bella praemunt hostilia

Corpus Domini 2024

Oggi 2 giugno chissà quanti italiani celebrano la festa della Repubblica in riva al mare. Io invece sono contento di essere qui a sudare coi paramenti indosso, perché oggi c’è una solennità liturgica per me più importante della ricorrenza civile. Il Santissimo Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo che, come ci spiegava una volta un carabiniere, a norma dei Patti lateranensi riceve gli onori militari al pari delle più alte cariche dello Stato.

La solennità di Corpus Domini fu istituita da Papa Urbano IV in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena. Il sacerdote Pietro da Praga non era persuaso sulla dottrina eucaristica (nel medioevo ancora in fase di formulazione), nutriva dei dubbi sulla modalità di presenza di Cristo nel Santissimo Sacramento. Di rientro da Orvieto (dove il Papa soggiornava assieme a Tommaso d’Aquino) celebrò la Messa nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena e lì, alle parole della consacrazione HOC EST ENIM CORPUS MEUM, l’ostia magna iniziò a goccialare sangue che macchiò il corporale ancora conservato.

La transustanziazione di per sé non può dirsi un miracolo in senso stretto: esteriormente gli accidenti non mutano e, salvo fatti straordinari, materialmente non si altera la realtà visibile, perché è il Corpo glorioso/spirituale di Cristo Risorto che prende possesso della sostanza. La Messa riattualizza in modo incruento il sacrificio della croce con la passione preceduta dall’ultima Cena che significa l’offerta della vittima nelle specie eucaristiche.

La presenza reale poi permane nelle sacre specie conservate nella riserva eucaristica. Quindi entrare in chiesa non è come entrare al museo o in una galleria d’arte, perché è un luogo di culto abitato da una presenza riposta nel tabernacolo ed esposta per l’adorazione. Quando entro in un bel ambiente come la chiesa anglicana in Via Roma – ricco di raffigurazioni di pregio – sono tante le immagini sacre che rimandano a Dio. Dopo che ammiro le immagini, manca però un elemento materiale su cui concentrare l’attenzione, sapendo di non parlare da soli bensì rivolgersi a qualcun altro. Manca la reale presenza di Dio che non si trova in nessuna opera d’arte. Un’immagine lo rappresenta ma non lo contiene.

Ad aprile non ho commentato lo spot blasfemo dell’industria alimentare che ha indignato tanti. Perché indignarsi? Se realmente una particola consacrata non è come un’AmicaChips: gli uso riverenza o posso toccarla e riceverla come prendo una patatina? Se crediamo che quello sia il corpo di Cristo, lo dimostriamo a chi non ci crede? Il nostro atteggiamento esteriore esprime rispetto per il Santissimo Sacramento? Se sì, i miscredenti dovrebbero ricredersi solo guardando la nostra devozione.

La beata Anna Emmerick, che dal letto dov’era bloccata ha descritto per filo e per segno i luoghi della Terra Santa, sorrideva a chi le diceva di non credere che lei si alimentasse mangiando solo una particola consacrata al giorno. I fedeli che si nutrono del pane del cammino non hanno bisogno che lo spieghi io, sanno bene che oltre la pancia dobbiamo alimentare lo spirito, non con porcherie ma con «il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». Altrimenti si va a cercare spiritualità lontano da Cristo, perché comunque rimane il bisogno di Dio che è antropologico.

Una mattina mi hanno invitato a sentire un seminario erasmus di una docente spagnola che diceva: “la 1° Comunione in Spagna non è più come una volta”… Esaltare la cornice al posto del quadro, ci fa perdere di vista l’essenziale e toglie consapevolezza del sacramento, più importante di tutto. Io mi dicevo: “sì, ma la fanno la 1°Comunione?”; perché più di quanto lavorino i fotografi, ristoranti, fiorai, io mi preoccupo che un bambino impari a confessare degnamente i propri peccati prima di fare la comunione (sappiamo funzioni così: non ha senso fare la comunione senza essere in comunione con Dio). Buoni principi che restano per la vita, quando devo saper ricevere il sacramento e saper restare seduto. Su questi principi elementari si gioca tutta la nostra vita cristiana. Se ci dimentichiamo come ci si confessa finiamo semplicemente persi nei nostri peccati, morti nella vita di grazia.

Alla fine della Messa, prima di ricevere la benedizione del Signore, lo acclameremo con l’antico inno gregoriano del Pange lingua (versione di Perosi). Qua non cantiamo in classe, sul palco, sotto il balcone, con perfetta esecuzione senza credere in una parola di quello che si dice. Noi sappiamo che Il Verbo fatto carne cambia con la sua parola il pane nella sua carne e il vino nel suo sangue. Se gli accidenti sensibili restano gli stessi, per l’azione dello Spirito Santo pane e vino simboleggiano proprio “un accidenti”(!), perché non sono rappresentazione artistica, contengono hic et nunc la presenza di Cristo in questo mondo.