Il Vangelo del giorno – Lunedi 31 Agosto 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Lunedรฌ โ€“ XXII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 4,16-30

In quel tempo, Gesรน venne a Nร zaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrรฒ nella sinagoga e si alzรฒ a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaรฌa; aprรฌ il rotolo e trovรฒ il passo dove era scritto:

ยซLo Spirito del Signore รจ sopra di me;

per questo mi ha consacrato con lโ€™unzione

e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,

a proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertร  gli oppressi

e proclamare lโ€™anno di grazia del Signoreยป.

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnรฒ allโ€™inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciรฒ a dire loro: ยซOggi si รจ compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltatoยป.

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: ยซNon รจ costui il figlio di Giuseppe?ยป. Ma egli rispose loro: ยซCertamente voi mi citerete questo proverbio: โ€œMedico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafร rnao, fallo anche qui, nella tua patria!โ€ยป. Poi aggiunse: ยซIn veritร  io vi dico: nessun profeta รจ bene accetto nella sua patria. Anzi, in veritร  io vi dico: cโ€™erano molte vedove in Israele al tempo di Elรฌa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elรฌa, se non a una vedova a Sarรจpta di Sidรฒne. Cโ€™erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisรจo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamร n, il Siroยป.

Allโ€™udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della cittร  e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro cittร , per gettarlo giรน. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore

Spesso ci facciamo lโ€™idea di qualcuno in base alla conoscenza che abbiamo. E questo non รจ un problemaโ€ฆ il vero problema รจ che molto spesso, di una persona conosciamo solo alcuni momenti della sua vitaโ€ฆ alcune scelte che ha fattoโ€ฆ alcune cose che ha detto e rischiamo di giudicare tutta la persona da pochi fatti!

Insomma, dimentichiamo due cose fondamentaliโ€ฆ che le persone possono cambiareโ€ฆ crescereโ€ฆ ravvedersiโ€ฆ convertirsiโ€ฆ e non si puรฒ โ€œfotografareโ€ la conoscenza o il giudizio di una persona credendo che rimanga sempre la stessaโ€ฆ e dimentichiamo anche che noi siamo solo osservatori esterioriโ€ฆ guardiamo e giudichiamo solo quello che vediamoโ€ฆ ma non possiamo mai sapere cosa ha spinto una persona a parlare o ad agire in un modo piuttosto che in un altro.

La cosa piรน interessante รจ che questo stile del pregiudizio spesso lo abbiamo non solo sulle personeโ€ฆ ma anche su noi stessiโ€ฆ sulla vita e su Dio.

Frasi come: non cambio maiโ€ฆ mi conoscoโ€ฆ per me non cโ€™รจ felicitร โ€ฆ a me le cose non vanno mai beneโ€ฆ Dio non mi dร  mai qualcosa di belloโ€ฆ etc. sono la dimostrazione che a motivo di esperienze passate giudichiamo in maniera pesante anticipatamente il nostro futuro vivendo male giร  il nostro presente!

Lasciati stupire da ciรฒ che Dio puรฒ fare nella tua vita e in quella degli altri!

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Il diritto liturgico, questo sconosciuto

Rรฉginald-Marie Rivoire, Il motu proprio Traditionis Custodes alla prova della razionalitร  giuridica, Amicitia Liturgica, 2025, pp. 46-47.19.12

La riforma liturgica di Paolo VI, che fu opera esclusiva di periti liturgisti e biblisti che non si stancavano di denunciare il “giuridismo” ed il “rubricismo” della liturgia romana preconciliare, รจ stata condotta secondo una logica giuridico-normativa, finanche normativista e positivista. Stando a questa logica, il diritto รจ soltanto l’espressione della volontร  di colui che detiene il potere legislativo, che puรฒ creare ad libitum un diritto nuovo che abroghi l’antico.

Dopo il Concilio Vaticano II si รจ ingenerata l’impressione che, in materia liturgica, il Papa in fondo potesse fare qualunque cosa (Joseph Ratzinger, “Introduzione allo spirito della liturgia” in Teologia della Liturgia, vol. XI, LEV, 2010, p. 67). La gerarchia era tutta concentrata sul Romano Pontefice, in una prospettiva di vera monarchia spirituale […] La Chiesa appariva come una sorta di deduzione o d’espansione della sua testa romana (Yves Congar, “Le concile de Vatican II”, Beauchesne, Paris 1984, pp. 14-15

Contro questa logica positivista, รจ conveniente ricordare che il Papa stesso non รจ che un umile servo dello sviluppo omogeneo della liturgia, della sua integritร  e della continuitร  della sua identitร . Un rito liturgico รจ piรน di un’usanza millenaria: considerato nel suo insieme, esso รจ una vera tradizione apostolica. Ecco perchรฉ costituisce una realtร  giuridicamente indisponibile. Non puรฒ essere oggetto d’interdizione.

Traditionis CustodesSummorum Pontificum
I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformitร  ai decreti del Concilio Vaticano II, sono lโ€™unica espressione della lex orandi del Rito Romano.Il Messale Romano promulgato da Paolo VI รจ la espressione ordinaria della lex orandi della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa lex orandi e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico.
POSITIVISMO VOLONTARISTA
Francesco I decide che sia ammessa una sola realtร  e l’altra debba sparire per atto della sua volontร 
REALISMO GIURIDICO
Benedetto XVI riconosce due realtร  rituali che di fatto esistono oggi nella Chiesa latina ed intende dar loro un quadro giuridico

La fabbricazione di un rito interamente nuovo ha portato, nella Chiesa latina, a questa situazione atipica che รจ la coesistenza di due riti per gli stessi soggetti. Questa situazione รจ certamente inedita, come lo รจ la crisi che attraversa da sessant’anni la Chiesa Cattolica, e di cui il cardinal Ratzinger individuava con precisione una delle cause nel “crollo della liturgia”. In ogni caso, vi รจ un fatto che il diritto deve tenere in conto, poichรฉ รจ la realtร  ad essere normativa.

Custodire la Tradizione, con la “T” maiuscola

Per regolare l’utilizzo dei due riti, Papa Benedetto XVI ha fatto ricorso ad una terminologia innovativa, quella delle due “espressioni”, “ordinaria” e “straordinaria”, della lex orandi. Ciรฒ permise al Sommo Pontefice, conferendo diritto di cittadinanza all’usus antiquior, di sostenere l’ermeneutica della continuitร  tra i due messali, e di perorare la causa del loro mutuo arricchimento. […] Che ci sia una continuitร  quanto all’essenza del sacramento non รจ oggetto di dubbio poichรฉ, nell’uno e nell’altro rito, la santa Messa รจ di fatto celebrata; ma che ci sia una rottura quanto al rito รจ dimostrato da tutti gli scritti del teologo Ratzinger. Puรฒ questa essere un fatto deprecabile, ma che non impedisce “la continuitร  dell’unico soggetto Chiesa” (lettera accompagnatoria del Summorum Pontificum).

Il Vicario di Cristo รจ onnipotente?

Essendo il motu proprio [Traditionis custodes] una legge pontificia concernente una materia liturgica, non sarร  inutile ricordare fin d’ora i limiti di quest’autoritร  in tale ambito. Contrariamente ad un adagio piuttosto diffuso secondo il quale “il Papa puรฒ tutto”, o ancora, “un Papa bolla e il successore sbolla”, bisogna ricordare che, precisamente, il Papa non puรฒ tutto. Pure in materia disciplinare, egli non รจ monarca assoluto la cui volontร  รจ legge. Prima di tutto, perchรฉ egli รจ evidentemente tenuto a rispettare il diritto divino (la tradizione divino-apostolica, che contiene una parte di disciplina); ma anche perchรฉ egli non รจ affatto totalmente al di sopra di certe tradizioni umane apostoliche o ecclesiastiche, che mantengono una relazione di convenienza piรน o meno forte con il deposito rivelato. La liturgia รจ il dominio privilegiato di questa correlazione del divino, del (semplicemente) apostolico e dell’ecclesiastico.

Il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori รจ, in senso assoluto, un mandato per servire. La potestร  di insegnare, nella Chiesa, comporta un impegno a servizio dellโ€™obbedienza alla fede. Il Papa non รจ un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Al contrario: il ministero del Papa รจ garanzia dellโ€™obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. (Benedetto XVI, omelia 7 maggio 2005)

“C’รจ stato un Concilio” (e ce ne siamo accorti)

Rรฉginald-Marie Rivoire, Il motu proprio Traditionis Custodes alla prova della razionalitร  giuridica, Amicitia Liturgica, 2025, pp. 21-39


Annibale Bugnini, “Textus conferentiae ad scriptores diariorum ac periodicorum habitae die 4 ianuarii 1967 a Rev.mo P.A. Bugnini, Subsecretario S. Rituum Congregationis pro sacra Liturgia et Secretario Consilii”, in Notitiae, nยฐ26, febbraio 1967, p.39

La liturgia รจ in un particolare periodo di transizione. […] Non si tratta solo di ritocchi ad un’opera d’arte di gran pregio: ma qualche volta si devono ristrutturare ex novo riti interi. E’ sรฌ un restauro, ma a fondo, vorrei quasi dire, un rifacimento; per certi punti una vera nuova creazione. Perchรฉ questo lavoro a fondo? Perchรฉ completamente diversa da quella di prima รจ la visione della liturgia che ne dร  il Concilio. […] Dal lato giuridico, la sua sorte รจ in buona misura nelle mani delle Conferenze Episcopali, talvolta dei Vescovi, se non addirittura dei sacerdoti celebranti.

