L’illusione del megafono: come i tag di massa stanno uccidendo il dialogo su Facebook

Sindrome di al lupo al lupo su Facebook

C’è un silenzio strano, quasi innaturale, che sta avvolgendo i nostri diari di Facebook. Entri sul tuo profilo, guardi le tue condivisioni, pensieri complessi, riflessioni nate da una sensibilità profonda e non trovi più commenti. Eppure gli amici veri ci sono, i conoscenti storici pure. Dove sono finiti tutti? Perché quel tessuto connettivo fatto di scambi di opinioni reali sembra essersi dissolto?

La risposta si nasconde dietro un abuso tecnologico diventato ormai sistematico: l’introduzione e l’uso compulsivo di funzioni come @follower e @inprimopiano.

La sindrome del “Lupo, al lupo” nell’era digitale

Nate teoricamente per aiutare i creatori di contenuti a raggiungere il proprio pubblico, queste menzioni collettive sono sfuggite di mano. Oggi, chiunque scriva un post sente il bisogno di attivare il “megafono”, costringendo l’intero elenco contatti a ricevere una notifica prioritaria.

Il risultato è una gestione impossibile delle notifiche. Veniamo continuamente trascinati dentro discussioni in diari di conoscenti che magari non seguiamo affatto, per post in cui non siamo mai entrati. Questo eccesso ha generato una saturazione cognitiva. Di fronte a centinaia di falsi richiami personalizzati, l’utente medio ha sviluppato una naturale difesa: ignorare tutto.

È la classica favola del “Al lupo, al lupo!” applicata agli algoritmi. A forza di gridare per attirare l’attenzione su ogni minima sciocchezza, il giorno in cui c’è un contenuto vero, valido e profondo, nessuno si gira più a guardare.

Il sospetto: un isolamento voluto dall’algoritmo?

L’esasperazione di questi tag ha dato risalto a un individualismo tossico. Ha generato l’illusione ottica che tutti ci leggano, che la nostra voce arrivi ovunque. Ma è, appunto, solo un’illusione.

Viene da avanzare un’ipotesi più profonda e forse cinica: e se questo cambiamento strutturale di Facebook fosse ampiamente voluto dalla piattaforma stessa?

Spingere gli utenti a gridare nel vuoto, convinti però di essere ascoltati, è il modo perfetto per anestetizzare il social network. Ci si ritrova isolati in tante piccole bolle egoriferite, dove ognuno parla e nessuno ascolta. Un social frammentato, dove il rumore di fondo copre i messaggi importanti, è un social politicamente e socialmente innocuo. Non crea massa critica, non unisce le persone attorno a cause comuni, non disturba.

Il coraggio della condivisione vera contro i “politicanti da strapazzo”

Il sano espandersi di un contenuto genuino dovrebbe avvenire in un solo modo: attraverso la condivisione spontanea e coraggiosa.

Oggi condividere pensiero critico richiede coraggio. Non è da tutti pubblicare immagini o riflessioni che esprimono una posizione politica netta, o una sensibilità umana che urla contro i genocidi e le ingiustizie nel mondo. Spesso si preferisce il silenzio per paura di essere etichettati come “complottisti” o “eversivi” da una narrazione mainstream che tende a normalizzare l’orrore.

Ma la vera eversione non sta nei cittadini che usano la propria voce per indignarsi. L’eversione morale appartiene al potere, a quelli che possiamo definire politicanti da strapazzo. Personaggi squallidi, capaci di vendersi l’anima e il futuro della collettività per un briciolo di potere e vantaggio personale.

Condividiamo solo cose buone, condividiamo pensieri che ci aiutano a riflettere e a capire gli inganni, in questa società sempre più allo sbando, essere orgogliosamente normali, capaci di discernere e di non essere manipolati è un dono prezioso, cerchiamo di coltivare questo dono con coraggio.

woke-religion

Peter Kwasniewski. La vera obbedienza nella Chiesa: Una guida al discernimento in tempi difficili, trad.it. Carlo Schena, Fede&Cultura, Verona 2023, p.55

Le prove a disposizione mostrano che, ai più alti livelli della Chiesa, siamo di fronte a una nuova “pornocrazia”, il regno di un pugno di malviventi dalla mente ottusa, meschini e vendicativi, a cui nulla importa della teologia e della storia, della tradizione o del diritto canonico, né di alcuna altra cosa se non della propria ideologia, fin troppo spesso riconoscibile dalla sua nauseante tonalità arcobaleno. Ecco perché nessun argomento avrà successo con loro: nessun appello alla gentilezza, all’equità, alla giustizia, alla misericordia; nessuna petizione, nemmeno se firmata da milioni di persone.

