Il Vangelo del giorno – Venerdì 28 Agosto 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Venerdì – XXI TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore

Dove sta la differenza tra le vergini sagge e quelle stolte? Tutte e dieci desiderano andare incontro allo sposo… tutte e dieci sono spinte dalla stessa passione… dallo stesso amore… e tutte e dieci si addormentano… le stolte però sono superficiali… leggere… facilone… non si sanno controllare… vivono d’istinto… non sono prudenti.

Nella vita, non basta desiderare qualcosa… non basta la passione… non basta volere qualcosa… occorre prepararsi… occorre applicarsi… occorre predisporre tutte le strategie per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Voglio laurearmi? devo studiare! Voglio studiare? Devo alzarmi presto! Devo alzarmi presto per studiare? Non devo andare a letto tardi!

Voglio una famiglia? Devo dedicarmi a moglie e figli… devo sapere rinunciare a qualcosa di personale per fare scelte di coppia… di famiglia… devo essere prudente nelle relazioni con le colleghe… con le amiche…

Voglio una vita spirituale? devo ritagliarmi il tempo per la preghiera personale… per la messa… e ci saranno cose che fanno bene alla vita spirituale e cose che mi distraggono e alle quali devo rinunciare!

E gli esempi possono essere infiniti!

Insomma… l’olio rappresenta tutto ciò che mi è di aiuto… che è necessario per la mia vita… per la mia storia… per la mia vocazione!

Le cose importanti della vita vanno preparate con cura, custodite e vissute con gratitudine!

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Un “sì” che continua a fiorire: gli auguri dell’ALAS di Palermo per il 25° anniversario di professione religiosa

Auguri dal gruppo ALAS di Palermo

Tre cuori, un’unica chiamata, un solo amore donato a Cristo.

Ci sono ricorrenze che meritano di essere celebrate non soltanto con una festa, con dei fiori o con una bella fotografia, ma soprattutto con la preghiera, la gratitudine e il silenzio del cuore.

Il 28 agosto 2026, a Genzano di Roma, Suor Veronique Amisi Mwamini, Suor Virginie Ntumba Lufulwabo e Suor Mary Mathalaimuthu, Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria, celebreranno il 25° anniversario della loro professione religiosa.

Ventotto agosto 2026: venticinque anni di un “sì”.

Un “sì” pronunciato un giorno e poi rinnovato, giorno dopo giorno, attraverso la vita, il servizio, la preghiera, le difficoltà, le gioie, le persone incontrate e quelle accompagnate nel cammino.

Per noi del gruppo ALAS di Palermo – Associazione Laici Agostiniani Spinelliani, questa ricorrenza non può passare inosservata.

Vogliamo infatti unirci idealmente alla loro celebrazione e far giungere a queste care Suore il nostro più affettuoso augurio, assicurando loro ciò che per noi rappresenta uno dei doni più preziosi che possiamo offrire: la nostra preghiera.

Venticinque anni di fedeltà

Venticinque anni sono una parte importante della vita.

Sono migliaia di giorni nei quali quel primo “sì” ha dovuto diventare concretezza. Sono mattine iniziate nella fiducia e sere concluse nella gratitudine. Sono passi compiuti nella certezza che la chiamata ricevuta non è semplicemente un ricordo del passato, ma una realtà viva che continua a chiedere disponibilità, coraggio e amore.

La professione religiosa non è soltanto una data da ricordare.

È una storia da raccontare con la vita.

E forse proprio per questo un anniversario come il 25° non guarda soltanto indietro, ai tanti anni trascorsi, ma guarda soprattutto avanti: verso ciò che ancora il Signore vorrà affidare, verso nuove persone da incontrare, nuove vite da accompagnare, nuovi semi da piantare.

È il mistero bellissimo di una vocazione: Dio chiama, l’uomo risponde e poi, giorno dopo giorno, quella risposta diventa vita.

