ยซIl regno dei cieli รจ simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli รจ simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli รจ simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando รจ piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Cosรฌ sarร alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarร pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?ยป. Gli risposero: ยซSรฌยป. Ed egli disse loro: ยซPer questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, รจ simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose anticheยป.
Parola del Signore.
Dio รจ ovunque e ovunque si trovaโฆ in ogni circostanzaโฆ in ogni situazioneโฆ in ogni relazione. Occorrono perรฒ occhi attenti e cuore desideroso.
Cโรจ chi lo trova โper casoโ e lo riconosce perchรฉ, in fondo in fondo, lo ha sempre desideratoโฆ come quelle persone che cercano la felicitร โฆ il piacereโฆ il successoโฆ il potereโฆ le coseโฆ e si imbattono in Dioโฆ perchรฉ capiscono che alla fine, cercavano proprio Lui e infatti smettono di cercare altroโฆ si โconvertonoโโฆ un poโ come ha fatto santโAgostino che lo cercava nelle creatureโฆ
Cโรจ invece chi lo cercaโฆ con desiderioโฆ con attenzioneโฆ con precisione e sicuramente lo trovaโฆ trova la strada per la vera felicitร โฆ per la pienezza della vita: Dio al primo posto, tutto il resto รจ secondario!
Ma Dio, spesso, agisce in anonimatoโฆ tante persone infatti vivono con dei valori โaltiโโฆ seriamente impegnate a vivere beneโฆ a fare del beneโฆ a non fare male le cose, facendo anche sacrifici.
Ecco, Dio si โnascondeโ anche in questoโฆ magari queste persone non se ne sono ancora accorteโฆ magari hanno solo bisogno di fermarsiโฆ di riflettere e meditare su ciรฒ che hanno vissuto e come hanno vissuto e si accorgeranno che, in fondo, hanno sempre cercato Dioโฆ e, in fondo, lo hanno anche trovato.
La bella notizia รจ che Dio รจ un tipo originaleโฆ si fa trovare. Il solo โpeccatoโ, a volte, รจ che non lo si riconosce subitoโฆ ma quando lo si riconosceโฆ allora verrebbe voglia di averlo conosciuto primaโฆ
Come quando conosci una bella personaโฆ diventate amiciโฆ e poi ad un certo punto vi dite: ma dovโeri? peccato, se ti avessi conosciuto prima la mia vita sarebbe stata piรน bella!
Se lo cerchi, lo trovi. Se non lo cerchi, ti cerca Lui. Fatti trovare, ne vale la pena!
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In quel tempo, si avvicinรฒ a Gesรน la madre dei figli di Zebedรจo con i suoi figli e si prostrรฒ per chiedergli qualcosa. Egli le disse: ยซChe cosa vuoi?ยป. Gli rispose: ยซDiโ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regnoยป. Rispose Gesรน: ยซVoi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?ยป. Gli dicono: ยซLo possiamoยป. Ed egli disse loro: ยซIl mio calice, lo berrete; perรฒ sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: รจ per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparatoยป.
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesรน li chiamรฒ a sรฉ e disse: ยซVoi sapete che i governanti delle nazioni dรณminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarร cosรฌ; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarร vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarร vostro schiavo. Come il Figlio dellโuomo, che non รจ venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per moltiยป.
Parola del Signore
Il servizio รจ forse ciรฒ che piรน ci avvicina a Dioโฆ perchรฉ per servire qualcuno occorre mettersi da parteโฆ sapere rinunciareโฆ sapere dedicare il proprio tempoโฆ le proprie energieโฆ fino alla fine.
Non รจ servizio se nel proprio cuore cโรจ una motivazioneโฆ un tornacontoโฆ un desiderio, seppur nascosto e recondito, di farsi vedere. Il vero servizio non lo si fa per sรฉ stessi ma per chi si serveโฆ per il servizio in sรฉ.
Purtroppo, perรฒ, a volte, abbiamo un io cosรฌ grande che non vediamo piรน veramente neanche noi stessi.
Servireโฆ inveceโฆ alla fineโฆ รจ come amareโฆ occorre gratuitร . ร una freccia scoccata per colpire, servire, amare lโaltro.
