chi vuol essere mio discepolo

XIII dom. Tempo Ordinario (A)

Il Sacro Cuore di Gesù, a chi lo contempla, comunica le sue consolazioni: venite a me voi che siete affaticati e oppressi e io vi darò ristoro. A santa Margherita Alocoque il Sacro Cuore ispirò anche tanta misericordia: amorosissimo mio Gesù, pensando alla dolcezza del tuo cuore tutto pieno di misericordia e di amore per i peccatori, io mi sento colmare di fiducia di essere da te bene accetto, recita la coroncina. A noi uomini di buona volontà, impegnati alla sequela di Cristo, piuttosto non ci rincuorano le parole severe che oggi Gesù esprime indicando chi “non è degno di lui”.

Il brano dal Vangelo di Matteo ci offre un bel esempio di comprensione del testo nel suo contesto. È il brano conclusivo del secondo di cinque discorsi di Gesù in Matteo; presenta le esigenze del discepolato, superiori a qualsiasi rabbino del tempo… L’evangelista scrive in un tempo di persecuzione: i rabbini espellevano dalle sinagoghe i giudeo-cristiani (ovvero gli ebrei che avevano accolto il Vangelo) e diffidavano pure i parenti dei cristiani. Era la prima esclusione sociale, prima delle persecuzioni dei romani; si iniziavano a capire le parole di domenica scorsa: Chi si vergognerà di me anch’io mi vergognerò di lui davanti al Padre mio. Perché mai affrontare tante avversità per restare fedeli? Per non rinunciare a professare la fede in Cristo? Nel Vangelo di oggi leggiamo una risposta: Chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà e non c’è nessuno che non riceva gia al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. Il premio futuro della vita eterna non lo poteva dare nessun rabbino o governatore romano e, se è vero che al presente non esenta dalle tribolazioni (non ci fa vivere in una bolla di sapone), la grazia di Dio ci dà la forza di combattere e vincere in terra, per trionfare poi lieti con lui nel cielo.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato: c’è un legame tra il Padre che manda il suo Figlio nel mondo e i discepoli da lui inviati a rendere in ogni tempo presente e operante la sua parola di verità e la sua grazia. Chi non crede è già stato condannato perché si è condannato da solo a restare nei peccati che non crediamo realizziamo al meglio la nostra vita.

L’invito ad accogliere il Vangelo non è davvero declinabile se ne va della nostra salvezza. Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza anziché perdersi nei peccati; perché – come ci sta ricordando San Paolo queste domeniche – la nostra umanità è costitutivamente ferita dal peccato. Dio ha senza dubbio creato una creatura buona (vide quanto aveva fatto ed ecco era cosa molto buona) che però dal momento del peccato originale, si è come debilitata.

Il battesimo della 2^lettura, già al tempo di Gesù era un rito comune e usato per chi si convertiva ad Israele, per gli schiavi liberati dai padroni… Era un gesto contestuale a una scelta di cambiamento, la volontà di rinnovarsi. Così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Col battesimo non si diventa santi in un attimo: è rimesso il peccato originale ma restano gli effetti. Allora il fatto che noi tendiamo alla perfezione senza mai raggiungerla del tutto, non ci deve scoraggiare nel cercarla, perché siamo giudicati da un Dio che ci ama: siamo viventi per Dio in Cristo Gesù. Infatti non ci vantiamo di ciò di cui dovremmo vergognarci: i peccati li confessiamo nel sacramento che è lavacro dell’anima senza più l’acqua lustrale.

Poi gli uomini possono inventarsi tante teorie di antropologia, ma se si discostano dalla Parola di vita, ci raccontiamo favole. Gli antropologi che non comprendono più la fede iniziano descrivere la pietà come folklore, la liturgia come un’espressione culturale, a vederci come dei marziani che si inginocchiano davanti a un’ostia e venerano immagini…

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato: la Chiesa, fondata da Cristo sugli apostoli, non è separabile da Cristo, come lui è inseparabile dal Padre. Tutti dobbiamo essere apostoli per i lontani perché credano in Dio rivelatosi nel suo Figlio, accogliendo chi ha mandato.

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