Il Vangelo del giorno – Domenica 26 Luglio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Domenica โ€“ XVII โ€“ TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 13,44-52

In quel tempo Gesรน disse ai suoi discepoli:

ยซIl regno dei cieli รจ simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Il regno dei cieli รจ simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Ancora, il regno dei cieli รจ simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando รจ piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Cosรฌ sarร  alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarร  pianto e stridore di denti.

Avete compreso tutte queste cose?ยป. Gli risposero: ยซSรฌยป. Ed egli disse loro: ยซPer questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, รจ simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose anticheยป.

Parola del Signore.

Dio รจ ovunque e ovunque si trovaโ€ฆ in ogni circostanzaโ€ฆ in ogni situazioneโ€ฆ in ogni relazione. Occorrono perรฒ occhi attenti e cuore desideroso.

Cโ€™รจ chi lo trova โ€œper casoโ€ e lo riconosce perchรฉ, in fondo in fondo, lo ha sempre desideratoโ€ฆ come quelle persone che cercano la felicitร โ€ฆ il piacereโ€ฆ il successoโ€ฆ il potereโ€ฆ le coseโ€ฆ e si imbattono in Dioโ€ฆ perchรฉ capiscono che alla fine, cercavano proprio Lui e infatti smettono di cercare altroโ€ฆ si โ€œconvertonoโ€โ€ฆ un poโ€™ come ha fatto santโ€™Agostino che lo cercava nelle creatureโ€ฆ

Cโ€™รจ invece chi lo cercaโ€ฆ con desiderioโ€ฆ con attenzioneโ€ฆ con precisione e sicuramente lo trovaโ€ฆ trova la strada per la vera felicitร โ€ฆ per la pienezza della vita: Dio al primo posto, tutto il resto รจ secondario!

Ma Dio, spesso, agisce in anonimatoโ€ฆ tante persone infatti vivono con dei valori โ€œaltiโ€โ€ฆ seriamente impegnate a vivere beneโ€ฆ a fare del beneโ€ฆ a non fare male le cose, facendo anche sacrifici.

Ecco, Dio si โ€œnascondeโ€ anche in questoโ€ฆ magari queste persone non se ne sono ancora accorteโ€ฆ magari hanno solo bisogno di fermarsiโ€ฆ di riflettere e meditare su ciรฒ che hanno vissuto e come hanno vissuto e si accorgeranno che, in fondo, hanno sempre cercato Dioโ€ฆ e, in fondo, lo hanno anche trovato.

La bella notizia รจ che Dio รจ un tipo originaleโ€ฆ si fa trovare. Il solo โ€œpeccatoโ€, a volte, รจ che non lo si riconosce subitoโ€ฆ ma quando lo si riconosceโ€ฆ allora verrebbe voglia di averlo conosciuto primaโ€ฆ

Come quando conosci una bella personaโ€ฆ diventate amiciโ€ฆ e poi ad un certo punto vi dite: ma dovโ€™eri? peccato, se ti avessi conosciuto prima la mia vita sarebbe stata piรน bella!

Se lo cerchi, lo trovi. Se non lo cerchi, ti cerca Lui. Fatti trovare, ne vale la pena!

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Amare

Riposati accanto a me.

Non te ne andare.

Rimani!

Ti veglierรฒ

Ti proteggerรฒ

Non ho nessun pensiero che non sia tuo;

Non ho nel sangue nessuno desiderio che non sia per te.

Non vedo nella mia vita altra gioia

Dormi stanotte nel mio cuore…….

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Il Vangelo del giorno – Sabato 25 Luglio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato – San Giacomo โ€“ Festa

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 20,20-28

In quel tempo, si avvicinรฒ a Gesรน la madre dei figli di Zebedรจo con i suoi figli e si prostrรฒ per chiedergli qualcosa. Egli le disse: ยซChe cosa vuoi?ยป. Gli rispose: ยซDiโ€™ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regnoยป. Rispose Gesรน: ยซVoi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?ยป. Gli dicono: ยซLo possiamoยป. Ed egli disse loro: ยซIl mio calice, lo berrete; perรฒ sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: รจ per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparatoยป.

Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesรน li chiamรฒ a sรฉ e disse: ยซVoi sapete che i governanti delle nazioni dรณminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarร  cosรฌ; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarร  vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarร  vostro schiavo. Come il Figlio dellโ€™uomo, che non รจ venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per moltiยป.

Parola del Signore

Il servizio รจ forse ciรฒ che piรน ci avvicina a Dioโ€ฆ perchรฉ per servire qualcuno occorre mettersi da parteโ€ฆ sapere rinunciareโ€ฆ sapere dedicare il proprio tempoโ€ฆ le proprie energieโ€ฆ fino alla fine.

Non รจ servizio se nel proprio cuore cโ€™รจ una motivazioneโ€ฆ un tornacontoโ€ฆ un desiderio, seppur nascosto e recondito, di farsi vedere. Il vero servizio non lo si fa per sรฉ stessi ma per chi si serveโ€ฆ per il servizio in sรฉ.

Purtroppo, perรฒ, a volte, abbiamo un io cosรฌ grande che non vediamo piรน veramente neanche noi stessi.

Servireโ€ฆ inveceโ€ฆ alla fineโ€ฆ รจ come amareโ€ฆ occorre gratuitร . รˆ una freccia scoccata per colpire, servire, amare lโ€™altro.

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Il Vangelo del giorno – Venerdi 24 Luglio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Venerdรฌ โ€“ XVI TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 13,18-23

In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli:

ยซVoi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciรฒ che รจ stato seminato nel suo cuore: questo รจ il seme seminato lungo la strada. Quello che รจ stato seminato sul terreno sassoso รจ colui che ascolta la Parola e lโ€™accoglie subito con gioia, ma non ha in sรฉ radici ed รจ incostante, sicchรฉ, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi รจ colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dร  frutto. Quello seminato sul terreno buono รจ colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dร  frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per unoยป.

Parola del Signore

Abbiamo due orecchie capaci di ascoltare tuttoโ€ฆ ma la vera questione non รจ ascoltareโ€ฆ ma il COME si ascolta. E questo vale per tutte le nostre relazioniโ€ฆ e anche quella con Dio.

Sono un rischioโ€ฆ un grande rischioโ€ฆ lโ€™abitudineโ€ฆ la conoscenzaโ€ฆ anche con Dio e della Sua Parolaโ€ฆ perchรฉ quando si dร  per scontata una relazioneโ€ฆ la relazione si perdeโ€ฆ anche quella con Dio!

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Fermare il tempo

Concedermi un po’ di tempo per fare colazione e pensare รจ rigerenante.

La colazione รจ un invito per Tempo e Pausa, per ricredere loro perchรฉ abbiamo iniziato il cammino. Abbiamo perso il bello del silenzio, del “guardareโ€ delle piccole cose, del respirare e godere di tutto ciรฒ.

Il vivere l’ADESSO. L’arte di saper rallentare.

Buona colazione e buona corsa!

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Liturgical leit-motive

“o altro canto adatto”

Lโ€™espressione o un altro canto adatto, che ricorre nellโ€™Ordinamento Generale del Messale Romano (nn. 48, 74, 87) per i canti processionali (al posto delle antifone proprie), viene fin troppo spesso interpretata come un “via libera” incondizionato per inserire nel rito qualsiasi brano di carattere genericamente religioso. In realtร  la disciplina liturgica indica criteri che limitano la discrezionalitร , distinguendo i canti secondo:

  • tema liturgico relativo al tempo liturgico o particolari misteri oggetto della celebrazione
  • riferimenti biblici alla Sacra Scrittura citata nel testo
  • contenuto veritativo che richiama veritร  di fede contenute nella dottrina
  • cantabilitร  effettiva da parte dell’assemblea liturgica
  • pertinenza rituale rispetto al particolare rito che si sta celebrando

La scelta dei canti in situazioni diverse privilegia ora un aspetto ora un altro, similmente alle precedenze liturgiche in calendario.

๐‹๐ˆ๐๐„๐‘๐“๐€ ๐ƒ๐ˆ ๐’๐‚๐„๐‹๐“๐€ ๐Ž ๐‚๐‘๐ˆ๐“๐„๐‘๐ˆ๐Ž ๐Ž๐†๐†๐„๐“๐“๐ˆ๐•๐Ž?