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ยซVoi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciรฒ che รจ stato seminato nel suo cuore: questo รจ il seme seminato lungo la strada. Quello che รจ stato seminato sul terreno sassoso รจ colui che ascolta la Parola e lโaccoglie subito con gioia, ma non ha in sรฉ radici ed รจ incostante, sicchรฉ, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi รจ colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dร frutto. Quello seminato sul terreno buono รจ colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dร frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per unoยป.
Parola del Signore
Abbiamo due orecchie capaci di ascoltare tuttoโฆ ma la vera questione non รจ ascoltareโฆ ma il COME si ascolta. E questo vale per tutte le nostre relazioniโฆ e anche quella con Dio.
Sono un rischioโฆ un grande rischioโฆ lโabitudineโฆ la conoscenzaโฆ anche con Dio e della Sua Parolaโฆ perchรฉ quando si dร per scontata una relazioneโฆ la relazione si perdeโฆ anche quella con Dio!
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Concedermi un po’ di tempo per fare colazione e pensare รจ rigerenante.
La colazione รจ un invito per Tempo e Pausa, per ricredere loro perchรฉ abbiamo iniziato il cammino. Abbiamo perso il bello del silenzio, del “guardareโ delle piccole cose, del respirare e godere di tutto ciรฒ.
Il vivere l’ADESSO. L’arte di saper rallentare.
Buona colazione e buona corsa!
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Lโespressione o un altro canto adatto, che ricorre nellโOrdinamento Generale del Messale Romano (nn. 48, 74, 87) per i canti processionali (al posto delle antifone proprie), viene fin troppo spesso interpretata come un “via libera” incondizionato per inserire nel rito qualsiasi brano di carattere genericamente religioso. In realtร la disciplina liturgica indica criteri che limitano la discrezionalitร , distinguendo i canti secondo:
tema liturgico relativo al tempo liturgico o particolari misteri oggetto della celebrazione
riferimenti biblici alla Sacra Scrittura citata nel testo
contenuto veritativo che richiama veritร di fede contenute nella dottrina
cantabilitร effettiva da parte dell’assemblea liturgica
pertinenza rituale rispetto al particolare rito che si sta celebrando
La scelta dei canti in situazioni diverse privilegia ora un aspetto ora un altro, similmente alle precedenze liturgiche in calendario.
Il pezzo scritto sul messale puรฒ essere sostituito da “altro canto adatto”. Perchรฉ un canto sia ยซadattoยป, non basta che il testo parli di fede o di devozione; esso deve legarsi in modo indissolubile allโazione sacra che si sta compiendo in quel preciso istante, come specificato dall’istruzione Musicam Sacram (n. 32) e dall’esortazione Sacramentum Caritatis (n. 42). Non per niente si distinguono canti dโIngresso, Offertorio, Comunione… Ancora si parla di canti mariani, eucaristici, inni di santi… Proporre un brano formalmente pregevole ma slegato dal momento celebrativo significa sviare la preghiera, distogliere dall’oggetto della celebrazione.
Aspetto primario che caratterizza un canto รจ il testo. La Sacrosanctum Concilium (n. 121) e l’OGMR (n. 391) stabiliscono che le parole destinate al canto debbano essere pienamente conformi alla dottrina cattolica, attingendo in via preferenziale dalla Sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche della tradizione. Sostituire le antifone proprie con componimenti dal sapore soggettivo, sentimentalista o teologicamente debole, significa menomare la preghiera liturgica della Chiesa, sostituendola con sensibilitร individuali.
L’importanza data al testo del canto non vuole negare la qualitร artistica. Sulla scia di quanto insegnato da San Pio X nel Motu Proprio Inter Sollicitudines e ribadito da Giovanni Paolo II nel Chirografo sulla musica sacra, un canto sostitutivo deve possedere la medesima ยซsantitร ยป e ยซbontร di formeยป del canto gregoriano. Qualsiasi proposta che introduca altri linguaggi, siano popolari, leggeri o anche lirici fa inevitabilmente decadere il requisito dell’idoneitร liturgica. Le Precisazioni della Conferenza Episcopale Italiana al Messale Romano sottolineano con forza che ogni intervento cantato deve inserirsi organicamente nellโazione liturgica, che comprende anche il sacro silenzio (richiamato dalla Sacrosanctum Concilium n. 30).
Infine bisogna ricordare la licenza ecclesiastica sui libri dei canti che devono essere approvati dalla Conferenza Episcopale o dallโOrdinario del luogo (OGMR nn. 48, 87; Musicam Sacram n. 32). In Italia, il punto di riferimento normativo e pastorale รจ costituito dal Repertorio Nazionale di Canti per la Liturgia, uno strumento che tutela la sicurezza dottrinale e il valore musicale delle composizioni, escludendo di fatto lโutilizzo di brani estranei alla sensibilitร ecclesiale o provenienti dal repertorio leggero.
In sintesi, la formula โo un altro canto adattoโ non costituisce un varco aperto all’arbitrio soggettivo, ma un invito a una scelta ecclesiale e responsabile. Nel servizio liturgico nessuno รจ padrone del rito; ogni decisione musicale deve essere un atto di piena obbedienza alla fede e alla bellezza della Chiesa. Soprattutto รจ importante riflettere sulla duplice dimensione della liturgia, che non รจ tanto una cosa meramente umana, ma come nostro Signore unisce in sรฉ la dimensione umana e divina. Non bisogna mai perdere di vista questo aspetto correndo il rischio di far diventare la liturgia un semplice raduno, una sorta di festa.
Lo sguardo del cuore deve dirigersi al Signore, che sta in mezzo a noi: รจ una disposizione fondamentale. Quando viviamo la liturgia con questo atteggiamento di fondo, il nostro cuore รจ come sottratto alla forza di gravitร , che lo attrae verso il basso, e si leva interiormente verso lโalto, verso la veritร , verso lโamore, verso Dio. (โฆ) Cari amici, celebriamo e viviamo bene la liturgia solo se rimaniamo in atteggiamento orante, non se vogliamo โfare qualcosaโ, farci vedere o agire, ma se orientiamo il nostro cuore a Dio e stiamo in atteggiamento di preghiera unendoci al Mistero di Cristo e al suo colloquio di Figlio con il Padre. Dio stesso ci insegna a pregare, afferma san Paolo (cfr Rm 8,26). Egli stesso ci ha dato le parole adeguate per dirigerci a Lui, parole che incontriamo nel Salterio, nelle grandi orazioni della sacra liturgia e nella stessa Celebrazione eucaristica. Preghiamo il Signore di essere ogni giorno piรน consapevoli del fatto che la Liturgia รจ azione di Dio e dellโuomo; preghiera che sgorga dallo Spirito Santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con il Figlio di Dio fatto uomo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2564)
In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli: ยซIo sono la vite vera e il Padre mio รจ lโagricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perchรฉ porti piรน frutto. Voi siete giร puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non puรฒ portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, cosรฌ neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perchรฉ senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarร fatto. In questo รจ glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoliยป.
Parola del Signore
Dio parla e comunica con noi in tanti modiโฆ ma cโรจ un modo ordinarioโฆ per eccellenzaโฆ un modo che sta a fondamento di tutti gli altri modi: attraverso la Sua Parola.
Ordinarioโฆ per eccellenzaโฆ e fondamentaleโฆ perchรฉ tutti gli altri modi: le cose che ci accadonoโฆ le situazioni, le personeโฆ e anche la preghieraโฆ ecco, tutti gli altri modi non possono avere un contenuto diverso o contrastante da quello della Sua Parola!
Sรฌ, Gesรน non si contraddice! Se nel vangelo cโรจ scritto che il discepolo ama, perdona, accoglie, si prende cura dei piรน piccoli, allora, attraverso ciรฒ che ci accade non puรฒ dire cose diverse!
Leggiamo e meditiamo la Sua Parola e impareremo a vivere bene!
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Ventitrรฉ anni, due mesi e diciassette giorni appena di vita, e tre anni di regno le sono stati sufficienti per lasciare un’impronta indelebile
Cristina Siccardi, “Sono Maria Cristina”. La beata regina delle Due Sicilie, nata Savoia, ed. San Paolo, 2016
infanzia e giovinezza
Nel 1805 una serie di minacciosi attentati indusse i sovrani del Regno di Sardegna a riparare a Gaeta, finchรฉ l’avanzata francese non li costrinse a scappare ancora. Rifiutarono Malta e Corfรน offerti da Russa e Inghilterra e si trasferirono a Cagliari il 17 febbraio 1806 a bordo della nave russa Santa Prascovia, in seguito alle sconfitte subite dagli alleati a Ulma e Austerlitz. A Torino e in Piemonte sventolava la bandiera francese delle truppe napoleoniche. Lo stesso anno 1806 i reali Vittorio Emanuele I di Savoia e Maria Teresa d’Asburgo diedero alla luce le due gemelle Maria Teresa e Maria Anna.
Il 14 novembre 1812 Maria Cristina nasce a Cagliari. Soltanto lei nacque in Sardegna. Lโattesa, da parte del popolo, era vissuta con passione; ma altrettanto lo era dalla famiglia reale, considerando pure il fatto che la regina contava 39 anni e il re 53. Testimonierร il maggiordomo Antonio Viseli: ยซTrovandosi la regina Maria Teresa vicina al parto, io fui spedito a portare invito a tutte le chiese della cittร di Cagliari perchรฉ esponessero il Santissimo Sacramento e dappertutto si pregasseยป. Tutti speravano venisse alla luce un erede al trono maschio; speranza che si era giร infranta il 9 agosto 1799 quando l’unico figlio maschio Carlo Emanuele morรฌ di vaiolo, a 3 anni appena (venne sepolto nella Cattedrale di Cagliari, dove si trova tuttora). Le figlie (senza diritto di successione) spostarono la corona sabauda al ramo cadetto dei Carignano.
Maria Cristina fu battezzata il giorno stesso della nascita. Il rito si tenne nel palazzo viceregio, officiato dal decano Pietro Maria Sisternis de Oblites, vicario capitolare della metropolia cagliaritana. I nomi che vennero imposti furono Maria Cristina (come la zia borbonica), Carla (come il fratellino defunto), Giuseppa, Gaetana (dai nomi battesimali del padre), Efisia, omaggio alla terra sarda dove รจ dโuso questo nome.
Il 16 agosto 1815 la regina Maria Teresa e le figlie salpavano da Cagliari a bordo della nave inglese Bombay alla volta di Genova. Per la prima volta Cristina che contava due anni e nove mesi, scendeva sul “continente”. Dopo piรน di un mese di viaggio, il 23 settembre Maria Cristina, la madre e le sorelle si ricongiungono al padre in Torino. Le rocambolesche vicende degli anni seguenti culmineranno il 13 marzo 1821 col Re Vittorio Emanuele I che, in seguito ai moti rivoluzionari, abdica in favore del fratello Carlo Felice. La famiglia reale allora ripara a Nizza, ove rimane finchรฉ non si scoprono complotti per attentare alla loro vita. Il 29 maggio seguente, Maria Cristina aveva ancora 9 anni di etร , quando lasciarono Nizza a bordo di una fregata.
Nel periodo precedente il matrimonio sono da ricordare i due soggiorni nella cittร eterna: in ottobre 1824 per ben sette mesi con la madre in occasione dell’Anno Santo, in dicembre 1825 nuovamente a Roma e in Vaticano.
Quadro di Maria Cristina di Savoia nella Basilica magistrale di Santa Croce a Cagliari
nozze e reame
A causa della bellezza, della bontร , della discrezione, della sua religiositร , nonchรฉ del casato di provenienza, Cristina divenne la sposa piรน richiesta dalle famiglie reali dโEuropa. ยซMai forse la mano di una principessa fu desiderata da tanti principiยป142, scrisse Antonio Monti. Le richieste di matrimonio iniziarono molto presto. Fra i pretendenti giunsero proposte dagli Orlรฉans, dal granducato di Toscana, dalla Baviera, dagli Assia-Darmstadt, dalle corti di Madrid e di Lisbona, dallโimperatore del Brasile. Ferdinando di Borbone aveva da tempo manifestato una decisa inclinazione per Maria Cristina di Savoia: erano cugini di secondo grado, poichรฉ entrambi bisnipoti di Francesco I di Lorena e di Maria Teresa dโAustria. Carlo Alberto, senza piรน la presenza ingombrante della regina Maria Teresa, aveva acquisito uno spazio di libertร notevole e desiderava quanto prima concludere il contratto nuziale: Maria Cristina era lโultima figlia di Vittorio Emanuele I e si doveva, finalmente, stabilire unโalleanza concreta con il Regno borbonico. Dโaltra parte, sia padre Terzi, che da trentโanni seguiva la sua famiglia, sia le dame che erano al suo fianco scoraggiarono lโaspirazione vocazionale della principessa. Le trattative furono assai lunghe e tortuose, e si conclusero positivamente nellโottobre del 1832.
Il 21 novembre 1832, nel santuario di Nostra Signora dellโAcquasanta, presso Voltri (Genova), ebbero luogo le nozze fra Maria Cristina di Savoia e Ferdinando II di Borbone (sovrano delle Due Sicilie dallโ8 novembre 1830 al 22 maggio 1859). La chiesa era stata scelta da Cristina stessa, che non volle la cattedrale per rispettare il lutto: era stato troppo forte il legame che si era creato fra i genovesi e Maria Teresa, scomparsa otto mesi prima. La sua scelta cadde perciรฒ sul santuario di Voltri, dove la principessa e la madre erano state tante volte insieme a pregare. Ferdinando vi giunse in incognito, dopo due soste: la prima a Roma, per rendere omaggio al Pontefice, e la seconda a Firenze.
Tutte le testimonianze del processo di beatificazione, lโepistolario di Maria Cristina, la relazione dellโinviato di re Carlo Alberto di Savoia, Ferdinando Arborio Gattinara di Breme (1807-1869), parlano di una vita matrimoniale serena e felice fra la regina e il re. La cattiva fama che ha accompagnato Ferdinando II nel tempo, va dunque ricercata soprattutto nellโopposizione del sovrano alle idee risorgimentali e liberali, per cui la pubblicistica non ha fatto altro che criticare negativamente un sovrano che represse rivolte e aspirazioni rivoluzionarie.
Grazie a Dio sono felicissima, e mai credevo che si potesse esserlo fino a questo punto in questo stato; ma Ferdinando รจ davvero un angelo e piรน lo conosco piรน mi ci affeziono; insomma si vede proprio che tutto questo affare รจ stato condotto da Dio perchรฉ cosรฌ era per il meglio. (Archivio Segreto del Vaticano, Proc .Ord. Neap. F. 33)
Insomma si vede che tutto quest’affare fu condotto da Dio, giacchรฉ le opere umane non possono mai riuscire cosรฌ, ed io non posso abbastanza ringraziare Iddio per tutte le infinite grazie che mi ha fatte e continua sempre a farmi… Sono incantata da Napoli e da tutto ciรฒ che vedo (lettera di Maria Cristina alla Contessa di Volvera)
primogenitura e morte
Dopo due anni e mezzo di matrimonio, la coppia reale non ha ancora figli e la preoccupazione inizia a salire, anche perchรฉ Carlo Borbone spera nella sterilitร del fratello e della cognata, per poter rientrare nella linea dinastica della successione del Regno, mentre alcuni vociferano in una possibile mancanza di virilitร di Ferdinando o in una presunta tisi di Maria Cristina. A far soffrire la regina erano particolarmente le voci calunniose contro il marito. Ricorse alla preghiera e alla celebrazione di Sante Messe. Si recรฒ dodici volte in pellegrinaggio a Mugnano, presso le reliquie della martire santa Filomena e nellโaprile del 1835 la grazia giunse. Maria Cristina, allora, inviรฒ un bambino in argento come ex voto al santuario di Mugnano, ordinando un triduo di ringraziamento in onore di santa Filomena. La mattina del 16 gennaio 1836 nasce quindi l’erede al trono Franceso II. Unico rilievo negativo nella neomamma un lieve gonfiore sul suo volto il giorno seguente, un gonfiore che andรฒ sempre piรน ad aumentare. Era il processo infettivo che aveva intrapreso il suo corso. Le due prime preoccupazioni di Cristina furono: far battezzare il piccolo e il desiderio di presto allattarlo.
