Quando la violenza sfida la memoria e la coscienza.
Non si placa l’ondata di violenza che sta colpendo il quartiere ZEN di Palermo e che, questa volta, ha preso di mira un luogo simbolo di fede, aggregazione e speranza: la chiesa di San Filippo Neri. Un atto grave, inquietante, che va ben oltre la semplice “bravata”.
Come riportato da un quotidiano online, «ignoti hanno sparato contro l’ingresso secondario, in via Fausto Coppi. Le pallottole hanno raggiunto i muri e il quadro elettrico che si trova nell’area del teatro interno all’edificio sacro». Parole che descrivono un gesto violento e mirato, su cui anche padre Giovanni Giannalia non nasconde la propria amarezza: «A questo punto non credo più si tratti di una bravata. Purtroppo qui è necessario un intervento sinergico da parte delle istituzioni».
A padre Giovanni, alla comunità parrocchiale e a tutti coloro che ogni giorno operano nello ZEN, va la piena solidarietà e la vicinanza nella preghiera di quanti scrivono e collaborano con PADD.IT, nella consapevolezza che colpire una chiesa significa colpire l’intero tessuto umano e sociale del quartiere.
Ma questi fatti, per quanto dolorosi, evocano una memoria che a Palermo non può e non deve essere rimossa. Il pensiero corre inevitabilmente a Padre Pino Puglisi, oggi Beato e martire della Chiesa cattolica, ucciso a Brancaccio per aver incarnato fino in fondo il Vangelo della giustizia, della dignità e della liberazione dal giogo mafioso. Sorge allora una domanda amara: lo ZEN vuole forse anche lui il suo martire, come già accaduto a Brancaccio?
È una domanda che dovrebbe scuotere le coscienze di chiunque, soprattutto di chi si rende autore di simili gesti. Perché una cosa va detta con chiarezza: non esistono, al mondo, statue, lapidi, medaglie o libri che celebrino chi compie atti vili e indegni come questi. Non c’è onore nella violenza, non c’è rispetto che possa essere conquistato sparando contro una chiesa o intimidendo chi lavora per il bene comune. C’è solo disonore.
Gli aguzzini, i mandanti, gli assassini come fu per i carnefici di Padre Pino Puglisi restano e resteranno confinati nelle carte processuali, marchiati da una vergogna indelebile. Al contrario, il messaggio evangelico di Padre Puglisi continua a vivere, a camminare per le strade dei quartieri più difficili, ad amplificarsi nei secoli dei secoli come seme di speranza e di riscatto.
C’è poi un ulteriore paradosso in questa cronaca di gesta indegne, chi le compie dimostra una totale assenza di lucidità. Attirare su di sé l’attenzione delle forze dell’ordine, dell’opinione pubblica e perfino di quella malapolitica troppo spesso complice, per scambio di voti, nei quartieri più fragili, significa costringere tutti anche i più ambigui a prendere posizione. Una posizione umana, non balorda, in difesa della legalità e della convivenza civile.
La risposta più forte, però, arriva ancora una volta dalle parole e dall’esempio di chi non arretra. Nel toccante video diffuso in queste ore, padre Giovanni Giannalia si rivolge agli autori di questi gesti con un invito disarmante e radicale: convertitevi. È un appello che non invoca vendetta, ma cambiamento; non repressione cieca, ma coscienza e responsabilità.
Perché solo così lo ZEN potrà scrivere una storia diversa. Non di violenza e paura, ma di dignità, memoria e speranza.


