articoli sulla Liturgia

Vangelo innalzato durante la messa

Sento intorno a me riformatori che vogliono smantellare il Sacro Santuario, distruggere la fiamma universale della Chiesa, scartare tutti i suoi ornamenti e colpirla con il rimorso per il suo passato storico (Eugenio Pacelli al conte Enrico P. Galeazzi)

AUTORE: Corrado Sedda

Anno Zero

Joseph Ratzinger, Unitร  nella Tradizione della fede, Allocuzione ai Vescovi del Cile, 13 luglio 1988, in โ€œCuaderno Humanitasโ€, Santiago, dicembre 2008, n. 20, p. 38

Da alcune descrizioni, si ha lโ€™impressione che dopo il Vaticano II tutto sia cambiato e che tutto lo sia solo alla luce del Vaticano II. Il Vaticano II non viene trattato come parte di tutta una tradizione vivente della Chiesa, ma quasi come fine della tradizione e come un inizio totalmente nuovo. Sebbene esso non abbia emanato alcun dogma e abbia voluto considerarsi piรน modestamente al rango di un Concilio pastorale, alcuni lo rappresentano come se fosse per cosรฌ dire il super-dogma, che rende irrilevante tutto il resto. Questa impressione รจ rafforzata specialmente dalle procedure adottate.

Quello che prima era quanto di piรน sacro, la forma tramandata della liturgia, appare improvvisamente come quanto di piรน proibito, quanto di certo va respinto. La critica ai provvedimenti moderni dellโ€™epoca postconciliare non รจ tollerata, ma laddove sono in gioco le antiche, grandi veritร  della fede, come ad esempio la verginitร  corporale della Vergine Maria, la Resurrezione corporale di Gesรน, lโ€™immortalitร  dellโ€™anima e cosรฌ via, le reazioni o non vi sono affatto o sono estremamente attenuate [โ€ฆ]. Di fronte a tutto questo ci domandiamo se poi la Chiesa di oggi sia ancora la Chiesa di ieri, oppure se sotto di essa non sia stata fatta scivolare unโ€™altra Chiesa, senza nemmeno chiederglielo. Possiamo rendere il Vaticano II davvero degno di fede, soltanto se lo rappresentiamo con molta chiarezza cosรฌ come รจ: una parte di un tutto e della tradizione della Chiesa e della sua fede.


Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai vescovi della Chiesa Cattolica riguardo la remissione della scomunica latae sententiae ai quattro vescovi ordinati da Lefebvre

Non si puรฒ congelare lโ€™autoritร  magisteriale della Chiesa allโ€™anno 1962 โ€“ ciรฒ deve essere ben chiaro alla Fraternitร . Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sรฉ lโ€™intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non puรฒ tagliare le radici di cui lโ€™albero vive.

Collegamenti ad altri articoli sul Concilio Vaticano II

Liturgical Reform and revolution

Albert Malcolm Ranjith โ€“ Segretario emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

Il Card. Joseph Ratzinger parlando della riforma liturgica postconciliare disse: Il risultato [di codesta riforma] non รจ stato una rianimazione, ma una devastazione [โ€ฆ]. Al posto della liturgia frutto di uno sviluppo continuo, รจ stata messa una liturgia fabbricata. Si รจ usciti dal processo vivente di crescita e di sviluppo per entrare nella fabbricazione. Non si รจ piรน voluto il divenire e la maturazione organica di Dio che vive attraverso i secoli e lo si รจ sostituito a moโ€™ di produzione tecnica, con una fabbricazione banale del momento (Prefazione a Klaus Gamber, “La rรฉforme liturgique en question, ed. Sainte Madeleine”, Le Barroux, 1992).
Sono parole forti ma, credo, davvero oggettive di ciรฒ che veramente accadde nella liturgia durante gli anni immediatamente susseguenti alle riforme introdotte dai riformatori del Consilium ad Exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia; in modo particolare nei confronti della Liturgia Eucaristica. I Riformatori erano sicuramente ben intenzionati nella loro ricerca e nel loro lavoro, ma hanno lasciato degli spazi per interpretazioni larghe di qualche loro orientamento che, in alcuni ambienti, favorรฌ uno slittamento pericoloso verso unโ€™anarchia liturgica […]

 Giร  durante le sedute e poi via via sempre piรน nel periodo successivo si contrappose un sedicente โ€˜spirito del Concilioโ€™ che in realtร  รจ un vero โ€˜anti-spiritoโ€™. Secondo questo pernicioso anti-spirito โ€“ Konzils-Ungeist per dirlo in tedesco โ€“ tutto ciรฒ che รจ โ€˜nuovoโ€™ [o presunto tale: quante antiche eresie sono riapparse in questi anni, presentate come novitร !], sarebbe sempre e comunque migliore di ciรฒ che cโ€™รจ stato, o cโ€™รจ. รˆ lโ€™anti-spirito del Concilio secondo il quale la storia della Chiesa sarebbe da iniziare dal Vaticano II, visto come una specie di punto zero (“Rapporto sulla fede“, Ed. San Paolo, 1985, p. 33). Questo senso di esagerata passione per fare tutto ex novo, di guardare al passato con un certo senso di dispetto e di sorpassare le stesse indicazioni del Concilio, interpretandole a modo proprio, ha condizionato molti ambienti nella Chiesa man mano che il Concilio progrediva e poi nel tempo immediatamente successivo. A causa di questa tendenza alcuni elementi della liturgia Eucaristica stessa hanno subito accentuazioni sbilanciate. Per esempio: lโ€™aspetto conviviale dellโ€™Eucaristia a scapito della sua natura essenzialmente sacrificale; lโ€™aspetto assembleare e antropocentrico a scapito di quello cristocentrico e trascendentale; lโ€™aspetto del sacerdozio comune di tutti a scapito del ruolo insostituibile del sacerdozio ministeriale. […]

Inoltre, un eccessivo e comunque ingenuo zelo per lโ€™ecumenismo li entusiasmรฒ e condusse ad eliminare alcuni aspetti della liturgia, considerati โ€œdifficiliโ€ per i fratelli separati, e ad introdurre altri considerati โ€œaccomodantiโ€. Il Segretario del Consilium, Annibale Bugnini, su โ€œLโ€™Osservatore Romanoโ€ del 19 marzo 1965 parlava del desiderio [โ€ฆ] di scartare [dal nuovo rito] ogni pietra che potesse costituire anche solo lโ€™ombra di un rischio di inciampo o di dispiacere [โ€ฆ] per i fratelli separati. E, in un altro momento, che la riforma liturgica ha fatto un notevole passo avanti e si รจ avvicinata alle forme liturgiche della Chiesa luterana (โ€œLโ€™Osservatore Romanoโ€, 13 ottobre 1967)

Joseph Ratzinger, โ€œIl sale della terraโ€, Ed. San Paolo, pp. 199-202

Nella nostra riforma liturgica cโ€™รจ la tendenza, a parer mio sbagliata, ad adattare completamente la liturgia al mondo moderno. Essa dovrebbe quindi diventare ancora piรน breve e da essa dovrebbe essere allontanato tutto ciรฒ che si ritiene incomprensibile; alla fin fine, essa dovrebbe essere tradotta in una lingua ancora piรน semplice, piรน โ€œpiattaโ€. In questo modo, perรฒ, lโ€™essenza della liturgia e la stessa celebrazione liturgica vengono completamente fraintese. Perchรฉ in essa non si comprende solo in modo razionale, cosรฌ come si capisce una conferenza, bensรฌ in modo complesso, partecipando con tutti i sensi e lasciandosi compenetrare da una celebrazione che non รจ inventata da una qualsiasi commissione di esperti, ma che ci arriva dalla profonditร  dei millenni e, in definitiva, dallโ€™eternitร .

Lumen Christi. Defending the use of the pre-1955 Roman Rite, Os Justi Press, trad.it. Amicitia Liturgica, 2026, p. 40

E’ importante notare che, sebbene la Commissione lavorasse nel piรน assoluto segreto, i suoi membri godevano della piena fiducia del papa (Annibale Bugnini, “La riforma liturgica (1948-1975)”, CLV, Roma 1997, p.9). […] Riflettendo sulla traiettoria della riforma liturgica nel corso dell’ultimo secolo, diventa evidente che ogni decisione papale ha contribuito a una tragedia complessa e progressiva. […] Questi cambiamenti, sebbene fossero animati da buone intenzioni, prepararono involontariamente il terreno per trasformazioni ancora piรน radicali. Pertanto, mentre esaminiamo le motivazioni e gli effetti di tali riforme, facciamolo con spirito di discernimento e cuore riverente, sforzandoci di custodire l’essenza dei nostri riti sacri in mezzo a un panorama in continua evoluzione. Attraverso tale riflessione e sotto la guida dello Spirito Santo, possiamo sperare di preservare la santitร  senza tempo del nostro patrimonio liturgico e di proseguire il cammino con fedeltร  e grazia.

Louis Bouyer, Mรฉmoires, Paris, Cerf, 2014, p.199

Si avrร  un’idea delle deplorevoli condizioni in cui scaturรฌ questa frettolosa riforma descrivendo come fu composta la Preghiera Eucaristica II […] Non posso rileggere quell’inverosimile composizione senza ripensare alla terrazza di un caffรจ di Trastevere dove abbiamo dato i ritocchi conclusivi al nostro pensum per poterci [con dom Botte] presentare con esso al Portone di Bronzo all’ora fissata dai nostri reggenti