musica maestro!

Certo, non bisogna pensare che la musica sacra cristiana non esista più, ma nemmeno ritenere che ogni musica sia sacra, religiosa in senso stretto, o addirittura cristiana, secondo una tendenza new age. E’ possibile che la lontananza dalla fede o dissonanza di certa musica sacra nella liturgia attinge alla caratteristica del culto cristiano che a differenza di altri culti religiosi ha una chiara impostazione responsoriale: Dio parla e l’uomo ascolta e risponde; questo è l’andamento del canto sacro cristiano: fino a raggiungere la consonanza ragionevole con colui che è il Logos. 

La musica cristiana deve rivelare la verità, deve essere espressione alta e completa della preghiera della Chiesa non del sentimento individuale. Uno stadio previo è certamente la soggettività della voce che viene dall’anima e si fa canto, ma deve confluire e in certo senso ri-crearsi nell’oggettività del Verbo.
Il musicista liturgico deve sapere di musica e di fede cristiana onde raggiungere l’alta vetta della sintonia col mistero celebrato. Questo è il canone ovvero la regola della musica che può accedere alla divina liturgia cristiana.

Se tra i tanti tipi di gregoriano in circolazione all’epoca, solo qualcuno ha avuto cittadinanza, vuol dire che ha superato la selezione di cui appena abbiamo detto ed è giunto fino a noi. Può essere oggi diversamente? Il monaco benedettino Anselmo Susca, insigne gregorianista, si chiedeva se non ci sia proprio nulla di “attivo” nell’ascoltare, nell’intuire, nel commuoversi.

Dal libro intervista di Peter Carter al card. Robert Sarah, Il Cantico dell’Agnello, Cantagalli, Siena 2026, p.137

Nella liturgia, dobbiamo preservare un’unità che trascenda le differenze culturali, in Africa, in Asia, in Europa, o nelle Americhe. La celebrazione dei sacramenti è ciò che ci tiene uniti come un unico corpo in Cristo. E’ il motivo per cui il Concilio, pur incoraggiando un certo grado di adattamento culturale, ha anche affermato il primato del canto gregoriano e dell’organo a canne come la musica propria del Rito Romano. Queste forme presentano una qualità universalmente sacra che consente loro di essere in sintonia con i cattolici di tutte le culture.

Nicola Bux, La riforma di Benedetto XVI, ed. Il Giglio, 2022, pp.136-137

Il canto deve essere sacro: gioioso e giubilante, senza scompostezza, poetico e nobile, senza artificio, dolce e soave, senza affettazione né sentimentalismo. È stato osservato che siamo arrivati al punto di cantare il “Padre nostro” – preghiera insegnata da Gesù stesso – sull’aria di “Sound of silence”, o di rispolverare, per un congresso eucaristico, la canzone di John Lennon, “Imagine”, in cui si augura un mondo senza cielo né religione. Di questa, forse, piacevano la musichetta, l’idea di pace, senza fondamento né sostanza, e l’atmosfera sognante: come se per contrastare l’illuminismo, il cinismo, il materialismo e la miscredenza odierni, occorresse rifugiarsi in una retorica romantica dei buoni sentimenti, in un languido infiacchimento dei sensi e della mente, che in realtà nulla ha a che vedere con le virtù evangeliche. Non siamo in presenza di uno scadimento romantico e soggettivo indifferenziato? Siamo quasi alla gnosi nella musica liturgica. Col risultato che il popolo non canta più, e nello stesso tempo, protestantizzato, ha perso l’idea di cosa sia l’eucaristia, l’incontro fisico e spirituale con Cristo, convinto che la messa si riduca all’ascolto della parola e al fare memoria di un fatto ormai passato.

Raymond Leo Burke, “La legge liturgica nella missione della Chiesa”, Convegno Sacra Liturgia 2013, Pont. Università Santa Croce

Penso, ad esempio, a quello che accadde alla musica impiegata nel culto sacro. Entrando in seminario minore, mi fu consegnata una copia del Liber Usualis. […] Nel giro di cinque anni, il Liber Usualis fu improvvisamente e completamente abbandonato, e il canto Gregoriano fu sostituito, in buona parte, da canzoni sullo stile della musica popolare, accompate da chitarre e strumenti a percussione. Ho raccontato per esteso la mia esperienza del cambiamento radicale della musica sacra dopo il Concilio nel mio contributo agli atti della III Fora International Liturgical Conference Nel 2010. Ciò che accadde alla musica sacra accadde anche allo stesso Rito della Messa, agli altri riti sacri, e infine ad ogni aspetto della Sacra Liturgia.

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