Un “sì” che continua a fiorire: gli auguri dell’ALAS di Palermo per il 25° anniversario di professione religiosa

Auguri dal gruppo ALAS di Palermo

Tre cuori, un’unica chiamata, un solo amore donato a Cristo.

Ci sono ricorrenze che meritano di essere celebrate non soltanto con una festa, con dei fiori o con una bella fotografia, ma soprattutto con la preghiera, la gratitudine e il silenzio del cuore.

Il 28 agosto 2026, a Genzano di Roma, Suor Veronique Amisi Mwamini, Suor Virginie Ntumba Lufulwabo e Suor Mary Mathalaimuthu, Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria, celebreranno il 25° anniversario della loro professione religiosa.

Ventotto agosto 2026: venticinque anni di un “sì”.

Un “sì” pronunciato un giorno e poi rinnovato, giorno dopo giorno, attraverso la vita, il servizio, la preghiera, le difficoltà, le gioie, le persone incontrate e quelle accompagnate nel cammino.

Per noi del gruppo ALAS di Palermo – Associazione Laici Agostiniani Spinelliani, questa ricorrenza non può passare inosservata.

Vogliamo infatti unirci idealmente alla loro celebrazione e far giungere a queste care Suore il nostro più affettuoso augurio, assicurando loro ciò che per noi rappresenta uno dei doni più preziosi che possiamo offrire: la nostra preghiera.

Venticinque anni di fedeltà

Venticinque anni sono una parte importante della vita.

Sono migliaia di giorni nei quali quel primo “sì” ha dovuto diventare concretezza. Sono mattine iniziate nella fiducia e sere concluse nella gratitudine. Sono passi compiuti nella certezza che la chiamata ricevuta non è semplicemente un ricordo del passato, ma una realtà viva che continua a chiedere disponibilità, coraggio e amore.

La professione religiosa non è soltanto una data da ricordare.

È una storia da raccontare con la vita.

E forse proprio per questo un anniversario come il 25° non guarda soltanto indietro, ai tanti anni trascorsi, ma guarda soprattutto avanti: verso ciò che ancora il Signore vorrà affidare, verso nuove persone da incontrare, nuove vite da accompagnare, nuovi semi da piantare.

È il mistero bellissimo di una vocazione: Dio chiama, l’uomo risponde e poi, giorno dopo giorno, quella risposta diventa vita.

In un tempo in cui le vocazioni sono una sfida, un “sì” diventa ancora più prezioso

Viviamo in un tempo nel quale la vita consacrata attraversa una stagione non semplice.

Le vocazioni diminuiscono, le comunità religiose invecchiano, tante realtà che per generazioni hanno rappresentato un punto di riferimento rischiano di diventare sempre più fragili.

E proprio per questo, davanti a una professione religiosa che raggiunge il traguardo dei venticinque anni, sentiamo ancora più forte il bisogno di dire grazie.

Grazie perché una vocazione vissuta con fedeltà continua a essere una luce.

Grazie perché, anche in un mondo nel quale sembra sempre più difficile scegliere una strada definitiva, esistono ancora donne e uomini capaci di consegnare la propria vita a Dio.

Grazie perché il loro “sì” ci ricorda che non tutto ciò che conta può essere misurato in termini di successo, carriera, visibilità o possesso.

Ci sono vite che acquistano il loro significato più profondo proprio nel dono.

E una vita donata a Cristo, quando è autentica, non è una vita sottratta al mondo: è una vita offerta per il mondo.

Come ALAS di Palermo, vogliamo esserci

Noi laici agostiniani spinelliani sappiamo bene che la famiglia spirituale alla quale apparteniamo non è fatta soltanto di persone consacrate.

È una famiglia nella quale vocazioni diverse possono camminare insieme, sostenersi, incoraggiarsi e condividere la stessa fede e lo stesso amore per il carisma ricevuto.

Per questo, nel giorno della loro festa, vogliamo sentirci particolarmente vicini a Suor Veronique, Suor Virginie e Suor Mary.

Non potremo forse essere tutti fisicamente presenti a Genzano di Roma, ma la distanza non impedisce alla preghiera di arrivare.

