Premessa
Arte, religione, censura e democrazia nellโepoca del nuovo conformismo
Il caso dellโAnnunciazione di Recanati e la lezione di Charlie Hebdo
Esiste una domanda che ogni democrazia liberale รจ costretta periodicamente a porsi:
quanto deve essere libera la libertร di espressione quando ciรฒ che viene espresso ci offende?
La domanda diventa ancora piรน radicale quando l’oggetto dell’offesa รจ ciรฒ che una comunitร considera sacro: Dio, la religione, la memoria, la patria, la famiglia, l’identitร .
Il recente caso del Recanati Comics Festival 2026 ripropone questa questione attraverso un’immagine potentemente simbolica: la reinterpretazione, realizzata dall’artista spagnolo Miguel รngel Martรญn, dell’Annunciazione di Lorenzo Lotto in chiave cyberpunk e industriale. L’immagine ha provocato polemiche e il Comune di Recanati ha deciso di rimuovere il proprio logo dalla locandina, pur mantenendo il patrocinio e la collaborazione con il festival.
L’amministrazione ha motivato la scelta anche con la necessitร di prendere le distanze da un’immagine ritenuta troppo forte.
Non siamo, dunque, davanti a un’opera sequestrata. Non siamo davanti a un artista arrestato. Non siamo davanti a un divieto penale.
Ed รจ proprio questo il punto.
La censura contemporanea non ha sempre bisogno di proibire.
Talvolta รจ sufficiente separare l’opera dall’istituzione, togliere il logo, rendere sconveniente l’esposizione, trasformare l’artista in un problema, suggerire che quella libertร non sia socialmente opportuna.
Il problema della libertร di espressione, pertanto, non riguarda soltanto ciรฒ che lo Stato vieta.
Riguarda anche ciรฒ che una societร democratica induce progressivamente a non dire.
LA LIBERTร NON ร IL DIRITTO DI DIRE CIร CHE PIACE
L’articolo 21 della Costituzione italiana รจ costruito intorno a una formulazione apparentemente semplice:
tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero.
E aggiunge qualcosa di ancora piรน significativo: la stampa non puรฒ essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
La libertร di manifestazione del pensiero non รจ stata inserita nella Costituzione per proteggere le opinioni innocue.
Le opinioni innocue non hanno bisogno di una Costituzione.
La libertร acquista significato quando protegge anche ciรฒ che disturba.
Per questo la libertร di espressione, nella tradizione liberale inaugurata da John Stuart Mill, non coincide con il diritto di avere ragione.
Coincide con il diritto di non essere costretti al silenzio perchรฉ qualcun altro ritiene sbagliato ciรฒ che diciamo.
La democrazia non รจ un luogo nel quale tutti pensano allo stesso modo.
ร il luogo nel quale persone che pensano diversamente possono continuare a vivere insieme.
LA LIBERTร CHE OFFENDE
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha elaborato una delle formule piรน importanti della cultura giuridica contemporanea.
Nel caso Handyside c. Regno Unito, principio successivamente ripreso in numerosissime sentenze, la Corte ha affermato che la libertร di espressione protegge non soltanto le informazioni e le idee accolte favorevolmente, ma anche quelle che offendono, urtano o disturbano.
Non รจ una casualitร .
Una democrazia nella quale รจ possibile dire soltanto ciรฒ che non offende nessuno non รจ una democrazia liberale.
ร una societร del consenso.
La CEDU considera infatti la libertร di espressione uno dei fondamenti essenziali della societร democratica e collega la sua tutela al pluralismo, alla tolleranza e all’apertura mentale.
La formula รจ straordinariamente importante:
la democrazia non protegge soltanto il diritto di parlare; protegge il diritto di disturbare.
L’ARTE ร ANCORA PIร SCOMODA DELLA PAROLA
L’artista non si limita a formulare una proposizione.
L’artista modifica il modo nel quale vediamo il mondo.
ร per questo che l’arte รจ stata storicamente sottoposta a censura.
Un’opera d’arte non dimostra necessariamente qualcosa.
Mostra.
E ciรฒ che viene mostrato puรฒ penetrare nella coscienza prima ancora di essere sottoposto al giudizio razionale.