Annibale Bugnini parla espressamente di un cambiamento radicale che lascia alle spalle il passato. Rifare una nuova liturgia diversa fu l’intento del Consilium, che invece avrebbe dovuto solo attuare il dettame della Costituzione liturgica conciliare. Quindi fu ben presto dimenticata la raccomandazione di SC 23 che le nuove forme scaturiscano organicamente, in qualche maniera, da quelle giร  esistenti. Era ancora il 1977 quando il card. J. Ratzinger in un intervista rilasciata a Communio diceva:

Una liturgia non nasce per mezzo di decreti, e una delle lacune della Riforma liturgica post-conciliare va indubbiamente cercata nello zelo professionale con cui si รจ costruito a tavolino ciรฒ che presupporrebbe una crescita dalla vita. […] Il Nuovo Messale รจ stato presentato come se fosse un libro elaborato ex novo da professori e non invece come una fase di una crescita ininterrotta. Una cosa del genere non si era mai avuta prima; essa contraddice il typus dello sviluppo liturgico (Joseph Ratzinger, “La mia vita. Autobiografia”, ed. San Paolo, 2013)

  • La Sacrosanctum Concilium non chiedeva di:
    • cambiare le preghiere d’offertorio
    • comporre liberamente nuove preghiere eucaristiche
    • sopprimere o modificare le orazioni
    • rivolgere al popolo la celebrazione
    • recitare il canone a voce alta
    • dare la Comunione in mano
    • abbandonare il canto gregoriano in favore di nuovi generi musicali
    • abolire del tutto il latino nella Messa

Lo stesso vale per quanto concerne la parte di libertร  lasciata al celebrante. Sebbene la Costituzione liturgica abbia sottolineato che Regolare la sacra liturgia compete unicamente all’autoritร  della Chiesa, di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunchรฉ in materia liturgica (SC 22), il nuovo messale, che non regola in maniera precisa i gesti, le attitudini e spesso nemmeno le parole del prete, l’invita al contrario costantemente alla creativitร , per mezzo di rubriche puramente indicative o opzionali del tipo: Sacerdos dicit sic vel simili modo… o anche: Hic sacerdos potest dicere, o ancora: pro opportunitate…, si placet…, expedit ut…, vel… vel… vel…

A. Ottaviani – A. Bacci, “Breve esame critico del nuovo Ordo Missae”

รˆ noto a tutti come il Concilio Vaticano II venga oggi rinnegato proprio da coloro che si vantarono di esserne i padri; coloro che- mentre il Sommo Pontefice, chiudendolo, dichiarava non aver esso mutato nulla- ne partirono decisi a ยซfarne esplodereยป il contenuto in sede di applicazione. Purtroppo la Santa Sede, con una fretta che ai piรบ parve inesplicabile, ha consentito e quasi incoraggiato, attraverso il Consilium ad exequendam Constitutionem de Sacra Liturgia, una sempre crescente infedeltร  al Concilio; che va dagli aspetti solo apparentemente formali (latino, gregoriano, soppressione di riti venerandi, ecc.) a quelli sostanziali consacrati dal Novus Ordo.

Louis Bouyer, The Decomposition of Catholicism, Chicago 1969, p. 105

Forse in nessun altro campo vi รจ una distanza maggiore, persino un’opposizione formale, tra ciรฒ che il Concilio ha proclamato e ciรฒ che effettivamente abbiamo ora. Con il pretesto di “adattare” la liturgia, la gente ha semplicemente dimenticato che รจ l’espressione tradizionale del mistero cristiano.

Dom Alcuin Reid, “Sacrosanctum Concilium e formazione liturgica”, Atti del Convegno Sacra Liturgia 2013, ed. Cantagalli, Siena 2014, p. 199

Credo che dovrebbe essere detto chiaramente che il progetto di adattare la liturgia alle presunte esigenze dell'”uomo moderno” sia fallito. Non abbiamo riempito le nostre chiese, nรฉ i sekinari, nรฉ le case religiose, e forse nemmeno il paradiso, facendo in modo che la liturgia riflettesse la modernitร  borghese. Ci sono molte cause statistiche per la diffusa diminuzione della pratica cattolica, e le modifiche alla liturgia adattata alle esigenze del livello locale hanno influito in modo significativo.

offrite i vostri corpi come sacrificio vivente

XXII dom. Tempo Ordinario (A)

Ger 20,7-9; Sal 62; Rm 12,1-2; Mt 16,21-27

La domenica ci ritroviamo in chiesa come figli di Dio, mentre ogni giorno notiamo come la la nostra chiesa sia visitata per lo piรน da turisti (di altre religioni). Quando entra un cristiano lo si riconosce da lontano, perchรฉ focalizza subito il tabernacolo e, intingendo la mano nellโ€™acquasanta, saluta il Signore, lรฌ presente, col segno della croce. Mi chiedo se la seconda lettura risuonata questa domenica non possa impressionare qualche “turista della fede” che, di passaggio, sente dire: offrite i vostri corpi come sacrificio vivente. Se i paleocristiani furono accusati di cannibalismo (mangiavano il corpo del Signore), forse questa religione chiede sacrifici umani? Ma San Paolo precisa subito che รจ un culto spirituale.

Noi rispondiamo ยซe con il tuo spiritoยป al saluto iniziale del celebrante, che non dice: โ€œbuongiorno e bentrovatiโ€. Iniziamo col segno di croce che รจ pure compimento del Vangelo di oggi, primo annuncio della passione. Se alle liturgie in chiesa non corrisponde, dopo, la pratica di una vita coerente con la fede qui professata, lex vivendi e celebrandi non coincidono piรน e noi siamo alla stregua di tutti i turisti (non credenti o di altre fedi) che uscendo di chiesa lasciano Dio qui. Per evitare questo pericolo San Paolo oggi ci dร  unโ€™indicazione che non รจ mai stata tanto attuale in duemila anni: non conformatevi alla mentalitร  di questo secolo (seculum in latino sta per โ€œmondoโ€). Intende dire la moda del momento che diventa la mentalitร  dominante che impone poi norme sociali. Queste mode di pensiero e di vita, puntano a plasmare il โ€œbuon sensoโ€ e la legge morale a proprio piacimento e senza riguardo nรฉ per il Creatore nรฉ per la stessa natura. Ad esempio, non importa se Aristotele osservando la realtร  vide che due gameti formano uno zigote, a un certo momento io dico che la penso in modo diversoโ€ฆ! Onde per cui non serve piรน il matrimonio, e la famiglia รจ unโ€™istituzione superata.

San Paolo invita allora a non sottomettersi: trasformatevi rinnovando la vostra mente. Ognuno fa da sรฉ lโ€™attualizzazione ai nostri giorni, senza che elenchi io le ideologie portate avanti da รฉlite globaliste con la loro influenza sugli Stati. Potenti lobby che perรฒ non hanno potere sulle nostre coscienze, grazie alle quali discernere la volontร  di Dio ciรฒ chรฉ buono a lui gradito e perfetto, come ce lo suggerisce lo Spirito della veritร  che il mondo non puรฒ ricevere, perchรฉ non lo vede e non lo conosce (San Giovanni apostolo).

Lo so che questi non sono gli insegnamenti che ci vengono dal televisore. Sarร  che io non ho passato le vacanze isolato su un eremo, per arrivare a chiedermi se ci sentiamo piรน in colpa quando buttiamo la carta nellโ€™umido e la plastica nel secco, rispetto a quando violiamo la legge di Dio; ammesso di ricordarci i dieci Comandamenti. Rientrando sono stato felice di ritrovare i cani e anche il gatto, ma se noi passassimo la domenica come fanno loro, ci annoieremmo e dovremmo cercare qualcosa da fare per passare il tempoโ€ฆ

Oggi meditare questo Vangelo si presenta come un esercizio โ€œdi vita eternaโ€ โ€“ direi io โ€“, nel senso del nostro momento visto come un punto in mezzo a un tempo senza fine. รˆ quello che non aveva capito San Pietro, per scandalizzarsi della passione di Gesรน: non aveva capito che la morte non sarebbe stata la fine di tutto. Piรน tardi sarร  proprio San Pietro a scrivere nella sua 1^lettera: Cristo patรฌ per voi lasciandovi un esempio perchรฉ ne seguiate le orme. Lo comprese solo dopo aver rinnegato sรฉ stesso e preso la sua croce, cioรจ aver smesso di ragionare secondo criteri mondani, secondo le stesse tentazioni presentate dal demonio a Gesรน nel deserto, per cominciare a pensare come Dio. Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perchรฉ non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini. San Pietro, primo Papa posto da Gesรน come pietra su cui fonda la Chiesa, pare lรฌ una pietra di scandalo, un sasso dโ€™inciampo. Solo una volta ravveduto potรฉ confermare nella fede i suoi fratelli.

Se non si fosse convertito avrebbe anche potuto guadagnare il mondo intero a capo della Chiesa, ma avrebbe perso la sua anima. E davanti a Dio al termine della vita quanto sarebbero valsi onori e ricchezze terrene? Servono solo a sentirsi importanti come i grandi della terra che, alla sera della vita, vedranno spegnersi i riflettori e brillare la sola luce di Dio, il quale renderร  a ciascuno secondo le sue azioni.

