“Alla Fonte di Euterpe” dove la Poesia è diventata una preghiera universale

Marsala, 31 Ottobre 2025 – Ci sono serate che non si limitano a intrattenere, ma elevano. Serate in cui il confine tra palco e platea, tra arte e anima, si dissolve in una silenziosa epifania collettiva. Questo, e molto di più è stato “Alla Fonte di Euterpe” al Teatro Comunale di Marsala, un viaggio non solo nell’arte poetica di Gianni Bilardello, ma un concreto viaggio verso le soglie dell’Assoluto.

Lo spettacolo, scritto e diretto dal Bilardello, si è dipanato come un rosario di emozioni, dove ogni elemento con la musica magistrale dell’ensemble composta dalla raffinata e sensibile Rosanna Angileri al violino, dall’intenso e dolce Nicolò Gurrieri al violoncello e dall’eclettico e geniale Leonardo Pavia al pianoforte. Le voci celesti del soprano Antonella Urso e del tenore Salvy Marino, la pittura di Angela Trapani, la danza dei Maestri Manuela La Torre e Bruno Arini, tutti granelli che preparavano il terreno per il momento più alto, quello in cui la parola è diventata veicolo puro del trascendente.

L’Apice del viaggio spirituale, un dialogo con il Divino

Per chi come me scrive su PADD.IT non può che sottolineare un particolare momento, un cuore palpitante e rivelatore della serata, battuto con la forza di due poesie di Bilardello, trasformate in altrettante preghiere laiche dalla voce oracolare di Giorgio Magnato. Mentre le note del Maestro Leonardo Pavia al pianoforte tessevano un tappeto di silenzio sonoro, Magnato recitava “Benedicimi Signore” e “Vieni, Dio siediti accanto a me“.

Non si è trattato di una semplice interpretazione testuale. Quella di Magnato è stata un’incarnazione. La sua voce, grave e insieme tenera, non declamava verso il pubblico, ma sembrava aprirsi un varco verso l’alto, stabilendo un dialogo intimo e universale con il Divino. In “Benedicimi Signore“, ogni parola era un atto di umile riconoscenza, una richiesta di grazia che non chiedeva favori, ma la semplice benedizione di esistere, di sentire, di amare.

Poi, il vertice. “Vieni, Dio siediti accanto a me“. Qui, la trascendenza è diventata immanenza. L’invito non era più un’invocazione lontana, ma un’accoglienza familiare. “Siediti accanto a me”, una richiesta di una prossimità così terrena e confidenziale da risultare commovente. In quel momento, il Dio evocato da Bilardello e dalla voce di Magnato non era un’entità astratta in un cielo lontano, ma un amico, un padre, una presenza calda e consolante che prende posto sul divano della nostra anima, condividendo il peso e la bellezza dell’essere.

In quel momento l’atmosfera in teatro si era fatta carica di una sacralità tangibile. Il respiro del pubblico sembrava essersi fermato in un unico collettivo sentire. Quelle parole non toccavano più solo le corde dell’emozione, ma risuonavano nella dimensione più profonda dello spirito, in quello spazio interiore dove risiedono le domande ultime e le risposte più semplici.

Un sogno che conduce alla fonte

La figura di Euterpe interpretata da AnnaClara Patti, la Musa, illuminata in penombra, non era solo un richiamo mitologico, ma il simbolo di quella sorgente interiore da cui scaturisce ogni vero artefice. Il tango che ha animato il teatro, il monologo iniziale di Bilardello, ogni quadro musicale e poetico, erano tappe di un pellegrinaggio artistico il cui santuario era proprio quel dialogo diretto e senza veli con il Mistero.

Alla Fonte di Euterpe non è stato solo uno spettacolo di successo. È stata una viva esperienza che ha ricordato a tutti i presenti che l’arte, quando è autentica e profonda, non decora semplicemente la vita, ma la perfora, rivelando il sacro che pulsa nel cuore del mondo. E per una notte, grazie alle parole di Bilardello e alla voce di Magnato, in molti hanno sentito che qualcuno aveva davvero preso posto accanto a loro, in un silenzioso e perfetto accordo.

Ringraziamo uno spettatore presente all’evento che ha ripreso e condiviso il video dove è possibile ascoltare le due poesie che ci hanno profondamente colpito.

Matrimonio per sempre

Gaetano Guagliardo è un uomo di 49 anni di Misilmeri (PA), piccolo commerciante, padre di due magnifiche figlie, che vive la sua separazione coniugale come un grande progetto di Dio.

Caro Gaetano ma tutta questa fede da dove ti arriva?

La forza me la dà Gesù, che nel libro di libro di Cielo, volume 28, del 12 marzo 1930 (vergato dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta) dice: “Un sacrificio prolisso e continuo possiede tale attrattiva e forza rapitrice verso l’Ente Supremo, che lo fanno determinare beni grandi.”

Per me un sacrificio prolisso è portare avanti la famiglia svolgendo le mansioni sia di padre, sia di madre. Ci sono quei momenti, quelle giornate in cui questo carico diventa pesante e trovo sollievo leggendo la Bibbia e i volumi di Libro di Cielo.

Come mai non ti cerchi un’altra compagna? 

È pur vero che una compagna mi potrebbe dare un aiuto nel portare avanti la famiglia, ma sicuramente nascerebbero incomprensioni e gelosie con i figli. Io non lo farei mai, perché mi fido di Dio e credo fermamente nel sacramento del matrimonio, perché Gesù ha detto nel Vangelo Mt 19,6: “Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.

Nella vita di tutti i giorni come ti aiutano questi eccessi di amore di Gesù, contenuti nei volumi di libro di Cielo?

Mi aiutano tantissimo perché durante l’arco della giornata sono chiamato a fare tantissime cose, fra cui leggere con fede questi libri, organizzare cenacoli di preghiera, il lavoro, la cura delle figlie e tutte le attività di gestire una casa. Tutto questo riesco a svolgerlo, perché in ogni gesto chiamo Gesù e quindi posso compiere tutto con gioia e serenità. Con questi scritti ho scoperto maggiormente l’amore di Dio presente in ogni cosa creata. E già di buon mattino, osservando l’alba, il cielo, gli uccelli che svolazzano e che cantano, mi sento amato da Dio.

Gli scritti di Cielo hanno cambiato il tuo rapporto con gli altri?

Sicuramente mi hanno cambiato in meglio, perché mi hanno portato a guardare gli altri con gli occhi di Gesù. Gli atteggiamenti di quelle persone che ritenevo antipatiche, scorbutiche, comprendo adesso che sono causati da ferite che hanno ricevuto nella loro vita, quindi il mio approccio nei loro confronti è più compassionevole. Certe volte, nel lavoro, servendo i clienti – Gaetano ha un negozio di frutta e verdura – riesco a strappare un sorriso alle persone più cupe. Oppure con i dipendenti, se in alcune giornate sbagliano alcuni servizi, mentre prima mi innervosivo e li rimproveravo, oggi con calma e pazienza cerco di capire se hanno qualche pensiero che li turba e che li distrae dal lavoro. Posso testimoniare che il cambiamento fondamentale sta nell’andare in profondità nelle cose e di non fermarsi alle apparenze.

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Fabio Pardi

Bar Scatassa

Palermo 17/10/2025

Rinomato bar, sito in via Ammiraglio Rizzo a Palermo, si distingue per l’elevata qualità degli ingredienti con cui realizza la rosticceria, quasi sempre al Top.

Tra le specialità annovera i prelibati calzoni, per cui è famoso, e per le arancine rigorosamente fritte in giornata (per Santa Lucia potreste quindi aspettare di più rispetto la media).

Assolutamente da provare!

