i due saranno un’unica carne

Fulton J. Sheen, Tre per sposarsi. La Trinità come base dell’autentico rapporto d’amore, Fede&Cultura, 2018

L’amore consiste principalmente nella volontà, non nelle emozioni o nelle reazioni chimiche, questa è la verità. In questo senso, la volontà corrisponderebbe alla voce e le emozioni alla sua eco. Allo stesso modo, potremmo dire che il piacere associato all’amore, ovvero ciò che oggi viene chiamato “sesso”, assomiglia alla vaniglia in una torta: la sua funzione è di farci amare il dolce, non di farcelo ignorare. Per questo la più grande illusione degli amanti è di credere che l’intensità della loro attrazione sessuale sia la garanzia dell’eternità del loro amore. Ed è proprio a causa di questa incapacità di distinguere tra la chimica e lo spirituale – tra il sesso, che abbiamo in comune con gli animali, e l’amore, che abbiamo in comune con Dio – che i matrimoni sono così illusori. Infatti, ciò che molti amano non è una persona, bensì l’esperienza di essere innamorati, e mentre la prima è insostituibile, la seconda non lo è. Non appena le reazioni chimiche cessano di reagire con il loro originario vigore, i coniugi che hanno identificato l’emotività con l’amore concludono di non essere più innamorati l’uno dell’altra. In tal caso, essi non hanno mai veramente amato l’altra persona, hanno amato piuttosto soltanto l’idea di essere amati, il che rappresenta la forma più alta di egoismo.

Il matrimonio fondato esclusivamente sulla passione sessuale dura unicamente quanto la passione animale. Entro un paio d’anni l’attrazione animale verso l’altra persona può morire e quando ciò avviene, la legge corre in suo soccorso giustificando il divorzio con termini privi di senso come “incompatibilità” o “crudeltà mentale”. Gli animali infatti non ricorrono mai ai tribunali, perché non hanno la volontà di amare, ma l’umano, essendo provvisto di ragione, sente il bisogno, quando ha torto, di giustificare l’irrazionalità della sua condotta.

In una civiltà decadente come l’attuale, due sono le ragioni della supremazia del sesso sull’amore. Una è il declino della ragione. Gli esseri umani, quando rinunciano alla ragione, ricorrono all’immaginazione; ecco perché film e immagini godono di una così grande popolarità. Con il venir meno della ragionevolezza, i desideri, non più frenati, si manifestano in tutta la loro virulenza. E dato che tra tutti i desideri quelli fisici ed erotici sono i più facili a stabilirsi in noi, in quanto non richiedono alcuno sforzo e sono potentemente aiutati dalle passioni del corpo, il sesso comincia ad assumere la massima importanza. Non è quindi per un semplice accidente storico che un’era antintellettualistica e irrazionale come la nostra sia anche un’era di licenza carnale.

La seconda ragione è l’egoismo. Quanto più si nega la fede nel giudizio divino, in una vita futura, nel paradiso e nell’inferno, nonché in un ordine morale, tanto più saldamente l’ego si afferma sovrano come la fonte della propria moralità. Ogni persona si erge a giudice di se stessa, e ciò non può far altro che fomentare l’egoismo; le pretese di autosoddisfazione diventano sempre più imperiose e, di conseguenza, gli interessi della comunità e i diritti altrui suscitano sempre minore rispetto.

Il peccato, infatti, è sempre egocentrico, mentre l’amore è altruismo e parentela. Il peccato è essenzialmente l’infedeltà dell’uomo secondo l’immagine di ciò che egli dovrebbe essere nella sua eterna vocazione di figlio adottivo di Dio, il tradimento dell’immagine che Dio vede in se stesso quando contempla il suo Verbo.

Pertanto, nel trattare dell’amore coniugale due sono gli estremi da evitare: uno è il rifiuto di riconoscere l’amore sessuale, l’altro sta nel dare troppa importanza all’attrazione sessuale. Il primo errore è di tipo vittoriano, il secondo è di tipo freudiano. Per il cristiano, il sesso è inseparabile dalla persona e voler ridurre la persona a sesso è tanto stolto quanto voler ridurre la personalità a polmoni o a torace. Alcuni vittoriani, in sostanza, per la loro stessa educazione negavano il sesso come una funzione della personalità, mentre alcuni sessuofili dei tempi moderni negano la personalità e divinizzano il sesso. L’animale maschio è attratto verso l’animale femmina, ma una personalità umana è attratta verso un’altra personalità umana. L’attrazione della bestia verso la bestia è fisiologica, ma l’attrazione dell’essere umano verso un altro essere umano è fisiologica, psicologica e spirituale.

Lo spirito umano ha una sete d’infinito che il quadrupede non ha. Quest’infinito è, in realtà, Dio. Ma l’uomo può pervertire tale sete, mentre l’animale non può, perché non ha il concetto dell’infinito. L’infedeltà nella vita coniugale è, in sostanza, la sostituzione di un infinito con una successione di esperienze carnali finite. La falsa infinità di tale successione si sostituisce all’infinità del destino, che è Dio. La bestia è promiscua per una ragione del tutto differente da quella per cui è promiscuo l’uomo. Il falso piacere dato da nuove conquiste nel regno del sesso è il surrogato della conquista dello Spirito nel sacramento! Il senso di vuoto, di malinconia e di umiliazione è una conseguenza dell’incapacità di trovare soddisfazione infinita in ciò che è carnale e limitato (la disperazione è edonismo deluso). Per questa ragione gli spiriti più depressi sono proprio quelli che cercano Dio in un falso dio!

Se l’amore non si eleva, precipita. Se, come la fiamma, non arde verso il sole, brucia alla base, distruggendosi. Se il sesso non ascende al paradiso, discende nell’inferno. Il corpo non può donarsi se l’anima non si dona. Coloro che ritengono di poter essere reciprocamente fedeli nell’anima ma infedeli nel corpo, dimenticano che queste due condizioni sono inseparabili. Il sesso isolato dalla personalità non esiste! Un braccio vivo e gesticolante, staccato da un organismo vivente, è un assurdo.

L’uomo non ha funzioni organiche isolate dall’anima. La sua personalità forma un tutto unico. Non c’è nulla di più psicosomatico dell’unione di due esseri in una carne sola, né esiste qualcos’altro che possa migliorare o peggiorare tanto la mente e la volontà. La separazione dell’anima dal corpo è la morte, per cui coloro che separano il sesso dallo spirito prefigurano la morte. Godere della personalità altrui attraverso la propria personalità, questo è amore. Al contrario, il piacere della funzione animale attraverso la funzione animale di un altro, è sesso separato dall’amore.

Anzitutto bisogna dire che il sesso è uno dei mezzi istituiti da Dio per l’arricchimento della personalità. È infatti un principio filosofico fondamentale quello secondo cui nella mente non ci sia nulla che non sia stato prima avvertito dai sensi. Perciò, qualsiasi nostra conoscenza ci viene anzitutto dal corpo e, come ci dice San Tommaso, noi abbiamo corpo perché il nostro intelletto è debole. Infatti, come la mente si arricchisce mediante il corpo e i suoi sensi, così l’amore si arricchisce mediante il corpo e il suo sesso. (…)

Ogni donna capisce istintivamente la differenza tra sesso e amore, mentre l’uomo giunge a comprenderla più lentamente, attraverso il ragionamento e la preghiera. Mentre l’uomo è spinto dal piacere, la donna è attratta dal significato del piacere. Lei vede il piacere piuttosto come un mezzo, ossia come il prolungamento dell’amore in se stessa e nel suo bimbo. Come Maria nell’Annunciazione, la donna accetta l’amore che le viene presentato da un altro. A Maria l’amore giunse direttamente da Dio per mezzo di un angelo, nel matrimonio l’amore giunge indirettamente da Dio per mezzo di un uomo. Ma in entrambi i casi c’è un consenso, una sottomissione, un fiat: “Avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).

Per questo la donna pagana che non ha pensato consciamente a Dio è in realtà metà donna e metà sogno, mentre la donna che considera l’amore un riflesso della Trinità è metà donna e metà Spirito e ha cura dell’opera creativa di Dio che avviene nel suo corpo. In tal modo, la pazienza viene a unirsi al consenso, poiché la donna accetta le esigenze dell’amore, come l’agricoltore accetta le esigenze della natura e attende, dopo la semina, il raccolto autunnale.

Ma quando il sesso viene, per così dire, “divorziato” dall’amore, si ha l’impressione di essere stati fermati nell’anticamera del castello dell’amore, e che al cuore sia stato negato l’ingresso nella cittadella dopo che ha oltrepassato il ponte. La tristezza e la malinconia sono la conseguenza di una sorte così avversa, poiché è proprio della natura dell’uomo l’essere triste quando è separato da se stesso, o quando è preso dagli affanni esteriori senza riuscire a raggiungere nessuna delle mete a lui più intime.

Per questa ragione bisogna prendere atto che c’è una correlazione molto più stretta di quanto non si pensi tra l’instabilità mentale e la visione animale del sesso. La felicità, infatti, consiste nell’interiorità dello spirito, ossia nello sviluppo della personalità in intima connessione con un destino celeste; per questo chi nella vita non ha scopi, è infelice. Chi esteriorizza la propria vita ed è dominato, o soggiogato, da ciò che è al di fuori di lui, esprimendo la propria energia interiore senza comprenderne il mistero, è infelice fino alla malinconia. Si ha come la sensazione di aver fame nonostante si abbia mangiato, o di essere disgustati del cibo perché questo, nel caso di un individuo, non ha nutrito il corpo o, nel caso del matrimonio, non ha soddisfatto un altro corpo.

Nella donna questa tristezza è dovuta all’umiliazione di comprendere che là dove il matrimonio è soltanto sesso, il suo compito potrebbe essere assolto da qualsiasi altra donna. Non c’è nulla di personale, nulla d’incomunicabile e, di conseguenza, nulla di onorevole. Chiamata dalla natura che Dio ha radicata in lei a essere iniziata ai misteri della vita che hanno la loro origine proprio in Dio, la donna è condannata a rimanere sulla soglia come un semplice arnese o un semplice strumento di piacere, e non come una compagna d’amore.

Due bicchieri vuoti non possono riempirsi l’un l’altro, è evidente, deve esserci una fonte d’acqua, oltre ai bicchieri, perché questi possano comunicare tra loro; bisogna cioè essere in tre per poter realizzare l’amore. Inoltre, ciascuno è ciò che ama, e l’amore si tramuta a somiglianza di ciò che ama: se ama il paradiso, diventa celestiale, se ama il carnale fino a divinizzarlo, diventa corruttibile. Il genere della nostra immortalità dipende perciò dal genere dei nostri amori. Per dirla negativamente, chi vi dice ciò che non ama, vi dice anche ciò che lui è. A tal proposito disse Sant’Agostino: “Pondus meum amor meus”, “Il mio peso è il mio amore”. E questa lenta conversione di un soggetto in un oggetto, di un amante nel suo amato, del misero nel suo oro, del santo nel suo Dio, rivela l’importanza di amare le cose legittime.

Quanto più nobili sono i nostri amori, tanto più nobile è il nostro carattere. Amare ciò che è inferiore all’umano è degradazione; amare l’umano per l’umano è mediocrità; amare l’umano per il divino è arricchimento di sé; amare il divino per se stesso è santità. L’amore dunque è trinità, il sesso invece è dualismo, ma tra sesso e amore esistono ancora molte altre differenze. Il sesso, per esempio, razionalizza, l’amore no. Il sesso deve giustificarsi con le statistiche o le inchieste tipo Kinsey Reports, con i “Ma Freud ci ha detto”, oppure con “Oggi nessuno ci crede più”.

L’amore, invece, non ha bisogno di ragioni. Mentre il sesso chiede alla scienza di difenderlo, l’amore non chiede mai “Perché?”, semmai l’amore dice “Ti amo”. L’amore è la sua stessa ragione, poiché lo stesso “Dio è amore”. Al contrario, Satana nel giardino del Paradiso domandò un “Perché?” dell’amore di Dio. Si vede perciò come qualsiasi razionalizzazione sia artificiosa e non riveli mai la vera ragione. Colui che infrange la legge divina e, commettendo bigamia, si trova fuori dal corpo mistico di Cristo, si giustificherà spesso dicendo: “Io non potevo accettare la dottrina della transustanziazione”. In realtà intende dire che non poteva osservare più a lungo il sesto comandamento.

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