Musica e Arte cristiana

Dal libro intervista di Peter Carter al card. Robert Sarah, Il Cantico dell’Agnello, Cantagalli, Siena 2026, capp. 6-10

Se la Chiesa custodisce l’integritร  artistica della sua musica sacra, essa si fa testimone di bellezza nel mondo, e quella bellezza ci orienta e ci conduce a Cristo, alla pienezza della veritร . […] La transizione di Roma da cuore del mondo pagano a centro della Chiesa cristiana riflette il potere trasformativo della cultura cristiana. Proprio come il Verbo ha assunto la carne umana per rivelare il volto del Padre al mondo, cosรฌ l’artista cerca di incarnare il Divino attraverso la materia della propria arte. In definitiva il fine ultimo sia dell’arte sia della vita spirituale รจ permettere alla bellezza divina di risplendere nel mondo.

La musica, le celebrazioni, l’arte, e i paramenti formano un tutt’uno, un ricco banchetto per i sensi che parla ai fedeli in molti modi. L’incenso che sale simboleggia le nostre preghiere portate in cielo, le Scritture proclamate nel canto, lo splendore dei riti: tutto questo ci attrae nel mistero dell’opera salvifica di Cristo e arricchisce il nostro incontro con lui. La liturgia, perรฒ, non รจ un palcoscenico sul quale mettere in mostra i nostri talenti e le nostre capacitร . Qualsiasi visione della liturgia che ponga al centro l’espressione artistica o personale dell’uomo รจ fondamentalmente errata. […] Occorre tornare continuamente al punto: la musica liturgica, e di fatto ogni aspetto della liturgia della Chiesa, deve possedere un carattere universale, una bellezza trascendente che ci sollevi dai nostri ristretti orizzonti terreni per condurci alla presenza di Dio. […] L’antico assioma latino lex orandi, lex credendi esprime questa veritร : la legge della preghiera รจ la legge del credere. In altre parole, il contenuto e la modalitร  del nostro culto liturgico plasmano in profonditร  la nostra comprensione e il nostro approccio alla fede in Cristo.

La bellezza nella liturgia non ha natura commerciale. E’ un sacrificio, un tributo offerto davanti al Signore. Tutto ciรฒ che compiamo per Dio, inclusa la creazione della bellezza, deve trarre origine da lui, per essergli poi restituito al fine di glorificare il suo nome. […] La bellezza presente in una chiesa – i dipinti, l’architettura, la musica – concorre a innalzare le menti e i cuori per condurli a contemplare il Signore. […] Il termine “bello” inteso secondo i soli criteri mondani differisce radicalmente dal concetto cristiano, il quale postula che ogni bellezza creata sia un riflesso della bellezza di Dio e, in modo speciale, di Cristo, che รจ la Bellezza incarnata. Un fenomeno analogo si riscontra nei concetti di “piacere” o di “libertร ”: il piacere che scaturisce dall’edonismo non coincide affatto con la “sobria ebbrezza dello Spirito”, cosรฌ come la “libertร ” cristiana, che sgorga dalla veritร  di Dio, non ha niente a che vedere con l’idea illusoria di libertร  che conduce inevitabilmente all’anarchia.

Nel caso di compositori “non-credenti”?

La Chiesa ha sempre indicato il canto gregoriano e la grande polifonia dell’epoca della Riforma cattolica come ideali per la musica liturgica; ciรฒ, tuttavia, non implica l’esclusione automatica delle opere composte da non cattolici o da non credenti. La dimensione dei valori trascendentali, in quanto assoluti e comuni a tutte le epoche e culture, eleva le creazioni che ne scaturiscono a una sorta di “incarnazione” in cui si sperimenta la presenza di Dio, persino laddove l’artista non ne sia pienamente consapevole.

Tuttavia dobbiamo sempre essere consapevoli dei pericoli che sorgono quando la bellezza viene isolata dalla bontร  e dalla veritร . L’estetismo che la persegue come fine a sรฉ stessa, e l’edonismo, che cerca di piacere come fine ultimo, rischiano di allontanarci dal vero scopo dell’arte sacra. Per evitare tali insidie, gli artisti devono sforzarsi di dare vita a opere radicate nella fede e nell’amore a Dio, permettendo alla loro creativitร  di riflettere la bellezza divina, sorgente di ogni vera arte. Se ricercata come fine a sรฉ stessa, la bellezza conduce a una distorsione dello splendore del recato, poichรฉ essa dovrebbe sempre condurci a colui che รจ la Bellezza.

Benedetto XVI, saggio Cantate artisticamente per Dio

Secondo la fede cristiana (…) appartiene all’essenza dell’uomo che egli viene dall'”arte” di Dio: egli รจ proprio un “tassello” del grande disegno creativo di Dio; e come creatura razionale, capace di intendere e di volere, egli puรฒ conoscere le idee creatrici di Dio, contemplarle, tradurle nella dimensione di ciรฒ che si vede e si sente. […] Il banco di prova della vera creazione artistica sta esattamente nel fatto che l’artista esce dai circoli esoterici e sa dar forma alla propria intuizione in modo tale che gli altri siano in grado di percepire che cosa egli ha percepito. […]

Sopra abbiamo giร  schizzato brevemente la problematica del concetto moderno di creativitร , nella quale รจ presente in forma condensata l’intero problema antropologico della modernitร . Con la svolta idealistica in filosofia, lo spirito umano non viene piรน considerato come primariamente recettivo; si afferma che esso รจ solo piรน produttivo. Nella radicalizzazione esistenzialistica di quest’impostazione si vuole che prima dell’esistenza umana non ci sia niente che abbia in sรฉ senso alcuno. L’uomo proviene da una fatticitร  priva di senso ed รจ gettato in una libertร  priva di ragioni. Cosรฌ egli diviene puro creatore; la sua creazione diviene nel contempo puro arbitrio e proprio per tale motivo vana e vuota.

Non abbiamo bisogno di nuovi sacramenti per realizzare l’ideale della santitร : la chiamata e i mezzi per raggiungerla restano immutati e accessibili a chiunque abbia “orecchi per intendere”. Il fascino della novitร  rischia di diventare fine a sรฉ stesso. Si insinua cosรฌ l’idea che nella liturgia si debba sempre fare qualcosa, introducendo, inventando, o cambiando […] Da un punto di vista teologico, invece, riformare significa tornare alle sorgenti, tornare sulla retta via. Certo, la riforma รจ necessaria, ma non occorre inventare un nuovo modo di essere Chiesa. […] Un sacerdote privo di radici, che ignori questo patrimonio, sarebbe come un san Paolo che avesse preteso di seguire Cristo in solitudine, prescindendo dagli altri Apostoli. Proprio come Paolo dovette incontrare i Dodici e apprendere da loro la Tradizione. […] E’ un errore quando i sacerdoti introducono innovazioni arbitrarie, e sono privi di conoscenza o riferimenti alla Tradizione. La crescita non puรฒ avvenire nell’isolamento; un albero necessita di radici per recare frutto. […]

In molti contesti si รจ smarrita la genuina comprensione dell’essenza stessa della liturgia, nonchรฉ della natura e del fine sacro del ministero sacerdotale. […] Incoraggerei i sacerdoti ad affrontare le sfide come opportunitร  per imitare Cristo abbracciando la croce. Proprio come il Signore ha affrontato ostilitร  e incomprensioni, anche da parte delle autoritร  religiose, cosรฌ i sacerdoti devono essere pronti oggi a incontrare resistenze e scoraggiamento nel loro sforzo di rinnovare la liturgia e la musica sacra nelle proprie parrocchie. Non dobbiamo lasciarci piegare dai venti mutevoli dell’opinione pubblica o dalle pressioni a conformarci alle egemonie culturali. Occorre, invece, il coraggio di procedere controcorrente, puntando tutto sul Signore e sulle sue promesse.

Quando la natura trascendente e divina della liturgia non viene piรน compresa o apprezzata, diventa inevitabile accontentarsi della mediocritร  o persino della banalitร  nel culto. Laddove le liturgie sono celebrate con la cura per la bellezza, con dignitร , e attenzione per la musica sacra, ciรฒ รจ quasi sempre il frutto del lavoro coraggioso e controcorrente di sacerdoti devoti, di artisti autentici e fedeli – musicisti e artigiani – che offrono devotamente i propri talenti e la loro stessa vita con grande generositร , talvolta operando per anni in circostanze difficili e con scarso sostegno.

Il Concilio auspicava un uso equilibrato del latino e delle lingue volgari: il latino doveva rimanere la lingua sacra, parte integrante della liturgia; mentre il volgare veniva introdotto per facilitare ai fedeli la comprensione delle Sacri Scritture nelle celebrazioni liturgiche. Quando nel 1969 papa Paolo VI promulgรฒ il Novus Ordo Missae, estendendo l’uso della lingua volgare all’intera celebrazione della Santa Messa, egli intendeva favorire una piรน ampia partecipazione alla liturgia. La conseguenza fu, tuttavia, che in molti contesti – se non nella maggior parte – il latino scomparve quasi del tutto dalla vita liturgica della Chiesa, disattendendo l’appello del Concilio alla sua conservazione. Il Concilio considerava l’apertura al volgare quale strumento di evangelizzazione, ma ciรฒ a cui assistiamo oggi รจ un uso molto piรน esteso del volgare rispetto alle intenzioni del Concilio stesso. La completa volgarizzazione della liturgia ha contribuito a questa perdita del senso del sacro che la Chiesa oggi sperimenta. Ritengo che alla base di questa avversione per il latino ci sia il risultato di generazioni segnate da scarsa formazione, radicate in un’ideologia secondo la quale la Tradizione della Chiesa debba essere accantonata a vantaggio di qualcosa di totalmente nuovo.

Dinnanzi a tale sfortunata deriva, e avvertendo l’urgente necessitร  di sostenere le direttive conciliari sulla salvaguardia del latino e del canto gregoriano, nel 1974 la Sacra Congregazione per il Culto Divino pubblicรฒ la lettera Voluntati obsequens (14/04/1974), accompagnata dal libretto intitolato Jubilate Deo, che delineava un repertorio minimo di canti gregoriani latini da eseguire nelle cattedrali e nelle parrocchie di tutto il mondo. La Voluntati obsequens costituรฌ un accorato appello perchรฉ la Chiesa traducesse in atto il desiderio di Paolo VI, “che sia conservato per tutti i Paesi il canto latino e gregoriano del Gloria, del Credo, del Sanctus, dell’Agnus Dei“, che era a sua volta un’eco delle parole del Concilio Vaticano II (cfr. Sacrosanctum Concilium n.54). Spetta a noi adeguarci alla liturgia, non viceversa. I fedeli potrebbero non essere sempre in grado di spiegare il significato preciso di determinati vocaboli o gesti sacri, eppure ne possono comunque intuire il senso grazie al loro contesto nella sacra liturgia. Non ci si deve accostare alla liturgia con preconcetti ideologici. Al contrario, quando si prega, รจ necessario avere profonda umiltร , “perchรฉ non sappiamo pregare come si conviene” (Rm 8,26). Si tratta di misteri che non potremo mai comprendere appieno su questa terra. Il latino, come la musica, รจ un linguaggio universale capace di unire i popoli al di lร  del nostro livello di comprensione del significato delle parole.

Tale orientamento garantisce che la liturgia possa rimanere una forza unificante all’nterno della Chiesa, capace di oltrepassare i confini locali e culturali. […] In Guinea, in Francia, come nelle Fiji, la liturgia dovrebbe essere inconfondibilmente cattolica, parte della Chiesa universale, celebrazione di una fede condivisa, anzichรฉ frammentata dalle identitร  culturali. […] Immettere nello spazio sacro elementi quali tamburi e danze, tipici dei contesti festivi popolari, rappresenterebbe una profanazione del sacro. […] Benchรฉ oggi in Africa capiti talvolta di assistere ad alcune danze liturgiche, nella mia esperienza esse non costituiscono affatto la modalitร  con la quale gli africani comunicano autenticamente con Dio. Non si tratta in questo caso di una genuina inculturazione. […] Noi non dobbiamo inventare alcunchรฉ! Siamo chiamati unicamente a conservare ciรฒ che abbiamo ricevuto dalla Sacra Tradizione e dai nostri padri nella fede.

Se la Chiesa non si fa guida attraverso la bellezza, รจ la sua stessa missione evangelica a soffrire, e il grande tesoro della tradizione musicale ecclesiale corre il grave pericolo di essere dimentica e perduto. […] Il mecenatismo che ha segnato un’epoca di straordinario splendore per l’arte sacra, rimane una soluzione valida, ove possibile nello sforzo mirato a far rinascere la cultura musicale ecclesiale. […]

La realtร  della vita ecclesiale odierna รจ complessa e sofferta, perchรฉ la societร  occidentale agisce e vive in un’apostasia silenziosa, come se Dio fosse morto. Una profonda crisi di fede e di vocazioni sta portando alla chiusura dei seminari in Europa e sovraccaricando di lavoro molti sacerdoti […] Le chiese chiudono, vengono vendute e, in alcuni casi, sono demolite o sconsacrate. Il numero di fedeli praticanti nella maggior parte dei paesi occidentali รจ in calo e la partecipazione alla Messa domenicale รจ percepita come qualcosa di facoltativo. […]

Per gli errori e le infedeltร  che assediano la Chiesa, il rimedio risiede nel tornare alle sorgenti della nostra fede, attingendo profondamente ai pozzi della Scrittura e della Tradizione. Se ci immergiamo nella veritร  della Parola di Dio, permettendole di penetrare nei nostri cuori e nelle nostre menti, allora essa trasformerร  gradualmente le nostre esistenze e, di riflesso, l’intera Chiesa. Dobbiamo infatti ricordare che, in fin dei conti, รจ Dio che edifica la sua Chiesa, non noi con i nostri modesti sforzi. Tutto ciรฒ che abbiamo e tutto ciรฒ che siamo proviene da lui. La fede che professiamo, i sacramenti che celebriamo, la Tradizione che abbiamo ereditato: tutti questi sono doni del Signore, affidati a noi affinchรฉ li custodiamo e li trasmettiamo. Non siamo chiamati a inventare una nuova fede o una nuova Tradizione a ogni generazione, bensรฌ a riceverle umilmente e con gratitudine, lasciando che esse plasmino la nostra vita e il nostro culto.

Quando gli artisti si dedicano alla via della bellezza e alla creazione, essi stanno in definitiva orientandosi verso la fonte di ogni bellezza e partecipando al genio creativo dell’uomo, che รจ fatto a immagine e somiglianza di Dio. Le esperienze della bellezza nell’arte e nella cultura sono vere e proprie vie di grazia che elevano l’anima, orientandola costantemente verso il mistero trascendente di Dio.

teofori e necrofori

Pregi della Congregazione dellโ€™Oratorio, Venezia 1826, tomo II, pp. 185-186

Voi gridate, voi esclamate, che colui, che vi ha calunniato, รจ un tristo, ed un infame, che parla per pura invidia, che รจ un uomo senza fede, e senza legge. Via, sia cosรฌ. Ma questo sfogo guarisce forse la piaga del vostro cuore? E perchรฉ colui che รจ pazzo, e ha parlato male, volete voi essere cosรฌ sciocchi, come lui, a difendervi, e a far conto di una indiscrezione, e di un trasporto di lingua scorretta? (โ€ฆ) Bisognerร  dire, e ridire a tante persone, e a tante, che colui, che vi ha calunniati, รจ un bugiardo, รจ uno scellerato, senza coscienza; bisognerร  gettargli addosso delle altre calunnie, per far credere che colui ha detto piรน bugie che parole; bisognerร  rinvangar la sua schiatta, e metter fuori tutte le miserie della sua casa. E quรฌ, eccovi imbarazzati con altri peccati, non essendo mai lecito il difendersi con altre calunnie e mormorazioni.

Nel vecchio calendario liturgico la memoria di Sant’Ignazio di Antiochia ricorreva il 1ยฐ febbraio, in seguito alla riforma liturgica si รจ spostata al 17 ottobre (data del suo martirio). รˆ poca cosa dire cheย Santโ€™Ignazio di Antiochiaย sia morto ammazzato, perchรฉ non รจ stato freddato da un proiettile alla tempia, รจ stato sbranato dai leoni affamati che se lo sono mangiato vivo e cosciente. Il vescovo Ignazio non era un poveruomo che paga i propri sbagli, bensรฌ un innocente che soffre ingiustamente. A imitazione di Cristo, il Re dei Martiri che per primo ha sofferto per gli altri, cosรฌ sant’Ignazio ha dato la vita per la propria fede in Cristo. Non รจ sottile infatti la distinzione fra le tribolazioni portate dai propri errori e lโ€™ingiustizia procurata da terzi o malasorte. Le letture proclamate nella liturgia della Parola (novus ordo) dicono qualcosa a proposito.

La prima lettura dalย Siracideย (51,1-12) ricorda il riparo, lโ€™aiuto e la liberazione ricevuta da Dio:ย ha salvato il corpo dalla perdizione,ย dal laccio di una lingua calunniatrice,ย dalle labbra di quelli che proferiscono menzogna,ย dalla lingua impura e dalla parola falsa e dal colpo di una lingua ingiusta. La pericope si apre con le paroleย Ti loderรฒ Signore, re, e ti canterรฒ, Dio, mio salvatoreย e ilย salmoย responsoriale (Sal 33) fa eco al testo sapienziale, poichรฉ loda il Signore e invita tutti alla lode:ย Benedirรฒ il Signore in ogni tempo,ย Magnificate con me il Signore,ย Gustate e vedete comโ€™รจ buono il Signore. Lโ€™autore sacro veterotestamentario enumera piรน persecuzioni sofferte mentre esalta la salvezza del Signore.

Passando al Nuovo Testamento le letture dischiudono meglio il senso. San Paolo scrivendo aiย Filippesiย (3,17-4,1) li esorta ad imitare autentici modelli di santitร , ovvero atteggiamenti conformi a quanto proposto dagli Apostoli e non da altri. Infatti โ€“ dice San Paolo โ€“ย con le lacrime agli occhi ve lo ripeto, molti si comportano da nemici della croce di Cristo, alla quale รจ stato inchiodato il peccato per morire lรฌ e permetterci di rinascere a vita nuova.ย Si vantano di ciรฒ di cui dovrebbero vergognarsiย [i propri peccati]ย e non pensano che alle cose della terra. Se la prima lettura si apriva col tempo verbale al futuro, ecco la seconda affermare cheย la nostra cittadinanza รจ nei cieli e di lร  aspettiamo come salvatore il Signore Gesรน Cristo. La tensione escatologica risuona forte e chiara, tanto quanto lo รจ nelle beatitudini.

รˆ infine il brano dalย vangelo di Giovanniย (12,24-26) a dare la parola ultima e definitiva di Dio. Il chicco di grano per portare frutto deve morire: chi vuole garantirsi il benessere in questa vita, non si sta garantendo la vita eterna; chi vorrร  essere ยซonoratoยป deve ยซseguireยป il Maestro prendendo la sua croce (Mt 16,24) fino in cima al calvario:ย chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverร  per la vitaย eternaย (Mt 12,25). Il vescovo Ignazio fece sue le parole del brano di Vangeloย chi vuole salvare la propria vita la perderร : ยซio perdo Iddio, se riesco a salvarmi. Mai piรน mi capiterร  una simile ventura per riunirmi a Luiยป (lettera ai romani). Santโ€™Ignazio volle essere quel chicco di grano, ยซfrumento di Cristo macinato dai denti delle fiereยป, come scrisse nella sua ultima lettera ai romani.
Sullโ€™esempio di santโ€™Ignazio di Antiochiaย amiamo i nostri nemici e preghiamo per quelli che ci perseguitano (Mt 5,44), perchรฉ ci danno modo di fare tanto.

Opera postuma dโ€™un prete dellโ€™Oratorio di Savigliano, โ€œPregi della Congregazione dellโ€™Oratorioโ€, Tipografia Andrea Santini e figlio, Venezia 1826, tomo II, pp. 186-187

Vi sono ben certi casi, in cui non solo รจ lecito il difendersi dalle calunnie, ma talora ci corre lโ€™obbligo: come sarebbe, quando la persona, perdendo cosรฌ la sua buona antica fama e riputazione, non potesse piรน operare per la salute dellโ€™Anime, come un Vescovo, un Parroco, un Predicatore in certe circostanze; e lโ€™ha pur fatto qualche volta S. Paolo a questo fine. Ma, parlando generalmente, il miglior partito per abbattere la calunnia, ed i calunniatori, si รจ, fidarsi di Dio, che saprร  a tempo e luogo far le nostre difese, meglio assai, che non sapreste far voi; disprezzare i loro disprezzi, non darsi fastidio, e neppur degnarsi di guardarli, o di ascoltarli. Spreta evanescunt, diceva Tertulliano; e le calunnie disprezzate si risolvono in fumo, e questo fumo soffoca la calunnia nel cuore del medesimo Calunniatore. (โ€ฆ) Iddio lo fa parlare in tal guisa per purgare il mio cuore; mentre questo puรฒ servire di penitenza aโ€™miei peccati. Prendiamola anche noi per questo verso. Noi tanto desideriamo, che ci siano perdonati i nostri peccati; ma non potendo ciรฒ seguire senza qualche nostra penitenza, eccone una tutta a proposito. E noi vorremo ricusarla per la solo paura di perdere un poco di riputazione e di onore? (โ€ฆ) Il vero onore per noi รจ servir Dio, e non altro; tutto il restante รจ vanitร .

San Teotista, abbati

Santi Siciliani a cura di Ugo Russo

A tavula sarvata nร  Cresia Matrici di Caccamu (XVII Seculu)

Aggiografia




A citati di Termini Imeresi (PA) havi comu Patronu San Calojru ca stetti supra lu Munti Euracu; supra lu munti si vidi ancora oj a stampa du so pedi e na surgiva ca sgurgau pรฎ so prijeri. Li tradizioni sunnu scarsi; pari ca fussi lu stissu Calojru di Fragalร , ca priricau u Vangelu a Termini contro lu Arianisimu di Vandali; no stemma du Cumuni si vidi San Calojru vistutu di monacu basilianu. Certi scrittura dicinu ca fu citatinu di Caccamu, la antica Azuni o Cabala cartaginisi, ma secunnu cu scrivi lu ฮšฮฑฮปฮฟฮณฮตฯะพฯƒ (Beddu vecchiu) di Termini Imeresi fu unu di tanti monaci basiliani vissuti na Sicilia du IV seculu โ€˜n poi e di identificari cu lu stessu Teotista. Chistu campรฒ no munasteru basilianu di Santu Nicola du Voscu e favuri du Munti San Calojru, a tri migghia di Caccamu, unni fu abbati, abitatu ancora oj di cuntatini ca nni ficiru staddi pi lโ€™armali; lโ€™affreschi di stili bizantinu oramai sunnu illeggibbili. Puru li Bizzantini ricordanu u Santu Abati Teotista comu monacu italu-grecu. Fu scrittu no Calinnariu Palirmitanu no 1736. Fui cilibratu fino o 1975. Perรฒ oj si pรฒ cilibrari na tutta a Sicilia. Sicunnu a tradizioni fu abati d’un munasteru basilianu, oggi scumparsu, a Cumia (frazioni di Missina) chi fu ‘ntitulatu ad iddu.

Riliqui

A tradizioni voli ca u Santu fu sippillutu a San Nicola du Voscu, unni muriu lu 4 di Jnnaru du 830.

Bibbliografia

O. Gaetani Vite di Santi Siciliani Cirilli Palermu, 1657

Il Vangelo del giorno – Venerdi 16 Ottobre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Venerdรฌ โ€“ XXVIII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 12,1-7

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesรน cominciรฒ a dire anzitutto ai suoi discepoli:

ยซGuardatevi bene dal lievito dei farisei, che รจ lโ€™ipocrisia. Non cโ€™รจ nulla di nascosto che non sarร  svelato, nรฉ di segreto che non sarร  conosciuto. Quindi ciรฒ che avrete detto nelle tenebre sarร  udito in piena luce, e ciรฒ che avrete detto allโ€™orecchio nelle stanze piรน interne sarร  annunciato dalle terrazze.

Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare piรน nulla. Vi mostrerรฒ invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geรจnna. Sรฌ, ve lo dico, temete costui.

Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure, nemmeno uno di essi รจ dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete piรน di molti passeri!ยป.

Parola del Signore

Vivere con la coscienza pulitaโ€ฆ non significa certo non avere fragilitร โ€ฆ debolezze e peccatiโ€ฆ ma esserne coscientiโ€ฆ sapersi mettere in discussioneโ€ฆ non essere ambigui e soprattutto sapere chiedere aiuto.

Purtroppo, invece, spesso prevale, anche tra i discepoli di Cristo, lโ€™atteggiamento tipicamente farisaicoโ€ฆ mostrarsi per quello che non si รจโ€ฆ tenere alla propria immagineโ€ฆ col rischio di trascurare o non avere a cuore la propria vita spiritualeโ€ฆ si tratta di vivere in modo veramente superficiale.

Come fare per vivere bene la nostra fede? Prendere coscienza che per Dio noi siamo preziosiโ€ฆ e a chi confida in Luiโ€ฆ a chi si abbandona tra le sue bracciaโ€ฆ nulla potrร  accadere.

Sei prezioso per Dioโ€ฆ ti starร  accantoโ€ฆ non avere paura!

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Il Vangelo del giorno – Giovedรฌ 15 Ottobre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Giovedรฌ โ€“ XXVIII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 11,47-54

In quel tempo, il Signore disse: ยซGuai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Cosรฌ voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.

Per questo la sapienza di Dio ha detto: โ€œManderรฒ loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiterannoโ€, perchรฉ a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dallโ€™inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarรฌa, che fu ucciso tra lโ€™altare e il santuario. Sรฌ, io vi dico, ne sarร  chiesto conto a questa generazione.

Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi lโ€™avete impeditoยป.

Quando fu uscito di lร , gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Parola del Signore

Chi รจ piรน avanti nella conoscenzaโ€ฆ nel camminoโ€ฆ nellโ€™esperienzaโ€ฆ รจ piรน responsabileโ€ฆ perchรฉ i doni ricevuti, acquisiti o faticosamente ottenuti diventano responsabilitร  nei confronti di sรฉ stessi e soprattutto degli altri.

Chi, invece, fa della conoscenza o del cammino di fede uno strumento per giudicare gli altriโ€ฆ o puntare il ditoโ€ฆ ha sciupato e rovinato il grande dono ricevuto.

Alla fineโ€ฆ rischiamo di pensare di potere capire e soprattutto possedere il Signoreโ€ฆ diventando maestrini presuntuosi e antipatici non piรน al servizio della veritร  ma di noi stessi.

Chi piรน conosceโ€ฆ รจ chiamato ad essere piรน responsabileโ€ฆ occorre piรน pazienzaโ€ฆ comprensione e misericordia!

Non fare della tua conoscenza unโ€™arma, falla diventare nutrimento per te e per gli altri!

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in ascolto del Card. Sarah


La liturgia terrestre che celebriamo รจ la nostra partecipazione a quell’actio Dei in Cielo. Noi non facciamo altro che partecipare all’assemblea celeste dove รจ presente Cristo quale Agnello eterno. “Partecipiamo per anticipazione alla liturgia celeste” (SC n.8).

De gustibus non est disputandebus?

La musica si dร  in innumerevoli forme, secondo un ampio ventaglio quanto alla sua origine e alla sua qualitร . C’รจ la musica per l’intrattenimento, il tempo libero, e la danza, la quale spazia dai generi popolari a quelli classici, per arrivare a quella che si potrebbe definire musica diabolica. La musica sacra comprende varie espressioni musicali, nate dalla stessa fonte spirituale ma manifestatesi in contesti e periodi storici differenti […] Esistono poi altre forme musicali che soddisfano in parte i criteri per la musica sacra, anche se non sempre sono adatte, quanto alla forma o allo stile, al culto liturgico.


I criteri per determinare l’idoneitร  della musica all’uso liturgico sono stati stabiliti da papa San Pio X nel suo motu proprio sulla musica sacra Tra le sollecitudini, considerato la magna charta della musica sacra fin dalla sua promulgazione nel 1903. Il passaggio chiave del testo (n.2) delinea tre criteri essenziali per la musica sacra: santitร , bontร  delle forme, universalitร . Per prima cosa dobbiamo riconoscere che sussiste una genuina distinzione tra sacro e profano. In secondo luogo dobbiamo essere consapevoli di quali sono le nostre preferenze e i nostri desideri, ed essere disposti a metterli da parte se non sono degni del tempio.

Il concetto di “bontร  delle forme” sottolinea la necessitร  che la liturgia sia improntata alla bellezza, e che la musica liturgica attragga le persone verso Dio, piuttosto che verso i musicisti o la loro esecuzione virtuosistica. […] Secondo San Tommaso d’Aquino la bellezza consta di tre elementi essenziali: la proporzione (il rapporto armonioso tra le parti), l’integritร  (la coerenza dell’intero), e lo splendore o luminositร  (il potere radioso e attraente della veritร ). […] Discernere la bellezza oggettiva nella musica sacra รจ possibile attraverso l’analisi della sua struttura musicale e armonica. […] La funzione primaria della musica sacra consiste nel dare gloria a Dio ed elevare a lui la persona umana. Il discernimento della bellezza esige la contemplazione degli attribuiti di Dio. […] La Chiesa ci offre dei principi che richiedono un approccio contemplativo, una considerazione orante degli attributi di Dio e di come essi si riflettano nella musica.

Nel suo riflettere la bellezza e la veritร  che scaturiscono da Dio, l’arte possiede un fascino universale e senza tempo. […] La liturgia รจ qualcosa che ci viene tramandato e donato, non qualcosa da creare ex-novo a ogni generazione o per ogni cultura. Siamo invitati a partecipare alla bellezza e alla sapienza che รจ stata plasmata e affinata nel corso dei secoli. Anche se il repertorio e l’esecuzione della musica sacra si sono evoluti nel tempo, e continueranno a farlo, i suoi principi fondamentali e i suoi insegnamenti sono rimasti saldi nel corso dei secoli. Tali insegnamenti possono essere chiariti e approfonditi, ma la loro essenza rimane immutabile.

Negli ultimi sessant’anni circa abbiamo assistito a numerosi esempi di stili musicali nati al di fuori della Chiesa che sono stati incorporati nella liturgia. In primo luogo รจ importante riconoscere che non tutto ciรฒ che ci fa sentire bene รจ adatto al culto: puรฒ farci sentire bene perchรฉ ci รจ familiare, ma non ci dispone alla preghiera. […] Tale musica รจ dominata da un ritmo forte e regolare, mentre il canto gregoriano e la polifonia del Rinascimento possiedono solitamente un ritmo che รจ subordinato a quello del testo che la musica cerca di interpretare. […] Papa Benedetto osserva che la musica pop si allinea con la cultura delle masse, รจ parte di una cultura che valorizza ciรฒ che รจ misurabile e commercializzabile, e si rivolge a un minimo comune denominatore per evitare di turbare qualcuno o di essere troppo impegnativa. Il Vangelo cerca di liberarci dalla tirannia del denaro, dell’attivismo e della mediocritร , per condurci verso la disciplina della veritร , ciรฒ che la musica pop non ha interesse a fare.

Ci sono anche stili di musica religiosa che non sono liturgici nella loro essenza o nella loro intenzione, ma possono essere comunque ritenuti adatti all’uso devozionale o per la preghiera privata. Allo stesso modo, sinfonie o opere strumentali solistiche, originariamente destinate alla sala da concerto, potrebbero contenere elementi religiosi, ma sono incompatibili con la liturgia a motivo della loro forma musicale o per l’inclusione di elementi profani. In epoca contemporanea discernere la musica adatta alla liturgia puรฒ essere difficile, ciรฒ purtroppo porta talvolta a una situazione di anarchia in cui tutto รจ permesso nella selezione musicale liturgica. Da un lato c’รจ la necessitร  di accogliere e rispettare le legittime espressioni e i desideri delle persone; dall’altro c’รจ l’essenziale responsabilitร  di non opporsi alla liturgia e alla sua essenza.

Nel corso della storia, il ruolo dei grandi compositori รจ stato quello di esaltare i testi liturgici, trasformandoli in meravigliose opere d’arte. Essi hanno edificato sulla tradizione, talvolta ampliandone i confini e i limiti musicali, ma rimanendo sempre radicati nel ricco patrimonio musicale della Chiesa. […] Oggi siamo alla prese con l’importante sfida di integrare la ricchezza della nostra tradizione musicale sacra con le forme e le espressioni musicali contemporanee. Tuttavia, indipendentemente dalla forma della liturgia celebrata, l’essenza della musica sacra deve rimanere la medesima: un’offerta di quanto l’uomo ha di meglio, radicata nella tradizione viva, e orientata alla glorificazione di Dio e alla santificazione dei fedeli. Avendo in mente tali principi, possiamo essere certi che la musica sacra composta ed eseguita nella liturgia rimanga fedele alla tradizione della Chiesa, pur essendo aperta all’ispirazione dello Spirito Santo nel nostro tempo.

La familiaritร  gioca spesso un ruolo significativo nel plasmare le nostre preferenze personali. Ogni volta che sperimentiamo qualcosa di estraneo, abbiamo bisogno di tempo per abituarci a esso e comprenderlo prima di poter imparare ad apprezzarlo profondamente. Spesso รจ piรน facile prendere le distanze da ciรฒ che non capiamo, e concludere frettolosamente che qualcosa non ci piace, piuttosto che dedicare il tempo e l’energia necessari per dedicarvici pienamente. Dobbiamo assumere un atteggiamento di umiltร  nei confronti di ciรฒ che non comprendiamo, ed essere pazienti con noi stessi e con il processo di familiarizzazione e apprendimento.

Uno dei problemi di oggi รจ che molti cristiani non si sono mai imbattuti nel canto gregoriano; di conseguenza, non possono nemmeno apprezzarlo. Questo scollamento tra la nostra ricca tradizione musicale e liturgica e l’esperienza comune della liturgia รจ una grande perdita, che determina una separazione dalla tradizione musicale condivisa, nel corso dei secoli, dai molti santi che ci hanno preceduto. Tutto ciรฒ mostra l’importanza dell’educazione per poter apprezzare la musica sacra e comprenderne lo scopo come via per raggiungere Dio. Se ci siamo abituati alla presenza di stili di musica profana nella liturgia, il canto gregoriano e altre forme di vera musica sacra possono suonare freddi o distanti. […] Quando si cerca Dio si entra nel linguaggio del sacro, l’iniziale estraneitร  e persino l’antipatia possono sciogliersi e trasformarsi in amore. […] Non dobbiamo aggrapparci alle nostre preferenze e alle nostre esperienze personali con troppa ostinazione, siano esse conseguenze di ignoranza oppure siano frutto di raffinata istruzione, se ciรฒ consente loro di frapporsi tra noi e la nostra partecipazione ai divini misteri.

E se ognuno fa qualcosa… (3P)

Scriveva nel 1978 il cardinale Ratzinger: “Una delle parole-guida della riforma liturgica conciliare รจ stata a ragione la actuosa participatio, la partecipazione attiva alla liturgia di tutto il popolo di Dio”. Tuttavia, รจ sorta poi una discussione circa l’interpretazione e l’applicazione dell’aggettivo “attiva”, invece di “effettiva”. La resa di actuosa con “attiva” invece che “effettiva”, ha portato molti a presumere che i fedeli debbano costantemente fare qualcosa. Questo malinteso riduce la partecipazione a mera attivitร  fisica e impegno visibile, un’attivitร  comunitaria priva della sacralitร  e della solennitร  proprie dello spirito della liturgia, che compromette il significato profondo della partecipazione effettiva ai Sacri Misteri. La partecipazione “attiva” dev’essere intesa come comprensiva sia della dimensione esteriore sia di quella interiore, e l’ascolto attento e orante puรฒ essere una forma di partecipazione tanto quanto il canto. Sempre il card. Ratzinger chiedeva: “Come mai solo il parlare e non anche l’ascoltare, il percepire con i sensi e con lo spirito, dovrebbe costituire una compartecipazione spirituale attiva?” (Lodate Dio con arte. Sul canto e la musica, Venezia 2010, p.45).

[…] Storicamente il coro – noto anche come Schola Cantorum -ha sempre cantato gran parte della musica della Messa, spesso troppo complessa per essere cantata dall’intera assemblea. L’enfasi post-conciliare sul canto assembleare non intendeva sostituire la funzione originaria della Schola Cantorum. La partecipazione attiva dei fedeli puรฒ essere espressa sia con il silenzio che con l’ascolto. Il numero 114 di Sacrosanctum Concilium deve essere inteso come un richiamo a un equilibrio tra la preservazione del patrimonio musicale della Chiesa attraverso la Schola Cantorum e il canto dell’intera assemblea nella liturgia. La Schola Cantorum puรฒ cantare da sola la musica corale piรน complessa e guidare l’assemblea nei canti piรน semplici, nelle risposte, e nelle acclamazioni. Quando il coro canta da solo, l’assemblea partecipa giustamente attraverso l’ascolto attivo e la preghiera silenziosa.


La Chiesa consente che alcune antifone della Messa siano sostitute da altre forme legittime di musica sacra durante l’ingresso, l’offertorio, e la Comunione. Tuttavia la Chiesa presenta il canto dei testi liturgici di questi Propri come l’opzione principale nella scelta della musica adatta alle celebrazioni liturgiche. Se scegliamo di cantare un brano qualsiasi purchรฉ l’assemblea canti, allora perdiamo l’essenza di ciรฒ che stiamo celebrando nella liturgia, che viene esplicitata in modo speciale precisamente attraverso il testo del Proprio della Messa. E benchรฉ la partecipazione dell’assemblea non debba essere simile a quella di “muti spettatori”, essa non consiste nemmeno primariamente nel canto assembleare, come se fosse richiesto di trasformarsi in “spettatori musicali”, quasi si trattasse del pubblico di una partita sportiva. Piuttosto la loro partecipazione consiste nel penetrare nel vero spirito della liturgia, e si esprime nei suoi diversi momenti attraverso il canto, l’ascolto attento, e il sacro silenzio.

Joseph Ratzinger, “Cantate al Signore un canto nuovo”, Jaca Book, Milano 1996, p.169

Se in essa c’รจ il coro, che la puรฒ attirare piรน fortemente che il suo proprio balbettare nella liturgia di lode cosmica e negli aperti orizzonti di cielo e terra, allora proprio in questo istante la funzione rappresentativa del coro รจ particolarmente opportuna. Per esso puรฒ venir donata una maggiore trasparenza verso il canto di lode degli angeli e perciรฒ una piรน profonda capacitร  interiore di unirsi al canto, di quanto non possa fare in tanti luoghi il proprio acclamare e cantare

Ibidem, p. 148

Il divenir musica della Parola รจ da un lato incarnazione, un trarre a sรฉ forze prerazionali e metarazionali, che vengono anche rese sensibili, il trarre a sรฉ il suono nascosto del creato, lo scoprire il canto che riposa sul fondo delle cose. Ma cosรฌ questo stesso divenire musica รจ anche giร  la svolta del movimento: non รจ soltanto incarnazione della Parola, ma nello stesso tempo spiritualizzazione della carne.

Benedetto XVI, Udienza generale del 26 settembre 2012

Quando viviamo la liturgia con questo atteggiamento di fondo, il nostro cuore รจ come sottratto alla forza di gravitร , che lo attrae verso il basso, e si leva interiormente verso lโ€™alto, verso la veritร , verso lโ€™amore, verso Dio. (…) Cari amici, celebriamo e viviamo bene la liturgia solo se rimaniamo in atteggiamento orante, non se vogliamo โ€œfare qualcosaโ€, farci vedere o agire, ma se orientiamo il nostro cuore a Dio e stiamo in atteggiamento di preghiera unendoci al Mistero di Cristo e al suo colloquio di Figlio con il Padre.

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Il Vangelo del giorno – Mercoledรฌ 14 Ottobre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Mercoledรฌ โ€“ XXVIII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 11,42-46

In quel tempo, il Signore disse: ยซGuai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e lโ€™amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perchรฉ siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperloยป.

Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: ยซMaestro, dicendo questo, tu offendi anche noiยป. Egli rispose: ยซGuai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!ยป.

Parola del Signore

A volte, fare unโ€™elemosina, compiere un gesto di caritร  dentro la parrocchiaโ€ฆ puรฒ essere piรน semplice che lasciarsi cambiare il cuore.

Il vero cammino di fede chiede un lavoro interiore spesso piรน faticosoโ€ฆ riconoscere i propri tortiโ€ฆ rinunciare al bisogno di prevalereโ€ฆ dare a ciascuno ciรฒ che gli spettaโ€ฆ accorgersi della fatica dellโ€™altro e aiutarlo a portarlaโ€ฆ accogliere quello diverso da noi e forse anche particolarmente antipaticoโ€ฆ

Gesรน non ci chiede di trascurare i gesti della fede, ma di viverli fino in fondo. I frutti piรน importanti maturano quando i gesti esteriori sono segno anche di una trasformazione del nostro cuore e segno del nostro modo di stare con gli altri.

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La Sicilia fra Inferno, Purgatorio e Paradiso

La Sicilia non รจ una terra come un’altra, e non รจ per patriottismo, nazionalismo o superflui snobismi che si possa affermare ciรฒ. La storia siciliana รจ un turbinare di eventi epocali per l’umanitร , in ogni suo aspetto. La Sicilia e la “sicilianezza” rappresentano gli esempi paradigmatici e simbolici di una continua tensione emotiva.

Non c’รจ mai pace nel vissuto di questa terra e in chi la vive: si ha la costante percezione di una continua tensione fra Paradiso e Inferno. I siciliani โ€” quelli veri, quelli che questa tensione la vivono sulla propria pelle โ€” sembrano condannati a un purgatorio eterno, in attesa di quel riscatto che li porti nel Paradiso terrestre che la Sicilia effettivamente รจ.

Paradiso lo รจ per sua natura, e lo รจ nei cuori e per i cuori dei siciliani. Siciliani come anime del purgatorio, pronte a patire l’inferno nel quale si calano ogni volta che la malvagitร  umana o la violenza della natura si palesano con tutta la loro forza e crudeltร , solo per il gusto di godere di fugaci momenti e spazi di paradiso.

La tempesta emotiva dell’essere siciliani

Dante pone la Sicilia in Paradiso ma, come Vincenzo Consolo ci insegna, esiste una letteratura della sofferenza tutta siciliana che ci precipita all’inferno.

In questa tensione continua il siciliano รจ condannato a vivere in una tempesta emotiva che lo rende, al contempo, il ribelle piรน indomito e il rassegnato senza speranza. Non si puรฒ descrivere la Sicilia e la sua storia senza il rischio di dimenticare qualcosa o senza l’impressione di non averne afferrato appieno la linfa. Non si puรฒ mai finire di rappresentare il carattere siciliano, perchรฉ resta essenzialmente Uno, nessuno e centomila. Un carattere multiforme, figlio di un mosaico senza contorni che si espande tutte le volte che si cerca di definirlo.

  • Foto1. La Trinacria dai mille volti: l’eterna tensione siciliana divisa tra la distruzione del fuoco e la bellezza del mito.

Ogni autore, ogni libro, ogni storia sulla Sicilia o sui siciliani sembra riuscire a delinearlo, ma se ne trova sempre un altro che ne descrive mille altre sfumature. La Sicilia รจ sรฌ un’isola, e i siciliani sono isole nell’isola, ma restano parti di un continente dalle anime infinite che ogni giorno si scoprono o si riscoprono.

Dedico ogni giorno parte del “mio tempo” a scoprire e riscoprire questo continente e queste anime. Aggiungo libri su libri alla mia biblioteca, ma ogni volume, ogni autore mi apre nuovi orizzonti e strade nuove e sconosciute.

Il Paradiso conteso e il peso dell’invidia

Chi ama questa terra e questo popolo sente forte il desiderio di appropriarsi della sua storia e della sua anima piรน intima, pur fallendo ogni volta. Si aggiungono personali visioni e interpretazioni del perchรฉ e del percome la Sicilia sia lo splendido paradiso che รจ, pur vivendo in un inferno che subisce e da cui stenta a liberarsi.

Forse รจ cosรฌ straordinariamente vicina all’idea di paradiso perchรฉ รจ proprio qui che l’inferno gioca le sue battaglie piรน aspre. Federico II di Svevia diceva in una sua celebre frase:

“Non invidio a Dio il Paradiso, perchรฉ sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia”.

E forse proprio per questo veniva considerato l’anticristo: un uomo potente, forte e colto che possedeva il paradiso in terra. L’invidia terrena non sopporta che ci sia chi di questo paradiso possa godere, e fa di tutto per rendere quel paradiso terreno sempre piรน simile all’inferno.

L’Isola del Tesoro (o l’isola che non c’รจ)

Questa terra piena di storia, di tradizioni, di umanitร , di risorse naturali, artistiche e paesaggistiche, custodisce una ricchezza che, al pari dei piรน grandi tesori, sembra destinata a dover essere nascosta e occultata. L’isola del tesoro, il paradiso, ma anche l’isola che non c’รจ.

Come i predoni e i pirati nascondono i tesori, ci sono coloro che vivono sognando e anelando alla ricerca dei tesori perduti; in fin dei conti, la ricerca stessa costituisce una spinta emotiva ben piรน potente del tesoro stesso. Forse c’รจ oggi piรน che mai la paura che questo tesoro e questo paradiso possano esplodere e illuminare il mondo, come per tanti secoli รจ stato.

Tra il bacio di Dio e il corno di Lucifero: il mito

La natura duale della Sicilia รจ scritta persino nelle sue leggende popolari:

  • Il bacio divino: Una leggenda vuole che il Creatore, nel momento della creazione e soddisfatto per il suo operato, abbia voluto stringere fra le braccia il globo per baciarlo. Quel bacio, in mezzo alle terre emerse, si รจ trasformato nella Sicilia.
  • Foto2. Il bacio del Creatore che ha dato vita alla terra di Sicilia.
  • La piuma e il corno: Un’altra leggenda vuole che l’arcangelo Michele, in uno dei suoi scontri con Lucifero, gli abbia rotto un corno. Nel conflitto, Lucifero strappรฒ una piuma dalle ali dell’arcangelo. Entrambi caddero al suolo, proprio in Sicilia.

Foto3. La battaglia epica tra l’arcangelo Michele e Lucifero nei cieli dell’isola.

La Sicilia, cosรฌ concepita come teatro perenne dei conflitti fra angeli e demoni, diventa inferno e luogo per uomini “senza anima”, purgatorio per uomini in cerca dell’anima e paradiso in terra per coloro che riescono a parlare alla propria anima e a sentirne la “sua” voce.


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Il Vangelo del giorno – Martedรฌ 13 Ottobre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Martedรฌ โ€“ XXVIII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 11,37-41

In quel tempo, mentre Gesรน stava parlando, un fariseo lo invitรฒ a pranzo. Egli andรฒ e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliรฒ che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.

Allora il Signore gli disse: ยซVoi farisei pulite lโ€™esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno รจ pieno di aviditร  e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto lโ€™esterno non ha forse fatto anche lโ€™interno? Date piuttosto in elemosina quello che cโ€™รจ dentro, ed ecco, per voi tutto sarร  puroยป.

Parola del Signore

รˆ normale nascondere le proprie fragilitร โ€ฆ รจ normale avere paura di mostrare le proprie debolezzeโ€ฆ avere paura di fare brutta figuraโ€ฆ noi tutti cerchiamo di mostrare la parte migliore che abbiamo. Non รจ questo il tema del vangelo di oggi.

Il tema รจ un altroโ€ฆ รจ molto piรน sottileโ€ฆ il problema รจ nascondere il male con un finto beneโ€ฆ mostrarsi per quello che NON si รจโ€ฆ fingere di essere ciรฒ che non si รจ per nascondere ciรฒ che si sa essere un male.

Finzione. Questo รจ il tema del vangelo di oggi. Questo รจ lโ€™atteggiamento farisaico. Fingere pur di non mettersi in discussioneโ€ฆ pur di non convertirsi.

รˆ piรน facile, infatti, fingere piuttosto che lavorare dentro di sรฉโ€ฆ fingere piuttosto che cambiareโ€ฆ

Ma Gesรน, in qualche modo, dร  anche una soluzioneโ€ฆ sa che nel profondo del cuore di ognuno cโ€™รจ qualcosa di buonoโ€ฆ e chiede di giocare a carte scoperte. Se accetti di mostrare ciรฒ che hai dentroโ€ฆ alla fineโ€ฆ sotto le tue fragilitร โ€ฆ le tue debolezzeโ€ฆ si troverร  la bellezza che sei veramente.

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Il Vangelo del giorno – Lunedรฌ 12 Ottobre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Lunedรฌ โ€“ XXVIII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 11,29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesรน cominciรฒ a dire:

ยซQuesta generazione รจ una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarร  dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poichรฉ, come Giona fu un segno per quelli di Nรฌnive, cosรฌ anche il Figlio dellโ€™uomo lo sarร  per questa generazione.

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerร  contro gli uomini di questa generazione e li condannerร , perchรฉ ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi รจ uno piรน grande di Salomone.

Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nรฌnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perchรฉ essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi รจ uno piรน grande di Gionaยป.

Parola del Signore

Non si tratta di chiedere segni, ma di accoglierliโ€ฆ cercarliโ€ฆ e trovarli attorno a noi.

Perchรฉ non siamo soli ma viviamo alla presenza di un Dio che ha un suo modo di comunicare con noi. Un Dio che non vuole imporci una parola e una indicazione ma, proprio per lasciarci liberi, ci manda dei segni comprensibili solo per chi li cerca ed รจ disponibile ad uscire dalle proprie convinzioniโ€ฆ dai propri schemi.

Avere lโ€™atteggiamento di non cercare questi segniโ€ฆ o, peggio, cercarli ma non accettarliโ€ฆ รจ โ€œsegnoโ€ di non avere colto che in ballo cโ€™รจ la salvezzaโ€ฆ la vera felicitร โ€ฆ la vita eterna… e alla fine… se comprendi il linguaggio di Dio… capirai che anche tu per gli altri potrai essere segno del suo amore. Che bella responsabilitร !

Quando non accogli unโ€™opportunitร  pensa sempre a quello che stai lasciando!

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