XXIX dom. Tempo Ordinario (A)
Is 45,1.4-6; Sal 95; 1Ts 1,1-5b; Mt 22,15-21
La 29^ domenica T.O. presenta un passo di Vangelo piuttosto celebre, direi universalmente noto per la risposta di Gesù divenuta proverbiale: dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è Dio. Parole che richiamano evidentemente alla mente il rapporto Stato-Chiesa che attraversa la storia dell’uomo: dal connubio trono-altare dell’epoca moderna, coi regnanti che volevano farsi incoronare dal Papa (non da altri al loro pari) per avere legittimazione divina e che volevano scegliere i vescovi… Finché poi in epoca contemporanea abbondano gli esempi di inversione di questo rapporto con la persecuzione della Chiesa (in Inghilterra tra Tudor-Stuart, in est Europa il comunismo, ecc.).
È sempre importante capire cosa intendesse dire Gesù per non mettergli in bocca parole nostre. Cercavano di coglierlo in fallo, per metterlo in difficoltà si ritrovano assieme persone agli antipodi: farisei ed erodiani. Cosa accomuna due politici di estrazione opposta se non un fine superiore alla politica stessa? C’è qualcosa di più importante. I sostenitori di Erode Antipa – fantoccio alle dipendenze dell’imperatore Tiberio – erano collaborazionisti romani a braccetto coi pii giudei che, in virtù della loro fede, dovevano provare ribrezzo a maneggiare monete raffiguranti l’imperatore figlio del divino Augusto e sul retro una diva come suo Sommo Pontefice. Un’offesa bella e buona all’unico vero Dio. Per di più gli israeliti consideravano unica norma da rispettare la legge di Dio che regolava tutto il vivere sociale, non ammettevano altra autorità più importante di lui, specie se straniera. Fu l’unica provincia in cui i romani non riuscirono a imporre la loro religione politeista.
A seconda della risposta di Gesù l’avrebbero accusato di essere un eversivo verso i romani, oppure al contrario loro succube e quindi antipatico al popolo. Il diavolo è intelligente, ma il Figlio di Dio lo è più di lui. Gesù chiede loro di mostrargli una moneta: lui non ce l’ha, loro invece la tengono addosso e la usano perfino entro il recinto del tempio (luogo santo). Gesù dice che quei denari li possono rendere come chiede chi li ha coniati. Il “buon cristiano” è anche “onesto cittadino” – come insegnava don Bosco – rispetta i doveri civici, paga le tasse, ricerca il bene comune della società in cui è inserito (avendo una certa idea di bene morale, desunto dalla fede e non dalla politica).
Ricordiamo la famosa risposta di San Pietro al sinedrio, quando gli vietavano di predicare: bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Un’affermazione importante dalla quale se ne ricava in senso assoluto che il diritto divino è superiore al diritto positivo umano. La legge morale non è stabilita dalla maggioranza di alcun legislatore, dipende da valori assoluti (non relativi a culture, opinioni…). La legge naturale è iscritta nel cuore di ogni uomo, verificabile in coscienza, perché concreata alla stessa natura umana.
In tal senso comprendiamo anche cosa voglia dire rendere a Dio quel che è di Dio. La moneta era fatta a immagine di Cesare, l’uomo è fatto a immagine di Dio: è l’unica creatura che possa considerarsi “sacra”, in quanto fatto poco meno degli angeli è simile a Dio. Quindi è vero che noi non siamo del mondo, ma siamo pur sempre nel mondo, perciò comprendiamo come l’autorità costituita a capo della comunità sociale abbia la grande responsabilità di regolare/garantire la vita nel pieno rispetto della legge morale.
I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori, ma lo devono essere realmente. Le parole stupende della prima lettura da Isaia sono rivolte a Ciro re di Persia, “eletto del Signore”, al punto che pareva quasi il messia. Sconfigge i babilonesi e libera i deportati, ricostruisce i luoghi di culto, ristabilisce pace e giustizia sociale. La Bibbia considera il re Ciro a tutti gli effetti uno strumento del Signore, il quale vede sempre più lontano di noi. Ciro arrivò dopo trent’anni di deportazione in Babilonia, quando tanti avevano perso ogni speranza e potevano pensare qualunque cosa: Dio ci ha abbandonato, non siamo più degni dell’alleanza, tanti già avevano cambiato religione…
Il Signore riesce a sorprenderci sempre facendo rientrare tutto in un piano di salvezza: quando fu inequivocabilmente palese a tutti lo stato delle cose, i danni prodotti dalle infedeltà – dimenticando (o trasgredendo) la legge di Dio – come non rinsavire? Allora si scopre come anche i miscredenti diano un contributo alla purificazione della fede, senza saperlo sono coinvolti nel progetto di Dio per riscoprire ancora la Verità, dalla quale poi ci verrà la corona di gloria che non appassisce.