E allora sarà proprio attraverso la preghiera che l’ALAS di Palermo desidera stringersi attorno a loro.

Pregheremo perché il Signore continui a custodire la loro vocazione.

Pregheremo perché doni loro forza quando il cammino sarà faticoso, gioia quando il servizio sarà fecondo, pazienza nelle difficoltà e sempre un cuore capace di ricominciare.

Pregheremo perché Maria, alla quale guardiamo con particolare affetto, continui ad accompagnarle con la sua materna protezione.

E pregheremo anche per tutte le vocazioni.

Per quelle che stanno nascendo e magari ancora non hanno trovato il coraggio di pronunciare il proprio “sì”.

Per i giovani e le giovani che cercano una strada.

Per coloro che sentono nel cuore una chiamata e hanno paura di seguirla.

Per le famiglie, perché sappiano riconoscere e accompagnare i germogli di una vocazione.

E per la Chiesa, perché non smetta mai di pregare il Signore affinché mandi operai nella sua messe.

Un grazie che viene dal cuore

Care Suore,

oggi, attraverso queste poche righe, vorremmo dirvi una cosa semplice: grazie.

Grazie per questi venticinque anni.

Grazie per il vostro “sì”.

Grazie per la vostra fedeltà.

Grazie per tutto ciò che avete vissuto e donato, anche per quello che forse nessuno ha visto e conosciuto.

Perché nella vita religiosa esistono tanti gesti nascosti che soltanto Dio conosce: una preghiera pronunciata per qualcuno, una parola di conforto, una giornata faticosa offerta in silenzio, una persona accolta, una sofferenza consegnata al Signore.

Sono quei piccoli gesti che, agli occhi del mondo, possono sembrare invisibili e che invece, agli occhi di Dio, possono diventare migliaia di rose sbocciate lungo il cammino.

Nel vostro anniversario, dunque, non vogliamo soltanto augurarvi altri anni di vita consacrata.

Vogliamo augurarvi altri anni pieni di Dio.

Pieni di quella gioia profonda che nasce dal sapere di essere al posto giusto, nella strada che Lui ha indicato.

Pieni di persone da amare e servire.

Pieni di speranza.

Pieni di nuove vocazioni.

Pieni di quel coraggio necessario per continuare a dire ogni giorno:

“Signore, eccomi.”

Il nostro augurio

Da Palermo a Genzano di Roma, dalla nostra realtà di laici agostiniani spinelliani alla vostra comunità religiosa, vogliamo farvi arrivare il nostro abbraccio.

Un abbraccio che vorremmo fosse quello di tutta la famiglia ALAS.

Con l’immagine iniziale opportunamente elaborata di questo articolo, abbiamo voluto rendere visibile anche attraverso una fotografia questo nostro sentimento di vicinanza: una fotografia del gruppo ALAS di Palermo che possa accompagnare questo articolo e diventare un piccolo segno concreto del nostro affetto.

Perché anche una fotografia, a volte, può raccontare qualcosa di grande: persone diverse, storie diverse, ma unite da una stessa fede e da un legame che va oltre le distanze.

E allora, care Suore, nel giorno del vostro 25° anniversario, vogliamo dirvelo tutti insieme:

Buon anniversario di professione religiosa!

Il Signore vi benedica e vi custodisca.

Sant’Agostino vi accompagni nel cammino.

La Venerabile Madre Maria Teresa Spinelli, madre e ispiratrice della nostra famiglia spirituale, continui a intercedere per voi.

E Maria, Madre del Signore e Madre della Chiesa, vi tenga sempre sotto il suo manto.

Che il vostro “sì” continui a fiorire.

E che, attraverso la vostra vita, altri cuori possano trovare il coraggio di pronunciare il proprio.

Con affetto e nella preghiera,

il Presidente e tutto il gruppo ALAS di Palermo
Associazione Laici Agostiniani Spinelliani

Auguri, care Suore, per i vostri 25 anni di professione religiosa.

Il vostro “sì” è ancora una volta un dono per tutti noi.

In sala professori pensando ad Omero.

