Tema: Donare
Sei caritatevole, certo, quando doni: ma mentre doni, gira il capo in modo che tu non veda l’imbarazzo di colui che riceve. (Kahlil Gibran)
Tema: Donare
Sei caritatevole, certo, quando doni: ma mentre doni, gira il capo in modo che tu non veda l’imbarazzo di colui che riceve. (Kahlil Gibran)
Is 25,6-10a; Sal 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14
Domenica scorsa Isaia presentava lโimmagine della vigna, oggi quella del banchetto. Concetti con significati ben piรน profondi di come li intendiamo noi oggi; i rabbini facendo eco ai profeti, scrivevano nel Talmud: Nellโaldilร il Santo disporrร una danza per i giusti e ciascuno lo additerร dicendo: ecco, questi รจ il nostro Dio, lo abbiamo atteso, godremo della sua salvezza. Lo stesso linguaggio segue Gesรน per spiegare in parole umane i misteri del regno, rivelare le cose del cielo, come perรฒ non le conosceva ancora nessuno.
Nella parabola di oggi il Re dellโuniverso ha mandato i servi per invitare tutti alle nozze dellโAgnello. I primi servi inviati furono i profeti (bastonati e lapidati), poi il figlio stesso del padrone della vigna (portato fuori e ucciso), infine gli apostoli e la Chiesa missionaria. La festa รจ chiaramente un conteso di gioia e lโimmagine biblica dello sposalizio รจ da sempre nota ad Israele: lo sposo รจ il Signore Dio, la sposa il popolo eletto, nel Nuovo Testamento allargatosi alle genti di ogni lingua, tribรน, nazione.
Come si comportano gli invitati alle nozze? Io rileggo le parole di Gesรน per non inventarmi niente, poi cosa possiamo pensare personalmente ce lo diciamo in un altro momento. I primi invitati non vollero venire e anche i secondi declinano lโinvito andando al proprio campo ai propri affari, addirittura insultando i servi li uccisero (come sopra).
Qualcuno ritiene di stare bene pure senza prendere parte a questo convito. Noi tra chi ci collochiamo? A un certo punto della Messa il Signore si presenterร dicendoci ancora: โBeati noi e tutti gli invitati alla cena del Signoreโ. Riteniamo di avere altre prioritร , perchรฉ la vita terrena รจ piรน importante di quella eterna? Non aspettiamo un mondo nuovo infinitamente meglio di questo? Non abbiamo fame di questo cibo di vita eterna? Ognuno puรฒ rispondere per sรฉ e trarre le conclusioni, alla luce del Vangelo.
Intanto il Signore volle invitare chiunque trovasse ai crocicchi delle strade e nelle piazze. E la sala si riempรฌ di commensali raccolti ovunque, anche impreparati, perchรฉ il Regno di Dio รจ come una rete gettata nel mare che raccoglie pesci di ogni specie, buoni e cattivi, come un campo dove cresce assieme grano e zizzania. ร cosรฌ anche dentro di noi fin dal peccato originale. Alla santitร ciascuno giunge combattendo le proprie miserie. Anche la Chiesa vive la perenne lotta tra il bene e il male e si dimostra societas perfecta per come continui a sussistere malgrado tutto. Preferiamo farci un orticello isolato o combattere la buona battaglia nella vigna del Signore?
Chi non ha preso il posto che gli era stato preparato, non sembra proprio che abbia trovato un posto migliore: nelle tenebre sarร pianto e stridore di denti. Sono stati โtanti i chiamatiโ, ma poi non tutti hanno risposto prontamente e positivamente. Senza lโabito nuziale indosso รจ inutile essere inclusi al banchetto, perchรฉ poi in realtร non siamo graditi allo sposo e veniamo da lui respinti. Praticamente mangiamo e beviamo la nostra condanna (1Cor). Ed รจ inutile strappare un vestito nuovo per rattoppare un vestito vecchio perchรฉ squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore, dice Gesรน. Lโabito bianco (senza macchia di peccato) รจ simbolo della rinuncia al peccato, senza conversione non illudetevi: nรฉ immorali, nรฉ idolร tri, nรฉ adรนlteri, nรฉ effeminati, ecc. erediteranno il regno di Dio.
