quae caeli pandis hostium

Corpus Domini 2025

Oggi è un giorno importante per tutti noi. Noi cattolici siamo gli unici a celebrare il Corpus Domini. Ricordo il santo dell’Oratorio J.H. Newman che si convertì al cattolicesimo quando, studiando i padri della Chiesa, giunse alla conclusione che proprio la Chiesa Cattolica era quella fondata da Cristo stesso.

I Paesi di lingue neolatine sono storicamente a maggioranza cattolica, per cui noi non conosciamo la pluralità religiosa, al massimo troviamo minoranze religiose isolate. Invece nel mondo anglosassone e anche in Germania convivono diverse confessioni cristiane. Cosa le distingue? Le differenze nel credo si visibilizzano nella liturgia. Perché non facciamo un’ora di canti attorno a una tavola apparecchiata? Altri fanno la pantomima della Messa perché non credono di essere al cospetto di Dio realmente presente.

Gesù Cristo celebrando la Nuova Pasqua durante l’ultima cena non ha detto: Questo pezzo di pane “simboleggia” ciò che sto per fare, non ha detto questo pane “rappresenta“, ha detto questo è il mio corpo.

Quante attestazioni la storia ci ha dato? Il miracolo di Lanciano non è la novità di oggi, eppure solo lo studio scientifico della Columbia University su quelle particole, ha rilevato – oltre il gruppo AB della Sacra Sindone – tessuto miocardico e globuli bianchi intatti; poiché questi non sopravvivono in un cadavere (tanto meno in un oggetto) gli studiosi non sono riusciti a darne spiegazione.

Noi non crediamo in virtù dei miracoli eucaristici, quando si verificano ci aiutano a renderci conto della realtà soprannaturale che abbiamo davanti, pur non vedendola materialmente perché è spirituale. Anche quando non comprendo del tutto questo mistero, mi preoccupo di avvicinarmi con “timore e tremore”, con il più grande rispetto possibile (non sto maneggiando un pezzo di pane).

Il giorno di Natale ci inginocchiamo davanti al simbolo del Bambinello, solo il Venerdì Santo al crocifisso… Tutti i giorni dell’anno davanti al SS. Sacramento, perché dice il Doctor eucharisticus nella Summa Theologie: esso contiene realmente Cristo in persona, mentre negli altri sacramenti si trova una certa virtù strumentale partecipata da Cristo.

Dio non è presente in nessuna opera d’arte come lo è nel SS. Sacramento. Guardando come San Tarcisio preferì dare la vita per non consegnare la pisside, capiamo che il SS. Sacramento valga più del violoncello da 25mila euro che suona ai matrimoni. Quindi genuflettere non è una questione di buona educazione, è la coincidenza di parola e azione, quando poi diciamo: credo in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio e non mi inginocchio davanti a nessun altro idolo. Quando viceversa offendiamo il SS. Sacramento stiamo dicendo a Gesù “tu non mi interessi, sono qui per altri motivi”

A me potete salutami o meno, me ne faccio una ragione. Ma comportarsi così con N.S. presente nel SS. Sacramento è un peccato contro Dio (da confessare) che, a pensarci bene, rivela anche l’insensatezza del nostro comportamento: perché noi possiamo vederci ovunque per fare tante cose assieme, ma la chiesa è luogo di incontro con Dio; perché venirci se è come se Dio non ci fosse…? Io vi confesso che quando entro per aprire la chiesa, nella fretta di prendere le chiavi, non sempre mi soffermo a fare la genuflessione. Però faccio il segno di croce maggiore. Come mi insegnò la suora a catechismo, il segno di croce è già una preghiera.

A luglio dell’anno scorso il Papa ricevendo un gruppo di vescovi USA (comitato organizzatore del Congresso Eucarestico) ha detto: l’Eucaristia è la risposta di Dio alla fame più profonda del cuore umano, la fame di vita autentica, perché nell’Eucaristia Cristo stesso è veramente in mezzo a noi, per nutrirci, confortarci e sostenerci nel nostro cammino. Se non siamo persuasi vuol dire che forse mangiamo ostie ma in realtà non ci nutriamo di eucaristia. Mentre alcuni hanno scarsa frequenza nella comunione sacramentale, un rischio per altri è l’abitudine che con leggerezza vanifica anche il gesto. Invece se la nostra vita ha un taglio eucaristico, il momento rituale non è che l’apice: così l’eucaristica diventa “fonte e culmine della vita cristiana” (SC), il momento in cui Cristo si fa massimamente presente in mezzo a noi.

Non siate dunque di coloro che si contentano di comunicarsi una sola volta all’anno, e qualche altra appena nelle grandi solennità. Quanto più starete lontano dal medico, tanto meno conoscerete le vostre infermità; e quanto più raramente userete della medicina che il divin medico vi dichiarò necessaria, tanto più stenterete a guarire (Don Riva, Filotea, 1888).

Questa domenica di giugno sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.