La stessa Corte europea ha riconosciuto una particolare rilevanza alla libertร artistica: chi crea, interpreta, distribuisce o espone un’opera contribuisce allo scambio di idee e opinioni indispensabile alla societร democratica.
Questo rende particolarmente significativo il caso Recanati.
L’Annunciazione non viene semplicemente riprodotta.
Viene trasformata.
Il sacro entra nel linguaggio del fumetto e della cultura popolare; il Rinascimento entra nell’immaginario cyberpunk.
ร precisamente questo che fa l’arte contemporanea:
mettere in comunicazione mondi che normalmente non comunicherebbero.
IL SACRO E IL DIRITTO
Il problema giuridico diventa particolarmente complesso quando l’espressione artistica entra in conflitto con la libertร religiosa.
Da una parte esiste la libertร di espressione.
Dall’altra esiste la libertร religiosa.
Entrambe sono diritti fondamentali.
Ma esiste un equivoco da evitare:
la libertร religiosa non coincide con il diritto a non essere offesi nella propria religione.
Una cosa รจ proteggere una persona dalla discriminazione, dalla persecuzione o dall’incitamento alla violenza.
Altra cosa รจ proteggere una convinzione religiosa dalla critica, dall’ironia o dalla rappresentazione dissacrante.
La distinzione รจ fondamentale.
La ricerca giuridica italiana ha sottolineato da tempo che il rapporto tra libertร religiosa e libertร artistica deve essere affrontato attraverso il bilanciamento dei diritti fondamentali e non attraverso una presunzione automatica di prevalenza del sentimento religioso.
IL CASO DI RECANATI: CENSURA O AUTONOMIA ISTITUZIONALE?
Qui occorre essere giuristi prima ancora che polemisti.
Il Comune di Recanati non ha proibito l’immagine.
Non ha sequestrato la locandina.
Non ha impedito il festival.
Ha ritirato il proprio logo dal manifesto, dichiarando di voler mantenere il sostegno alla manifestazione ma di non voler associare direttamente l’istituzione a quella specifica immagine.
Formalmente, dunque, non siamo davanti alla censura amministrativa classica.
Ma il problema democratico non scompare.
Perchรฉ l’esercizio del potere pubblico non si manifesta soltanto attraverso il divieto.
Puรฒ manifestarsi anche attraverso la dissociazione istituzionale.
La domanda diventa allora:
quando l’istituzione pubblica prende le distanze da un’opera perchรฉ la considera offensiva, sta semplicemente esercitando la propria libertร politica oppure sta comunicando che quell’opera non รจ culturalmente accettabile?
La risposta dipende dal contesto.
Se il Comune dice:
ยซnon condividiamo quell’opera, ma difendiamo il diritto dell’artista di esporlaยป, siamo dentro il pluralismo.
Se invece il messaggio diventa:
ยซquell’opera non dovrebbe essere mostrata perchรฉ offende la sensibilitร religiosaยป, entriamo nella logica censoria.
La differenza รจ sottile ma fondamentale.
LA CENSURA NON HA SEMPRE LA FORMA DEL DIVIETO
Michel Foucault ci aiuta a comprendere un fenomeno piรน profondo.
Il potere moderno non opera soltanto attraverso la proibizione.
Opera attraverso la produzione di ciรฒ che รจ considerato normale, accettabile, rispettabile.
Il potere non deve necessariamente dirci:
ยซnon puoi parlareยป.
Puรฒ essere sufficiente farci pensare:
ยซforse รจ meglio non parlareยป.
ร la forma piรน sofisticata del controllo.
Perchรฉ il censore esterno puรฒ essere combattuto.
L’autocensura รจ molto piรน difficile da vedere.
ร qui che il caso Recanati diventa filosoficamente interessante.
L’artista non viene formalmente silenziato.
Ma la societร discute se la sua immagine sia compatibile con l’identitร istituzionale della cittร .
ร il passaggio dalla censura della parola alla gestione preventiva dell’accettabilitร .
VII. RECALCATI: IL DESIDERIO E L’ALTRO
Massimo Recalcati consente di leggere il problema attraverso la categoria dell’Altro.
Il desiderio umano non nasce nel vuoto.
Nasce dentro un mondo simbolico.
E ogni societร costruisce immagini, significati, divieti, tabรน.
