Un appuntamento dedicato alla cultura, alla spiritualitร e alla memoria di Palermo. Domani, martedรฌ 1 luglio alle ore 19.30, sulla terrazza della Casa Vacanza I Sollazzi (Corso Calatafimi 277), sarร presentato il libro “Santa Rosalia โ Il testo ritrovato” di Davide Campanella, in una serata a ingresso gratuito aperta a tutta la cittadinanza.
Il volume nasce da un lavoro di ricerca che ha riportato alla luce quella che viene indicata come la piรน antica biografia completa di Santa Rosalia, pubblicata nel 1650 dal sacerdote Francesco Forti. Il testo originale, rinvenuto e trascritto da Davide Campanella, viene oggi proposto con traduzione in italiano corrente e accompagnato da riflessioni che ne rendono accessibile il messaggio anche ai lettori contemporanei. L’opera racconta la vita della Santuzza attraverso una narrazione nata dalle rivelazioni mistiche della Serva di Dio Suor Maria Roccaforte di Bivona, raccolte dal suo confessore e successivamente pubblicate nel XVII secolo. Un documento che, dopo quasi quattro secoli, torna a parlare alla cittร che da sempre riconosce in Santa Rosalia il simbolo della propria fede e della propria identitร .
Ad arricchire la serata saranno gli interventi di Don Natale Fiorentino, reggente del Santuario di Monte Pellegrino e autore della prefazione del volume, dell’artista Sara Cappello, che interpreterร alcuni passi del testo, e della pittrice Concetta Ducato, che presenterร un’opera inedita dedicata alla Santuzza.
Sarร quindi molto piรน di una semplice presentazione editoriale: un’occasione per riscoprire una pagina dimenticata della storia di Palermo, lasciandosi guidare da un racconto che intreccia fede, tradizione e ricerca storica.
L’ingresso รจ libero e la partecipazione รจ aperta a tutti. Un invito rivolto non solo ai devoti di Santa Rosalia, ma anche a chi ama la storia della cittร e desidera conoscere un testo che, rimasto nell’ombra per secoli, torna oggi a raccontare la voce piรน antica della patrona di Palermo.
Un dettaglio interessante la prefazione del libro รจ firmata da Don Natale Fiorentino, il quale invita il lettore a riscoprire Santa Rosalia non soltanto come patrona di Palermo, ma come figura capace di parlare ancora oggi di libertร interiore, rapporto con il creato e rinascita spirituale. Questa scelta rende il volume non solo un recupero storico, ma anche una proposta di riflessione per il presente.
PALERMO โ Cโeravamo anche noi di PADD.IT, lo scorso 26 giugno alle ore 18:00, nella suggestiva cornice del Don Bosco Ranchibile di Palermo (in via Libertร 199), per la presentazione ufficiale del libro “Curare e prendersi cura degli altri: la chiave per la felicitร – Umanizzazione delle cure”, scritto dal Dott. Vincenzo Cascino.
Un pomeriggio intenso, in cui la medicina ha spogliato i panni della fredda burocrazia per rimettere al centro l’unica cosa che conta davvero: l’essere umano.
Una sinergia di voci tra scienza, etica e spiritualitร
L’evento, moderato con straordinaria intensitร e profonda partecipazione emotiva da Erminia Scaglia, ha offerto al pubblico presente un dibattito ricco di spunti e momenti di autentica commozione.
Al tavolo dei relatori, insieme all’autore Dott. Vincenzo Cascino, sono intervenuti esperti d’eccezione che hanno analizzato il tema della cura da prospettive diverse ma convergenti:
Il Dott. Sergio Fasullo, che ha portato la sua preziosa visione medica, sottolineando quanto l’empatia e l’ascolto siano strumenti terapeutici efficaci tanto quanto i farmaci.
Il sacerdote Don Tonino Romano, che ha richiamato lo spirito salesiano dell’accoglienza, ricordando che “prendersi cura” รจ, prima di tutto, un atto d’amore e una missione spirituale verso il prossimo.
Il messaggio del libro: curare non รจ solo guarire
Al centro del saggio di Cascino c’รจ una forte critica alla sanitร moderna, spesso troppo focalizzata sui numeri e sulle cartelle cliniche a discapito del rapporto umano. Attraverso storie vere raccolte nei reparti ospedalieri, l’autore lancia un appello accorato: per fare del bene agli altri, il professionista sanitario deve riscoprire l’arte dell’empatia, senza dimenticare di preservare la propria salute mentale ed emotiva per evitare il burnout.
La presentazione ha confermato che questo libro non รจ solo una guida per medici e infermieri, ma una vera e propria bussola etica per chiunque creda nel valore della solidarietร come chiave per raggiungere la felicitร .
L’evento integrale
Per chi non ha potuto partecipare o per chi desidera riascoltare i passaggi piรน toccanti degli interventi e del dibattito, puรฒ visionarlo tramite il nostro canale youtube.
Come acquistare il libro
Il volume รจ un saggio imperdibile per riscoprire il valore profondo dell’aiuto reciproco. ร possibile acquistare la propria copia, sia in formato cartaceo che in versione digitale Kindle, direttamente online su Amazon di seguito il link https://www.amazon.it/CURARE-PRENDERSI-CURA-DEGLI-ALTRI/dp/B0GWW12JLS/
Per quanti nostri lettori volessero rimanere aggiornati su iniziative e rubriche di PADD.IT vi invitiamo a iscrivervi alla nostra NEWSLETTER
Si รจ svolta nella splendida cornice del Piano Nobile di Palazzo Pantelleria Varvaro, a Palermo, la presentazione del libro “Il profumo della memoria” di Cesare Capitti. L’incontro, tenutosi sabato 13 giugno alle ore 17:30, ha registrato una straordinaria partecipazione di pubblico e si inserisce all’interno della rassegna culturale “Fermentu Littirariu”.
Noi di padd.it continuiamo a seguire da vicino questa importante iniziativa: dopo aver documentato il precedente appuntamento in questo articolo, vi proponiamo oggi il resoconto e la registrazione video completa dell’evento.