Il Vangelo del giorno – Domenica 30 Agosto 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Domenica โ€“ XXII TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 16,21-27

In quel tempo, Gesรน cominciรฒ a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: ยซDio non voglia, Signore; questo non ti accadrร  maiยป. Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: ยซVaโ€™ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perchรฉ non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!ยป.

Allora Gesรน disse ai suoi discepoli: ยซSe qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perchรฉ chi vuole salvare la propria vita, la perderร ; ma chi perderร  la propria vita per causa mia, la troverร .

Infatti quale vantaggio avrร  un uomo se guadagnerร  il mondo intero, ma perderร  la propria vita? O che cosa un uomo potrร  dare in cambio della propria vita?

Perchรฉ il Figlio dellโ€™uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderร  a ciascuno secondo le sue azioniยป.

Parola del Signore

Se domenica scorsa Pietro viene lodato per la risposta alla domanda: โ€œMa voi, chi dite che io sia?โ€, oggi fa una figuraccia davanti a tutti e Gesรน lo corregge, usa per lui parole dure e lo ricolloca nella posizione del discepolo: dietro al maestro.

Il vero problema di Pietro e nostro, infatti, รจ quello di pensare di essere discepoli ma continuare a ragionare alla maniera del mondo.

Seguire il Signore, infatti, deve necessariamente comportare una conversione di pensieroโ€ฆ di stile. Molti di noi pensano di essere cristiani senza convertire il proprio pensiero. A Pietro infastidisce lโ€™idea che Gesรน dovrร  essere contrastatoโ€ฆ che Gesรน non sarร  acclamatoโ€ฆ che Gesรน non avrร  successo (oggi diremmo visibilitร ? Ruolo importante?) perchรฉ se sarร  questo per Gesรนโ€ฆ allora lo sarร  anche per loro!

Ma chi lo dice che dobbiamo essere necessariamente i migliori? I piรน belliโ€ฆ piรน magriโ€ฆ i piรน seguitiโ€ฆ? chi lo dice che la felicitร  deve essere legata al successo, alle migliori prestazioni? Si rischia, cosรฌ di creare un mondo dove non cโ€™รจ posto per i deboliโ€ฆ sofferentiโ€ฆ grassiโ€ฆ poco brillantiโ€ฆ imperfettiโ€ฆ

Ecco perchรฉ poi aggiunge: โ€œSe qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stessoโ€. Non si tratta di rinnegare la propria umanitร  o i propri desideriโ€ฆ si tratta di rinunciare allโ€™dea di essere al centro del mondo per lasciare il centro del mondo a Dio. Si tratta di creare una idea e uno stile diverso da quello del mondoโ€ฆ rinunciare allโ€™idea che si vale se si hanno i primi postiโ€ฆ occorre, quindi, sapere rinunciare alle proprie comoditร  (salvare la propria vita, conservarla) per potere essere pronti a dare spazio agli altri (perdere la propria vita).

E per capirlo occorre pensare alla logica dellโ€™amore: quando ami qualcuno (ad esempio un figlio o una figlia), per lui o lei ti fai secondoโ€ฆ rinunci al boccone piรน buonoโ€ฆ godi dei suoi successi piรน dei tuoiโ€ฆ

Per capire e seguire Gesรน devi metterti dalla parte di chi ama: sa rinunciare a sรฉ stesso!

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Palermo Straight Edge (SxE) Hardcore

IL CONTESTO

Dalla metร  degli anni โ€˜90 fino agli inizi dei 2000, in circa dieci anni, Palermo vide una fioritura inaspettata di un filone culturale-musicale senza precedenti, l’Hardcore Old School, che da lรฌ ebbe il suo exploit, ma inesorabilmente anche il suo naturale declino.

Band storiche come Indigesti, Kina, Negazione e Raw Power giร  suonavano da diversi anni, ma Palermo stentava ad abbracciare il movimento, seppur in limitate e singole occasioni. Si racconterร  in breve, dimenticando necessariamente qualcuno, il punto d’osservazione diretto, su ciรฒ che ha cambiato la vita di centinaia di persone, che in egual modo, vissero quegli anni in modo intenso. 

A Palermo, fino a quel momento, la scena musicale cosiddetta โ€œundergroundโ€, contava diverse band emergenti, perlopiรน orientate su sonoritร  metal, hip hop e punk rock; ciรฒ lo constatavo soprattutto tra i banchi di scuola, quest’ultima metro di giudizio insindacabile sulle nuove ondate musicali in voga tra le nuove generazioni. Lโ€™hardcore Old School era poco piรน di un miraggio.

I PRIMI PASSI

Agli inizi degli anni 90, si ricordano Tagliamidettagli e Nullafacenti di Bizio e Giovanni Ziino, gli Shout Downard di โ€œPeppe 100โ€,  tra le poche formazioni hardcore/punk che sfornavano autoproduzioni su classiche e indimenticabili โ€œdemo-tapeโ€ artigianali; ma anche storiche band โ€œnoiseโ€ come gli Airfish del veterano Rodan.

L’hardcore-punk, soprattutto quello di stampo americano, influenzava sempre piรน il nostro continente e a Palermo, quello che fece  breccia, fu lo stile californiano (Pennywise, No use for a name, Nofx). Questโ€™ultimo, unito a nostalgiche sonoritร  di โ€œpunk 77โ€ (Sex Pistols, Clash, Ramones) creรฒ varie contaminazioni, generando band come โ€œF.u.gโ€,,โ€œMerrygoroundโ€, โ€œFlat Denialโ€ e โ€œSemprefreskiโ€ tuttora considerati punti di riferimento dell’ hardcore-punk del capoluogo siciliano. Personaggi come Ciaccio, Giugi, Bizio, Ecumenicus, Giacomazzi, Pitingaro, contribuirono fortemente alla scena di quegli anni, ricoprendo diversi ruoli anche in band collaterali. 

LA SVOLTA STRAIGHT EDGE (SXE)

La fine degli anni โ€˜90, รจ il periodo della svolta per lโ€™Hardcore Old School palermitano, nel 1996 nascono i By the Way gruppo di amici storici e compagni di liceo, i cui membri fondatori, Maurizio Iozzia e Andrea โ€œThe Edgeโ€ faranno da ponte levatoio, insieme allโ€™amico XjovyX, per le formazioni delle successive band di punta del genere.

Il piccolo focolaio cresce sempre piรน; la passione per lโ€™hardcore made in USA diventa contagiosa in un ristretto numero di amici. Il nuovo progetto amatoriale รจ figlio del nascente โ€œgermeโ€ che da lรฌ a breve avrebbe โ€œcontaminatoโ€ il punk palermitano, ovvero lo โ€œStraight Edgeโ€ hardcore e la “Real positive Crew”.

La band ha ancora sonoritร  grezze e artigianali, ma si intravedono giร  nuove idee e ambizioni, che determinarono un incessante ardore e dedizione, una sana detonazione, tale da spingere molti di quei giovani a chiudersi in box insonorizzati creando musica, tra un compito di latino e unโ€™interrogazione di matematica.

Lo โ€œStraight Edge HCโ€ nasce da band come โ€œSSDโ€ e โ€œMinor Treathโ€, in contrapposizione al punk autolesionista, cercando di divulgare valori positivi anti-sistema, rinnegando ciรฒ che allontana dal pieno controllo di sรฉ, come droga e alcol. Band leader della nuova cultura musicale saranno, oltre i giร  citati Minor Threat, gli Unity, Uniform choice, No for an Answer, dellโ€™ โ€Orange County Sceneโ€ e l’intera youth crew newyorkese, movimento che influenzerร  l’intero filone piรน degli altri, su tutti band come Sick Of It All, Gorilla Biscuits, Youth of Today, Judge, Side by Side e Bold.

REAL POSITIVE CREW

Dalle ceneri dei By the Way, nel 1997, Maurizio Iozzia fonda gli Injustice, in quegli anni infatti sia Maurizio che Alex Falsone abbracciarono quella filosofia di vita, i loro testi rispecchiano totalmente princรฌpi e virtรน del movimento musicale. Nel 1999 incidono i brani che andranno a comporre: โ€œXPositive LifestyleXโ€, primo album Straight Edge palermitano. Poco dopo anche No Way Out e Once Again aderirono al movimento, cristallizzando una vera e propria crew.

Nel 2001, i Once Again registrano la loro demo-tape โ€œS/Tโ€; nel 2003 i No Way Out pubblicano lโ€™EP โ€œLivinโ€™ Todayโ€. Le tre band inizieranno una serie di live, spesso suonando insieme, grazie a cui il collettivo โ€œSxEโ€ comincia a mettere radici ben salde nel substrato hardcore dellโ€™epoca.

Brani come โ€œMake Your Choiceโ€ e โ€œLibero Stato Mentaleโ€ degli Injustice, โ€œLivinโ€™ Today, Into My Mindโ€ dei No Way Out, โ€œAntisocial To The Coreโ€, โ€œAll We Askโ€ dei Once Again diventano vere e proprie pietre miliari. Le tre band, daranno il via alla scena locale, che per diversi anni sarร  al centro della Palermo hardcore. Lo โ€œSxEโ€ in cittร  si limiterร  in quegli anni a queste poche band, ma con una prolifica attivitร  concertistica; oltre le giร  citate, si uniranno in seguito anche i For The Cause e Wise Guys dellโ€™eclettico XturyX.

Il segno distintivo che ogni Straight Edge aveva impresso sulle mani era una “X” disegnata con un pennarello, ostentata con fierezza ad ogni concerto. Il simbolo ha origine nell’America degli anni ’80, quando con questo simbolo si identificavano coloro che all’interno dei locali non potevano consumare alcol.