Il sacro rappresenta uno dei luoghi fondamentali nei quali una comunitร deposita ciรฒ che considera intoccabile.
Ma proprio per questo il sacro puรฒ diventare anche il luogo nel quale il soggetto sperimenta il limite.
L’arte ha spesso una funzione opposta a quella del conformismo:
tocca ciรฒ che non dovrebbe essere toccato.
Non necessariamente per distruggerlo.
Talvolta per costringerci a interrogarci sul perchรฉ lo consideriamo intoccabile.
La dissacrazione puรฒ dunque essere una forma di pensiero.
E questo รจ un punto decisivo.
Non tutto ciรฒ che offende รจ privo di valore.
Talvolta ciรฒ che offende รจ precisamente ciรฒ che costringe una societร a interrogarsi sui propri tabรน.
V GALIMBERTI: LA TECNICA E LA TRASFORMAZIONE DEL SACRO
Umberto Galimberti permette di leggere il caso da un’altra prospettiva.
Viviamo in una societร nella quale la tecnica non รจ piรน soltanto uno strumento.
ร diventata ambiente.
Il linguaggio cyberpunk utilizzato da Martรญn nell’interpretazione dell’Annunciazione rappresenta precisamente questa trasformazione.
L’immagine religiosa non viene semplicemente ripetuta.
Viene sottoposta al linguaggio tecnologico contemporaneo.
ร un confronto tra due epoche:
il sacro rinascimentale e l’immaginario tecnologico.
Il conflitto nasce perchรฉ l’immagine religiosa non viene lasciata nel museo.
Viene riportata nel presente.
E ogni volta che il passato viene riportato nel presente, il presente lo modifica.
La cultura non รจ conservazione pura.
ร trasformazione.
Una tradizione che non puรฒ essere reinterpretata rischia di diventare semplicemente un reperto.
CHARLIE HEBDO: QUANDO LA LIBERTร DIVENTA UNA QUESTIONE DI VITA E DI MORTE
Il caso Charlie Hebdo porta la questione a un livello estremo.
Il 7 gennaio 2015 dodici persone furono assassinate nella redazione del settimanale satirico francese, tra cui otto membri della redazione.
L’attacco fu collegato alle vignette che rappresentavano Maometto.
La questione che ne seguรฌ fu terribile:
puรฒ un’immagine essere cosรฌ offensiva da giustificare la violenza?
La risposta dello Stato di diritto deve essere assolutamente negativa.
L’offesa puรฒ essere discussa.
Puรฒ essere criticata.
Puรฒ essere contestata.
Puรฒ persino, nei casi previsti dalla legge, essere sanzionata.
Ma non puรฒ diventare il fondamento della violenza.
Altrimenti il diritto non protegge piรน la libertร .
Protegge il piรน forte.
Il caso Charlie Hebdo ha mostrato quindi una veritร fondamentale:
il diritto alla libertร di espressione comprende anche il diritto di criticare una religione.
Il dibattito europeo ha perรฒ mostrato anche che la libertร di espressione non รจ assoluta e puรฒ essere sottoposta a restrizioni quando ricorrono i presupposti dell’articolo 10, paragrafo 2, CEDU.
OTTO-PREMINGER: LA ZONA GRIGIA DELLA DEMOCRAZIA
La giurisprudenza europea offre un precedente particolarmente interessante: Otto-Preminger-Institut c. Austria.
La Corte europea riconobbe una certa legittimitร all’intervento dello Stato a tutela dei sentimenti religiosi, lasciando agli Stati un certo margine di apprezzamento.
Ma nello stesso tempo affermรฒ che tale margine non รจ illimitato e che le restrizioni alla libertร di espressione devono essere sottoposte a un controllo rigoroso.
Qui emerge una delle contraddizioni piรน interessanti del diritto contemporaneo.
Da un lato:
la democrazia deve proteggere il pluralismo.
Dall’altro:
la democrazia deve proteggere anche la convivenza tra persone che possono sentirsi profondamente offese.
Non esiste una formula matematica.
Esiste il principio di proporzionalitร .
SEKMDIENIS: QUANDO L’EUROPA PROTEGGE LA PARODIA DEL SACRO
Ancora piรน interessante รจ Sekmadienis Ltd. c. Lituania.
