XI dom. Tempo Ordinario (A)
È ripreso il tempo ordinario dopo quattro solennità liturgiche (Pentecoste, SS. Trinità, Corpus Domini, Sacro Cuore) che, per chi le ha celebrate, ci hanno sicuramente fatto gustare la bellezza della nostra fede cattolica. Nella vita liturgica, oltre a contemplare i misteri in cui Dio si manifesta, gli rendiamo culto con la preghiera pubblica. Come un “popolo sacerdotale” in virtù del sacerdozio comune dei battezzati, ma, come già diceva il Signore al popolo eletto d’Israele nella prima lettura, un regno di sacerdoti e una nazione santa. San Paolo espliciterà bene invitandoci a fare della nostra vita un culto spirituale, offrendoci come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio. Noi possiamo compiere – oltre ai peccati – opere meritorie per il cielo, con le buone opere e l’offerta di piccoli e grandi sacrifici. Fa tutto parte del nostro rapporto con Dio (fatto di peccati e virtù, meriti e colpe) possibile grazie all’Alleanza che Dio ha voluto stipulare con noi sue creature. Un fatto meno scontato di quanto ci sembri, se in antiche religioni non-rivelate l’uomo era solo un timorato che, forse cercava il favore degli Dei, ma non sperava di essere perdonato o amato…
Se vorrete ascoltare la mia voce e custodire la mia alleanza Dio promette copiose benedizioni al popolo d’Israele se avesse camminato nella legge del Signore. Ricordando la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, Israele rammenta di non essere rimasto deluso: si può fidare del Dio dei padri. Gli è richiesto di essere “santo”, cosa che Israele inizia a fare separandosi da tutti gli altri popoli della Terra e osservando fedelmente i precetti del Signore. La storia mostrerà però che Israele non sarebbe poi stato sempre all’altezza dell’Alleanza, non furono poche le infedeltà, abbondantemente redarguite dai profeti.
Per non dispiacere il Signore nonostante le defezioni, come ristabilire un equo rapporto con Dio? Era possibile rimediare i peccati (e salvarsi) moltiplicando purificazioni e riti? Era davvero necessaria una nuova alleanza, con un nuovo fondamento. Due domeniche fa dicevamo della missione della seconda persona della SS. Trinità che inaugura un Nuovo Testamento venendo nel mondo, una nuova fede che porta a compimento l’antica quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Il sacrificio di Cristo che ci acquista il perdono di Dio: siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo. Eppure siamo rimasti peccatori che, anche dopo il battesimo, non si liberano delle proprie miserie morali. Allora la giustificazione/salvezza viene perfezionata in noi dal dono dello Spirito Santo a Pentecoste: un cuore nuovo, un impulso interiore al bene per vincere il male che pur continua.
Tanto più posto avrà Dio nella nostra vita, tanto meno ne avrà l’Avversario, il nemico, come Sant’Ignazio chiamava il demonio. Come si fa ad essere pieni di Spirito Santo? Nel Vangelo di oggi Gesù, prima di dare agli apostoli il potere di scacciare gli spiriti immondi, dà un’altra indicazione, dice: pregate. Non dice studiate ed acculturatevi, rimboccatevi le maniche per servire le mense, investite, partite… PREGATE.
Nella preghiera ci mettiamo davanti a Dio, esercitando il sacerdozio comune che ci permette di invocare lo Spirito Santo su noi stessi. Vegliate e pregate in ogni momento (Luca) pregate incessantemente (Efesini). La preghiera ha il potere di conformare il nostro cuore-mente a Dio, per assimilare i suoi pensieri, per avere in noi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (Filippesi), in Gesù mite ed umile di cuore, come si è mostrato nella sua passione. Rendi il nostro cuore simile al tuo (Sacro Cuore) per agire oggi come farebbe Gesù se fosse qui. Questo ci darà la sua “inalterabile mansuetudine” (Santa Margherita) anche nei travagli della vita: venite a me voi tutti che affaticati e oppressi e io vi darò ristoro, imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per le vostra vita.
Vedendo le folle Gesù ne provò compassione – il cuore di Gesù vero uomo si commuove, provò tutti i nostri sentimenti – perché erano come pecore senza pastore. Noi siamo nel gregge di Cristo, seguiamo il buon pastore che ci aiuta a portare il suo giogo dolce e carico leggero.