Il pezzo scritto sul messale puรฒ essere sostituito da “altro canto adatto”. Perchรฉ un canto sia ยซadattoยป, non basta che il testo parli di fede o di devozione; esso deve legarsi in modo indissolubile allโ€™azione sacra che si sta compiendo in quel preciso istante, come specificato dall’istruzione Musicam Sacram (n. 32) e dall’esortazione Sacramentum Caritatis (n. 42). Non per niente si distinguono canti dโ€™Ingresso, Offertorio, Comunione… Ancora si parla di canti mariani, eucaristici, inni di santi… Proporre un brano formalmente pregevole ma slegato dal momento celebrativo significa sviare la preghiera, distogliere dall’oggetto della celebrazione.

Aspetto primario che caratterizza un canto รจ il testo. La Sacrosanctum Concilium (n. 121) e l’OGMR (n. 391) stabiliscono che le parole destinate al canto debbano essere pienamente conformi alla dottrina cattolica, attingendo in via preferenziale dalla Sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche della tradizione. Sostituire le antifone proprie con componimenti dal sapore soggettivo, sentimentalista o teologicamente debole, significa menomare la preghiera liturgica della Chiesa, sostituendola con sensibilitร  individuali.

L’importanza data al testo del canto non vuole negare la qualitร  artistica. Sulla scia di quanto insegnato da San Pio X nel Motu Proprio Inter Sollicitudines e ribadito da Giovanni Paolo II nel Chirografo sulla musica sacra, un canto sostitutivo deve possedere la medesima ยซsantitร ยป e ยซbontร  di formeยป del canto gregoriano. Qualsiasi proposta che introduca altri linguaggi, siano popolari, leggeri o anche lirici fa inevitabilmente decadere il requisito dell’idoneitร  liturgica. Le Precisazioni della Conferenza Episcopale Italiana al Messale Romano sottolineano con forza che ogni intervento cantato deve inserirsi organicamente nellโ€™azione liturgica, che comprende anche il sacro silenzio (richiamato dalla Sacrosanctum Concilium n. 30).

Infine bisogna ricordare la licenza ecclesiastica sui libri dei canti che devono essere approvati dalla Conferenza Episcopale o dallโ€™Ordinario del luogo (OGMR nn. 48, 87; Musicam Sacram n. 32). In Italia, il punto di riferimento normativo e pastorale รจ costituito dal Repertorio Nazionale di Canti per la Liturgia, uno strumento che tutela la sicurezza dottrinale e il valore musicale delle composizioni, escludendo di fatto lโ€™utilizzo di brani estranei alla sensibilitร  ecclesiale o provenienti dal repertorio leggero.


In sintesi, la formula โ€œo un altro canto adattoโ€ non costituisce un varco aperto all’arbitrio soggettivo, ma un invito a una scelta ecclesiale e responsabile. Nel servizio liturgico nessuno รจ padrone del rito; ogni decisione musicale deve essere un atto di piena obbedienza alla fede e alla bellezza della Chiesa. Soprattutto รจ importante riflettere sulla duplice dimensione della liturgia, che non รจ tanto una cosa meramente umana, ma come nostro Signore unisce in sรฉ la dimensione umana e divina. Non bisogna mai perdere di vista questo aspetto correndo il rischio di far diventare la liturgia un semplice raduno, una sorta di festa.

Appuntamento con padre David Turoldo

TU NAVIGHI NEL FIUME

Che attendi a riprendere in tua mano

Signore, il governo dei giorni?

Si aprono i tuoi occhi

sulle vittime ignude;tu navighi

sul fiume delle nostre lcrime

Dio della vita,padre

dei deboli, non abbiamo piรน ali

che ci coprono a sera.

Almeno la tua casa

sia salva e libera:

in essa almeno

trovi scampo questa

disperazione

Che attendi a riprendere in tua mano,

Signore, il governo dei giorni?

( da gridi e preghiere pag.268)

Il Vangelo del giorno – Giovedรฌ 23 Luglio 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Giovedรฌโ€“ Santa Brigida – Festa

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli: ยซIo sono la vite vera e il Padre mio รจ lโ€™agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perchรฉ porti piรน frutto. Voi siete giร  puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non puรฒ portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, cosรฌ neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perchรฉ senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarร  fatto. In questo รจ glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoliยป.

Parola del Signore

Dio parla e comunica con noi in tanti modiโ€ฆ ma cโ€™รจ un modo ordinarioโ€ฆ per eccellenzaโ€ฆ un modo che sta a fondamento di tutti gli altri modi: attraverso la Sua Parola.