In un tempo in cui le vocazioni sono una sfida, un “sì” diventa ancora più prezioso

Viviamo in un tempo nel quale la vita consacrata attraversa una stagione non semplice.

Le vocazioni diminuiscono, le comunità religiose invecchiano, tante realtà che per generazioni hanno rappresentato un punto di riferimento rischiano di diventare sempre più fragili.

E proprio per questo, davanti a una professione religiosa che raggiunge il traguardo dei venticinque anni, sentiamo ancora più forte il bisogno di dire grazie.

Grazie perché una vocazione vissuta con fedeltà continua a essere una luce.

Grazie perché, anche in un mondo nel quale sembra sempre più difficile scegliere una strada definitiva, esistono ancora donne e uomini capaci di consegnare la propria vita a Dio.

Grazie perché il loro “sì” ci ricorda che non tutto ciò che conta può essere misurato in termini di successo, carriera, visibilità o possesso.

Ci sono vite che acquistano il loro significato più profondo proprio nel dono.

E una vita donata a Cristo, quando è autentica, non è una vita sottratta al mondo: è una vita offerta per il mondo.

Come ALAS di Palermo, vogliamo esserci

Noi laici agostiniani spinelliani sappiamo bene che la famiglia spirituale alla quale apparteniamo non è fatta soltanto di persone consacrate.

È una famiglia nella quale vocazioni diverse possono camminare insieme, sostenersi, incoraggiarsi e condividere la stessa fede e lo stesso amore per il carisma ricevuto.

Per questo, nel giorno della loro festa, vogliamo sentirci particolarmente vicini a Suor Veronique, Suor Virginie e Suor Mary.

Non potremo forse essere tutti fisicamente presenti a Genzano di Roma, ma la distanza non impedisce alla preghiera di arrivare.

E allora sarà proprio attraverso la preghiera che l’ALAS di Palermo desidera stringersi attorno a loro.

Pregheremo perché il Signore continui a custodire la loro vocazione.

Pregheremo perché doni loro forza quando il cammino sarà faticoso, gioia quando il servizio sarà fecondo, pazienza nelle difficoltà e sempre un cuore capace di ricominciare.

Pregheremo perché Maria, alla quale guardiamo con particolare affetto, continui ad accompagnarle con la sua materna protezione.

E pregheremo anche per tutte le vocazioni.

Per quelle che stanno nascendo e magari ancora non hanno trovato il coraggio di pronunciare il proprio “sì”.

Per i giovani e le giovani che cercano una strada.

Per coloro che sentono nel cuore una chiamata e hanno paura di seguirla.

Per le famiglie, perché sappiano riconoscere e accompagnare i germogli di una vocazione.

E per la Chiesa, perché non smetta mai di pregare il Signore affinché mandi operai nella sua messe.

Un grazie che viene dal cuore

Care Suore,

oggi, attraverso queste poche righe, vorremmo dirvi una cosa semplice: grazie.

Grazie per questi venticinque anni.

Grazie per il vostro “sì”.

Grazie per la vostra fedeltà.

Grazie per tutto ciò che avete vissuto e donato, anche per quello che forse nessuno ha visto e conosciuto.

Perché nella vita religiosa esistono tanti gesti nascosti che soltanto Dio conosce: una preghiera pronunciata per qualcuno, una parola di conforto, una giornata faticosa offerta in silenzio, una persona accolta, una sofferenza consegnata al Signore.

Sono quei piccoli gesti che, agli occhi del mondo, possono sembrare invisibili e che invece, agli occhi di Dio, possono diventare migliaia di rose sbocciate lungo il cammino.

Nel vostro anniversario, dunque, non vogliamo soltanto augurarvi altri anni di vita consacrata.

Vogliamo augurarvi altri anni pieni di Dio.

Pieni di quella gioia profonda che nasce dal sapere di essere al posto giusto, nella strada che Lui ha indicato.

Pieni di persone da amare e servire.

Pieni di speranza.

Pieni di nuove vocazioni.

Pieni di quel coraggio necessario per continuare a dire ogni giorno:

“Signore, eccomi.”

Il nostro augurio

Da Palermo a Genzano di Roma, dalla nostra realtà di laici agostiniani spinelliani alla vostra comunità religiosa, vogliamo farvi arrivare il nostro abbraccio.

Un abbraccio che vorremmo fosse quello di tutta la famiglia ALAS.

Con l’immagine iniziale opportunamente elaborata di questo articolo, abbiamo voluto rendere visibile anche attraverso una fotografia questo nostro sentimento di vicinanza: una fotografia del gruppo ALAS di Palermo che possa accompagnare questo articolo e diventare un piccolo segno concreto del nostro affetto.

Perché anche una fotografia, a volte, può raccontare qualcosa di grande: persone diverse, storie diverse, ma unite da una stessa fede e da un legame che va oltre le distanze.

E allora, care Suore, nel giorno del vostro 25° anniversario, vogliamo dirvelo tutti insieme:

Buon anniversario di professione religiosa!

Il Signore vi benedica e vi custodisca.

Sant’Agostino vi accompagni nel cammino.

La Venerabile Madre Maria Teresa Spinelli, madre e ispiratrice della nostra famiglia spirituale, continui a intercedere per voi.

E Maria, Madre del Signore e Madre della Chiesa, vi tenga sempre sotto il suo manto.

Che il vostro “sì” continui a fiorire.

E che, attraverso la vostra vita, altri cuori possano trovare il coraggio di pronunciare il proprio.

Con affetto e nella preghiera,

il Presidente e tutto il gruppo ALAS di Palermo
Associazione Laici Agostiniani Spinelliani

Auguri, care Suore, per i vostri 25 anni di professione religiosa.

Il vostro “sì” è ancora una volta un dono per tutti noi.

Il Vangelo del giorno – Giovedì 27 Agosto 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Giovedì – XXI TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 24,42-51

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo. Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

Parola del Signore

Servi fidati e prudenti. Così dobbiamo vivere la nostra vita e la nostra vita di fede.

Fidati… perché abbiamo compreso la fiducia che ci ha dato il Signore. Questa fiducia si chiama libertà e consapevolezza della responsabilità che abbiamo nei confronti della vita.

Se viviamo con la consapevolezza che tutto ciò che abbiamo non è nostro ma ci è stato affidato… cambia tutto. Allora, il tempo, la salute, la famiglia, le relazioni, i doni… non sono nostra proprietà ma ci sono stati affidati e ne siamo responsabili… da noi dipende il modo in cui li viviamo. Allora, questi doni… possono essere vissuti bene… ma anche sciupati!

Prudenti… perché responsabili… prudenti perché ne cogliamo la bellezza… la fragilità… il valore… prudenti perché la vita va vissuta bene… prudenti perché il tempo non è nostro e non sapremo mai quando finirà!

La vita, le relazioni, il tempo sono preziosi. Non sono nostri. Ne siamo responsabili!

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Il Vangelo del giorno – Mercoledì 26 Agosto 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Mercoledì – XXI TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 23,27-32

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».

Parola del Signore

Sepolcro imbiancato… è un’immagine molto chiara ed esplicita.

Il sepolcro è un contenitore di morte… un luogo di decomposizione… di puzza…

Se viene imbiancato è solo per immagine… per copertura… per finzione… perché ci si vergogna di quello che si è veramente.

Vivere da sepolcro imbiancato significa vivere una doppia vita… non avere il coraggio di mostrarsi per quello che si è veramente.

Il problema è che se vivi con la maschera… la gente non ti conoscerà mai per quello che sei… e chi ama la tua maschera… non starà amando mai te!

Per crescere… cambiare… migliorare… occorre partire da quello che si è… accettare le proprie fragilità e non nascondersi.