Vogliamo rinnovare bene il guardaroba? Riscopriamo il senso degli abiti originari, lโabitus che in latino esprime abitudine stabile e costante alla virtรน, senza inventare niente di nuovo. Lโunico a โfare nuove tutte le coseโ รจ il Salvatore giร venuto 2000 anni fa, ma che noi preghiamo sempre torni a farci visita, preoccupati che ci trovi pronti.
Lit. Domenica โ XXVIII TO A
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,1-14
In quel tempo, Gesรน, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
ยซIl regno dei cieli รจ simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandรฒ i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandรฒ di nuovo altri servi con questโordine: Dite agli invitati: โEcco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono giร uccisi e tutto รจ pronto; venite alle nozze!โ. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignรฒ: mandรฒ le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro cittร .
Poi disse ai suoi servi: โLa festa di nozze รจ pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozzeโ. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempรฌ di commensali.
Il re entrรฒ per vedere i commensali e lรฌ scorse un uomo che non indossava lโabito nuziale. Gli disse: โAmico, come mai sei entrato qui senza lโabito nuziale?โ. Quello ammutolรฌ. Allora il re ordinรฒ ai servi: โLegatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; lร sarร pianto e stridore di dentiโ.
Perchรฉ molti sono chiamati, ma pochi elettiยป.
Parola del Signore
Spesso si confonde la bontร e la misericordia di Dio con il buonismoโฆ un poโ come quando si pensa che una persona buona sia anche stupidina e facilmente raggirabile. Niente di piรน sbagliato.
Gesรน ci presenta la vita di fede come una festaโฆ una festa organizzata da Dioโฆ una festa di nozzeโฆ con tutti i crismi della festaโฆ una festa con i migliori cibiโฆ ma accade una cosa strana: gli invitati non vengono perchรฉ impegnati a fare altroโฆ impegnati a lavorareโฆ a guadagnareโฆ a fare soldi.
Insommaโฆ spesso ci perdiamo pezzi di gioiaโฆ pezzi di cieloโฆ esperienze di graziaโฆ relazioni importantiโฆ per i nostri idoli. Ci perdiamo relazioni fondamentaliโฆ per lโattaccamento alle coseโฆ alle nostre coseโฆ ai nostri progettiโฆ e ci perdiamo pezzi di vitaโฆ per cose che alla fine non sono proprio essenzialiโฆ
Ma cโรจ anche un altro aspetto del vangelo di oggi: andare alla festa di nozze senza abito nuzialeโฆ che puรฒ significare anche vivere con superficialitร cose importantiโฆ non dargli il giusto pesoโฆ non capire che in quella festaโฆ in quella relazioneโฆ in quellโaffettoโฆ cโรจ proprio Dio.
Ci perdiamo pezzi di cielo pensando troppo alle cose della terra!
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Ritrattu du Cardinali Tumasi di
V. Milione (1762)
(Licata 12 Settemmiri 1649 – Roma 1 Jnnaru 1713) fu un cardinali talianu e un Santu da Cresia Cattolica. Fighu di Don Giuliu e Rusulia Traina, Principi di Lampedusa e Duchi di Palma di Muntichiaru, fu educatu pi trasiri a Curti du re di Spagna, ma poi decisi, su cunsighu di sรฒ ziu Carru di farisi parrinu tiatinu. Ebbi puru tri soru monachi no Monasteriu di San Binidittu di Parma di Muntichiaru: Francisca (Soru Serafica); Sabella (Soru Crucifissa); Antonia (Soru Maddalena). Ca soru Sabella si โntrattinia a scriviri i cosi di Diu. Fu Noviziu a Palermu na Cresia di San Giuseppi di Patri Teatini no 1665. Studiรฒ a Roma, Ferrara e Modena lingui classichi e urientali.
No 1673 fu fattu parrinu. Sapรฌa leggiri e scriviri u grecu, u latinu e lโebbraicu.
Scrissi tanti opiri liturgichi, biblichi e teulogichi. Cunfessuri du Papa Clementi XI fu fattu Cardinali, ma arrestรฒ sempri na persona umili. Si stabili nna Cresia di San Martinu e Munti e priava chi frati carmilitani, โnsignava u Catechisimu, pridicava e cunfurtava. Fu chiamatu โU Principi di Liturgisti Rumaniโ e ricanusciutu comu pricursuri du rinnovamentu liturgicu du Cunciliu Vaticanu II. Di so studi arrestanu dudici volumi. Dicia na cosa ca vali pi tutti i tempi: โSi u pani basta du voti o jornu, a pacenzia bisogna avilla centu voti lโura!โ. Muriu a Roma u 1 Jnnaru 1713.
Fu biatificatu du Papa Piu VIII u 29 Settemmiri 1803 e fattu Santu u 12 Uttuviri 1986 du Papa Giuvanni Paulu II.
U Corpu fu purtatu na Cresia di Santi Silvestru e Martinu e Munti no 1804, unni arristaru na pocu di Riliqui, poi no 1971 fu traspurtatu na Cresia di S. Andria da Valli. Autri Riliquii sunnu a Turretta (PA) e a Parma di Muntichiaru (AG).
Bibbliuteca di Santi Pontificia Universitร Lateranense Roma, 1961.
Lit. Sabato โ XXVII TO A
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,27-28
In quel tempo, mentre Gesรน parlava, una donna dalla folla alzรฒ la voce e gli disse: ยซBeato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!ยป.
Ma egli disse: ยซBeati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!ยป.
Parola del Signore
Cosa รจ la felicitร ?!
Una donna fa un complimento a Gesรน e Gesรน sposta lโattenzione sul vero significato della felicitร .
ร proprio questo quello che accade nella pagina del vangelo di oggi. Questa donna, con lโintenzione di fare un complimento a Gesรน, loda sua madre. Capita cosรฌโฆ come quando una signora si trova davanti ad un bambino bello e bravo e, per fare un apprezzamento a lui, gli dice: beata tua mamma ad avere un figlio cosรฌ!
Gesรน, con molta delicatezza, spiega quali sono i veri motivi e criteri di una beatitudine. Non si รจ beati per doni naturali di bravura, di bellezza, di possessoโฆ non si รจ beati perchรฉ si รจ belliโฆ con un bel corpoโฆ con un bel conto in bancaโฆ con un bel figlio o una bella famigliaโฆ
Attenzione, ovviamente, anche gli affetti ci danno gioia ma non possiamo chiedere alle persone di riempire i nostri vuoi e i nostri bisogni. Il fondamento della felicitร รจ sapersi amati da Dio.
E si tratta di un amore che si apprende dalla relazione con Lui attraverso la Parolaโฆ vera, concreta, sulla quale arrovellarsiโฆ da abitare e da mettere in praticaโฆ รจ frequentare la Parola nella consapevolezza che cโรจ Lui nella Parolaโฆ che ci renderร beatiโฆ felici.
Essere felici, allora, non significa sentirsi sempre bene o vivere senza problemi. Significa sapere di non essere soli, anche nella fatica. Maria รจ beata proprio per questo: ha ascoltato, si รจ fidata e ha detto il suo sรฌ.
Fai dipendere la tua felicitร solo da Dioโฆ solo dal suo Amoreโฆ tutto il resto รจ fragile.
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Lit. Venerdรฌ โ XXVII TO A
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,15-26
In quel tempo, [dopo che Gesรน ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: ยซร per mezzo di Beelzebรนl, capo dei demรฒni, che egli scaccia i demรฒniยป. Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: ยซOgni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sullโaltra. Ora, se anche Satana รจ diviso in se stesso, come potrร stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demรฒni per mezzo di Beelzebรนl. Ma se io scaccio i demรฒni per mezzo di Beelzebรนl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demรฒni con il dito di Dio, allora รจ giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciรฒ che possiede รจ al sicuro. Ma se arriva uno piรน forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non รจ con me, รจ contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dallโuomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: โRitornerรฒ nella mia casa, da cui sono uscitoโ. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E lโultima condizione di quellโuomo diventa peggiore della primaยป.
Parola del Signore
Ognuno di noi ha a che fare con i propri demoniโฆ sรฌ, perchรฉ ognuno di noi combatte una o piรน battaglie.
A volte รจ il diavolo ad agire direttamenteโฆ altre volte si serve delle nostre fragilitร e fa leva sulle nostre paureโฆ sulla nostra ansiaโฆ sulle nostre insicurezze che ci dividono.
Da una parte cโรจ la voglia di vivere e fare determinate esperienzeโฆ dallโaltra un freno dovuto proprio a questi demoni.
Insomma, spesso viviamo divisi in noi stessi e questa divisione ci divide anche dalle nostre relazioniโฆ soprattutto da quelle piรน importantiโฆ da quelle piรน saneโฆ piรน belle!
