Concerto Sotto le Stelle – V Edizione

Una rassegna corale che conquista Salaparuta: il sagrato della Chiesa Madre si trasforma in un grande palcoscenico

È stata una serata di grande musica, emozioni e partecipazione quella che ha caratterizzato la quinta edizione di “Concerto Sotto le Stelle”, manifestazione organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale Coro Polifonico Belice Canto, ormai divenuta un appuntamento fisso e molto atteso nel panorama culturale del territorio.

Per questa speciale ricorrenza l’evento ha assunto una veste ancora più importante, trasformandosi in una vera e propria rassegna corale, ospitando due prestigiose formazioni provenienti da diverse realtà della Sicilia occidentale.

La crescita della manifestazione ha reso necessario anche un cambio di location. Dopo le precedenti edizioni svoltesi nella suggestiva cornice dei Ruderi di Salaparuta, presso l’ex Convento dei Cappuccini, divenuta ormai insufficiente ad accogliere il numeroso pubblico intervenuto, gli organizzatori hanno scelto il sagrato della Chiesa Madre Santa Caterina V.M. di Salaparuta, che per una sera si è trasformato in un autentico teatro all’aperto. Una scelta vincente che ha regalato una scenografia unica, capace di valorizzare le esibizioni dei cori e di creare un’atmosfera davvero suggestiva.

Ad aprire la rassegna è stato il Coro Parrocchiale della Chiesa del Purgatorio di Menfi, diretto dal M° Vincenzo Alesi, che ha proposto un raffinato percorso musicale attraverso il repertorio rinascimentale e contemporaneo eseguendo Màs vale trocar di Juan del Encina, Il bianco e dolce cigno di Jacques Arcadelt , Matona mia cara e Saccio na cosa di Orlando di Lasso, La canzon della gallina di Tiberio Fabrianese, Capricciata e Contrappunto di Adriano Banchieri e Solitudine, composizione dello stesso Vincenzo Alesi su testo di Nadia La Chiusa. Un programma ricco di sfumature che ha saputo conquistare il pubblico fin dalle prime note.

A seguire è salita sul palco la Corale Nostra Principalissima Patrona di Castellammare del Golfo, diretta dal M° Maria Spataro, che ha presentato un repertorio di musica sacra composto da Ave Maria di Tomás Luis de Victoria, Regina Caeli di Gregor Aichinger, Senza Te Sacra Regina di Adam de Antiquis Venetus e Spes Mea Cara, offrendo un’esecuzione intensa e particolarmente apprezzata dagli spettatori.

A chiudere la rassegna sono stati i padroni di casa, il Coro Polifonico Belice Canto, diretto dal M° Antonella Urso, che ha proposto un programma capace di spaziare dalla musica sacra a quella contemporanea con O Sacrum Convivium di Luigi Molfino, Ave Verum Corpus di Wolfgang Amadeus Mozart, La pulce d’acqua di Angelo Branduardi e Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno, in un finale coinvolgente accolto da lunghi applausi.

L’inizio della serata ha riservato una sorpresa particolarmente emozionante. Prima dell’avvio ufficiale della rassegna, il soprano Antonella Urso ha regalato al pubblico una splendida interpretazione del brano “Buongiorno a Te”, eseguito con grande intensità. Una performance che ha riscosso ripetuti applausi a scena aperta e che ha creato fin da subito un clima di forte coinvolgimento.

Ad impreziosire ulteriormente il concerto sono stati anche gli interventi strumentali di Paola Capo al clarinetto e Nicola Di Liberto alla chitarra, che hanno offerto momenti musicali di grande eleganza perfettamente inseriti nel programma della serata.

A guidare il pubblico durante tutto l’evento è stato Giuseppe Cataldo, impeccabile nella conduzione della manifestazione. Con professionalità, competenza e coinvolgimento ha accompagnato ogni momento del concerto, ricordando con emozione e gratitudine di essere stato scelto come presentatore in tutte e cinque le edizioni della manifestazione, diventandone ormai una presenza simbolica.

Un elemento che ha contribuito a rendere ancora più suggestiva la serata è stata la scenografia allestita per l’occasione. A dominare il palco, la grande ed elegante scritta scintillante “Concerto Sotto le Stelle V edizione”, realizzata interamente a mano da Pieralba Salvaggio, anima creativa del Coro Polifonico Belice Canto. Un manufatto di grande impatto visivo che ha impreziosito la location, diventando parte integrante dell’atmosfera dell’evento e attirando l’attenzione e l’ammirazione del pubblico.

Al termine del concerto è intervenuto il Sindaco di Salaparuta, Michele Saitta, che ha espresso il proprio apprezzamento per l’alto livello artistico della manifestazione, congratulandosi con tutti i cori partecipanti e con gli organizzatori per il lavoro svolto. Tra le autorità presenti anche il Sindaco di Partanna, Francesco Li Vigni, il Sindaco di Poggioreale, Carmelo Palermo e l’Onorevole Stefano Pellegrino, oltre alle numerose personalità del territorio che hanno voluto testimoniare la loro vicinanza all’iniziativa.

