Il Vangelo del giorno – Domenica 10 Maggio 2026

Vangelo Gv 14,15-21

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Domenica – VI TP A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 14,15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Parola del Signore

Volere bene, conoscere e frequentare qualcuno significa farlo entrare nella propria vita e quando una bella persona entra nella nostra vita, ci rimane per sempre. Anche quando non è più con noi… rimane nel nostro cuore, nella nostra mente… per il nostro affetto… per quello che ci ha dato… per il suo affetto… per i suoi insegnamenti.

Gesù sa che da lì a poco dovrà subire la passione e cerca di rasserenare i suoi discepoli (e noi) per eventuali turbamenti.

Ecco perché dice “Non vi lascio orfani”. Vuole dire non vi lascio soli… senza punti di riferimento. Sì, perché tutti abbiamo bisogno di appoggiarci a qualcuno…perché la vera autonomia non consiste nel non avere bisogno mai di nessuno… ma nel sapere chiedere aiuto quando necessario e nel sapere avvalersi delle giuste relazioni per andare avanti nella vita. Si tratta di trovare il giusto equilibrio, a volte difficile, tra dipendere da qualuno e vivere isolati.

Abbiamo bisogno di qualcuno che con discrezione si fa compagno di strada, disponibile e pronto a ricordarci, se necessario, gli insegnamenti e i valori da seguire… pronto a difenderci contro chi ci mette i bastoni tra le ruote, a darci forza nell’affrontare le difficoltà e a consolarci nello scoraggiamento. Si tratta, ovviamente, dello Spirito Santo.

… e infatti, anche quando pensiamo di essere soli, in una situazione difficile… in un modo o in un altro il Signore si manifesta… sempre… o dentro di noi attraverso una forza interiore o anche fuori, attraverso l’aiuto concreto di qualcuno… Ma solo chi crede se ne può accorgere… solo chi non si dispera… solo chi vive di questa certezza si sentirà amato… e chi si sente amato diventa più forte… capace di affrontare le difficoltà della vita!

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Il Vangelo del giorno – Sabato 09 Maggio 2026

Vangelo Gv 18.18.21

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato – V TP A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,18-21

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.

Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Parola del Signore

Il vangelo di oggi non deve farci paura… anzi dovrebbe rasserenarci, perché a volte ce lo dimentichiamo, ma se siamo discepoli di Gesù dobbiamo ricordarci che seguiamo uno sconfitto agli occhi di molti… agli occhi del mondo.

Insomma, non sempre la fede, il vangelo, le scelte che derivano dal seguire Gesù sono condivise da tutti. Spesso, molto spesso, siamo la minoranza… andiamo controcorrente e per questo veniamo messi da parte, a volte presi in giro e purtroppo anche perseguitati.

Attenzione però, non dobbiamo cercarci la persecuzione. Se qualcosa dobbiamo cercarci e scegliere è il vangelo. La persecuzione deve essere solo una conseguenza di ciò che annunciamo, di ciò che crediamo e di ciò che testimoniamo. Non solo… ma dobbiamo anche evitare di cercarci il conflitto, spesso, infatti, non è solo quello che annunciamo che dà fastidio ma anche il come lo annunciamo. Su questo, certamente, possiamo sempre migliorare.

Scegli chi vuoi seguire e a chi devi piacere… il resto è solo una conseguenza!

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Il Vangelo del giorno – Venerdì 08 Maggio 2026

Maria Madre della Chiesa

A cura di Don Antonio Mancuso

Maria Madre della Chiesa

Dal vangelo secondo Giovanni

Gv 19,25-27

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Parola del Signore

Oggi nelle diocesi Siciliane si celebra la memoria di Maria madre della Chiesa e ci troviamo meditare questa bellissima pagina del vangelo nella quale viene descritto il grande coraggio e l’immensa forza di Maria che nonostante la grande sofferenza rimane aperta alla vita.

La maternità di Maria, il suo essere Madre della Chiesa, infatti, sono frutto della sua apertura alla vita nonostante si sia trovata sotto la croce a vedere ed accogliere il corpo morente del Figlio. Nessun dolore più grande può esistere di quello di una madre che vede morire il proprio figlio!

