La FSSPX continua a giustificare la sua esistenza – e la sua ragione d’essere – con la tesi dello “stato di necessità”, dedotto dal diritto canonico. Lo status quo che necessita la loro azione si protrarrà – a parer loro – sino al perdurare della crisi della Chiesa [1⇓]. Poiché il fondatore diceva che la situazione della Chiesa è «umanamente irreversibile», potremo stare sereni che finché non si realizzerà l’intervento divino, lo “stato di necessità” invocato dalla FSSPX resterà perpetuo.
La FSSPX considera risolutivo della crisi, nonché condizione per la sua riconciliazione con la Santa Sede, che la Chiesa Cattolica sconfessi in toto il Concilio Vaticano II, praticamente come damnatio memoriae di una pagina di storia della Chiesa. I lefebvriani si sentono liberi di rifiutare gli insegnamenti [3⇓] del Concilio vaticano II poiché, in quanto magistero ordinario, richiederebbe solo ossequio dell’intelletto senza l’assenso della fede [5⇓]. Ma perché accusare di ambiguità chi critica senza innalzare barricate che fomentano divisioni? Possibile che il Signore abbia chiamato negli istitituti ex-Ecclesia Dei migliaia di stolti?
Oggigiorno l’autocritica nella Chiesa si espone alla luce del sole contro le deviazioni del Concilio. Mentre i fedeli della Chiesa Cattolica vivono il presente e riscoprono il valore dell’antico, i lefebvriani scelgono di rifiutare tutto ciò che è venuto dopo. Non possono considerarsi “scismatici” perché nessuno ha inteso mettersi a capo di un’altra Chiesa; non sono “eretici” perché rifiutando il Concilio Vaticano II non si contraddice alcuna definizione dogmatica [6⇓]. I lefebvriani vogliono solo sentirsi “cattolici”, pur non sottomettendosi alla Chiesa Cattolica [8⇓] e continuando ad amministrare sacramenti più o meno validi per quanto giuridicamente illegittimi, come un membro fuori dal corpo.
Se ai tempi del dialogo si paventarono aperture, le “parole chiare sulla Chiesa” espresse nella pubblicazione di Radio Spada sono inequivocabili: dal Concilio in poi le canonizzazioni sono dubbie, i sacramenti sono illeciti perché celebrati con un forma diversa dal rito antico, la “nuova” Messa (1969) è da rigettare assieme al catechismo (1992) e al Codice di diritto canonico (1983). Secondo loro da sessant’anni la Chiesa, nei suoi ministri (di qualsiasi orientamento siano), professa esternamente e insegna al mondo, niente meno che l’errore [2⇓]. Pertanto giustifica lo “stato di necessità”: ad esempio il fatto di non presentarsi al proprio parroco per il matrimonio, dato il rischio oggettivo di dover partecipare a catechesi o funzioni di dubbia dottrina, o anche solo di sembrar aderire alle nuove dottrine, il che è certamente un grande pericolo per il massimo bene, la conservazione della fede. Qualunque christifideles è capace di replicare da sé a tali asserti, senza bisogno di aiuti dal pubblico.
Ancora, apprendiamo a chiare lettere da Daniele DI SORCO, Parole chiare sulla Chiesa, ed. Radio Spada 2023, a pag. 132: la Fraternità San Pio X afferma che la nuova Messa, pur potendo essere valida, è però sempre illecita, perché esprime la fede cattolica in modo sostanzialmente ambiguo. Per altri [non lefebvriani] la nuova Messa è semplicemente meno buona della Messa antica, ma pur sempre buona (…) Siamo di fronte a conclusioni dottrinali incompatibili.
Don Daniele DI SORCO, Parole chiare sulla Chiesa, ed. Radio Spada 2023
[⇑1] pag.17 : La differenza con la crisi odierna è che quest’ultima è interna alla Chiesa stessa, proviene ed è alimentata, sebbene possa sembrare strano, dai suoi stessi pastori che non si comportano più come tali; ne hanno l’autorità, ma la usano per fare altro, non per portare le anime a Dio.
[⇑2] pag.63 : Totalmente diversa è la situazione degli insegnamenti del Vaticano II e del post Concilio che sono in contrasto con la dottrina cattolica tradizionale. In questo caso, il loro oggetto non in nessun modo la verità, ma l’errore. Ora, una dottrina palesemente erronea non può costituire l’oggetto di un vero atto di magistero, poiché la divina rivelazione non può contenere nessun errore. Se ne conclude che gli atti erronei del Vaticano II e del post Concilio non sono un vero magistero.
[⇑3] pag.67 : Se da un lato è impossibile accettare come magistero gli insegnamenti del Vaticano II e del post Concilio che sono oggettivamente erronei, dall’altro gli insegnamenti che oggettivamente non contengono errori rappresentano comunque un magistero dubbio, a causa del grave sospetto che grava sulla volontà di insegnare con autorità. Ecco perché, in attesa che la Chiesa, una volta terminata la crisi, si pronunci definitivamente sul loro valore, l’unica scelta prudente è quella di sospendere l’assenso e di attenersi agli insegnamenti sicuri che risalgono a prima della crisi, cioè a prima del Concilio Vaticano II.
[⇑4] pag.68 : I nuovi riti approvati dopo il Concilio non sono orientati al bene comune, perché contengono una professione sostanzialmente ambigua della fede cattolica. Di conseguenza, essi non sono vere leggi né possono costituire l’oggetto del magistero ecclesiastico infallibile.
[⇑5] pag.70 : [La FSSPX] preferisce sospendere l’assenso e aspettare la fine della crisi, attenendosi nel frattempo agli insegnamenti sicuri di prima del Concilio e applicando, dove le circostanze lo rendono necessario, i principi della morale cattolica in materia di legge dubbia.
[⇑6] pag.146 : Che la libertà religiosa sia un male non è l’opinione particolare della Fraternità San Pio X sul Concilio, è una verità costantemente insegnata dal Magistero della Chiesa. Che la nuova Messa non esprima più in modo adeguato la fede cattolica, è ciò che risulta a chi analizzi il nuovo rito alla luce della dottrina di sempre.
[⇑7] pag.149 : E non è neppure possibile affermare che, in fondo, un Istituto vale l’altro e che si può andare a Messa da chiunque, purché si tratti del rito tradizionale. Al contrario, la Fraternità San Pio X è convinta che la frequentazione abituale di tali Istituti e delle loro funzioni presenti un rischio obiettivo di abbandonare a poco a poco la dottrina cattolica tradizionale o di ridurla ad un’opinione fra le tante.
[⇑8] pag.151 : Certo, la crisi attuale della Chiesa ci impedisce di obbedire al Papa e ai vescovi diocesani, perché essi comandano abitualmente cose che si oppongono all’autentica dottrina cattolica. Ma questo non ci autorizza a vivere da indipendenti da persone che obbediscono solo a sé stesse. Occorre al contrario, per quanto possibile, ricreare istituti ecclesiastici organizzati, con superiori e gerarchia, i quali, senza pretendere di sostituirsi alla Chiesa universale, permettano ai loro membri di vivere in società, di praticare l’obbedienza e la correzione fraterna, in attesa che la crisi finisca.




