Nei giorni scorsi avevamo presentato sulle pagine di PADD.it il Simposio Culturale dedicato ai temi della dicotomia tra individuo e società, dell’Io e dei suoi sé, dell’appartenenza e dell’alterità.
Eravamo presenti all’incontro e oggi siamo lieti di condividere con i nostri lettori la registrazione integrale dell’evento, che ha visto la partecipazione della Dott.ssa Miriam Schiera, del Prof. Fabio Giamporcaro e dell’Avv. Massimo Pellingra Contino, con la moderazione del Prof. Giancarlo Giamporcaro.
Un’occasione di confronto e riflessione su temi di grande attualità, affrontati da prospettive diverse e complementari.
Di seguito è possibile visionare il video completo del Simposio.
Nel pomeriggio di giovedì 30 aprile, a Palermo, ha preso il via la prima intervista della nuova serie dedicata agli autori di PADD.it. Ad aprire questo percorso è stato l’illustre professor Giancarlo Giamporcaro, nella sua abitazione, in un’atmosfera intima e autentica che ha reso l’incontro ancora più significativo.
Definire il professor Giamporcaro una persona umanamente straordinaria è quasi riduttivo. La sua sensibilità emerge con forza non solo nei suoi scritti pubblicati su PADD.it, ma anche nella sua opera poetica “Il mio pensiero solitario”, una raccolta intensa e profondamente toccante.
Seduti nel suo salone, con lui al centro, abbiamo assistito a un dialogo sincero e ricco di significato. A porre le domande sono stati Tomasella Garofalo, anch’essa autrice di PADD.it, e Francesco Speciale, ideatore e anima del progetto. Le loro domande, delicate e mai invasive, hanno permesso al professore di esprimersi con grande chiarezza e con quella straordinaria umanità che lo contraddistingue.
Dietro le quinte, c’ero anch’io, intento a documentare questo momento con mezzi semplici ma con grande dedizione. Colgo l’occasione per scusarmi pubblicamente se nella registrazione si percepisce un leggero rumore meccanico, dovuto a un cavalletto non professionale: un dettaglio tecnico che sarà sicuramente migliorato nei prossimi appuntamenti della serie.
Tornando al professor Giamporcaro, ciò che colpisce profondamente è la sua completezza umana: il riflesso evidente dei valori ricevuti dalla sua famiglia, che ha saputo trasmettergli principi solidi e autentici. Valori che oggi lui restituisce agli altri con generosità, donandosi con amore e profondità.
Le sue risposte rappresentano una vera lezione di vita. Ascoltarlo dal vivo è stata un’esperienza emozionante, che si rinnova anche rivedendo l’intervista. Si percepisce chiaramente il rispetto profondo per la famiglia, considerata nella sua sacralità, e il ruolo centrale della fede in Dio Padre, presenza costante nel suo percorso umano e spirituale.
Personalmente, non posso nascondere l’intensa emozione provata durante questo incontro: un momento che lascia il segno e invita alla riflessione.
Un sentito ringraziamento al professor Giancarlo Giamporcaro per ciò che ha saputo trasmettere. Viene spontaneo pensare a quanto siano stati fortunati i suoi allievi ad averlo come guida.
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«Voi, principe, una volta avete detto che la bellezza avrebbe salvato il mondo… È vero? Signori, il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza… Ma io gli rispondo che gli saltano in testa pensieri così ameni perché… perché è innamorato, me ne sono accorto non appena è entrato qui. No, principe, se non volete farmi pietà, non arrossite. Quale bellezza salverà il mondo?» 1. La domanda che il giovane Ippolit, morente, rivolge al principe Myškin – senza ottenere risposta – è stata interpretata a volte come l’affermazione perentoria che non è. Dostoevskij ha una visione ben più sapienziale di quella estetizzante e consumistica che sembra prevalere ai giorni nostri. Egli è convinto che, se esiste una bellezza capace di salvare il mondo, quella sprigiona la propria luce intrinseca da chi è, di per sé stesso, segno di contraddizione.
È una delle tante domande che nascono leggendo in questo libro di Irene Luzio la storia delle diverse generazioni dei Fecarotta. Ricostruendo la genealogia della famiglia, l’autrice del saggio ci fa comprendere come si sia passati da Nicola Fecarotta (1777-1830) fino a Fabrizio Fecarotta, attuale titolare dell’azienda Fecarotta Antichità insieme alla moglie e ai tre figli, e ci permette di affacciarci sul passaggio dalla sola produzione di gioielli alla sensibilità sopraffina di antiquari attenti alla tutela delle opere d’arte.
Il capostipite fu orafo e cesellatore alla corte di Francesco I di Borbone. Era un’epoca di sinistri presagi per la Sicilia, dopo millenni di ricchezza. Con la soppressione nel 1816 del Regno di Sicilia – la più antica monarchia parlamentare del mondo – e la creazione del fittizio Regno delle Due Sicilie, si apriva la lunga stagione della colonizzazione italiana dell’Isola, che perdura ancora oggi. Cominciava allora la decadenza dell’immensa perla che emerge al centro del Mediterraneo. Dopo il 1866 principieranno le emigrazioni di massa, mai registrate prima; dopo il 1910 anche le fiammate di sviluppo economico vertiginoso si spegneranno; dopo il 1946 l’istituzione della Regione Siciliana consentirà una distribuzione effimera di privilegi a pochi collaborazionisti in cambio del consenso per tacitare le istanze di libertà dei siciliani tutti.
Forse bisogna superare un equivoco. È la cultura – sempre esuberante, brillante e diffusa in Sicilia – che produce ricchezza? In realtà è la ricchezza, se associata ad anime nobili, che produce cultura. La prova più macroscopica del benessere aristocratico, nel senso più elevato dell’aggettivo, è la produzione di gioielli e di giardini, testimoni eloquenti ed eleganti della radicale “inutilità” del bello, o meglio della sua gratuità. Ecco perché la densità di architetture e di opere d’arte presenti nell’Isola, una concentrazione di bellezze più unica che rara, costituisce una sfida da far tremare i polsi a chiunque abbia il compito di tutelarla. Il denaro pubblico non è sufficiente, oltretutto perché – lo ripetiamo – la Sicilia è trattata come una colonia interna dallo Stato Italiano. Per la salvaguardia delle meraviglie del passato e per la creazione di nuove opere d’arte è indispensabile il rifiorire dell’economia isolana.
1 Dostoevskij Fëdor Michajlovič, L’idiota , Newton, Roma 2005, p. 302 .
Domus Siciliae
Esistono tuttora palazzi affascinanti e vissuti di casate siciliane in buona salute, per quanto prive dei possedimenti di una volta 1. Esistono dimore complete del loro arredamento trasformate in musei, come Palazzo Mirto a Palermo. Esistono ingenti raccolte che si arricchiscono di anno in anno e poi rischiano di essere disperse. Quando muore un appassionato collezionista, si corre sempre il pericolo che gli eredi vendano i preziosi manufatti senza seguire i criteri originari della raccolta.
Fra quei criteri, a volte inconsapevoli, c’è quello della identità siciliana. È qualcosa che si può definire solarità: gioia, colore, calore, luminosità. Il Gattopardo, con l’ironia di Tomasi di Lampedusa, un letterato colto e blasonato, si è prestato sin troppo ad alimentare parecchi luoghi comuni. Uno particolarmente dannoso è quello delle “dominazioni”2. La verità è che solitamente in Sicilia ci sono stati passaggi dinastici e che, soprattutto, esiste un’arte siciliana, con alcune caratteristiche precise, realizzata da artisti siciliani, per nascita o per adozione. È un fenomeno studiato con acribia dalla prof. Maria Concetta di Natale, fondatrice dell’Osservatorio delle Arti Decorative in Italia “Maria Accascina”, e dai docenti della sua scuola, per es. dall’instancabile prof. Sergio Intorre. Si può affermare che gli artigiani siciliani siano unici al mondo per capacità di coniugare l’uso della mente, degli occhi, del cuore e delle mani. Le loro opere sono abbondantemente presenti nelle dimore siciliane, insieme a pitture e sculture, a volte accanto a doni delle case reali o nobiliari europee. Un altro stereotipo è che i nobili siciliani fossero dei fannulloni che vivevano di rendita. In generale essi erano al contrario governanti e imprenditori capaci di accrescere le loro fortune per centinaia di anni, di generazione in generazione. Erano veri e propri prìncipi e distinti mecenati.
Nel passare da Palazzo Larderia, sul Cassaro basso, dove avevano affidato la progettazione del negozio ad Ernesto Basile, ad una traversa (via Principe di Belmonte) dell’addizione Regalmici, un ramo dei Fecarotta ha sviluppato una competenza specifica da antiquari per acquisire e collocare sul mercato collezioni di pregio, cercando di preservarne l’integrità. È il caso, ad esempio, di una raccolta di più di un centinaio di prototipi di mobili in scala ridotta, che venivano realizzati un tempo dagli ebanisti per chiarire preventivamente al cliente l’effetto finale degli arredi a grandezza reale. Questa è una delle peculiarità encomiabili di Fecarotta Antichità.
