nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Solennitร  SS. Trinitร  (A)

Anche cantando la prima lettura in greco, o armeno, o arbrรฉsh, sarebbe stato in ogni caso chiaro a tutti il senso del brano veterotestamentario nella solennitร  odierna. Il Dio dei patriarchi, di Abramo, Isacco, Giacobbe, รจ lo stesso che si manifesta a Mosรฉ sul monte Horeb, come โ€œcolui che รจโ€. Ancora invisibile, senza specificare alcun nome, si presenta come Dio padre. Fin dal catechismo dโ€™infanzia sappiamo tutti quanti che sarร  il suo Figlio a inaugurare una Nuova Alleanza con un Nuovo Testamento. Il figlio che รจ la perfetta espressione del padre, venendo nel mondo raggiunge lโ€™apice della rivelazione, sebbene non tutto fosse ancora compiuto.

Due domeniche fa al momento dellโ€™Ascensione di Gesรน al cielo che fa ritorno al Padre, promise di non lasciarci orfani; non avrebbe abbandonato lโ€™umanitร  e, perchรฉ restasse redenta, avrebbe fatto dono del suo Spirito. รˆ proprio quanto abbiamo celebrato domenica scorsa con la Pentecoste. Con la discesa dello Spirito Santo si completa la rivelazione della SS. Trinitร  che celebriamo nella solennitร  di oggi, ma in realtร  ogni giorno. Infatti il segno della croce รจ la prima delle preghiere comuni: nel nome della SS. Trinitร  iniziamo e finiamo ogni preghiera (anche la Messa) e salutiamo il padrone di casa entrando in chiesa. Nella 2^lettura San Paolo ai Corinzi rivolge quel saluto fatto proprio nella liturgia: la grazia acquistaci dal S.N.G.C. nella sua passione, lโ€™amore di Dio padre che suo figlio รจ venuto a dimostrare, la comunione dello Spirito Santo che li unisce sia con tutti voi.

La Trinitร  contiene in sรฉ tutta lโ€™opera della redenzione. Il Figlio รจ venuto in questo mondo per annunciare un messaggio inaudito e poi realizzarlo. Una buona notizia: il Padre ha deciso di giustificare gli uomini, cioรจ di renderli giusti/presentabili al suo cospetto, nonostante il loro peccato poter comparire dinanzi a Dio chiamandolo filialmente papร . รˆ quanto ha realizzato Gesรน Cristo, facendoci poi dono del suo Santo Spirito che prega in noi con gemiti inesprimibili e rimane con noi per sempre, come abbiamo sentito le scorse domeniche. O non sapete che i vostri corpi sono tempio dello Spirito Santo? chiede San Paolo. Lโ€™inabitazione trinitaria dal giorno del nostro battesimo รจ una realtร  invisibile, non รจ come andare dal parrucchiere, ma รจ sperimentabile partecipando alla vita trinitaria, quando viene illuminato lโ€™intelletto, consolato lo spirito, animata la volontร …

San Patrizio illustrava agli irlandesi la Trinitร  paragonandola al trifoglio con tre foglie in un unico stelo. Mentre di Santโ€™Agostino, durante la stesura del suo trattato De Trinitate, รจ noto lโ€™episodio del bambino da lui incontrato in spiaggia che cercava di travasare lโ€™acqua del mare in una buca: quando gli disse che era impossibile si sentรฌ rispondere che non era possibile neanche contenere Dio nella mente umana.

รˆ difficile spiegare a parole nostre una realtร  che non รจ di questo mondo e tuttavia conoscibile in parte e con certezza nella misura in cui ci viene rivelata. Noi che siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, possiamo tentare di comprendere la processione del Figlio e dello Spirito Santo, equiparando a come la nostra mente genera il pensiero e lo ama. Mente-pensiero-amore sono cose distinte ma in noi inseparabili lโ€™una dallโ€™altra. Immaginiamo che la mente sia il Padre, che genera il Figlio pensandolo, per restare uniti nellโ€™amore che รจ lo Spirito Santo. Mente-pensiero-amore tre entitร  (non cose) distinte ma inseparabili, generate non create materialmente, da sempre compresenti.

Il mistero trinitario che vede Dio uno e trino (un unico Dio in tre persone) รจ lo specifico della nostra fede cristiana, rispetto ad altre religioni. รˆ un mistero ultimamente inconoscibile, nel senso che a noi non sarร  mai del tutto noto finchรฉ non saremo a contemplarlo nel Regno dei cieli. Adesso conosco in modo imperfetto ma allora conoscerรฒ perfettamente, dice San Paolo ai romani. Attendiamo la visione eterna di quello che crediamo quaggiรน. Quando entreremo nella casa del padre, come pure alla fine dei tempi, ci riconoscerร  dal segno del nostro battesimo: il segno della croce in nome della SS. Trinitร .

ut sacrifรญcium, quod รณculis tuรฆ maiestรกtis indรญgnus รณbtuli, tibi sit acceptรกbile