Una societร aveva utilizzato immagini riconducibili a Gesรน e Maria in una campagna pubblicitaria.
Le autoritร lituane avevano ritenuto tali immagini offensive della morale pubblica.
La Corte europea ha invece constatato una violazione dell’articolo 10 CEDU, osservando che le immagini non erano gratuitamente offensive nรฉ incitavano all’odio e che le autoritร non avevano fornito ragioni sufficienti per giustificare la restrizione.
ร una sentenza preziosa perchรฉ dimostra cheil semplice fatto che qualcuno si senta offeso non รจ sufficiente per limitare la libertร di espressione.
Altrimenti sarebbe il destinatario dell’espressione a determinare il perimetro della libertร .
JOHN STUART MILL E IL DIRITTO ALL’ERRORE
Mill aveva compreso una cosa fondamentale.
Se una societร reprime un’opinione perchรฉ ritiene che sia falsa, puรฒ commettere un errore.
Se l’opinione รจ falsa, il confronto consente di dimostrarlo.
Se l’opinione contiene una parte di veritร , la censura impedisce di scoprirla.
Se l’opinione รจ completamente vera, la societร ha comunque bisogno di confrontarsi con essa.
La libertร , dunque, non serve perchรฉ tutto ciรฒ che viene detto sia vero.
Serve perchรฉ nessuna autoritร possiede il monopolio della veritร .
Questo principio รจ particolarmente importante quando parliamo di religione.
Lo Stato democratico non puรฒ diventare arbitro della veritร teologica.
Non puรฒ stabilire quale rappresentazione di Dio sia lecita.
HABERMAS: IL DIRITTO DI ENTRARE NELLO SPAZIO PUBBLICO
Jรผrgen Habermas interpreta la democrazia come spazio comunicativo.
La legittimitร nasce dalla possibilitร dei cittadini di partecipare al processo pubblico di formazione dell’opinione.
Ma se alcune immagini vengono escluse perchรฉ offendono una sensibilitร religiosa, politica o culturale, lo spazio pubblico diventa progressivamente piรน povero.
Il problema non รจ allora soltanto il diritto dell’artista.
ร il diritto della collettivitร a vedere, discutere, criticare e contestare l’opera.
Anche il rifiuto dell’opera deve essere libero.
La democrazia non impone di apprezzare l’arte.
Impone di non trasformare il disgusto in una ragione automatica di proibizione.
RAWLS E IL FATTO DEL PLURALISMO
John Rawls parte da un dato nelle societร contemporanee esistono molte concezioni del bene.
Religiose.
Atee.
Politiche.
Filosofiche.
Individualistiche.
Comunitarie.
La societร democratica non puรฒ pretendere che una di esse diventi la misura assoluta della vita pubblica.
Questo รจ precisamente il problema del sacro.
Una persona puรฒ considerare blasfema un’immagine.
Un’altra puรฒ considerarla arte.
Una terza puรฒ trovarla stupida.
Una quarta puรฒ trovarla geniale.
Lo Stato deve essere sufficientemente neutrale da consentire la coesistenza di queste valutazioni.
CHARLES TAYLOR E LA SOCIETร POST-SECOLARE
Charles Taylor ci ricorda perรฒ che la religione non รจ semplicemente un residuo del passato.
Le societร contemporanee continuano a essere attraversate da profonde esperienze religiose.
La laicitร non significa quindi eliminazione del religioso.
Significa costruzione di uno spazio nel quale il religioso e il non religioso possano convivere.
Ma questa convivenza richiede reciprocitร .
Il credente deve poter professare la propria fede.
Il non credente deve poterla criticare.
Il credente puรฒ contestare l’opera.
L’artista deve poterla realizzare.
Nessuno dei due possiede il monopolio dello spazio pubblico.
DERRIDA: IL DIRITTO ALL’OSPITALITร DELL’ALTRO
Jacques Derrida porta il problema ancora piรน in profonditร .
Una democrazia autentica deve essere capace di ospitare l’altro anche quando l’altro ci destabilizza.
L’opera provocatoria rappresenta precisamente l’irruzione dell’alteritร .
Ci costringe a confrontarci con qualcosa che non coincide con la nostra identitร .
