fieri e scomunicati

Scenario di probabilità

A partire dal motu proprio Traditionis Custodes di Papa Francesco I, che sottomette il vetus ordo alla discrezionalità dell’Ordinario ecclesiastico del luogo (dettando criteri restrittivi), in diverse zone territoriali dell’orbe ecclesiale la celebrazione della Messa tridentina è appannaggio dei sacerdoti FSSPX (indipendenti dall’Ordinario del luogo) [Solo per l’Italia vedi QUI] I lefebvriani assicurano la Messa talvolta con compiacenza dei vescovi che non vogliono permetterla ai propri preti, o poiché non si trovano effettivamente sacerdoti capaci in rito antico.

La scomunica dei membri FSSPX può ripercuotersi sui fedeli loro ascritti (frequentanti loro cappelle e centri di Messa e facenti riferimento alla loro predicazione e cura d’anime), i quali sposando le loro tesi, ora per affetto ora per astio, abbracciano la causa lefebvriana che sostengono non solo moralmente.

In quelle zone territoriali i fedeli laici che seguono la FSSPX – o semplicemente benefíciano di Messa e sacramenti – sono normalmente gli stessi appartenenti a parrocchie, confraternite, movimenti della Chiesa Cattolica. Un provvedimento solenne di esclusione dalla comunione ecclesiale (alias scomunica) porterebbe l’allontanamento spontaneo di quei fedeli dalla Chiesa Cattolica, quando non l’interdizione da uffici e ministeri; senza parlare dei sacramenti conferiti da scomunicati (con propri registri di battesimo, cresima, ecc.). Praticamente non sarà più eludibile il problema già esistente per altre realtà fuori dalla Chiesa (F. Ricossa, F. Abrahamowicz, C. Crescimanno, L.M. Pompei, A. Minutella, C. Viganò, veterocattolici, “Chiesa cristiana ecumenica”, ecc.)

Considerando dunque i risultati conseguiti dal suddetto motu proprio, la soluzione più auspicabile per la “pace liturgica” è senza dubbio tornare sul solco tracciato dal Summorum Pontificum di Benedetto XVI

Sempre dal punto di vista pastorale sembrerebbe anche opportuno raccomandare ulteriormente ai sacri Pastori tutte le norme del Motu proprio «Ecclesia Dei» con le quali la sollecitudine del Vicario di Cristo stimolava al dialogo e a porre i mezzi soprannaturali ed umani necessari per facilitare il ritorno dei lefebvriani alla piena comunione ecclesiale.

Città del Vaticano, 24 agosto 1996

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