Un sentito ringraziamento è stato rivolto anche a Padre Giovanni Butera, parroco della Chiesa Madre di Salaparuta, per l’ospitalità e la disponibilità che hanno consentito la perfetta riuscita della manifestazione nella splendida cornice del sagrato della chiesa.

L’evento è stato promosso con il sostegno di CESVOP, InChorus, e Porte Aperte, realtà che continuano a credere nella diffusione della cultura musicale e nella valorizzazione del canto corale come importante strumento di aggregazione e crescita sociale.

La quinta edizione di “Concerto Sotto le Stelle” si chiude così con un bilancio estremamente positivo: una piazza gremita, tre cori di altissimo livello, un’organizzazione impeccabile e un pubblico caloroso che ha dimostrato quanto questa manifestazione sia ormai entrata nel cuore della comunità. Un successo che conferma la costante crescita dell’iniziativa e che lascia già immaginare una sesta edizione ancora più ricca e partecipata.

Riportiamo dalla pagina del Coro Polifonico Belice Canto questo post scritto dal presidente Nicola Di Liberto dove vengono citati tutti gli sponsor che hanno reso possibile questo evento.

Aggiorneremo l’articolo nei prossimi giorni con una documentazione video, mentre vi lasciamo adesso con queste foto significative dell’evento.

Salaparuta, torna il “Concerto sotto le Stelle”: l’11 luglio la V edizione con rassegna corale

Concerto Sotto le Stelle V Edizione Salaparuta

Cinque anni di musica, condivisione e crescita culturale. Sabato 11 luglio 2026, alle ore 21.00, il sagrato della Chiesa Madre Santa Caterina Vergine e Martire di Salaparuta ospiterà la V edizione del “Concerto sotto le Stelle”, la rassegna corale organizzata dall’Associazione Coro Polifonico Belice Canto, divenuta ormai uno degli appuntamenti musicali più attesi dell’estate belicina.

L’evento, che si svolgerà all’aperto, vedrà protagoniste tre importanti realtà corali siciliane, chiamate a condividere il proprio patrimonio musicale in una serata all’insegna dell’arte e della coralità.

Accanto al Coro Polifonico Belice Canto di Salaparuta, diretto dal maestro Antonella Urso, si esibiranno la Corale Nostra Principalissima Patrona di Castellammare del Golfo, diretta dal maestro Maria Spataro, e il Coro Parrocchiale della Chiesa del Purgatorio di Menfi, diretto dal maestro Vincenzo Alesi.

Il pubblico potrà ascoltare un repertorio ricco e variegato che attraversa i secoli e gli stili musicali, spaziando dalla musica sacra a quella profana, fino ai madrigali rinascimentali, offrendo momenti di grande intensità artistica ed emotiva.

Come ha evidenziato Nicola Di Liberto, fondatore del Coro Polifonico Belice Canto nel 2019, la manifestazione continua a crescere con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per la coralità siciliana, creando un vero polo culturale capace di coinvolgere cori provenienti da tutto il territorio e di promuovere la diffusione della musica corale, offrendo nuove opportunità di formazione e crescita ai giovani coristi e musicisti.

Quella del 2026 rappresenta una tappa importante di un percorso iniziato cinque anni fa. Era infatti il 2022 quando il “Concerto sotto le Stelle” muoveva i suoi primi passi con la prima edizione, raccontata anche dalla stampa locale e accolta con entusiasmo dalla comunità. Da quell’esordio la manifestazione è cresciuta anno dopo anno, ampliando il numero dei componenti e delle realtà coinvolte, consolidando il proprio ruolo nel panorama culturale del Belice.

La quinta edizione conferma quindi la volontà degli organizzatori di fare della musica corale un linguaggio di incontro, dialogo e valorizzazione del territorio, trasformando il sagrato della Chiesa Madre in un suggestivo palcoscenico sotto il cielo stellato di Salaparuta.

L’appuntamento è fissato per sabato 11 luglio alle ore 21.00. L’ingresso è libero e gli organizzatori invitano cittadini, appassionati e visitatori a partecipare a una serata che unisce musica, cultura e comunità, nel segno di una tradizione che continua a crescere anno dopo anno.

Noi di PADD.IT saremo presenti all’evento e lo documenteremo per i nostri affezionati lettori.

L’umanizzazione della cura muove il cuore: PADD.IT alla presentazione del nuovo libro di Vincenzo Cascino

PALERMO – C’eravamo anche noi di PADD.IT, lo scorso 26 giugno alle ore 18:00, nella suggestiva cornice del Don Bosco Ranchibile di Palermo (in via Libertà 199), per la presentazione ufficiale del libro “Curare e prendersi cura degli altri: la chiave per la felicità – Umanizzazione delle cure”, scritto dal Dott. Vincenzo Cascino.