Ma Maria, degna discepola di suo figlio e come suo figlio, non può fare altro che lasciarci un grande insegnamento: rimanere fedeli alla vita e all’amore nonostante le proprie sofferenze. Ed è vincente questo modo di fare perché solo così, il bene vincerà sempre sul male!

Impariamo ad attraversare la sofferenza senza smettere di amare la vita!

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Il Vangelo del giorno – Mercoledì 06 Maggio 2026

Vangelo di Giovanni 15.1.8

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Mercoledì – V TP A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,1-8

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore

Viviamo di relazioni e siamo anche il frutto delle nostre relazioni. Dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei… perché ognuno lascia traccia nella vita dell’altro.

Essere frutto delle nostre relazioni significa anche che non solo ciò che siamo ma anche ciò che facciamo è influenzato dalle nostre relazioni… da quanto ci siamo fatti “toccare” dalla vita, dall’esperienza, dagli insegnamenti espliciti o spontanei delle persone che gravitano (o hanno gravitato) intorno a noi.

Ecco… è questo il contesto nel quale intendere le parole di Gesù. Se la relazione con Lui ci lascia qualcosa… quello che siamo e quello che facciamo dipende anche da questo.

Non solo… Gesù si espone ancora di più dicendo che più siamo “connessi” con lui… più la nostra vita sarà feconda… produrrà frutto… sarà piena e darà felicità.

Così, infatti, dobbiamo intendere il “portare molto frutto”!

I frutti della nostra relazione con Gesù non sono frutti di prestigio o di successo o di popolarità o merito… ma sono frutti d’amore. Amare gli altri… rendere felice e amabile la vita degli altri sono i molti frutti della nostra relazione con lui… perché l’amore rende sempre fecondi!

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Il Vangelo del giorno – Sabato 02 Maggio 2026

Vangelo del giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato – IV TP A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 14,7-14

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Parola del Signore

Quando ero piccolo ammiravo tanto mio padre che cercavo di assomigliargli in tutto… anche nella sua grafia. Mi ricordo che quando vedevo un foglio con la sua scrittura, cercavo di copiarlo per assumere il suo stesso modo di scrivere. Ero piccolo… non ci riuscivo.

Ho amato tanto mio padre… adesso che lui non c’è e che io sono adulto mi accorgo che gli somiglio molto… nel modo di camminare… di gesticolare… nel modo di tenere gli occhiali… nel sorriso e anche nella sua ironia… già, ogni tanto… chi lo conosceva… mi dice: padre Antonio, guardo te e vedo tuo padre!

Questo piccolo racconto autobiografico nel quale penso tutti, in un modo o in un altro, si possono riconoscere… può servire per comprendere le parole di Gesù: chi ha visto me ha visto il Padre… io sono nel Padre e il Padre è in me… Ovviamente la mia è solo un’analogia… un modo per cogliere anche lontanamente il significato delle parole di Gesù.

L’amore unisce e chi si ama, col tempo, inizia anche a ragionare alla stessa maniera… fino anche ad assomigliarsi… per lo meno ad acquisire uno stile analogo, pur nella diversità!

Questo è quello che siamo chiamati a fare come discepoli di Gesù… entrare in questa dinamica di somiglianza di stile… in questa dinamica di amore.

Seguire il Signore… significa imparare il suo stile…

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Il Vangelo del giorno – Venerdì 01 Maggio 2026

Gesù nella sinagoga

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Venerdì – San Giuseppe Lavoratore

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 13,54-58

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Parola del Signore

Stimolato dalla giornata di oggi, primo maggio e dalla festa di san Giuseppe Lavoratore mi sono soffermato, nella mia meditazione, a vedere come Giuseppe in questa pagina del vangelo è identificato con il suo lavoro. Non si dice di Gesù: non è il figlio di Giuseppe e Maria, ma “non è il figlio del falegname”.

È vero… noi non siamo quello che facciamo, ma molto di più ma oggi ho pensato che se viviamo il lavoro come una missione… se viviamo quello che facciamo come uno strumento di evangelizzazione come un modo di amare gli altri… allora non è negativo essere identificati con il proprio lavoro.

Sta a noi sapere trasformare in amore, in missione ciò che facciamo… qualunque cosa facciamo: lo studio, il lavoro, un servizio, un volontariato… ma anche l’essere pensionato o casalinga.

Qualunque cosa fai nella vita falla con amore e per amare gli altri!

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Il Vangelo del giorno – Lunedi 27 Aprile 2026

Vangelo dl giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Lunedì IV TP A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 10,22-30

In quel tempo, Gesù disse:

«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore

Ancora una volta, la modalità relazionale di Gesù ci insegna qualcosa per le nostre relazioni:

1- I rapporti fondamentali della nostra vita… sono davvero fondati sulla conoscenza reciproca… tempo di qualità condiviso… ascolto reciproco… condivisone? O sono piuttosto superficiali?

2- Qual è il criterio delle nostre scelte relazionali: convenienza o responsabilità? Insomma… fuggiamo nelle difficoltà o siamo fedeli nelle relazioni?

3- La mia vita è aperta a chi sta “fuori dal mio recinto” o sono chiuso nel mio gruppo e ho paura del confronto con ciò che è diverso e lontano da me?

Questo vangelo diventi una verifica delle nostre relazioni!

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Il Vangelo del giorno – Martedi 21 Aprile 2026

Vangelo

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Martedì III TP A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 6,30-35

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».

Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Parola del Signore

“…sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto: ” più in là”

È la conclusione di una famosa poesia di Montale che descrive una condizione precisa dell’essere umano: ogni esperienza, ogni bellezza, ogni frammento di realtà non basta mai… tutto rimanda oltre sé stesso.

Insomma… è come se le esperienze fossero insufficienti: promettono qualcosa… che non riescono a mantenere fino in fondo… siamo strutturalmente “non sazi”… sempre bisognosi di senso… di pienezza…

ogni cibo umano sazia ma solo temporaneamente… la fame ritorna…

successi… affetti… esperienze…saziano solo temporaneamente…

solo il Signore… il pane della vita… non elimina il desiderio… ma lo compie…

quel “più in là” di cui parla Montale, in Gesù si ferma… e prendendo in prestito un altro poeta… “il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Sì… occorre imparare a stare nelle scelte di Dio… solo quelle saziano per sempre!

Quali sono? Lo vedremo domani!

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Il Vangelo del giorno – Sabato 18 Aprile 2026

Il Vangelo del giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato – III TP A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 6,16-21

Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo avere remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Parola del Signore

Hanno paura di Gesù e non della tempesta. Che strano! Strano ma anche molto attuale, perché anche noi… non sappiamo riconoscere Gesù.

…pensiamo che possiamo incontrarlo solo dopo averlo cercato noi e magari pensiamo di poterlo cercare e trovare solo in chiesa.

E… invece dobbiamo lasciarci stupire dal fatto che è Lui che, prima di tutto, cerca noi e ci cerca proprio lì dove siamo… nella nostra quotidianità… nel caos, nelle tempeste della nostra vita. Sì, ci cerca e arriva a noi in diversi modi: tramite una parola ascoltata… una persona incontrata per Caso (con la C maiuscola)… attraverso una situazione o una relazione che ritenevamo banale o scontata che invece diventa portatrice di novità… di sorpresa… di Dio.

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Il Vangelo del giorno – Venerdì 17 Aprile 2026

Vangelo

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Venerdì – II TP A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 6,1-15

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».

Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.

Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Parola del Signore

Se conosci veramente Dio… lo riconosci in ciò che ti accade… se lo cerchi veramente… lo trovi anche dove non immagini…

Attento, invece, a non cercare Dio come una scusa per cercare te stesso… i tuoi interessi… le tue soddisfazioni…

Nel vangelo di oggi troviamo il miracolo più famoso di Gesù… raccontato sei volte nei quattro vangeli… un grande miracolo, purtroppo molto frainteso quello conosciuto come la moltiplicazione dei pani e dei pesci…

La folla non comprende… segue Gesù e lo vuole fare rè perché è riuscito a sfamare un bisogno… