4^ dom. Avvento (A)
La Parola di Dio di quest’ultima domenica di Avvento sembra unire le due solennità di dicembre (Immacolata e Natale) in un modo commovente, da contemplare con stupore e in silenzio. La vergine concepirà e partorirà un figlio. Nella cappella dell’Immacolata (in Sant’Ignazio m. all’Olivella) abbiamo proprio le due statue di marmo del profeta Isaia e del re Davide che precorsero il futuro messia promesso per mezzo dei profeti nelle sacre Scritture e nato dalla stirpe di Davide secondo la carne (2^ lettura).
L’evangelista Matteo si rivolgeva ai giudei, volendo puntualmente mettere in evidenza come Gesù portasse a compimento le profezie dell’Antico Testamento. In tal senso interpreta le parole di Isaia della prima lettura, citandole letteralmente in questo brano. Anche di questo momento descritto (“annunciazione a San Giuseppe”) abbiamo un raffigurazione su tela nella parete della cappella della Santa Famiglia. Prima che andassero a vivere insieme – dopo l’annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria, sicuramente di rientro dalla visita a sua cugina Elisabetta, anch’essa incinta di Giovanni Battista – Giuseppe trova Maria già in gravidanza. Un fatto gravissimo concepire al di fuori del vincolo coniugale, che per la legge di allora comportava espulsione e allontanamento dalla comunità. La vita umana se è frutto di amore si accoglie in un legame stabile, non in un contesto di passaggio. Mentre Giuseppe medita il modo di evitare le gravi conseguenze, l’angelo gli appare per dirgli che il bambino dovrà chiamarsi Jeshua (“Dio salva”) perché sarà l’Emmanuele (il “Dio con noi”).
Termini diversi per esprimere il mysterion – dirà San Paolo – che si sta realizzando in queste eventi salvifici. Venendo in chiesa a Natale celebriamo il mistero di Dio che si fa uomo per salvare il suo popolo dai suoi peccati: salvarci dal baratro di morte cui ci conduce il nostro peccato. Non basta vederlo o sentirlo dire sugli schermi, bisogna muoversi per andare incontro al Signore che viene con l’urgenza proclamata dal Battista, o da San Leonardo di Porto Maurizio quando incitava a fare come gli angeli che si affollano attorno a ogni Messa: correte alle chiese! Nelle chiese il Dio-con-noi si rende realmente presente, dopo che ha promesso di restare con noi tutti i giorni sino alla fine del mondo: l’Emmanuele apre e chiude il Vangelo di Matteo.
In chiesa non andremo certo per abitudine o rito sociale. Noi incontriamo il nostro Dio e tocchiamo il cielo con un dito ogni volta che ci convertiamo, prendendo coscienza del male che ci abita. Quale modo migliore di preparare le vie del Signore nei nostri cuori se non pregando con più fervore e praticando atti di mortificazione? Così si libera la nostra mente dalle distrazioni e il nostro cuore dagli affetti sbagliati. Il cardinale Burke nella sua meditazione sull’Avvento ha dato una bella indicazione: Confessando i nostri peccati, grandi o piccoli che siano, purifichiamo e dilatiamo il nostro cuore affinché Cristo possa prendere più pienamente dimora con noi e in noi. Con l’assoluzione dei nostri peccati nel sacramento della Penitenza, Nostro Signore ci viene incontro e vive con noi, assistendoci nell’opera di riparazione, affinché la sua misericordia e il suo amore si radichino sempre più profondamente nei nostri cuori.
Se non ricorriamo al sacramenti, il 25 c.m. a vedere un bambino di resina non succederà niente, sarà un’immagine in più tra gli addobbi di Natale. Noi cattolici sappiamo bene che di Gesù non ci è rimasta solo un’immagine. Il verbo di Dio si è fatto carne e chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Parole di Gesù che ognuno sperimenta nel proprio personale rapporto con Dio.