๐—Ÿ๐—ฎ ๐—Ÿ๐—ถ๐˜๐˜‚๐—ฟ๐—ด๐—ถ๐—ฎ ๐˜๐—ฟ๐—ฎ ๐—˜๐—ฟ๐—บ๐—ฒ๐—ป๐—ฒ๐˜‚๐˜๐—ถ๐—ฐ๐—ฎ ๐—ฑ๐—ฒ๐—น๐—น๐—ฎ ๐—–๐—ผ๐—ป๐˜๐—ถ๐—ป๐˜‚๐—ถ๐˜๐—ฎ ๐—ฒ ๐——๐—ฒ๐—ฟ๐—ถ๐˜ƒ๐—ฒ ๐—ฃ๐—ฎ๐—ฟ๐˜๐—ถ๐—ฐ๐—ผ๐—น๐—ฎ๐—ฟ๐—ถ๐˜€๐˜๐—ถ๐—ฐ๐—ต๐—ฒ – L’attuazione della riforma liturgica auspicata dal Concilio Vaticano II richiede una fedeltร  rigorosa ai testi e alle norme universali. รˆ necessario analizzare criticamente alcune tendenze che rischiano di trasformare lโ€™azione sacra in unโ€™esperienza puramente esperienziale, frammentando l’unitร  della Chiesa in favore di visioni di gruppo.

๐‹๐š ๐๐ข๐ฆ๐ž๐ง๐ฌ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐๐ž๐ฅ ๐’๐š๐œ๐ซ๐ข๐Ÿ๐ข๐œ๐ข๐จ ๐ซ๐ข๐ฌ๐ฉ๐ž๐ญ๐ญ๐จ ๐š๐ฅ๐ฅ๐š ๐Œ๐ž๐ง๐ฌ๐š – Si osserva talvolta una tendenza a ridurre lโ€™Eucaristia a un “convito comunitario“, enfatizzando la dimensione orizzontale della fratellanza. Sebbene il senso di comunitร  sia fondamentale, la dottrina cattolica sancita dal Vaticano II mantiene fermo il dogma del Sacrificio Propiziatorio. Lโ€™uso di arredi mobili o tavole domestiche in luogo di altari fissi e consacrati rischia di trasformare l’atto del culto in una riunione attorno a un “fuoco” umano. La vera fraternitร  cristiana non nasce dalla semplice aggregazione sociale, ma dall’adorazione del Mistero che si compie sull’altare.

๐‹๐š ๐‹๐ž๐ ๐ ๐ž ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐๐ซ๐ž๐ ๐ก๐ข๐ž๐ซ๐š ๐œ๐จ๐ฆ๐ž ๐’๐œ๐ฎ๐จ๐ฅ๐š ๐๐ข ๐‹๐ž๐š๐ฅ๐ญ๐š – Il rispetto delle rubriche e della gerarchia liturgica non รจ sterile formalismo, ma una scuola di vita che educa alla lealtร  verso unโ€™istituzione che ci precede. Una liturgia “fai-da-te” indebolisce il carattere, poichรฉ illude l’individuo che il sacro possa essere piegato ai propri gusti o alle contingenze del momento. Al contrario, la fedeltร  al rito allena l’anima all’obbedienza feconda e alla responsabilitร  verso il bene comune. Il rispetto degli spazi sacri e dei tempi liturgici insegna che il singolo รจ al servizio del Tutto, e non viceversa.

๐ˆ๐ฅ ๐๐š๐ญ๐ซ๐ข๐ฆ๐จ๐ง๐ข๐จ ๐Œ๐ฎ๐ฌ๐ข๐œ๐š๐ฅ๐ž ๐œ๐จ๐ฆ๐ž ๐’๐ž๐ ๐ง๐š๐ฅ๐ž ๐๐ข ๐“๐ซ๐š๐ฌ๐œ๐ž๐ง๐๐ž๐ง๐ณ๐š – La scelta di un repertorio musicale “chiuso”, composto esclusivamente da brani identitari di una singola realtร , contrasta con il comando conciliare di promuovere il Canto Gregoriano e la Polifonia. L’uso sistematico di stili musicali uniformi e autoreferenziali impoverisce l’esperienza spirituale, riducendola a un’emozione passeggera. La musica sacra deve essere un richiamo alla trascendenza, un segnale che orienta il cammino dell’uomo verso l’alto, garantendo quella dignitร  che solo l’arte sottomessa alla fede puรฒ offrire.

๐ˆ๐ฅ ๐‚๐š๐ซ๐ข๐ฌ๐ฆ๐š ๐ง๐จ๐ง ๐ž ๐‹๐ข๐œ๐ž๐ง๐ณ๐š ๐๐ข “๐’๐ญ๐ฎ๐ฉ๐ซ๐จ” ๐๐ž๐ฅ ๐‘๐ข๐ญ๐จ – Le “differenze” sono ricchezza di carismi complementari, lโ€™arbitrio liturgico รจ invece una patologia eversiva che lacera l’unitร . La Costituzione Sacrosanctum Concilium (n. 22 ยง 3) รจ una muraglia invalicabile: ยซAssolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi aggiungere, togliere o mutare di propria iniziativa alcunchรฉ in materia liturgicaยป. Nessuna presunta “creativitร ” puรฒ sanare ciรฒ che il Concilio vieta espressamente; non รจ questione di “varietร ”, รจ uno stupro dell’identitร  cattolica.

