et lux perpetua luceat eis

5^ dom. Quaresima (A)

Se non avessimo appena letto una pagina di Vangelo, che effetto ci farebbe sentire di un morto che esce dal sepolcro con mani e piedi ancora avvolti nelle bende? La nostra fantasia ci farebbe pensare a uno zombie come il mostro del lago di Lockness… Lo dico perché – come diceva San Paolo ai corinzi – parlo come a persone intelligenti. Per la terza domenica è l’evangelista Giovanni a raccontarci con minuzia di particolari, questo miracolo di Gesù che resuscita Lazzaro. San Paolo (2^lettura) ci dà la chiave di lettura utile nel tempo di quaresima in vista della Pasqua e il profeta Ezechiele ci mostra un riferimento veterotestamentario delle stesse parole di Gesù: verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.

Cosa vuol dire aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri? Ezechiele si rivolgeva a quegli israeliti sconfitti e avviliti da Nabucodonosor che li aveva fatti prigionieri e deportati. Ritornati a uno stato simile alla schiavitù d’Egitto vivevano come dei derelitti; erano stanchi di vivere, si lasciavano vivere. Sei secoli prima di Cristo, Dio dice per bocca del profeta: farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete. E San Paolo a noi dice che siamo sotto il dominio dello Spirito che abita in noi; imperfetti, limitati ma non schiavi del peccato.

Fin dal nostro concepimento abbiamo un’anima, poi vivificata dallo Spirito di Dio che darà la vita anche ai nostri corpi mortali alla fine di questa vita terrena ma, per come la intende San Giovanni apostolo, già durante questa vita terrena: Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Colui che mangia il pane del cielo, non più altro cibo… Gesù ai giudei parla del suo corpo glorioso dopo la risurrezione, infatti nel testo greco è scritto sarx (carne) non soma (cadavere). Questa è la nuova fede che dimostra di avere Marta, la sorella di Lazzaro.

A Pasqua sarà sancita proprio questa nuova alleanza, Cristo Sommo Sacerdote celebrerà il proprio passaggio dalla morte alla vita, mentre Israele celebrava il passaggio del Mar Rosso, con pane non lievitato e quasi cruda la carne dell’agnello che aveva intinto di sangue gli stipiti delle porte in Egitto. Niente ci vieterà di pranzare agnello (a casa o in ristorante) solo dopo aver fatto la comunione a Pasqua, come indica uno dei cinque precetti della Chiesa. È segno del nostro impegno di purificazione e perfeziona la nostra partecipazione interiore ai misteri che celebriamo.

Se moriamo con Cristo con lui risorgeremo. Intanto però a chi ama veramente il Signore non c’è cosa più grave e molesta che il vivere, diceva il profeta della gioia che preferiva il paradiso. Nella vita possiamo lecitamente godere tante gioie che, in realtà, sono distrazioni e diversivi passeggeri rispetto alla felicità celeste. Quando perdiamo di vista il premio della vita eterna in paradiso e crediamo che ci rendano più felici i beni terreni, cosa succede davanti alla morte? Quando li perdiamo, viene meno la presenza di una persona cara, o quando noi stessi ci andiamo spegnendo? Davanti al dolore “ingiusto” si presentano alla mente tante domande e se manca la fede è difficile uscirne vittoriosi.

Noi per fede sappiamo che la fine della vita biologica è un nuovo inizio, il principio di una condizione infinitamente migliore, eppure a Betania piangono e piange perfino Gesù («profondamente commosso» 2volte). Il Vangelo per Marta, Maria e altri usa il verbo klaiein che intende un pianto sconsolato, disperato; per Gesù invece edákrusen, piangeva umanamente dispiaciuto ma senza dimenarsi, con una speranza più grande: lui è la risurrezione e la vita, chi crede in lui anche se muore vivrà.

La vita eterna rimane ultimamente un mistero, del quale non possiamo dire più di tanto senza usare impropriamente categorie terrene per il mondo ultraterreno: Occhio non vide né orecchio udì ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano (1Cor). Noi lo amiamo sopra ogni cosa? Riconosciamo in lui il principio e il fine della nostra vita? Allora professiamo la nostra fede come Marta: io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che aspetto di ritrovare nell’ultimo giorno.

Cerca l'Amore troverai Dio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *