Ventitré anni, due mesi e diciassette giorni appena di vita, e tre anni di regno le sono stati sufficienti per lasciare un’impronta indelebile
Cristina Siccardi, “Sono Maria Cristina”. La beata regina delle Due Sicilie, nata Savoia, ed. San Paolo, 2016
infanzia e giovinezza
Nel 1805 una serie di minacciosi attentati indusse i sovrani del Regno di Sardegna a riparare a Gaeta, finché l’avanzata francese non li costrinse a scappare ancora. Rifiutarono Malta e Corfù offerti da Russa e Inghilterra e si trasferirono a Cagliari il 17 febbraio 1806 a bordo della nave russa Santa Prascovia, in seguito alle sconfitte subite dagli alleati a Ulma e Austerlitz. A Torino e in Piemonte sventolava la bandiera francese delle truppe napoleoniche. Lo stesso anno 1806 i reali Vittorio Emanuele I di Savoia e Maria Teresa d’Asburgo diedero alla luce le due gemelle Maria Teresa e Maria Anna.
Il 14 novembre 1812 Maria Cristina nasce a Cagliari. Soltanto lei nacque in Sardegna. L’attesa, da parte del popolo, era vissuta con passione; ma altrettanto lo era dalla famiglia reale, considerando pure il fatto che la regina contava 39 anni e il re 53. Testimonierà il maggiordomo Antonio Viseli: «Trovandosi la regina Maria Teresa vicina al parto, io fui spedito a portare invito a tutte le chiese della città di Cagliari perché esponessero il Santissimo Sacramento e dappertutto si pregasse». Tutti speravano venisse alla luce un erede al trono maschio; speranza che si era già infranta il 9 agosto 1799 quando l’unico figlio maschio Carlo Emanuele morì di vaiolo, a 3 anni appena (venne sepolto nella Cattedrale di Cagliari, dove si trova tuttora). Le figlie (senza diritto di successione) spostarono la corona sabauda al ramo cadetto dei Carignano.
Maria Cristina fu battezzata il giorno stesso della nascita. Il rito si tenne nel palazzo viceregio, officiato dal decano Pietro Maria Sisternis de Oblites, vicario capitolare della metropolia cagliaritana. I nomi che vennero imposti furono Maria Cristina (come la zia borbonica), Carla (come il fratellino defunto), Giuseppa, Gaetana (dai nomi battesimali del padre), Efisia, omaggio alla terra sarda dove è d’uso questo nome.
Il 16 agosto 1815 la regina Maria Teresa e le figlie salpavano da Cagliari a bordo della nave inglese Bombay alla volta di Genova. Per la prima volta Cristina che contava due anni e nove mesi, scendeva sul “continente”. Dopo più di un mese di viaggio, il 23 settembre Maria Cristina, la madre e le sorelle si ricongiungono al padre in Torino. Le rocambolesche vicende degli anni seguenti culmineranno il 13 marzo 1821 col Re Vittorio Emanuele I che, in seguito ai moti rivoluzionari, abdica in favore del fratello Carlo Felice. La famiglia reale allora ripara a Nizza, ove rimane finché non si scoprono complotti per attentare alla loro vita. Il 29 maggio seguente, Maria Cristina aveva ancora 9 anni di età, quando lasciarono Nizza a bordo di una fregata.
Nel periodo precedente il matrimonio sono da ricordare i due soggiorni nella città eterna: in ottobre 1824 per ben sette mesi con la madre in occasione dell’Anno Santo, in dicembre 1825 nuovamente a Roma e in Vaticano.
nozze e reame
A causa della bellezza, della bontà, della discrezione, della sua religiosità, nonché del casato di provenienza, Cristina divenne la sposa più richiesta dalle famiglie reali d’Europa. «Mai forse la mano di una principessa fu desiderata da tanti principi»142, scrisse Antonio Monti. Le richieste di matrimonio iniziarono molto presto. Fra i pretendenti giunsero proposte dagli Orléans, dal granducato di Toscana, dalla Baviera, dagli Assia-Darmstadt, dalle corti di Madrid e di Lisbona, dall’imperatore del Brasile. Ferdinando di Borbone aveva da tempo manifestato una decisa inclinazione per Maria Cristina di Savoia: erano cugini di secondo grado, poiché entrambi bisnipoti di Francesco I di Lorena e di Maria Teresa d’Austria. Carlo Alberto, senza più la presenza ingombrante della regina Maria Teresa, aveva acquisito uno spazio di libertà notevole e desiderava quanto prima concludere il contratto nuziale: Maria Cristina era l’ultima figlia di Vittorio Emanuele I e si doveva, finalmente, stabilire un’alleanza concreta con il Regno borbonico. D’altra parte, sia padre Terzi, che da trent’anni seguiva la sua famiglia, sia le dame che erano al suo fianco scoraggiarono l’aspirazione vocazionale della principessa. Le trattative furono assai lunghe e tortuose, e si conclusero positivamente nell’ottobre del 1832.
Il 21 novembre 1832, nel santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta, presso Voltri (Genova), ebbero luogo le nozze fra Maria Cristina di Savoia e Ferdinando II di Borbone (sovrano delle Due Sicilie dall’8 novembre 1830 al 22 maggio 1859). La chiesa era stata scelta da Cristina stessa, che non volle la cattedrale per rispettare il lutto: era stato troppo forte il legame che si era creato fra i genovesi e Maria Teresa, scomparsa otto mesi prima. La sua scelta cadde perciò sul santuario di Voltri, dove la principessa e la madre erano state tante volte insieme a pregare. Ferdinando vi giunse in incognito, dopo due soste: la prima a Roma, per rendere omaggio al Pontefice, e la seconda a Firenze.
Tutte le testimonianze del processo di beatificazione, l’epistolario di Maria Cristina, la relazione dell’inviato di re Carlo Alberto di Savoia, Ferdinando Arborio Gattinara di Breme (1807-1869), parlano di una vita matrimoniale serena e felice fra la regina e il re. La cattiva fama che ha accompagnato Ferdinando II nel tempo, va dunque ricercata soprattutto nell’opposizione del sovrano alle idee risorgimentali e liberali, per cui la pubblicistica non ha fatto altro che criticare negativamente un sovrano che represse rivolte e aspirazioni rivoluzionarie.
Grazie a Dio sono felicissima, e mai credevo che si potesse esserlo fino a questo punto in questo stato; ma Ferdinando è davvero un angelo e più lo conosco più mi ci affeziono; insomma si vede proprio che tutto questo affare è stato condotto da Dio perché così era per il meglio. (Archivio Segreto del Vaticano, Proc .Ord. Neap. F. 33)
Insomma si vede che tutto quest’affare fu condotto da Dio, giacché le opere umane non possono mai riuscire così, ed io non posso abbastanza ringraziare Iddio per tutte le infinite grazie che mi ha fatte e continua sempre a farmi… Sono incantata da Napoli e da tutto ciò che vedo (lettera di Maria Cristina alla Contessa di Volvera)
primogenitura e morte
Dopo due anni e mezzo di matrimonio, la coppia reale non ha ancora figli e la preoccupazione inizia a salire, anche perché Carlo Borbone spera nella sterilità del fratello e della cognata, per poter rientrare nella linea dinastica della successione del Regno, mentre alcuni vociferano in una possibile mancanza di virilità di Ferdinando o in una presunta tisi di Maria Cristina. A far soffrire la regina erano particolarmente le voci calunniose contro il marito. Ricorse alla preghiera e alla celebrazione di Sante Messe. Si recò dodici volte in pellegrinaggio a Mugnano, presso le reliquie della martire santa Filomena e nell’aprile del 1835 la grazia giunse. Maria Cristina, allora, inviò un bambino in argento come ex voto al santuario di Mugnano, ordinando un triduo di ringraziamento in onore di santa Filomena. La mattina del 16 gennaio 1836 nasce quindi l’erede al trono Franceso II. Unico rilievo negativo nella neomamma un lieve gonfiore sul suo volto il giorno seguente, un gonfiore che andò sempre più ad aumentare. Era il processo infettivo che aveva intrapreso il suo corso. Le due prime preoccupazioni di Cristina furono: far battezzare il piccolo e il desiderio di presto allattarlo.