๐‹๐š ๐๐ฅ๐š๐ฌ๐Ÿ๐ž๐ฆ๐ข๐š ๐๐ž๐ฅ๐ฅโ€™๐Ž๐ซ๐๐ข๐ง๐š๐ซ๐ข๐จ “๐๐ซ๐ข๐ฏ๐š๐ญ๐ข๐ณ๐ณ๐š๐ญ๐จ” – Il culmine dell’orrore si raggiunge con il sequestro dell’Ordinarium Missae. Vedere il Kyrie, il Gloria, il Sanctus e lโ€™Agnus Dei ridotti a canzonette da spiaggia o ballate sentimentali proprie di una specifica associazione รจ una blasfemia del senso del sacro. Queste parti non sono materiale malleabile per “sentirsi coinvolti”: appartengono alla Chiesa Universale. Privatizzarle significa erigere un muro di separazione, trasformando la Messa in un club esclusivo dove il fedele che cerca la Cattolicitร  si sente un estraneo in casa propria. รˆ un atto di violenza spirituale che ferisce a morte la comunione ecclesiale proprio nel momento in cui dovrebbe manifestarsi.

๐ˆ๐ฅ ๐ฅ๐ข๐ฆ๐ข๐ญ๐ž ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐ฉ๐š๐ซ๐ญ๐ž๐œ๐ข๐ฉ๐š๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐ž ๐ข๐ฅ ๐๐จ๐ฏ๐ž๐ซ๐ž ๐๐ž๐ฅ ๐๐ž๐œ๐จ๐ซ๐จ (๐‘๐’, ๐ง. ๐Ÿ๐Ÿ-๐Ÿ๐Ÿ) – Non ci si faccia scudo con la scusa della “actuosa participatio”. La partecipazione richiesta dal Concilio รจ un atto interiore e sacramentale, che viene ferito quando il rito รจ ridotto a intrattenimento orizzontale. L’Istruzione Redemptionis Sacramentum (n. 12) ricorda che ogni fedele ha il ยซdiritto di avere una liturgia veraยป. Quando l’arbitrio sostituisce la norma, il fedele si ritrova privo di quel nutrimento spirituale che la Chiesa gli garantisce. Cercare la Liturgia laddove essa รจ celebrata secondo il cuore della Chiesa non รจ ribellione, ma amore per la veritร  del Sacrificio Eucaristico.

๐‚๐จ๐ง๐œ๐ฅ๐ฎ๐ฌ๐ข๐จ๐ง๐ž: ๐๐ž๐ซ ๐ฎ๐ง๐š ๐‹๐ข๐ญ๐ฎ๐ซ๐ ๐ข๐š ๐œ๐ก๐ž ๐š๐ฉ๐ฉ๐š๐ซ๐ญ๐ž๐ง๐ ๐š ๐š ๐ญ๐ฎ๐ญ๐ญ๐ข – La Liturgia non รจ un laboratorio di sperimentazione, nรฉ un momento di aggregazione sociale. รˆ il Cielo che scende sulla Terra. Trattarla come uno strumento per gratificare la sensibilitร  di un singolo gruppo significa dimenticare che essa รจ un bene universale. Ripristinare l’oggettivitร  del rito non รจ una scelta estetica, ma un dovere verso la dignitร  del culto e la salvezza delle anime. Perchรฉ la Liturgia, o รจ l’azione di Cristo e della Chiesa, o smette di essere ciรฒ che professiamo.

dalla premessa a Come andare a Messa e non perdere la fede di Nicola Bux, 2010

La liturgia cristiana subisce ai nostri tempi una violenza sottile: i suoi riti e simboli sono desacralizzati o sostituiti da gesti profani. In ritardo sulle ideologie in frantumi, si ricorre a simboli fatti da mano d’uomo, idoli – la bandiera arcobaleno usata come stola o tovaglia d’altare – ci si sbarazza dell’efficacia potente e divina del sacramento, del suo valore di aspirazione dell’uomo al trascendente, anzi si trasferisce su quelli il significato, sorta di sacramento laico (…) Bisogna tornarci, per ravvivare la fede che si va spegnendo in molte parti della terra: รจ “nel rapporto con la liturgia che si decide il destino della fede e della Chiesa” si legge nella quarta di copertina dell’edizione italiana nel primo volume dell’Opera omnia del papa Benedetto XVI.


Il Vangelo del giorno – Domenica 31 Maggio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Domenica โ€“ SS. Trinitร  โ€“ Anno A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 3,16-18

In quel tempo, disse Gesรน a Nicodรจmo:

ยซDio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perchรฉ chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perchรฉ il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non รจ condannato; ma chi non crede รจ giร  stato condannato, perchรฉ non ha creduto nel nome dellโ€™unigenito Figlio di Dioยป.