Un viaggio nei ricordi e nell’identitร
Il volume di Cesare Capitti rappresenta un’intensa esplorazione del passato, capace di risvegliare sensazioni ed emozioni profonde attraverso il potere dei ricordi. Durante l’incontro sono emersi i temi chiave dell’opera:
Il valore della memoria: intesa come strumento per comprendere il presente. Le radici del territorio: il legame indissolubile con la storia e le tradizioni locali. Le relazioni umane: il racconto di generazioni che si intrecciano nel tempo.
I protagonisti del dibattito
La presentazione ha visto il coinvolgimento di autorevoli figure del panorama culturale e accademico, che hanno offerto una chiave di lettura approfondita del testo:
Giancarlo Gianporcaro: il professore ha dialogato a fondo con l’autore, analizzando lo stile e la struttura narrativa del libro. Giorgio Badalamenti: ha guidato la serata in veste di moderatore, scandendo i tempi degli interventi e stimolando il dibattito
Il video integrale dell’evento
Per chi non ha potuto partecipare o per chi desidera rivivere i momenti piรน significativi della serata, offriamo la documentazione completa dell’incontro. Nel filmato sono inclusi tutti gli interventi dei relatori e le riflessioni dell’autore.
L’evento รจ stato supportato da Siciliani Liberi. Per ulteriori informazioni sulle prossime attivitร della rassegna รจ possibile scrivere a info@sicilianiliberi.org
Cari amici, vi invito alla presentazione di un libro a cui tengo particolarmente: โCurare e prendersi cura degli altri. La chiave per la felicitร โ di Vincenzo Cascino
๐ 26 giugno 2025, ore 18:00 ๐ Istituto Salesiano Don Bosco Villa Ranchibile โ Via Libertร 199, Palermo
Ci sono incontri che cambiano una giornata. Altri che cambiano una vita.
Nelle corsie degli ospedali, nei silenzi delle stanze di degenza, negli sguardi di chi soffre e di chi accompagna la sofferenza, si consumano ogni giorno piccole storie che raramente trovano spazio nei libri.
Eppure sono proprio queste storie a custodire il senso piรน profondo dell’essere umani. Con “Curare e prendersi cura degli altri. La chiave per la felicitร ”, Vincenzo Cascino ci apre le porte di questo mondo spesso invisibile e ci accompagna in un viaggio fatto di emozioni autentiche, di fragilitร che diventano forza, di dolore che si trasforma in speranza.
Attraverso esperienze vissute accanto ai pazienti e alle loro famiglie, l’autore ci ricorda una veritร semplice e straordinaria: nessuna tecnologia, nessuna competenza, per quanto indispensabile, potrร mai sostituire la forza di una mano tesa, di un sorriso sincero, di una presenza capace di dire: โIo ci sonoโ.
Queste pagine non raccontano soltanto come si cura una malattia. Raccontano come ci si prende cura di una persona. Raccontano il miracolo quotidiano dell’incontro tra esseri umani che, anche nei momenti piรน difficili, riescono a riconoscersi, a sostenersi e perfino a insegnarsi reciprocamente il significato della vita.
ร un libro che commuove, che interroga la coscienza e accarezza il cuore. Un libro che parla agli operatori sanitari, ma anche a chiunque abbia conosciuto la sofferenza, la speranza, la gratitudine e il bisogno di sentirsi accolto e compreso.
Durante la presentazione del 26 giugno, avrรฒ il piacere di dialogare con l’autore insieme a don Tonino Romano, sacerdote salesiano, e al dottor Sergio Fasullo, dirigente medico. Sarร un momento di confronto e di riflessione sul valore della cura, sull’umanitร nelle professioni sanitarie e sulla straordinaria capacitร degli incontri autentici di trasformare la vita delle persone.
Piรน che una presentazione, sarร un’occasione per lasciarsi toccare da storie vere e per riscoprire una certezza spesso dimenticata: la felicitร nasce quando qualcuno si sente visto, accolto e amato.
Perchรฉ curare รจ una professione. Ma prendersi cura รจ una scelta del cuore. Ed รจ forse una delle forme piรน alte di umanitร che possiamo donare agli altri e a noi stessi.
Non mancate! ๐ซต๐ป
Erminia Scaglia
Per quanti nostri lettori volessero rimanere aggiornati su iniziative e rubriche di PADD.IT vi invitiamo a iscrivervi alla nostra NEWSLETTER
A Palermo Sabato 9 maggio, nella splendida cornice di Palazzo Pantelleria-Varvaro, si รจ svolta la presentazione del libro โDanisinni โ Alfabeto di Umanitร โ di Fra Mauro Billetta. Lโevento, partecipato e sentito, rientra nel ciclo di iniziative culturali denominato โFermentu Littirariuโ, promosso da Siciliani Liberi, un progetto che negli anni si รจ distinto per la qualitร e la profonditร delle proposte culturali.
La sala ha accolto con grande interesse un appuntamento che ha saputo unire riflessione, testimonianza e visione. A moderare lโincontro รจ stata la brillante giornalista Maria Gabriella Ricotta, che il pubblico ha ritrovato con piacere anche nel documentario su Danisinni proiettato durante la serata, ulteriore momento di coinvolgimento e memoria condivisa.
Gli interventi dei relatori hanno offerto spunti di grande spessore. Lโintroduzione del Dott. Marco Lo Dico, vicepresidente dellโAccademia della Lingua Siciliana, ha sottolineato il valore culturale e identitario del percorso raccontato nel libro. A seguire, lโArch. Ciro Lomonte ha offerto una riflessione intensa, ricordando una significativa espressione di San Josemarรญa Escrivรก: lโimportanza di piantare alberi anche senza avere la certezza di sedersi un giorno alla loro ombra, perchรฉ altri potranno trovare ristoro sotto la loro chioma. Unโimmagine potente che ben sintetizza il senso di impegno a lungo termine che attraversa lโesperienza di Danisinni.
Particolarmente interessante lโintervento di Sebastiano Pippo Morello, della Confraternita di Gesรน Maria e Giuseppe di Danisinni, figura che molti considerano la memoria storica del piccolo rione, capace di raccontarne trasformazioni, fatiche e rinascite. Fondamentale anche la testimonianza di Romina Scamarda, il cui impegno volontario rappresenta uno sguardo concreto e quotidiano sullโevoluzione del quartiere, vissuto dallโinterno, con dedizione e continuitร .
Il momento piรน atteso รจ stato naturalmente lโintervento di Fra Mauro Billetta, autore del libro. Il testo si presenta come uno scrigno di esperienze maturate in quasi ventโanni di presenza nel rione Danisinni, una delle periferie storicamente piรน complesse della cittร di Palermo. Non si tratta soltanto di un racconto, ma della documentazione di un percorso umano, sociale e comunitario nato dallโincontro di molteplici storie e sensibilitร , confluite in un progetto condiviso di rigenerazione e riscatto.
Fra Mauro ha saputo incarnare la propria missione francescana e sacerdotale calandosi nella realtร del quartiere, condividendone le sfide quotidiane e trasformandole in opportunitร di crescita collettiva. Il libro racconta il processo di trasformazione socio-urbana, culturale e relazionale di Danisinni, assumendo anche un valore di riferimento dal punto di vista antropologico, utile per comprendere le dinamiche delle periferie urbane contemporanee.
Dalle pagine emerge con chiarezza una convinzione profonda: lโamore per Dio passa attraverso lโamore per lโaltro. Un impegno concreto che si traduce in valori universali come caritร , gentilezza, dialogo e pace. โDanisinni โ Alfabeto di Umanitร โ rappresenta cosรฌ una risposta autorevole a chi ritiene che la dimensione ecclesiale debba restare distante dallโimpegno sociale: al contrario, il libro testimonia come fede e bene comune possano camminare insieme, in modo inscindibile, generando esperienze di autentica comunitร .
La presentazione si รจ conclusa in un clima di partecipazione e gratitudine, confermando ancora una volta il ruolo centrale della cultura come strumento di crescita civile e sociale. Un ringraziamento particolare รจ stato rivolto allโArch. Amelia Cassataro, ideatrice e promotrice di Fermentu Littirariu, per lโinstancabile lavoro organizzativo e per la visione che continua a rendere possibile un percorso culturale di grande qualitร .
Un evento che ha saputo unire riflessione, testimonianza e speranza, lasciando nel pubblico la consapevolezza che il cambiamento, quando nasce dallโincontro e dalla responsabilitร condivisa, puรฒ diventare realtร concreta.
Cโรจ qualcosa di speciale quando arte, memoria e musica si incontrano nello stesso spazio. ร esattamente ciรฒ che accadrร il 16 maggio 2026 al MAC di Gibellina, in occasione della presentazione del libro โI Maestri di Gibellinaโ di Davide Camarrone: un evento che non sarร solo letterario, ma un vero e proprio viaggio emotivo e culturale nel cuore della Sicilia contemporanea.
Lโiniziativa, promossa dallโULEPE Trapani con il sostegno del Comune di Gibellina, si inserisce in un contesto giร ricco di significati, dove la riflessione sullโarte e sulla rinascita del territorio trova una voce potente nelle parole, ma soprattutto nelle persone che lo abitano e lo raccontano.
Accanto agli interventi istituzionali e ai contributi di figure di spicco del panorama culturale e giuridico, uno dei momenti piรน attesi e suggestivi sarร senza dubbio la partecipazione del Coro Polifonico โBelice Cantoโ APS di Salaparuta.
Qui il tono cambia: si passa dalla narrazione alla vibrazione.
Diretto dal noto Mยฐ Soprano Antonella Urso, il coro rappresenta oggi una delle realtร musicali piรน solide e riconosciute non solo nel Belice, ma in tutta la Sicilia. Non si tratta semplicemente di un ensemble vocale, ma di una comunitร artistica capace di trasformare ogni esecuzione in unโesperienza intensa e coinvolgente.
Le voci che compongono il coro sono il suo vero patrimonio: timbri diversi, personalitร distinte, unite da una disciplina rigorosa e da una sensibilitร comune che si percepisce fin dalle prime note. ร proprio questa fusione โ tecnica e anima โ a rendere ogni loro intervento qualcosa di piรน di una performance: รจ racconto, รจ memoria sonora, รจ identitร .
Nel contesto della presentazione del libro, il coro non sarร un semplice intermezzo musicale, ma una presenza capace di amplificare il senso stesso dellโevento. Le loro armonie dialogheranno idealmente con le pagine di Camarrone, evocando quelle stesse stratificazioni culturali e artistiche che hanno reso Gibellina un simbolo di rinascita.
Chi ha giร avuto modo di ascoltarli dal vivo sa che cโรจ un momento preciso, durante le loro esecuzioni, in cui il pubblico smette di โascoltareโ e inizia a sentire davvero. ร lรฌ che accade la magia.
Per chi volesse approfondire il percorso artistico del coro, conoscere il repertorio e le attivitร , รจ possibile visitare il loro sito ufficiale Coro Polifonico Belice Canto, dove emerge chiaramente il lavoro costante e la passione che stanno dietro a ogni singola esibizione.
La giornata sarร inoltre arricchita, giร a partire dalle 15.30, da una visita guidata al Museo delle Trame Mediterranee, ulteriore tassello di un pomeriggio pensato per intrecciare linguaggi, storie e sensibilitร .
In definitiva, quello del 16 maggio non sarร solo un appuntamento culturale, ma unโesperienza completa: parole, immagini e soprattutto suoni che si fondono per raccontare un territorio vivo, creativo e profondamente umano.
E se cโรจ un momento da non perdere, sarร proprio quando le voci del Belice Canto riempiranno la sala: perchรฉ in quel preciso istante, Gibellina non sarร solo raccontataโฆ sarร ascoltata.
Per quanti nostri lettori volessero rimanere aggiornati su iniziative e rubriche di PADD.IT vi invitiamo a iscrivervi alla nostra NEWSLETTER
โAmo la mia terra, la Sicilia, luogo di profonde contraddizioni e di rara bellezza che attende una nuova primaveraโ.
