eccolo qui o eccolo là

II dom. Tempo Ordinario (A)

Dopo il tempo di Natale si ritorna al tempo ordinario per annum, perché nell’ordinarietà della vita non ci sono solo feste e di N.S. non ci ricordiamo solo due volte l’anno. In gergo povero si dice passato lo santo finita la festa come a dire che non rimanga niente. Non è in realtà quello intende dire la parola di Dio di oggi che continua le letture di domenica scorsa.

Isaia ci diceva che il “Servo del Signore” viene nel mondo per compiere una certa missione e noi lo ritroviamo in tutto personificato in Gesù di Nazareth: il Figlio di Dio è colui che viene nel nome del Signore. Sebbene la profezia che abbiamo letto nella prima lettura non abbia un significato così univoco: Mio servo tu sei, Israele pare riferirsi alla collettività i Israele e non a un personaggio. Il brano risale a quando nel VI a.C. buona parte degli israeliti deportati a Babilonia, dopo decenni di cattività, si erano commisti ad altre popolazioni coi loro Dei. Tra promiscuità e sincretismo religioso avevano abbandonato l’alleanza col Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe. Solo il cosiddetto “resto di Israele” avrebbe fatto ritorno in patria, nella terra promessa da cui erano stati esiliati; tornarono ridotti all’osso e piuttosto malconci. Si trattava di un “piccolo resto” di israeliti rimasti fedeli a Dio, che avevano saputo resistere alle seduzioni dei pagani. Loro avrebbero potuto restaurare le tribù di Giacobbe, riunire i superstiti, essere luce delle nazioni. Il Signore per manifestare la sua gloria si serve dei deboli, derelitti, umanamente falliti e muta l’apparente sconfitta in un trionfo. Non è forse quanto accaduto pure a Pasqua?

La parola della croce per noi, è potenza di Dio (1Cor). Oggi leggiamo i primi tre versetti della lettera ai Corinzi che continuerà per le prossime 6 domeniche. Se i rabbini fondavano la propria autorità sugli studi, la sapienza e pure saccenza, Paolo salutando i corinzi parla in forza di una vocazione. Non viene a loro con sublimità di parola, perché questa può essere usata anche per allontanarsi dalla verità (es. la ricerca teologica diventa esercizio di fantasia).

Ciascuno di noi deve preoccuparsi di restare nella verità per rientrare in quel “piccolo resto” N.B. all’interno del recinto, in unico gregge e un solo ovile, poiché fuori di esso si trovano solo mercenari, ladri e mercanti (apostati, eretici, scismatici): i falsi profeti sempre presenti già al tempo di San Paolo, perché predetti fin da principio da Gesù Cristo. Si può discorrere a lungo su questi fautori di divisioni e discordie in nome della verità che secondo loro si trova fuori dal corpo di Cristo, come se Dio avesse abbandonato la Chiesa, oppure la Madre di Dio parli contro suo Figlio, o ci si possa autoproclamare profeti contro tutti…

Si può perdere davvero tanto tempo con certi telepredicatori ma la cosa migliore da farsi è secondo me cambiare canale e tenere lo sguardo fisso su Cristo come ce lo indica il Battista. Altrimenti se la nostra fede si fonda su ciò che dice il parroco, il vescovo, il Papa, sarebbe come andare a Messa per sentire conferenze. Invece anche il Battista ha ceduto il posto a uno più grande di lui, lui deve crescere io diminuire.

Prima della comunione ci viene presentato Cristo con le stesse parole con cui lo additò Giovanni Battista: l’agnello di Dio sul quale vengono passati i peccati del mondo per essere immolato come capro espiatorio nella nuova Pasqua. E noi rispondiamo con le stesse parole del centurione romano, prima che il Signore lo visitasse a casa sua, disse: domine non sum dignus ut intres sub tectum meum (sotto il mio tetto). In italiano diciamo di «partecipare alla tua mensa», perché lui sta alla porta e bussa (Apocalisse) Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Questa è l’intima unione a Cristo che noi aspiriamo per l’eternità e che pregustiamo qui ed ora per grazia di Dio.

Se con senso della fede ci rendessimo conto di chi abbiamo davanti, altro che trasi e niesci dalla chiesa durante la Messa… Se ci rendessimo conto di chi riceviamo, quale gel igienizzante useremmo…? Si piegherebbe ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto terra. Se avessimo fede quando un granello di senape riconosceremmo chi è medico e medicina dell’anima e, possiamo fidarci, anche del corpo.

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