Occorre โfare la guardiaโ per impedire a certi pensieri di inquinare la nostra mente e il nostro cuoreโฆ per impedire a certe paure di rovinare la nostra vita e i nostri affetti.
Per fare la guardia occorre, prima di tutto, fermarsiโฆ capire verso dove si vuole andare e conoscere ciรฒ che ci rallenta.
Ognuno di noi ha le sue battaglieโฆ ma la prima vittoria รจ conoscere il proprio nemico!
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Lit. Giovedรฌ โ XXVII TO A
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,5-13
In quel tempo, Gesรน disse ai discepoli:
ยซSe uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: โAmico, prestami tre pani, perchรฉ รจ giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgliโ, e se quello dallโinterno gli risponde: โNon mโimportunare, la porta รจ giร chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i paniโ, vi dico che, anche se non si alzerร a darglieli perchรฉ รจ suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerร a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarร dato, cercate e troverete, bussate e vi sarร aperto. Perchรฉ chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarร aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darร una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darร uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto piรน il Padre vostro del cielo darร lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!ยป.
Parola del Signore
Ad un padre puoi chiedere tuttoโฆ ma se sei veramente figlio sai che un vero padre ti darร solo ciรฒ di cui hai veramente bisogno!
Proprio per questo, Gesรน conclude questa catechesi sulla preghiera, dicendo che ciรฒ che racchiude tutte le intenzioni di preghiera รจ la richiesta dello Spirito santo.
ร un camminoโฆ proprio come quello di un bambinoโฆ che prima chiede ciรฒ che vuole, ciรฒ che gli sembra importanteโฆ e solo dopo essere cresciuto e avere fatto esperienzaโฆ sa cosa chiedere e sa che tante cose che aveva chiesto non erano necessarie.
Lo spirito santoโฆ in qualche modo รจ proprio il dono dellโesperienzaโฆ il dono che ci fa comprendere ciรฒ che รจ necessario per la nostra felicitร โฆ per diventare santiโฆ e solo con lo spirito santoโฆ possiamo comprendere che per essere felici e per diventare santiโฆ non abbiamo bisogno di coseโฆ ma solo di Dio!
La felicitร non dipende da ciรฒ che รจ fuori di noi, ma solo da ciรฒ che facciamo entrare dentro il nostro cuore.
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Il problema della crisi attuale della Chiesa consiste in parte nel fatto che alcune affermazioni del Vaticano II โ oggettivamente ambigue o quelle poche dichiarazioni difficilmente concordanti con la costante tradizione magisteriale della Chiesa โ sono state infallibilizzate. In questo modo รจ stato bloccato un sano dibattito con la necessaria correzione implicita o tacita.
Allo stesso tempo si รจ dato lโincentivo di creare affermazioni teologiche in contrasto con la tradizione perenne (ad esempio, per quanto riguarda la nuova teoria di un ordinario doppio supremo soggetto del governo della Chiesa, vale a dire il papa da solo e lโintero collegio episcopale insieme al Papa; la dottrina della neutralitร dello Stato verso il culto pubblico da attribuirsi al vero Dio, che รจ Gesรน Cristo, re anche di ogni societร umana e politica; la relativizzazione della veritร che la Chiesa cattolica รจ lโunico modo di salvezza, voluto e comandato da Dio).
Dobbiamo liberarci dalle catene dellโassolutizzazione e della totale infallibilizzazione del Vaticano II. Dobbiamo chiedere un clima di sereno e rispettoso dibattito frutto di un sincero amore per la Chiesa e per la sua fede immutabile.
Possiamo vedere unโindicazione positiva nel fatto che il 2 agosto 2012 Papa Benedetto XVI ha scritto una prefazione al volume relativo a Vaticano II nellโedizione della sua opera omnia. In questa prefazione, Benedetto XVI esprime le sue riserve riguardo a contenuti specifici nei documenti Gaudium et spes e Nostra aetate. Dal tenore di queste parole di Benedetto XVI si puรฒ vedere che i difetti concreti in alcune sezioni dei documenti non sono migliorabili dallโermeneutica della continuitร . [โฆ]
Lโattuale situazione di crisi senza precedenti della Chiesa รจ paragonabile con la crisi generale nel 4ยฐ secolo, quando lโarianesimo aveva contaminato la stragrande maggioranza dellโepiscopato, assumendo una posizione dominante nella vita della Chiesa. Dobbiamo cercare di affrontare questa attuale situazione da un lato con realismo e, dallโaltro, con uno spirito soprannaturale โ con un profondo amore per la Chiesa, nostra madre, che soffre la Passione di Cristo a causa di questa tremenda e generale confusione dottrinale, liturgica e pastorale.