Per questo il problema della censura รจ, in ultima analisi, un problema antropologico:
quanto siamo capaci di sopportare ciรฒ che non siamo?
ลฝIลฝEK: IL PARADOSSO DELLA TOLLERANZA
Slavoj ลฝiลพek ha piรน volte messo in discussione l’idea di una societร nella quale la tolleranza possa trasformarsi in un nuovo conformismo.
Una cultura puรฒ diventare cosรฌ ossessionata dall’evitare l’offesa da finire per produrre una nuova ortodossia.
La vecchia censura diceva:
ยซQuesto non si puรฒ direยป.
La nuova censura puรฒ dire:
ยซQuesto non รจ opportunoยป.
La prima รจ autoritaria.
La seconda puรฒ diventare paternalistica.
Il risultato, perรฒ, puรฒ essere simile:
la riduzione dello spazio del dicibile.
Ferrarajoli: LA LIBERTร COME DIRITTO FONDAMENTALE
Luigi Ferrajoli consente di riportare la questione sul terreno strettamente giuridico.
I diritti fondamentali non sono concessioni del potere.
Sono limiti al potere.
La libertร di manifestazione del pensiero appartiene precisamente a questa categoria.
L’istituzione non deve chiedersi:
ยซMi piace questa opera?ยป
Deve chiedersi:
ยซHo una ragione giuridicamente legittima e proporzionata per impedirne o limitarne la diffusione?ยป
La domanda cambia completamente il punto di vista.
ZAGREBELSKY E IL DIRITTO MITE
Gustavo Zagrebelsky ha descritto il costituzionalismo contemporaneo come un diritto nel quale principi diversi devono convivere.
Non esiste sempre una regola che elimina il conflitto.
Esiste il bilanciamento.
Ma bilanciare non significa mettere tutti i diritti sullo stesso piatto e scegliere arbitrariamente.
Significa individuare la soluzione che comprime il meno possibile ciascun diritto.
Nel caso dell’arte religiosa:
libertร artistica;
libertร di espressione;
libertร religiosa;
dignitร della persona;
tutela contro odio e violenza
devono essere composti attraverso proporzionalitร e necessitร .
Non attraverso il semplice criterio:
ยซqualcuno si รจ offesoยป.
IL LIMITE: QUANDO LA LIBERTร DIVENTA VIOLENZA
Difendere la libertร di espressione non significa sostenere che tutto sia lecito.
Esistono limiti.
Diffamazione.
Minaccia.
Istigazione alla violenza.
Incitamento all’odio nei casi previsti dalla legge.
Discriminazione.
Condotte penalmente rilevanti.
La questione decisiva รจ perรฒ distinguere l’offesa dalla violenza.
Un’immagine puรฒ ferire.
Una satira puรฒ umiliare.
Una vignetta puรฒ essere volgare.
Un’opera puรฒ essere blasfema.
Ma ciรฒ non significa automaticamente che costituisca odio o incitamento alla violenza.
La ricerca giuridica contemporanea insiste proprio sulla necessitร di distinguere critica, satira, blasfemia e hate speech.
IL VERO PERICOLO: IL DIRITTO A NON ESSERE OFFESI
Se introducessimo nel nostro ordinamento un generale diritto a non essere offesi, il risultato sarebbe paradossale.
Il cattolico potrebbe chiedere la rimozione di una rappresentazione blasfema.
Il musulmano di una caricatura di Maometto.
L’ebreo di una rappresentazione offensiva della tradizione ebraica.
L’ateo di una propaganda religiosa.
Il monarchico di una satira sulla monarchia.
Il repubblicano di una celebrazione monarchica.
Il conservatore di un’opera radicale.
Il progressista di un’opera reazionaria.
Ogni identitร diventerebbe titolare di un diritto di veto.
La libertร di espressione finirebbe per essere determinata dalla sensibilitร del piรน suscettibile.
Non sarebbe piรน libertร .
Sarebbe una gara a chi riesce a dichiararsi piรน offeso.
IL PARADOSSO DI RECANATI
Recanati rende il problema particolarmente evidente.
La cittร di Lorenzo Lotto diventa il luogo nel quale un artista contemporaneo reinterpreta proprio l’opera di Lotto.
ร una straordinaria metafora della cultura.
Il passato viene reinterpretato dal presente.
Il presente non distrugge il passato.
Lo fa parlare nuovamente.
La domanda non dovrebbe essere:
ยซL’immagine rispetta abbastanza l’originale?ยป
Dovrebbe essere:
ยซChe cosa ci sta dicendo questa trasformazione dell’originale?ยป
Se l’immagine รจ provocatoria, bisogna discuterla.
Se รจ blasfema, bisogna poter dire che รจ blasfema.
Se รจ brutta, bisogna poter dire che รจ brutta.
Se รจ geniale, bisogna poterlo sostenere.
Ma il confronto deve avvenire dopo che l’opera รจ entrata nello spazio pubblico, non prima attraverso il filtro dell’autoritร .
DALLA CENSURA ALL’AUTO-CENSURA
Il vero pericolo contemporaneo รจ forse ancora piรน sottile.
Non รจ il poliziotto che entra nello studio dell’artista.
ร l’artista che, prima ancora di creare, si chiede:
ยซChi potrei offendere?ยป
ร il direttore del museo che pensa:
ยซPotrebbe creare polemicheยป.
ร il Comune che pensa:
ยซMeglio non mettere il logoยป.
ร l’editore che pensa:
ยซPotremmo perdere qualcunoยป.
ร l’universitร che pensa:
ยซPotremmo ricevere protesteยป.
ร il cittadino che pensa:
ยซMeglio non scriverlo sui socialยป.
ร cosรฌ che una societร perde la libertร senza che nessuno abbia formalmente emanato una legge censoria.
La censura piรน efficace รจ quella che diventa interiorizzata.
LA DEMOCRAZIA COME LUOGO DEL CONFLITTO
Chantal Mouffe ha mostrato come il conflitto non sia necessariamente una patologia della democrazia.
Puรฒ esserne una componente strutturale.
Una societร democratica non elimina il conflitto.
Lo civilizza.
Trasforma il nemico in avversario.
Trasforma la violenza in discussione.
Trasforma la censura in critica.
Trasforma l’offesa in dibattito.
Questo dovrebbe essere il significato di una mostra controversa.
Non eliminare l’immagine.
Discuterla.
LA LEZIONE DI CHARLIE HEBDO
Charlie Hebdo rappresenta il limite estremo della questione.
La libertร di espressione non garantisce che ciรฒ che diciamo sarร amato.
Non garantisce che non saremo criticati.
Non garantisce che nessuno si sentirร offeso.
Garantisce qualcosa di piรน radicale:
che lo Stato non possa trasformare il nostro pensiero in un reato soltanto perchรฉ quel pensiero รจ sgradito, provocatorio o dissacrante, salvo i limiti previsti dalla legge e compatibili con i principi costituzionali e convenzionali.
La risposta all’offesa deve essere altra parola.
Non la violenza.
Non la minaccia.
Non il silenzio imposto.
IL PRINCIPIO DI PROPORZIONALITร
Il giurista deve quindi applicare quattro domande.
Esiste una base legale?
Una limitazione alla libertร di espressione deve avere una base normativa.
Persegue uno scopo legittimo?
Per esempio la tutela della dignitร , della reputazione, della sicurezza o dei diritti altrui.
ร necessaria?
Non basta che sia utile o conveniente.
Occorre dimostrare che sia necessaria in una societร democratica.
ร proporzionata?
Occorre scegliere la misura meno lesiva della libertร .
Questo รจ il cuore del costituzionalismo contemporaneo.
La Corte europea ha piรน volte ribadito che il margine di apprezzamento degli Stati non รจ illimitato e che la necessitร della restrizione deve essere convincentemente dimostrata.
UNA TESI GIURIDICA SUL CASO RECANATI
Alla luce di questi principi, la mia valutazione sarebbe la seguente.
Primo.
La decisione del Comune di rimuovere il proprio logo non costituisce, allo stato delle informazioni disponibili, una censura amministrativa in senso tecnico.
Secondo.
La scelta รจ tuttavia politicamente e culturalmente rilevante perchรฉ interviene sul rapporto tra istituzione pubblica e libertร artistica.
Terzo.
