Vi lascio la pace, vi dò la mia pace
L’ultima delle sette domande del Padre nostro chiede di “liberarci dal male”. L’embolismo seguente, nella celebrazione della Messa, è una glossa che esplicita la richiesta:
Líbera nos, quǽsumus, Dómine, ab ómnibus malis, prætéritis, præsentibus et futúris: (…) da propítius pacem in diébus nostris: ut, ope misericórdiæ tuæ adiúti, et a peccáto simus semper líberi, et ab ómni pertubatióne secúri.
liturgia in pratica
Segue la frazione dell’Ostia magna con l’immissione di un frammento nel calice. Solo a questo punto, nella Messa solenne (in terzo), viene lo scambio della pace. Il Celebrante riceve la pace da Cristo – baciando il corporale dov’è il Santissimo Sacramento – e la trasmette poi al Diacono che, a sua volta, ha baciato l’altare. Si dice Pax tecum e risponde Et cum spiritu tuo; chi riceve la pace fa inchino di capo a chi la dà, dopodiché entrambi si scambiano l’inchino. Quindi il Diacono va dal Suddiacono e gli dà la pace allo stesso modo. Il Suddiacono poi darà la pace al più degno del Clero assistente in coro e al cerimoniere che lo accompagna, il quale la porterà agli altri chierici che, senza spostarsi, si scambiano la pace in successione uno appresso all’altro
Quando c’è l’instrumentum pacis o “portapace” il Celebrante dopo aver baciato l’altare bacia anche l’instrumentum pacis e il Diacono, dopo aver ricevuto la pace dal Celebrante, porta l’instrumentum pacis alla balaustra dove il popolo riceverà la pace di Cristo baciando l’instrumentum pacis. La pace non si scambia mai tra i fedeli per nessun motivo.
Non come la dà il mondo io la dò a voi
La Messa romana, fin dal IV secolo, colloca prima della Comunione il “bacio di pace” tra il clero e, per mezzo del clero, ai fedeli: esso prepara e anticipa la ricezione di Cristo che “è la nostra pace” e ne esprime la condizione principale per la ricezione fruttuosa del Corpo di Cristo: essere nella pace ecclesiale ed inabitati dalla pace di Cristo (dunque senza peccato mortale).
“Pace a voi” è stato il primo saluto rivolto dal Risorto agli Apostoli (Lc 24,36). Cristo è uscito vincitore dall’abisso di male attraversato nella passione e non porta alcun rancore. Il principe della pace (Is 9,5) vuole donare questo frutto del suo Spirito (Gal 5,22) a quanti lo desiderano. La pace vera pertanto sgorga dal suo Corpo glorioso che nell’eucarestia è presente in mezzo a noi sino alla fine del mondo (Mt 28,20).
Si comprende quindi il significato del suddetto gesto liturgico del bacio dell’altare: la pace di Cristo non è un augurio che ci scambiamo tra di noi, non è auspicio di benessere psicologico o imperturbabilità, è la pace che solo da lui ci può venire per seguirlo sulla via della croce nelle tribolazioni e affanni della vita, per risorgere “in comunione” con lui e riposare in pace nella vita eterna.
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