Le parole non sono mai soltanto parole ma orizzonti e le parole che usi creano il tuo mondo.
Usa le parole giuste.
Si parla spesso di mascolinità tossica.
Non capisco cosa si voglia dire, se Omero è considerato in questa visione.
La guerra, eterno abisso degli umani, è solo portatrice di ferite Gli eroi sono uomini che sacrificano tutto per onore e amore.
È per il sacrificio massimo ci vuole coraggio e umiltà per farlo.
Coraggio è affrontare il proprio dovere, umiltà è non crederai eterno.

Omero ci insegna questo è molto altro.
Possibile che non si capisca che il poeta cieco ha già detto tutto sulla guerra e i sentimenti umani.


Io l’ho capito quando ancora adolescente ho letto l’ultimo incontro tra Ettore e Andromaca sotto le mura ascee.
Infatti le porte ascee “mancine” ovvero oblique ostacolavano l’uso dello scudo agli assalitori rendendoli vulnerabili.
In realtà non erano solo a Troia, perfino i castra romani usavano lo stesso accorgimenti.


Gente con qualità intellettive senza alcuna facoltà critica vorrebbero toglierci anche il piacere di letture bellissime ed imprescindibili.
Cancel Culture.
Siamo in tanti ad aver studiato ed essere cresciuti con Omero.
Si studiava, era un mondo per esorcizzare la violenza e bandire la guerra.


È grave abbandonare li studio dei classici, togliere Omero e le sue opere dalla scuola.
La storia non può essere riscritta secondo le teorie della nuova moda woke.
Togliere la potenza emotiva dei classici significa togliere la possibilità di concretizzare, con le parole, gli stati d’animo.
Non siamo fatti di sole cellule ma anche di turbamenti e pensieri.


Forse il futuro è fatto di aridità, di un pensare schematico, di un soffocare quello che i classici hanno cercato di descrivere.
La mente degli uomini può essere un giardino ma pure un deserto.
Nei classici c’è tutto, amore, furia, pietà e si impara a capire le emozioni e a farle proprie.
IL dolore non porta solo alla violenza, ma all’accettazione di ciò che accade, e la vendetta non serve ma la compassione, nel senso buddista,ti riconcilia.

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Socrate e Aspasia

Tempi bui e difficili per una donna che pagava c la vita con la sua libertà e la sua intelligenza.
Nel corso della storia Aspasia non è l’unica donna ad essere stata osteggiata e vilipesa solo perché donna .


Aspasia era una donna di grande meriti, il cui valore sarebbe stato sconosciuto se non fosse stato per l’amore di un uomo che l’ha protetta e apprezzato le sue qualità.
Ancora in tempi odierni, donne libere, forti e determinate hanno difficoltà ad emergere, a realizzare se stesse e trovare il posto giusto nella società.


Ma chi era Aspasia?
Tutti conoscevano Socrate, ma non il nome di Aspasia che fu la sua
Maestra.
La storia di Aspasia è la storia di una donna forte, indipendente e libera che non si è mai lasciata sconfiggere da nulla.
Né dagli insulti, né dalle malelingue, né dalla cattiveria.


Amava leggere, studiare, sapeva affascinare chiunque.
Platone la ammirava.
Socrate la definì sua Maestra. Persino Plutarco si disse incantato dalla sua forza.
Ad Atene incontra Pericle, grande oratore.
Lui le insegnò i segreti dell’amore ,lei gli insegnò ad amare.
Molte delle orazioni di Pericle furono scritte da Aspasia.


Un giorno il filosofo Ermippo passo presso la casa di Aspasia e vide una gran folla di fronte alla sua porta, ansiosa di ascoltarla
Infastidito dall’invidia medita la sua vendetta.
Riesce a farla processare per empietà, malcostume.
I nemici di Pericle le danno della concubina, prostituta, della ladra. Ma Aspasia ignora e va avanti a testa alta.


Alla fine Aspasia viene assolta.
Perfino lo stesso Pericle la difese davanti a tutta la città con un’orazione che resto’ nella storia.
Leopardi le dedica alcune liriche, usando il suo pseudonimo rivolgendosi alla
nobildonna Fanny Targioni: ” Torna dinanzi al mio pensiero il tuo sembiante Aspasia”.
Anche il suo nome nasconde il destino di questa donna. Dal greco aspazomai, che significa essere la benvenuta.


Nel Menesseno di Platone, Socrate cita Aspasia come maestra di retorica, anche se molti studiosi leggono quel dialogo come ironico. Platone era famoso per questo.
IL rapporto tra i due è reale ma più sfumato di come viene spesso raccontato.
Aspasia è davvero una figura straordinaria la cui bellezza va oltre i limiti mentali. È quella bellezza che tocca la mente, l’anima, il cuore.

Pensieri per un buon mattino.

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Nessuno ci regala nulla.

Nessuno mi ha regalato nulla.
Olio di gomito.
La serietà, l’amore per la propria famiglia, verso le persone non paga, in un mondo dove esiste solo l’arrivismo, il protagonismo, culi, tette, muscoli, vestiti eleganti e soldi.
La semplicità non paga.
Coscienza e responsabilità cose da poco.
Superficialità, apparire questo conta.
Ho aiutato tutti.
Oggi mi ritrovo a camminare solo, a stare con me stesso
Parlare con i muri è il mio conforto.
Sono tanto stanco.
Non ho più niente da dire e da scrivere.
Profondamente deluso.

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Riflessioni in sala professori per una giusta crescita culturale.

Parlare di “classico contemporaneo “
significa non conoscere i classici.
Valditara:”I Promessi Sposi sono difficili per i 15 anni”.
In seguito scrive una lettera sul “Caso Promessi Sposi”.
Direi “Caso Storico”.

Nella Divina Commedia c’è tutto: c’è l’amore, il riscatto, la passione, la politica.
Senza filtri, perché Dante non faceva sconti a nessuno, che fossero re,papi,o cardinali.
E si,nel bel mezzo del cammin di nostra vita, anche noi come Dante ci sentiamo persi in una selva oscura e attendiamo Virgilio che ci aiuti a vedere la luce.
I Classici non sono contemporanei, sono Universali.
Come alternativa a Dante e Manzoni sono stati proposti “IL Signore degli anelli”.
Nella Divina Commedia si parla di fede, di onore, di Dio, e di sacrificio.
Vi sono concetti e idee che appartengono ad epoche diverse.
Dal confronto con epoche lontane, nasce il pensiero critico. Ed è questo che dovrebbe insegnare la scuola.
Allora non bisognerebbe leggere Omero, Leopardi,Pascoli…….
In altre parole rimanere ignoranti, anziché sviluppare una capacità critica dovuta alla conoscenza.
Gli ignoranti sono il terreno fertile di cui si nutre il potere.
Certo un popolo pensante è difficile gestire.
Basta vedere come scrivono i giornalisti di oggi: non conoscono l’italiano, il significato di molte espressioni.
E certo troppa cultura fa male.
Ricordo la mia scuola media, avevamo un libro piuttosto ponderoso dal titolo “Epos”.
Si leggevano passi dell’Illiade, dell’Odissea, dell’Eneide, dell’epopea di Gilgamesh, del Cid, della Chansons de Roland, della Divina Commedia, dell’Orlando furioso e della Gerusalemme Liberata.
Senz’altro terminati gli studi dopo la licenza media avevamo un bagaglio di conoscenze umane attraverso la letteratura.
Penso che sia considerare gli studenti dei minus habens.
I Promessi Sposi un capolavoro intoccabile, ci sarebbe tante altre cose che fanno male ai giovani.

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La Sacra Famiglia

La Sacra Famiglia è modello di fede, amore e verità, centrata su Dio nonostante le difficoltà.
Rappresenta una ” Chiesa domestica”.
Scrittori e pensatori l’hanno vista come un’eredità non scelta un ” secondo noi stessi” direbbe Alphonse de Lamartine.
Ed è anche felicità per Dostoevskij:” Ho Sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia”.
Penso anche a Ennio Flaiano, il senso di questa è per lui: “Amore puro” una sorta di “grazia” verso la figlia disabile .
Infatti chiede a Gesù non di guarire la figlia ma di amarla.
L ‘Amore attraverso il quale crea un nucleo familiare affettuoso.
È vero, cari amici, penso che tra luci e riflessi, idee, confronti, visioni che la vita ci offre, ritornare e abbracciare i propri cari sia dare un senso ai passi compiuti, valore al percorso che abbiamo intrapreso, alle scelte che abbiamo fatto.
Tutto si riconduce alla nostra famiglia.
I Love my life, I love my family
.
Pensieri per una buona giornata.

