il buon gusto perso

Guido Rodheudt, Musica liturgica e nuova evangelizzazione, Atti del Convegno Sacra Liturgia 2013 (Pont.Fac.Teol. Santa Croce – Roma), ed. Cantagalli, Siena 2014, pp. 38-43.49

Un po’ di storia

Lo schema potrebbe anche descrivere l’intero lavoro della riforma del Concilio di Trento che di fronte alle idiosincrasie e alle forme di soggettivismo protestanti, rimosse decine di migliaia di inni latini e centinai di sequenze dall’uso liturgico e pose restrizioni piรน severe sulla polifonia. Ciรฒ รจ stato preceduto dalla riforma di Martin Lutero, che aveva recuperato dal regno del folclore e della para-liturgia inni tedeschi esistenti fin dal Medioevo, contandone circa 800 anche prima della Riforma (!) e portandoli al servizio del culto luterano, preferibilmente in luogo di quelli latini. Oltre al favore dei principi, non vi era argomentazione teologica ma una mossa sulla scacchiera del “guardare a ciรฒ che esce dalla bocca del popolo”. (…) Musicalmente erano tra le migliori canzoni popolari, ma erano lontane dai capolavori melodici della liturgia latina, che stando all’interno del contesto dell’anno liturgico prescindono dalle differenze linguistiche e pertanto uniscono i popoli. (…)

Per secoli, con buona ragione, la Chiesa aveva preservato questi canti popolari veramente preziosi che, dopo tutto, non sono un’invenzione della Riforma, nell’ambito para-liturgico delle devozioni, delle processioni e nella musica privata. L’inno volgare era per la Riforma, quello che lo splendore della Messa del Barocco orchestrale era per la Controriforma. In concorso con la sua controparte protestante, si รจ sviluppato un notevole repertorio, soprattutto nei Paesi di confessione mista: inni su qualsiasi tema, di qualitร  molto diversa tra loro, che riflettono la storia della pietร . La produzione altrettanto inflazionata e di solito poco qualificata di una marea di canzoni vernacolari in Paesi che fino ad allora erano stati in gran parte cattolici e il loro uso quasi esclusivo nella Liturgia come questione di principio dopo il Concilio Vaticano II – e contrariamente alle sue disposizioni – รจ la causa principale della perdita di identitร  liturgica e di fede.

Nel Diciannovesimo secolo, la vita ecclesiastica rifiorรฌ dai ruderi della musica liturgica della Rivoluzione francese grazie a Dom Prosper Guรฉranger e i suoi monaci di Solesmes, e al Movimento di Cecilian di Regensburg. Ancora una volta era la via della preghiera cantata e della liturgia ad innescare, con le sue giovani comunitร  religiose, un nuovo fervore nel recuperare la vita della fede nella seconda metร  del secolo, mentre l’episcopato in massa si aggrappava allo status quo dello stile musicale da operetta. Nonostante san pio X e il Vaticano II, questo atteggiamento, naturalmente con qualche felice eccezione, essenzialmente non รจ cambiato fino ad oggi, tranne per il fatto che l’operetta si รจ nel frattempo trasformata in una sorta di “spettacolo di varietร ”.

Ai giorni nostri

Nelle Chiese giovani e nelle culture non-cristiane, fino alla metร  del Ventesimo secolo, i missionari hanno agito come la Chiesa antica aveva fatto nell’antichitร  pagana: per evitare di correre il rischio di incomprensioni dogmatiche sostanziali, hanno preferito fare uso di inni europei e canti gregoriani relativamente semplici. Poi, invece di un’apertura coscienziosa e prudente nell’integrazione liturgica di elementi preziosi delle culture musicali autoctone, come previsto dal Concilio Vaticano II, il margine crollรฒ e quello che seguรฌ fu un’arbitrarietร  spregiudicata senza precedenti nella storia.

Esigenze artistiche e un’innovativa ricerca antropologico-musicale volta ad evitare fraintendimenti sincretistici furono in gran parte ignorate da chi aveva la responsabilitร  pastorale. “Just do it” รจ diventata la parola d’ordine. Ogni dilettante musicale รจ il benvenuto. Non รจ certo una sorpresa che i risultati non siano all’altezza nรฉ degli standard artistici minimi della cultura musicale europea, nรฉ di quelli delle rispettive culture musicali autoctone al di fuori dell’Europa. A meno che in un prossimo futuro non vengano rilevate esplicite “qualitร  offensive” nella dilagante tendenza liturgico-musicale Bollywood kitsch, la forza missionaria della Chiesa si indebolirร , e precisamente riguardo alle รฉlites.

La situazione nei Paesi di cultura musicale occidentale รจ diversa eppure simile: invece di conservare con la massima cura – summa cura come dice il Concilio – il “tesoro” della musica sacra originaria cresciuto per duemila anni nella Liturgia, con la liturgia e intorno alla liturgia, esso รจ stato in gran parte rigettato e sostituito con prodotti scadenti e di breve durata. (…) Dopo la disgustosa dolcezza kitsch del XIX secolo e il riservato kitsch del teologicamente superficiale “sacro pop” e delle cosiddette “nuove canzoni spirituali” del XX secolo (che hanno da tempo perso la loro novitร ), l’impotenza musicale sta diventando sempre piรน diffusa e i cattolici si chiedono da dove ripartire.

Superficiali ed esterni sentimentalismi altamente personali non nascono da ciรฒ che รจ sostanziale, nรฉ possono portare a nulla di sostanziale. La qualitร  spirituale e artistica non trae il suo orientamento dalla richiesta popolare, ma dal significato centrale e dalla profonditร  delle veritร  della fede. Qualcosa puรฒ essere bello e buono soltanto se รจ inequivocabilmente allineato con la veritร  e con la capacitร  artistica.

Cosa fare?

Nel suo libretto sulla Nuova Evangelizzazione nell’Anno della Fede, monsignor Dominique Rey ha delineato tutte le essenziali luci di posizione che possono servire come punti di riferimento da una vasta gamma di prospettive. A scanso di equivoci riguardo il concetto di Nuova Evangelizzazione egli dichiara che “nuovo” significa “rivalutare” le nostre pratiche pastorali. (…) Applicato alla musica della liturgia, e in completo accordo con la sapienza della Chiesa missionaria fin dal principio, questo significa: nessuna adozione acritica di forme musicali e di sequenze sonore secolari, ma piuttosto un’identitร  distintiva con una musica inconfondibilmente speciale.

La musica sacra non รจ la Liturgiae ancilla, la Cenerentola della liturgia, al pari di un antico equivoco. Il Concilio avita deliberatamente questa espressione. L’arcivescovo di Rio de Janeiro, ha messo in chiaro che la musica sacra ha una funzione “ancillare” o subordinata solo per quanto riguarda la sua azione (quoad actionem), ma non rispetto alla sua natura (quoad naturam). Per sua natura รจ e rimane una componente necessaria e integrante della liturgia solenne. Per sua natura, quindi, non appartiene ai cosiddetti servizi liturgici di Marta, ma piuttosto, per rimanere nella stessa immagine, all’intuizione amorevole dei servizi di Maria.

Le richieste indirette del Concilio, in particolare ai sacerdoti, in materia di competenza musicale sono molto piรน elevate di quanto generalmente si presuma; sono un prerequisito indispensabile per ogni ars celebrandi (…) I sacerdoti dovrebbero essere consapevoli dell’erronea convinzione diffusa che la musica sacra latina appartenga al “vecchio rito”, mentre il Concilio richiede espressamente canti vernacolari. Al contrario, la musica sacra รจ in grado, come nessun0altra espressione, di colmare le variazioni rituali e le differenze inter-confessionali. (…) Se vogliamo portare il Vangelo di nuovo nel mondo di oggi, e non solo nella periferia ecclesiastica degli artisti e degli intellettuali, dobbiamo tornare alla grande musica liturgica.

Cantare amantis est
(il cantare appartiene a colui che ama)

Sant’Agostino

il secondo poi รจ simile al primo

XXV dom. Tempo Ordinario (A)

Is 55,6-9; Fil 1,20-24.27; Mt 20,1-16

Dalla fine del libro di Isaia โ€“ cap. 55 โ€œtrito-Isaiaโ€ โ€“ abbiamo sentito un brano da comprendere nel suo contesto storico, proprio come il brano di Vangelo che si colloca nella disputa contro i farisei. Da cinquantโ€™anni gli israeliti sono in esilio a Babilonia, con ancora livido il ricordo della deportazione che gli ha strappati alla propria terra. Covavano vivo risentimento verso gli assiri e speravano nella vendetta del Signore. Contro questa aspettativa parla il profeta, perchรฉ โ€“ come dicevamo giร  domenica scorsa commentando la parabola sul perdono โ€“ questi sentimenti non sono da Dio (che รจ amore) e la giustizia divina non รจ da attendersi in questa vita. Noi dobbiamo sperare il bene anche per chi ci fa del male, dove per โ€œbeneโ€ intendiamo la sua conversione (che non esime dal riparare il male compiuto), ma godere della punizione altrui non รจ caritร .

รˆ ovvio che il Signore renderร  a ciascuno secondo le proprie azioni (come diceva San Matteo due domeniche fa) e quanti fecero il male avranno una risurrezione di condanna (San Giovanni), ma non significa che debba sperare e augurare il male a nessuno. Il giudizio sta al Padre Eterno, il Figlio dellโ€™uomo รจ venuto perchรฉ tutti siano salvati e ci ha comandato โ€“ domenica scorsa โ€“ il perdono perchรฉ il peccatore si converta e viva.

Gesรน al termine della parabola di oggi pone una domanda che a me sembra la chiave di lettura: Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perchรฉ io sono buono? Risposta: Dio ha un suo proprio criterio di giudizio, la paritร  di trattamento che a noi pare iniqua รจ espressione della sua misericordia (sovrabbondanza dโ€™amore). Non รจ venuto meno al patto coi servi della prima ora (1 denaro) e poi ha voluto essere generoso con quelli dellโ€™ultima ora, dandogli lo stesso.

Sono tristi gli operai che si lamentano, perchรฉ se sono realmente invidiosi di chi ha lavorato meno, vuol dire che non hanno lavorato volentieri. Perchรฉ non gioiscono di essere stati al servizio del Signore tutto il giorno? Forse avrebbero preferito fare altroโ€ฆ? รˆ una parabola polemica contro la religiositร  dei meriti praticata dai farisei: il Signore mi ama tanto piรน sono zelante e impeccabile, pure se non lo amo. Il nostro rapporto con Dio funzionerebbe come la patente a punti. Siamo qui per questo? รˆ tutto il nostro amor di Dio?

Noi siamo qua non per accumulare punti o per penitenza ma perchรฉ รจ bello per noi stare qui. Dicevo per scherzo di portare cani e gatti del cortile in chiesa perchรฉ “la domenica si va in chiesa”. Perรฒ ci pensiamo se noi passassimo la domenica come fanno loro, dal sole allโ€™ombra girandosi e rigirandosi? Ci annoieremmo e dovremmo cercare qualcosa da fare per riempire la giornata. Noi lo troviamo osservando il 3ยฐ comandamento che ci offre lโ€™alimento minimo per la nostra vita spirituale.

A chi capita in chiesa solo oggi, vorrei raccomandargli una piena intelligenza della fede con la giusta meditazione di tutto il Vangelo. Parabole per spiegare i misteri del Regno, Gesรน ne ha raccontato diverse. Il Signore che oggi si comporta cosรฌ, รจ lo stesso che lasciรฒ chiuse fuori dalle nozze le vergini stolte; รจ lo stesso che invitรฒ al banchetto storpi, ciechi e zoppi, escludendo chi non aveva lโ€™abito nuziale. Perchรฉ si comporti cosรฌ, รจ il problema della conoscenza di Dio. Non immaginarlo a mio uso e consumo ma conoscerlo per come si rivela; a Santa Faustina si presentava: โ€œgiusto giudice e padre misericordiosoโ€.

perdonate e sarete perdonati

XXIV dom. Tempo Ordinario (A)

Sir 27,30โ€“28,7; Sal 102; Rm 14,7-9; Mt 18,21-35

Lo stesso libro del Siracide nellโ€™A.T. sembra proprio riecheggiare lโ€™insegnamento evangelico. Lโ€™uomo che non ha misericordia per il suo simile, osa pregare per i suoi peccati? Gesรน proclama Beati i misericordiosi perchรฉ troveranno misericordia, perdonate e vi sarร  perdonato. Israele nel tempo aveva svolto una cammino di maturazione nella fede. Lโ€™antica legge โ€œocchio per occhio, dente per denteโ€ (Es 21) era servita per evitare faide sproporzionate, cioรจ punizioni eque. Giร  nel Levitico si era superato lo spirito di vendetta e, senza ricambiare le offese con altro male, il libro diceva: non serberai rancore, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Al tempo di Gesรน la legge prevedeva lโ€™obbligo di accordare il perdono a chi riconosceva il proprio errore e chiedeva perdono. Non piรน di tre volte, secondo i rabbini; alla quarta si poteva chiedere giustizia per vie legali.

Gesรน che non รจ venuto per abolire ma portare a compimento lโ€™antica legge, ai suoi discepoli richiede piรน impegno anche nella riconciliazione; secondo la perfezione cristiana che cerca di realizzare il comandamento dellโ€™amore al massimo grado. Alla Maddalena sono perdonati i suoi molti peccati, perchรฉ ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco. La Maddalena fino allโ€™incontro con Gesรน viveva nel peccato, quando si converte cambia mestiere e scopre lโ€™amore vero.

Nel discorso iniziato la settimana scorsa, il Maestro ci ha indicato lโ€™importanza della correzione fraterna e oggi continua parlando del perdono. Per chiarire il messaggio formula una parabola; non la racconta cosรฌ per intrattenere il pubblico che si trova davanti: vuole esplicitare col racconto di una parabola perchรฉ per la gravitร  del discorso ne va della nostra salvezza. Fate conto che un talento allโ€™epoca equivaleva a 36kg di oro; moltiplicando per diecimila si ha una cifra spropositata, lโ€™ammontare di capitale che non sarebbe bastato il lavoro di una vita. Il servo sarebbe rimasto insolvente in eterno, solo un condono poteva salvarlo. San Paolo ai Colossesi scrive proprio Dio ha annullato il documento scritto del nostro debito le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Non avremo mai potuto salvarci solo con le nostre buone opere, al nostro peccato deve sovvenire la misericordia di Dio.