Dobbiamo rinnovare la nostra fede nel credere che la Chiesa รจ nelle mani sicure di Cristo e che Egli interviene sempre per rinnovarla nei momenti in cui la barca della Chiesa sembra capovolgersi, come nel caso evidente dei nostri giorni.
Nello stesso anno 1557 leggendosi nella sua camera la sera dopo lโorazione varie lettere contenenti le conversioni degli Indiani, i quali non avevano la fede di Cristo, imperocchรจ erano idolatri, venne egli a tal fervore, seguitato da molti deโ suoi figliuoli spirituali, che dallo stesso spirito si sentirono mossi tutti intorno a venti, tra i quali (per nominarne alcuni) erano Francesco Maria Tarugi, Giovan Battista Modio e Antonio Fucci, che deliberรฒ (fatti in prima ordinare preti quegli chโe nโerano capaci) di mettersi di poi con esso loro con la benedizione del Papa a quel viaggio, non ricusando alcuna fatica, o pericolo, ma ponendo le proprie vite in mille pericoli, per potere quelle anime infelici conquistare alla santa fede e religione cristiana, e al grembo della chiesa romana: e per conoscere meglio, e piรน apertamente quale fosse la volontร di Dio, che per via comune colla divina grazia si puรฒ, volle dopo lunga orazione, consigliarsene con un devoto religioso, e provatissimo monaco di S. Bernardo, chimato Agostino Ghettini, il quale era a quel tempo priore alle Tre fontane, quasi che volesse per mezzo suo il volere divino, come ei fece intendere.
Fu costui figliuolo di padre e di madre di gran santitร di vita, i quali erano esercitati in molte virtรน, ed erano in grande opinione delle genti: usavano eglino tra lโaltre cose di offerire a Dio quel figliuolo o figliuola, che di loro nascerebbe, deliberati fra se di fargli religiosi, quando perรฒ cosรฌ fosse piaciuto loro venuti a matura etร , e finirono di vivere con opinione grande di santitร ; i loro figliuoli ancora tali progressi fecero nelle virtรน, che come religiosamente erano vissuti, cosรฌ religiosamente morirono facendo una morte alle buone opere loro rispondente.
Ora udito il religioso monaco (per ritornare allโistoria) lโanimo di Filippo intorno ad impresa sรฌ grande, pigliato tempo alla risposta raccomandรฒ ferventemente il negozio al Signore, e ritornato a lui Filippo (come era semplice e puro) narrogli, che orando, S. Giovanni Evangelista suo divoto gli era apparso, il quale gli aveva detto, che le Indie sue erano Roma, dove voleva il Signore servirsi dellโopera e buona volontร sua, e deโ suoi allievi per la salute di molti; dissegli anco di aver veduta lโacqua delle tre fontane in color sanguigno mutata tutta, il che significava che tosto doveva venire alla cittร qualche tribolazione, la qual cosa, come ei disse, gli aveva similmente lโapostolo palesata.
Filippo udendo queste parole, e per esse divenuto giร certo del volere divino, propose senza piรน avanti cercare, di starsene in Roma, dove quante anime abbia egli guadagnate a Cristo, e quanto bene fattovi, e quale esempio lasciatovi, non รจ, come io mi penso, chi nol veda, e sappia benissimo, senza che altro da me se ne scriva.