รˆ questa l’epopea dโ€™oro di questo filone musicale palermitano a cui, anche diverse band oltre lo stretto guardavano come esempio da seguire, non tanto per le sue band, ma per lโ€™attaccamento e la dedizione che le stesse peroravano alla causa. 

In Italia in quel periodo diverse sono le formazioni โ€œSxEโ€, su tutte Strenght Approach e By All Means, le sonoritร  cambiano, chi suona un โ€œold schoolโ€ di stampo americano, chi รจ piรน legato al punk degli esordi, chi alla vecchia scuola italiana; i temi comuni sono sempre gli stessi:  gridare valori positivi di amicizia, famiglia e rispetto. I live della โ€œPalermo Hardcoreโ€ sono vere e proprie rรฉunion della crew, vi si riuniscono tutti, lโ€™energia sprigionata da quei ragazzi contagia una moltitudine di persone, riunite dalla stessa voglia di musica e aggregazione.

I LIVE

Molti sono i luoghi in cui si esibiscono i giovani musicisti, tra piccoli locali, pub e centri culturali, ma quello che resterร  il piรน emblematico e simbolico รจ sicuramente l’ โ€Ex carcere C.S.O.Aโ€, in cui ciรฒ che accomunava era una sola passione; in quel palco si sfogavano i propri sentimenti, si esternavano le proprie emozioni, in un contesto di sana amicizia e rispettosa condivisione.

Ogni settimana si svolgeva un concerto, le sole โ€œpubblicitร โ€ a disposizione erano il passaparola, il volantinaggio e alcune โ€œfanzineโ€ locali; niente a che fare con la tecnologia odierna, certo piรน utile, ma meno affascinante. Come non ricordare i fantastici โ€œBanchettiโ€ improvvisati, dove le band vendevano merchandising e dove potevi trovare vinili, cd, toppe, spillette e quant’altro. Un โ€œmicromondoโ€ sotterraneo dove regnava gioia e spensieratezza. 

Con la scena hardcore โ€œStraight Edgeโ€ (SxE) convivevano collateralmente gruppi Hardcore Punk (180 in opposity, F.U.G, Semprefreski, Flat Daniel) crust (Istinto Repellente, Sonny Corleone), pop-punk (Popsters), trash metal (Shock Trooper), crossover (Filthy Sunday Circus, Reflections), ska-punk (Magilla Gorilla, Cheech Skaos) e Hip-Hop ( Stokka & MadBuddy).

In quegli anni, la musica underground a Palermo, era un carosello di generi e sottogeneri; tutti avevano i loro esponenti rappresentativi. La prima decade degli anni 2000 si caratterizza per l’avvento di nuove sonoritร , che mixano la tradizione old school con melodie strappalacrime. 

L’EMOCORE SXE

Arriva l’ โ€Emotional Hardcoreโ€ dei pionieri locali Keep The Faith, fondati da Maurizio Iozzia, con Daniele Marsana, Alessio Falsone e Vincenzo Bandiera, ex membri di Injustice e Once Again. Essi formeranno quella che sarร  la prima band emocore palermitana. Le band cambiano ma i ragazzi restano i medesimi; รจ questa la bellezza del movimento, come una sostanza che cambia forma ma resta immutata nella sua essenza.

Nel 2003 incidono โ€œSee your Tearsโ€ per Vacation House records, storica etichetta di Rudy Medea, cantante degli Indigesti.  Questo sarร  un album di svolta per la scena; i KTF uniranno l’hardcore piรน classico orange county a venature emo-rock, sulla scia di band come Further Seems Forever, Thrice, Noise Ratchet, riuscendo a concepire brani originali e fortemente emozionali come โ€œSacrificeโ€ โ€œSee your tearsโ€ e โ€œStop us Nowโ€.

EPILOGO DI UN’EPOPEA D’ORO 

I KTF daranno lโ€™input a tutta una serie di band locali Emo-core/pop/Rock/Screamo di nuove generazioni, che si adageranno esclusivamente sulle nuove ondate โ€œmodaioleโ€ strettamente legate al genere; non si percepiva piรน lโ€™ardore della vecchia fiamma hardcore, si preferiva piรน lโ€™ aspetto esibizionistico; stava diventando una โ€œNecessaria Consuetudineโ€. Anche lโ€™hardcore Old School muterร  forma, diventando piรน duro, piรน โ€œmetallaroโ€, piรน politico, anche qui sotto lโ€™influenza di nuove band post hardcore dโ€™oltreoceano (Terror, Converge).


A Palermo i maggiori esponenti del genere saranno i Values Intact, nati dalle ceneri dei No Way Out, che incideranno nel 2005 โ€œDead HomeTownโ€ per Godwill Records. Con loro termina quel periodo nostalgico della scena hardcore Straight Edge A Palermo. A seguire poche altre band cercheranno di imitare il filone ma senza riuscirci, lasciando impronte sbiadite a fievole memoria, gettando definitivamente le basi per la fine di unโ€™epoca.

IL CAMBIAMENTO

Lโ€™hardcore-punk e lo Straight Edge (SxE) di quegli anni, a Palermo, si fondevano in un movimento  paragonabile ad altre scene piรน blasonate, sicuramente per la passione e il senso di condivisione che caratterizzava l’intera scena.

Il periodo storico in cui versava la cittร  ha detonato le coscienze, molti giovani volevano far sentire la propria voce, la cittร  si rialzava dalle proprie macerie, nutriva il bisogno di urlare al mondo una sana rabbia attraverso la musica; tutto ciรฒ sarร  preludio di cambiamento.

โ€œNon voglio sprofondare nellโ€™abisso dittatore, voglio restare in superficie da padrone, ma con rispetto, tolleranza, amici ed onestร , voglio tentare di cambiare ma con dignitร , fai la tua scelta la mia mente รจ libera”…โ€ Make Your ChoiceInjustice,  1998.

Il Vangelo del giorno – Sabato 29 Agosto 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato โ€“ Martirio S. G. Battista

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 6,17-29

In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodรฌade, moglie di suo fratello Filippo, perchรฉ lโ€™aveva sposata. Giovanni, infatti, diceva a Erode: ยซNon ti รจ lecito tenere con te la moglie di tuo fratelloยป. Per questo Erodรฌade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perchรฉ Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nellโ€™ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.

Venne perรฒ il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i piรน alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dellโ€™esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodรฌade, danzรฒ e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: ยซChiedimi quello che vuoi e io te lo darรฒยป. E le giurรฒ piรน volte: ยซQualsiasi cosa mi chiederai, te la darรฒ, fosse anche la metร  del mio regnoยป. Ella uscรฌ e disse alla madre: ยซChe cosa devo chiedere?ยป. Quella rispose: ยซLa testa di Giovanni il Battistaยป. E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: ยซVoglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battistaยป. Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.

E subito il re mandรฒ una guardia e ordinรฒ che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andรฒ, lo decapitรฒ in prigione e ne portรฒ la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Parola del Signore

Giovanni perde la testa perchรฉ รจ un uomo liberoโ€ฆ dice la veritร  anche quando sa che quella veritร  puรฒ costargli cara. Non adatta ciรฒ che รจ giusto a ciรฒ che convieneโ€ฆ e soprattutto non cambia la veritร  per compiacere chi ha davanti.

Erode, invece, sa che Giovanni รจ โ€œgiusto e santoโ€โ€ฆ lo โ€œascolta volentieriโ€โ€ฆ ma non basta conoscere la veritร โ€ฆ bisogna avere il coraggio di fare la veritร โ€ฆ di scegliere secondo la veritร .

Alla fineโ€ฆ Erode fa uccidere Giovannilโ€ฆ per non perdere la faccia davanti agli altri.

Quante volte sappiamo qual รจ la cosa giusta da fareโ€ฆ ma non la facciamo perchรฉ temiamo il giudizio degli altriโ€ฆ una brutta figuraโ€ฆ un conflittoโ€ฆ una delusione?

Giovanni perde la testaโ€ฆ ma non perde se stessoโ€ฆ Erode salva la faccia, ma perde la propria libertร !

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LA LIBERTร€ DI OFFENDERE

Premessa

Arte, religione, censura e democrazia nellโ€™epoca del nuovo conformismo
Il caso dellโ€™Annunciazione di Recanati e la lezione di Charlie Hebdo

Esiste una domanda che ogni democrazia liberale รจ costretta periodicamente a porsi:
quanto deve essere libera la libertร  di espressione quando ciรฒ che viene espresso ci offende?
La domanda diventa ancora piรน radicale quando l’oggetto dell’offesa รจ ciรฒ che una comunitร  considera sacro: Dio, la religione, la memoria, la patria, la famiglia, l’identitร .


Il recente caso del Recanati Comics Festival 2026 ripropone questa questione attraverso un’immagine potentemente simbolica: la reinterpretazione, realizzata dall’artista spagnolo Miguel รngel Martรญn, dell’Annunciazione di Lorenzo Lotto in chiave cyberpunk e industriale. L’immagine ha provocato polemiche e il Comune di Recanati ha deciso di rimuovere il proprio logo dalla locandina, pur mantenendo il patrocinio e la collaborazione con il festival.

L’amministrazione ha motivato la scelta anche con la necessitร  di prendere le distanze da un’immagine ritenuta troppo forte.
Non siamo, dunque, davanti a un’opera sequestrata. Non siamo davanti a un artista arrestato. Non siamo davanti a un divieto penale.