Con questa parole Fra’ Mauro Billetta, parroco della parrocchia di Santa Agnese nel quartiere Danisinni e autore del libro, completa in copertina la sua breve autodescrizione, dicendosi consapevole che โnessuno puรฒ bastare a se stessoโ e che, di conseguenza, per portare a piena realizzazione la propria personale chiamata a vivere quel dono straordinario che รจ la propria vita, occorre non disertare il compito unico e specifico assegnato a ciascuno per contribuire daย protagonista al Bene comune, riconoscendosi โcustodi gli uni degli altriโ, esprimendo a vantaggio della comunitร in cui si vive le proprie caratteristiche capacitร , inclinazioni e competenze.
โPeriferie esistenzialiโ e Dottrina Sociale della Chiesa
Sembra una sintetica descrizione delle motivazioni di ogni forma di volontariato creativo e responsabile che si spende nel sociale, in questo caso mosso da una fede forte e intelligente nella caritร di Cristo sperimentata su di sรฉ, resa carne concreta nella costruzione di nuove comunitร di persone libere e coraggiose che, pur in โperiferie esistenzialiโ degradate dall’abbandono dalle istituzioni e da presenze criminali, possono favorire quell’attesa nuova primavera di riscatto per la gente, applicando con forme di socialitร profondamente umana e solidale quella dottrina sociale della Chiesa cattolica che da sempre – come ricorda Sebastiano (Pippo) Morello nella sua prefazione – si propone di legare in modo inscindibile fede cristiana, amore per persone/famiglie, partendo dalle specifiche necessitร e bisogni, per giungere a costruire il Bene comune delle comunitร umane.
La โsussidiarietร โ nelle sue diverse forme
E infatti dalle forme piรน prossime di comunitร umane e fino alla convivenza tra nazioni, per una loro coesistenza giusta e fraterna รจ necessaria l’applicazione di un criterio fondamentale per la Dottrina sociale della Chiesa, la sussidiarietร , formula per una responsabilitร sociale condivisa con libertร dai diversi livelli di istituzioni e dalle realtร di privato sociale, incluso il volontariato. Delle sue diverse forme l’autore cita l’efficacia anche nella dimensione ridotta di un quartiere popolare, in cui vi รจ la sua forma piรน compiuta, la โsussidiarietร circolareโ, che vi ha giocato una funzione essenziale per il superamento delle sue gravi problematiche storiche.
Vicende di solidarietร e alfabeto di umanitร consolidata
Il testo non รจ infatti soltanto una coinvolgente narrazione sulla vicenda storica, sociale, economica, e su tante storie personali e cristiane del quartiere, ma nella seconda parte offre anche un’accurata riflessione che utilizzando la lente d’ingrandimento offerta da parole chiave per ciascuna lettera dell’alfabeto, approfondisce con una trattazione teorica quelle prospettive di crescita emerse negli ultimi dieci anni e trattate nella prima parte, che hanno visto la nascita di cooperative, iniziative artistiche e culturali, affidate anche ad Enti del Terzo Settore, nuove strutture di solidarietร che, anche grazie alla crescente solidarietร della cittadinanza palermitana, sembrano aver attribuito al riscatto in corso prospettive di soliditร non affidate solo alla presenza di singole figure di spicco nel quartiere e nella sua comunitร cristiana.
Alcune delle paradossali novitร , speranza in atto
Infatti le piรน recenti novitร di una piรน vivace e creativa socialitร hanno fatto emergere la bellezza attrattiva dapprima nascosta di un contesto ambientale che sembrava privo di speranza. E cosรฌ, quasi miracolosamente, alcuni degli elementi piรน negativi come l’isolamento urbanistico in un contesto isolato dal resto della cittร o la presenza delle acque stagnati del Papireto, a partire dalla rinaturazione del biostagno e dalla disponibilitร per la produzione agricola di terreni donati dai proprietari perchรฉ ritenuti improduttivi, si sono rivelati occasioni di sostegno a quel rinnovamento rigenerativo del tessuto socio-urbanistico, ecologico, culturale, artigianale, che ha giร cominciato a dar luogo ad una migliore qualitร della vita e a nuove speranze anche di rilancio economico.
Per quanti nostri lettori volessero rimanere aggiornati su iniziative e rubriche di PADD.IT vi invitiamo a iscrivervi alla nostraย NEWSLETTER
recensione di Roberto De Mattei a “La mafia di San Gallo. Un gruppo riformista allโinterno della Chiesa”, in Libero quotidiano, 15 novembre 2022
La lettura di questo libro รจ appassionante come un romanzo, ma tutto vi รจ documentato secondo un rigoroso metodo storico. Questo aspetto merita di essere sottolineato in un momento in cui certe teorie cospirative sono esposte in maniera superficiale e talvolta fantasiosa. Per supplire alla mancanza di prove, queste teorie utilizzano la tecnica di una narrazione, che fa presa sulle emozioni, piรน che sulla ragione, e conquista chi, con un atto di fede, ha giร deciso di credere allโinverosimile. Julia Meloni racconta invece la storia di una cospirazione reale, di cui espone accuratamente il fine, i mezzi, i luoghi, i protagonisti. ร la storia della โMafia di San Galloโ, come la definรฌ uno dei suoi principali esponenti, il cardinale belga Godfried Danneels.