Fabio Bernabei, Chiesa e omosessualità (Collana Quaderni), Fede&Cultura, 2008

Il dibattito che agita il nostro tempo non è solo di natura politica o economica, ma anche culturale, morale e, in ultima analisi, religiosa e tratta del conflitto tra due visioni del mondo: quella di chi crede nell’esistenza di principi e di valori immutabili, iscritti da Dio nel cuore di ogni uomo, e quella di chi ritiene che nulla esista di stabile e di permanente, affermando che tutto è relativo ai tempi, ai luoghi, alle circostanze. Se però non esistono valori assoluti e diritti oggettivi, la volontà di potenza dell’individuo e dei gruppi diventa l’unica legge della società e si costituisce quella che Benedetto XVI ha recentemente definito la “dittatura del relativismo”. Siamo di fronte a quella “confusione tra il bene e il male” su cui si soffermò Giovanni Paolo II nella sua enciclica Evangelium Vitae del 30 marzo 1995, affermando che quando la coscienza, questo luminoso occhio dell’anima, chiama ‘bene il male e male il bene’, è ormai sulla strada della sua degenerazione più inquietante e della sua più tenebrosa cecità morale.

Le radici di questa confusione vanno ricercate, secondo l’allora regnante Pontefice, in quel relativismo etico e filosofico per cui scelte un tempo unanimemente considerate come delittuose e rifiutate dal comune senso morale, diventano a poco a poco socialmente rispettabili, venendo a perdere nella coscienza collettiva il carattere di ‘delitto’, per assumere paradossalmente quello di ‘diritto’, al punto che se ne pretende un vero e proprio riconoscimento legale da parte dello Stato. L’unico peccato che grida vendetta al cospetto del mondo deve essere quello dell’omofobia.

Nella Sacra Scrittura, com’è noto, le relazioni omosessuali sono condannate come gravi depravazioni […]. Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati (Congregazione per la Dottrina della Fede, “Dichiarazione Persona humana”, 29/12/1975, n.8).

dalla risposta di Papa Leone IX al Liber Gomorrhianus di San Pier Damiani

Carissimo figlio, la tua lettera contro i quattro modi di contaminare la carne, che hai scritto con stile sincero, ma con ancor più sincero sentimento, dimostra chiaramente il tuo desiderio di giungere al luminoso altare della pudicizia. […]
In verità, gli uomini di Chiesa della cui condotta totalmente disgusto la tua saggezza ha trattato con accenti di compassione, ma al tempo stesso con grande raziocinio, non meritano alcunché della Sua eredità, dalla quale si sono allontanati dedicandosi a godimenti voluttuosi. […]
questo genere di uomini di Chiesa rivela, se non con le parole, con il comportamento, di non essere ciò che è creduto. […] Come tu hai chiesto, è necessario che su questo argomento Noi interveniamo con la Nostra autorità apostolica per togliere a chi legge qualsiasi, pur ragionevole dubbio


Parole che il 20 maggio 1951 la Madonna disse alla stigmatizzata Serva di Dio Teresa Musco: Vedrai molti cambiamenti nella Mia Chiesa. Cristiani che pregano ne rimarranno pochi, molte anime vanno all’inferno. Pudore, vergogna non ci sarà più per le donne: satana si veste di esse per far cadere molti sacerdoti. Crisi comuni ci saranno nel mondo. I preti, vescovi, cardinali sono tutti disorientati.

america first in blasfemia ?

scomunica

Ne avevo già parlato in un articolo su PADD.IT dal titolo ‘Bipolari e schizofrenici mettono l’umanità in pericolo’ e oggi trovo conferma di aver ragione: il Presidente degli Stati Uniti d’America, attraverso un post sul suo social, ha condiviso un’immagine talmente blasfema da lasciare sbalorditi.

È un’immagine che ferisce, offende e deride la nostra fede cristiana. Mi domando: fino a che punto può spingersi la miseria umana? Siamo certamente di fronte a un uomo malato, profondamente instabile e in preda a un delirio di onnipotenza. L’atto di offendere e quasi minacciare persino il Santo Padre completa un quadro clinico da ricovero immediato.

Lo confesso pubblicamente: sono profondamente addolorato e indignato, un sentimento che sono certo molti cristiani cattolici stiano provando in questo momento. La diplomazia e la geopolitica di una nazione sono ridotte a un miserabile teatrino blasfemo, la cui regia segue un copione dettato dai ricatti dei file epstein.

Che tristezza e che bassezza; che gente miserabile occupa oggi i vertici di popoli e nazioni. Guerre insensate, massacri di innocenti, bambini uccisi sotto le bombe. Chi si rende responsabile di tutto ciò non è umano: è semplicemente un mostro. 

Sì, è voluto: ho scritto il titolo di questo pezzo in minuscolo perché di first, in questa politica americana, c’è solo la miseria umana. Verrebbe quasi voglia di dedicargli più di un salmo imprecativo, auspicando la scomunica per un capo di Stato così pericoloso per il mondo intero.”

Leggere senza rumore e prendersi 5 minuti fuori dal caos

C’è una cosa che facciamo tutti, ogni giorno, quasi senza accorgercene, leggiamo, scorriamo, apriamo, chiudiamo, reagiamo. Una frase, un titolo, un commento. Poi subito altro. E poi altro ancora. Ma fermiamoci un attimo, quella è davvero lettura? O è solo esposizione continua a un flusso caotico di contenuti?

Il rumore dei social

I social non sono progettati per farti leggere. Sono progettati per farti restare. E per farlo usano una miscela potentissima di notifiche, condivisioni, reel, commenti veloci, contenuti sempre nuovi. Il risultato è una bacheca che non è mai davvero tua, ma una combinazione caotica di:

  • amici
  • pagine seguite
  • contenuti suggeriti
  • algoritmi che decidono cosa devi vedere

Dentro questo flusso, ogni contenuto vale pochi secondi. Anche quelli più importanti. E così ci abituiamo a leggere tutto… senza davvero leggere niente.

La lettura ha bisogno di spazio

Per molti, leggere un libro può sembrare impegnativo. A volte persino un mattone. E va bene così. Non è necessario partire da lì. Basta molto meno, scegliere due o tre luoghi sul web dove tornare. Sempre gli stessi. Dove riconosci uno stile, una voce, un modo di vedere le cose. Luoghi dove:

  • non sei sommerso da mille stimoli
  • non vieni interrotto da popup ovunque
  • non stai inseguendo notizie, ma idee

Blog, non caos

Esistono ancora spazi così. Blog dove puoi aprire un menu, scegliere una categoria, scorrere gli articoli uno dopo l’altro. Senza fretta. Senza distrazioni. Dove qualcuno ha già fatto una cosa importante, si è fermato a pensare prima di scrivere. E questo cambia tutto. Perché leggere un articolo lì non è come leggere un post sui social. È entrare in una riflessione che qualcuno ha costruito con tempo e intenzione.

Leggere è anche partecipare

C’è poi un altro aspetto che spesso dimentichiamo: la relazione. Sui social commentiamo tanto, ma comunichiamo poco. Tutto è veloce, sintetico, spesso superficiale. In un blog, invece, può succedere qualcosa di diverso:

  • puoi prenderti qualche minuto per scrivere davvero quello che pensi
  • puoi ricevere una risposta dall’autore
  • puoi sentirti parte di una conversazione, non solo di un flusso

È una differenza sottile, ma enorme.

Una questione anche di salute mentale

Il caos non è neutro. Stanca. E se passiamo ore immersi in contenuti frammentati, veloci, spesso contraddittori, quella stanchezza diventa stress, anche nella lettura. Per questo rallentare non è solo una scelta culturale. È una scelta di benessere.

Prendersi 5 minuti in più per leggere un articolo con calma, senza distrazioni, è un modo per respirare.

Un piccolo invito

Ogni tanto, esci dal flusso. Scegli un posto. Uno di quelli dove puoi leggere senza rumore. Magari proprio qui, su PADD.IT. Facile da ricordare, come le cose semplici che funzionano davvero. Apri un articolo. Leggilo fino in fondo e se ti ha lasciato qualcosa, fermati ancora un minuto:

  • scrivi un commento
  • condividilo
  • oppure portati dietro quel pensiero per il resto della giornata

Non è tempo perso. È tempo tuo. E oggi, forse, è la cosa più preziosa che abbiamo

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La guerra è un fenomeno psicologico prima ancora che geo politico

guerra pscologica

La riflessione psicoanalitica sulla guerra trova uno dei suoi punti di partenza nelle analisi di Sigmund Freud, elaborate durante la Prima Guerra Mondiale. Freud osserva come l’essere umano tenda spontaneamente a identificare lo straniero con il nemico. Questa dinamica non è soltanto politica o culturale, ma affonda le sue radici nella struttura stessa della psiche.

Il mondo esterno, ricco di stimoli imprevedibili, viene percepito come una minaccia per l’equilibrio interno dell’individuo; da qui la priorità della difesa rispetto all’apertura verso l’altro. In questa prospettiva, l’odio precederebbe simbolicamente l’amore, poiché l’estraneo viene inizialmente vissuto come un pericolo.


La relazione con l’altro è dunque segnata da una profonda ambivalenza: da un lato la spinta all’incontro, dall’altro il timore della contaminazione o della perdita di controllo. Tale ambivalenza non riguarda solo gli sconosciuti, ma anche le relazioni più intime. L’esperienza della recente pandemia, subito pare rimossa, ha mostrato chiaramente questa tensione: la vita umana trova senso nella presenza dell’altro, ma la sua vicinanza può diventare anche fonte di minaccia.


In questa cornice si inserisce l’interpretazione proposta da Franco Fornari nel suo libro La psicoanalisi della guerra. Secondo Fornari, la guerra rappresenta una forma paranoica di elaborazione del lutto. Quando una comunità subisce una perdita – di persone, territori o ideali – invece di affrontare il dolore e integrarlo simbolicamente, tende a proiettarne la responsabilità su un nemico esterno. Il conflitto diventa così una scorciatoia psichica: al posto del difficile lavoro del lutto si produce una reazione aggressiva rivolta verso l’esterno.
In questa prospettiva la guerra assume una dimensione quasi allucinatoria.

Essa rappresenta la via più breve per evitare il confronto con la perdita e con il limite. La diplomazia, il dialogo e la mediazione – strumenti tipici delle società democratiche – richiedono invece un lavoro più lungo e complesso: accettare che non esista una sola verità, una sola identità o un unico punto di vista.


La minaccia della guerra nucleare rende ancora più drammatica questa dinamica. Il possesso di armi atomiche offre l’illusione di un potere assoluto, ma nello stesso tempo espone l’umanità al rischio della propria autodistruzione. La volontà di dominio totale si trasforma così nel suo contrario: la possibilità di annientare l’altro coincide con la possibilità di annientare se stessi.


In definitiva, la lettura psicoanalitica suggerisce che la guerra non sia soltanto un fenomeno politico o strategico, ma anche il sintomo di una difficoltà collettiva ad accettare la perdita, il limite e la pluralità. La democrazia, al contrario, nasce proprio dal riconoscimento di questi limiti e dal faticoso lavoro simbolico necessario per trasformare il conflitto in parola e mediazione

Giustizia minorile, discrezionalità e tutela dei legami familiari.

famiglianelbosco

Riflessioni a margine del caso della “famiglia del bosco”: una nuova tragedia Antigone?

Il recente caso mediatico della cosiddetta “famiglia del bosco” ha riacceso il dibattito sul funzionamento del sistema della giustizia minorile in Italia. Al di là delle semplificazioni mediatiche e delle contrapposizioni ideologiche, la vicenda offre l’occasione per riflettere su alcuni nodi strutturali che caratterizzano il modello italiano di tutela dei minori.


Il Tribunale per i minorenni, istituito con il Regio Decreto-Legge n. 1404 del 1934, nasce con una finalità fortemente protettiva: garantire l’interesse del minore anche attraverso l’intervento sostitutivo dello Stato nei casi in cui il contesto familiare venga ritenuto inadeguato. Tale impostazione, pur avendo svolto storicamente una funzione importante nella protezione dei minori da situazioni di grave pregiudizio, presenta oggi alcune criticità legate alla natura stessa delle decisioni adottate.


