In che mondo viviamo

Nicolò Terminio, Educare alla relazione: Amore, affetti, sessualità, EDB, 2021, pp.59-60

Possiamo continuare chiedendoci: «Cosa vuol dire amare? Cos’è il segno d’amore?». Lacan ha ripetuto più volte che «amare è dare all’Altro ciò che non si ha». E si può dare all’Altro ciò che non si ha soltanto se l’Altro incarna veramente l’alterità e non un duplicato del proprio Io. Trattiamo l’Altro come una replica della nostra immagine narcisistica oppure come l’insondabile mistero del nostro desiderio?

Il dono d’amore è sempre il segno del desiderio dell’Altro, dunque della sua mancanza. In questo senso amare è donare ciò che non si ha perché nell’amore si tratta di donare all’Altro innanzitutto il segno della propria mancanza. Il dono d’amore non ha nessuna pretesa di essere ricambiato, se non da un altro dono d’amore. Domandare l’amore vuol dire domandare che l’Altro ci riveli la sua mancanza e quindi il suo desiderio. Alla base della tensione dell’amore c’è dunque il desiderio di essere desiderati.

L’amore ci dice anche il posto che la sessualità potrà occupare nella relazione di coppia. Se viene a mancare il segno d’amore il partner viene degradato a mero oggetto del proprio godimento pulsionale. La natura essenzialmente simbolica e relazionale degli esseri umani colloca la sessualità al di là del piano biologico e comportamentale, cogliendo piuttosto in essa uno degli aspetti che mette in questione la vita interiore dell’uomo. Nella società contemporanea l’erotismo ha smesso però di configurarsi come quell’elemento che, nella coscienza dell’uomo, mette il suo essere in questione. Lo spazio riservato alla sessualità si è appiattito sul solo piano del godimento pulsionale, escludendo le implicazioni simboliche e relazionali dell’incontro con l’Altro sesso. L’incontro tra i corpi non interroga più le ragioni profonde di un desiderio che si nutre del desiderio dell’Altro, ma viene ridotto al «banale commercio degli incontri quotidiani», dove ciò che conta è la soddisfazione immediata, intensa ma senza alcun vincolo di legame.

Lo scenario contemporaneo evidenzia una disgiunzione incolmabile tra soggetto e sessualità. La concezione della sessualità che domina la nostra cultura «punta tutto sul principio del piacere individuale, dissociando il gesto sessuale dall’amore e privatizzando la sessualità come un bene di consumo da gestire in modo disimpegnato, deresponsabilizzato e, alla fine, depersonalizzato». L’incontro sessuale non apre più nessuna questione soggettiva e non interroga più il senso dell’esistenza. Eppure la sessualità rimane l’esperienza più ignota, anche quando è la più esibita, con cui uomo e donna si confrontano quando vivono il desiderio.

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