consolator optime, dulcis ospes animae, dulce refrigerium

Solennità di Pentecoste (A)

Chi ha visto me ha visto il Padre e Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me, ripete più volte Gesù nel Vangelo. E noi, abituati come siamo a pensare e pregare Dio mediante il suo Figlio, facciamo fatica ad immaginare lo Spirito Santo. Gesù infatti, nella sua umanità, è venuto a rivelarci il vero volto del Padre, ma lo Spirito Santo che non si mostra in carne ed ossa, sembra invisibile, intangibile… Lo riconosciamo in simboli diversi, mentre la sua manifestazione (in AT e NT) è accompagnata da forze naturali concrete: un vento che si abbatte gagliardo, lingue di fuoco, cominciano a parlare in altre lingue e si sentono interiormente rinnovati.

Gesù aveva lungamente promesso questo dono che, in realtà, era annunciato fin dai profeti: vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo (Ezechiele) vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Non è un caso che San Luca collochi la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli 50 giorni dopo la Pasqua. Israele a Pentecoste festeggiava il dono della Legge a Mosè sul monte Sinai. La Legge scritta su tavole di pietra dettava norme ma non comunicava all’uomo nessuna forza interiore per osservarla, piuttosto chiedeva uno sforzo della volontà che puntualmente sperimenta i suoi limiti. San Paolo dirà c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ciò che si riconosce come il bene, si è troppo deboli per realizzarlo, sempre e come si vorrebbe. Serve l’aiuto dello Spirito Santo per amare il bene e odiare il male.

Lo Spirito di Dio nel cuore degli uomini li rende capaci di pensare e agire secondo Dio, osservare naturalmente i suoi Comandamenti. Chi mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui con lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo cambia il cuore dell’uomo, lo plasma a immagine del cuore di Gesù. Quando il cuore dell’uomo è pieno di Spirito Santo è capace di amare come ama Dio. Se mi faccio guidare dallo Spirito di Dio, non mi serve più ricordare a memoria 613 precetti. Se ho in me gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, penso e opero secondo il suo Sacro Cuore, come fece lui in terra, come se fosse ancora qui. Questo è l’uomo nuovo, non più vittima delle forze del male, bensì animato da un’energia nuova che spinge al bene. Sarà anche invisibile lo Spirito Santo ma è sensibile, è la grazia di Dio in azione.

Gesù Risorto torna al Padre e si manifesta la terza persona della SS. Trinità. Il tempo dello Spirito è davvero il tempo della Chiesa che vive assistita dallo Spirito Santo. Con l’aiuto di Dio viene più facile a realizzarsi anche l’impegno che Gesù ci ha dato: Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi. Gesù è venuto nel mondo per rendere presente il Padre (in parole ed opere), lasciato questo mondo affida ai discepoli e alla Chiesa il compito di continuare l’opera: accogliere i suoi inviati è accogliere lui stesso e lo Spirito Santo lega il Padre al Figlio e ai tutti credenti.

Non c’è dubbio che l’azione dello Spirito Santo per dare frutti richieda necessariamente la nostra collaborazione. Santi non si diventa in quattro giorni (San Filippo Neri), la perfezione cristiana è un cammino lungo tutta la vita spirituale: si sbaglia e si cerca di correggersi, si impara a riconoscere abitudini cattive, vincere i vizi con le virtù opposte, cercare il bene ed evitare il male in ogni circostanza. Il S.P.N. Filippo Neri, da direttore spirituale, ci ha insegnato anche questo. Lui ha davvero fatta sua e realizzata quella parola del salmista: Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore.

Come non ricordare oggi quella vigilia di Pentecoste del 1544 alle catacombe di San Sebastiano, quando immerso nella preghiera visse la sua Pentecoste? L’ultima ricognizione canonica nel 2022/23 ha verificato un’altra volta quanto attestato nell’autopsia subito dopo la sua morte: due costole inarcate a causa della dilatazione del suo cuore. Pensate che se Padre Pio è stato il primo sacerdote stigmatizzato, San Filippo fu il primo sacerdote che sperimentò la “trasverberazione”; caso rimasto unico rispetto al miocardio. Visse cinquant’anni con un cuore più grande del normale, colmato di Spirito Santo che rincuorava anche i penitenti quando li stringeva al petto per farli sentire la fiamma d’amore.

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