Un pomeriggio intenso, in cui la medicina ha spogliato i panni della fredda burocrazia per rimettere al centro l’unica cosa che conta davvero: l’essere umano.

Una sinergia di voci tra scienza, etica e spiritualità

L’evento, moderato con straordinaria intensità e profonda partecipazione emotiva da Erminia Scaglia, ha offerto al pubblico presente un dibattito ricco di spunti e momenti di autentica commozione.

Al tavolo dei relatori, insieme all’autore Dott. Vincenzo Cascino, sono intervenuti esperti d’eccezione che hanno analizzato il tema della cura da prospettive diverse ma convergenti:

  • Il Dott. Sergio Fasullo, che ha portato la sua preziosa visione medica, sottolineando quanto l’empatia e l’ascolto siano strumenti terapeutici efficaci tanto quanto i farmaci.
  • Il sacerdote Don Tonino Romano, che ha richiamato lo spirito salesiano dell’accoglienza, ricordando che “prendersi cura” è, prima di tutto, un atto d’amore e una missione spirituale verso il prossimo.

Il messaggio del libro: curare non è solo guarire

Al centro del saggio di Cascino c’è una forte critica alla sanità moderna, spesso troppo focalizzata sui numeri e sulle cartelle cliniche a discapito del rapporto umano. Attraverso storie vere raccolte nei reparti ospedalieri, l’autore lancia un appello accorato: per fare del bene agli altri, il professionista sanitario deve riscoprire l’arte dell’empatia, senza dimenticare di preservare la propria salute mentale ed emotiva per evitare il burnout.

La presentazione ha confermato che questo libro non è solo una guida per medici e infermieri, ma una vera e propria bussola etica per chiunque creda nel valore della solidarietà come chiave per raggiungere la felicità.

L’evento integrale

Per chi non ha potuto partecipare o per chi desidera riascoltare i passaggi più toccanti degli interventi e del dibattito, può visionarlo tramite il nostro canale youtube.

Come acquistare il libro

Il volume è un saggio imperdibile per riscoprire il valore profondo dell’aiuto reciproco. È possibile acquistare la propria copia, sia in formato cartaceo che in versione digitale Kindle, direttamente online su Amazon di seguito il link https://www.amazon.it/CURARE-PRENDERSI-CURA-DEGLI-ALTRI/dp/B0GWW12JLS/

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L’illusione del megafono: come i tag di massa stanno uccidendo il dialogo su Facebook

Sindrome di al lupo al lupo su Facebook

C’è un silenzio strano, quasi innaturale, che sta avvolgendo i nostri diari di Facebook. Entri sul tuo profilo, guardi le tue condivisioni, pensieri complessi, riflessioni nate da una sensibilità profonda e non trovi più commenti. Eppure gli amici veri ci sono, i conoscenti storici pure. Dove sono finiti tutti? Perché quel tessuto connettivo fatto di scambi di opinioni reali sembra essersi dissolto?

La risposta si nasconde dietro un abuso tecnologico diventato ormai sistematico: l’introduzione e l’uso compulsivo di funzioni come @follower e @inprimopiano.

La sindrome del “Lupo, al lupo” nell’era digitale

Nate teoricamente per aiutare i creatori di contenuti a raggiungere il proprio pubblico, queste menzioni collettive sono sfuggite di mano. Oggi, chiunque scriva un post sente il bisogno di attivare il “megafono”, costringendo l’intero elenco contatti a ricevere una notifica prioritaria.

Il risultato è una gestione impossibile delle notifiche. Veniamo continuamente trascinati dentro discussioni in diari di conoscenti che magari non seguiamo affatto, per post in cui non siamo mai entrati. Questo eccesso ha generato una saturazione cognitiva. Di fronte a centinaia di falsi richiami personalizzati, l’utente medio ha sviluppato una naturale difesa: ignorare tutto.

È la classica favola del “Al lupo, al lupo!” applicata agli algoritmi. A forza di gridare per attirare l’attenzione su ogni minima sciocchezza, il giorno in cui c’è un contenuto vero, valido e profondo, nessuno si gira più a guardare.

Il sospetto: un isolamento voluto dall’algoritmo?

L’esasperazione di questi tag ha dato risalto a un individualismo tossico. Ha generato l’illusione ottica che tutti ci leggano, che la nostra voce arrivi ovunque. Ma è, appunto, solo un’illusione.

Viene da avanzare un’ipotesi più profonda e forse cinica: e se questo cambiamento strutturale di Facebook fosse ampiamente voluto dalla piattaforma stessa?