Ordinarioโ€ฆ per eccellenzaโ€ฆ e fondamentaleโ€ฆ perchรฉ tutti gli altri modi: le cose che ci accadonoโ€ฆ le situazioni, le personeโ€ฆ e anche la preghieraโ€ฆ ecco, tutti gli altri modi non possono avere un contenuto diverso o contrastante da quello della Sua Parola!

Sรฌ, Gesรน non si contraddice! Se nel vangelo cโ€™รจ scritto che il discepolo ama, perdona, accoglie, si prende cura dei piรน piccoli, allora, attraverso ciรฒ che ci accade non puรฒ dire cose diverse!

Leggiamo e meditiamo la Sua Parola e impareremo a vivere bene!

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la reginella santa

Cristina Siccardi, “Sono Maria Cristina”. La beata regina delle Due Sicilie, nata Savoia, ed. San Paolo, 2016

Nel 1805 una serie di minacciosi attentati indusse i sovrani del Regno di Sardegna a riparare a Gaeta, finchรฉ l’avanzata francese non li costrinse a scappare ancora. Rifiutarono Malta e Corfรน offerti da Russa e Inghilterra e si trasferirono a Cagliari il 17 febbraio 1806 a bordo della nave russa Santa Prascovia, in seguito alle sconfitte subite dagli alleati a Ulma e Austerlitz. A Torino e in Piemonte sventolava la bandiera francese delle truppe napoleoniche. Lo stesso anno 1806 i reali Vittorio Emanuele I di Savoia e Maria Teresa d’Asburgo diedero alla luce le due gemelle Maria Teresa e Maria Anna.

Il 14 novembre 1812 Maria Cristina nasce a Cagliari. Soltanto lei nacque in Sardegna. Lโ€™attesa, da parte del popolo, era vissuta con passione; ma altrettanto lo era dalla famiglia reale, considerando pure il fatto che la regina contava 39 anni e il re 53. Testimonierร  il maggiordomo Antonio Viseli: ยซTrovandosi la regina Maria Teresa vicina al parto, io fui spedito a portare invito a tutte le chiese della cittร  di Cagliari perchรฉ esponessero il Santissimo Sacramento e dappertutto si pregasseยป. Tutti speravano venisse alla luce un erede al trono maschio; speranza che si era giร  infranta il 9 agosto 1799 quando l’unico figlio maschio Carlo Emanuele morรฌ di vaiolo, a 3 anni appena (venne sepolto nella Cattedrale di Cagliari, dove si trova tuttora). Le figlie (senza diritto di successione) spostarono la corona sabauda al ramo cadetto dei Carignano.

Maria Cristina fu battezzata il giorno stesso della nascita. Il rito si tenne nel palazzo viceregio, officiato dal decano Pietro Maria Sisternis de Oblites, vicario capitolare della metropolia cagliaritana. I nomi che vennero imposti furono Maria Cristina (come la zia borbonica), Carla (come il fratellino defunto), Giuseppa, Gaetana (dai nomi battesimali del padre), Efisia, omaggio alla terra sarda dove รจ dโ€™uso questo nome.

Il 16 agosto 1815 la regina Maria Teresa e le figlie salpavano da Cagliari a bordo della nave inglese Bombay alla volta di Genova. Per la prima volta Cristina che contava due anni e nove mesi, scendeva sul “continente”. Dopo piรน di un mese di viaggio, il 23 settembre Maria Cristina, la madre e le sorelle si ricongiungono al padre in Torino. Le rocambolesche vicende degli anni seguenti culmineranno il 13 marzo 1821 col Re Vittorio Emanuele I che, in seguito ai moti rivoluzionari, abdica in favore del fratello Carlo Felice. La famiglia reale allora ripara a Nizza, ove rimane finchรฉ non si scoprono complotti per attentare alla loro vita. Il 29 maggio seguente, Maria Cristina aveva ancora 9 anni di etร , quando lasciarono Nizza a bordo di una fregata.

Nel periodo precedente il matrimonio sono da ricordare i due soggiorni nella cittร  eterna: in ottobre 1824 per ben sette mesi con la madre in occasione dell’Anno Santo, in dicembre 1825 nuovamente a Roma e in Vaticano.

Quadro di Maria Cristina di Savoia nella Basilica magistrale di Santa Croce a Cagliari

A causa della bellezza, della bontร , della discrezione, della sua religiositร , nonchรฉ del casato di provenienza, Cristina divenne la sposa piรน richiesta dalle famiglie reali dโ€™Europa. ยซMai forse la mano di una principessa fu desiderata da tanti principiยป142, scrisse Antonio Monti. Le richieste di matrimonio iniziarono molto presto. Fra i pretendenti giunsero proposte dagli Orlรฉans, dal granducato di Toscana, dalla Baviera, dagli Assia-Darmstadt, dalle corti di Madrid e di Lisbona, dallโ€™imperatore del Brasile. Ferdinando di Borbone aveva da tempo manifestato una decisa inclinazione per Maria Cristina di Savoia: erano cugini di secondo grado, poichรฉ entrambi bisnipoti di Francesco I di Lorena e di Maria Teresa dโ€™Austria. Carlo Alberto, senza piรน la presenza ingombrante della regina Maria Teresa, aveva acquisito uno spazio di libertร  notevole e desiderava quanto prima concludere il contratto nuziale: Maria Cristina era lโ€™ultima figlia di Vittorio Emanuele I e si doveva, finalmente, stabilire unโ€™alleanza concreta con il Regno borbonico. Dโ€™altra parte, sia padre Terzi, che da trentโ€™anni seguiva la sua famiglia, sia le dame che erano al suo fianco scoraggiarono lโ€™aspirazione vocazionale della principessa. Le trattative furono assai lunghe e tortuose, e si conclusero positivamente nellโ€™ottobre del 1832.

Il 21 novembre 1832, nel santuario di Nostra Signora dellโ€™Acquasanta, presso Voltri (Genova), ebbero luogo le nozze fra Maria Cristina di Savoia e Ferdinando II di Borbone (sovrano delle Due Sicilie dallโ€™8 novembre 1830 al 22 maggio 1859). La chiesa era stata scelta da Cristina stessa, che non volle la cattedrale per rispettare il lutto: era stato troppo forte il legame che si era creato fra i genovesi e Maria Teresa, scomparsa otto mesi prima. La sua scelta cadde perciรฒ sul santuario di Voltri, dove la principessa e la madre erano state tante volte insieme a pregare. Ferdinando vi giunse in incognito, dopo due soste: la prima a Roma, per rendere omaggio al Pontefice, e la seconda a Firenze.

Tutte le testimonianze del processo di beatificazione, lโ€™epistolario di Maria Cristina, la relazione dellโ€™inviato di re Carlo Alberto di Savoia, Ferdinando Arborio Gattinara di Breme (1807-1869), parlano di una vita matrimoniale serena e felice fra la regina e il re. La cattiva fama che ha accompagnato Ferdinando II nel tempo, va dunque ricercata soprattutto nellโ€™opposizione del sovrano alle idee risorgimentali e liberali, per cui la pubblicistica non ha fatto altro che criticare negativamente un sovrano che represse rivolte e aspirazioni rivoluzionarie.

Dopo due anni e mezzo di matrimonio, la coppia reale non ha ancora figli e la preoccupazione inizia a salire, anche perchรฉ Carlo Borbone spera nella sterilitร  del fratello e della cognata, per poter rientrare nella linea dinastica della successione del Regno, mentre alcuni vociferano in una possibile mancanza di virilitร  di Ferdinando o in una presunta tisi di Maria Cristina. A far soffrire la regina erano particolarmente le voci calunniose contro il marito. Ricorse alla preghiera e alla celebrazione di Sante Messe. Si recรฒ dodici volte in pellegrinaggio a Mugnano, presso le reliquie della martire santa Filomena e nellโ€™aprile del 1835 la grazia giunse. Maria Cristina, allora, inviรฒ un bambino in argento come ex voto al santuario di Mugnano, ordinando un triduo di ringraziamento in onore di santa Filomena. La mattina del 16 gennaio 1836 nasce quindi l’erede al trono Franceso II. Unico rilievo negativo nella neomamma un lieve gonfiore sul suo volto il giorno seguente, un gonfiore che andรฒ sempre piรน ad aumentare. Era il processo infettivo che aveva intrapreso il suo corso. Le due prime preoccupazioni di Cristina furono: far battezzare il piccolo e il desiderio di presto allattarlo.