Durante la gravidanza Maria Cristina accenna continuamente al fatto che si sarebbe dovuto continuare, dopo la sua scomparsa, a offrire sussidi ai bisognosi. Affermava con sempre maggior frequenza alle sue dame: «Me ne andrò presto: ho terminato la mia missione». Parole profetiche scrisse alla sorella Maria Anna, nella quale evoca il soprannome che le veniva dato da bambina, a causa della sua precoce maturità spirituale e morale: «Questa Vecchia, questa vecchia adesso va a chiudersi nella sua Tomba. Io morrò e voglio lasciar, morendo, alla mia Mariannina la cosa più cara che io abbia […]». Diede istruzioni precise per la colonia di San Leucio; disposizioni scritte vennero consegnate al marito e alle sorelle dopo la sua morte per opere caritative in suo nome. Inoltre, le lettere che risalgono a questo periodo hanno un sapore di addio.
Soltanto per quindici giorni Cristina ebbe la possibilità di tenere fra le braccia il suo piccolo. La cosiddetta “febbre puerperale” colpì la regina, causata da un’infezione, che i medici (Ronchi, Civita, Santoro, Lanza, Lucarelli) non seppero curare e che degenerò in una peritonite: la situazione clinica era, per l’epoca, fuori controllo. Terminati i festeggiamenti per la nascita del primogenito, si preparavano i funerali della madre. Quando, la sera del 30 gennaio, Ferdinando viene informato dai medici del precipitare della situazione, la sua reazione è straziante. Le preghiere si moltiplicano in tutto il Regno.
Il 31 gennaio 1836 Maria Cristina muore nel Palazzo Reale di Napoli per infezione post partum. È appena suonato mezzogiorno. Maria Cristina, dopo breve agonia, reclinato il capo, si addormenta nel Signore con l’estremo atto di fede «Credo Domine». Racconterà padre Terzi: Con queste parole finì la sua vita circa le dodici del trentuno, e dopo aver sofferto per lo spazio di sedici ore dolori acerbissimi e senza mai il più piccolo atto d’impazienza. Fece, insomma la morte del giusto, appunto com’era sempre stata nella sua vita. Per tre giorni il popolo commosso sfila in mesto pellegrinaggio per rivedere un’ultima volta la sua regina. I funerali solenni si svolgono la mattina del 9 febbraio nella chiesa di Santa Chiara.
Era davvero impensabile che un Re rimasto vedovo a 26 anni non si risposasse. Concedendosi un viaggio in Austria conobbe Maria Teresa d’Asburgo (1816-1867), figlia dell’arciduca Carlo, che decise di prendere in moglie. Le nozze si celebrarono a Trento il 9 gennaio 1837. Da lei ebbe dodici figli. Dopo aver procurato una sposa al figlio primogenito, Re Ferdinando si ammalò nel 1859 in Puglia, dove si era recato a gennaio proprio per accogliere Maria Sofia di Baviera al porto di Bari. Ai primi di marzo il Re fu trasportato nella reggia di Caserta, dove morì il 22 maggio 1859. Intanto il figlio Francesco II di Borbone, l’8 gennaio 1859 si era già sposato con Maria Sofia di Baviera, sorella di Sissi (imperatrice d’Austria) e protagonista dell’epilogo del regno. Dopo la capitolazione Francesco II vivrà il resto dei suoi giorni nell’anonimato a Trento. Alla sua morte (+1894) la regina consorte Maria Sofia si trasferì a Parigi, per poi finire i suoi giorni a Monaco di Baviera (+1925). Entrambi sono sepolti nella Basilica di Santa Chiara a Napoli.
virtù e santità
Il filosofo Benedetto Croce, che ebbe per la beata regina, nonostante il suo ateismo, sempre grande stima e ammirazione, così la descriveva «una religiosità osservantissima bensì delle forme, ma non di mera forma, e altrettanto sostanziale, che compenetrava ogni parte dell’animo e della vita. L’ardente fede cristiana, la devozione cattolica, non era stata nei Savoia turbata nel corso di quel secolo decimottavo, in cui sovente anche i principi civettarono col razionalismo e col volterianismo; e non ebbe bisogno di essere rieccitata e restaurata da quel castigo celeste, che parve la rivoluzione contro il vecchio regime, o dallo spettacolo delle terribili conseguenze a cui la trascuranza e la perdita dell’antica fede conducevano popoli e sovrani. (..) Si può immaginare quale educazione ricevesse, in tale famiglia, la piccola Maria Cristina, coltivata come un fiore di serra, circondata da immagini di virtù e di gentilezza, nutrita di pensieri santi. L’ebbero in cura dame di costumi illibati e austeri, la marchesa di San Giorgio e la fervente per zelo religioso marchesa di Villamarina; fu istruita nei lavori donneschi, nelle lingue e nelle scienze; e, più che istruita, addottrinata nelle cose di religione mercé lo studio del voluminoso catechismo di monsignor Casati. Partecipare a solenni funzioni sacre era a lei argomento di attesa, di preparazione e di gioia» (B.Croce, “Maria Cristina di Savoia regina delle Due Sicilie”, in Degli uomini e delle cose della vecchia Italia, Laterza, Roma-Bari 1955, p.268-269).
Il suo credo cattolico non era un sentimento, ma un fatto di vita: ogni giorno assisteva alla Santa Messa; non giungeva al tramonto senza aver recitato il Santo Rosario; suoi libri quotidiani continuavano ad essere la Bibbia e il De Imitatione Christi; partecipava periodicamente e intensamente agli esercizi spirituali; fermava la carrozza quando incontrava il Santo Viatico per la via e si inginocchiava di fronte a esso, anche quando per terra c’era il fango; in cappella, poi, come lasciano detto le numerose testimonianze, teneva lungamente lo sguardo sul Tabernacolo per meglio concentrarsi su Colui che era padrone del suo cuore. Affidò la protezione della sua esistenza a Maria Santissima e donò il suo abito da sposa al santuario di Santa Maria delle Grazie a Toledo, dove tuttora si custodisce. La sua umiltà e la sua carità conquistarono i napoletani: inviava denaro e biancheria; dava ricovero agli ammalati; un tetto ai diseredati; assegni di mantenimento a giovani in pericolo morale; sosteneva economicamente gli istituti religiosi e i laboratori professionali, togliendo così dalla strada gli accattoni.
Ferdinando imparava, giorno dopo giorno, a condividere il virtuoso tenore di vita della sposa. Ogni sera, come abbiamo menzionato, marito e moglie scendevano nella cappella del Palazzo Reale per ricevere la benedizione con il Santissimo Sacramento esposto nell’ostensorio, rito al quale Ferdinando non voleva mancare; sovente recitavano insieme il Santo Rosario nell’oratorio privato; ricevevano la Comunione insieme ogni quindici giorni e partecipavano anche agli esercizi spirituali. Altri componenti della corte si associavano alle loro pratiche religiose e si iniziarono a osservare i digiuni prescritti del venerdì e della Quaresima.
Il cardinale di Perugia, Gioacchino Pecci (1810-1903), futuro Leone XIII, si fece portavoce della richiesta di beatificazione, e il 15 agosto 1858 scrisse a Pio IX. Quello stesso anno tutta la documentazione raccolta nelle diverse diocesi venne spedita a Roma. Il 6 maggio 1937 Papa Pio XI dichiara l’eroicità delle virtù della venerabile serva di Dio Maria Cristina di Savoia. Re Umberto II di Savoia, dal 1946 in esilio a Cascais, in Portogallo, desiderava fortemente che la causa di beatificazione della sua antenata giungesse a compimento, per tale ragione decise di offrire i fondi necessari al proseguimento dell’iter e di allearsi in questa iniziativa all’erede di Francesco II delle Due Sicilie. Il 25 gennaio 2014 beatificazione nella Basilica di Santa Chiara in Napoli, presieduta dal cardinale Angelo Amato