Una delle caratteristiche più rilevanti del sistema minorile italiano è il ruolo centrale attribuito alle valutazioni tecniche di carattere psicologico e sociale. Le decisioni giudiziarie si fondano frequentemente su relazioni redatte da psicologi, psichiatri e assistenti sociali, chiamati a interpretare le dinamiche familiari e a valutare il possibile impatto delle condizioni ambientali sullo sviluppo del minore.


Tuttavia, come è noto, le scienze psicologiche e sociali operano prevalentemente attraverso modelli interpretativi e probabilistici. Non si tratta di discipline fondate su parametri universalmente misurabili, ma di ambiti nei quali approcci teorici diversi possono condurre a valutazioni divergenti della medesima situazione. Ne deriva che il giudizio sul cosiddetto “interesse del minore” può risultare fortemente influenzato dal quadro teorico e culturale dell’esperto incaricato.


Il caso in esame appare emblematico sotto questo profilo. Accanto a perizie che hanno ritenuto necessario l’allontanamento dei minori dal nucleo familiare, altre valutazioni hanno sottolineato la necessità di preservare la continuità dei legami affettivi e di intervenire piuttosto con misure di sostegno alla genitorialità.


In questo contesto assume particolare rilievo la posizione espressa da Vittorino Andreoli, tra i più autorevoli psichiatri italiani, secondo cui la separazione precoce tra madre e figlio può produrre conseguenze psicologiche profonde e durature. Andreoli ha più volte evidenziato come lo sradicamento dal contesto familiare rappresenti una misura estremamente traumatica, capace di incidere negativamente sui processi di sviluppo emotivo e identitario del minore. In tale prospettiva, l’allontanamento dovrebbe costituire una extrema ratio, da adottare esclusivamente in presenza di situazioni di abuso o pericolo concreto e immediato.


Questa posizione richiama una questione centrale: il delicato equilibrio tra tutela del minore e preservazione dei legami familiari. Il diritto alla protezione non può essere considerato isolatamente dal diritto alla continuità affettiva, che rappresenta uno dei pilastri dello sviluppo psichico del bambino.


Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la struttura procedurale dei processi minorili. Diversamente dai procedimenti ordinari, nei quali il contraddittorio tra le parti rappresenta uno dei cardini del sistema, nei procedimenti davanti al Tribunale per i minorenni il peso delle relazioni tecniche può assumere una funzione quasi determinante nell’orientare la decisione giudiziaria. Ciò solleva interrogativi sul grado di equilibrio tra discrezionalità tecnica e garanzie processuali.


La comparazione con altri ordinamenti europei e con i sistemi di tradizione anglosassone evidenzia approcci in parte differenti. In tali modelli, l’allontanamento del minore dalla famiglia è generalmente subordinato alla dimostrazione di un pericolo concreto e attuale per la sua integrità, mentre il processo mantiene una struttura maggiormente improntata al contraddittorio tra le parti.


Un ulteriore profilo spesso trascurato riguarda il diritto del minore all’ascolto. Le convenzioni internazionali, a partire dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia del 1989, riconoscono al bambino la qualità di soggetto titolare di diritti e, tra questi, quello di esprimere la propria opinione nei procedimenti che lo riguardano. Nella pratica giudiziaria, tuttavia, l’ascolto diretto del minore non sempre assume il ruolo centrale che tali principi sembrerebbero richiedere.


Il caso della “famiglia del bosco”, dunque, non dovrebbe essere letto soltanto come una vicenda isolata o come un episodio di cronaca giudiziaria. Esso rappresenta piuttosto l’occasione per interrogarsi sul funzionamento complessivo del sistema di tutela minorile e sulla necessità di individuare strumenti sempre più equilibrati tra protezione, garanzie procedurali e rispetto delle relazioni familiari.


Quando si interviene nella vita di un bambino, infatti, non si decide soltanto su una condizione contingente, ma si incide su un percorso di sviluppo umano che accompagnerà quella persona per tutta la vita. Proprio per questo motivo, ogni scelta istituzionale in materia di giustizia minorile dovrebbe essere guidata da un principio di estrema prudenza, nel quale la tutela del minore si coniughi con il rispetto della complessità delle relazioni familiari.