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E QUANDO AVRÒ

 Quando avrò dalla mia cella

salutato gli amici e il sole

 e si alzerà la notte,

finalmente saldato il conto,

campane suonate a distesa:

la porta è da tempo segnata dal sangue

pronte le erbe amare e il pane azimo:

 allora andremo leggeri nel vento.

da “Ultime poesie (1991

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Il Vangelo del giorno – Martedi 25 Agosto 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Martedì – XXI TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 23,23-26

In quel tempo, Gesù parlò dicendo:

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

Parola del Signore

La cultura dell’immagine non è un elemento moderno… il desiderio di approvazione con la conseguente tentazione di fare di tutto per farsi vedere è qualcosa che ha radici antiche nel tempo e profonde nell’animo umano… è una tentazione che pesca dentro le personali fragilità e insicurezze che ci fanno credere che… se nessuno ti vede e ti apprezza allora non vali niente… non vale il tuo corpo… non vale quello che fai… non vale la tua vita… e neanche la tua fede…

Gesù oggi tocca queste corde… non tanto per demonizzare l’esteriorità… o i riti esteriori… o la visibilità… ma per ricordarci che il contenitore (l’esterno) è importante… ma solo se c’è un contenuto (l’interno) da custodire… da difendere… da far crescere.

Il problema dei farisei, infatti, non è che curano l’esterno… Gesù non dice che non bisogna pagare la decima o osservare le prescrizioni della Legge… il problema nasce quando l’esterno prende il posto dell’interno… quando ciò che appare diventa più importante di ciò che siamo…

Gesù non dice: trascura l’esterno. Dice qualcosa di molto più esigente: Pulisci prima l’interno. Parti da lì… abbi il coraggio di guardare ciò che gli altri non vedono… le tue vere intenzioni… ciò che cerchi veramente… ciò che ti muove quando fai qualcosa di buono… persino quando fai qualcosa per Dio.

Domandiamoci seriemente: se nessuno mi vedesse… continuerei a fare ciò che faccio? Se nessuno mi ringraziasse… continuerei a servire? Se nessuno mi apprezzasse… continuerei a scegliere il bene? Se nessuno sapesse della mia fede… continuerei comunque a cercare Dio?

Perché alla fine… la libertà comincia proprio qui… quando non abbiamo più bisogno dello sguardo degli altri per sapere quanto valiamo… e possiamo finalmente occuparci non soltanto di come appariamo… ma soprattutto di chi stiamo diventando.

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Il Vangelo del giorno – Lunedì 24 Agosto 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Lunedì – San Bartolomeo – Festa

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 1,45-51

In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».

Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».

Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

Natanaele (Bartolomeo) passa dalla diffidenza alla fede. È uno studioso delle Scritture, lo sappiamo perché sta sotto l’albero di fichi, luogo nel quale si meditava la scrittura. Ma non basta conoscere la Parola di Dio.

Già, non è la conoscenza che ci fa credenti… è l’incontro con il Signore che diventa relazione. Ed è questa relazione che cambierà la vita di Natanaele e di ciascuno di noi.

La Scrittura, la Parola di Dio, può essere letta, conosciuta, studiata, meditata anche asetticamente… senza nessuno effetto sulla propria vita… ma sarà solo la relazione personale con questa Parola, nella propria vita, nella propria storia a cambiare il senso delle cose!

Quando Natanaele si sente conosciuto, visto, raggiunto… succede qualcosa… si accende qualcosa nella sua vita.

Dio ci raggiunge sempre dove siamo… ci viene incontro… ci parla in tanti modi… in tante situazioni (una persona, un amico, una situazione…), appena intuiamo che dietro tutto questo c’è Lui… la nostra vita cambia. È la relazione con Lui che cambia la nostra vita.

Ci sono incontri che diventano relazione e cambiano la vita!