premessa a Julia Meloni, “La mafia di San Gallo”, trad.it. Stefano Chiappalone, Ed. Fede&Cultura, novembre 2022
Come leggerete nel libro di Julia Meloni, lโagenda di papa Francesco รจ lโagenda del cardinale Martini, cioรจ lโagenda di San Gallo. Praticamente tutto ciรฒ che vi รจ stato detto o non detto su questโagenda รจ stato reso pubblico, oppure no, allo scopo di diffondere la visione di papa Francesco come โil papa delle sorpreseโ. Tra tutti i 265 pontefici risalendo fino a Pietro, nessuno di loro puรฒ eguagliare (almeno da vicino) il livello a cui il pontificato di Francesco era stato ideologicamente preordinato. ร inutile dire che, per chiunque fosse al corrente della mafia di San Gallo, non รจ stato affatto sorprendente quanto accaduto al conclave del marzo 2013. Anche se per il resto del mondo lโesecuzione di una cospirazione mafiosa appare come qualcosa di sconvolgente, concepirla e realizzarla richiedono esattamente lโopposto ai cospiratori: disciplina implacabilmente esigente, linee e sguardi prememorizzati e livelli di determinazione mescolati a scarsa chiarezza. Ora, come Meloni evidenzia efficacemente, lโattuazione dellโagenda di San Gallo era semplicemente questione di โpazienzaโ e di โtempoโ. Lโagenda era cosรฌ ben calcolata che, anche tra gli estranei alla mafia, questo shock puรฒ costituire solo una spiegazione parziale. I piรน acuti oppositori della mafia vedevano che quella fazione prendeva piede.
Julia Meloni, “La mafia di San Gallo”, trad.it. Stefano Chiappalone, Ed. Fede&Cultura, novembre 2022
Pochi mesi dopo lโelezione di Benedetto, che lui stesso aveva paragonato allโabbattersi della lama di una ghigliottina, apparve un misterioso diario del conclave. Molti vi scorsero un precoce assalto al pontificato di Benedetto โ e un elemento della campagna per la successiva ascesa papale di Bergoglio. Dichiarando di presentare il conteggio dei voti di un anonimo cardinale, il diario sosteneva che al primo ballottaggio Ratzinger ne raggiunse 47, Martini 9 e Bergoglio 10. Lโarticolo che lo accompagnava notava il buon auspicio implicito nel voto in piรน di Bergoglio rispetto a Martini โ rivelando che un gruppo di cui faceva parte anche Danneels puntava a sostenere Bergoglio.
Il vescovo svizzero Ivo Fรผrer, vescovo di San Gallo dal 1995 al 2005
โโIl cardinale italiano Carlo Martini, arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002 (morto il 31 agosto 2012 a ottantacinque anni)
Il cardinale belga Godfried Danneels, arcivescovo metropolita di Bruxelles dal 1979 al 2010 (morto il 14 marzo 2019 allโetร di ottantacinque anni)
โโIl cardinale tedesco Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dellโunitร dei cristiani dal 2001 al 2010
โโIl vescovo olandese Ad van Luyn, vescovo di Rotterdam dal 1994 al 2011
โโIl cardinale tedesco Karl Lehmann, vescovo di Magonza dal 1983 al 2016 (morto lโ11 marzo 2018 allโetร di ottantuno anni)
โโIl cardinale italiano Achille Silvestrini (segretario amministrativo del Segretario di Stato vaticano Jean-Marie Villot)
Il cardinale britannico Basil Hume, arcivescovo di Westminster dal 1976 al 1999 (morto il 17 giugno 1999 a settantasei anni)
โโIl cardinale britannico Cormac Murphy-OโConnor, arcivescovo di Westminster dal 2000-2009 (morto il 1ยฐ settembre 2017 allโetร di ottantacinque anni)
Il cardinale portoghese Josรฉ Policarpo, patriarca di Lisbona, in Portogallo, dal 1998 al 2013 (morto il 12 marzo 2014 allโetร di settantotto anni)
Il cardinale ucraino Lubomyr Husar, arcivescovo di Kiev dal 2005 al 2011 (morto il 31 maggio 2017 allโetร di ottantaquattro anni)
Proprio nella commemorazione dei fedeli defunti, il 2 novembre 2020, si spegneva il grande Gigi Proietti. Lโattore romano onorato da carriera di lungo corso, tra le sue interpretazioni sul set ci donรฒ quella dellโapostolo di Roma, San Filippo Neri. Il film Preferisco il paradiso prodotto dalla Rai (musiche di Marco Frisina), al momento rimane lโultima rappresentazione cinematografia di San Filippo, che segue al vecchio film State buoni se potete di Luigi Magni (musiche di Angelo Branduardi).
Per buona parte dellโimmaginario comune, formato attraverso i mass-media, pensando a San Filippo Neri, oggi viene in mente quella raffigurazione offerta da Gigi Proietti e trasmessa piรน volte in televisione. Si sa che le sceneggiature del cinema non si attengano al rigore storico, perchรฉ si sa pure che non sia quello il loro scopo. Conoscere con esattezza una storia e con profonditร i protagonisti, richiede un impegno diverso dalla visione di un bel film, il quale puรฒ essere un primo approccio per rispondere allโiniziale curiositร , stimolo per ulteriore approfondimento. Desta facilmente curiositร un prete eccentrico nellโalta societร romana, un pastore che coinvolge tanta gente, un padre che ammaestra altri sacerdoti, un santo singolare tra gli altri. Al desiderio di conoscere qualcosa che si intuisce particolarmente interessante, sovvengono i libri.
Un testo non si genera da solo, รจ prodotto da un autore, cioรจ una persona che, motivata interiormente, รจ mossa a scrivere riguardo un oggetto, a sua volta studiato. Leggere รจ un esercizio di conoscenza che, nel caso di San Filippo Neri, puรฒ portare piacevoli sorprese. Le tele ad olio nelle chiese mostrano un mistico, che perรฒ cela il Pippo Buono salutato da tutti nelle strade di Firenze, il giovane solitario tra la montagna spaccata di Gaeta e Montecassino, il precettore e lโeremita urbano nella cittร eterna, il volenteroso confrate e, solo molto dopo, un santo sacerdote. Conoscendolo da vicino scopriamo una figura di spessore superiore a quanto si creda.
Il frutto dellโopera di San Filippo che oggi riconosciamo nellโOratorio moderno, deriva dallโesperienza di vita condotta nel mondo. Leggendo una sua biografia si nota quale rilievo abbia avuto per lui lโesperienza estetica, il gusto del bello caratteristico dellโetร barocca. Lโarte pittorica, scultorea, architettonica, poetica, musicale, comunica in forme diverse il contenuto che si attua nella celebrazione dei divini misteri. NellโOratorio lโantropologia della salvezza cristiana prende forma visibile e materiale nelle espressioni culturali. Lโattivitร impostata da padre Filippo fu per trattare la fede cristiana a 360ยฐ, come trasposizione dellโumanesimo in ambito cristiano.