Ed รจ proprio questo il punto.
La censura contemporanea non ha sempre bisogno di proibire.
Talvolta รจ sufficiente separare l’opera dall’istituzione, togliere il logo, rendere sconveniente l’esposizione, trasformare l’artista in un problema, suggerire che quella libertร  non sia socialmente opportuna.


Il problema della libertร  di espressione, pertanto, non riguarda soltanto ciรฒ che lo Stato vieta.
Riguarda anche ciรฒ che una societร  democratica induce progressivamente a non dire.

LA LIBERTร€ NON รˆ IL DIRITTO DI DIRE CIร’ CHE PIACE

L’articolo 21 della Costituzione italiana รจ costruito intorno a una formulazione apparentemente semplice:
tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero.
E aggiunge qualcosa di ancora piรน significativo: la stampa non puรฒ essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
La libertร  di manifestazione del pensiero non รจ stata inserita nella Costituzione per proteggere le opinioni innocue.
Le opinioni innocue non hanno bisogno di una Costituzione.


La libertร  acquista significato quando protegge anche ciรฒ che disturba.
Per questo la libertร  di espressione, nella tradizione liberale inaugurata da John Stuart Mill, non coincide con il diritto di avere ragione.
Coincide con il diritto di non essere costretti al silenzio perchรฉ qualcun altro ritiene sbagliato ciรฒ che diciamo.
La democrazia non รจ un luogo nel quale tutti pensano allo stesso modo.
รˆ il luogo nel quale persone che pensano diversamente possono continuare a vivere insieme.

LA LIBERTร€ CHE OFFENDE

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha elaborato una delle formule piรน importanti della cultura giuridica contemporanea.
Nel caso Handyside c. Regno Unito, principio successivamente ripreso in numerosissime sentenze, la Corte ha affermato che la libertร  di espressione protegge non soltanto le informazioni e le idee accolte favorevolmente, ma anche quelle che offendono, urtano o disturbano.


Non รจ una casualitร .
Una democrazia nella quale รจ possibile dire soltanto ciรฒ che non offende nessuno non รจ una democrazia liberale.
รˆ una societร  del consenso.


La CEDU considera infatti la libertร  di espressione uno dei fondamenti essenziali della societร  democratica e collega la sua tutela al pluralismo, alla tolleranza e all’apertura mentale.
La formula รจ straordinariamente importante:
la democrazia non protegge soltanto il diritto di parlare; protegge il diritto di disturbare.

L’ARTE รˆ ANCORA PIร™ SCOMODA DELLA PAROLA

L’artista non si limita a formulare una proposizione.
L’artista modifica il modo nel quale vediamo il mondo.
รˆ per questo che l’arte รจ stata storicamente sottoposta a censura.
Un’opera d’arte non dimostra necessariamente qualcosa.
Mostra.
E ciรฒ che viene mostrato puรฒ penetrare nella coscienza prima ancora di essere sottoposto al giudizio razionale.
La stessa Corte europea ha riconosciuto una particolare rilevanza alla libertร  artistica: chi crea, interpreta, distribuisce o espone un’opera contribuisce allo scambio di idee e opinioni indispensabile alla societร  democratica.


Questo rende particolarmente significativo il caso Recanati.
L’Annunciazione non viene semplicemente riprodotta.
Viene trasformata.
Il sacro entra nel linguaggio del fumetto e della cultura popolare; il Rinascimento entra nell’immaginario cyberpunk.
รˆ precisamente questo che fa l’arte contemporanea:
mettere in comunicazione mondi che normalmente non comunicherebbero.

IL SACRO E IL DIRITTO

Il problema giuridico diventa particolarmente complesso quando l’espressione artistica entra in conflitto con la libertร  religiosa.
Da una parte esiste la libertร  di espressione.
Dall’altra esiste la libertร  religiosa.


Entrambe sono diritti fondamentali.
Ma esiste un equivoco da evitare:
la libertร  religiosa non coincide con il diritto a non essere offesi nella propria religione.
Una cosa รจ proteggere una persona dalla discriminazione, dalla persecuzione o dall’incitamento alla violenza.


Altra cosa รจ proteggere una convinzione religiosa dalla critica, dall’ironia o dalla rappresentazione dissacrante.
La distinzione รจ fondamentale.
La ricerca giuridica italiana ha sottolineato da tempo che il rapporto tra libertร  religiosa e libertร  artistica deve essere affrontato attraverso il bilanciamento dei diritti fondamentali e non attraverso una presunzione automatica di prevalenza del sentimento religioso.

IL CASO DI RECANATI: CENSURA O AUTONOMIA ISTITUZIONALE?

Qui occorre essere giuristi prima ancora che polemisti.
Il Comune di Recanati non ha proibito l’immagine.
Non ha sequestrato la locandina.
Non ha impedito il festival.
Ha ritirato il proprio logo dal manifesto, dichiarando di voler mantenere il sostegno alla manifestazione ma di non voler associare direttamente l’istituzione a quella specifica immagine.


Formalmente, dunque, non siamo davanti alla censura amministrativa classica.
Ma il problema democratico non scompare.
Perchรฉ l’esercizio del potere pubblico non si manifesta soltanto attraverso il divieto.
Puรฒ manifestarsi anche attraverso la dissociazione istituzionale.
La domanda diventa allora:
quando l’istituzione pubblica prende le distanze da un’opera perchรฉ la considera offensiva, sta semplicemente esercitando la propria libertร  politica oppure sta comunicando che quell’opera non รจ culturalmente accettabile?
La risposta dipende dal contesto.


Se il Comune dice:
ยซnon condividiamo quell’opera, ma difendiamo il diritto dell’artista di esporlaยป, siamo dentro il pluralismo.
Se invece il messaggio diventa:
ยซquell’opera non dovrebbe essere mostrata perchรฉ offende la sensibilitร  religiosaยป, entriamo nella logica censoria.
La differenza รจ sottile ma fondamentale.

LA CENSURA NON HA SEMPRE LA FORMA DEL DIVIETO

Michel Foucault ci aiuta a comprendere un fenomeno piรน profondo.
Il potere moderno non opera soltanto attraverso la proibizione.
Opera attraverso la produzione di ciรฒ che รจ considerato normale, accettabile, rispettabile.
Il potere non deve necessariamente dirci:
ยซnon puoi parlareยป.
Puรฒ essere sufficiente farci pensare:
ยซforse รจ meglio non parlareยป.
รˆ la forma piรน sofisticata del controllo.
Perchรฉ il censore esterno puรฒ essere combattuto.


L’autocensura รจ molto piรน difficile da vedere.
รˆ qui che il caso Recanati diventa filosoficamente interessante.
L’artista non viene formalmente silenziato.
Ma la societร  discute se la sua immagine sia compatibile con l’identitร  istituzionale della cittร .


รˆ il passaggio dalla censura della parola alla gestione preventiva dell’accettabilitร .


VII. RECALCATI: IL DESIDERIO E L’ALTRO


Massimo Recalcati consente di leggere il problema attraverso la categoria dell’Altro.
Il desiderio umano non nasce nel vuoto.
Nasce dentro un mondo simbolico.
E ogni societร  costruisce immagini, significati, divieti, tabรน.
Il sacro rappresenta uno dei luoghi fondamentali nei quali una comunitร  deposita ciรฒ che considera intoccabile.
Ma proprio per questo il sacro puรฒ diventare anche il luogo nel quale il soggetto sperimenta il limite.


L’arte ha spesso una funzione opposta a quella del conformismo:
tocca ciรฒ che non dovrebbe essere toccato.
Non necessariamente per distruggerlo.
Talvolta per costringerci a interrogarci sul perchรฉ lo consideriamo intoccabile.
La dissacrazione puรฒ dunque essere una forma di pensiero.
E questo รจ un punto decisivo.
Non tutto ciรฒ che offende รจ privo di valore.
Talvolta ciรฒ che offende รจ precisamente ciรฒ che costringe una societร  a interrogarsi sui propri tabรน.

V GALIMBERTI: LA TECNICA E LA TRASFORMAZIONE DEL SACRO

Umberto Galimberti permette di leggere il caso da un’altra prospettiva.
Viviamo in una societร  nella quale la tecnica non รจ piรน soltanto uno strumento.
รˆ diventata ambiente.
Il linguaggio cyberpunk utilizzato da Martรญn nell’interpretazione dell’Annunciazione rappresenta precisamente questa trasformazione.


L’immagine religiosa non viene semplicemente ripetuta.
Viene sottoposta al linguaggio tecnologico contemporaneo.
รˆ un confronto tra due epoche:
il sacro rinascimentale e l’immaginario tecnologico.
Il conflitto nasce perchรฉ l’immagine religiosa non viene lasciata nel museo.
Viene riportata nel presente.
E ogni volta che il passato viene riportato nel presente, il presente lo modifica.
La cultura non รจ conservazione pura.
รˆ trasformazione.
Una tradizione che non puรฒ essere reinterpretata rischia di diventare semplicemente un reperto.

CHARLIE HEBDO: QUANDO LA LIBERTร€ DIVENTA UNA QUESTIONE DI VITA E DI MORTE

Il caso Charlie Hebdo porta la questione a un livello estremo.
Il 7 gennaio 2015 dodici persone furono assassinate nella redazione del settimanale satirico francese, tra cui otto membri della redazione.
L’attacco fu collegato alle vignette che rappresentavano Maometto.
La questione che ne seguรฌ fu terribile:
puรฒ un’immagine essere cosรฌ offensiva da giustificare la violenza?
La risposta dello Stato di diritto deve essere assolutamente negativa.


L’offesa puรฒ essere discussa.
Puรฒ essere criticata.
Puรฒ essere contestata.
Puรฒ persino, nei casi previsti dalla legge, essere sanzionata.
Ma non puรฒ diventare il fondamento della violenza.
Altrimenti il diritto non protegge piรน la libertร .
Protegge il piรน forte.
Il caso Charlie Hebdo ha mostrato quindi una veritร  fondamentale:
il diritto alla libertร  di espressione comprende anche il diritto di criticare una religione.


Il dibattito europeo ha perรฒ mostrato anche che la libertร  di espressione non รจ assoluta e puรฒ essere sottoposta a restrizioni quando ricorrono i presupposti dell’articolo 10, paragrafo 2, CEDU.

OTTO-PREMINGER: LA ZONA GRIGIA DELLA DEMOCRAZIA

La giurisprudenza europea offre un precedente particolarmente interessante: Otto-Preminger-Institut c. Austria.
La Corte europea riconobbe una certa legittimitร  all’intervento dello Stato a tutela dei sentimenti religiosi, lasciando agli Stati un certo margine di apprezzamento.
Ma nello stesso tempo affermรฒ che tale margine non รจ illimitato e che le restrizioni alla libertร  di espressione devono essere sottoposte a un controllo rigoroso.
Qui emerge una delle contraddizioni piรน interessanti del diritto contemporaneo.
Da un lato:
la democrazia deve proteggere il pluralismo.
Dall’altro:
la democrazia deve proteggere anche la convivenza tra persone che possono sentirsi profondamente offese.
Non esiste una formula matematica.
Esiste il principio di proporzionalitร .

SEKMDIENIS: QUANDO L’EUROPA PROTEGGE LA PARODIA DEL SACRO

Ancora piรน interessante รจ Sekmadienis Ltd. c. Lituania.
Una societร  aveva utilizzato immagini riconducibili a Gesรน e Maria in una campagna pubblicitaria.
Le autoritร  lituane avevano ritenuto tali immagini offensive della morale pubblica.
La Corte europea ha invece constatato una violazione dell’articolo 10 CEDU, osservando che le immagini non erano gratuitamente offensive nรฉ incitavano all’odio e che le autoritร  non avevano fornito ragioni sufficienti per giustificare la restrizione.
รˆ una sentenza preziosa perchรฉ dimostra cheil semplice fatto che qualcuno si senta offeso non รจ sufficiente per limitare la libertร  di espressione.
Altrimenti sarebbe il destinatario dell’espressione a determinare il perimetro della libertร .

JOHN STUART MILL E IL DIRITTO ALL’ERRORE

Mill aveva compreso una cosa fondamentale.
Se una societร  reprime un’opinione perchรฉ ritiene che sia falsa, puรฒ commettere un errore.
Se l’opinione รจ falsa, il confronto consente di dimostrarlo.
Se l’opinione contiene una parte di veritร , la censura impedisce di scoprirla.
Se l’opinione รจ completamente vera, la societร  ha comunque bisogno di confrontarsi con essa.
La libertร , dunque, non serve perchรฉ tutto ciรฒ che viene detto sia vero.
Serve perchรฉ nessuna autoritร  possiede il monopolio della veritร .
Questo principio รจ particolarmente importante quando parliamo di religione.
Lo Stato democratico non puรฒ diventare arbitro della veritร  teologica.
Non puรฒ stabilire quale rappresentazione di Dio sia lecita.

HABERMAS: IL DIRITTO DI ENTRARE NELLO SPAZIO PUBBLICO

Jรผrgen Habermas interpreta la democrazia come spazio comunicativo.
La legittimitร  nasce dalla possibilitร  dei cittadini di partecipare al processo pubblico di formazione dell’opinione.
Ma se alcune immagini vengono escluse perchรฉ offendono una sensibilitร  religiosa, politica o culturale, lo spazio pubblico diventa progressivamente piรน povero.
Il problema non รจ allora soltanto il diritto dell’artista.
รˆ il diritto della collettivitร  a vedere, discutere, criticare e contestare l’opera.
Anche il rifiuto dell’opera deve essere libero.
La democrazia non impone di apprezzare l’arte.
Impone di non trasformare il disgusto in una ragione automatica di proibizione.

RAWLS E IL FATTO DEL PLURALISMO

John Rawls parte da un dato nelle societร  contemporanee esistono molte concezioni del bene.
Religiose.
Atee.
Politiche.
Filosofiche.
Individualistiche.
Comunitarie.
La societร  democratica non puรฒ pretendere che una di esse diventi la misura assoluta della vita pubblica.
Questo รจ precisamente il problema del sacro.
Una persona puรฒ considerare blasfema un’immagine.
Un’altra puรฒ considerarla arte.
Una terza puรฒ trovarla stupida.
Una quarta puรฒ trovarla geniale.
Lo Stato deve essere sufficientemente neutrale da consentire la coesistenza di queste valutazioni.

CHARLES TAYLOR E LA SOCIETร€ POST-SECOLARE

Charles Taylor ci ricorda perรฒ che la religione non รจ semplicemente un residuo del passato.
Le societร  contemporanee continuano a essere attraversate da profonde esperienze religiose.
La laicitร  non significa quindi eliminazione del religioso.
Significa costruzione di uno spazio nel quale il religioso e il non religioso possano convivere.
Ma questa convivenza richiede reciprocitร .
Il credente deve poter professare la propria fede.
Il non credente deve poterla criticare.
Il credente puรฒ contestare l’opera.
L’artista deve poterla realizzare.
Nessuno dei due possiede il monopolio dello spazio pubblico.

DERRIDA: IL DIRITTO ALL’OSPITALITร€ DELL’ALTRO

Jacques Derrida porta il problema ancora piรน in profonditร .
Una democrazia autentica deve essere capace di ospitare l’altro anche quando l’altro ci destabilizza.
L’opera provocatoria rappresenta precisamente l’irruzione dell’alteritร .
Ci costringe a confrontarci con qualcosa che non coincide con la nostra identitร .
Per questo il problema della censura รจ, in ultima analisi, un problema antropologico:
quanto siamo capaci di sopportare ciรฒ che non siamo?

ลฝIลฝEK: IL PARADOSSO DELLA TOLLERANZA

Slavoj ลฝiลพek ha piรน volte messo in discussione l’idea di una societร  nella quale la tolleranza possa trasformarsi in un nuovo conformismo.
Una cultura puรฒ diventare cosรฌ ossessionata dall’evitare l’offesa da finire per produrre una nuova ortodossia.
La vecchia censura diceva:
ยซQuesto non si puรฒ direยป.
La nuova censura puรฒ dire:
ยซQuesto non รจ opportunoยป.
La prima รจ autoritaria.
La seconda puรฒ diventare paternalistica.
Il risultato, perรฒ, puรฒ essere simile:
la riduzione dello spazio del dicibile.

Ferrarajoli: LA LIBERTร€ COME DIRITTO FONDAMENTALE

Luigi Ferrajoli consente di riportare la questione sul terreno strettamente giuridico.
I diritti fondamentali non sono concessioni del potere.
Sono limiti al potere.
La libertร  di manifestazione del pensiero appartiene precisamente a questa categoria.
L’istituzione non deve chiedersi:
ยซMi piace questa opera?ยป
Deve chiedersi:
ยซHo una ragione giuridicamente legittima e proporzionata per impedirne o limitarne la diffusione?ยป
La domanda cambia completamente il punto di vista.

ZAGREBELSKY E IL DIRITTO MITE

Gustavo Zagrebelsky ha descritto il costituzionalismo contemporaneo come un diritto nel quale principi diversi devono convivere.
Non esiste sempre una regola che elimina il conflitto.
Esiste il bilanciamento.
Ma bilanciare non significa mettere tutti i diritti sullo stesso piatto e scegliere arbitrariamente.
Significa individuare la soluzione che comprime il meno possibile ciascun diritto.
Nel caso dell’arte religiosa:
libertร  artistica;
libertร  di espressione;
libertร  religiosa;
dignitร  della persona;
tutela contro odio e violenza
devono essere composti attraverso proporzionalitร  e necessitร .
Non attraverso il semplice criterio:
ยซqualcuno si รจ offesoยป.

IL LIMITE: QUANDO LA LIBERTร€ DIVENTA VIOLENZA

Difendere la libertร  di espressione non significa sostenere che tutto sia lecito.
Esistono limiti.
Diffamazione.
Minaccia.
Istigazione alla violenza.
Incitamento all’odio nei casi previsti dalla legge.
Discriminazione.
Condotte penalmente rilevanti.
La questione decisiva รจ perรฒ distinguere l’offesa dalla violenza.
Un’immagine puรฒ ferire.
Una satira puรฒ umiliare.
Una vignetta puรฒ essere volgare.
Un’opera puรฒ essere blasfema.
Ma ciรฒ non significa automaticamente che costituisca odio o incitamento alla violenza.
La ricerca giuridica contemporanea insiste proprio sulla necessitร  di distinguere critica, satira, blasfemia e hate speech.