Durante la gravidanza Maria Cristina accenna continuamente al fatto che si sarebbe dovuto continuare, dopo la sua scomparsa, a offrire sussidi ai bisognosi. Affermava con sempre maggior frequenza alle sue dame: ยซMe ne andrรฒ presto: ho terminato la mia missioneยป. Parole profetiche scrisse alla sorella Maria Anna, nella quale evoca il soprannome che le veniva dato da bambina, a causa della sua precoce maturitร spirituale e morale: ยซQuesta Vecchia, questa vecchia adesso va a chiudersi nella sua Tomba. Io morrรฒ e voglio lasciar, morendo, alla mia Mariannina la cosa piรน cara che io abbia [โฆ]ยป. Diede istruzioni precise per la colonia di San Leucio; disposizioni scritte vennero consegnate al marito e alle sorelle dopo la sua morte per opere caritative in suo nome. Inoltre, le lettere che risalgono a questo periodo hanno un sapore di addio.
Soltanto per quindici giorni Cristina ebbe la possibilitร di tenere fra le braccia il suo piccolo. La cosiddetta โfebbre puerperaleโ colpรฌ la regina, causata da unโinfezione, che i medici (Ronchi, Civita, Santoro, Lanza, Lucarelli) non seppero curare e che degenerรฒ in una peritonite: la situazione clinica era, per lโepoca, fuori controllo. Terminati i festeggiamenti per la nascita del primogenito, si preparavano i funerali della madre. Quando, la sera del 30 gennaio, Ferdinando viene informato dai medici del precipitare della situazione, la sua reazione รจ straziante. Le preghiere si moltiplicano in tutto il Regno.
Il 31 gennaio 1836 Maria Cristina muore nel Palazzo Reale di Napoli per infezione post partum. ร appena suonato mezzogiorno. Maria Cristina, dopo breve agonia, reclinato il capo, si addormenta nel Signore con lโestremo atto di fede ยซCredo Domineยป. Racconterร padre Terzi: Con queste parole finรฌ la sua vita circa le dodici del trentuno, e dopo aver sofferto per lo spazio di sedici ore dolori acerbissimi e senza mai il piรน piccolo atto dโimpazienza. Fece, insomma la morte del giusto, appunto comโera sempre stata nella sua vita. Per tre giorni il popolo commosso sfila in mesto pellegrinaggio per rivedere unโultima volta la sua regina. I funerali solenni si svolgono la mattina del 9 febbraio nella chiesa di Santa Chiara.
Era davvero impensabile che un Re rimasto vedovo a 26 anni non si risposasse. Concedendosi un viaggio in Austria conobbe Maria Teresa d’Asburgo (1816-1867), figlia dell’arciduca Carlo, che decise di prendere in moglie. Le nozze si celebrarono a Trento il 9 gennaio 1837. Da lei ebbe dodici figli. Dopo aver procurato una sposa al figlio primogenito, Re Ferdinando si ammalรฒ nel 1859 in Puglia, dove si era recato a gennaio proprio per accogliere Maria Sofia di Baviera al porto di Bari. Ai primi di marzo il Re fu trasportato nella reggia di Caserta, dove morรฌ il 22 maggio 1859. Intanto il figlio Francesco II di Borbone, l’8 gennaio 1859 si era giร sposato con Maria Sofia di Baviera, sorella di Sissi (imperatrice d’Austria) e protagonista dell’epilogo del regno. Dopo la capitolazione Francesco II vivrร il resto dei suoi giorni nell’anonimato a Trento. Alla sua morte (+1894) la regina consorte Maria Sofia si trasferรฌ a Parigi, per poi finire i suoi giorni a Monaco di Baviera (+1925). Entrambi sono sepolti nella Basilica di Santa Chiara a Napoli.
virtรน e santitร
Il filosofo Benedetto Croce, che ebbe per la beata regina, nonostante il suo ateismo, sempre grande stima e ammirazione, cosรฌ la descriveva ยซuna religiositร osservantissima bensรฌ delle forme, ma non di mera forma, e altrettanto sostanziale, che compenetrava ogni parte dellโanimo e della vita. Lโardente fede cristiana, la devozione cattolica, non era stata nei Savoia turbata nel corso di quel secolo decimottavo, in cui sovente anche i principi civettarono col razionalismo e col volterianismo; e non ebbe bisogno di essere rieccitata e restaurata da quel castigo celeste, che parve la rivoluzione contro il vecchio regime, o dallo spettacolo delle terribili conseguenze a cui la trascuranza e la perdita dellโantica fede conducevano popoli e sovrani. (..) Si puรฒ immaginare quale educazione ricevesse, in tale famiglia, la piccola Maria Cristina, coltivata come un fiore di serra, circondata da immagini di virtรน e di gentilezza, nutrita di pensieri santi. Lโebbero in cura dame di costumi illibati e austeri, la marchesa di San Giorgio e la fervente per zelo religioso marchesa di Villamarina; fu istruita nei lavori donneschi, nelle lingue e nelle scienze; e, piรน che istruita, addottrinata nelle cose di religione mercรฉ lo studio del voluminoso catechismo di monsignor Casati. Partecipare a solenni funzioni sacre era a lei argomento di attesa, di preparazione e di gioiaยป (B.Croce, “Maria Cristina di Savoia regina delle Due Sicilie”, in Degli uomini e delle cose della vecchia Italia, Laterza, Roma-Bari 1955, p.268-269).
Il suo credo cattolico non era un sentimento, ma un fatto di vita: ogni giorno assisteva alla Santa Messa; non giungeva al tramonto senza aver recitato il Santo Rosario; suoi libri quotidiani continuavano ad essere la Bibbia e il De Imitatione Christi; partecipava periodicamente e intensamente agli esercizi spirituali; fermava la carrozza quando incontrava il Santo Viatico per la via e si inginocchiava di fronte a esso, anche quando per terra cโera il fango; in cappella, poi, come lasciano detto le numerose testimonianze, teneva lungamente lo sguardo sul Tabernacolo per meglio concentrarsi su Colui che era padrone del suo cuore. Affidรฒ la protezione della sua esistenza a Maria Santissima e donรฒ il suo abito da sposa al santuario di Santa Maria delle Grazie a Toledo, dove tuttora si custodisce. La sua umiltร e la sua caritร conquistarono i napoletani: inviava denaro e biancheria; dava ricovero agli ammalati; un tetto ai diseredati; assegni di mantenimento a giovani in pericolo morale; sosteneva economicamente gli istituti religiosi e i laboratori professionali, togliendo cosรฌ dalla strada gli accattoni.
Ferdinando imparava, giorno dopo giorno, a condividere il virtuoso tenore di vita della sposa. Ogni sera, come abbiamo menzionato, marito e moglie scendevano nella cappella del Palazzo Reale per ricevere la benedizione con il Santissimo Sacramento esposto nellโostensorio, rito al quale Ferdinando non voleva mancare; sovente recitavano insieme il Santo Rosario nellโoratorio privato; ricevevano la Comunione insieme ogni quindici giorni e partecipavano anche agli esercizi spirituali. Altri componenti della corte si associavano alle loro pratiche religiose e si iniziarono a osservare i digiuni prescritti del venerdรฌ e della Quaresima.
Il cardinale di Perugia, Gioacchino Pecci (1810-1903), futuro Leone XIII, si fece portavoce della richiesta di beatificazione, e il 15 agosto 1858 scrisse a Pio IX. Quello stesso anno tutta la documentazione raccolta nelle diverse diocesi venne spedita a Roma. Il 6 maggio 1937 Papa Pio XI dichiara l’eroicitร delle virtรน della venerabile serva di Dio Maria Cristina di Savoia. Re Umberto II di Savoia, dal 1946 in esilio a Cascais, in Portogallo, desiderava fortemente che la causa di beatificazione della sua antenata giungesse a compimento, per tale ragione decise di offrire i fondi necessari al proseguimento dellโiter e di allearsi in questa iniziativa allโerede di Francesco II delle Due Sicilie. Il 25 gennaio 2014 beatificazione nella Basilica di Santa Chiara in Napoli, presieduta dal cardinale Angelo Amato
IL 22 Luglio a New York nasceva Emma Lazarus, statunitense.
“Mandatemi loro, i senza tetto, gli scossi dalle tempeste e io solleverรฒ la mia fiaccola accanto alla porta dorata”.
ร il sonetto scritto dalla poetessa sulla statua della libertร a New York. Giovane poetessa ebrea, rappresenta un’icona della poesia e dell’attivismo americano.
Oltre a lottare per i diritti degli immigrati, fu una pioniera del sionismo, un intellettuale che difende la propria ereditร culturale.
In un mondo che corre veloce e spesso misura tutto in numeri, risultati e apparenze, penso, invece, che il privilegio piรน grande sia poter contare su una stretta di mano sincera, una telefonata inattesa, un sorriso che arriva al momento giusto.
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