oltre ciò che appare

Solennità dell’Epifania (A)

“Epifania” in greco significa apparizione/manifestazione del Signore: la gloria del Signore apparirà su di te, ha detto Isaia. In Oriente dove è nata celebrava il Natale stesso, mentre in Occidente l’epifania venne accolta solo nel IV secolo per celebrare – dopo la nascita del Salvatore – la chiamata universale di tutti i popoli alla salvezza in Cristo.

La profezia che si realizza dopo la nascita del Messia vede Israele come casa di molti popoli, perché i magi erano estranei e lontani al popolo d’Israele e ad esso affluivano per adorare il Salvatore del mondo. Questa è la visione che proclama il profeta Isaia, tutti i popoli – e non più solo gli israeliti – in pellegrinaggio verso la città santa Gerusalemme. I gentili sono chiamati a partecipare alla stessa eredità e a formare lo stesso corpo, dice San Paolo agli efesini: la Chiesa, una famiglia per tutte le genti riunite in un’unica comunità.

L’epifania segue il Natale perché abbiamo adagiato il Bambinello in una mangiatoia, non su un trono o un alto monte. Nella grotta/stalla di Betlemme non c’erano folle alla nascita di Gesù, la manifestazione “ufficiale” del Divino Bambino si ha non coi pastori che colà pascolavano le pecore, ma coi magi. Dei Re Magi noi abbiamo una certa immagine trasmessa dalla tradizione (il Vangelo p.e. non li chiama “re”). Gaspare giovane, Baldassare adulto, Melchiorre anziano, provenivano da Africa, Asia ed Europa (tutto il mondo conosciuto); di carnagione bianca, nera, gialla (tutte le genti). Le loro spoglie mortali furono conservate prima a Costantinopoli, poi Milano e dal 1162 a Colonia in Germania. I Magi erano i saggi dell’epoca, esperti nelle scienze di allora, sapevano leggere gli astri, conoscevano la matematica e l’alchimia. I magi sono il simbolo degli uomini di tutto il mondo che si lasciano guidare dalla luce di Cristo. Immagine della Chiesa composta da gente di ogni razza, tribù, lingua, popolo, nazione; perché il Signore Gesù è venuto a salvare tutto il mondo, per questo si è sacrificato per noi e per tutti in remissione dei peccati.

La stella però di cui parla l’evangelista Matteo viaggiando da nord a sud (da Gerusalemme a Betlemme) non poteva essere una cometa, si riferiva alla profezia contenuta nel libro dei Numeri: Una stella sarebbe spuntata dalla stirpe di Giacobbe, diceva Balaam, 1200 anni prima della nascita di Gesù. I magi che vengono assieme dall’Oriente verso Occidente cercano idealmente quella stella. Diceva ancora Isaia nella prima lettura che tutti i popoli si sarebbero messi in cammino verso la città santa portando doni per il Re del cielo: uno stuolo di cammelli ti invaderà portando oro e incenso. Oro che indica la regalità di Cristo, incenso per onorare la divinità, mirra per profumare l’uomo (RE-SACERDOTE-PROFETA).

Matteo scriveva il suo Vangelo quando (80 d.C.) i pagani – greci e romani – erano entrati in massa nella Chiesa. Voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. Egli è infatti è la nostra pace [ha pacificato le contese per fare] dei due un popolo solo. Gli Atti degli Apostoli – che leggiamo nel tempo di Pasqua – ci dicono come anche a loro viene fatto il dono dello Spirito Santo per riconoscere che Gesù è il Signore, come dice San Paolo; il dono della fede ci è fatto per riconoscere la Verità e credere in Colui che il Padre ha mandato. Che Gesù fosse il Cristo lo aveva capito anche Erode nella sua malvagità…

Chi il 25 dicembre ha celebrato Babbo Natale oggi coerentemente festeggia la befana. Non credo sia una questione di cultura o ignoranza: dipende dall’intelligenza. Insigni antropologi pensano che gli artigiani di presepi a Napoli producono divinità per il popolo, non importa se vere o fasulle, è bello crederci… Io queste produzioni le considero molto più salutari di quegli idoli pagani venerati dal mondo e mi spiace per loro che non colgano la sostanza che rappresentano. Se Gesù è il Cristo rispondiamo con la fede. Chi ha seguito Gesù dopo le sue manifestazioni pubbliche, è perché ha colto il senso profondo di quanto appariva esteriormente. Diversamente rendiamo vana la sua venuta e restiamo nei peccati.

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