Parola del Signore

Nel vangelo di oggi, si racconta dellโ€™incontro tra Gesรน e Nicodemoโ€ฆ e Nicodemo va, di notte, da Gesรน per capireโ€ฆ va da Gesรน pieno di domandeโ€ฆ va da Gesรน con il desiderio di comprendere tante coseโ€ฆ con il desiderio di fede. La sintesi delle risposte di Gesรน รจ proprio nel vangelo di oggi: Dio รจ venuto ad Amare. Ci salva amandoci.

Non si tratta nรฉ di capire, nรฉ di comprendere, nรฉ di conoscereโ€ฆ si tratta di amare. Vuoi credere? Ama! Se cโ€™รจ qualcosa da capire รจ che devi amareโ€ฆ devi imparare ad amare.

Impara ad amare te stesso perchรฉ solo cosรฌ puoi accettarti e migliorare: da ogni fragilitร  e da ogni errore puoi imparare qualcosa di utile.

Impara ad amare la tua vita perchรฉ รจ dono di Dio ed รจ piena di opportunitร  che magari non vedi. Cercale, trovale, vivile.

Impara ad amare gli altri per quello che sono, perchรฉ Dio ti ama cosรฌ, perchรฉ lโ€™amore, comunque fa crescere.

Impara ad amare e a rendere concreto lโ€™amore. Impara a dare del tempo, a spenderti per gli altriโ€ฆ condividiโ€ฆ donaโ€ฆ accogliโ€ฆ fai tutto gratuitamenteโ€ฆ non metterti al centro ma metti sempre lโ€™altro al centroโ€ฆ i suoi bisogniโ€ฆ perdonaโ€ฆ dai sempre unโ€™altra possibilitร โ€ฆ credi in te e negli altri e soprattutto dilloโ€ฆ dillo agli altri che sono importantiโ€ฆ preziosi. Il tuo essere orgoglioso di loro รจ la forza di cui hanno bisogno per crescere!

Oggi si festeggia la trinitร , non te la so spiegare ma so che il nostro Dio, per โ€œraccontarsiโ€ a noi, ha scelto di farlo attraverso una relazione dโ€™amoreโ€ฆ un Dio che ama, un figlio amato e lo spirito santo che รจ lโ€™amoreโ€ฆ e cosรฌ ci testimonia e ci insegna ad amare!

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tu chiamalo, se vuoi, Ecumenismo

Paolo Pasqualucci, Il “Concilio parallelo”. L’inizio anomalo del Vaticano II, Fede&Cultura, 2014

Il linguaggio ecumenicamente corretto, quindi non โ€œscolasticoโ€ ma cosiddetto โ€œpastoraleโ€, che gli schemi e i testi finali dovevano esibire senza eccezione, si fondava sui seguenti canoni, ricavabili dalle direttive date da Giovanni XXIII a partire dallโ€™annuncio del Concilio (25 gennaio 1959) sino al discorso di apertura dello stesso (Allocuzione dellโ€™11 ottobre 1962) che ne costituรฌ come la โ€œsummaโ€:

  • nessuna definizione dogmatica;
  • nessuna condanna degli errori (la caritร  e la misericordia venivano di fatto usate allโ€™errore con lโ€™evitare di condannarlo);
  • enunciazione delle veritร  di fede โ€œattraverso le forme dellโ€™indagine e della formulazione letteraria del pensiero modernoโ€. Comportรฒ il puro e semplice silenzio su essenziali veritร  di fede (come nel caso del dogma della transustanziazione e del carattere espiatorio e propiziatorio del Sacrificio Eucaristico), o il quasi silenzio (come nel caso del dogma del peccato originale, menzionato dal Concilio solo di sfuggita e in modo molto ambiguo); nonchรฉ lโ€™adozione di un linguaggio generico in modo tale da permettere unโ€™interpretazione a sua volta generica delle veritร  in essi contenuta, e quindi accettabile anche per i non cattolici;
  • aggiornamento della Cattolicitร  tutta a valori puramente mondani, โ€œlaiciโ€, in gran parte politici, quali la pace nel mondo, la fratellanza universale, il progresso, la democrazia, la dignitร  dellโ€™uomo, la libertร  di religione fondata sulle credenze della coscienza individuale;
  • riconoscimento della pari dignitร  non solo di eretici e scismatici ma anche delle altre religioni non rivelate (inventate);
  • perseguimento dellโ€™unitร  con i โ€œfratelli separatiโ€ e del genere umano mediante โ€œil dialogoโ€ (da ciรฒ lโ€™imperativo di scoprire nel โ€œdialogoโ€ ciรฒ che tutto il mondo, non cristiano e non cattolico, puรฒ condividere con i cattolici, al fine di costruire una visione comune dei problemi contingenti del mondo, a cominciare da quello della pace. In breve, invece dellโ€™attivitร  missionaria per convertire gli erranti, il โ€œdialogoโ€ fiducioso e ottimistico con lโ€™errore, il โ€œmettersi in ascoltoโ€ di ciรฒ che il mondo puรฒ insegnare alla Chiesa Cattolica).