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Scorriamo – Reagiamo – Semplifichiamo

Domenica,26 Aprile 2026

Scorriamo, reagiamo, semplifichiamo emozioni complesse in una sequenza di simboli.
Viviamo con gli occhi bassi e le dita veloci.
C’è una forma di resistenza gentile in tutto questo.
È quella delle persone riservate, spesso fraintese.
È vero la vita non è fatta di poesia per una società volgare, ipocrita.
Dove fregare l’altro sebbene è un amico diventa consuetudine.
Egoismo, tutto deve ruotare attorno a sé stessi, costi quel che costi.
Superficialità accompagnata dai propri interessi.
Una vita fatta di spazi stretti, inevitabili.
Circostanze che non abbiamo scelto, porte che si chiudono diventate margini che si restringono.
Lo intuiva bene Giorgio Faletti, la libertà cambia forma non è più “dove andare” ma “con chi restare”.
Tornare a distinguere tra ciò che mostriamo e ciò che siamo.
Tra il rumore e le parole.
Tra la connessione e la presenza.

#Autenticità#Disinteresse#Sincerità #Riservatezza#Altruismo#Gentilezza # Sentimento#Cultura#Poesia.

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Riflessioni#Condivisione#Solitudine#Silenzio.

C’è una definizione di cultura che circola poco: quella che non ha bisogno di cornici.
La cultura vive anche in un caffè che non ha fretta condiviso con lo sguardo.
La cultura di chi la pratica, non solo la vita.
Questa Domenica che sia lenta, il bar, il caffè sì fanno luogo dell’anima, simboli di affetti taciuti, sotto traccia ,
ricettacolo di infinita tenerezza da preservare.

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Psicologia romana

Se pensi che Dio stia in un solo luogo, abbia una sola pelle ed una sola lingua, ti sbagli: vende fiori al Marais, ascolta musica di Leonard Cohen a New York ed è impiccato in differita da qualche parte al centro di uno stadio in Africa dove poi giocheranno una partita in diretta.


Erano quindi presuntuosi quelli della torre di Babele: volevano parlare una sola lingua ed essere un solo popolo; per questo Dio li ha fatti impazzire e non si sono poi più capiti. Non amavano.

Gli innamorati infatti si capiscono sempre, baciano tutti allo stesso modo anche se parlano lingue diverse.
Mi piace quella lapide nella Universita’ di Roma; occorrerebbe scolpirla in ogni luogo di pensiero.


Se pensi che Dio non abbia figli, ti sbagli: ne ha moltissimi; partorisce di continuo uomini e donne come giochi pirotecnici di margherite in primavera.


Sono suoi figli pure quelli che lo uccidono e che lui incatena con abbracci senza mai stancarsi ma loro non lo sanno. 

Non credere quindi a quelli prigionieri dentro i loro muri incipriati di sangue, a coloro che rispettano l’ordine pubblico vivendo in un disordine privato; hanno paura di se stessi e non escono fuori, non vedono mai l’alba, chiudono gli occhi prima di ogni tramonto e non mangiano bigne’.

25 Aprile Compleanno di mia Madre.

A mia Madre

Mi sento così solo nel mondo.
Mi ritrovo a camminare tra le gente che si dice amica, ma non comprende la mia anima dolente. E ti penso costantemente, perché il mio amore per te è immutato. Chiudo gli occhi e volo, ti vengo a trovare tra i cespugli fioriti, dove sicuramente sei. La morte non ha portato via con sé il mio amore, che infuoca nel ricordo dei tuoi baci, e affondo nel tuo profumo. Tu sei me, ed io sono te. Divengo ciò che tu mi hai fatto. Chiudo gli occhi e ti raggiungo, immutata nella tua bellezza, ora sei viva e accarezzi i miei capelli come facevi quando ero bambino, ed il tuo sorriso pieno mi avvolge all’infinito. Chiudo gli occhi e mi perdo, ancora, in te.

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