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Compieta della domenica

Tamburini Samuele, Il fascino della Liturgia Tradizionale (Collana Quaderni Vol. 2), ed. Fede&Cultura

Silenzio e penombra nella piccola chiesa del Seminario. Iube domne benedicere, canta il Lettore, con voce chiara; gli fa eco la benedizione del celebrante: Noctem quietam et finem perfectum concedat nobis Dominus omnipotens. Comincia nell’austerità, la preghiera della notte: non è più tempo di inutili panegirici, di vacui commenti. È l’ora, questa, dell’abbandono fiducioso nella braccia di Dio. Compieta: ultimo momento santificato della giornata.
Siamo agli avvertimenti della Scrittura, ricordati dalla Lectio Brevis: siate sobri, fratelli, vigilate, il diavolo vuole affossare la vostra vita. Coraggio, non cedete: avete la fede. Tu autem Domine miserere nobis: e tu, o Signore, facci sentire la tua presenza, la tua Grazia.

Segue il Confiteor del celebrante, l’assoluzione del coro. I ruoli si scambiano, è il coro a recitare l’atto di contrizione, e il celebrante assolve: davvero qui è manifesto che la Chiesa è la grande famiglia di Dio, e ognuno è segno, per i fratelli, della misericordia del Padre. Poi, un’ultima invocazione, quasi un ultimo timore dell’orante prima di presentarsi all’Altissimo: …averte iram tuam a nobis, allontana la tua ira dal mondo, da noi, ira che i nostri peccati giustamente meriterebbero, e salvaci!

Cum invocarem exaudivi me Deus…, col salmo siamo transitati ora al centro della preghiera di Compieta, nel giorno del Signore. Quando l’ho invocato, Dio mi ha risposto: così il primo salmo, che narra la gratitudine del credente per i doni divini, e invita alla compunzione del cuore. Le tensioni, i diverbi, le asperità della giornata vengono ora riversate nel fiume perenne della preghiera della Chiesa: la pace interiore può rifluire, la rabbia sedarsi.
Già ci troviamo al salmo 90, secondo di Compieta: Qui habitat in adjutorium Altissimi, in protectione Dei caeli commorabitur. Se il latino di Girolamo pare un poco impervio, non così il contenuto: c’è un Dio, nei cieli, che si prende cura dell’uomo, che lo libera dai lacci del predatore e sempre accorre quando è invocato. Parole che come un balsamo discendono nell’anima, mentre fuori la notte avanza, e nell’intimo si affacciano paure inconfessate, angosce ataviche. La gioia torna, e il salmo 133 se ne fa espressione insuperata: Benedicite Dominum, omnes servi Domini, qui statis in domo Domini. Come può temere colui che abita nella casa del Signore, ossia permane nella sua luce, abbarbicandosi alla fedeltà divina più che alla propria, risibile forza?

Segue l’inno Te lucis ante terminum: prima che il giorno muoia, – recita la prima strofa – non abbandonarci o Signore. Procul recedant somnia et noctium phantasmata, allontana gli incubi dal nostro riposo, i pensieri cupi, gli assordanti ricordi – prosegue. Vi è cosa più straordinaria di questa, di chiedere cioè al Creatore del mondo di starci vicini nel sonno, proprio come un tempo, da fanciulli, lo chiedevamo a nostro padre o a nostra madre? La potenza della liturgia è tutta qui, nella certezza che l’uomo può liberamente essere ciò che è, per parlare con Dio.

Il Capitolo è un grido: ne derelinquas nos Domine Deus noster! Non vorrai anche tu lasciarci, o Signore, non vorrai abbandonarci come tutti i mercenari che abbiamo incontrato? Accanto a noi ti vogliamo, ti scegliamo come parte eletta della nostra vita, a te protendiamo le nostre braccia.

Ed ecco il Responsorio nel modo sesto gregoriano, caratteristico dell’infanzia spirituale, della semplicità: In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum. Le parole di Cristo in croce diventano così un atto di abbandono, il più perfetto, al disegno di Dio: ci si sente protetti, integralmente accolti.

Il versetto che segue riassume tutta la preghiera di Compieta: Custodi nos Domine ut pupillam oculi. Sub umbra alarum protege nos. Chiediamo di essere la pupilla degli occhi del Signore, cioè di essere tenuti in conto come cosa preziosa, di essere riparati all’ombra delle sue ali. Chiediamo cura, protezione, calore. Un luogo in cui saperci amati.