I primi tentativi di dialogo con il protestantico Consiglio Ecumenico delle Chiese erano stati posti in essere, a partire dal 1946, dal domenicano Christophe-Jean Dumont e dal suo confratello Yves Congar. I due frati avevano inviato un documento alla Segreteria di Stato di Pio XII, precisamente allโ€™allora mons. Montini. Seguรฌ poi lโ€™istituzione della Conferenza cattolica per le questioni ecumeniche, fondata dallโ€™allora mons. Willebrands. Non si riuscรฌ, perรฒ, sotto Pio XII, ad avere un โ€œufficio romano competente per lโ€™ecumenismoโ€, ossia una vera e propria Commissione Pontificia per lโ€™ecumenismo, sollecitata soprattutto da ambienti olandesi e tedeschi e proposta invano al cardinale Ottaviani con la mediazione di mons. Charriรจre (vescovo di Ginevra-Losanna-Friburgo).

Il Santโ€™Uffizio avocava a sรฉ il controllo di ogni iniziativa โ€œecumenicaโ€, giustamente timoroso di ripercussioni negative sulla dottrina (che poi si sarebbero puntualmente verificate). Le cose mutarono radicalmente con Giovanni XXIII, e giร  nei vota preconciliari la conferenza episcopale tedesca si espresse collettivamente in favore dellโ€™istituzione di una Commissione Pontificia โ€œad unitatem Christianorum promovendamโ€. Lโ€™iniziativa a lui gradita venne dalla Germania tra la fine del 1959 e lโ€™inizio del 1960, per lโ€™azione congiunta di Lorenz Jรคger, vescovo di Paderborn, e dellโ€™allora mons. Agostino Bea S.I.

Nel marzo del 1960, mons. Agostino Bea, che fu fatto cardinale proprio in quel periodo, inviรฒ al Papa la proposta (formalmente una โ€œsupplicaโ€) di creare โ€œun organo centraleโ€ incaricato dei rapporti ecumenici: una โ€œCommissio pro motione oecumenicaโ€. Il termine ufficiale usato nella proposta (per non insospettire il Santโ€™Uffizio) era pontificia Commissio pro unitate Christianorum promovenda. Lโ€™idea iniziale di Bea โ€“ scrive sempre Velati โ€“ si ispirava al modello delle varie Commissioni curiali che nel corso dellโ€™ultimo secolo erano state costituite per rispondere alle piรน diverse esigenze pastorali. Si trattava di commissioni con un cardinale come presidente, nominato dal Papa, un segretario, membri e consultori. Lโ€™organo doveva coordinare le attivitร  ecumeniche, moltiplicatesi nel mondo cattolico dopo lโ€™annuncio del Concilio, โ€œtrattando eventualmente di propria iniziativaโ€ con le Sacre Congregazioni competenti nelle relative materie. In tal modo Bea sottraeva al Santโ€™Uffizio la competenza sullโ€™ecumenismo. In tal modo โ€“ nota lโ€™Autore โ€“ la tradizionale centralitร  del Santโ€™Uffizio veniva relativizzata creando una sorta di polo alternativo [โ€ฆ] รˆ qui la radice di molti successivi contrasti tra Bea e i vertici della Suprema Congregazione: Ottaviani non intendeva accettare pienamente questo ruolo di supervisione del Segretariato.

card. Agostino Bea

Infatti, in una lettera allegata al progetto di statuto, e quindi sicuramente nota a papa Roncalli, il cardinale Bea giร  abbozzava la nuova โ€œteologia del battesimoโ€ successivamente posta alla base dellโ€™ecumenismo. Seguendo questa โ€œnuova teologiaโ€, dal solo battesimo โ€“ che, anche quando รจ valido, non รจ fruttuoso perchรฉ, non avendo la vera fede, essi non possono ricevere la grazia santificante ma solo il carattere, che farร  vivere la grazia se essi abiurano le loro eresie โ€“ il cardinale Bea traeva lโ€™erronea conseguenza che non fosse piรน necessario convertire e far ritornare (ravveduti e pentiti) gli eretici allโ€™unica Chiesa di Cristo, quella cattolica. Come sottolineรฒ Romano Amerio, il cardinale alterรฒ la dottrina della Chiesa: Egli dichiarรฒ che il movimento non รจ di ritorno dei separati alla Chiesa di Roma e, seguendo la sentenza comune, asserรฌ che i protestanti non sono staccati del tutto giacchรฉ hanno il carattere del battesimo. Perรฒ, citando dalla Mystici Corporis di Pio XII, nella quale si riafferma che โ€œsono ordinati al mistico corpoโ€, giungeva ad asserire che vi appartengono e che perciรฒ versano in una situazione di salvezza non diversa da quella dei cattolici (OR, 27 aprile 1962). La causa dellโ€™unione รจ da lui ricondotta a esplicitazione di unโ€™unitร  giร  virtualmente presente, di cui si tratta di prendere coscienza. Questโ€™unitร  รจ soltanto virtuale anche nella Chiesa cattolica, la quale deve prendere coscienza non di sรฉ stessa, ma di quella piรน profonda realtร  del Cristo totale che รจ la sintesi delle sparse membra della cristianitร . Non dunque reversione degli uni agli altri, ma conversione di tutti al centro che รจ il Cristo profondo.

