un cuore e una capanna

In chiesa due battezzati si ritrovano ai piedi dell’altare di Dio per consacrare il loro amore che si fonda non su un’unione sentimentale, non su quella carnale, non su clausole, ma un’unione spirituale di cuori e dei corpi. Cristo ha elevato l’amore naturale alla dignità di sacramento: in Chiesa, davanti a Dio si presenta chi ha l’umiltà di riconoscere la propria “creaturalità”, cioè che non si è dato la vita da solo, perché c’è un Dio più grande del sindaco e del suo delegato, al quale sono grato per aver incontrato “l’amore della mia vita” e il quale Dio mi dona l’aiuto della sua grazia, perché non si basa tutto sulla mia buona volontà che arriva fino a un certo punto. Prima dell’avvocato, la grazia di Cristo è un aiuto che non ci può dare nessun ufficiale di Stato civile.

Sapete voi cosa dice il primo canone sui matrimoni al titolo VII del Codice di Diritto Canonico? «Tra battezzati non può sussistere un contratto matrimoniale, che non sia per ciò stesso sacramento» (can. 1055). Non si tratta di un contratto perché il matrimonio è il “sacramento dell’amore” di due coniugi: è il loro amore sponsale che dà sostanza/principio al sacramento, il loro consenso è la materia del sacramento di cui sono i ministri. L’affetto, il sentimento che li ha portati a conoscersi è materiale? Visibile, misurabile? No, perché l’amore che permea la relazione attiene alla vita soprannaturale. È chiaro poi che il matrimonio ha beni diversi, ma al Signore Gesù non interessano case, conti correnti, automobili…

E nel tempo del fidanzamento si verifica che il legame è molto più che un sentimento, è un affetto stabile, più sicuro degli umori e più grande degli errori, capace di superarli col perdono. Lo stesso perdono che caratterizza il rapporto tra il Signore e il popolo eletto, la sua Chiesa, perché l’amore sponsale è immagine di come Dio ami il suo popolo: non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe.

C’è pure chi crede di stare bene assieme senza formalizzare. Andiamo a vivere sotto uno stesso tetto e formiamo “un cuore e una capanna”. A ché servono firme, anelli che vedono tutti…? Dovremo solo considerare che noi siamo animali sociali, per cui l’assunzione di un impegno reciproco dà valore e dignità al legame affettivo che non si basa su sentimenti passeggeri che vanno e vengono e che, come tali, non vanterebbero neanche diritti stabili nella società: il riconoscimento di diritti va di pari passo con l’assunzione di doveri non altalenanti.

Tutto questo però non è ancora un discorso di fede, è “antropologia”, è la verità dell’uomo (fatto a immagine somiglianza di Dio). È anche possibile assumersi questi impegni reciproci in modo laico, al Comune. Il matrimonio fu impostato dagli antichi romani come un istituto giuridico, ma per regolare l’amore naturale presente fin dall’origine della creazione come una realtà buona e benedetta da Dio, dice la Genesi. In seguito al peccato originale Cristo porta a compimento la redenzione elevando quel legame alla dignità di sacramento.

Infatti noi non siamo solo animali. Il creatore di tutte le cose, tra tutte le creature, ha riconosciuto solo l’uomo come suo “figlio”, una creatura capace di Dio. La liturgia nuziale inizia facendo memoria del battesimo col quale siamo diventati “figli di Dio”; è questa la vocazione comune di tutti i battezzati, chiamati a comportarsi in maniera degna della vocazione che hanno ricevuto, dice San Paolo.

La grazia sacramentale è di aiuto a vivere il matrimonio come “vocazione”, perché sia nuova via della vostra santificazione – come detto prima dell’aspersione –: nella buona e nella cattiva sorte, nella gioia di stare assieme e nelle avversità della vita… Il matrimonio è così una vocazione specifica per vivere nel mondo, amando un coniuge, generando la vita, testimoniando l’amore cristiano. L’amore di Cristo ci spinge dice San Paolo ai Corinzi. L’amore che unisce due coniugi, se è secondo carità, è lo stesso che circola nella SS. Trinità.

Nella realtà della relazione che si vive nell’amore coniugale si sperimenta la verità della parola di Dio, al punto tale che ci dispiace per gli altri che non sanno cos’è l’amor pure se ne discutono in tv o in parlamento… Nell’era del digitale in cui si creano mondi virtuali che sono evasioni dalla realtà, in cui analfabeti decerebrati diventano influencer da milioni di visualizzazioni, l’amore sponsale rimane il reale rapporto affettivo al massimo grado d’intimità, che giudica teorie e ideologie inventate.

In coscienza tutti riconosciamo il bene e la verità, per raggiungerli affrontiamo tanti condizionamenti e devianze. Adamo ed Eva per primi hanno disobbedito a Dio e da allora non tutto il mondo osserva la sua Parola. La società in cui viviamo non è impostata a misura di famiglia… Oggi si propongono soluzioni di comodo: unioni senza impegno, senza compromettersi, finché va tutto bene e senza neanche troppe responsabilità dopo. Non conformatevi a questo mondo, ricercate ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. Noi se “restiamo nel suo amore”, viviamo il Vangelo che non è utopia e diventiamo siamo sale della terra e luce del mondo.

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