Il patrocinio pubblico non implica necessariamente che l’ente debba condividere ogni contenuto dell’iniziativa patrocinata.
Quarto.
L’istituzione ha certamente diritto di dichiarare la propria distanza dall’opera.
Quinto.
Questa facoltร non puรฒ perรฒ trasformarsi, direttamente o indirettamente, in un potere di impedire la diffusione dell’opera per il solo carattere religioso o blasfemo della rappresentazione.
Sesto.
Se l’opera non incita all’odio, alla discriminazione o alla violenza e non integra altri illeciti previsti dalla legge, la sua offensivitร religiosa non รจ, di per sรฉ, sufficiente a giustificarne la proibizione.
Il precedente europeo di Sekmadienis รจ particolarmente significativo proprio sotto questo profilo.
UNA TESI FILOSOFICA
La questione puรฒ essere sintetizzata in una proposizione:
una societร libera non รจ quella nella quale nessuno viene offeso; รจ quella nella quale nessuno possiede il potere di trasformare la propria offesa nel silenzio dell’altro.
Questa รจ la differenza tra sensibilitร e potere.
La sensibilitร merita rispetto.
Il potere di censurare merita controllo.
IL SACRO HA BISOGNO DELLA LIBERTร
C’รจ infine un paradosso.
Anche la religione ha bisogno della libertร di espressione.
Se lo Stato acquisisse il potere di stabilire ciรฒ che รจ rispettoso del sacro, domani potrebbe stabilire anche ciรฒ che รจ religiosamente scorretto.
La libertร religiosa presuppone quindi una certa libertร di critica della religione.
La protezione del sacro non puรฒ trasformarsi nella sacralizzazione del diritto.
Perchรฉ quando lo Stato diventa arbitro della blasfemia, il problema non รจ piรน soltanto religioso.
ร politico.
DIFENDERE LA LIBERTร QUANDO NON CI PIACE
La libertร di espressione viene spesso difesa facilmente quando protegge ciรฒ che condividiamo.
Ma quella non รจ la prova della libertร .
La vera prova arriva quando compare un’immagine che detestiamo.
Una vignetta che ci offende.
Un’opera che considera ridicolo ciรฒ che per noi รจ sacro.
Un’idea che riteniamo pericolosa.
Una parola che preferiremmo non ascoltare.
ร allora che la democrazia ci pone davanti alla sua domanda piรน difficile:
siamo disposti a difendere la libertร anche quando la libertร viene utilizzata contro di noi?
Charlie Hebdo ha mostrato il prezzo terribile che puรฒ assumere il rifiuto della libertร .
Recanati ci mostra una forma molto piรน ordinaria e apparentemente innocua del medesimo problema: il progressivo arretramento dell’istituzione davanti all’immagine controversa.
Tra i due casi esiste una distanza enorme.
Ma esiste anche un filo comune:
chi decide il limite dell’espressione?
La risposta di una democrazia costituzionale non puรฒ essere:
ยซchi si sente offesoยป.
Non puรฒ essere:
ยซchi detiene il potereยป.
E nemmeno:
ยซla maggioranzaยป.
Il limite deve essere stabilito dal diritto, attraverso legge, necessitร , proporzionalitร e tutela degli altri diritti fondamentali.
Il resto appartiene al libero conflitto delle idee.
Ed รจ precisamente questo conflitto che dobbiamo imparare a non temere.
Perchรฉ una societร nella quale tutti sono rispettosi puรฒ essere una societร civile.
Ma una societร nella quale nessuno puรฒ piรน disturbare nessuno rischia di essere una societร conformista.
E il conformismo รจ spesso la forma piรน elegante della censura.
Epilogo
L’arte non deve necessariamente rispettare il sacro.
La religione non deve necessariamente apprezzare l’arte.
Il cittadino non deve necessariamente approvare l’artista.
Il Comune non deve necessariamente mettere il proprio logo sull’opera.
Ma tutti devono poter continuare a esistere nello stesso spazio pubblico.
Questa รจ la vera prova della democrazia:
non eliminare ciรฒ che ci offende, ma imparare a convivere con ciรฒ che ci costringe a pensare.
La libertร , in fondo, comincia proprio lรฌ.
Nel momento esatto in cui incontriamo qualcosa che non avremmo mai voluto vedere.