Potenti bipolari e schizofrenici mettono l’umanità in pericolo.

da bipolare a schizzofrenico

Ma la salvezza è in mano ai messaggeri del pensiero umano

Oggi il mondo e in particolare gli stati uniti d’America si ritrovano a capo della loro nazione, un ricco commerciante che gioca a fare il Presidente e che dimostra, senza alcun ombra di dubbio a chi libero di poter osservare e ragionare con la propria mente, che costui ha comportamenti da bipolare, di sicuro c’è qualcosa che non sta funzionando per il verso giusto. (solo per rammentare: dazi si, dazi no, voglio il premio nobel per la pace, ma scateno una guerra, etc, etc.)

Due casi umani a confronto

In nazioni piccole e insignificanti di questo mondo globale, come nella nostra italietta giusto per fare un esempio, si sono fatti dei TSO a gente innocua per molto meno, non potrò mai dimenticare un TSO che venne fatto ad un giovane in pieno periodo pscopandemico, perchè non voleva indossare la mascherina e s’incatenò nei banchi, orbene a Gennaio di quest’anno dopo 4 anni, la cassazione gli ha dato ragione, quel TSO era illegittimo, ma io ero con lui, con quel ragazzo, sin dal primo giorno, bastava essere e rimanere umani.

Qual’è la differenza o meglio il paragone tra questi casi? Semplicemente “la ricchezza e il potere“, il primo un ricco sfondato che può permettersi di nascondere se non addirittura far prevaricare su alcuni stati servili del mondo la propria follia politica, cosi evidente e conclamata. Probabilmente una patologia che sta diventando pericolosa, nel secondo caso un giovane cittadino “non ricco”, che semplicemente protesta per dei sani principi, ma viene colpito da un sistema sanitocratico totalmente asservito ad un globalismo bipolare.

La catastrofe in agguato

La vera preoccupazione avviene quando nella politica che conta e domina il mondo, un bipolare incontra uno schizzofrenico e fra i due nasce amore e tenerezza, perchè il tutto si trasforma in profonda tristezza e sofferenza da infliggere a quanti gli stanno vicino. Se esiste la geopolitica, oggi proviamo a coniare il termine di pscopolitica come quella materia che studia i comportamenti gravi e anomali dei potenti del mondo che generano guerre e sofferenze.

Oggi stiamo seriamente rischiando di assistere alla fine della civiltà umana, ogni giorno la tentazione dell’uso di armi nucleari da parte di questi potenti che non esito a definire bipolari e schizofrenici è enorme. Ma cosa può fare concretamente il semplice cittadino nella propria quotidianità ? Che azioni può intraprendere affinché non si acceleri ma si freni questa deriva?

Le parole chiavi per la salvezza

La parola o meglio le parole che ci salvano sono: “informazione e condivisione”, non solo salviamo la nostra coscienza davanti agli occhi del nostro creatore, ma possono aiutare in modo terapeutico e c’è lo auguriamo, un esercito di coloro che la gente perbene chiama: politicanti indegni e corrotti.

Mi scuso per la durezza della mia opinione personale, lo comprendo è davvero forte e dura. Un messaggio che se dato in pasto all’IA, verrebbe smussato in qualcosa di molto ma molto blando e leggero, perchè non si può certo urtare il regime a cui si è servi, in fondo l’obbiettivo delle IA è creare un appiattimento del pensiero, veicolando in modo particolare i nostri giovani non ancora formati e forti nel carattere e nei ragionamenti che li rendono liberi e indipendenti, verso una schiavitù moderna totalmente accettata quasi da inutili servi sciocchi.

Abbiate coraggio, siate vivi ed umani

Se durante il giorno tramite i social vi imbattete in un reel forte e tristemente vero, che vi provoca indignazione al punto che comprendete che sia un bene condividerlo, non esitate, non siate timidi, non pensate a cosa diranno chi vi conosce se lo condividete, questa esitazione uccide la vostra anima, condividete con coraggio e senza paura.