Durante la gravidanza Maria Cristina accenna continuamente al fatto che si sarebbe dovuto continuare, dopo la sua scomparsa, a offrire sussidi ai bisognosi. Affermava con sempre maggior frequenza alle sue dame: ยซMe ne andrรฒ presto: ho terminato la mia missioneยป. Parole profetiche scrisse alla sorella Maria Anna, nella quale evoca il soprannome che le veniva dato da bambina, a causa della sua precoce maturitร  spirituale e morale: ยซQuesta Vecchia, questa vecchia adesso va a chiudersi nella sua Tomba. Io morrรฒ e voglio lasciar, morendo, alla mia Mariannina la cosa piรน cara che io abbia [โ€ฆ]ยป. Diede istruzioni precise per la colonia di San Leucio; disposizioni scritte vennero consegnate al marito e alle sorelle dopo la sua morte per opere caritative in suo nome. Inoltre, le lettere che risalgono a questo periodo hanno un sapore di addio.

Soltanto per quindici giorni Cristina ebbe la possibilitร  di tenere fra le braccia il suo piccolo. La cosiddetta โ€œfebbre puerperaleโ€ colpรฌ la regina, causata da unโ€™infezione, che i medici (Ronchi, Civita, Santoro, Lanza, Lucarelli) non seppero curare e che degenerรฒ in una peritonite: la situazione clinica era, per lโ€™epoca, fuori controllo. Terminati i festeggiamenti per la nascita del primogenito, si preparavano i funerali della madre. Quando, la sera del 30 gennaio, Ferdinando viene informato dai medici del precipitare della situazione, la sua reazione รจ straziante. Le preghiere si moltiplicano in tutto il Regno.

Il 31 gennaio 1836 Maria Cristina muore nel Palazzo Reale di Napoli per infezione post partum. รˆ appena suonato mezzogiorno. Maria Cristina, dopo breve agonia, reclinato il capo, si addormenta nel Signore con lโ€™estremo atto di fede ยซCredo Domineยป. Racconterร  padre Terzi: Con queste parole finรฌ la sua vita circa le dodici del trentuno, e dopo aver sofferto per lo spazio di sedici ore dolori acerbissimi e senza mai il piรน piccolo atto dโ€™impazienza. Fece, insomma la morte del giusto, appunto comโ€™era sempre stata nella sua vita. Per tre giorni il popolo commosso sfila in mesto pellegrinaggio per rivedere unโ€™ultima volta la sua regina. I funerali solenni si svolgono la mattina del 9 febbraio nella chiesa di Santa Chiara.


Era davvero impensabile che un Re rimasto vedovo a 26 anni non si risposasse. Concedendosi un viaggio in Austria conobbe Maria Teresa d’Asburgo (1816-1867), figlia dell’arciduca Carlo, che decise di prendere in moglie. Le nozze si celebrarono a Trento il 9 gennaio 1837. Da lei ebbe dodici figli. Dopo aver procurato una sposa al figlio primogenito, Re Ferdinando si ammalรฒ nel 1859 in Puglia, dove si era recato a gennaio proprio per accogliere Maria Sofia di Baviera al porto di Bari. Ai primi di marzo il Re fu trasportato nella reggia di Caserta, dove morรฌ il 22 maggio 1859. Intanto il figlio Francesco II di Borbone, l’8 gennaio 1859 si era giร  sposato con Maria Sofia di Baviera, sorella di Sissi (imperatrice d’Austria) e protagonista dell’epilogo del regno. Dopo la capitolazione Francesco II vivrร  il resto dei suoi giorni nell’anonimato a Trento. Alla sua morte (+1894) la regina consorte Maria Sofia si trasferรฌ a Parigi, per poi finire i suoi giorni a Monaco di Baviera (+1925). Entrambi sono sepolti nella Basilica di Santa Chiara a Napoli.

Il filosofo Benedetto Croce, che ebbe per la beata regina, nonostante il suo ateismo, sempre grande stima e ammirazione, cosรฌ la descriveva ยซuna religiositร  osservantissima bensรฌ delle forme, ma non di mera forma, e altrettanto sostanziale, che compenetrava ogni parte dellโ€™animo e della vita. Lโ€™ardente fede cristiana, la devozione cattolica, non era stata nei Savoia turbata nel corso di quel secolo decimottavo, in cui sovente anche i principi civettarono col razionalismo e col volterianismo; e non ebbe bisogno di essere rieccitata e restaurata da quel castigo celeste, che parve la rivoluzione contro il vecchio regime, o dallo spettacolo delle terribili conseguenze a cui la trascuranza e la perdita dellโ€™antica fede conducevano popoli e sovrani. (..) Si puรฒ immaginare quale educazione ricevesse, in tale famiglia, la piccola Maria Cristina, coltivata come un fiore di serra, circondata da immagini di virtรน e di gentilezza, nutrita di pensieri santi. Lโ€™ebbero in cura dame di costumi illibati e austeri, la marchesa di San Giorgio e la fervente per zelo religioso marchesa di Villamarina; fu istruita nei lavori donneschi, nelle lingue e nelle scienze; e, piรน che istruita, addottrinata nelle cose di religione mercรฉ lo studio del voluminoso catechismo di monsignor Casati. Partecipare a solenni funzioni sacre era a lei argomento di attesa, di preparazione e di gioiaยป (B.Croce, “Maria Cristina di Savoia regina delle Due Sicilie”, in Degli uomini e delle cose della vecchia Italia, Laterza, Roma-Bari 1955, p.268-269).