Tutti i santi testimoniano qualcosa di arricchente ed edificante per la vita cristiana. San Filippo si presenta come una figura per certi versi poliedrica, ma anzitutto un modello per la cura della vita spirituale e sacramentale, senza trascurare la socialitร e lโaspetto culturale. Il lettore che magari in passato ha avuto esperienze infelici, potrebbe scoprire in San Filippo uno stile ecclesiale a lui confacente, riconoscere unโassonanza spirituale, apprezzare una realtร diversa.
Il libro maneggevole e agile, gli schemi di sintesi, lo stile asciutto e conciso, erano caratteri necessari a una pubblicazione divulgativa, come si esplica giร dallโindice: lโOratorio โche cosโรจ – cosa fa – come lo faโ sono i tre capitoli del testo che abbraccia in uno sguardo dโinsieme la storia, i principi e la prassi, comunicandoli in modo chiaro e accessibile. Ogni figlio amato da Dio รจ chiamato a una vocazione, per essere felice deve trovarla. I santi col loro esempio ci aiutano a rinascere interiormente, dando nuovo slancio alla vita che, quando manca lo Spirito Santo, soffre monotonia. Solo impegnandoci alla sequela di Cristo trarremo buoni frutti per noi e per gli altri, perchรฉ la teologia pastorale scritta nei libri non resti lettera morta.
ยซVoi, principe, una volta avete detto che la bellezza avrebbe salvato il mondo… ร vero? Signori, il principe afferma che il mondo sarร salvato dalla bellezza… Ma io gli rispondo che gli saltano in testa pensieri cosรฌ ameni perchรฉ… perchรฉ รจ innamorato, me ne sono accorto non appena รจ entrato qui. No, principe, se non volete farmi pietร , non arrossite. Quale bellezza salverร il mondo?ยป 1. La domanda che il giovane Ippolit, morente, rivolge al principe Myลกkin โ senza ottenere risposta โ รจ stata interpretata a volte come lโaffermazione perentoria che non รจ. Dostoevskij ha una visione ben piรน sapienziale di quella estetizzante e consumistica che sembra prevalere ai giorni nostri. Egli รจ convinto che, se esiste una bellezza capace di salvare il mondo, quella sprigiona la propria luce intrinseca da chi รจ, di per sรฉ stesso, segno di contraddizione.
ร una delle tante domande che nascono leggendo in questo libro di Irene Luzio la storia delle diverse generazioni dei Fecarotta. Ricostruendo la genealogia della famiglia, lโautrice del saggio ci fa comprendere come si sia passati da Nicola Fecarotta (1777-1830) fino a Fabrizio Fecarotta, attuale titolare dellโazienda Fecarotta Antichitร insieme alla moglie e ai tre figli, e ci permette di affacciarci sul passaggio dalla sola produzione di gioielli alla sensibilitร sopraffina di antiquari attenti alla tutela delle opere dโarte.
Il capostipite fu orafo e cesellatore alla corte di Francesco I di Borbone. Era unโepoca di sinistri presagi per la Sicilia, dopo millenni di ricchezza. Con la soppressione nel 1816 del Regno di Sicilia โ la piรน antica monarchia parlamentare del mondo โ e la creazione del fittizio Regno delle Due Sicilie, si apriva la lunga stagione della colonizzazione italiana dellโIsola, che perdura ancora oggi. Cominciava allora la decadenza dellโimmensa perla che emerge al centro del Mediterraneo. Dopo il 1866 principieranno le emigrazioni di massa, mai registrate prima; dopo il 1910 anche le fiammate di sviluppo economico vertiginoso si spegneranno; dopo il 1946 lโistituzione della Regione Siciliana consentirร una distribuzione effimera di privilegi a pochi collaborazionisti in cambio del consenso per tacitare le istanze di libertร dei siciliani tutti.
Forse bisogna superare un equivoco. ร la cultura โ sempre esuberante, brillante e diffusa in Sicilia โ che produce ricchezza? In realtร รจ la ricchezza, se associata ad anime nobili, che produce cultura. La prova piรน macroscopica del benessere aristocratico, nel senso piรน elevato dellโaggettivo, รจ la produzione di gioielli e di giardini, testimoni eloquenti ed eleganti della radicale โinutilitร โ del bello, o meglio della sua gratuitร . Ecco perchรฉ la densitร di architetture e di opere dโarte presenti nellโIsola, una concentrazione di bellezze piรน unica che rara, costituisce una sfida da far tremare i polsi a chiunque abbia il compito di tutelarla. Il denaro pubblico non รจ sufficiente, oltretutto perchรฉ โ lo ripetiamo โ la Sicilia รจ trattata come una colonia interna dallo Stato Italiano. Per la salvaguardia delle meraviglie del passato e per la creazione di nuove opere dโarte รจ indispensabile il rifiorire dellโeconomia isolana.
1 Dostoevskij Fรซdor Michajloviฤ, Lโidiota , Newton, Roma 2005, p. 302 .
Domus Siciliae
Esistono tuttora palazzi affascinanti e vissuti di casate siciliane in buona salute, per quanto prive dei possedimenti di una volta 1. Esistono dimore complete del loro arredamento trasformate in musei, come Palazzo Mirto a Palermo. Esistono ingenti raccolte che si arricchiscono di anno in anno e poi rischiano di essere disperse. Quando muore un appassionato collezionista, si corre sempre il pericolo che gli eredi vendano i preziosi manufatti senza seguire i criteri originari della raccolta.