Or avendo Filippo fatta cosรฌ buona scuola di persone spirituali, perchรจ in queโ principj, che si facevano le conferenze e li ragionamenti in camera sua, si leggevano ancora tal volta le lettere che venivano dallโIndie aโ Padri della Compagnia di Gesรน; considerando egli quanto grande doveva esser la messe in queโ paesi, e quanto pochi gli operarj, deliberรฒ di voler andare in quelle parti a seminare anchโegli la Santa Fede, e spargere, quando fosse bisogno, il sangue per amor di Cristo. [โฆ] Quegli che avea per costume di non risolvere alcuna cosa grave senza orazione, consiglio, e tempo, fattane prima lunga orazione, ne trattรฒ con un Monaco Benedettino, che abitava a San Paolo, uomo di gran valore sรฌ nelle lettere, come nello spirito, il quale lo mandรฒ per consigliarsi da un Padre dellโOrdine Cisterciense, allora Priore del deโ Santi Vincenzo ed Anastasio alle tre Fontane, chiamato Agostino Ghettini. [โฆ] A questo SantโUomo narrรฒ Filippo il suo pensiero, pregandolo che volesse in ciรฒ dargli consiglio. Il buon Servo di Dio prese tempo, dicendogli che ritornasse unโaltra volta per la risposta. Ritornando adunque Filippo dopo alcuni giorni, secondo che avea promesso, il Monaco gli raccontรฒ, come gli era apparso S. Giovanni Evangelista, e gli avea detto, che lโindie sue dovevano esser in Roma; e quivi voleva Iddio servirsi della persona sua.

Prendere in mano un libro che non si conosce e applicarsi a leggerlo o studiarlo, richiede una buona dose dโinteresse, oppure di affetto verso lโautore, o quanto meno una certa sensibilitร letteraria. Ancor piรน quando il libro ha per oggetto una realtร non vicina e non familiare a chi leggeโฆ Il contenuto essenziale รจ la ricostruzione e comprensione dei fatti inerenti la casa dei padri filippini a Napoli e le sue iniziali relazioni con la matrice romana. Non รจ un romanzo che narra una storia verosimile, si tratta di uno studio storico che mira alla ricostruzione dei fatti e alla comprensione del loro senso globale. ร un dato storico che le case di Napoli e Roma entrarono in rotta fra loro e i padri romani arrivarono a osteggiare la filiale napoletana. Che cosa/come avvenne e perchรฉ? Quali le motivazioni di divergenza? ร una tematica che incuriosisce i cristiani che amano leggere per cultura, per coltivare sapienza, come gli appassionati di storia della Chiesa, oltre ad interessare particolarmente gli oratoriani. Infatti il periodo iniziale di storia del nascente istituto filippino รจ il periodo fondante lโidentitร oratoriana: quando cioรจ il carisma del fondatore deve prendere forma in un modus vivendi, essendi, operandi, assimilabile da altri che sono chiamati a seguirne lโesempio. Se il carisma del fondatore viene da Dio, puรฒ stare certo che Dio stesso chiamerร altri a seguirne le orme.

Gli ambiti dโinteresse di questo mio studio pubblicato con Fede&Cultura sono allora la storia della Chiesa per il contesto dellโepoca, la storiografia per le fonti attinte, la spiritualitร per la comprensione profonda della mens del fondatore e le diverse posizioni dei protagonisti. Il corso storico descritto evidenzia aspetti giuridici per la fase costituente dellโIstituto che allโinizio dellโepoca moderna vede una certa democrazia, richiama la teologia della vita consacrata per la comprensione del confronto/scontro tra i padri romani e napoletani riguardo alla forma di vita, lโattivitร oratoriale promossa dal Neri si puรฒ considerare mediante la teologia pastorale, infine lโereditร storica che lascia lโepoca moderna rappresenta il punto dal quale prende il suo corso la nostra epoca contemporanea.
In Italia non tutti sanno che tale sito dei โgirolaminiโ sia “museo nazionale” dipendente dal MiBAC, nรฉ tanto meno si sa che rappresenti la testimonianza materiale della storia trattata nel mio libro. Quel monumento che sorge su via Duomo, dinanzi alla cattedrale di Napoli, non รจ un sito archeologico, del quale vediamo le fondamenta e poi ci immaginiamo comโera, o se scaviamo troviamo qualche indizioโฆ ร un complesso ancora in piedi che racconta la sua storia. Conoscendola scopriamo quella che in filosofia della storia si chiama โstoria degli effettiโ: la storia appartenente al passato giunge fino a noi e in un certo qual modo continua ad essere presente attraverso i suoi effetti. Recandoci in quel luogo ammiriamo strutture materiali e opere dโarte, conoscendo il pensiero dei personaggi storici comprendiamo come ci siano schemi mentali e idee ancora valide e condivise che tuttโoggi crediamo e orientano il nostro agire. Possiamo perfino scoprire che ciรฒ che siamo ora รจ il risultato del percorso svolto per arrivare al nostro presente.
