lex celebrandi, lex vivendi

VII dom. Tempo Ordinario (A)

Nella seconda parte della Messa, prima della comunione ci diremo tutti «indegni» di ricevere il corpo di Cristo, perché la nostra condizione di peccato permane sempre – nonostante il perdono che chiediamo e Dio ci dona. Nonostante siamo indegni di ricevere Dio nella nostra impurità, sappiamo pure di non poterne fare a meno, perché senza la grazia non possiamo vincere il nostro peccato, senza di lui non possiamo fare alcun bene.

Nel discorso della montagna che oggi concludiamo, Gesù si è presentato come nuovo legislatore che supera l’antica legge facendola tendere alla perfezione cristiana: siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. L’ha detto a tutti i suoi discepoli, non ad alcuni privilegiati; la fede impegna seriamente ogni cristiano, il levitico esorta tutti: siate santi perché io il Signore vostro Dio sono santo.

Il brano del levitico, già nell’A.T. dice una cosa importante: per essere santi non bisogna solo fuggire le tentazioni nel senso di tenere lontano i peccatori (stare separati ed evitare i popoli stranieri). Israele era chiuso in sé stesso e limitava a sé perfino l’amore. Però il brano dà precise indicazioni sul da farsi per concentrarsi anzitutto su sé stessi – senza condannare gli altri – e così riuscire a tenere integra la fede anche in contesti avversi; si conserva il retto vivere e al contempo si testimonia ai lontani qualcosa che forse loro ignorano. Noi nell’intima unione a Cristo (comunione sacramentale) partecipiamo della sua natura divina e uscendo di chiesa viviamo cristianamente per portare la santità del nostro incontro con Cristo Signore in ogni ambito della vita quotidiana.

Se Gesù ha riassunto i mitzvot nell’unico comandamento dell’amore, è perché pienezza della legge è la carità (San Paolo) e allora la “perfezione cristiananon può che essere la capacità di vivere e saper applicare il comandamento nuovo in ogni circostanza. Chi ci illuminerà sul da farsi? San Giovanni dice che la legge fu data per mezzo di Mosè mala grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Allora grazie a quale influencer o trasmissione televisiva impareremo ad amare e ben vivere? Signore, da chi andremo?

La prima lettura ci ha detto di rimproverare apertamente il prossimo senza covare odio contro il tuo fratello. Questo è il messaggio che ci viene dalla Parola di Dio in quest’ultima domenica del tempo ordinario. La quaresima che inizia mercoledì (con le ceneri) ci farà riflettere sulla realtà del peccato e tutti i rimedi.

Intanto è già collocata la tela quaresimale che serve ora a velare il crocifisso e poi svelare il risorto alla veglia pasquale. Durante la quaresima si usa coprire le immagini e le croci, sempre presenti (riverite e incensate) ma sottratte allo sguardo. Senza la visione la contemplazione si fa amara, proprio come una penitenza, l’immaginazione si esercita mentre accresce il desiderio di rivedere la figura del Signore pregato. Velare le croci è una consuetudine d’obbligo dalla V domenica di quaresima (detta “di passione”, precede le Palme), ma secondo gli usi locali la consuetudine è estesa a tutto il tempo di quaresima.

Mancano cinque settimane alla domenica di passione; nel vecchio calendario liturgico oggi era la “quinquagesima”. La tela quaresimale è già appesa oggi perché allora la quaresima era preceduta da un tempo liturgico detto di “septuagesima” nel quale già si usava il colore viola e si smetteva di cantare gloria e alleluia; poi dalle ceneri sarebbero iniziate Via Crucis e le penitenze proprie della quaresima.