Fra quei criteri, a volte inconsapevoli, cโรจ quello della identitร siciliana. ร qualcosa che si puรฒ definire solaritร : gioia, colore, calore, luminositร . Il Gattopardo, con lโironia di Tomasi di Lampedusa, un letterato colto e blasonato, si รจ prestato sin troppo ad alimentare parecchi luoghi comuni. Uno particolarmente dannoso รจ quello delle โdominazioniโ2. La veritร รจ che solitamente in Sicilia ci sono stati passaggi dinastici e che, soprattutto, esiste unโarte siciliana, con alcune caratteristiche precise, realizzata da artisti siciliani, per nascita o per adozione. ร un fenomeno studiato con acribia dalla prof. Maria Concetta di Natale, fondatrice dellโOsservatorio delle Arti Decorative in Italia โMaria Accascinaโ, e dai docenti della sua scuola, per es. dallโinstancabile prof. Sergio Intorre. Si puรฒ affermare che gli artigiani siciliani siano unici al mondo per capacitร di coniugare lโuso della mente, degli occhi, del cuore e delle mani. Le loro opere sono abbondantemente presenti nelle dimore siciliane, insieme a pitture e sculture, a volte accanto a doni delle case reali o nobiliari europee. Un altro stereotipo รจ che i nobili siciliani fossero dei fannulloni che vivevano di rendita. In generale essi erano al contrario governanti e imprenditori capaci di accrescere le loro fortune per centinaia di anni, di generazione in generazione. Erano veri e propri prรฌncipi e distinti mecenati.
Nel passare da Palazzo Larderia, sul Cassaro basso, dove avevano affidato la progettazione del negozio ad Ernesto Basile, ad una traversa (via Principe di Belmonte) dellโaddizione Regalmici, un ramo dei Fecarotta ha sviluppato una competenza specifica da antiquari per acquisire e collocare sul mercato collezioni di pregio, cercando di preservarne lโintegritร . ร il caso, ad esempio, di una raccolta di piรน di un centinaio di prototipi di mobili in scala ridotta, che venivano realizzati un tempo dagli ebanisti per chiarire preventivamente al cliente lโeffetto finale degli arredi a grandezza reale. Questa รจ una delle peculiaritร encomiabili di Fecarotta Antichitร .
Lo studio di Irene Luzio sulla collezione di gioielli inediti di Fecarotta Antichitร โ una collezione arricchita man mano con monili di provenienza differente โ spalanca una nuova finestra sul tema delle collezioni private, stabili e temporanee, impiegando con rigore il metodo di analisi delle arti decorative elaborato dalla prof.ssa Di Natale.
1 Cfr. Camarda Signorino Alessio Maria โ Messina Emilio, Domus Siciliae, Piccolo viaggio sentimentale nel cuore intimo delle dimore storiche siciliane, Dario Flaccovio, Palermo 2023.
2 Cfr. Costa Massimo, Storia di una Nazione. Politica e Istituzioni Siciliane nei secoli, Rise&Press, Capri Leone 2024.
Uno sguardo nuovo
Il mio primo scambio di idee con Irene Luzio risale ad una conferenza del 2014, nella quale mi avevano chiesto di illustrare il simulacro argenteo, a grandezza naturale, dellโImmacolata Concezione, custodito nella Basilica di S. Francesco dโAssisi a Palermo. Lo avevo intitolato Pulchra quoad se, Pulchra quoad nos. Alla fine mi si avvicinรฒ lei, giovane liceale dallโintelligenza molto acuta, per manifestarmi tutto il suo interesse per il modo di affrontare le arti partendo dalla metafisica dellโatto di essere.
Il percorso accademico di Irene Luzio รจ stato sinora molto coerente con la sua formazione classica e con alcune delle sue attitudini intellettuali. Il suo corso di studi puรฒ essere definito un percorso formativo lineare, che le ha permesso di coltivare i suoi talenti. Ha conseguito la laurea di primo livello in Filosofia e quella magistrale in Storia dellโArte. I due ambiti disciplinari, insieme, le consentono di affrontare le ricerche con un approccio che mira allโessenza delle cose. In un momento di grande ambiguitร gnoseologica come quello attuale risulta estremamente importante coltivare la fiducia nella possibilitร di conoscere il reale e alcuni dei suoi trascendentali, quali sono il vero, il buono. il bello. ร altresรฌ fondamentale andare oltre la concezione immanentista della cosiddetta Estetica e occuparsi adeguatamente della Filosofia del Bello 1. Queste acquisizioni gettano nuova luce sulla produzione artistica e su quella artigianale, esaminate con pieno rispetto della realtร , dei materiali e delle tecniche di lavorazione.
A questo contribuiscono inoltre il suo gusto spiccato (sovente alla base di giudizi sorprendenti), la passione per lโoreficeria, il desiderio di cimentarsi nella creazione di manufatti dโarte. Ha giร pubblicato parecchie recensioni sullโopera di artisti contemporanei, oltre ad articoli su architettura, arti applicate, filosofia, che dimostrano unโammirevole capacitร di andare al nocciolo delle questioni. Il suo intuito le ha consentito di osservare con uno sguardo nuovo la collezione di gioielli dellโoreficeria siciliana di Fecarotta Antichitร , prodotti in un periodo compreso tra il tardo Seicento e la prima metร dellโOttocento. In essi coglie almeno due caratteri di sicilianitร . Il primo รจ lโesuberante varietร cromatica e materica, per esempio nellโimpiego degli smalti policromi, delle gemme, delle perline. Il secondo aspetto รจ la fedeltร alla tradizione, pur sotto forma di continuitร nellโinnovazione. Lโautrice sottolinea infatti il permanere e ripetersi delle forme nel tempo, ora semplificate e stilizzate, ora aggiornate alla luce dellโevoluzione del gusto. Bisogna tenere conto che negli ultimi trecento anni si sono succeduti diversi tentativi di quello che potremmo definire โcolonialismo architettonico ed artisticoโ. Nel caso dei monili si registra invece una significativa โresistenzaโ, che si manifesta nellโindipendenza delle linee predilette dagli orafi siciliani, in questa catalogazione scientifica presenti con opere che vanno dal tardo manierismo al neoclassico.
La giovane studiosa si sofferma sulle questioni legate allโestensione ai gioielli della punzonatura (per lโargenteria vigente sin dal XV secolo), che consentono, dal 1758 in poi, di riconoscere lโorafo, la data e il console della Maestranza dellโanno. I marchi di oreficeria ebbero vita breve in quanto scomparvero nel 1822, anno in cui le Maestranze vennero soppresse per il timore che esse incutevano al governo. Le corporazioni dei mestieri, infatti, collaboravano da secoli allโamministrazione della cittร , con facoltร di utilizzare armi. Il regime poliziesco napoletano, instauratosi dopo il 1816, non le tollerava, dato che esse avrebbero potuto fornire un sostegno ai gruppi che reclamavano il ripristino del Regno di Sicilia.
1 Cfr. Papa Rodolfo, Discorsi sullโarte sacra, Cantagalli, Siena 2012.
Metessi dellโidea e mimesi della natura
Per comprendere lo spirito degli artigiani siciliani bisogna assecondare, come fa lโautrice, il desiderio latente di quella unitร del sapere, tipica del pensiero classico, travolta dal principio di immanenza cartesiano e dalla conseguente chiusura dei settori specialistici in sรฉ stessi. Degli orafi e degli argentieri dellโIsola bisogna comprendere specificamente la passione per la mimesi della natura. A maggior ragione sono molto utili i tentativi coraggiosi di recupero della saggezza di sempre in opere come quella dellโarch. Christopher Alexander, in particolare il suo โThe nature of orderโ. Si tratta di uno splendido saggio, diviso in quattro volumi ponderosi, โThe phenomenon of lifeโ, โThe process of creating lifeโ, โA vision of a living worldโ, โThe luminous groundโ. Alexander, matematico e architetto di origine austriaca, ha vissuto e insegnato per lunghi anni negli Stati Uniti, dove le sue teorie e le sue opere hanno influenzato vari settori della conoscenza, dallโarchitettura alla sociologia fino allโinformatica 1.
Un altro grande uomo di cultura del Novecento, il filosofo nisseno Rosario Assunto, aiuta ad impadronirsi di uno sguardo limpido sul bello, che sia parte integrante del processo di conoscenza della realtร . Si tratta di un punto di vista che lascia aperta la strada alla possibilitร di una connessione tra arte e veritร , tra sfera sensibile e dimensione spirituale dellโuomo. Assunto definiva โciviltร esteticaโ il Medioevo, lโepoca nella quale il corpus di opere attribuite a Dionigi Areopagita ebbe un successo notevole, perpetrando e rafforzando la coscienza neoplatonica, e contribuรฌ ad elaborare una originale โmetafisica della Luceโ. Assunto guarda alle opere dโarte secondo la prospettiva neoplatonica della โmetessi dellโideaโ, vale a dire della partecipazione alla perfezione degli attributi divini, in particolare la Bellezza e la Luminositร . La metessi della Luce la troviamo anche nei bagliori policromi delle gemme incastonate nei gioielli.
Leggiamo Omnis mundi creatura, attribuito ad Alano di Lille, uno dei testi piรน significativi della storia della letteratura medioevale. Vi ravvisiamo una sensibilitร molto vicina a quella siciliana.
Ogni creatura dellโuniverso / quasi fosse un libro o un dipinto / รจ per noi come uno specchio; / della nostra vita, della nostra morte / della nostra condizione e della nostra sorte / segno fedele. / La rosa rappresenta il nostro stato / leggiadra glossa della nostra condizione / interpretazione della nostra vita / che mentre รจ fiorente nel primo mattino / fiorisce, sfiorito fiore / con la vecchiaia della sera.
Assunto formula il concetto di โintenzionale polisemia della poesiaโ, in cui il senso non รจ univoco, bensรฌ costruito su letture che toccano piani diversi, anche perchรฉ la vera arte non รจ noiosamente didascalica. Il passaggio dal piano letterale a quello allegorico, fino a quello anagogico, passando per il senso morale, non puรฒ essere considerato un movimento narcotico, ma solo un panorama piรน complesso in cui lโartista e lโartigiano possono sfogliare il libro della natura, foriero di significati e rimandi infiniti. Il simbolo, proprio perchรฉ โ a differenza del simbolismo cerebrale โ aderisce alla realtร , alimenta di continuo e senza stufare le ricerche dei sensi, dellโintelligenza, della volontร e delle emozioni.
ร questo lo sguardo con cui Irene Luzio ha catalogato i preziosi manufatti oggetto della sua indagine. ร questo lo sguardo con cui sfogliare le pagine del libro, se dalle immagini di cui รจ corredato si desidera trarre il massimo godimento estetico.
Adornarsi di gioie
Che ne sarร della collezione di monili di Fecarotta Antichitร ? Di per sรฉ รจ destinata ad una continua mutevolezza, come sistole e diastole del cuore. Alcuni gioielli della raccolta verranno venduti a clienti nuovi o giร affezionati, altri di provenienza imponderabile arricchiranno la raccolta. Per i proprietari dellโelegante negozio di antiquariato la piรน grande gioia รจ che i gioielli siano acquistati da chi saprร indossarli con gusto per valorizzare il proprio modo di essere.
ร lโinvito che sta a cuore ad Irene Luzio, entrata in grande sintonia con i titolari. Non a caso lโautrice del saggio li ha definiti Sicula Ornamenta, decori con personalitร adatti a nuovi proprietari dotati di personalitร . Possono aumentare la solaritร di chi se ne riveste.
In qualche misura รจ una sfida, audace, dal momento che oggi si registrano enormi speculazioni sul prezzo dellโoro e dellโargento. Di conseguenza i gioiellieri vivono una crisi della domanda di preziosi. Ma รจ una crisi temporanea, legata alle circostanze economiche e finanziarie attuali. Il bello non tramonta mai. Il bello non stanca mai. Associato allโeleganza muliebre o al portamento virile o alla contemplazione estetica.
Come scrive John Keats in Endymion, ยซA thing of beauty is a joy for everยป. Gioia e gioiello. In una simbiosi che non finisce di stupire.