Francesco Speciale

“Antùra” la voce del vento e della memoria siciliana

Palermo 16/10/2025

Poesie di Enzo Ragno e Musiche di Malanova

Con Antùra, Enzo Ragno consegna alla parola poetica una forza antica e insieme contemporanea: il siciliano, che si fa lingua madre, canto e preghiera laica. Le venticinque poesie raccolte nel CD recitate dall’autore e accompagnate dalle musiche intense di Malanova formano un viaggio sensoriale e spirituale attraverso la terra, il vento e le stagioni dell’anima.

Ogni testo vibra di una musicalità istintiva, scavata nei suoni e nei ritmi della parlata isolana. Titoli come Bruciàta, Vurrìa, Sciroccu, Acqua e Ventu o Spìsidda evocano un paesaggio interiore in cui gli elementi naturali diventano specchio dell’esistenza, metafora di un’identità sospesa tra memoria e resistenza. La voce di Ragno, aspra e dolce al tempo stesso, restituisce la carne viva delle parole, mentre le sonorità di Malanova intrecciano corde e percussioni che amplificano l’emozione e il respiro popolare del progetto.

La cura complessiva dell’opera è evidente: dalle registrazioni realizzate al Wave Studio di Pippo Faranda, al progetto artistico e fotografico di Greta Bartuccio, fino al disegno di copertina di DeSanti e alla fotografia dell’autore di Carlo Aloi. L’attenzione alle lingue, con le traduzioni in italiano di Mimma Gattaino e in inglese di Deborah Kay, rivela la volontà di portare questa voce siciliana oltre i confini, senza tradirne l’anima.

Antùra è più di un disco di poesie: è un atto d’amore verso la propria terra e le sue radici linguistiche, un invito ad ascoltare non solo le parole ma ciò che esse trattengono il vento, la polvere, la malinconia e la luce di un’isola che continua a raccontarsi.

Di seguito un video contenente la poesia Bruciata pubblicata sul canale PADD di Youtube

Un’anima generosa che parla ancora: Monsignor Pasquale Lombardo

Passeggiando nella maestosa Chiesa Madre di Marsala, mi sono imbattuto in una lapide che mi ha profondamente colpito. Le parole incise nella pietra sono limpide, solenni e sincere, mi hanno parlato di un tempo in cui la fede e la generosità non erano gesti rari o interessati, ma autentiche espressioni d’amore verso Dio e verso la propria comunità.

Quella lapide è dedicata a Monsignor Pasquale Lombardo (1887-1971), figura straordinaria di sacerdote e benefattore, originario di Marsala ma emigrato in giovane età negli Stati Uniti, dove esercitava il suo ministero, non dimenticò mai le sue radici né la sua Chiesa Madre.


Fu infatti grazie al suo impegno e alla sua tenacia che, nel 1951, si poterono finalmente completare i lavori del Duomo di Marsala con la sistemazione della facciata e la ricostruzione della cupola, già crollata nel 1893.

La lapide, datata 15 agosto 1954, giorno dell’Assunzione di Maria Vergine, testimonia il profondo spirito di fede che animava monsignor Lombardo: egli volle donare alla sua città un tempio finalmente compiuto e degno di accogliere la preghiera dei fedeli, offrendo anche opportunità di lavoro ai suoi concittadini.
Il suo gesto, compiuto “per la gloria di Dio e dei suoi figli”, era mosso non dal desiderio di onori, ma da una sincera preoccupazione pastorale e umana: assicurare alla comunità un luogo sacro decoroso, in cui potersi raccogliere e ritrovare quella fiducia nella vita e nella provvidenza che solo la fede può donare.

Oggi, davanti a quella lapide, non si può non riflettere su quanto sia raro incontrare esempi così limpidi di dedizione e altruismo. Monsignor Lombardo, con la sua opera, ci lascia una lezione di umiltà e di amore concreto, un segno di fede che travalica il tempo.


In un’epoca come la nostra in cui spesso i media tendono a mettere in luce solo gli aspetti scandalistici del clero, dimenticando le tante anime generose e silenziose che ogni giorno operano nel bene, figure come quella di questo sacerdote marsalese ci ricordano che la vera santità si manifesta nei gesti semplici, disinteressati e profondamente umani.