Se รจ vero che i seguaci delle altre religioni possono ricevere la grazia divina, รจ pure certo che oggettivamente si trovano in una situazione gravemente deficitaria se paragonata a quella di coloro che, nella Chiesa, hanno la pienezza dei mezzi. (Dichiarazione Dominus Jesus, n. 22)


Collegamenti ad altri articoli sul Concilio Vaticano II

Le parole che usiamo per la letteratura dicono come la trattiamo.

Perchรฉ si dice leggiamo un passo e non un brano.

Brano viene da sbranare, fare a pezzi lacerare, dilaniare. Come si puรฒ usare una parola simile per indicare buon testo letterario.

Lโ€™alternativa รจ: Passo. Un tratto di cammino che si percorre insieme all’autore. A questo punto bisogna ricordare che cosa significa Testo. Viene dal latino textum, tessuto, qualcosa di intrecciato, costruito filo dopo filo.

Una parola che sbrani un tessuto non merita di stare vicina alla letteratura. Nella societร  di oggi, si รจ perso il cuore. C’รจ bisogno di educare all ‘empatia. Tutte le materie hanno la loro importanza! Le materie letterarie e artistiche educano all’emotivitร  e al bello. Bisogna essere come l’Uomo Vitruviano, in espansione verso al mondo a 360 gradi.

Mai si potrร  essere piรน moderni e all’avanguardia di quanto non siano stati i nostri grandi geni del passato. C’รจ bisogno di istruire ed educare in maniera consistente ed a tutto tondo, la formazione non necessita di frammentazione trendy.

Inoltre la parola brano e stata largamente usata pure per indicare gliย  “highlightsโ€ musicali di un’opera lirica quando questa veniva registrata e distribuita nei vinili o musicassetta per chi non voleva ascoltare tutta la registrazione e preferiva l’ascolto dei passi piรน famosi “Brani scelti”. Ma raramente si leggeva “Pagine scelte”. Talvolta compariva anche la parola “Seleziona”.

Adesso mi viene in mente il testo di un passaggio della Luisa Miller di Verdi, quando la protagonista, stanca e abbattuta per aver ceduto ai ricatti di Wurm canta: โ€œA brani, a brani  o perfido il cuore tu m’hai squarciato…..”Si deve osservare l’uso appropriato di questi versi di Salvadore Cammararo. Ed ancora i Sepolcri di Ugo Foscolo: quella corrispondenza di amorosi sensi, fa capire il valore della memoria e della poesia eternatrice dell’anima dell’uomo. La poesia vince di mille secoli il silenzio.

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PICCOLO CANTO NUOVO

Per un cantico nuovo
Lodato sia il mio Signore
per l’unitร  delle cose:
ogni oggetto involge la sua parola,
ogni forma รจ una sua epifania.

E la terra รจ il suo paese
e tutti i volti degli uomini
insieme fanno il suo unico volto.

Lodato sia il mio Signore
perchรฉ le cose sono buone,
per gli occhi che ci ha dato
a contemplare queste cose.

Lodato sia perchรฉ esistono
i fanciulli e le donne:
perchรฉ l’uomo รจ grande
e infinita come lui
รจ la sua inquietudine.

Lodato sia per le nostre case
e per queste macchine e cittร :
poichรฉ nulla vi รจ di profano
nell’opera dell’uomo.

Lodato sia anche l’uomo
fratello di ogni creatura,
aiuto e amico del mio Signore.

Lodatelo perchรฉ Egli รจ ancora piรน grande
eppure mi parla e mi ama,
perchรฉ si รจ fatto uomo.

Lodatelo perchรฉ esiste
e gioca nella creazione
e gode della stessa mia gioia.

Lodate il mio Signore
per ogni tristezza e dolore
per ogni goccia di gioia
nascosta nelle cose. Amen.

David Maria Turoldo

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culmen et simul fons

Nicola Bux – Saverio Gaeta, La liturgia non รจ uno spettacolo, Fede&Cultura, 2025

A curare lo studio delle risposte, lโ€™elaborazione dei dati e il riepilogo conclusivo fu la Quarta sezione (giร  pontificia commissione Ecclesia Dei). Ovviamente, la parte piรน interessante del dossier รจ il giudizio complessivo, tracciato dai responsabili della congregazione per utilitร  di papa Francesco, il quale perรฒ non ne tenne sufficiente conto. Quel che viene immediatamente sottolineato nella sintesi รจ che:

ใ€Šdallโ€™importante mole di documenti inviati e trattati si evince che il motu proprio Summorum Pontificum svolge oggi un ruolo significativo, seppur relativamente esiguo, nella vita della Chiesa. Concepito da papa Benedetto XVI dopo anni di scontri talvolta aspri tra i sostenitori della liturgia riformata del 1970 e quelli del Missale romanum nella sua versione del 1962, il motu proprio Summorum Pontificum ha saputo affermare lโ€™uguale dignitร  delle due Forme del medesimo Rito romano, creando le condizioni favorevoli a una vera pace liturgica, in vista anche di una eventuale unitร  delle due Forme nel futuro […]

La maggioranza dei vescovi coinvolti dal questionario, che hanno generosamente e intelligentemente applicato il motu proprio Summorum Pontificum, si dichiara alla fine soddisfatto di esso […] Nei luoghi dove il clero ha collaborato strettamente con il vescovo la situazione รจ stata totalmente pacificataใ€‹

Un vescovo delle Filippine ha affermato, nella risposta finale al questionario: Lasciamo la gente libera di scegliere. E Benedetto XVI, in visita apostolica in Francia nel 2008, alla Conferenza dei vescovi sul motu proprio Summorum Pontificum aveva affermato: Misuro le difficoltร  che voi incontrate, ma non dubito che potrete giungere, in tempi ragionevoli, a soluzioni soddisfacenti per tutti, cosรฌ che la tunica senza cuciture del Cristo non si strappi ulteriormente. Nessuno รจ di troppo nella Chiesa. Ciascuno, senza eccezioni, in essa deve potersi sentire โ€˜a casa suaโ€™, e mai rifiutato. Dio, che ama tutti gli uomini e non vuole che alcuno perisca, ci affida questa missione facendo di noi i pastori delle sue pecore. Non possiamo che rendergli grazie per lโ€™onore e la fiducia che Egli ci riserva. Sforziamoci pertanto di essere sempre servitori dellโ€™unitร .

Papa Francesco ha ripreso questa espressione di Benedetto XVI facendola propria, riaffermandola contro ogni forma di divisione ed esclusione nella Chiesa. In fondo, queste parole potrebbero essere una linea di valutazione, di giudizio e di guida oggi per noi. Tutto ciรฒ รจ quanto ha potuto leggere Francesco allo scopo di maturare la propria decisione. E, nonostante sia emerso chiaramente il suggerimento della maggior parte dei vescovi di non operare cambiamenti, sappiamo che invece lโ€™iniziativa che papa Bergoglio ha voluto a tutti i costi portare avanti รจ stata quella โ€“ risultata estremamente divisiva โ€“ della rottura, mediante la promulgazione del motu proprio Traditionis custodes


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de sacra liturgia

Georg Gรคnswein โ€“ Saverio Gaeta, Nientโ€™altro che la veritร , Piemme 2023, pp. 288-290

Il 16 luglio 2021 Benedetto XVI scoprรฌ, sfogliando ยซLโ€™Osservatore Romanoยป di quel pomeriggio, che Papa Francesco aveva reso noto il motu proprio Traditionis cuยญstodes sullโ€™uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970. (…) Quando gli chiesi un parere, mi ribadรฌ che il Pontefice regnante ha la responsabilitร  di decisioni come questa e deve agire secondo ciรฒ che ritiene come il bene della Chiesa. Ma, a livello personale, riscontrรฒ un deciso cambio di rotta e lo ritenne un errore, poichรฉ metteva a rischio il tentativo di pacificazione che era stato compiuto quattordici anni prima. Benedetto in particolare ritenne sbagliato proibire la celebrazione della Messa in rito antico nelle chiese parยญrocchiali, in quanto รจ sempre pericoloso mettere un gruppo di fedeli in un angolo, cosรฌ da farli sentire perseguitati e da ispirare in loro la sensazione di dover salvaguardare a ogni costo la propria identitร  di fronte al โ€œnemicoโ€.

Da perito del Vaticano II, Benedetto ricordava bene come il Concilio avesse invece insistito sullโ€™opportunitร  che ยซlโ€™uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latiniยป (Sacrosanctum Concilium, n. 36) e che tutti i seminaristi acquisissero ยซquella conoscenza della lingua latina che รจ necessaria per comprendere e utilizzare le fonti di tante scienze e i documenti della Chiesaยป (Opยญtatam totius, n. 13). Non per nulla, aveva annotato nel motu proprio Latina lingua, ยซin tale lingua sono redatti nella loro forma tipica, proprio per evidenziare lโ€™indole universale della Chiesa, i libri liturgici del rito romano, i piรน imporยญtanti documenti del Magistero pontificio e gli atti ufficiali piรน solenni dei Romani Ponteficiยป.

Come รจ evidente nei suoi scritti, in particolare “La festa della fede” (1984) e “Introduzione allo spirito della liturgia” (2000), il teologo Ratzinger agli inizi era favorevole riguardo alla riforma liturgica: questo tema fu sempre tra i suoi preยญdiletti, poichรฉ lo riteneva fondamentale per la fede cattoยญlica, e non per caso volle che la prima pubblicazione della sua Opera omnia fosse quella dedicata alla liturgia, anche se nel piano progettuale era lโ€™undicesimo volume. Perรฒ, veยญdendo i successivi sviluppi di quella riforma, si rese conto delle diversitร  fra ciรฒ che il Vaticano II voleva e quanto invece fu fatto dalla Commissione per la realizzazione della Sacrosanctum Concilium, con la liturgia che รจ diventata un campo di battaglia per opposti schieramenti, in particolare rendendo la celebrazione in latino il baluardo da difendere o il bastione da abbattere.

Dopo un paio di mesi, leggendo quanto Papa Franceยญsco aveva detto il 12 settembre 2021 durante la conversaยญzione con i gesuiti slovacchi a Bratislava, il Papa emerito corrugรฒ la fronte dinanzi a una sua affermazione: ยซAdesso spero che con la decisione di fermare lโ€™automatismo del rito antico si possa tornare alle vere intenzioni di Beneยญdetto XVI e di Giovanni Paolo II. La mia decisione รจ il frutto di una consultazione con tutti i vescovi del mondo fatta lโ€™anno scorsoยป.

E ancor minore apprezzamento riscosse in lui lโ€™aneddoto raccontato subito dopo dal Pontefice: ยซUn cardinale mi ha detto che sono andati da lui due preti appena ordinati chiedendo di studiare il latino per celebrare bene. Lui, che ha senso dello humor, ha risposto: โ€œMa in diocesi ci sono tanti ispanici! Studiate lo spagnolo per poter predicare. Poi, quando avete studiato lo spagnolo, tornate da me e vi dirรฒ quanti vietnamiti ci sono in diocesi, e vi chiederรฒ di studiare il vietnamita. Poi, quando avrete imparato il vieยญtnamita, vi darรฒ il permesso di studiare anche il latinoโ€. Cosรฌ li ha fatti โ€œatterrareโ€, li ha fatti tornare sulla terraยป.


Benedetto si รจ impegnato soprattutto affinchรฉ la liturยญgia fosse celebrata nella sua bellezza, poichรฉ essa รจ la ceยญlebrazione della presenza e dellโ€™opera del Dio vivente, veยญdendo nellโ€™Eucaristia il gesto di adorazione piรน elementare e grande della Chiesa. Ai suoi occhi, ogni riforma della Chiesa doveva derivare dalla liturgia, in quanto essa solยญtanto puรฒ incarnare un rinnovamento della fede che parte dal centro. E da teologo affermava: ยซCome ho imparato a intendere il Nuovo Testamento come lโ€™anima della teoยญlogia, cosรฌ ho colto la liturgia come il suo motivo di vita, senza la quale quella inaridisceยป.

Fondandosi su tale consapevolezza, con il Summorum Pontificum volle rendere piรน agevole la possibilitร  per un sacerdote di celebrare con il rito antico, superando la neยญcessitร  del riferimento al vescovo diocesano e accordando la competenza alla Commissione Ecclesia Dei. Restรฒ coยญmunque sempre chiaro per lui che esisteva un unico rito, seppure con la compresenza di quello ordinario e di quello straordinario. La sua unica motivazione era il desiderio di riparare la grande ferita che via via si era creata, volontaยญriamente o involontariamente che fosse.

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Il Vangelo del giorno – Sabato 30 Maggio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato โ€“ VIII TO A

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 11,27-33

In quel tempo, Gesรน e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: ยซCon quale autoritร  fai queste cose? O chi ti ha dato lโ€™autoritร  di farle?ยป.

Ma Gesรน disse loro: ยซVi farรฒ una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirรฒ con quale autoritร  faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemiยป.

Essi discutevano fra loro dicendo: ยซSe diciamo: โ€œDal cieloโ€, risponderร : โ€œPerchรฉ allora non gli avete creduto?โ€. Diciamo dunque: โ€œDagli uominiโ€?ยป. Ma temevano la folla, perchรฉ tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesรน dissero: ยซNon lo sappiamoยป.

E Gesรน disse loro: ยซNeanche io vi dico con quale autoritร  faccio queste coseยป.

Parola del Signore

โ€œNon lo sappiamoโ€: รจ la risposta vincenteโ€ฆ la piรน esattaโ€ฆ la piรน corretta. Questa volta gli scribi, gli anziani, i sacerdoti hanno azzeccato. Chissร , perรฒ, se hanno compreso veramente che non sempre si puรฒ capire la fedeโ€ฆ la vitaโ€ฆ Gesรน!

Giร , dobbiamo fare uno sforzo e pensare che non tutto e non sempre le cose della fede sono comprensibili o facilmente comprensibili. Del resto, se lo fosseroโ€ฆ se davvero potessimo entrare nei meandri di Dioโ€ฆ saremmo, in qualche modo, piรน grandi di Lui.

Ci sono cose che possiamo e dobbiamo capire e conoscereโ€ฆ altre nelle quali dobbiamo entrare solo fidandoci e affidandoci a Luiโ€ฆ sรฌ, certe cose possono essere solo amate e vissute con la preghiera e nella preghiera.

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