Se ad esempio ascoltate un approfondimento e guarda caso riporto alla fine dell’articolo un controcanto del famoso giornalista Francesco Toscano la cui ironia non conosce limiti, bene a meno di non essere dei collaborazionisti di un regime, o un perfetto ignorante perchè disinformato, secondo un mio modesto parere non si può non condividere.

Va bene prendiamo tutte le scuse che vogliamo, non sono sui social, non ho facebook, ma whatsapp o telegram li abbiamo quasi tutti ormai, ed allora anche ad un solo Amico, condividiamo diventiamo messaggeri di un pensiero umano, inizia il tuo viaggio da messaggero con il condividere questo articolo.

Quando una diagnosi diventa una lente: L’effetto Rosenhan

lente dei pregiudizi

Cosa succede quando un’etichetta smette di descrivere e inizia a definire? Quando una diagnosi, invece di aiutare a comprendere, diventa una lente che deforma tutto ciò che osserva?

Nel 1973 lo psicologo David Rosenhan mise in scena uno degli esperimenti più discussi della storia della psichiatria moderna. Un test semplice, quasi provocatorio, che avrebbe sollevato una domanda scomoda: quanto è oggettiva una diagnosi psichiatrica? E quanto, invece, è influenzata dalle aspettative di chi guarda?

Il risultato fu sorprendente, e per certi versi inquietante. Non tanto per denunciare un sistema, quanto per mostrare un meccanismo umano universale: tendiamo a vedere ciò che ci aspettiamo di vedere. Una volta applicata un’etichetta, tutto il resto rischia di essere interpretato alla luce di quella definizione.

L’“effetto Rosenhan” non parla solo di ospedali psichiatrici. Parla di scuola, di lavoro, di relazioni. Parla di noi. Di quanto sia facile trasformare una parola in una gabbia invisibile.

Qui sotto da un post su FB, possiamo leggere un testo completo che racconta l’esperimento e le sue implicazioni. Vale la pena arrivare fino in fondo. Perché, a volte, la prigione più difficile da riconoscere è quella costruita dalle nostre convinzioni.

Giocare con la testa: Il metodo “Siculotto” tra probabilità e psicologia per un approccio consapevole al gioco del Lotto

Il programma freeware eseguibile per windows

Il Siculotto è un programma freeware nato con una missione ben precisa: offrire un’alternativa ragionata ai “gratta e perdi’ e alle slot machine. L’autore, Giuseppe Marchese ha sviluppato questo strumento per dimostrare che esiste un approccio matematico al gioco del lotto che offre maggiori speranze di successo e, soprattutto, aiuta a comprendere i meccanismi probabilistici alla base delle vincite.

La missione e lo studio

L’obiettivo è ambizioso: far diventare il “Siculotto” come una sorta di ‘metadone’ per ludopatici, sostituendo la dipendenza casuale del gratta e vinci con un approccio consapevole e calcolato. Come spiega la Dottoressa in Psicologia Francesca Araniti che collabora al progetto con la stesura di un libro assieme all’autore del programma: ‘Il gioco patologico si nutre di rinforzi casuali e immediati. Il “Siculotto” introduce un elemento di elaborazione cognitiva che modifica radicalmente la relazione con il gioco’.

Cosa tratterà l’opera

Il libro in corso di stesura, approfondirà sia gli aspetti matematici che quelli psicologici di questo innovativo approccio al gioco consapevole. Questi in sintesi i principali argomenti trattati:

· Analisi matematica delle probabilità nel gioco del lotto
· Testimonianze di utilizzo “terapeutico dell’uso del Siculotto”
· Approfondimenti psicologici sul meccanismo della dipendenza
· Casi studio di previsioni vincenti
· Confronto scientifico con i giochi “istantanei”

Diamo uno sguardo

A corredo di questo breve articolo, includiamo il primo video del lancio del Siculotto datato 1 Febbraio 2022 , il programma oggi in versione più avanzata è sempre freeware, il video spiega il funzionamento dello strumento in modo minimale, ma già mostra alcune metodologie per ricavare delle previsioni ristrette e certamente con una speranza matematica ragionata rispetto ai gratta e perdi.

Di seguito il link del sito ufficiale dell’autore dove poter scaricare il programma e ben presto daremo informazioni su come ottenere il libro frutto di ricerca per aiutare chi prigioniero della ludopatia.