Il suo nome, inciso nella pietra del Duomo, non è solo memoria: è un invito a guardare oltre il rumore del presente, a riscoprire la bellezza di una fede vissuta con coerenza e donata con amore.

Altro che opera annerita! La Cona del Gagini ritrova la sua luce: un viaggio tra fede, arte e restauro

C’è un momento in cui la storia smette di essere una pagina polverosa su un libro e diventa esperienza viva, palpabile. È successo Domenica 5 Ottobre 2025, dopo la celebrazione liturgica delle 11:30, nella suggestiva cornice della Chiesa senatoriale di Sant’Antonio Abate. Qui, davanti a una comunità emozionata e attenta, è stato svelato il volto ritrovato di un capolavoro: la Cona del SS. Sacramento di Antonino Gagini, finalmente restituita al suo antico splendore dopo un meticoloso restauro.

Il restauro

L’opera, affidato allo Studio Kéramos Arte e Restauro e realizzata dalle abili mani del restauratore Andrea Vasile, era stata offuscata dal tempo. Quello che un tempo era un tripudio di dettagli e simboli, si era gradualmente annerito, rischiando di far perdere il profondo messaggio in esso custodito. Un messaggio che, come ci ha brillantemente spiegato Marina Mancuso in un video condiviso a fine articolo che vi invitiamo a vedere, non è solo artistico, ma profondamente teologico.

La storia

Proprio grazie alla chiarezza espositiva della dottoressa Mancuso, abbiamo potuto apprezzare appieno il significato di questo capolavoro. Commissionata ad Antonino Gagini nel 1551, lo stesso anno in cui il Concilio di Trento proclamava il Dogma dell’Eucaristia, l’opera non è una semplice decorazione. È una conferma in immagine di quella verità di fede: la presenza reale e transustanziale di Cristo nell’Eucaristia.

Una sacra lettura

La sua lettura, come ci spiega Marina Mancuso, è un percorso ascensionale che guida lo sguardo e lo spirito: da sinistra verso destra e dal basso verso l’alto. Si parte dalle predelle, con le drammatiche scene della Passione tratte dal Vangelo di Matteo, per salire con lo sguardo verso il centro, dove angeli in coro rendono gloria eterna al calice e all’ostia, cuore del mistero eucaristico.

Le sue origini

Scopriamo così che l’opera, originariamente collocata nel presbiterio, ha avuto una storia travagliata, essendo stata smembrata e poi ricollocata nell’attuale cappella. E che al suo complesso appartenevano anche le maestose statue di San Pietro e Paolo all’ingresso della chiesa, quelle di Sant’Antonio Abate all’ingresso della Casa canonica e la statua di Dio Padre nella cappella a Lui dedicata.

Ringraziamenti

Un giorno così significativo non poteva che essere coronato da un sentito ringraziamento a monsignor Tulipano, la cui attenzione premurosa verso i parrocchiani e il costante impegno per la cura e la valorizzazione del patrimonio della Chiesa di Sant’Antonio Abate sono per tutti un faro. La sua guida è stata fondamentale per restituire non solo un’opera d’arte alla comunità, ma un pezzo della sua identità storica e spirituale, doverosi ringraziamenti all’Associazione Culturale “Síkalesh” per la sua donazione che ha reso possibile il restauro.

Conclusioni

Il restauro della Cona del Gagini non è quindi solo un intervento di conservazione. È un atto d’amore verso la bellezza, un ripresentare alle generazioni di oggi un “libro di pietra” che racconta la fede dei nostri padri. È un invito a fermarsi, a osservare e a lasciarsi condurre, come nell’intenzione originale dell’artista, dal dolore della Passione alla gloria eterna dell’Eucaristia.

Guarda il video amatoriale condiviso da un parrocchiano che riprende l’evento descritto.