IL VERO PERICOLO: IL DIRITTO A NON ESSERE OFFESI

Se introducessimo nel nostro ordinamento un generale diritto a non essere offesi, il risultato sarebbe paradossale.
Il cattolico potrebbe chiedere la rimozione di una rappresentazione blasfema.
Il musulmano di una caricatura di Maometto.
L’ebreo di una rappresentazione offensiva della tradizione ebraica.
L’ateo di una propaganda religiosa.
Il monarchico di una satira sulla monarchia.
Il repubblicano di una celebrazione monarchica.
Il conservatore di un’opera radicale.
Il progressista di un’opera reazionaria.
Ogni identitร  diventerebbe titolare di un diritto di veto.
La libertร  di espressione finirebbe per essere determinata dalla sensibilitร  del piรน suscettibile.
Non sarebbe piรน libertร .
Sarebbe una gara a chi riesce a dichiararsi piรน offeso.

IL PARADOSSO DI RECANATI

Recanati rende il problema particolarmente evidente.
La cittร  di Lorenzo Lotto diventa il luogo nel quale un artista contemporaneo reinterpreta proprio l’opera di Lotto.
รˆ una straordinaria metafora della cultura.
Il passato viene reinterpretato dal presente.
Il presente non distrugge il passato.
Lo fa parlare nuovamente.
La domanda non dovrebbe essere:
ยซL’immagine rispetta abbastanza l’originale?ยป
Dovrebbe essere:
ยซChe cosa ci sta dicendo questa trasformazione dell’originale?ยป
Se l’immagine รจ provocatoria, bisogna discuterla.
Se รจ blasfema, bisogna poter dire che รจ blasfema.
Se รจ brutta, bisogna poter dire che รจ brutta.
Se รจ geniale, bisogna poterlo sostenere.
Ma il confronto deve avvenire dopo che l’opera รจ entrata nello spazio pubblico, non prima attraverso il filtro dell’autoritร .

DALLA CENSURA ALL’AUTO-CENSURA

Il vero pericolo contemporaneo รจ forse ancora piรน sottile.
Non รจ il poliziotto che entra nello studio dell’artista.
รˆ l’artista che, prima ancora di creare, si chiede:
ยซChi potrei offendere?ยป
รˆ il direttore del museo che pensa:
ยซPotrebbe creare polemicheยป.
รˆ il Comune che pensa:
ยซMeglio non mettere il logoยป.
รˆ l’editore che pensa:
ยซPotremmo perdere qualcunoยป.
รˆ l’universitร  che pensa:
ยซPotremmo ricevere protesteยป.
รˆ il cittadino che pensa:
ยซMeglio non scriverlo sui socialยป.
รˆ cosรฌ che una societร  perde la libertร  senza che nessuno abbia formalmente emanato una legge censoria.
La censura piรน efficace รจ quella che diventa interiorizzata.

LA DEMOCRAZIA COME LUOGO DEL CONFLITTO

Chantal Mouffe ha mostrato come il conflitto non sia necessariamente una patologia della democrazia.
Puรฒ esserne una componente strutturale.
Una societร  democratica non elimina il conflitto.
Lo civilizza.
Trasforma il nemico in avversario.
Trasforma la violenza in discussione.
Trasforma la censura in critica.
Trasforma l’offesa in dibattito.
Questo dovrebbe essere il significato di una mostra controversa.
Non eliminare l’immagine.
Discuterla.

LA LEZIONE DI CHARLIE HEBDO

Charlie Hebdo rappresenta il limite estremo della questione.
La libertร  di espressione non garantisce che ciรฒ che diciamo sarร  amato.
Non garantisce che non saremo criticati.
Non garantisce che nessuno si sentirร  offeso.
Garantisce qualcosa di piรน radicale:
che lo Stato non possa trasformare il nostro pensiero in un reato soltanto perchรฉ quel pensiero รจ sgradito, provocatorio o dissacrante, salvo i limiti previsti dalla legge e compatibili con i principi costituzionali e convenzionali.
La risposta all’offesa deve essere altra parola.
Non la violenza.
Non la minaccia.
Non il silenzio imposto.

IL PRINCIPIO DI PROPORZIONALITร€

Il giurista deve quindi applicare quattro domande.

Esiste una base legale?
Una limitazione alla libertร  di espressione deve avere una base normativa.

Persegue uno scopo legittimo?
Per esempio la tutela della dignitร , della reputazione, della sicurezza o dei diritti altrui.

รˆ necessaria?
Non basta che sia utile o conveniente.
Occorre dimostrare che sia necessaria in una societร  democratica.

รˆ proporzionata?
Occorre scegliere la misura meno lesiva della libertร .
Questo รจ il cuore del costituzionalismo contemporaneo.

La Corte europea ha piรน volte ribadito che il margine di apprezzamento degli Stati non รจ illimitato e che la necessitร  della restrizione deve essere convincentemente dimostrata.

UNA TESI GIURIDICA SUL CASO RECANATI

Alla luce di questi principi, la mia valutazione sarebbe la seguente.
Primo.
La decisione del Comune di rimuovere il proprio logo non costituisce, allo stato delle informazioni disponibili, una censura amministrativa in senso tecnico.
Secondo.
La scelta รจ tuttavia politicamente e culturalmente rilevante perchรฉ interviene sul rapporto tra istituzione pubblica e libertร  artistica.
Terzo.
Il patrocinio pubblico non implica necessariamente che l’ente debba condividere ogni contenuto dell’iniziativa patrocinata.
Quarto.
L’istituzione ha certamente diritto di dichiarare la propria distanza dall’opera.
Quinto.
Questa facoltร  non puรฒ perรฒ trasformarsi, direttamente o indirettamente, in un potere di impedire la diffusione dell’opera per il solo carattere religioso o blasfemo della rappresentazione.
Sesto.
Se l’opera non incita all’odio, alla discriminazione o alla violenza e non integra altri illeciti previsti dalla legge, la sua offensivitร  religiosa non รจ, di per sรฉ, sufficiente a giustificarne la proibizione.
Il precedente europeo di Sekmadienis รจ particolarmente significativo proprio sotto questo profilo.

UNA TESI FILOSOFICA

La questione puรฒ essere sintetizzata in una proposizione:
una societร  libera non รจ quella nella quale nessuno viene offeso; รจ quella nella quale nessuno possiede il potere di trasformare la propria offesa nel silenzio dell’altro.
Questa รจ la differenza tra sensibilitร  e potere.
La sensibilitร  merita rispetto.
Il potere di censurare merita controllo.

IL SACRO HA BISOGNO DELLA LIBERTร€

C’รจ infine un paradosso.
Anche la religione ha bisogno della libertร  di espressione.
Se lo Stato acquisisse il potere di stabilire ciรฒ che รจ rispettoso del sacro, domani potrebbe stabilire anche ciรฒ che รจ religiosamente scorretto.
La libertร  religiosa presuppone quindi una certa libertร  di critica della religione.
La protezione del sacro non puรฒ trasformarsi nella sacralizzazione del diritto.
Perchรฉ quando lo Stato diventa arbitro della blasfemia, il problema non รจ piรน soltanto religioso.
รˆ politico.

DIFENDERE LA LIBERTร€ QUANDO NON CI PIACE

La libertร  di espressione viene spesso difesa facilmente quando protegge ciรฒ che condividiamo.
Ma quella non รจ la prova della libertร .
La vera prova arriva quando compare un’immagine che detestiamo.
Una vignetta che ci offende.
Un’opera che considera ridicolo ciรฒ che per noi รจ sacro.
Un’idea che riteniamo pericolosa.
Una parola che preferiremmo non ascoltare.
รˆ allora che la democrazia ci pone davanti alla sua domanda piรน difficile:
siamo disposti a difendere la libertร  anche quando la libertร  viene utilizzata contro di noi?
Charlie Hebdo ha mostrato il prezzo terribile che puรฒ assumere il rifiuto della libertร .
Recanati ci mostra una forma molto piรน ordinaria e apparentemente innocua del medesimo problema: il progressivo arretramento dell’istituzione davanti all’immagine controversa.
Tra i due casi esiste una distanza enorme.
Ma esiste anche un filo comune:
chi decide il limite dell’espressione?
La risposta di una democrazia costituzionale non puรฒ essere:
ยซchi si sente offesoยป.
Non puรฒ essere:
ยซchi detiene il potereยป.
E nemmeno:
ยซla maggioranzaยป.
Il limite deve essere stabilito dal diritto, attraverso legge, necessitร , proporzionalitร  e tutela degli altri diritti fondamentali.
Il resto appartiene al libero conflitto delle idee.
Ed รจ precisamente questo conflitto che dobbiamo imparare a non temere.
Perchรฉ una societร  nella quale tutti sono rispettosi puรฒ essere una societร  civile.
Ma una societร  nella quale nessuno puรฒ piรน disturbare nessuno rischia di essere una societร  conformista.
E il conformismo รจ spesso la forma piรน elegante della censura.
Epilogo
L’arte non deve necessariamente rispettare il sacro.
La religione non deve necessariamente apprezzare l’arte.
Il cittadino non deve necessariamente approvare l’artista.
Il Comune non deve necessariamente mettere il proprio logo sull’opera.
Ma tutti devono poter continuare a esistere nello stesso spazio pubblico.
Questa รจ la vera prova della democrazia:
non eliminare ciรฒ che ci offende, ma imparare a convivere con ciรฒ che ci costringe a pensare.
La libertร , in fondo, comincia proprio lรฌ.
Nel momento esatto in cui incontriamo qualcosa che non avremmo mai voluto vedere.

vulgata in liturgia

Lumen Christi. Defending the use of the pre-1955 Roman Rite, Os Justi Press, trad.it. Amicitia Liturgica, 2026, pp. 27-30

Il permesso di usare la lingua volgare per alcune parti della Messa era stato concesso occasionalmente ben prima del pontificato di Pio XII, compreso un permesso di Pio X nel 1906 (per i Propri nell’Impero autro-ungarico). Questo non puรฒ dirsi senza precedenti, a causa del permesso di Leone XIII al sacerdote rivestito dei paramenti della Messa di recitare in volgare le Preghiere Leonine. Anche i successori di Pio X fecero lo stesso: Benedetto XV nel 1920 (croato, sloveno e ceco) e Pio XI nel 1929 (tedesco in Baviera). Tutto ciรฒ deriva da una concezione secondo cui i fedeli avrebbero bisogno della lingua volgare per comprendere la Messa e parteciparvi piรน pienamente in modo attivo – idea molto favorita dai primi riformatori protestanti, come Cranmer. Tuttavia, vi sono diversi modi di affrontare questa questione senza toccare i sacri misteri:

  • la ripetizione dell’Epistola e del Vangelo in lingua volgare durante l’omelia
  • un’omelia che intrecci il Proprio della Messa
  • l’uso dei messalini. Essi esistono fin dall’invenzione della stampa. Se i fedeli devono conoscere il contenuto di ogni preghiera, il messalino รจ il mezzo migliore per assicurarne l’accesso
  • la catechesi e l’istruzione dei fedeli circa il significato delle varie parti della Messa

Nella Chiesa vi sono sempre state molte persone analfabete. Erano laici che assistevano fruttuosamente alla Messa senza alcun bisogno di comprendere le letture del giorno. Non ritenevano di dover capire ogni singola parola della liturgia per partecipare. Comprendevano la Messa come un pio sacramento di devozione, non come un circolo letterario. Le pratiche di questi pii uomini e donne mostrano che non vi era alcun bisogno di una liturgia in volgare per formare dei santi.

le ragioni del latino

Vi sono molte ragioni per cui la liturgia del rito romano รจ in latino. In primo luogo, รจ la conservazione della tradizione. La lingua latina ci unisce ai nostri padri nella fede. E’ patrimonio della Chiesa occidentale avere il latino come lingua della liturgia, pratica custodita per generazioni e generazioni. Il latino serviva anche come lingua universale dei credenti. Non importa dove ci si trovasse all’interno della Chiesa, la partecipazione alla Messa domenicale offriva le familiari preghiere in latino – una lingua liturgica condivisa, anche se non compresa fluentemente da tutti. Questa universalitร  favoriva una profonda unitร , poichรฉ i fedeli riconoscevano le parole sacre e i ritmi del rito, impregnati di secoli di uso comune. Anche il fatto che il latino sia una “lingua morta” รจ di grande beneficio. Non avendo parlanti nativi, i significati attribuiti alle sue parole rimangono fissi, evitando le trasformazioni proprie delle lingue vive. Inoltre, il latino รจ esso stesso sacro. E’ una lingua che Nostro Signore certamente conosceva, una lingua iscritta sulla croce e custodita nei primi scritti della Chiesa.

Papa Montini che autorizzรฒ la celebrazione della Messa nelle lingue vernacolari, osservรฒ tuttavia nel 1966 che il latino liturgico era sorgente fecondissima di cristiana civiltร  e ricchissimo tesoro di pietร  (lettera apostolica “Sacrificium laudis”). Nel 1969 disse in un’udienza generale: La sostituzione della lingua volgare รจ un grande sacrificio: perdiamo la loquela dei secoli cristiani, diventiamo quasi intrusi e profani nel recinto letterario dell’espressione sacra. Ancora si riferisce a quella lingua degli angeli, la divina lingua latina.


Papa Paolo VI, Discorso per l’udienza generale del 26 novembre 1969

Non piรน il latino sarร  il linguaggio principale della Messa, ma la lingua parlata. Per chi sa la bellezza, la potenza, la sacralitร  espressiva del latino, certamente la sostituzione della lingua volgare รจ un grande sacrificio: perdiamo la loquela dei secoli cristiani, diventiamo quasi intrusi e profani nel recinto letterario dell’espressione sacra, e cosรฌ perderemo grande parte di quello stupendo e incomparabile fatto artistico e spirituale, ch’รจ il canto gregoriano. Abbiamo, sรฌ, ragione di rammaricarci, e quasi di smarrirci.

Luoghi di San Filippo

Luoghi San Filippo

  • Castelfranco di Sopra: Casa di campagna ove la madre partorรฌ il 21 luglio 1515
  • Casa natale: La famiglia abitava nel cortile in Via de’ Serragli
  • Costa San Giorgio: Seconda abitazione della famiglia Neri a Firenze in seguito al trasloco (quattro anni di etร )
  • Basilica di San Marco: Dove il piccolo Filippo ricevette la prima formazione spirituale dai frati domenicani
  • Battistero di San Giovanni: Dove fu battezzato il 22 luglio 1515
  • Chiesa di San Firenze: Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Firenze
  • Chiesa di San Pier Gattolino: Prima sede della Congregazione dell’Oratorio a Firenze

  • Gaeta: Nel 1532-33 Filippo lascia Firenze definitivamente e, per volontร  del padre, si trasferirsce da uno zio mercante
  • Santuario della SS. Trinitร  alla Montagna Spaccata: Dove San Filippo si ritirava in preghiera solitaria
  • Cassino (giร  “San Germano”): Dove San Filippo sperimentรฒ il commercio dello zio Romolo, cugino del padre, senza figli
  • Abitazione zio Romolo: Dove visse San Filippo nel suo periodo di permanenza a San Germano. Fino alla 2^ guerra mondiale Via Vittorio Emanuele, poi Via Napoli andata distrutta dai bombardamenti; oggi Via E. de Nicola
  • Abbazia di Montecassino: Occasionalmente frequentata da San Filippo durante il soggiorno a San Germano

  • Casa del Caccia: Presso VIII Rione Sant’Eustachio (Via della Dogana n. 11) si trovava la casa del fiorentino Gaetano Caccia, funzionario della dogana di terra. Fu la prima abitazione di San Filippo dove venne ospitato come precettore dei figli Michele e Ippolito
  • San Giacomo degli incurabili: Fondato nel 1338 da un lascito del Cardinale Colonna, trasformato in arciospedale destinato alla cura degli ammalati emarginati da Leone X (bolla ‘Salvatoris nostri’ del 19 luglio 1515)
  • Ospedale della Consolazione – Ospedale Santo Spirito – Ospedale San Giovanni
  • Chiesa di San Salvatore in Campo: Verso il 1550 prima sede della Confraternitร  della Trinitร , in seguito al giubileo del 1550, rinominata “Confraternita della Trinitร  dei Pellegrini”
  • SS. Trinitร  dei Pellegrini (giร  S.Benedetto alla Regola): Concessa nel 1555 da Paolo IV alla Confraternita da cui prende il nome immutato fino ad oggi
  • San Girolamo della Caritร : Lascito dei Frati Minori Osservanti a una comunitร  di preti secolari che accolse San Filippo appena ordinato sacerdote (vi abitรฒ 32 anni); vi risiedeva anche il padre spirituale Persiano Rosa. Ivi aveva sede la Confraternita della Caritร , fondata nel 1518 dal Cardinale Giulio de’ Medici (futuro Clemente VII). I laici lรฌ frequentanti si costituiranno nel 1548 in “Compagnia della SS. Trinitร  del sussidio” (o Confraternita della Trinitร )
  • Studium generalis ordini (agostiniani): Dove San Filippo frequentรฒ da laico corsi accademici di Teologia. Il Crocifisso ubicato in aula si trova oggi in chiesa
  • Studium urbis – Archiginnasio romano (dal 1569 Sapienza): Dove San Filippo frequentรฒ corsi accademici di filosofia
  • Rione Ponte: “Zona dei banchi” dove San Filippo incontrava rampolli di ricche famiglie
  • S. Lucia del Gonfalone: Luogo di incontro tra San Filippo e San Felice da Cantalice
  • Campo de’ Fiori: Patibolo per le esecuzioni capitali
  • Corte Savella: Prigione visitata da San Filippo
  • S. Giovanni dei Fiorentini: La parrocchia personale affidata a preti della cerchia di San Filippo
  • Ex-Oratorio: Nel 1574 l’Oratorio venne spostato da San Girolamo a un nuovo edificio, edificato dai Fiorentini accanto alla propria chiesa
  • Palazzo Massimo alle Colonne: Dove San Filippo compรฌ il miracolo del principe Paolo
  • Palazzo Cenci: Famiglia visitata da San Filippo
  • Palazzo Spada: Famiglia visitata da San Filippo
  • Chiesa di San Tommaso in Parione: Dove San Filippo celebrรฒ la prima Messa il 23 maggio 1551 all’etร  di 36 anni
  • Basilica di Santa Maria Sopra Minerva: San Filippo si recava abitalmente al convento dei domenicani per la preghiera e le confessioni
  • San Tommaso di Canterbury: Collegio per seminaristi inglesi, salutati gioiosamente da San Filippo con le parole dell’inno liturgico per i santi innocenti ‘Salvete, flores Martyrum’
  • Chiesa Nuova: Gregorio XIII il 15 luglio 1575 emana una bolla con cui erige la Congregazione dell’Oratorio e concede la chiesa abbandonata di S.Maria in Vallicella. Il 17 settembre cominciarono i lavori per l’edificazione della Chiesa Nuova
  • Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Roma: Prima casa storica edificata
  • Procura generale Confederazione: Casa e uffici dietro la Vallicella
  • Chiesa di San Filippo Neri