Ci sono alcuni strumenti di ermeneutica che vengono fatti propri in filosofia della storia: coscienza della determinazione storica, linguaggio, distanza temporale e materialeโฆ Sono concetti formulati da studiosi quali principalmente Gadamer, Dilthey, Pareyson. Ad essi si aggiungono altri nomi di pensatori coinvolti nel dibattito dello storicismo: Rickert, Spengler, Weberโฆ Per lo piรน filosofi che espressero posizioni divergenti e non riconducibili a sintesi comune, se non per lโasserto che la storicitร รจ la condizione dellโessere dellโuomo.
Noi posteri cerchiamo di interpretare la storia vissuta da altre persone prima di noi, cerchiamo il senso storico di un corso di eventi svolto da uomini che agiscono con intenzionalitร mossa da volontร collegata a un intelletto, ma condizionata da uno stato dโanimo dato dal sentimento. Trattando la storia non abbiamo a chรฉ fare con cifre, non รจ come uno studio di funzione matematica. La persona umana non รจ un robot, non agisce solo per freddo calcolo preimpostato, poichรฉ viene facilmente deviata dai moti dellโanimo, nel bene e nel male, contrari alla sua ragione. Con lโintelletto possiamo allora conoscere i fatti oggettivi per comprenderli poi nella loro interezza: la partecipazione ai sentimenti che animavano i protagonisti dร quel surplus di profonditร che la ragione non coglie. La posizione di San Filippo rispetto allโimpresa napoletana esprime questo aspetto: lui non motiva mai con argomenti, pare sospendere il giudizio, ovvero nega la sua benedizione, non esprime compiacenza e tuttavia non pone il suo veto, non impedisce che lโopera di fondazione a Napoli vada avanti. Questo poichรฉ nonostante in cuor suo non approvasse lโiniziativa, attendeva di verificare se fosse cosa buona e rispondente a volontร di Dio. E che poi lo fosse lo dimostrano i frutti di bene portati alla cristianitร locale. La fonte storica per eccellenza di Giovanni Marciano cosรฌ attesta:
Nel giorno 25 di luglio dellโanno 86 del secolo antecedente era incominciato nella propria abitazione quellโesemplare convitto, se bene molto tempo prima era giunto il Tarugi in Napoli coโ suoi compagni, e haveano dato principio agli esercizi dellโOratorio nel Duomo, come altrove si disse; poi coi sudori del Tarugi, di Giovenale Ancina, di Antonio Talpa, di Flaminio Ricci, e di tanti altri degnissimi operarii, (โฆ) non solo si vide nellโameno suolo della bella Partenope traspiantato da Roma lโIstituto: ma rigogliosamente germogliare, e crescere con felicissimo augumento. Fรน unita per molto tempo alla Romana la Congregazione di Napoli, da cui si era diffusa in quella Cittร , non solo mentre il Santo Fondatore visse frร noi mortali: ma anco per alcuni anni dopo, che passรฒ a convivere cogli Angeli.
Seguita intanto lโaccennata divisione nel 1612, cominciรฒ da quel punto il Superiore della Casa di Napoli ad usare il titolo di Preposito, essendosi fino ad allora chiamato Rettore (โฆ). Continuรฒ Iddio susseguentemente a proteggere, e custodire la casa di Napoli, e il Santo Padre dal Cielo ad impetrargli le sue benedittioni, onde รจ andata sempre crescendo, e augumentandosi fino a giungere allo stato, che adesso si trova cosรฌ ragguardevole, come il mondo sa. (Cronache historiche della Congregatione dell’Oratorio, Libro I, Capo XV)
Se consideriamo la storia passata presentata nel libro un capitolo chiuso e ormai irrimediabilmente finito, abbiamo due possibilitร : vivere di ricordi oppure vivere come neonati senza storia pregressa. Nel primo caso rinunciamo ad agire nel presente senza continuare il lavoro di chi ci ha preceduto, nel secondo caso rinunciamo allโidentitร contenente i valori che orientano lโagire. La scelta migliore รจ allora cogliere il senso profondo della storia vissuta dai predecessori, poichรฉ รจ magistra vitae.
Se vogliamo seguire il consiglio di San Filippo, leggiamo i libri che iniziano con la โSโ, leggiamo le biografie dei santi e i libri che parlano delle loro opere. Un poโ di impegno sul versante culturale darร beneficio anche al nostro spirito.