siate santi perché io sono santo

Solennità di Ognissanti

Oggi non è domenica eppure siamo in chiesa. Perché mentre tanti affollano le strade del centro e amici-parenti-conoscenti pensano a quante cose si possono fare in un giorno festivo, noi siamo venuti a Messa? Noi viventi nel centro storico, che quando ci alziamo la mattina abbiamo solo l’imbarazzo della scelta per la chiesa, sappiamo che il quarto comandamento ci “ricorda” di santificare i giorni di precetto. Questo verbo (santificare) è lo stesso tema liturgico di oggi, solennità di Ognissanti.

Se dovessimo festeggiare oggi tutti quanti i santi in una volta, non so quante processioni e quante tavolate dovremmo imbandire…! Il culto dei santi però, oltre alla baldoria, ci insegna qualcos’altro. Se siamo d’accordo nel dire che la santità sia il compimento del nostro battesimo, il traguardo della nostra vita cristiana, il fine cui tendiamo nella vita spirituale, allora dobbiamo solo capire come raggiungerla.

Io che non sono ancora santo, ho trovato una risposta importante sfogliando qualche pagina dell’opera L’imitazione di Cristo, al libro I cap.11 dice così: Il vero e più grande ostacolo consiste in ciò: che non siamo liberi dalle passioni e dalle brame, e che non ci sforziamo di entrare nella vita della perfezione, che fu la via dei santi: anzi, appena incontriamo una difficoltà, anche di poco conto, ci lasciamo troppo presto abbattere e ci volgiamo a consolazioni terrene. Il testo, base della tradizione monastica, utile in ogni caso a chi coltiva una vita interiore, ha detto due cose:

non siamo liberi dalle passioni e dalle brame, la nostra concupiscenza (l’inclinazione al peccato) è una realtà concreta. Retaggio del peccato originale con cui si è disobbedito a Dio una volta, si contravvengono ancora tanti altri comandi (con più o meno volontà). Il peccato originale ha segnato la nostra natura e le conseguenze sono rimaste. I desideri della carne sono in rivolta contro Dio (Romani). Faremo sempre i conti con le “passioni”, riepilogate nei 7 vizi capitali;

– quando proviamo a entrare nella vita della perfezione, appena incontriamo una difficoltà, ci lasciamo troppo presto abbattere. Qua chiunque di noi può commentare, semplicemente parlando di sé, la vita vissuta alla presenza del Signore, l’impegno per fuggire il male, per mantenersi in grazia di Dio. A me viene in mente il S.P.N. Filippo Neri che, dedito com’era al ministero delle confessioni, fu padre spirituale di tante anime (dai laici agli ecclesiastici). Ma di lui non possiamo fare citazioni, perché prima di morire bruciò tutti i suoi scritti e sono rimaste solo le testimonianze dei fedeli. Chi mise concretamente per iscritto gli indirizzi spirituali pratici di San Filippo, fu San Francesco di Sales.

Il fatto che noi non ci libereremo mai del nostro peccato, vuol dire che non vale la pena neanche provarci? Vuol dire che saremo sempre indegni anche di fare la comunione? Lo scoraggiamento e l’allontanamento da Dio sono le prime due vittorie del demonio. Leggendo Filotea: Le nostre imperfezioni non devono piacerci, ma farci dire col grande Apostolo: “O me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?”. Però non devono neppure meravigliarci o scoraggiarci, ma infonderci sommissione, umiltà, diffidenza di noi stessi, e mai scoraggiamento o amarezza di cuore, e tanto meno il dubbio sull’amore che Dio ci porta. Non già che Dio ami le nostre imperfezioni e peccati veniali, ma ama noi, nonostante queste deficienze.

Il Signore ci ama per la nostra buona volontà non in base ai risultati. Il nostro impegno è mettere in pratica la Parola di Dio con le esortazioni che davano già gli apostoli: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne (Galati), Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all’anima (1Pietro).

Diceva Bernadette Soubirous: Vorrei che si scrivessero i difetti dei santi e quanto essi hanno fatto per correggersi; ciò ci servirebbe assai più dei loro miracoli e delle loro estasi. È un discorso estremamente personale, perché ognuno può avere un differente tenore di vita spirituale. In ogni caso le cadute ci evitano di inorgoglirci spiritualmente e possono essere occasione di crescita spirituale, quando superate. Questo è l’impegno di ascesi, di perfezionamento interiore nella via della santità. San Filippo dicea che non bisognava fare ogni cosa in un giorno, et che non divienta santo in quattro dì, ma a poco a poco, di grado in grado. Evidentemente non senza l’aiuto del Signore che ci viene incontro nei sacramenti, primo fra tutti quello della penitenza. Ce ne sono 4 che si ricevono una volta sola, alla confessione ricorriamo continuamente. Chi persevererà sino alla fine sarà salvato.

Cerca l'Amore troverai Dio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *