chi è contrario all’educazione??

Antonio Morra, Pornolescenza: Proteggere bambini e adolescenti da pornografia, sexting e cyberbullismo, ed. AbbiAbbè, 2018

Come dice Antonio Morra: […] dare una definizione alla pornografia è piuttosto complicato dal momento che si presenta sotto varie forme. Basti pensare ai cartelloni pubblicitari, alle vetrine dei centri commerciali, alle riviste che si trovano alla cassa delle drogherie, agli spot televisivi, ai film. Persino la musica e la letteratura sono invase da contenuti pornografici. Effettivamente, ormai viviamo in una cultura sempre più sessualizzata, nella quale i contenuti a sfondo sessuale sono sempre più presenti e caratterizzati da un’“oggettificazione” delle persone e della sessualità: i rapporti sessuali vengono presentati in modo slegato dal rapporto interpersonale e affettivo, ma fini a sé stessi e spesso associati a obiettivi di natura commerciale; le persone, invece, vengono rappresentate come oggetti finalizzati alla gratificazione e al piacere. Inoltre, la sessualità viene presentata in modo sempre più esplicito e provocatorio, valicando il limite di quella che veniva considerata pornografia, al punto che molti autori iniziano a parlare di “pornificazione” della cultura contemporanea e non di semplice sessualizzazione.

Antonio Morra, Porno Tossina: Disintossicarsi dalla Pornografia, ed. Verso la Meta, Catania, 2016

Siamo stati creati per avere relazioni con Dio e con la gente, e il matrimonio è sia un mandato biologico che un dono divino per la maggior parte delle persone nel corso della storia. La nostra sessualità è Imago Dei, creata ad immagine di un Dio relazionale che ci chiama a stabilire relazioni con lui e gli uni con gli altri. Il matrimonio è stato creato da Dio per l’umanità come riflesso di questo desiderio, per questo motivo è normale che chi non è sposato desideri esserlo. Nell’Eden, l’umanità era completa ed unita. Con il peccato, si è venuta a creare la separazione dal nostro Creatore e dagli altri. Tristemente, fintanto che non riconosciamo Dio come colui che soddisfa i nostri desideri, diventiamo ossessionati nel tentativo di riempire quel vuoto con altre cose.

te semper amabo

Ferdinando Rancan, Ricevi questo anello: Il matrimonio via privilegiata per la santità, Fede&Cultura, Verona, 2017

Ma un giorno avete scoperto che cosa vuol dire veramente innamorarsi. È scattato dentro di voi qualcosa di indescrivibile, dovuto al fatto che avete “visto” come una realtà viva la persona che vi ha innamorato e siete rimasti a guardarla nella sua realtà fisica, l’avete “contemplata”: in quel momento avete scoperto “l’essere”, siete passati dal fantasma alla realtà, dall’idea all’essere reale. Quella persona viva, di carne e ossa, non dipendeva da voi, era lì con la sua identità, la sua storia personale, magari tutta da conoscere, con le sue doti e i suoi difetti, i suoi limiti e le sue caratteristiche, con la sua esistenza indistruttibile.

E questo “essere” vivo, entrato in voi, ha preso il posto di tutti gli altri fantasmi, ed è scomparso improvvisamente il sentimento di solitudine che prima avevate. Eravate in compagnia di voi stessi, dei vostri fantasmi, delle vostre aspirazioni, delle vostre idee, ma soli. Da quando è entrata in voi la persona che vi ha innamorato è cambiato tutto. Vi siete resi conto di una presenza che non veniva da voi, non dipendeva dalle vostre facoltà interiori, ma vi superava. Infatti, non l’avete creata voi ma l’avete ricevuta; è stato un dono.

Ora potete nettamente valutare la differenza tra l’idea o immagine di una persona e l’essere di una persona. Quando essa entra in voi, sentite che influisce sulla vostra vita, cambia il vostro mondo interiore; dovete fare i conti con una presenza che è un altro “io”. Qualcosa di simile accade quando la nostra mente, abbandonando il soggettivismo interiore, si apre all’essere delle cose e “scopre” Dio non più come una pura possibilità astratta ma come una realtà viva: l’Essere personale che mi guarda, mi tiene nelle sue mani, mi vuole; allora la sua presenza mi illumina interiormente e mi cambia la vita.

Kelsey Skoch – Everett Fritz, Purezza senza compromessi: Non è soltanto un problema per ragazzi, trad.it. Marta Forlin, Fede&Cultura, 2021

Se il nostro obiettivo fosse semplicemente quello di smettere di fare peccati sessuali, potresti esserne capace con qualche esercizio di autocontrollo o di disciplina. Ma quello non è il nostro obiettivo finale. Il nostro obiettivo è la libertà totale. Il nostro obiettivo è quello di non scendere a compromessi nella nostra ricerca dell’amore per il quale siamo fatte. Questo non è possibile senza una relazione con Gesù Cristo. Gesù, che ha camminato sulla terra duemila anni fa, è Amore in carne e ossa. Ogni insegnamento che ha dato descrive Dio come Amore ed è quella relazione d’amore che desideriamo come fine ultimo.

Non io America

Non credere, America, che ti possa perdonare
Perché sei approdata sulla luna.

Non per i tre fanciulli mostruosamente alati,
Bimbi che mossero i primi passi
Su quel deserto
Ove solo il silenzio di Dio
Fino a ieri regnava inviolato,
E il vento della creazione ancora danzava
Nella libertà delle origini.

Non per quei fanciulli amati,
Nostra carne e speranza
Nella cui faretra tra infiniti
“Brain-tools” di sconfinata potenza
E perfino in mezzo alle molte leccornie
Tu pensavi di nascondere il cianuro:

Non per essi
Ma per te, America!

E mentre nel volo incredibile, sì,
Il mondo intero era fisso al cielo buio,
Tutti gli occhi degli indiani uccisi
Brillavano lucidamente coscienti
Dai vetrini dei tuoi mille apparecchi,
O America, prima nazione del genocidio.

Non credere, America, che possa dimenticare
La tua malizia di animale bianco
Di novella apocalisse:
Io sono la voce di Nagasaki e Hiroshima,
E se ora quei fanciulli tornano
Con le scarpe sporche di luna
Un’altra cenere geme
Sotto i piedi della tua potenza.

Non credere, America, che possa dimenticare
Gli interminabili salmi di schiavi
Le cui lacrime hanno gonfiato i tuoi fiumi.

Tu sai conquistare la luna,
Ma il cuore del tuo fratello negro
E’ più profondo del cielo,
E’ più lontano della luna:
Io sono la voce di Martin Luther King
Che tu, America, hai ucciso,
– Il migliore uomo fiorito
Nella tua landa di grattacieli.

Non credere, America, che possa dimenticare
L’avidità dei tuoi businessmen,
O paese del vitello d’oro
E della “prostituzione proibita”,
(Aerei portano i tuoi falchi
Dalle penne profumate
Nel villaggio delle donne oltre il confine,
E così tutta è pulita e bianca
La facciata della tua casa):

Io sono la voce informale degli slums
Di Ciudad Juàrez e di Acapulco e di Sao Paolo,
Sono un campesino che i tuoi gorilla
Non hanno ancora ucciso,
Spremuto succo della terra.

Non credere, America, che possa dimenticare
Le tue preghiere e il tuo giuramento
Sul libro sacro di Dio:
Così nulla è più salvo,
E Cristo ora per l’oceano dei poveri
E’ incredibilmente bianco,
Sigillo purissimo sui tuoi forzieri;
E nessuno, nessuno di questi affamati
Può sperare ancora nella Sua parola.

Non credere, America, che possa lodarti
Io stesso bianco, fratello tuo
Di John e di Bob, altri figli uccisi da te
Perché non si facesse giustizia.

Non credere, America, che possa dimenticare
I quindici anni di feroce guerra,
Ugualmente feroce che le guerre
Della cristiana Europa.

Ora che l’Europa non è più cristiana
E non pensa ad altre guerre,
E’ dunque tuo retaggio la guerra
Ora che sei il solo continente cristiano?
Io sono la voce di uno dei molti bonzi
Bruciati sulla piazza a Saigon.

David Maria Turoldo
(elegia per 21 Luglio 1969)
in il Sesto Angelo

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Il Vangelo del giorno – Domenica 07 Giugno 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Domenica – Santissimo Corpo e Sangue di Gesù

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei! Siamo quello che mangiamo!

Il cibo è una chiave di lettura di tutta la nostra vita.

Utilizziamo, in tanti casi, la metafora del cibo (almeno noi palermitani) per descrivere cose molto importanti: ti mangio con gli occhi (per esprimere amore), ti prenderei a morsi (per esprimere tenerezza), non lo mangerei neanche fosse pane (per esprimere disgusto), sei buono come il pane (per esprimere bontà).

La digestione e il metabolismo, poi, trasformano quello che mangiamo in parte di noi. Io sono anche il risultato di tutti i piatti di pasta e le brioscine di nutella che ho mangiato nella mia vita…

La questione è però anche avere gusto e non essere divoratori di tutto: essere buon gustai. Se proprio mi devo fare male… preferisco la Nutella alla Nocciotella… preferisco un buon vino al tavernello… preferisco un piatto di pasta col pesce fresco piuttosto che le vongole in barattolo… sì, perché ciò che mangiamo dice qualcosa di noi… dei nostri gusti… delle nostre scelte… dei nostri valori. Il cibo… come le relazioni! di cosa ti nutri… chi frequenti… chi sono i tuoi punti di riferimento importanti?

Oggi è solennità… oggi ricordiamo che Gesù ci ha amato tanto da volersi fare così piccolo e fragile da potere entrare dentro di noi per riempirci di Lui. Insomma, oggi è festa dell’amore… di questo amore che, come effetto, non ha solo quello di farci stare bene ma di trasformarci in Lui: ci nutriamo per nutrirci. Il segreto, è tutto qui… nel suo amore trasformante!

E per capirlo… pensiamo alla messa:

inizia con l’ammissione del bisogno di questo cibo (atto penitenziale)

al centro c’è il nutrimento (parola ed eucarestia)

si conclude con il mandato di diventare cibo per gli altri (andate a portare la pace a tutti!). infatti… il sacramento del corpo e sangue di Gesù lo chiamiamo “comunione”. Allora è chiaro: facciamo la comunione non significa solo andare a prendere Gesù… ma impegnarsi a fare comunione con gli altri… altrimenti è tutto vano!

Diventa ciò che hai mangiato! Ama perché sei amato! Ama per quanto sei amato!

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Il Vangelo del giorno – Sabato 06 Giugno 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato – IX TO A

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 12,38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Parola del Signore

In una società dove conta solo ciò che fa rumore, produce immagine ed è visibile a tutti… essere essenziali è controcorrente… anonimo e impersonale.

Tanti valori sono cambiati e in qualcosa dovremmo anche adeguarci, non per essere del mondo, ma per raggiungerlo ed evangelizzarlo. Ma alcuni valori non possono né devono cambiare. Primo fra tutti, la carità.

La carità non può adeguarsi alla società dell’immagine. La carità va vissuta anche se non si vede… anzi, in molti casi, vale di più proprio se non si vede… perché rimane fondamentale che ciò che ti deve muovere nella carità è l’amore per l’altro e non la tua visibilità. Che poi fare la carità possa produrre ANCHE visibilità e piacere… è un altro discorso… ma non deve essere né la visibilità… né la ricerca della gratificazione a muovere l’atto di carità!

Fai bene ad amare ma non perché amare ti fa bene ma perché amare fa bene!

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Palermo, un gesto di tutela per la storia e la devozione: sostituita la statua dell’Immacolata sulla facciata di Sant’Antonio Abate.

Immacolata a Sant'Antonio Abate

PALERMO, 23 maggio 2026 – Nel cuore del mese mariano, in un momento particolarmente significativo per la comunità dei fedeli e per la città di Palermo, è stato portato a compimento un importante intervento di tutela del patrimonio storico e religioso della Chiesa Senatoriale di Sant’Antonio Abate.

Per volontà del Reverendo Monsignor Gaetano Tulipano, parroco della storica chiesa palermitana, la statua originale dell’Immacolata collocata sulla facciata principale dell’edificio è stata sostituita con una copia fedele realizzata in resina, riprodotta con estrema precisione e cura in ogni minimo dettaglio. L’intervento è stato eseguito nell’ambito di un percorso condiviso con gli organi preposti alla tutela dei beni culturali, con il supporto della Soprintendenza, allo scopo di preservare il manufatto originale dagli effetti del tempo, degli agenti atmosferici e dall’inevitabile degrado causato dalla sua prolungata esposizione all’esterno.

L’operazione di sostituzione, particolarmente delicata per la posizione della statua sulla sommità della facciata, è stata affidata a maestranze altamente specializzate nel settore dell’edilizia acrobatica, che hanno operato in totale sicurezza e con la massima attenzione alla conservazione del bene.

L’originale dell’Immacolata è oggi custodito all’interno della sacrestia della chiesa. Osservandola da vicino è possibile cogliere chiaramente i segni lasciati dal tempo: erosioni superficiali, alterazioni dovute agli agenti atmosferici e quelle inevitabili testimonianze materiali che raccontano oltre un secolo di esposizione e di devozione popolare. Una presenza che continua a custodire la memoria storica della comunità e che, grazie a questa scelta conservativa, potrà essere tramandata alle future generazioni.

Una presenza mariana legata alla ricostruzione ottocentesca della chiesa

La collocazione della statua dell’Immacolata sulla facciata di Sant’Antonio Abate si inserisce in una delle pagine più significative della storia dell’edificio. Dopo i gravissimi danni provocati dal violento terremoto del 1823, la chiesa fu interessata da un’importante campagna di ricostruzione che coinvolse direttamente il Comune di Palermo, allora rappresentato dal Senato cittadino.

Nell’ambito di questi lavori venne completamente ripensata la facciata, realizzata secondo il gusto neogotico dell’epoca su progetto dell’architetto comunale Nicolò Raineri. Fu proprio all’interno di questo programma di rinnovamento architettonico che venne prevista la sistemazione della statua dell’Immacolata, destinata a dominare il prospetto principale della chiesa quale segno di protezione, fede e identità religiosa per l’intera città.

La presenza della Vergine sulla facciata ha così accompagnato generazioni di palermitani, diventando parte integrante dell’immagine stessa della Chiesa Senatoriale di Sant’Antonio Abate e del suo rapporto storico con la cittadinanza.

La benedizione della nuova collocazione

La prima Domenica successiva all’intervento, al termine della Santa Messa, Monsignor Gaetano Tulipano ha impartito la benedizione alla nuova collocazione della statua, alla presenza di numerosi fedeli che hanno voluto condividere questo momento di particolare significato per la comunità parrocchiale.

Un gesto semplice ma carico di valore simbolico, che ha unito la necessità della conservazione del patrimonio artistico con il rispetto della tradizione devozionale che da sempre lega i palermitani all’Immacolata.

Un esempio di attenzione verso il patrimonio storico e spirituale della città

L’intervento realizzato rappresenta un esempio virtuoso di come la tutela dei beni culturali possa convivere con la continuità della devozione popolare. La scelta di conservare l’opera originale in un ambiente protetto e di collocare all’esterno una riproduzione perfettamente fedele consente infatti di preservare un importante manufatto storico senza alterare l’immagine che da oltre un secolo accompagna la vita della chiesa e del quartiere.

Un plauso particolare va a Monsignor Gaetano Tulipano, che con sensibilità pastorale e attenzione verso la storia della comunità ha promosso e sostenuto questa iniziativa, dimostrando ancora una volta il proprio impegno nel custodire la memoria religiosa, artistica e culturale della Chiesa Senatoriale di Sant’Antonio Abate.

L’Immacolata continua così a vegliare sulla città dal luogo che da generazioni le appartiene, mentre l’originale viene finalmente preservato per il futuro.

Noi di padd.it siamo orgogliosi di essere i primi a documentare e raccontare questo evento che può essere considerato a pieno titolo un fatto storico per una delle chiese più rappresentative di Palermo. Un patrimonio che appartiene non soltanto ai fedeli, ma all’intera città, e che meriterebbe sempre maggiore attenzione da parte delle istituzioni e dell’amministrazione comunale, affinché la sua storia e il suo valore possano continuare ad essere conosciuti, tutelati e tramandati.

scoop del secolo

Il comune battezzato va in chiesa per pregare, non certo per disquisire di liturgia e, così, riceve il rituale romano come un dato acquisto. Azzerando la coscienza critica potrebbe pensare i libri liturgici come divinamente rivelati; come dire che le Bibbie sono piovute dal cielo o Paolo VI è sceso dal Monte Olimpo col nuovo messale tra le mani. Ma non è andata proprio così e lo attestano le testimonianze dei personaggi che hanno vissuto quelle vicende. Oltre a loro, qualunque fedele dotato di smartphone, digitando “mons. A. Bugnini” nel motore di ricerca, può apprendere quanto non gli spiegheranno mai in nessun corso da uditore in Teologia. Wikipedia ci illumina d’immenso presentando colui che fu «principale ideatore e vero regista» della commissione liturgica incaricata di realizzare il “rinnovamento”. Fu ordinato vescovo da Paolo VI nel 1972 e poi, dallo stesso pontefice quattro anni dopo, inviato come nunzio apostolico in Iran… Cos’era successo?

Il teologo p. Brian Harrison racconta che nel 1975 un domenicano trovò una valigetta dimenticata da Annibale Bugnini in una sala conferenze in Vaticano. All’interno c’erano lettere scambiate con la massoneria. L’anno seguente il card. Dino Staffa volle informare papa Paolo VI delle notizie trapelate dal Registro massonico italiano, allorquando il suo nome comparve insieme al rispettivo codice “Buan”. Pare che Bugnini fosse entrato in massoneria il 23 aprile 1963, meno di due mesi prima della morte di Giovanni XXIII.

Montini allontanò subito Bugnini da Roma, mandandolo all’estero e rifiutandosi di riceverlo e rispondere alle sue lettere. Il Papa avrebbe preso una simile decisione per motivi infondati? Più tardi il nome di Bugnini comparve nella lista del giornalista Mino Pecorelli (con codice 1365/75). Il documento probante il suo tesseramento alla massoneria non è ancora emerso; non si sa con esattezza a quale loggia/obbedienza fosse affine.

Mauro Gagliardi, Liturgia fonte di vita, Ed.Fede&Cultura, Collana Spirituale vol.19

Ora, qui non si tratta se la nuova Messa sia valida o meno. Ho già detto che è così. Non è questo il problema. Il punto qui è che c’è un obiettivo indebolimento nella nuova Messa che incide sulla chiarezza dottrinale della sua natura sacrificale. E quando si inizia a semplificare il nostro modo di venerare, inizia a indebolirsi il modo in cui crediamo.

Perché i riformatori lo hanno fatto? Se la loro unica ragione fosse perché il popolo potesse capire la Messa in lingua vernacolare, perché non fare semplicemente una versione in inglese? Perché rimuovere così tante preghiere e finire con qualcosa che, almeno esternamente, può assomigliare ai servizi di culto protestante? Due conclusioni, sintetiche e chiaramente provvisorie:

  • In sé la riforma liturgica è un bene, anzi è una necessità per la Chiesa. Il Vaticano II ha chiesto una riforma generale della liturgia perché i padri, guidati dallo Spirito Santo, ne hanno avvertito la necessità. Nessun cattolico dovrebbe, quindi, opporsi alla riforma della liturgia voluta dall’ultimo concilio.
  • Di fatto, la riforma liturgica post-conciliare presenta, oltre a ricchezze, numerose ambiguità e non in tutti i suoi «concreti dettagli» – diceva Ratzinger – «può venir ricondotta semplicemente al dettato conciliare». Quindi ci sono degli aspetti della riforma che non esprimono ciò che il Vaticano II ha chiesto.

[…] In conclusione, il Vaticano II ha certamente segnato la via per la quale dobbiamo camminare per portare avanti la riforma liturgica dei sec. XX e XXI. Questa riforma, però, non è conclusa, anzi è ancora in divenire. Non dobbiamo supporre che tutto sia fatto. Anzi, su concreti dettagli dell’attuazione postconciliare della riforma liturgica, si può e magari si deve operare una correzione o un miglioramento. Della riforma liturgica postconciliare noi dobbiamo conservare ed anzi approfondire tutto ciò che è buono, ma dobbiamo anche saperla purificare dai segni delle umane debolezze.

Così, da decenni ormai, siamo ai ferri corti. Nello scontro sulla liturgia, potere e verità si trovano su fronti opposti. Forse che un giorno l’abbondanza di conoscenza, saggezza e preghiera già dispiegata a favore della verità della divina liturgia sposterà l’ago della bilancia? La vacuità del potere diverrà evidente?

dalla prefazione di Martin Mosebach a Peter Kwasniewski, “Il rito romano di ieri e di domani: Ritornare alla liturgia latina tradizionale dopo settant’anni di esilio”, trad.it. Carlo Schena, Fede&Cultura, 2024
Collegamenti ad altri articoli sul Concilio Vaticano II

Il Vangelo del giorno – Venerdì 05 Giugno 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Venerdì – IX TO A

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 12,35-37

In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:

“Disse il Signore al mio Signore:

Siedi alla mia destra,

finché io ponga i tuoi nemici

sotto i tuoi piedi”.

Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».

E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

Parola del Signore

Sembra una pagina del vangelo piuttosto difficile e sembra non avere un’immediata ricaduta esistenziale per noi. Cerchiamo di capire meglio cosa vuole dire Gesù.

In maniera molto semplice potremmo dire che Gesù dimostra attraverso la stessa parola di Dio che l’importanza di non fermarsi ad una comprensione superficiale del Messia, come facevano gli scribi. Gli scribi, infatti, insistevano sul messia politico, cioè insistevano sul fatto che il Cristo sarebbe stato figlio di Davide, cioè un discendente del grande re d’Israele. Gesù non nega questo, ma mostra, attraverso la stessa Scrittura, che il Messia è molto più di questo, infatti Davide stesso lo chiama “Signore”.

A volte anche noi difendiamo convinzioni, abitudini e modi di pensare semplicemente perché ci siamo affezionati ad essi, senza chiederci se siano davvero fondati o se hanno veramente senso. Il Vangelo ci insegna che mettersi in discussione non è una sconfitta. Tornare sui propri passi non è segno di debolezza, ma di umiltà, di coraggio e di autentica sapienza.

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Pellegrinaggio all’Eremo di Santa Rosalia: una giornata di fede, amicizia e gratitudine.

Pellegrinaggio

2 giugno 2026. Ore 7:30. Puntuali come un orologio svizzero… rigorosamente made in Sicily! Un folto gruppo di fedeli si ritrova davanti al Convento delle Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria, di via Pollaci 46 a Palermo, tutti pronti a salire sul pullman che ci avrebbe condotti all’Eremo di Santa Rosalia, a Santo Stefano Quisquina.

Il gruppo dei pellegrini era composto dai volenterosi dell’Associazione Laici Agostiniani Spinelliani (ALAS), da alcuni parrocchiani della Chiesa Senatoriale di Sant’Antonio Abate, da un gruppo dell’Associazione “I Leoni di Pietratagliata“, con noi anche due suore, Suor Rosa e Suor Mary a cui vanno i nostri auguri per aver da poco compiuto 25 anni della sua professione di fede. A guidarci spiritualmente in questa bella esperienza di fede c’erano, Monsignor Tulipano, e Padre Iozzia rispettivamente parroco e viceparroco di Sant’Antonio Abate.

La partenza avviene puntualissima, pochi minuti prima delle ore 8:00. E qui dobbiamo davvero spendere una parola di apprezzamento per il nostro autista, il buon Stefano Pasta, che con la sua professionalità e la sua abilità alla guida si è meritato più volte gli applausi spontanei dei passeggeri.

Durante il viaggio non poteva certamente mancare la preghiera del Santo Rosario, recitato con devozione lungo il percorso. Ma il bello doveva ancora arrivare.

Giunti all’Eremo siamo stati accolti dai volontari della Pro Loco di Santo Stefano Quisquina, che curano il sito in maniera davvero encomiabile. Si percepisce immediatamente l’amore e la passione che dedicano a questo luogo così speciale. Di loro ricordo in particolare Valentina, Romina e Domenico, che desideriamo ringraziare per la disponibilità, la gentilezza e l’impegno con cui custodiscono questo prezioso patrimonio spirituale e culturale.

Una grande fortuna per noi pellegrini è stata poter celebrare la Santa Messa proprio nel Santuario. Alle ore 11:30 Monsignor Tulipano e Padre Iozzia hanno presieduto la celebrazione eucaristica in una chiesa completamente gremita, non soltanto dal nostro gruppo, ma anche da tanti altri pellegrini e visitatori presenti quel giorno.

La liturgia è stata resa ancora più intensa e partecipata dai canti delle suore Suor Mery e Suor Rosa e dei fedeli presenti. Nessuno me ne voglia, ma avendo accanto mia moglie Antonella, non potevo non riconoscere la sua voce fra tutte, e insieme alla sua sentivo anche quella del buon Erminio un parrocchiano di Sant’Antonio Abate. Mi sento di affermare con certezza: quella Santa Messa è stata gradita al buon Dio e alla nostra amata Santuzza, che siamo andati a trovare nella suggestiva ed emozionante grotta che custodisce il suo ricordo.

Molti, prima della partenza, parlavano delle difficoltà per accedere alla grotta, raccomandando prudenza e attenzione. Eppure posso testimoniare personalmente che, se ci sono riuscito io, con la mia età e con una forma fisica non proprio perfetta, chiunque può farcela. Basta procedere con calma, affidarsi alla Provvidenza e portare nel cuore tanta Fede.

Prima di concludere desidero rivolgere un sincero ringraziamento a tutti i partecipanti che hanno condiviso questa splendida giornata di spiritualità e fraternità. Un grazie particolare va a tutto il gruppo ALAS, una realtà davvero bella e viva che a Palermo umilmente mi onoro di rappresentare, un grazie particolare sento il dovere di esprimerlo per Rosy Pedone e Paola Orlando sicure animatrici di questo gruppo.

Grazie a Monsignor Tulipano e a Padre Iozzia per la loro presenza, per la guida spirituale e per aver condiviso con noi questo pellegrinaggio insieme ai parrocchiani di Sant’Antonio Abate. Un grazie alla madre superiora del Convento delle Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria, Suor Dorotea. Un grazie anche a Don Giuseppe Alotto della Chiesa Madre di Santo Stefano Quisquina, per il suo costante contatto e vicinanza spirituale.

Un sentito ringraziamento va inoltre a Maurizio dell’Associazione I Leoni di Pietratagliata, che si è unita con entusiasmo all’iniziativa e che ha voluto omaggiare a ciascun pellegrino un bellissimo quadretto di Santa Rita, un gesto semplice ma ricco di significato.

Infine, un grazie fondamentale per il prezioso supporto logistico che ha reso possibile questa esperienza va all’Onorevole Marco Intravaia e al suo eccellente collaboratore Emanuel Gambino, che hanno contribuito concretamente alla buona riuscita del pellegrinaggio.

Torniamo a casa con il cuore colmo di gioia, di gratitudine e di fede rinnovata. Esperienze come questa ci ricordano quanto sia bello camminare insieme, condividere la preghiera e riscoprire, nei luoghi santi della nostra terra, le radici più profonde della nostra spiritualità.

Arrivederci al prossimo pellegrinaggio!