gaudet mater ecclesia

Papa Paolo VISolenne professione di fede, in Enchiridion Vaticanum, III, n.540

Nel far questo, noi siamo coscienti dell’inquietudine, che agita alcuni ambienti moderni in relazione alla fede. Essi non si sottraggono all’influsso di un mondo in profonda trasformazione, nel quale un così gran numero di certezze sono messe in contestazione o in discussione. Vediamo anche dei cattolici che si lasciano prendere da una specie di passione per i cambiamenti e le novità. Senza dubbio la Chiesa ha costantemente il dovere di proseguire nello sforzo di approfondire e presentare in modo sempre più confacente alle generazioni che si succedono, gli imperscrutabili misteri di Dio, fecondi per tutti di frutti di salvezza. Ma al tempo stesso, pur nell’adempimento dell’indispensabile dovere di indagine, è necessario avere la massima cura di non intaccare gli insegnamenti della dottrina cristiana. Perché ciò vorrebbe dire – come purtroppo oggi spesso avviene – ingenerare turbamento e perplessità in molte anime fedeli.

don Enrico Finotti, Vaticano II 50 anni dopo, ed. Fede&Cultura, 2012, p.448

Ciò che in questi decenni è stato propugnato come ideale da perseguire, oggi, assaporando ormai l’amaro frutto della dissoluzione della Cristianità ancora in fase crescente, fa versare lacrime tardive ed esprimere giudizi sconsolati sugli immensi danni di una cultura che ha programmato e perseguito l’apostasia da Cristo e dalla sua Chiesa. Si levano alti lai e si dipanano sconsolate statistiche di un inarrestabile crollo di una società sgretolata fin dalle sue radici, che in nessun modo ancora si vuole siano cristiane. Si è passati così da un profetismo superficiale e travolgente in nome di un presunto ritorno alle origini evangeliche, a una constatazione afflitta e quasi rassegnata al peggio, ossia all’ipotesi di una società postcristiana nella quale Cristo non ha più niente da dire perché avrebbe finito irrimediabilmente il suo ruolo storico.

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