Si è al Cantico di Simeone. Quasi pare di vederlo, questo vecchio profeta, carico di anni e di esperienza, mentre incede nel tempio verso il piccolo Gesù, e prorompe di gioia nel riconoscere la Salvezza divenuta carne: Nunc dimittis servum tuum Domine, i miei giorni, Signore, si sono consumati nell’attesa del Messia, ho passato notti insonni nell’invocarne la comparsa… Ora posso morire in pace, palpita fra le mie mani la Luce delle genti, la gloria di Israele!

Il Vangelo del giorno – Domenica 23 Agosto 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Domenica – XXI TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 16,13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Parola del Signore

La vita non è fatta solo di risposte… spesso ciò che più conta è farsi le domande giuste… Perché possiamo anche avere tante risposte… possiamo sapere tante cose… ma se non ci facciamo le domande giuste rischiamo di non arrivare mai al centro delle cose… al centro della nostra vita.

E nel Vangelo di oggi Gesù fa proprio questo con i suoi discepoli: pone due domande. Cosa pensano gli altri di me? e poi “Ma voi, chi dite che io sia?”

E quel “ma voi” cambia molto… come dire: riesci a non farti influenzare dagli altri? Riesci a capire che ruolo ha concretamente il Signore nella tua vita? Quanto entra nelle tue decisioni? Quanto entra nel modo in cui ami? Quanto entra nel modo in cui usi il denaro, il tempo, le capacità che hai ricevuto? Quanto entra nelle relazioni… nelle scelte… nei progetti… nel modo in cui affronti una sofferenza o un fallimento?

Perché credere non significa semplicemente pensare che Dio esista… e non significa neanche soltanto pregare o andare a Messa… credere significa lasciare che la propria vita dipenda da Dio… riconoscere che non sono io l’unico criterio delle mie scelte… che non tutto ciò che voglio necessariamente mi fa bene… che esiste una Parola… un vangelo… davanti al quale sono disposto anche a cambiare strada.

E la cosa straordinaria è che Pietro dice chi è Gesù e Gesù dice a Pietro chi è Pietro… insomma… quando scopri veramente chi è Cristo per te, cominci anche a capire chi sei tu.

E quello che accade con tutte le nostre relazioni… le persone che incontriamo… che amiamo ci aiutano a conoscere noi stessi… nelle relazioni scopriamo parti di noi che forse non conoscevamo… e così anche nella relazione con Dio.

Più comprendo chi è Cristo nella mia vita… più comprendo chi sono io, per che cosa sto vivendo… che cosa posso diventare.

Alla fine… il nostro cammino di fede è tutto qui: chi è Gesù per me? cosa sto facendo con la mia vita… con tutto quello che mi ha affidato?

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Il Vangelo del giorno – Sabato 22 Agosto 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato – XX TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 23,1-12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:

«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.

Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.

Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Parola del Signore

Ci sono persone che vivono di parole, parole dette… proclamate… o magari scritte dietro uno schermo… persone che sanno come parlare e cosa dire ma lo fanno per compiacersi e compiacere gli altri…

Poi ci sono persone anonime che vivono la santità in silenzio… che sopportano dolori… sofferenze… fatiche… difficoltà… che fanno senza parlare… che amano senza cercare contraccambio… che si prendono cura di altri senza lamentarsi… che sono generose senza suonare la tromba…

… e ci sono persone che sanno ascoltare… che si mettono in discussione… che intuiscono la verità di ciò che ascoltano anche se non sono capaci di fare ciò che ascoltano… ma che sanno chiedere aiuto, perché quando qualcuno intuisce… comprende che c’è qualcosa di buono, di sano, quando… comprende che questo buono e sano può essere per sé… fa di tutto per prenderselo… per viverlo.

Scegli ora chi vuoi diventare!

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