Il suo credo cattolico non era un sentimento, ma un fatto di vita: ogni giorno assisteva alla Santa Messa; non giungeva al tramonto senza aver recitato il Santo Rosario; suoi libri quotidiani continuavano ad essere la Bibbia e il De Imitatione Christi; partecipava periodicamente e intensamente agli esercizi spirituali; fermava la carrozza quando incontrava il Santo Viatico per la via e si inginocchiava di fronte a esso, anche quando per terra cโ€™era il fango; in cappella, poi, come lasciano detto le numerose testimonianze, teneva lungamente lo sguardo sul Tabernacolo per meglio concentrarsi su Colui che era padrone del suo cuore. Affidรฒ la protezione della sua esistenza a Maria Santissima e donรฒ il suo abito da sposa al santuario di Santa Maria delle Grazie a Toledo, dove tuttora si custodisce. La sua umiltร  e la sua caritร  conquistarono i napoletani: inviava denaro e biancheria; dava ricovero agli ammalati; un tetto ai diseredati; assegni di mantenimento a giovani in pericolo morale; sosteneva economicamente gli istituti religiosi e i laboratori professionali, togliendo cosรฌ dalla strada gli accattoni.

Ferdinando imparava, giorno dopo giorno, a condividere il virtuoso tenore di vita della sposa. Ogni sera, come abbiamo menzionato, marito e moglie scendevano nella cappella del Palazzo Reale per ricevere la benedizione con il Santissimo Sacramento esposto nellโ€™ostensorio, rito al quale Ferdinando non voleva mancare; sovente recitavano insieme il Santo Rosario nellโ€™oratorio privato; ricevevano la Comunione insieme ogni quindici giorni e partecipavano anche agli esercizi spirituali. Altri componenti della corte si associavano alle loro pratiche religiose e si iniziarono a osservare i digiuni prescritti del venerdรฌ e della Quaresima.

Il cardinale di Perugia, Gioacchino Pecci (1810-1903), futuro Leone XIII, si fece portavoce della richiesta di beatificazione, e il 15 agosto 1858 scrisse a Pio IX. Quello stesso anno tutta la documentazione raccolta nelle diverse diocesi venne spedita a Roma. Il 6 maggio 1937 Papa Pio XI dichiara l’eroicitร  delle virtรน della venerabile serva di Dio Maria Cristina di Savoia. Re Umberto II di Savoia, dal 1946 in esilio a Cascais, in Portogallo, desiderava fortemente che la causa di beatificazione della sua antenata giungesse a compimento, per tale ragione decise di offrire i fondi necessari al proseguimento dellโ€™iter e di allearsi in questa iniziativa allโ€™erede di Francesco II delle Due Sicilie. Il 25 gennaio 2014 beatificazione nella Basilica di Santa Chiara in Napoli, presieduta dal cardinale Angelo Amato

Amare, comprende, sentire

IL 22 Luglio a New York nasceva Emma Lazarus, statunitense.

“Mandatemi loro, i senza tetto, gli scossi  dalle tempeste e io solleverรฒ la mia fiaccola accanto alla porta dorata”.

รˆ il sonetto scritto dalla poetessa sulla statua della libertร  a New York. Giovane poetessa ebrea, rappresenta un’icona della poesia e dell’attivismo americano.

Oltre a lottare per i diritti degli immigrati, fu una pioniera del sionismo, un intellettuale che difende la propria ereditร  culturale.

In un mondo che corre veloce e spesso misura tutto in numeri, risultati e apparenze, penso, invece, che il privilegio piรน grande sia poter contare su una stretta di mano sincera, una telefonata inattesa, un sorriso che arriva al momento giusto.

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