non รจ questione di cibo o di bevanda

XXVIII dom. Tempo Ordinario (A)

Is 25,6-10a; Sal 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14

Domenica scorsa Isaia presentava lโ€™immagine della vigna, oggi quella del banchetto. Concetti con significati ben piรน profondi di come li intendiamo noi oggi; i rabbini facendo eco ai profeti, scrivevano nel Talmud: Nellโ€™aldilร  il Santo disporrร  una danza per i giusti e ciascuno lo additerร  dicendo: ecco, questi รจ il nostro Dio, lo abbiamo atteso, godremo della sua salvezza. Lo stesso linguaggio segue Gesรน per spiegare in parole umane i misteri del regno, rivelare le cose del cielo, come perรฒ non le conosceva ancora nessuno.

Nella parabola di oggi il Re dellโ€™universo ha mandato i servi per invitare tutti alle nozze dellโ€™Agnello. I primi servi inviati furono i profeti (bastonati e lapidati), poi il figlio stesso del padrone della vigna (portato fuori e ucciso), infine gli apostoli e la Chiesa missionaria. La festa รจ chiaramente un conteso di gioia e lโ€™immagine biblica dello sposalizio รจ da sempre nota ad Israele: lo sposo รจ il Signore Dio, la sposa il popolo eletto, nel Nuovo Testamento allargatosi alle genti di ogni lingua, tribรน, nazione.

Come si comportano gli invitati alle nozze? Io rileggo le parole di Gesรน per non inventarmi niente, poi cosa possiamo pensare personalmente ce lo diciamo in un altro momento. I primi invitati non vollero venire e anche i secondi declinano lโ€™invito andando al proprio campo ai propri affari, addirittura insultando i servi li uccisero (come sopra).

Qualcuno ritiene di stare bene pure senza prendere parte a questo convito. Noi tra chi ci collochiamo? A un certo punto della Messa il Signore si presenterร  dicendoci ancora: โ€œBeati noi e tutti gli invitati alla cena del Signoreโ€. Riteniamo di avere altre prioritร , perchรฉ la vita terrena รจ piรน importante di quella eterna? Non aspettiamo un mondo nuovo infinitamente meglio di questo? Non abbiamo fame di questo cibo di vita eterna? Ognuno puรฒ rispondere per sรฉ e trarre le conclusioni, alla luce del Vangelo.

Intanto il Signore volle invitare chiunque trovasse ai crocicchi delle strade e nelle piazze. E la sala si riempรฌ di commensali raccolti ovunque, anche impreparati, perchรฉ il Regno di Dio รจ come una rete gettata nel mare che raccoglie pesci di ogni specie, buoni e cattivi, come un campo dove cresce assieme grano e zizzania. รˆ cosรฌ anche dentro di noi fin dal peccato originale. Alla santitร  ciascuno giunge combattendo le proprie miserie. Anche la Chiesa vive la perenne lotta tra il bene e il male e si dimostra societas perfecta per come continui a sussistere malgrado tutto. Preferiamo farci un orticello isolato o combattere la buona battaglia nella vigna del Signore?

Chi non ha preso il posto che gli era stato preparato, non sembra proprio che abbia trovato un posto migliore: nelle tenebre sarร  pianto e stridore di denti. Sono stati โ€œtanti i chiamatiโ€, ma poi non tutti hanno risposto prontamente e positivamente. Senza lโ€™abito nuziale indosso รจ inutile essere inclusi al banchetto, perchรฉ poi in realtร  non siamo graditi allo sposo e veniamo da lui respinti. Praticamente mangiamo e beviamo la nostra condanna (1Cor). Ed รจ inutile strappare un vestito nuovo per rattoppare un vestito vecchio perchรฉ squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore, dice Gesรน. Lโ€™abito bianco (senza macchia di peccato) รจ simbolo della rinuncia al peccato, senza conversione non illudetevi: nรฉ immorali, nรฉ idolร tri, nรฉ adรนlteri, nรฉ effeminati, ecc. erediteranno il regno di Dio.

Vogliamo rinnovare bene il guardaroba? Riscopriamo il senso degli abiti originari, lโ€™abitus che in latino esprime abitudine stabile e costante alla virtรน, senza inventare niente di nuovo. Lโ€™unico a โ€œfare nuove tutte le coseโ€ รจ il Salvatore giร  venuto 2000 anni fa, ma che noi preghiamo sempre torni a farci visita, preoccupati che ci trovi pronti.

Il Vangelo del giorno – Domenica 11 Ottobre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Domenica โ€“ XXVIII TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesรน, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

ยซIl regno dei cieli รจ simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandรฒ i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandรฒ di nuovo altri servi con questโ€™ordine: Dite agli invitati: โ€œEcco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono giร  uccisi e tutto รจ pronto; venite alle nozze!โ€. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignรฒ: mandรฒ le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro cittร .

Poi disse ai suoi servi: โ€œLa festa di nozze รจ pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozzeโ€. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempรฌ di commensali.

Il re entrรฒ per vedere i commensali e lรฌ scorse un uomo che non indossava lโ€™abito nuziale. Gli disse: โ€œAmico, come mai sei entrato qui senza lโ€™abito nuziale?โ€. Quello ammutolรฌ. Allora il re ordinรฒ ai servi: โ€œLegatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; lร  sarร  pianto e stridore di dentiโ€.

Perchรฉ molti sono chiamati, ma pochi elettiยป.

Parola del Signore

Spesso si confonde la bontร  e la misericordia di Dio con il buonismoโ€ฆ un poโ€™ come quando si pensa che una persona buona sia anche stupidina e facilmente raggirabile. Niente di piรน sbagliato.

Gesรน ci presenta la vita di fede come una festaโ€ฆ una festa organizzata da Dioโ€ฆ una festa di nozzeโ€ฆ con tutti i crismi della festaโ€ฆ una festa con i migliori cibiโ€ฆ ma accade una cosa strana: gli invitati non vengono perchรฉ impegnati a fare altroโ€ฆ impegnati a lavorareโ€ฆ a guadagnareโ€ฆ a fare soldi.

Insommaโ€ฆ spesso ci perdiamo pezzi di gioiaโ€ฆ pezzi di cieloโ€ฆ esperienze di graziaโ€ฆ relazioni importantiโ€ฆ per i nostri idoli. Ci perdiamo relazioni fondamentaliโ€ฆ per lโ€™attaccamento alle coseโ€ฆ alle nostre coseโ€ฆ ai nostri progettiโ€ฆ e ci perdiamo pezzi di vitaโ€ฆ per cose che alla fine non sono proprio essenzialiโ€ฆ

Ma cโ€™รจ anche un altro aspetto del vangelo di oggi: andare alla festa di nozze senza abito nuzialeโ€ฆ che puรฒ significare anche vivere con superficialitร  cose importantiโ€ฆ non dargli il giusto pesoโ€ฆ non capire che in quella festaโ€ฆ in quella relazioneโ€ฆ in quellโ€™affettoโ€ฆ cโ€™รจ proprio Dio.

Ci perdiamo pezzi di cielo pensando troppo alle cose della terra!

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San Giuseppi Maria Tumasi

Santi Siciliani a cura di Ugo Russo

Ritrattu du Cardinali Tumasi di
V. Milione (1762)

(Licata 12 Settemmiri 1649 – Roma 1 Jnnaru 1713) fu un cardinali talianu e un Santu da Cresia Cattolica. Fighu di Don Giuliu e Rusulia Traina, Principi di Lampedusa e Duchi di Palma di Muntichiaru, fu educatu pi trasiri a Curti du re di Spagna, ma poi decisi, su cunsighu di sรฒ ziu Carru di farisi parrinu tiatinu. Ebbi puru tri soru monachi no Monasteriu di San Binidittu di Parma di Muntichiaru: Francisca (Soru Serafica); Sabella (Soru Crucifissa); Antonia (Soru Maddalena). Ca soru Sabella si โ€˜ntrattinia a scriviri i cosi di Diu. Fu Noviziu a Palermu na Cresia di San Giuseppi di Patri Teatini no 1665. Studiรฒ a Roma, Ferrara e Modena lingui classichi e urientali.
No 1673 fu fattu parrinu. Sapรฌa leggiri e scriviri u grecu, u latinu e lโ€™ebbraicu.
Scrissi tanti opiri liturgichi, biblichi e teulogichi. Cunfessuri du Papa Clementi XI fu fattu Cardinali, ma arrestรฒ sempri na persona umili. Si stabili nna Cresia di San Martinu e Munti e priava chi frati carmilitani, โ€˜nsignava u Catechisimu, pridicava e cunfurtava. Fu chiamatu โ€œU Principi di Liturgisti Rumaniโ€œ e ricanusciutu comu pricursuri du rinnovamentu liturgicu du Cunciliu Vaticanu II. Di so studi arrestanu dudici volumi. Dicia na cosa ca vali pi tutti i tempi: โ€œSi u pani basta du voti o jornu, a pacenzia bisogna avilla centu voti lโ€™ura!โ€. Muriu a Roma u 1 Jnnaru 1713.
Fu biatificatu du Papa Piu VIII u 29 Settemmiri 1803 e fattu Santu u 12 Uttuviri 1986 du Papa Giuvanni Paulu II.

Riliquii

U Corpu fu purtatu na Cresia di Santi Silvestru e Martinu e Munti no 1804, unni arristaru na pocu di Riliqui, poi no 1971 fu traspurtatu na Cresia di S. Andria da Valli. Autri Riliquii sunnu a Turretta (PA) e a Parma di Muntichiaru (AG).

Aggiografia

Bibbliuteca di Santi Pontificia Universitร  Lateranense Roma, 1961.

Il Vangelo del giorno – Sabato 10 Ottobre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato โ€“ XXVII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 11,27-28

In quel tempo, mentre Gesรน parlava, una donna dalla folla alzรฒ la voce e gli disse: ยซBeato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!ยป.

Ma egli disse: ยซBeati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!ยป.

Parola del Signore

Cosa รจ la felicitร ?!

Una donna fa un complimento a Gesรน e Gesรน sposta lโ€™attenzione sul vero significato della felicitร .

รˆ proprio questo quello che accade nella pagina del vangelo di oggi. Questa donna, con lโ€™intenzione di fare un complimento a Gesรน, loda sua madre. Capita cosรฌโ€ฆ come quando una signora si trova davanti ad un bambino bello e bravo e, per fare un apprezzamento a lui, gli dice: beata tua mamma ad avere un figlio cosรฌ!

Gesรน, con molta delicatezza, spiega quali sono i veri motivi e criteri di una beatitudine. Non si รจ beati per doni naturali di bravura, di bellezza, di possessoโ€ฆ non si รจ beati perchรฉ si รจ belliโ€ฆ con un bel corpoโ€ฆ con un bel conto in bancaโ€ฆ con un bel figlio o una bella famigliaโ€ฆ

Attenzione, ovviamente, anche gli affetti ci danno gioia ma non possiamo chiedere alle persone di riempire i nostri vuoi e i nostri bisogni. Il fondamento della felicitร  รจ sapersi amati da Dio.

E si tratta di un amore che si apprende dalla relazione con Lui attraverso la Parolaโ€ฆ vera, concreta, sulla quale arrovellarsiโ€ฆ da abitare e da mettere in praticaโ€ฆ รจ frequentare la Parola nella consapevolezza che cโ€™รจ Lui nella Parolaโ€ฆ che ci renderร  beatiโ€ฆ felici.

Essere felici, allora, non significa sentirsi sempre bene o vivere senza problemi. Significa sapere di non essere soli, anche nella fatica. Maria รจ beata proprio per questo: ha ascoltato, si รจ fidata e ha detto il suo sรฌ.

Fai dipendere la tua felicitร  solo da Dioโ€ฆ solo dal suo Amoreโ€ฆ tutto il resto รจ fragile.

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Il Vangelo del giorno – Venerdรฌ 09 Ottobre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Venerdรฌ โ€“ XXVII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 11,15-26

In quel tempo, [dopo che Gesรน ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: ยซรˆ per mezzo di Beelzebรนl, capo dei demรฒni, che egli scaccia i demรฒniยป. Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.

Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: ยซOgni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sullโ€™altra. Ora, se anche Satana รจ diviso in se stesso, come potrร  stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demรฒni per mezzo di Beelzebรนl. Ma se io scaccio i demรฒni per mezzo di Beelzebรนl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demรฒni con il dito di Dio, allora รจ giunto a voi il regno di Dio.

Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciรฒ che possiede รจ al sicuro. Ma se arriva uno piรน forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.

Chi non รจ con me, รจ contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.

Quando lo spirito impuro esce dallโ€™uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: โ€œRitornerรฒ nella mia casa, da cui sono uscitoโ€. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E lโ€™ultima condizione di quellโ€™uomo diventa peggiore della primaยป.

Parola del Signore

Ognuno di noi ha a che fare con i propri demoniโ€ฆ sรฌ, perchรฉ ognuno di noi combatte una o piรน battaglie.

A volte รจ il diavolo ad agire direttamenteโ€ฆ altre volte si serve delle nostre fragilitร  e fa leva sulle nostre paureโ€ฆ sulla nostra ansiaโ€ฆ sulle nostre insicurezze che ci dividono.

Da una parte cโ€™รจ la voglia di vivere e fare determinate esperienzeโ€ฆ dallโ€™altra un freno dovuto proprio a questi demoni.

Insomma, spesso viviamo divisi in noi stessi e questa divisione ci divide anche dalle nostre relazioniโ€ฆ soprattutto da quelle piรน importantiโ€ฆ da quelle piรน saneโ€ฆ piรน belle!

Occorre โ€œfare la guardiaโ€ per impedire a certi pensieri di inquinare la nostra mente e il nostro cuoreโ€ฆ per impedire a certe paure di rovinare la nostra vita e i nostri affetti.

Per fare la guardia occorre, prima di tutto, fermarsiโ€ฆ capire verso dove si vuole andare e conoscere ciรฒ che ci rallenta.

Ognuno di noi ha le sue battaglieโ€ฆ ma la prima vittoria รจ conoscere il proprio nemico!

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Il Vangelo del giorno – Giovedรฌ 08 Ottobre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Giovedรฌ โ€“ XXVII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 11,5-13

In quel tempo, Gesรน disse ai discepoli:

ยซSe uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: โ€œAmico, prestami tre pani, perchรฉ รจ giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgliโ€, e se quello dallโ€™interno gli risponde: โ€œNon mโ€™importunare, la porta รจ giร  chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i paniโ€, vi dico che, anche se non si alzerร  a darglieli perchรฉ รจ suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerร  a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarร  dato, cercate e troverete, bussate e vi sarร  aperto. Perchรฉ chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarร  aperto.

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darร  una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darร  uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto piรน il Padre vostro del cielo darร  lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!ยป.

Parola del Signore

Ad un padre puoi chiedere tuttoโ€ฆ ma se sei veramente figlio sai che un vero padre ti darร  solo ciรฒ di cui hai veramente bisogno!

Proprio per questo, Gesรน conclude questa catechesi sulla preghiera, dicendo che ciรฒ che racchiude tutte le intenzioni di preghiera รจ la richiesta dello Spirito santo.

รˆ un camminoโ€ฆ proprio come quello di un bambinoโ€ฆ che prima chiede ciรฒ che vuole, ciรฒ che gli sembra importanteโ€ฆ e solo dopo essere cresciuto e avere fatto esperienzaโ€ฆ sa cosa chiedere e sa che tante cose che aveva chiesto non erano necessarie.

Lo spirito santoโ€ฆ in qualche modo รจ proprio il dono dellโ€™esperienzaโ€ฆ il dono che ci fa comprendere ciรฒ che รจ necessario per la nostra felicitร โ€ฆ per diventare santiโ€ฆ e solo con lo spirito santoโ€ฆ possiamo comprendere che per essere felici e per diventare santiโ€ฆ non abbiamo bisogno di coseโ€ฆ ma solo di Dio!

La felicitร  non dipende da ciรฒ che รจ fuori di noi, ma solo da ciรฒ che facciamo entrare dentro il nostro cuore.

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una voce fuori dal coro

S.E. Rev.ma Mons. Athanasius Schneider
Vescovo ausiliare dellโ€™Arcidiocesi di Maria Santissima a Astana

Il problema della crisi attuale della Chiesa consiste in parte nel fatto che alcune affermazioni del Vaticano II โ€“ oggettivamente ambigue o quelle poche dichiarazioni difficilmente concordanti con la costante tradizione magisteriale della Chiesa โ€“ sono state infallibilizzate. In questo modo รจ stato bloccato un sano dibattito con la necessaria correzione implicita o tacita.
Allo stesso tempo si รจ dato lโ€™incentivo di creare affermazioni teologiche in contrasto con la tradizione perenne (ad esempio, per quanto riguarda la nuova teoria di un ordinario doppio supremo soggetto del governo della Chiesa, vale a dire il papa da solo e lโ€™intero collegio episcopale insieme al Papa; la dottrina della neutralitร  dello Stato verso il culto pubblico da attribuirsi al vero Dio, che รจ Gesรน Cristo, re anche di ogni societร  umana e politica; la relativizzazione della veritร  che la Chiesa cattolica รจ lโ€™unico modo di salvezza, voluto e comandato da Dio).
Dobbiamo liberarci dalle catene dellโ€™assolutizzazione e della totale infallibilizzazione del Vaticano II. Dobbiamo chiedere un clima di sereno e rispettoso dibattito frutto di un sincero amore per la Chiesa e per la sua fede immutabile.
Possiamo vedere unโ€™indicazione positiva nel fatto che il 2 agosto 2012 Papa Benedetto XVI ha scritto una prefazione al volume relativo a Vaticano II nellโ€™edizione della sua opera omnia. In questa prefazione, Benedetto XVI esprime le sue riserve riguardo a contenuti specifici nei documenti Gaudium et spes e Nostra aetate. Dal tenore di queste parole di Benedetto XVI si puรฒ vedere che i difetti concreti in alcune sezioni dei documenti non sono migliorabili dallโ€™ermeneutica della continuitร . [โ€ฆ]

Lโ€™attuale situazione di crisi senza precedenti della Chiesa รจ paragonabile con la crisi generale nel 4ยฐ secolo, quando lโ€™arianesimo aveva contaminato la stragrande maggioranza dellโ€™episcopato, assumendo una posizione dominante nella vita della Chiesa. Dobbiamo cercare di affrontare questa attuale situazione da un lato con realismo e, dallโ€™altro, con uno spirito soprannaturale โ€“ con un profondo amore per la Chiesa, nostra madre, che soffre la Passione di Cristo a causa di questa tremenda e generale confusione dottrinale, liturgica e pastorale.
Dobbiamo rinnovare la nostra fede nel credere che la Chiesa รจ nelle mani sicure di Cristo e che Egli interviene sempre per rinnovarla nei momenti in cui la barca della Chiesa sembra capovolgersi, come nel caso evidente dei nostri giorni.

Avvisi dalle Indie

Antonio GALLONIO, Vita di San Filippo Neri, Capo XXXIV

Nello stesso anno 1557 leggendosi nella sua camera la sera dopo lโ€™orazione varie lettere contenenti le conversioni degli Indiani, i quali non avevano la fede di Cristo, imperocchรจ erano idolatri, venne egli a tal fervore, seguitato da molti deโ€™ suoi figliuoli spirituali, che dallo stesso spirito si sentirono mossi tutti intorno a venti, tra i quali (per nominarne alcuni) erano Francesco Maria Tarugi, Giovan Battista Modio e Antonio Fucci, che deliberรฒ (fatti in prima ordinare preti quegli chโ€™e nโ€™erano capaci) di mettersi di poi con esso loro con la benedizione del Papa a quel viaggio, non ricusando alcuna fatica, o pericolo, ma ponendo le proprie vite in mille pericoli, per potere quelle anime infelici conquistare alla santa fede e religione cristiana, e al grembo della chiesa romana: e per conoscere meglio, e piรน apertamente quale fosse la volontร  di Dio, che per via comune colla divina grazia si puรฒ, volle dopo lunga orazione, consigliarsene con un devoto religioso, e provatissimo monaco di S. Bernardo, chimato Agostino Ghettini, il quale era a quel tempo priore alle Tre fontane, quasi che volesse per mezzo suo il volere divino, come ei fece intendere.
Fu costui figliuolo di padre e di madre di gran santitร  di vita, i quali erano esercitati in molte virtรน, ed erano in grande opinione delle genti: usavano eglino tra lโ€™altre cose di offerire a Dio quel figliuolo o figliuola, che di loro nascerebbe, deliberati fra se di fargli religiosi, quando perรฒ cosรฌ fosse piaciuto loro venuti a matura etร , e finirono di vivere con opinione grande di santitร ; i loro figliuoli ancora tali progressi fecero nelle virtรน, che come religiosamente erano vissuti, cosรฌ religiosamente morirono facendo una morte alle buone opere loro rispondente.
Ora udito il religioso monaco (per ritornare allโ€™istoria) lโ€™animo di Filippo intorno ad impresa sรฌ grande, pigliato tempo alla risposta raccomandรฒ ferventemente il negozio al Signore, e ritornato a lui Filippo (come era semplice e puro) narrogli, che orando, S. Giovanni Evangelista suo divoto gli era apparso, il quale gli aveva detto, che le Indie sue erano Roma, dove voleva il Signore servirsi dellโ€™opera e buona volontร  sua, e deโ€™ suoi allievi per la salute di molti; dissegli anco di aver veduta lโ€™acqua delle tre fontane in color sanguigno mutata tutta, il che significava che tosto doveva venire alla cittร  qualche tribolazione, la qual cosa, come ei disse, gli aveva similmente lโ€™apostolo palesata.
Filippo udendo queste parole, e per esse divenuto giร  certo del volere divino, propose senza piรน avanti cercare, di starsene in Roma, dove quante anime abbia egli guadagnate a Cristo, e quanto bene fattovi, e quale esempio lasciatovi, non รจ, come io mi penso, chi nol veda, e sappia benissimo, senza che altro da me se ne scriva.


Pietro Giacomo BACCI, Vita di San Filippo Neri, Libro I, Capo XII

Or avendo Filippo fatta cosรฌ buona scuola di persone spirituali, perchรจ in queโ€™ principj, che si facevano le conferenze e li ragionamenti in camera sua, si leggevano ancora tal volta le lettere che venivano dallโ€™Indie aโ€™ Padri della Compagnia di Gesรน; considerando egli quanto grande doveva esser la messe in queโ€™ paesi, e quanto pochi gli operarj, deliberรฒ di voler andare in quelle parti a seminare anchโ€™egli la Santa Fede, e spargere, quando fosse bisogno, il sangue per amor di Cristo. [โ€ฆ] Quegli che avea per costume di non risolvere alcuna cosa grave senza orazione, consiglio, e tempo, fattane prima lunga orazione, ne trattรฒ con un Monaco Benedettino, che abitava a San Paolo, uomo di gran valore sรฌ nelle lettere, come nello spirito, il quale lo mandรฒ per consigliarsi da un Padre dellโ€™Ordine Cisterciense, allora Priore del deโ€™ Santi Vincenzo ed Anastasio alle tre Fontane, chiamato Agostino Ghettini. [โ€ฆ] A questo Santโ€™Uomo narrรฒ Filippo il suo pensiero, pregandolo che volesse in ciรฒ dargli consiglio. Il buon Servo di Dio prese tempo, dicendogli che ritornasse unโ€™altra volta per la risposta. Ritornando adunque Filippo dopo alcuni giorni, secondo che avea promesso, il Monaco gli raccontรฒ, come gli era apparso S. Giovanni Evangelista, e gli avea detto, che lโ€™indie sue dovevano esser in Roma; e quivi voleva Iddio servirsi della persona sua.

โ€œSan Filippo a Napoliโ€: indicazioni ai lettori non-napoletani

San Filippo a Napoli โ€“ Fede & Cultura

Prendere in mano un libro che non si conosce e applicarsi a leggerlo o studiarlo, richiede una buona dose dโ€™interesse, oppure di affetto verso lโ€™autore, o quanto meno una certa sensibilitร  letteraria. Ancor piรน quando il libro ha per oggetto una realtร  non vicina e non familiare a chi leggeโ€ฆ Il contenuto essenziale รจ la ricostruzione e comprensione dei fatti inerenti la casa dei padri filippini a Napoli e le sue iniziali relazioni con la matrice romana. Non รจ un romanzo che narra una storia verosimile, si tratta di uno studio storico che mira alla ricostruzione dei fatti e alla comprensione del loro senso globale. รˆ un dato storico che le case di Napoli e Roma entrarono in rotta fra loro e i padri romani arrivarono a osteggiare la filiale napoletana. Che cosa/come avvenne e perchรฉ? Quali le motivazioni di divergenza? รˆ una tematica che incuriosisce i cristiani che amano leggere per cultura, per coltivare sapienza, come gli appassionati di storia della Chiesa, oltre ad interessare particolarmente gli oratoriani. Infatti il periodo iniziale di storia del nascente istituto filippino รจ il periodo fondante lโ€™identitร  oratoriana: quando cioรจ il carisma del fondatore deve prendere forma in un modus vivendi, essendi, operandi, assimilabile da altri che sono chiamati a seguirne lโ€™esempio. Se il carisma del fondatore viene da Dio, puรฒ stare certo che Dio stesso chiamerร  altri a seguirne le orme.

Gli ambiti dโ€™interesse di questo mio studio pubblicato con Fede&Cultura sono allora la storia della Chiesa per il contesto dellโ€™epoca, la storiografia per le fonti attinte, la spiritualitร  per la comprensione profonda della mens del fondatore e le diverse posizioni dei protagonisti. Il corso storico descritto evidenzia aspetti giuridici per la fase costituente dellโ€™Istituto che allโ€™inizio dellโ€™epoca moderna vede una certa democrazia, richiama la teologia della vita consacrata per la comprensione del confronto/scontro tra i padri romani e napoletani riguardo alla forma di vita, lโ€™attivitร  oratoriale promossa dal Neri si puรฒ considerare mediante la teologia pastorale, infine lโ€™ereditร  storica che lascia lโ€™epoca moderna rappresenta il punto dal quale prende il suo corso la nostra epoca contemporanea.

In Italia non tutti sanno che tale sito dei โ€œgirolaminiโ€ sia “museo nazionale” dipendente dal MiBAC, nรฉ tanto meno si sa che rappresenti la testimonianza materiale della storia trattata nel mio libro. Quel monumento che sorge su via Duomo, dinanzi alla cattedrale di Napoli, non รจ un sito archeologico, del quale vediamo le fondamenta e poi ci immaginiamo comโ€™era, o se scaviamo troviamo qualche indizioโ€ฆ รˆ un complesso ancora in piedi che racconta la sua storia. Conoscendola scopriamo quella che in filosofia della storia si chiama โ€œstoria degli effettiโ€: la storia appartenente al passato giunge fino a noi e in un certo qual modo continua ad essere presente attraverso i suoi effetti. Recandoci in quel luogo ammiriamo strutture materiali e opere dโ€™arte, conoscendo il pensiero dei personaggi storici comprendiamo come ci siano schemi mentali e idee ancora valide e condivise che tuttโ€™oggi crediamo e orientano il nostro agire. Possiamo perfino scoprire che ciรฒ che siamo ora รจ il risultato del percorso svolto per arrivare al nostro presente.
Ci sono alcuni strumenti di ermeneutica che vengono fatti propri in filosofia della storia: coscienza della determinazione storica, linguaggio, distanza temporale e materialeโ€ฆ Sono concetti formulati da studiosi quali principalmente Gadamer, Dilthey, Pareyson. Ad essi si aggiungono altri nomi di pensatori coinvolti nel dibattito dello storicismo: Rickert, Spengler, Weberโ€ฆ Per lo piรน filosofi che espressero posizioni divergenti e non riconducibili a sintesi comune, se non per lโ€™asserto che la storicitร  รจ la condizione dellโ€™essere dellโ€™uomo.

Noi posteri cerchiamo di interpretare la storia vissuta da altre persone prima di noi, cerchiamo il senso storico di un corso di eventi svolto da uomini che agiscono con intenzionalitร  mossa da volontร  collegata a un intelletto, ma condizionata da uno stato dโ€™animo dato dal sentimento. Trattando la storia non abbiamo a chรฉ fare con cifre, non รจ come uno studio di funzione matematica. La persona umana non รจ un robot, non agisce solo per freddo calcolo preimpostato, poichรฉ viene facilmente deviata dai moti dellโ€™animo, nel bene e nel male, contrari alla sua ragione. Con lโ€™intelletto possiamo allora conoscere i fatti oggettivi per comprenderli poi nella loro interezza: la partecipazione ai sentimenti che animavano i protagonisti dร  quel surplus di profonditร  che la ragione non coglie. La posizione di San Filippo rispetto allโ€™impresa napoletana esprime questo aspetto: lui non motiva mai con argomenti, pare sospendere il giudizio, ovvero nega la sua benedizione, non esprime compiacenza e tuttavia non pone il suo veto, non impedisce che lโ€™opera di fondazione a Napoli vada avanti. Questo poichรฉ nonostante in cuor suo non approvasse lโ€™iniziativa, attendeva di verificare se fosse cosa buona e rispondente a volontร  di Dio. E che poi lo fosse lo dimostrano i frutti di bene portati alla cristianitร  locale. La fonte storica per eccellenza di Giovanni Marciano cosรฌ attesta:

Nel giorno 25 di luglio dellโ€™anno 86 del secolo antecedente era incominciato nella propria abitazione quellโ€™esemplare convitto, se bene molto tempo prima era giunto il Tarugi in Napoli coโ€™ suoi compagni, e haveano dato principio agli esercizi dellโ€™Oratorio nel Duomo, come altrove si disse; poi coi sudori del Tarugi, di Giovenale Ancina, di Antonio Talpa, di Flaminio Ricci, e di tanti altri degnissimi operarii, (โ€ฆ) non solo si vide nellโ€™ameno suolo della bella Partenope traspiantato da Roma lโ€™Istituto: ma rigogliosamente germogliare, e crescere con felicissimo augumento. Fรน unita per molto tempo alla Romana la Congregazione di Napoli, da cui si era diffusa in quella Cittร , non solo mentre il Santo Fondatore visse frร  noi mortali: ma anco per alcuni anni dopo, che passรฒ a convivere cogli Angeli.
Seguita intanto lโ€™accennata divisione nel 1612, cominciรฒ da quel punto il Superiore della Casa di Napoli ad usare il titolo di Preposito, essendosi fino ad allora chiamato Rettore (โ€ฆ). Continuรฒ Iddio susseguentemente a proteggere, e custodire la casa di Napoli, e il Santo Padre dal Cielo ad impetrargli le sue benedittioni, onde รจ andata sempre crescendo, e augumentandosi fino a giungere allo stato, che adesso si trova cosรฌ ragguardevole, come il mondo sa.
(Cronache historiche della Congregatione dell’Oratorio, Libro I, Capo XV)

Se consideriamo la storia passata presentata nel libro un capitolo chiuso e ormai irrimediabilmente finito, abbiamo due possibilitร : vivere di ricordi oppure vivere come neonati senza storia pregressa. Nel primo caso rinunciamo ad agire nel presente senza continuare il lavoro di chi ci ha preceduto, nel secondo caso rinunciamo allโ€™identitร  contenente i valori che orientano lโ€™agire. La scelta migliore รจ allora cogliere il senso profondo della storia vissuta dai predecessori, poichรฉ รจ magistra vitae.

Se vogliamo seguire il consiglio di San Filippo, leggiamo i libri che iniziano con la โ€œSโ€, leggiamo le biografie dei santi e i libri che parlano delle loro opere. Un poโ€™ di impegno sul versante culturale darร  beneficio anche al nostro spirito.