Bisogna saper chiedere perdono e saperlo donare. Il padrone della messe vuole rimettere gratuitamente il debito allโ€™operaio. Lui invece cosa fa con un debitore che gli doveva molto meno? Lo fa gettare in carcereโ€ฆ I figli di Dio invece sono misericordiosi come il Padre loro celeste, perchรฉ โ€“ dice San Paolo nellโ€™inno alla caritร  โ€“ lโ€™amore non tiene conto del male ricevuto, tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta. Diceva San Giovanni Bosco: La vendetta del vero cristiano รจ il perdono e la preghiera per la persona che ci ha fatto del male. Ricevendo lโ€™opposto, il malvagio, puรฒ ravvedersi e imparare qualcosa che non conosce, ovvero lโ€™amore dimostrato da Gesรน in croce quando ha perdonato i suoi carnefici. Dopo la risurrezione ha istituito gli apostoli โ€œministri della riconciliazioneโ€ per amministrare il perdono sacramentale che cancella le nostre colpe per tornare in comunione con Dio che non aveva comunque smesso di amarci.

A Pietro Gesรน dice di perdonare Non fino a sette volte (ben piรน di tre, sempre) ma settanta volte sette (cioรจ allโ€™infinito). Sono parole con un preciso riferimento scritturistico al libro della Genesi, dove Lamech โ€“ figlio di Caino โ€“ cantava: Sette volte si รจ vendicato Caino ma io fino a settanta volte sette. โ€œPerdonare le offese ricevuteโ€ รจ la 5ยฐ opera di misericordia spirituale, che traduce in pratica il Padre nostro quando diciamo rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

La prima lettura ci ha detto ricordati della corruzione e della morte perchรฉ, nellโ€™ultimo giorno, se non perdonerete di cuore al vostro fratello neanche il padre vostro celeste perdonerร  a voi โ€“ dice Gesรน – Sarete giudicati con la stessa misura con cui giudicate. E San Paolo chiede: Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Voi prendete a giudici gente che non ha autoritร  nella Chiesa? Lo dico per vostra vergogna! (1Cor). Il supremo giudice รจ da temere piรน di qualunque tribunale umano, perchรฉ non dร  ergastoli, dร  il premio o la pena eterna (che non finisce, a differenza di questa vita che passa).

la “messa” in piega

Papa Giovanni Paolo II, enciclica Dominicae Cenae, n.11

Ogni sacerdote, che offre il santo sacrificio, deve ricordarsi che durante questo sacrificio non รจ lui soltanto con la sua comunitร  a pregare, ma prega tutta la Chiesa, esprimendo cosรฌ, anche con l’uso del testo liturgico approvato, la sua unitร  spirituale in questo sacramento. Se qualcuno volesse chiamare tale posizione ยซuniformismoยป, ciรฒ comproverebbe soltanto l’ignoranza delle obiettive esigenze della unitร  autentica e sarebbe un sintomo di dannoso individualism. Questa subordinazione del ministro, del celebrante, al ยซmysteriumยป, che gli รจ stato affidato dalla Chiesa per il bene di tutto il Popolo di Dio, deve trovare la sua espressione anche nell’osservanza delle esigenze liturgiche relative alla celebrazione del santo sacrificio.

RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO: Daniele Nigro, I diritti di Dio. La liturgia dopo il Vaticano II, Ed. Sugarco, Milano 2012, pp. 34.46-50.60-66.79-82.105.109

Il concetto di ius liturgicum รจ del tutto legato al fatto che la Chiesa ha sempre concepito la liturgia come il suo culto pubblico ufficiale e pertanto lo ha regolato. Fino all’inizio del XX secolo esisteva la “dottrina liturgica” come una sezione del diritto canonico, che attingeva ai Decreta autentica (oltre 4000 numeri) e alle risposte della Congregazione dei Riti. L’identitร  dell’esecuzione liturgica รจ data dalla fissazione normativa dello svolgimento di tutti i movimenti. Proprio attraverso la bellezza, la solennitร  e la maestร  delle cerimonie, si accresce e diffonde il senso del sacro, ne costituiscono in certo senso lo statuto fondamentale, la natura stessa della res sacra. Dunque alla questione della validitร  del rito non รจ estraneo l’aspetto estetico della liturgia: nella misura in cui in essa de res sacra agitur entra in causa il suo profilo giuridico.

Il Concilio di Trento per primo aveva codificato una liturgia vincolante per tutti. In tempi piรน recenti, alle soglie del XIX secolo nel clero e nel popolo appare piuttosto diffusa una concezione giuridista della liturgia, ossia preoccupata soprattutto dell’esterioritร  e della ufficialitร  del rito invece che della comprensione. Si configurรฒ cosรฌ il fenomeno del “rubricismo” fedele alle leges rubricales, norme rituali con una giuridicitร  indiretta e relativa. In realtร  la liturgia si pone in rapporto di complementaritร  rispetto al diritto mentre lo integra da una posizione dominante in quanto “viene prima” per la sua origine teologica. In altri termini, si puรฒ parlare di aspetto giuridico della liturgia ma non di profilo liturgico del diritto.

Le norme liturgiche si possono intendere correttamente come l’accompagnamento verso il mistero, per la gloria di Dio e santificazione degli oranti. La dimenticanza dell’origine divina della liturgia porta invece a percepire negativamente il ruolo del magistero e la funzione legislativa della gerarchia.

La Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla liturgia al n. 4 stima omnes Ritus agnitos aequo iure atque honore habere e aggiunge che in avvenire i vari riti siano riveduti (recognoscantur) e incrementati (foveri) nello spirito della sana tradizione. Il problema รจ chi interpreta queste parole non nel senso dello sviluppo organico, bensรฌ della libera creativitร  favorita dagli stessi libri liturgici: La ricchezza di alternative, le scelte concesse o incoraggiante fra i libri di preghiera e ancor di piรน fra i canti liturgici (specialmente per mezzo della sostituzione), le opportunitร  offerte per impiegare “queste parole o altre simili”, e il vero e proprio linguaggio delle prescrizioni o precetti (Frederick McManus, “Il diritto liturgico”, in Aa. Vv., ‘Manuale di liturgia’, p. 413). Quindi secondo certuni sarebbe cambiata la natura del nuovo diritto liturgico, costituito non piรน da regole ma da indicazioni adattabili, discrezionali. Potremmo allora chiederci se la Sede Apostolica abbia mai avuto il diritto di modificare un rito discendente dalla tradizione apostolica, trovando risposta negativa in Klaus Gamber, liturgista tedesco e cerimoniere pontificio. Come sono andate realmente le cose durante il post-Concilio รจ oggi appurato grazie agli studi che hanno recuperato diari, minute, verbali, dei membri del Consilium, oltre a rileggere gli interventi a posteriori dello stesso Papa Paolo VI. Era stato eletto da qualche mese quando affermava: Non vogliamo che nessuno vada contro le regole delle preghiere pubbliche della Chiesa, introducendo modifiche private o riti personali (Insegnamenti, vol. I, p. 76). Sei anni piรน tardi diceva ancora: Questa riforma presenta qualche pericolo, uno specialmente, quello dell’arbitrio […] sarebbe grande danno se […] generasse l’opinione che non esiste piรน norma comune, fissa e obbligatoria nella preghiera della Chiesa e che ciascuno puรฒ presumere di organizzarla e disorganizzarla a suo talento. (Ibidem, vol. VII, p. 1123). Papa Montini all’inizio auspicava rinnovamento senza ancora immaginare le derive che poi avrebbe lamentato.

Nel 1967 l’istruzione Tres abhinc annos specifica l’esatta applicazione della costituzione sulla sacra liturgia richiamando la sacralitร  e la forza vincolante della legge liturgica. Tre anni dopo l’istruzione Liturgicae instaurationes denuncia creazioni, iniziative personali, soluzioni affrettate e talvolta avventate, aggiunte o semplificazioni rituali, spesso in contrasto con le norme fondamentali della Liturgia. Lo stesso documento aggiunge pure che la imposizione di rifacimenti personali dei sacri riti da parte del sacerdote offende la dignitร  dei fedeli, e apre la via all’individualismo e al personalismo nella celebrazione di azioni che di per sรฉ appartengono a tutta quanta la Chiesa.

Manomettendo la liturgia si pecca anzitutto contro Dio, poi si oscura la retta fede e la dottrina cattolica alla base del rito. La forza vincolante e il peso del diritto liturgico dipendono dalla coscienza del suo significato, per cui l’osservanza solo esteriore delle norme liturgiche contrasterebbe con l’essenza della liturgia. Pregando proprio come si crede (lex orandi lex credendi) si esteriorizza la fede, ovvero il proprio amor di Dio. “Renditi conto di ciรฒ che farai” sull’altare, recita il rito pontificale di ordinazione presbiterale: il vescovo ordinante nei riti esplicativi non dice al novello presbitero di essere originale o empatico. Dalla consapevolezza del valore intrinseco dell’atto celebrativo viene un comportamento degno e rispettoso.

Non si possono, pertanto, passare sotto silenzio gli abusi, anche della massima gravitร , contro la natura della Liturgia e dei sacramenti, nonchรฉ contro la tradizione e lโ€™autoritร  della Chiesa, che non di rado ai nostri giorni in diversi ambiti ecclesiali compromettono le celebrazioni lliturgiche (Istruzione Redemptionis Sacramentum, n. 4)

Con la venuta di Gesรน il profano non รจ scomparso del tutto, รจ perรฒ continuamente incalzato dal sacro, che รจ dinamico, in via di compimento: “Perciรฒ dobbiamo ritrovare il coraggio del sacro, il coraggio della distinzione di ciรฒ che รจ cristiano; non per creare steccati, ma per trasformare, per essere realmente dinamici” (Joseph Ratzinger, “Servitori della vostra gioia”, Ancora, Milano 2002, p. 127)

Il numero delle Messe invalide รจ aumentato considerevolmente dopo la riforma liturgica

Klaus Gamber, La rรฉforme liturgique en question, Le Barroux 1992, p. 43

Rito Antico&Nuovo: quali differenze?

La celebrazione coram Deo รจ sicuramente la prima peculiaritร  piรน apprezzabile. La pratica รจ chiamata “ad orientem” perchรฉ il sacerdote รจ rivolto nella direzione del sole nascente. Almeno dal Rinascimento si perse l’Est geografico nella costruzione delle chiese, conservando comunque l’orientamento liturgico ad Deum. Solo in alcuni momenti il celebrante si volge al popolo, per non sovrapporsi al centro focale dell’attenzione (Dio); non รจ lui il protagonista della celebrazione che con le sue capacitร  cerca di coinvolgere i presenti. La Messa non รจ preghiera tra noi, รจ un atto di culto rivolto a Dio e il sacerdote prega con il popolo, lo rappresenta davanti a Dio presente nel tabernacolo o raffigurato in croce. In un ritiro spirituale predicato a Papa Giovanni Paolo II il card. Christoph Schonborn diceva:

Ma quanto sono importanti tali segni per “incarnare” la fede. La preghiera comune del sacerdote รจ dei fedeli ad orientem collegava questo “orientamento” cosmico con la fede nella resurrezione di Cristo, il Sol Invictus, e con la sua parusia nella gloria. (Lovingthe Church, Ignatius Press, San Francisco 1996, p.205)

Subito dopo l’assenza dell’altare al popolo, si coglie l’assenza del cosiddetto “altare della Parola”. Quindi si noterร  che non esista una “seconda lettura”, solo epistola e vangelo. L’ordinamento delle letture nel novus ordo รจ stato rielaborato di sana pianta senza riguardo del precedente. Nel nuovo lezionario si รจ privilegiato il principio della lectio continua deila Sacra Scrittura, anche per i libri veterotestamentari che, nell’antico rito, venivano letti fuori della Messa. Il vetus ordo elegge le pericopi in base al tema e le rilegge in settimana. Riguardo la comprensione dei brani proclamati, sicuramente piรน importante che per le altre parti della Messa, รจ necessario che il fedele disponga di foglietti o messalini bilingue.

Un’altra cosa che colpisce immediatamente della Messa tradizionale รจ il silenzio; in certi momenti รจ comunque possibile accompagnare la preghiera del celebrante con musica o canto. Quasi tutto il canone (la preghiera eucaristica) ed embolismo piรน orazioni personali prima della comunione, sono recitate cosรฌ piano dal sacerdote che l’unico a sentirle รจ Dio. Il sacerdote, usando le parole della Chiesa, parla a tu per tu con Dio, come quando il Sommo Sacerdote passava oltre la tenda nel Sancta Sanctorum: Il Signore risiede nel suo santo tempio. Taccia davanti a lui tutta la Terra (Ab 2,20). Il silenzio รจ essenziale per la partecipazione interiore dei fedeli al mistero che accade sull’altare: Chi ha personalmente vissuto l’unitร  della Chiesa nel silenzio della preghiera eucaristica ha sperimentato che cosa รจ il silenzio davvero pieno, che rappresenta insieme un forte e penetrante grido rivolto a Dio, una preghiera colma di spirito. Qui noi preghiamo davvero tutti insieme il Canone (…) senza dire parole a pappagallo [J. Ratzinger, “Introduzione allo spirito della lliturgia”, San Paolo, p. 101]

Se Dio ci parla anche nel silenzio, noi a nostra volta scopriamo nel silenzio la possibilitร  di parlare con Dio e di Dio. Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci introduce nel silenzio di Dio e ci porta lร  dove nasce la Parola [Benedetto XVI, Messaggio per la 46^ Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali]

Alla luce del ruolo del silenzio nella Messa tradizionale, รจ meno sorprendente che il resto della Messa sia celebrato in una lingua speciale, non di uso corrente, separata dal resto della vita ordinaria, come se la liturgia si svolgesse in un altro mondo. Il problema della comprensione dei testi proclamati, per quanto necessaria, si risolve facilmente coi sussidi liturgici (cartacei o virtuali). Il latino, oltre a creare uno spazio spirituale distinto dal resto del mondo esterno, รจ per esempio un fattore di coesione in un’assemblea liturgica multilingue, quando si ritrovano a Messa fedeli di varie provenienze.

La riforma liturgica post-conciliare ha operato alcune modifiche al calendario liturgico, come l’abolizione delle quattro tempora e del tempo di septuagesima che apre la quaresima, lo spostamento in domenica di solennitร  del giovedรฌ (Ascensione e Corpus Domini), il tempo di Natale di 40 giorni concludeva il 2 febbraio, sono sparite le ottave di Epifania, Pentecoste, Assunzione, Corpus Domini… Nelle ferie del tempo per annum si celebrano normalmente Messe votive.

Credendo di ricevere in sรฉ Dio stesso, il Santissimo รจ comunicato da un ministro ordinato, sotto una sola specie, in ginocchio e in bocca, senza rispondere niente. Nel 1969 sotto Paolo VI la Congregazione per il Culto Divino sciveva: Questo modo di distribuire la comunione, tenuta presente nel suo complesso la situazione attuale della Chiesa, si deve senz’altro conservare, non solo perchรฉ poggia su di una tradizione plurisecolare, ma specialmente perchรฉ esprime e significa il riverente rispetto dei fedeli verso la Santa Eucaristia. Non ne รจ per nulla sminuita la dignitร  della persona dei comunicanti; tutto anzi rientra in quel doveroso clima di preparazione, necessario perchรฉ sia piรน fruttuosa la Comunione al corpo del Signore. Questo rispetto significa che non si tratta di “un cibo e una bevanda comune”, ma della comunione al corpo e al sangue del Signore… Inoltre con questa forma ormai tradizionale รจ meglio assicurata una distribuzione rispettosa, conveniente e dignitosa insieme della Comunione; si evita il pericolo di profanare le specie eucaristiche, nelle quali “รจ presente in modo unico, sostanziale e ininterrottamente, il Cristo tutto รจ intero; Dio e uomo”; e si ha modo di osservare con esattezza la raccomandazione sempre fatta dalla Chiesa sul riguardo dovuto ai frammenti del pane consacrato: “se tu ti lasci sfuggire qualche frammento รจ come se perdessi una delle tue stesse membra”. (Istruzione Memoriale Domini)

Non passa inosservato il “velo muliebre” indossato dalle fedeli di sesso femminile. L’usanza ha origini lontane nel tempo e varie motivazioni in quanto simbolo sponsale e di continenza. Fermo restando che la decenza nel vestire รจ requisito universale, il Codice di Diritto Canonico pio-benedettino (1917) prescriveva per le donne il capo coperto almeno al momento della comunione. Infine non sono contemplate le chirichette e ministre istituite di recente invenzione.


Daniele Nigro, I diritti di Dio. La liturgia dopo il Vaticano II, Ed. Sugarco, Milano 2012, p.30.87-88.115-118.122-123

Il messale di San Pio V, promulgato nel 1570 in gran parte conforme a quello della Curia Romana in uso dal secolo XIII e leggermente modificato da Clemente V agli inizi del secolo XIV,, aveva come innovazione principale proprio il fissare le rubriche, quelle che aveva compilato il cerimoniere Pontificio Johannes Burchard all’inizio del secolo XVI. Tutta la liturgia sta a manifestare la fede e la dottrina cristiana e deve farlo tramite le preghiere e i riti. C’รจ un nesso ineludibile tra il canone della fede cattolica e la preghiera pubblica della Chiesa. La storia della Chiesa mostra che la regula fidei sia anteriore alla liturgia, la retta fede precede la giusta pratica liturgica. La liturgia deve essere conforme al deposito della fede, senza il quale essa non apparterebbe piรน alla Tradizione rivelata ma solo alle istituzioni e alle consuetudini umane; la Chiesa non puรฒ cambiare la fede e a un tempo chiedere ai credenti di rimanere fedeli ad essa. La Sacrosanctum Concilium auspicava un rinnovamento fedele al dato della Tradizione.

Giovanni Paolo II ha definito il mistero della liturgia “troppo grande perchรฉ qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale” (Ecclesia de Eucarestia, n. 52). Joseph Ratzinger rammenta che “la liturgia viene prima di noi e non รจ fatta da noi” (La mia vita, ed. San Paolo, p. 112). L’istruzione Redemptionis Sacramentum al n. 12 ricorda il diritto dei fedeli ad avere una liturgia vera secondo la dottrina della Chiesa. Gli abusi liturgici ledono il senso del sacro e feriscono la mutua immanenza ecclesiale.

Monreale: porto, nave, montagna

Arcad i Noรจ nel Duomo di Monreale

Nella navata principale del Duomo di Monreale, sulla parete meridionale, campeggiano alcuni grandi pannelli musivi che raccontano le vicende relative allโ€™Arca di Noรจ.

Una rappresenta la fine del Diluvio Universale (รจ il capitolo 8 di Genesi, versetto 4): Nel settimo mese, il diciassette del mese, lโ€™arca si posรฒ sui monti dellโ€™Ararat. La descrizione dellโ€™epico epilogo fa pensare alla montagna del Re (Mons regalis), allora boscosa propaggine della grande riserva reale di caccia, allโ€™interno della quale Guglielmo II dโ€™Altavilla ordinรฒ di costruire il nuovo monastero e la nuova cattedrale, sede della nuova grande arcidiocesi (corrispondente ai territori nei quali si erano rifugiati i contadini musulmani), a soli otto chilometri dalla cattedrale di Palermo.

รˆ su questo monte che attracca la nuova arca metaforica. Del resto โ€œnavataโ€ viene proprio da โ€œnaveโ€, รจ una carena rovesciata e trasformata in copertura di protezione: la nuova arca รจ la Chiesa, la barca di Pietro, il veliero sul quale i fedeli sono aiutati a raggiungere la meta finale del Cielo.

Cโ€™รจ nella metafora dellโ€™Arca di Noรจ un singolare parallelo con la Lettera 71 di Seneca a Lucilio: Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est (Nessun vento รจ favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare). Questo รจ forse il nocciolo della questione quando si pensa a Monreale. Dal Settecento in poi si insiste, in monografie e opere dโ€™arte, sul sogno di Guglielmo, al quale la Madonna sarebbe apparsa mentre dormiva sotto un carrubo, in una pausa fra una battuta di caccia e lโ€™altra.

La Madre di Dio gli avrebbe rivelato che sotto quel carrubo era nascosto un tesoro, con il quale avrebbe potuto costruire un santuario da dedicare a Lei. Si tratta di una leggenda tardiva, giustificata dalla meraviglia di fronte ad uno dei piรน sontuosi complessi religiosi del mondo, costruito in appena ventโ€™anni. Guglielmo non era semplicemente un sognatore, era il giovane erede di una dinastia assolutamente straordinaria: Ruggero I, Ruggero II. Guglielmo I e infine lui, che purtroppo era sterile e non passรฒ il testimone ad un rampollo con lo stesso sangue e le stesse doti.

Condivideva le grandi strategie degli Altavilla, anche lui voleva conquistare Costantinopoli e diventare imperatore del Mediterraneo. Era soprannominato โ€œIl Buonoโ€, eppure ad agosto del 1185 inviรฒ la flotta siciliana e conquistรฒ Tessalonica. Non era tuttavia spietato come lโ€™altro Guglielmo, quello della battaglia di Hastings del 1066, quello che strappรฒ lโ€™Inghilterra agli Angli. Monreale รจ frutto di un disegno audace del Re di Sicilia, ben elaborato e ancor meglio eseguito. Come pure Erice, che deve la sua genesi come cittร  allo stesso Guglielmo II. E dire che questo ammirevole Re visse solo 36 anni!

A cosa possiamo applicare dunque il titolo del documentario di Lorenzo Mercurio, โ€œIl grande sogno. Monreale e il suo tesoroโ€, presentato nel Duomo la sera del 7 settembre 2026? Il sogno รจ quello di mons. Gualtiero Isacchi, lโ€™attuale giovane e dinamico Arcivescovo di Monreale. Il sogno รจ quello di trasformare tutta Monreale in una cittร  dโ€™arte. Tutta lโ€™Arcidiocesi รจ ricca di testimonianze. Il sogno รจ quello di moltiplicare i visitatori (viaggiatori, non turisti mordi e fuggi) per 10 o per 100, in quantitร  e soprattutto in qualitร .

Perchรฉ il Duomo di Monreale รจ un sorprendente sogno di pietra, รจ una porta verso il Cielo, assolutamente unica. Il sogno di mons. Isacchi รจ stato interpretato con grande maestria e partecipazione interiore โ€“ fino alla commozione โ€“ da Lorenzo Mercurio, il creatore di EsperienzaSicilia.it. Questo documentario รจ un bel pezzo di bravura. Ma รจ solo il primo di una serie di documentari, che aiuteranno ad aprire gli occhi su un capolavoro che รจ troppo bello per consentire a cuor leggero il perpetuarsi di stereotipi privi di fondamento.

Il silenzio e la luce diffuso del primo mattino

Addaura

Domenica, 6 Settembre 2026

Ho tanti sentimenti dentro di me
Alcuni hanno un nome, altri ancora no.
Guardo questo sole scendere sulla mia Sicilia e penso alle persone che stanno combattendo una battaglia che nessuno vede.


C’รจ chi cerca risposte e chi semplicemente cerca un posto dove posarsi per qualche minuto senza doverle avere.
Restare a guardare, a volte, รจ giร  una forma di compagnia, non risolve niente, non promette niente eppure basta a farci sentire meno soli nel proprio peso.


E forse รจ questo il dono di certe albe, tramonti non ci tolgono nulla ci ricordano solo che qualcun, altrove, sta guardando lo stesso cielo con nel cuore, persone, gioie condivise o dolori solitari.
E proprio per questo il fascino intramontabile del mito, dietro la patina degli eroi, mostri e divinitร  si nasconde uno specchio perfetto della nostra natura.


IL viaggio di Ulisse non appartiene soltanto alle pagine di un poema antico, ma alla quotidianitร  di ciascuno di noi
Oggi, infatti, ognuno di noi affronta la personale Odissea.


Siamo tutti navigatori in cerca della nostra Itaca e la bellezza sta proprio nel ricordarsi che, alla fine il timone รจ sempre e solo nelle nostre mani.

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la correzione fraterna

XXIII dom. Tempo Ordinario (A)

Ez 33,1.7-9; Sal 94; Rm 13,8-10; Mt 18,15-20

Questa settimana mi รจ capitato di leggere un passo tratto dal libro โ€œIl sacerdote non si appartieneโ€ del Beato Fulton Sheen. Lui racconta un suo episodio di vita che bene illustra lโ€™importanza del Vangelo di questa 22^dom.T.O.

Anni fa stavo mangiando nel ristorante di un albergo, quando un ragazzetto di circa dodici anni, che si guadagnava il pane facendo il lustrascarpe, prese a dondolarsi attaccato a una tenda dellโ€™ingresso. Il capo cameriere si mise a sbraitare e lo cacciรฒ via. Seguii il ragazzetto nella strada. Mi raccontรฒ che il parroco e una suora lo avevano espulso da una scuola cattolica, dicendogli che non avrebbe mai piรน potuto frequentare una scuola cattolica.

Lo riportai da quel parroco e da quella suora, ricordando loro la storia di tre ragazzi ยซcattiviยป espulsi appunto da scuole religiose: il primo perchรฉ tracciava disegnini durante la lezione di geografia, il secondo perchรฉ distribuiva troppi pugni, il terzo perchรฉ teneva libri cattivi sotto il materasso. Quei tre erano rispettivamente Hitler, Mussolini e Stalin.

Quanto diversa, nella luce del Signore, avrebbe potuto essere la storia del mondo se coloro che dovevano guidarli si fossero dati maggiormente la pena di correggerli! Il parroco e la suora accettarono di riammettere il ragazzo. A suo tempo egli fu ordinato sacerdote e attualmente รจ missionario nelle terre artiche.

Il vescovo Fulton Sheen si era permesso di dissentire rispetto alla scelta di parroco e suora, esercitando nei loro confronti ciรฒ che avrebbero dovuto praticare loro stessi con il ragazzino: la correzione fraterna, oggetto del brano di Vangelo odierno. รˆ unโ€™indicazione pratica di capitale importanza nella vita cristiana. Chi ha espulso da scuola quei ragazzini avrebbe potuto perseverare nella propria azione educativa, facendolo perรฒ con criterio: lโ€™ira non compie ciรฒ che รจ bene agli occhi di Dio (lettera di San Giacomo). Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli; lโ€™obiettivo รจ riportare in vita chi sta facendo scelte di morte – cioรจ salvarlo – perchรฉ la vita del prossimo deve stare a cuore anche a me.

Fin dallโ€™Antico Testamento abbiamo sentito la parola che Dio rivolge a Ezechiele: se tu non parli per distogliere lโ€™empio dalla sua condotta, della sua morte chiederรฒ conto a te. Dio รจ sempre pronto a perdonare ogni colpa, per questo non vuole che il suo popolo si perda nei peccati. Il senso della correzione fraterna รจ riconoscere lโ€™errore, metterlo in evidenza, per emendarsi, non per condannare chi lโ€™ha commesso ma per aiutarlo, per salvarlo dalle conseguenze sbagliate. Il Figlio dellโ€™uomo non รจ venuto per giudicare il mondo, ma perchรฉ il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi non crede รจ giร  stato condannato perchรฉ si รจ condannato da solo a restare infelice nei peccati.

San Paolo ai romani ha riassunto: compimento della legge รจ lโ€™amore. โ€œNon fare questo o lโ€™altroโ€ รจ solo una specificazione dellโ€™unico comandamento dellโ€™amore. Quando si ama si fa il bene, quando si pecca si fa solo male. Ricercando il bene si centrano tutti i comandamenti. In questo senso santโ€™Agostino arrivรฒ a dire ama e fa ciรฒ che vuoi.

Riguardo alle conseguenze che ci vengono dal nostro peccato, โ€œchi รจ causa del suo mal pianga sรฉ stessoโ€ (Divin Cantore). Quando ci confessiamo, recitando lโ€™atto di dolore diciamo perchรฉ peccando ho meritato i tuoi castighi. Se qualcuno pensa ai fulmini e saette di Zeus, pensi per esempio che Santโ€™Ignazio di Loyola nei sui esercizi spirituali, considera โ€œcastigoโ€ la desolazione spirituale, ovvero lโ€™assenza di fervore sensibile, lโ€™ariditร /freddezza di orazione, la lontananza di Dio… Lโ€™assenza di Dio dalla propria vita รจ il piรน grande peccato che San Francesco dโ€™Assisi soffriva raccontando la sua โ€œvita primaโ€, cioรจ prima della conversione: vivere come se Dio non esistesse, nella totale indifferenza di lui e quindi nei peccati.

Il Catechismo ci ricorda che il peccato porta altro peccato in una spirale che genera il vizio. Nello stesso catechismo troviamo โ€œammonire i peccatoriโ€ come terza opera di misericordia spirituale. Consiste nel riconoscere oggettivamente il male per comprendere chi lo ha compiuto con la giusta compassione, se ha sbagliato per volontร  debole o un senso del giudizio confuso, o chissร  quante influenzeโ€ฆ Rendersi conto del male commesso, per ciascuno non puรฒ che essere causa di sofferenza, cui viene incontro la misericordia.

Il Vangelo non dice di imbastire nessun processo, descrive tre momenti: prima si dialoga personalmente con lโ€™errante, poi si chiamano altri fratelli/amici, infine la comunitร  intera. La rete gettata nel mare non raccoglie solo pesci buoni: la Chiesa al suo interno comprende santi e peccatori. Se volessimo fare della Chiesa una societร  di singoli che vivono individualmente la fede, la renderemmo unโ€™organizzazione diversa da come lโ€™ha impostata Gesรน con gli apostoli. La Chiesa comprende in sรฉ tutti i credenti che se non formano unโ€™unica famiglia (in senso stretto), sono comunque comunitร  accomunata dal medesimo credo e dalla stessa missione di propagare la fede perchรฉ tutti siano salvati. Quando la Chiesa rinuncia a questo compito non รจ piรน โ€œluce del mondoโ€, รจ succube essa stessa del mondo, non serve piรน a nullโ€™altro che a essere calpestata dagli uomini. Ricordiamo cosa domenica scorsa Gesรน ha detto a San Pietro, vale anche per noi.

Avanti tutta

Siamo a settembre. Il vaticanista Francesco Capozza su “il Tempo” osserva che trascorrano ormai sedici mesi da quel fatidico 8 maggio 2025, inizio del pontificato di Robert Francis Prevost e, a quasi un anno e mezzo dallโ€™inizio del suo ministero, Leone XIV tiene ancora in carica lโ€™apparato ecclesiastico precedente. Bergoglio rimosse il cardinale Bertone da segretario di Stato nominando Parolin appena cinque mesi dopo lโ€™elezione; a fine dicembre dello stesso anno la curia romana era giร  stata in gran parte plasmata a propria immagine e somiglianza dal pontefice argentino.

Luis Badilla, altro esperto vaticanista, fa eco osservando: รจ piรน che legittima, una domanda che nasce dal fatto che Papa Leone sta governando ancora con lo stesso personale ecclesiastico che ha operato sotto la guida di Papa Francesco. Non รจ un obbligo cambiare e quella del Pontefice resta una scelta insindacabile, ma in una societร  che ha con la Santa Sede un rapporto fortemente mediatico, anche i nomi, i volti, i linguaggi dei collaboratori sono parte della comunicazione del magistero papale. Sono anchโ€™essi codici utili per capire e comprendere questo pontificato. Conoscere i nomi dei nuovi principali collaboratori del Papa รจ dunque importante perchรฉ puรฒ rivelare e anticipare molto del percorso futuro, come si รจ giร  visto con alcune delle nomine compiute finora.

Se la linea di governo ha finora deluso le attese di tanti conservatori che gli avevano dato fiducia, sul piano pubblico il Pontefice non rimane immobile, รจ attivo con un proprio stile, ma un indirizzo che ai piรบ risulta ancora indecifrabile esattamente. Gli ex-confratelli agostiniani ricordano come nei primi due anni di generalato Prevost rimase a osservare e studiare la situazione senza prendere provvedimenti. Frattanto sorgono delle domande. Su quali pascoli verdeggianti vuole condurci il Buon Pastore? Se “siamo tutti sulla stessa barca” – come disse il predecessore all’inizio della pandemia – il timoniere dove punta? Cosa si aspetta da certo ecumenismo? A che pro certe lobby? La nostra salvezza sarร  la conversione ecologica? รˆ sufficiente latin mass senza che sia traditional?

Sta a lui smentire la pletora di pessimisti, cortigiani di Viganรฒ, lefebvriani e simili… Intanto, senza esprimere giudizi temerari o fare processi alle intenzioni, rimane ancora senza risposta la domanda di Gesรน: Quo vadis? Soprattutto se si lascia il timone a un Sinodo sinusoidale – per usare un termine geometrico – e alla luce della sua reazione alle ordinazioni di Econe:

Noi dobbiamo andare avanti

Se ci si allontana dalla retta via, poco importa se si va a destra o a sinistra, una volta che si รจ perduta la strada giusta. (San Girolamo)

Commentando il dato soprastante in modo pessimista si puรฒ considerare che le parrocchie nel mondo sono 224mila (dati 2023), per cui le concessioni sono un numero irrilevante, soprattutto perchรจ le destinatarie del beneficio sono parrocchie dove giร  si celebrava il Vetus Ordo. Il divieto di celebrare in San Pietro (senza spiegazione) la Messa per il Pellegrinaggio Summorum Pontificum sarebbe un altro segnale, dopo le dichiarazioni – non smentite da nessuno – di Arthur Roche che per la Messa V.O. il Papa non farร  nulla, lasciando in vigore il Traditionis Custodes. Tra i conservatori americani che hanno eletto Prevost, qualcuno ha l’impressione di essere stato ingannato.

Mons. Matthieu Raffray IBP, senza negare la realtร  attuale, tenta una lettura piรน ottimista considerando aspetti meno evidenti: ยซPenso, al contrario, che il tempo lungo sia garanzia di prudenza. Il Papa si prende il suo tempo su questa questione e fa bene, perchรฉ il problema รจ molto complessoยป, afferma. Ricorda le diverse situazioni per istituti religiosi, parrocchie, clero secolare… La sua aspirazione, spiega, va oltre una questione strettamente giuridica: ยซPer me, la questione principale รจ rimettere la Tradizione al centro e al servizio di tutta la Chiesaยป, non solo di alcuni circoli.

il mitico ritorno alle origini

Fulton J. Sheen:

La Chiesa Cattolica รจ lโ€™unica Chiesa oggi esistente che risale ai tempi di Cristo. La storia รจ talmente chiara che รจ davvero curioso vedere quante menti non sono obiettive su questo punto. Quindi, quando voi lettori del ventesimo secolo, desiderate conoscere Cristo e la sua Chiesa primitiva e i suoi misteri, noi vi chiediamo di andare non solo ai documenti scritti, ma anche alla Chiesa vivente che รจ cominciata con Cristo stesso. Quella Chiesa o quella Persona Mistica che ha vissuto tutti questi secoli รจ la base della nostra fede e a noi cattolici parla in questo modo: “Io vivo con Cristo… nel secolo scorso e allโ€™inizio di questo ho sentito il mondo dire che non poteva accettarmi perchรฉ non ero al passo con i tempi. Non sono al passo con i tempi, sono solo dietro le quinte…. รˆ vero che non ho cambiato la mia dottrina, ma questo perchรฉ la dottrina non รจ mia, ma di Colui che mi ha mandato. Io cambio le mie vesti che appartengono al tempo, ma non il mio Spirito che appartiene allโ€™eternitร …”

Papa Pio XII, Lettera enciclica Mediator Dei sulla sacra liturgia (20 novembre 1947), I, 5: EE 6, 487-490

La Liturgia dell’epoca antica รจ senza dubbio degna di venerazione, ma un antico uso non รจ, a motivo soltanto della sua antichitร , il migliore sia in se stesso sia in relazione ai tempi posteriori ed alle nuove condizioni verificatesi. Anche i riti liturgici piรน recenti sono rispettabili, poichรฉ sono sorti per influsso dello Spirito Santo che รจ con la Chiesa fino alla consumazione dei secoli, e sono mezzi dei quali l’inclita Sposa di Gesรน Cristo si serve per stimolare e procurare la santitร  degli uomini.

รˆ certamente cosa saggia e lodevolissima risalire con la mente e con l’anima alle fonti della sacra Liturgia, perchรฉ il suo studio, riportandosi alle origini, aiuta non poco a comprendere il significato delle feste e a indagare con maggiore profonditร  e accuratezza il senso delle cerimonie; ma non รจ certamente cosa altrettanto saggia e lodevole ridurre tutto e in ogni modo all’antico. Cosรฌ, per fare un esempio, รจ fuori strada chi vuole restituire all’altare l’antica forma di mensa; chi vuole eliminare dai paramenti liturgici il colore nero; chi vuole escludere dai templi le immagini e le statue sacre; chi vuole cancellare nella raffigurazione del Redentore crocifisso i dolori acerrimi da Lui sofferti; chi ripudia e riprova il canto polifonico anche quando รจ conforme alle norme emanate dalla Santa Sede.

Come, difatti, nessun cattolico di senso puรฒ rifiutare le formulazioni della dottrina cristiana composte e decretate con grande vantaggio in epoca piรน recente dalla Chiesa, ispirata e retta dallo Spirito Santo, per ritornare alle antiche formule dei primi Concili, o puรฒ ripudiare le leggi vigenti per ritornare alle prescrizioni delle antiche fonti del Diritto Canonico, cosรฌ, quando si tratta della sacra Liturgia, non sarebbe animato da zelo retto e intelligente colui il quale volesse tornare agli antichi riti ed usi ripudiando le nuove norme introdotte per disposizione della Divina Provvidenza e per le mutate circostanze. Questo modo di pensare e di agire, difatti, fa rivivere l’eccessivo ed insano archeologismo suscitato dallโ€™illegittimo concilio di Pistoia, e si sforza di ripristinare i molteplici errori che furono le premesse di quel conciliabolo e ne seguirono con grande danno delle anime, e che la Chiesa, vigilante custode del ยซdeposito della fedeยป affidatole dal suo Divino Fondatore, a buon diritto condannรฒ.

Claude Barthe, I sette sacramenti da ieri a oggi, trad. it. Chetro De Carolis, Fede&Cultura, 2026, p. 106.108

Sia il nuovo messale che i nuovi rituali sacramentali sono veicoli di una liturgia divenuta malleabile, proprio come i testi del Concilio Vaticano II contengono una teologia adattabile, interpretabile. Vi sono stati e vi sono ancora oggi diversi tentativi di interpretare il Novus Ordo in modo tradizionale. Ma queste rimangono interpretazioni tra le altre, prive di particolare autorevolezza e che, in ogni caso, non risolvono la difficoltร  essenziale della riforma liturgica, ovvero l’indebolimento, da essa generato, dell’espressione dottrinale della liturgia romana. […] Il nuovo costringe quindi oggi a un’interpretazione “nel senso della Tradizione”, a ritroso. Il nuovo non รจ piรน quindi un progresso rispetto al vecchio, da esso esplicitato, e si รจ ormai costretti a esplicitare il nuovo per mezzo del vecchio. Si parlava un tempo di “progresso dogmatico”. Sembra che ci troviamo di fronte a una modalitร  magisteriale inedita, quella di una regressione della “legge della preghiera”.


L’archeologia cristiana ha avuto influenza anche sulla liturgia. Essa ha ispirato i liturgisti che prima e dopo il Concilio hanno elaborato una nuova liturgia nello spirito della Chiesa primitiva. La figura centrale di questo gruppo, Annibale Bugnini, aveva studiato dal 1942 al 1945 presso l’Istituto Pontificio di Archeologia Cristiana. La nuova liturgia doveva trarre orientamento dalle chiese del primo periodo concentrandosi sulla loro “nobile semplicitร ” (SC n.34) e, allo stesso tempo, seguire l’esempio della liturgia africano-agostiniana che con il rito romano tridentino aveva poco a che fare (โ€ฆ) Gli studiosi amano dire che in Nord Africa venissero utilizzati normalmente tavoli di legno mobili che mantenevano la forma delle originarie tavole da pasto. Sulla base di osservazioni archeologiche piรน accurate, sappiamo che anche in Nord Africa gli altari erano molto piรน comunemente in pietra. (…) Naturalmente, affinchรฉ la ‘Norma Patrum’ non diventi una parola vuota, utile solo a promuovere le proprie idee, la ricerca storica deve criticare se stessa e rivedere i suoi giudizi erronei evidenziando chiaramente il carattere provvisorio delle conclusioni, proteggendosi da anacronistiche manipolazioni. (Mons. Stefan Heid, “I primi altari cristiani. Lezioni per oggi”, Convegno Sacra Liturgia 2013, Pont. Universitร  Santa Croce – Roma)

Certamente, “lo standard della commissione era l’antichitร ”, ma con antichitร  la commissione intendeva lo sviluppo della Liturgia Romana di undici secoli: il messale della Curia Romana diffuso dai mendicanti […] L’antichitร , dunque, riconosciuta e rispettata cosรฌ come fu dalla riforma liturgica di San Pio V, incluse ciรฒ che i liturgisti del ventesimo secolo disprezzavano in quanto forme liturgiche relativamente recenti, e dunque corrotte. (Alcuin Reid OSB, “The Organic Development of the Liturgy”, 2004, pp.32-33)