Spingere gli utenti a gridare nel vuoto, convinti però di essere ascoltati, è il modo perfetto per anestetizzare il social network. Ci si ritrova isolati in tante piccole bolle egoriferite, dove ognuno parla e nessuno ascolta. Un social frammentato, dove il rumore di fondo copre i messaggi importanti, è un social politicamente e socialmente innocuo. Non crea massa critica, non unisce le persone attorno a cause comuni, non disturba.

Il coraggio della condivisione vera contro i “politicanti da strapazzo”

Il sano espandersi di un contenuto genuino dovrebbe avvenire in un solo modo: attraverso la condivisione spontanea e coraggiosa.

Oggi condividere pensiero critico richiede coraggio. Non è da tutti pubblicare immagini o riflessioni che esprimono una posizione politica netta, o una sensibilità umana che urla contro i genocidi e le ingiustizie nel mondo. Spesso si preferisce il silenzio per paura di essere etichettati come “complottisti” o “eversivi” da una narrazione mainstream che tende a normalizzare l’orrore.

Ma la vera eversione non sta nei cittadini che usano la propria voce per indignarsi. L’eversione morale appartiene al potere, a quelli che possiamo definire politicanti da strapazzo. Personaggi squallidi, capaci di vendersi l’anima e il futuro della collettività per un briciolo di potere e vantaggio personale.

Condividiamo solo cose buone, condividiamo pensieri che ci aiutano a riflettere e a capire gli inganni, in questa società sempre più allo sbando, essere orgogliosamente normali, capaci di discernere e di non essere manipolati è un dono prezioso, cerchiamo di coltivare questo dono con coraggio.

La fine dell’Europa

Viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI nel Regno Unito, Incontro con Esponenti della società civile, del Mondo Accademico, Culturale e Imprenditoriale, con il Corpo Diplomatico e con Leaders Religiosi nel Westminster Hall (City of Westminster)

Ogni generazione, mentre cerca di promuovere il bene comune, deve chiedersi sempre di nuovo: quali sono le esigenze che i governi possono ragionevolmente imporre ai propri cittadini, e fin dove esse possono estendersi? A quale autorità ci si può appellare per risolvere i dilemmi morali? Queste questioni ci portano direttamente ai fondamenti etici del discorso civile. Se i principi morali che sostengono il processo democratico non si fondano, a loro volta, su nient’altro di più solido che sul consenso sociale, allora la fragilità del processo si mostra in tutta la sua evidenza. Qui si trova la reale sfida per la democrazia.

(…) Senza il correttivo fornito dalla religione, infatti, anche la ragione può cadere preda di distorsioni, come avviene quando essa è manipolata dall’ideologia, o applicata in un modo parziale, che non tiene conto pienamente della dignità della persona umana. Fu questo uso distorto della ragione, in fin dei conti, che diede origine al commercio degli schiavi e poi a molti altri mali sociali, non da ultimo le ideologie totalitarie del ventesimo secolo. Per questo vorrei suggerire che il mondo della ragione ed il mondo della fede – il mondo della secolarità razionale e il mondo del credo religioso – hanno bisogno l’uno dell’altro e non dovrebbero avere timore di entrare in un profondo e continuo dialogo, per il bene della nostra civiltà.

La religione, in altre parole, per i legislatori non è un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico nella nazione. In tale contesto, non posso che esprimere la mia preoccupazione di fronte alla crescente marginalizzazione della religione, in particolare del Cristianesimo, che sta prendendo piede in alcuni ambienti, anche in nazioni che attribuiscono alla tolleranza un grande valore. Vi sono alcuni che sostengono che la voce della religione andrebbe messa a tacere, o tutt’al più relegata alla sfera puramente privata. Vi sono alcuni che sostengono che la celebrazione pubblica di festività come il Natale andrebbe scoraggiata, secondo la discutibile convinzione che essa potrebbe in qualche modo offendere coloro che appartengono ad altre religioni o a nessuna. E vi sono altri ancora che – paradossalmente con lo scopo di eliminare le discriminazioni – ritengono che i cristiani che rivestono cariche pubbliche dovrebbero, in determinati casi, agire contro la propria coscienza. Questi sono segni preoccupanti dell’incapacità di tenere nel giusto conto non solo i diritti dei credenti alla libertà di coscienza e di religione, ma anche il ruolo legittimo della religione nella sfera pubblica.

Discorso di J.D. Vance alla Conferenza per la Sicurezza di Monaco, 15 febbraio 2025

Il numero di immigrati che sono entrati nell’UE da paesi extra UE è raddoppiato solo tra il 2021 e il 2022, e ovviamente è aumentato molto da allora, e sappiamo che la situazione non si è creata dal nulla. È il risultato di una serie di decisioni consapevoli prese dai politici di tutto il continente e di altri in tutto il mondo nell’arco di un ddecennio. […] È compito della democrazia giudicare queste grandi questioni alle urne. Credo che ignorare le persone, ignorare le loro preoccupazioni o, peggio ancora, chiudere i media, annullare le elezioni o escludere le persone dal processo politico non protegga nulla. In realtà, è il modo più sicuro per distruggere la democrazia. E parlare ed esprimere opinioni non è un’interferenza elettorale, anche quando le persone esprimono opinioni al di fuori del proprio paese e anche quando quelle persone sono molto influenti. E credetemi, lo dico con tutto il mio umorismo: se la democrazia americana può sopravvivere a 10 anni di rimproveri di Greta Thunberg, voi potete sopravvivere a qualche mese di Elon Musk!

Questo dialogo con religioni che rinnegano Cristo, mi pare che non sia concepibile. Non è lecito dimenticarsi che la religione Cristiana Cattolica Romana, fondata eccezionalmente sulla tomba di Pietro, è veramente LA Chiesa, non bisogna mai dimenticarlo, non è una Chiesa, e quindi non si può mettere alla pari con altre religioni che, sì, riconoscono Cristo, ma non hanno quel sigillo divino che ha la religione Cattolica (Margherita Guarducci, Archeologa di chiarissima fama che, a seguito di studi meticolosissimi svolti nelle Grotte Vaticane fra il 1952 e il 1969, rinvenne e identificò le vere ossa di san Pietro)

San Giuvanni Teristi di Palermu

Santi Siciliani a cura di Ugo Russo

Icona bizantina di San Giuvanni Theristis

Giuvanni Teristi di Palermu (o Santu Juanni ‘n sicilianu) (Palermu 995 ca – 1050 ca) fu nu riliggiusu càlabbru-grecu, ca campò ntô XI sèculu, viniratu comu Santu.

Biografìa apoluggetica

La biografìa dû Santu si basa essenziarmenti supra la tradizzioni pupulari. Ntô 995, ô tempu dâ duminazzioni àraba dâ Sicilia, li Saracina si nni jeiru nâ Calabria; lu patri di Giuvanni fu ammazzatu e la matri, ca era ncinta, fu fatta prijuniera e purtata a Palermu unni accattò lu picciriddu ca criscìu nta la fidi cristiana.
Quannu àppi 14 anni, sò matri lu mannò ntâ sò terra d’urìggini n Calabria, nnô paisi chiamatu Cursanu. Cu na Cruci nica ntê manu passò cu na varca lu strittu di Missina e arrivò nnê spiaggi di Monasteraci. Li paisani quannu lu vìttiru cu li robbi dî turchi, lu purtaru nnô vìscuvu Giuvanni ca ci addumannò dunni vinìa e zoccu addumannava.
Lu picciottu dissi ca addumannava lu Vattiu, ma lu vìscuvu prima di dariccillu e mintìricci lu sò nomu ci fici fari tanti duri provi. Manu manu ca criscìa ci piacìa la vita ca facìanu li mònachi ntê grutti vicinu a Stilu e spiciarmenti dui d’iddi: Ambrogiu e Cola. Doppu ca fici tanti nzistenzi, datu ca era ancora picciottu, lu fìciru tràsiri nnâ Cumunità e fu tantu virtuosu ca lu fìciru Abbati. A Cursanu lassò nu tisuoru dâ sò famigghia e, secunnu la Rèula di Santu Basiliu, lu spartìu ê puvuredda. Vicinu lu cummentu cc’era na grutta e dintra na surgiva; cu lu pirmissu dû patri supiriuri era sulitu prijari mmenzu a l’acqua agghiacciata.
Nu jornu vosi jiri a visitari a nu cavalieri di Rodi, vicinu a Monasteraci, c’avìa pinzatu pi pistiari dû Cummentu nnô misi di giugnu; si purtò nu ciascu di vinu e na cuddura, ma, pi strata, vitti na picca di jurnatara e cci spartìu a iddi lu pani e lu vinu; agghicò na forti timpesta e si scantaru tutti pû furmentu, ma Giuvanni si misi a prijari e lu furmentu fu cugghiutu e attaccatu nnê gregni. Accussì fu chiamatu Teristi, ca veni a diri “chiddu chi meti“. Lu patruni di li tirreni li arrijalò ô cummentu.
Murìu a lu sèculu XI (forsi ntô 1054) e vinni sippillutu nnô Cummentu di la Madonna dû Mastru o San Giuvanni vecchiu o dû Voscu. Lu Cunti Ruggeru, àppi na chiàia nnâ facci e comu ci appujò la vesti di Giuvanni Teristi guarìu; tanti àutri fuoru sanati: sciancati, orbi, surdi e nnimuniati.

Cilibrazzioni

La Vita dû Santu fu traduciuta dû grecu n latinu e s’ammuntùa dui voti l’annu: lu 24 di frivaru e lu 24 di giugnu. S’accuminzò a cilibbrari n Palermu di lu 1737 e ntô 1724 lu Patri Ginirali dî Mònachi Basiliani arrijalò a Cattiddrali di Palermu l’ossu dû vrazzu dû Santu. Nzinu ô 1958 fu arricurdatu dâ Crèsia palirmitana.

Lijami di fora

N’ Agiografia dû situ Santi e Beati

“IDDA – La Baronessa di Linguaglossa” conquista Campobello di Mazara: cinema, identità e solidarietà per una serata speciale

IDDA

Campobello di Mazara (TP) – Grande partecipazione e calorosa accoglienza al Cinema Olimpia di Campobello di Mazara per la prima proiezione siciliana di “IDDA – La Baronessa di Linguaglossa”, il nuovo film del regista Giovan Battista Pollina, tratto dall’omonimo romanzo storico di Giovanni Sciara.

La serata ha registrato una significativa presenza di pubblico, confermando l’interesse e l’affetto verso un’opera che racconta una storia di coraggio, dignità e riscatto ambientata nella Sicilia dei primi del Novecento. Il film, interamente realizzato in lingua siciliana, rappresenta un importante strumento di valorizzazione dell’identità culturale e linguistica dell’Isola, rivolgendosi in particolare alle comunità siciliane sparse nel mondo.

Tra gli ospiti più applauditi della serata il regista Giovan Battista Pollina, che ha incontrato il pubblico condividendo il percorso artistico e culturale che ha portato alla realizzazione dell’opera. Nelle immagini che accompagnano questo articolo sono ritratti alcuni dei momenti più significativi dell’evento, insieme agli interventi del regista e degli organizzatori.

Un aspetto particolarmente significativo della manifestazione è stato il suo valore sociale e solidale. L’intero incasso della serata è stato infatti devoluto a Mariella Gullotta, presidente dell’Associazione CI.TU.LE.VI., realtà impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne e nel sostegno alle vittime. Un gesto concreto che ha aggiunto ulteriore valore a un appuntamento culturale già ricco di significati, unendo cinema, sensibilizzazione sociale e impegno civile.

Un film che parla alle comunità siciliane nel mondo

IDDA – La Baronessa di Linguaglossa racconta la vicenda di Carmela, donna forte e determinata che, dopo aver sposato il barone Emilio Mendola, si trova a combattere contro soprusi familiari e ingiustizie sociali. Una storia di emancipazione femminile che conserva ancora oggi una straordinaria attualità, affrontando temi come la dignità, la libertà e la tutela delle donne.

L’opera si inserisce in un più ampio progetto di promozione della lingua e della cultura siciliana, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra la Sicilia e le numerose comunità di emigrati che continuano a custodire le proprie radici culturali.

Il tour europeo 2026

Dopo il successo delle prime proiezioni in Sicilia, il film proseguirà il proprio percorso internazionale attraverso una serie di appuntamenti che coinvolgeranno importanti comunità siciliane in Europa.

Le tappe europee risultano collegate alla Rete dei Siciliani in Europa, coordinata da Giuseppe Arnone, con particolare attenzione alle numerose comunità siciliane presenti in Germania e Belgio, da sempre protagoniste nella promozione delle tradizioni, della lingua e della cultura dell’Isola.

Calendario delle proiezioni previste

  • Lippstadt (Germania) – Prima visione europea – Giugno 2026
  • Favara (Agrigento) – Prima visione locale – 24 agosto 2026
  • Colonia (Germania) – Seconda visione europea – Agosto 2026
  • Dortmund (Germania) – Quarta visione europea – Ottobre 2026
  • Bruxelles (Belgio) – Quinta visione europea – Novembre 2026

Questi appuntamenti rappresentano un’importante occasione per far conoscere il patrimonio culturale siciliano oltre i confini nazionali e per rafforzare il senso di appartenenza delle comunità siciliane residenti all’estero.

Cultura, memoria e futuro

La serata di Campobello di Mazara ha dimostrato come il cinema possa diventare un potente strumento di aggregazione, memoria e solidarietà. Attraverso IDDA, Giovan Battista Pollina propone non solo un racconto storico, ma anche una riflessione contemporanea sul ruolo delle donne, sull’importanza delle radici culturali e sulla necessità di mantenere vivo il legame tra la Sicilia e i suoi figli nel mondo.

Un successo di pubblico e di contenuti che lascia ben sperare per il prosieguo del tour e per la diffusione di un’opera destinata a rappresentare con orgoglio la cultura siciliana in Europa e oltre.

fieri e scomunicati

Scenario di probabilità

A partire dal motu proprio Traditionis Custodes di Papa Francesco I, che sottomette il vetus ordo alla discrezionalità dell’Ordinario ecclesiastico del luogo (dettando criteri restrittivi), in diverse zone territoriali dell’orbe ecclesiale la celebrazione della Messa tridentina è appannaggio dei sacerdoti FSSPX (indipendenti dall’Ordinario del luogo) [Solo per l’Italia vedi QUI] I lefebvriani assicurano la Messa talvolta con compiacenza dei vescovi che non vogliono permetterla ai propri preti, o poiché non si trovano effettivamente sacerdoti capaci in rito antico.

La scomunica dei membri FSSPX può ripercuotersi sui fedeli loro ascritti (frequentanti loro cappelle e centri di Messa e facenti riferimento alla loro predicazione e cura d’anime), i quali sposando le loro tesi, ora per affetto ora per astio, abbracciano la causa lefebvriana che sostengono non solo moralmente.

In quelle zone territoriali i fedeli laici che seguono la FSSPX – o semplicemente benefíciano di Messa e sacramenti – sono normalmente gli stessi appartenenti a parrocchie, confraternite, movimenti della Chiesa Cattolica. Un provvedimento solenne di esclusione dalla comunione ecclesiale (alias scomunica) porterebbe l’allontanamento spontaneo di quei fedeli dalla Chiesa Cattolica, quando non l’interdizione da uffici e ministeri; senza parlare dei sacramenti conferiti da scomunicati (con propri registri di battesimo, cresima, ecc.). Praticamente non sarà più eludibile il problema già esistente per altre realtà fuori dalla Chiesa (F. Ricossa, F. Abrahamowicz, C. Crescimanno, L.M. Pompei, A. Minutella, C. Viganò, veterocattolici, “Chiesa cristiana ecumenica”, ecc.)

Considerando dunque i risultati conseguiti dal suddetto motu proprio, la soluzione più auspicabile per la “pace liturgica” è senza dubbio tornare sul solco tracciato dal Summorum Pontificum di Benedetto XVI

Sempre dal punto di vista pastorale sembrerebbe anche opportuno raccomandare ulteriormente ai sacri Pastori tutte le norme del Motu proprio «Ecclesia Dei» con le quali la sollecitudine del Vicario di Cristo stimolava al dialogo e a porre i mezzi soprannaturali ed umani necessari per facilitare il ritorno dei lefebvriani alla piena comunione ecclesiale.

Città del Vaticano, 24 agosto 1996

La fine dei due Boss

Nel maggio 1982, il governo italiano, messo alle strette dall’impressionante ondata di omicidi in Sicilia, inviò il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa come prefetto di Palermo con l’incarico specifico di contrastare Cosa nostra così come aveva fatto nella lotta al terrorismo.

Il giorno prima dell’arrivo di Dalla Chiesa, il 30 aprile, i killers agli ordini di Riina avevano ucciso Pio La Torre, segretario regionale del Partito Comunista Italiano che aveva presentato un disegno di legge per istituire il nuovo reato di associazione mafiosa e confiscare i beni di origine illecita ma questo provvedimento era bloccato in Parlamento da due anni.

Tuttavia, circa cento giorni dopo il suo arrivo, la sera del 3 settembre 1982, Dalla Chiesa fu ucciso in un agguato teso dalla squadra di Riina nel centro di Palermo insieme alla giovane moglie, Emanuela Setti Carraro, e all’agente di scorta Domenico Russo. Con l’omicidio di Dalla Chiesa, la sfida contro lo Stato lanciata dai Corleonesi divenne totale.

La collaborazione di Buscetta e il maxi-processo

Il 29 luglio 1983 la squadra agli ordini di Riina riuscì ad assassinare il giudice Rocco Chinnici piazzando un’autobomba davanti la sua abitazione, che uccise anche due agenti di scorta e il portiere del palazzo. Chinnici intendeva creare un pool di magistrati che si occupassero a tempo pieno di indagini sulla mafia ma il progetto venne realizzato dal suo successore, Antonino Caponnetto, che chiamò a farvi parte i giudici Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello.

Nel 1984 Buscetta, arrestato a San Paolo del Brasile ed estradato in Italia, chiese di parlare con il giudice Falcone e gli rivelò tutto ciò che sapeva su Cosa nostra e sulla guerra scatenata dai Corleonesi. La collaborazione di Tommaso Buscetta, cui seguì anche quella di Salvatore Contorno e di altri mafiosi, fu considerata un successo significativo del pool antimafia nella lotta a Cosa nostra perché portò all’incriminazione di 475 mafiosi in quello che fu soprannominato, a causa delle sue dimensioni, “maxiprocesso di Palermo”.

Il 30 gennaio 1992 la Cassazione confermò gli ergastoli del maxiprocesso e sancì l’attendibilità delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta. Sempre secondo le testimonianze dei collaboratori di giustizia, Riina decise allora di lanciare un avvertimento al Presidente del Consiglio Andreotti.

Le deposizioni dei collaboratori di giustizia (su tutti Tommaso Buscetta e Francesco Marino Mannoia) scateneranno la ritorsione di Cosa Nostra su precisa indicazione di Totò Riina, il quale autorizzò i capofamiglia a eliminare i familiari dei pentiti “sino al 20º grado di parentela”, compresi i bambini e le donne come quelle di Marino Mannoia massacrate nel 1989.

