice così: Il vero e più grande ostacolo consiste in ciò: che non siamo liberi dalle passioni e dalle brame, e che non ci sforziamo di entrare nella vita della perfezione, che fu la via dei santi: anzi, appena incontriamo una difficoltà, anche di poco conto, ci lasciamo troppo presto abbattere e ci volgiamo a consolazioni terrene. Il testo, base della tradizione monastica, utile in ogni caso a chi coltiva una vita interiore, ha detto due cose:

non siamo liberi dalle passioni e dalle brame, la nostra concupiscenza (l’inclinazione al peccato) è una realtà concreta. Retaggio del peccato originale con cui si è disobbedito a Dio una volta, si contravvengono ancora tanti altri comandi (con più o meno volontà). Il peccato originale ha segnato la nostra natura e le conseguenze sono rimaste. I desideri della carne sono in rivolta contro Dio (Romani). Faremo sempre i conti con le “passioni”, riepilogate nei 7 vizi capitali;

– quando proviamo a entrare nella vita della perfezione, appena incontriamo una difficoltà, ci lasciamo troppo presto abbattere. Qua chiunque di noi può commentare, semplicemente parlando di sé, la vita vissuta alla presenza del Signore, l’impegno per fuggire il male, per mantenersi in grazia di Dio. A me viene in mente il S.P.N. Filippo Neri che, dedito com’era al ministero delle confessioni, fu padre spirituale di tante anime (dai laici agli ecclesiastici). Ma di lui non possiamo fare citazioni, perché prima di morire bruciò tutti i suoi scritti e sono rimaste solo le testimonianze dei fedeli. Chi mise concretamente per iscritto gli indirizzi spirituali pratici di San Filippo, fu San Francesco di Sales.

Il fatto che noi non ci libereremo mai del nostro peccato, vuol dire che non vale la pena neanche provarci? Vuol dire che saremo sempre indegni anche di fare la comunione? Lo scoraggiamento e l’allontanamento da Dio sono le prime due vittorie del demonio. Leggendo Filotea: Le nostre imperfezioni non devono piacerci, ma farci dire col grande Apostolo: “O me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?”. Però non devono neppure meravigliarci o scoraggiarci, ma infonderci sommissione, umiltà, diffidenza di noi stessi, e mai scoraggiamento o amarezza di cuore, e tanto meno il dubbio sull’amore che Dio ci porta. Non già che Dio ami le nostre imperfezioni e peccati veniali, ma ama noi, nonostante queste deficienze.

Il Signore ci ama per la nostra buona volontà non in base ai risultati. Il nostro impegno è mettere in pratica la Parola di Dio con le esortazioni che davano già gli apostoli: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne (Galati), Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all’anima (1Pietro).

Diceva Bernadette Soubirous: Vorrei che si scrivessero i difetti dei santi e quanto essi hanno fatto per correggersi; ciò ci servirebbe assai più dei loro miracoli e delle loro estasi. È un discorso estremamente personale, perché ognuno può avere un differente tenore di vita spirituale. In ogni caso le cadute ci evitano di inorgoglirci spiritualmente e possono essere occasione di crescita spirituale, quando superate. Questo è l’impegno di ascesi, di perfezionamento interiore nella via della santità. San Filippo dicea che non bisognava fare ogni cosa in un giorno, et che non divienta santo in quattro dì, ma a poco a poco, di grado in grado. Evidentemente non senza l’aiuto del Signore che ci viene incontro nei sacramenti, primo fra tutti quello della penitenza. Ce ne sono 4 che si ricevono una volta sola, alla confessione ricorriamo continuamente. Chi persevererà sino alla fine sarà salvato.