Lo studio di Irene Luzio sulla collezione di gioielli inediti di Fecarotta Antichità – una collezione arricchita man mano con monili di provenienza differente – spalanca una nuova finestra sul tema delle collezioni private, stabili e temporanee, impiegando con rigore il metodo di analisi delle arti decorative elaborato dalla prof.ssa Di Natale.
1 Cfr. Camarda Signorino Alessio Maria – Messina Emilio, Domus Siciliae, Piccolo viaggio sentimentale nel cuore intimo delle dimore storiche siciliane, Dario Flaccovio, Palermo 2023.
2 Cfr. Costa Massimo, Storia di una Nazione. Politica e Istituzioni Siciliane nei secoli, Rise&Press, Capri Leone 2024.
Uno sguardo nuovo
Il mio primo scambio di idee con Irene Luzio risale ad una conferenza del 2014, nella quale mi avevano chiesto di illustrare il simulacro argenteo, a grandezza naturale, dell’Immacolata Concezione, custodito nella Basilica di S. Francesco d’Assisi a Palermo. Lo avevo intitolato Pulchra quoad se, Pulchra quoad nos. Alla fine mi si avvicinò lei, giovane liceale dall’intelligenza molto acuta, per manifestarmi tutto il suo interesse per il modo di affrontare le arti partendo dalla metafisica dell’atto di essere.
Il percorso accademico di Irene Luzio è stato sinora molto coerente con la sua formazione classica e con alcune delle sue attitudini intellettuali. Il suo corso di studi può essere definito un percorso formativo lineare, che le ha permesso di coltivare i suoi talenti. Ha conseguito la laurea di primo livello in Filosofia e quella magistrale in Storia dell’Arte. I due ambiti disciplinari, insieme, le consentono di affrontare le ricerche con un approccio che mira all’essenza delle cose. In un momento di grande ambiguità gnoseologica come quello attuale risulta estremamente importante coltivare la fiducia nella possibilità di conoscere il reale e alcuni dei suoi trascendentali, quali sono il vero, il buono. il bello. È altresì fondamentale andare oltre la concezione immanentista della cosiddetta Estetica e occuparsi adeguatamente della Filosofia del Bello 1. Queste acquisizioni gettano nuova luce sulla produzione artistica e su quella artigianale, esaminate con pieno rispetto della realtà, dei materiali e delle tecniche di lavorazione.
A questo contribuiscono inoltre il suo gusto spiccato (sovente alla base di giudizi sorprendenti), la passione per l’oreficeria, il desiderio di cimentarsi nella creazione di manufatti d’arte. Ha già pubblicato parecchie recensioni sull’opera di artisti contemporanei, oltre ad articoli su architettura, arti applicate, filosofia, che dimostrano un’ammirevole capacità di andare al nocciolo delle questioni. Il suo intuito le ha consentito di osservare con uno sguardo nuovo la collezione di gioielli dell’oreficeria siciliana di Fecarotta Antichità, prodotti in un periodo compreso tra il tardo Seicento e la prima metà dell’Ottocento. In essi coglie almeno due caratteri di sicilianità. Il primo è l’esuberante varietà cromatica e materica, per esempio nell’impiego degli smalti policromi, delle gemme, delle perline. Il secondo aspetto è la fedeltà alla tradizione, pur sotto forma di continuità nell’innovazione. L’autrice sottolinea infatti il permanere e ripetersi delle forme nel tempo, ora semplificate e stilizzate, ora aggiornate alla luce dell’evoluzione del gusto. Bisogna tenere conto che negli ultimi trecento anni si sono succeduti diversi tentativi di quello che potremmo definire “colonialismo architettonico ed artistico”. Nel caso dei monili si registra invece una significativa “resistenza”, che si manifesta nell’indipendenza delle linee predilette dagli orafi siciliani, in questa catalogazione scientifica presenti con opere che vanno dal tardo manierismo al neoclassico.
La giovane studiosa si sofferma sulle questioni legate all’estensione ai gioielli della punzonatura (per l’argenteria vigente sin dal XV secolo), che consentono, dal 1758 in poi, di riconoscere l’orafo, la data e il console della Maestranza dell’anno. I marchi di oreficeria ebbero vita breve in quanto scomparvero nel 1822, anno in cui le Maestranze vennero soppresse per il timore che esse incutevano al governo. Le corporazioni dei mestieri, infatti, collaboravano da secoli all’amministrazione della città, con facoltà di utilizzare armi. Il regime poliziesco napoletano, instauratosi dopo il 1816, non le tollerava, dato che esse avrebbero potuto fornire un sostegno ai gruppi che reclamavano il ripristino del Regno di Sicilia.
1 Cfr. Papa Rodolfo, Discorsi sull’arte sacra, Cantagalli, Siena 2012.
Metessi dell’idea e mimesi della natura
Per comprendere lo spirito degli artigiani siciliani bisogna assecondare, come fa l’autrice, il desiderio latente di quella unità del sapere, tipica del pensiero classico, travolta dal principio di immanenza cartesiano e dalla conseguente chiusura dei settori specialistici in sé stessi. Degli orafi e degli argentieri dell’Isola bisogna comprendere specificamente la passione per la mimesi della natura. A maggior ragione sono molto utili i tentativi coraggiosi di recupero della saggezza di sempre in opere come quella dell’arch. Christopher Alexander, in particolare il suo “The nature of order”. Si tratta di uno splendido saggio, diviso in quattro volumi ponderosi, “The phenomenon of life”, “The process of creating life”, “A vision of a living world”, “The luminous ground”. Alexander, matematico e architetto di origine austriaca, ha vissuto e insegnato per lunghi anni negli Stati Uniti, dove le sue teorie e le sue opere hanno influenzato vari settori della conoscenza, dall’architettura alla sociologia fino all’informatica 1.
Un altro grande uomo di cultura del Novecento, il filosofo nisseno Rosario Assunto, aiuta ad impadronirsi di uno sguardo limpido sul bello, che sia parte integrante del processo di conoscenza della realtà. Si tratta di un punto di vista che lascia aperta la strada alla possibilità di una connessione tra arte e verità, tra sfera sensibile e dimensione spirituale dell’uomo. Assunto definiva “civiltà estetica” il Medioevo, l’epoca nella quale il corpus di opere attribuite a Dionigi Areopagita ebbe un successo notevole, perpetrando e rafforzando la coscienza neoplatonica, e contribuì ad elaborare una originale “metafisica della Luce”. Assunto guarda alle opere d’arte secondo la prospettiva neoplatonica della “metessi dell’idea”, vale a dire della partecipazione alla perfezione degli attributi divini, in particolare la Bellezza e la Luminosità. La metessi della Luce la troviamo anche nei bagliori policromi delle gemme incastonate nei gioielli.
Leggiamo Omnis mundi creatura, attribuito ad Alano di Lille, uno dei testi più significativi della storia della letteratura medioevale. Vi ravvisiamo una sensibilità molto vicina a quella siciliana.
Ogni creatura dell’universo / quasi fosse un libro o un dipinto / è per noi come uno specchio; / della nostra vita, della nostra morte / della nostra condizione e della nostra sorte / segno fedele. / La rosa rappresenta il nostro stato / leggiadra glossa della nostra condizione / interpretazione della nostra vita / che mentre è fiorente nel primo mattino / fiorisce, sfiorito fiore / con la vecchiaia della sera.
Assunto formula il concetto di “intenzionale polisemia della poesia”, in cui il senso non è univoco, bensì costruito su letture che toccano piani diversi, anche perché la vera arte non è noiosamente didascalica. Il passaggio dal piano letterale a quello allegorico, fino a quello anagogico, passando per il senso morale, non può essere considerato un movimento narcotico, ma solo un panorama più complesso in cui l’artista e l’artigiano possono sfogliare il libro della natura, foriero di significati e rimandi infiniti. Il simbolo, proprio perché – a differenza del simbolismo cerebrale – aderisce alla realtà, alimenta di continuo e senza stufare le ricerche dei sensi, dell’intelligenza, della volontà e delle emozioni.
È questo lo sguardo con cui Irene Luzio ha catalogato i preziosi manufatti oggetto della sua indagine. È questo lo sguardo con cui sfogliare le pagine del libro, se dalle immagini di cui è corredato si desidera trarre il massimo godimento estetico.
Adornarsi di gioie
Che ne sarà della collezione di monili di Fecarotta Antichità? Di per sé è destinata ad una continua mutevolezza, come sistole e diastole del cuore. Alcuni gioielli della raccolta verranno venduti a clienti nuovi o già affezionati, altri di provenienza imponderabile arricchiranno la raccolta. Per i proprietari dell’elegante negozio di antiquariato la più grande gioia è che i gioielli siano acquistati da chi saprà indossarli con gusto per valorizzare il proprio modo di essere.
È l’invito che sta a cuore ad Irene Luzio, entrata in grande sintonia con i titolari. Non a caso l’autrice del saggio li ha definiti Sicula Ornamenta, decori con personalità adatti a nuovi proprietari dotati di personalità. Possono aumentare la solarità di chi se ne riveste.
In qualche misura è una sfida, audace, dal momento che oggi si registrano enormi speculazioni sul prezzo dell’oro e dell’argento. Di conseguenza i gioiellieri vivono una crisi della domanda di preziosi. Ma è una crisi temporanea, legata alle circostanze economiche e finanziarie attuali. Il bello non tramonta mai. Il bello non stanca mai. Associato all’eleganza muliebre o al portamento virile o alla contemplazione estetica.
Come scrive John Keats in Endymion, «A thing of beauty is a joy for ever». Gioia e gioiello. In una simbiosi che non finisce di stupire.
Le parole scorrono leggere: mimose, sorrisi, auguri rapidi . Una serata tra amiche ,una foto sui social, un brindisi distratto. Tutto sembra muoversi dentro il registro della celebrazione come si trattasse di una ricorrenza gentile, quasi ornamentale. Eppure l‘8 Marzo non nasce dai per festeggiare ma per ricordare. Nasce dalla fatica delle donne, madri, mogli lavoratrici, infaticabili che hanno chiesto salario quando il lavoro era sfruttamento . Nasce dalle lotte di chi ha rivendicato i diritti quando non erano affatto scontati. Ci sono ancora parole, sguardi, abitudini che portano con sé il peso di un’antica disuguaglianza. Ci sono ancora lavori in cui la parità è più promessa che realtà. Ci sono ancora luoghi in cui la libertà delle donne è fragile. E allora l’8 Marzo non dovrebbe essere un momento di distrazione collettiva. Dovrebbe essere una pausa di coscienza. E forse il primo passo per combatterla davvero è proprio questo restituire alle parole il loro peso, alla storia la sua memoria, e al presente la responsabilità di non dimenticare.
Dopo aver raccontato l’annuncio e il significato del XXIX Convegno Nazionale di Studi“La luce della sapienza nel magistero di San Tommaso d’Aquino”, svoltosi nella storica Chiesa di Sant’Antonio Abate del Senato Palermitano, manteniamo oggi la promessa fatta nel nostro primo articolo [QUI IL LINK AL PRIMO ARTICOLO].
Abbiamo infatti documentato l’intero evento con riprese video, scegliendo ora di condividere gli interventi singolarmente, seguendo l’ordine del programma ufficiale, per permettere a tutti di apprezzare con calma la ricchezza dei contributi proposti.
Un convegno guidato con rigore e misura
A presiedere e introdurre i lavori è stato il professor Tommaso Romano, presidente della Fondazione Thule Cultura e dell’ASCU, che ha svolto un ruolo centrale per tutta la durata del convegno. La sua moderazione, sempre puntuale, elegante e mai invasiva, ha permesso un dialogo armonico tra discipline diverse, mantenendo alta l’attenzione del pubblico e valorizzando ogni relatore. Un lavoro discreto ma fondamentale, che ha dato unità e respiro all’intera giornata.
I saluti istituzionali e l’apertura dei lavori
Dopo l’apertura ufficiale, i saluti istituzionali hanno sottolineato l’importanza culturale dell’iniziativa per la città di Palermo e per il mondo accademico, ribadendo il valore di San Tommaso d’Aquino come punto di riferimento ancora attuale nel dibattito tra fede, ragione e società contemporanea.
La Lectio Magistralis di Mons. Gaetano Tulipano
Uno dei momenti più intensi e carichi di elevazione spirituale è stato senza dubbio la Lectio Magistralis di Monsignor Gaetano Tulipano, protonotario apostolico soprannumerario e docente di teologia dogmatica. La sua riflessione sulla teologia perennis di San Tommaso ha creato un clima di profondo ascolto e raccoglimento, trasformando la chiesa in uno spazio non solo di studio, ma anche di meditazione viva e condivisa.
Filosofia, letteratura e politica nel solco tomista
Si sono poi susseguiti gli interventi di:
Avv.Prof.Giovanni Condello, dell’Ordine Teutonico di Santa Maria degli Alemanni;
Prof. Ciro Romano, Magnifico Rettore e Presidente del CdA dell’Università Popolare Cattolica “Montemurro-D’Ippolito” di Portici (Na);
Prof. Carmelo Muscato, che ha esplorato le fonti greche di Agostino e Tommaso;
Prof. Daniele Fazio, con una lettura stimolante del tomismo presente in Dante Alighieri;
Prof. Antonino Sala, che ha approfondito il tema sempre attuale del rapporto tra ragione e fede;
Prof. Tommaso Romano, tornato come relatore per analizzare le forme del regime politico in San Tommaso;
Prof. Francesco Pira, che ha messo in luce i riflessi sociali del pensiero tomista nella realtà contemporanea;
Prof.ssa Anna Maria Lo Piccolo, con un intervento dedicato al De Magistro.
Ogni contributo ha aggiunto un tassello prezioso a un mosaico ricco e coerente, capace di parlare tanto agli studiosi quanto al pubblico non specialistico.
L’attesa per l’intervento di Ciro Lomonte
Particolarmente atteso era l’intervento dell’architetto Ciro Lomonte, che purtroppo, per motivi di salute, non ha potuto essere presente. Il suo contributo, tuttavia, è stato in parte condiviso, permettendo comunque al pubblico di cogliere il valore della sua riflessione sul tema dell’arte e dell’analogia in San Tommaso d’Aquino.
Musica e conclusioni
A impreziosire la mattinata, il concerto dell’arpista Ginevra Gilli, che ha offerto un momento di pausa contemplativa, perfettamente in sintonia con lo spirito del convegno.
Il nostro impegno come PADD.IT
Come PADD.IT, abbiamo scelto di documentare questo evento con mezzi semplici, in modo amatoriale ma autentico, con l’unico intento di lasciare una traccia concreta di una giornata che resterà nella storia recente di una chiesa così importante per Palermo.
Vi lasciamo quindi ora alla sequenza dei vari interventi video che stiamo caricando sul canale poco per volta e dopo aver effettuato il rendering dei video stessi, chiedendo fin da subito scusa per eventuali limiti tecnici delle riprese, ma certi del valore culturale e umano di quanto è stato condiviso in questa straordinaria occasione.
E’ possibile raggiungere e leggere l’intervento del Prof. Antonino Sala direttamente dal suo BLOG [CLICCANDO QUESTO LINK]
L’intervento dell’Arch. Ciro Lomonte non è stato letto integralmente per problemi legati al tempo, ci sembra doveroso per completezza riportare il link al testo integrale pubblicato su Academia.edu basterà [CLICCARE QUESTO LINK]
Il 13 dicembre 2025 Palermo ospiterà un appuntamento culturale e spirituale di altissimo profilo: il XXIX Convegno Nazionale di Studi dal titolo “La luce della sapienza nel magistero di San Tommaso d’Aquino”, che si terrà nella suggestiva cornice della Chiesa di Sant’Antonio Abate del Senato Palermitano, in via Roma.
Non è solo un evento accademico di rilievo nazionale, ma anche un’occasione preziosa per valorizzare uno dei luoghi più affascinanti e carichi di storia della città. La Chiesa di Sant’Antonio Abate, le cui origini risalgono al XIII secolo, rappresenta infatti una straordinaria testimonianza della Palermo medievale: uno spazio che nei secoli ha intrecciato fede, cultura e vita civile. Ospitare un convegno dedicato al pensiero di uno dei più grandi filosofi e teologi della cristianità, San Tommaso d’Aquino, rende questo luogo ancora una volta protagonista della vita culturale palermitana.
La giornata vedrà la partecipazione di docenti universitari, filosofi, teologi, scrittori e studiosi provenienti da tutta Italia, con interventi che attraverseranno i temi della filosofia, della politica, della teologia e del rapporto tra fede e ragione. Un programma ricco, che culminerà con un dibattito finale e momenti musicali.
Un evento che, senza dubbio, renderà orgogliosi anche i parrocchiani di Sant’Antonio Abate, che vedono la loro chiesa diventare punto di riferimento per un confronto alto e qualificato su uno dei pilastri del pensiero occidentale.
Noi di PADD.IT saremo presenti all’evento per documentarlo integralmente, realizzando anche un video completo del convegno, così come abbiamo già fatto in occasione di un altro importante evento svoltosi a Palermo, che potete rivedere in questo articolo: https://www.padd.it/riflessioni/2025/11/08/dio-esiste/
Un’occasione da non perdere per chi ama la cultura, la filosofia, la storia e l’identità più profonda della nostra città.