L’omicidio di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone

Ai primi di luglio del 1992, fece particolare scalpore l’intervista resa al TGR dall’avvocato Cristoforo Fileccia, storico difensore di Riina, il quale affermò che il suo assistito “si trovava in Sicilia e lo incontrava spesso”, affermazioni per le quali fu indagato per favoreggiamento. Nell’estate del 1992 fu il principale responsabile della strategia mafiosa di attacco allo Stato italiano, che si concretizzò con la strage di Capaci (23 maggio 1992), in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta, seguita dopo soli 57 giorni dalla strage di Via D’Amelio (19 luglio), in cui rimasero uccisi il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti di scorta.

La cattura di Bernardo Provenzano

Era detto Binnu u tratturi (Bernardo il trattore) per la violenza con cui eliminava i suoi nemici e anche zu Binnu (zio Bernardo), u ragioniere (il ragioniere) e u porcu (il maiale). Membro di Cosa nostra, venne considerato il capo dei capi dell’organizzazione a partire dal 1995 fino al suo arresto, avvenuto l’11 aprile 2006 in una masseria di Corleone. Al momento della sua cattura, dopo una latitanza di 43 anni iniziata il 10 settembre 1963, risultava già condannato in contumacia a 12 ergastoli oltre ad avere ulteriori procedimenti giudiziari in corso.

Le indagini che portarono all’arresto di Provenzano si incentrarono sull’intercettazione dei “pizzini”, i biglietti con cui comunicava con la compagna e i figli, con il nipote Carmelo Gariffo e con il resto del clan. Dopo l’intercettazione di questi pizzini e alcuni pacchi contenenti la spesa e la biancheria, movimentati da alcuni staffettisti di fiducia del boss, i poliziotti della Squadra mobile di Palermo riuscirono a identificare il luogo in cui si rifugiava. Individuato il casolare in contrada Montagna dei Cavalli, a soli 3 km da Corleone, gli agenti monitorarono il luogo per dieci giorni attraverso microspie e intercettazioni ambientali, per avere la certezza che all’interno vi fosse proprio Provenzano. L’11 aprile 2006 le forze dell’ordine decisero di eseguire il blitz e l’arresto, a cui Provenzano reagì senza opporre resistenza.

La cattura di Totò Riina

È diventato noto anche come il capo dei capi in quanto considerato il comandante assoluto di Cosa nostra dal 1982 fino al suo arresto (avvenuto il 15 gennaio 1993); a volte si ritiene che lo sia stato pure fino alla morte e questo nonostante il fatto che, dopo il suo arresto, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella siano diventati i “reggenti” del clan dei Corleonesi. È stato detenuto presso il carcere di Opera e in seguito a Parma, dove doveva scontare ventisei ergastoli.

Sapendo che Riina avrebbe ordinato la sua morte in quanto entrato in competizione con Giovanni Brusca per il comando della famiglia di San Giuseppe Jato, Baldassare Di Maggio fuggì dalla Sicilia nel 1992 e, dopo essere stato arrestato l’8 gennaio 1993 a Borgomanero (provincia di Novara), mandò a chiamare il generale dei carabinieri Francesco Delfino e decise di collaborare. Di Maggio fu determinante per riconoscere Riina, di cui si avevano soltanto alcune fotografie risalenti al 1969.

Simposio Culturale: la cultura come fondamento di pace e sviluppo della comunità

Simposio

In un tempo caratterizzato da profonde trasformazioni sociali e culturali, il dialogo e la riflessione rappresentano strumenti indispensabili per costruire una società più consapevole, coesa e orientata al bene comune. Con questo spirito nasce il Simposio Culturale che si terrà domenica 14 giugno presso Il Teatrino, luogo che, pur nelle sue dimensioni raccolte, si distingue da anni come un autentico presidio di cultura, confronto e crescita civile.

La cultura non è soltanto trasmissione di conoscenze, ma è il terreno sul quale si sviluppano la comprensione reciproca, il rispetto delle differenze e la capacità di immaginare un futuro condiviso. È il fondamento della pace sociale e uno dei principali motori dello sviluppo delle comunità.

Il tema dell’incontro – “Dicotomia tra individuo e società. L’Io e i suoi sé. Appartenenza e alterità” – offrirà l’occasione per approfondire questioni centrali dell’esperienza umana contemporanea attraverso il contributo di autorevoli relatori provenienti da ambiti diversi, dalla salute al diritto, favorendo un dialogo interdisciplinare ricco di spunti e riflessioni.

L’evento conferma la vocazione de Il Teatrino a essere non soltanto uno spazio fisico, ma un vero centro culturale capace di accogliere iniziative di alto profilo e di promuovere quella crescita intellettuale e umana che costituisce la base di ogni autentico progresso collettivo.

Perché una comunità che investe nella cultura investe nel proprio futuro.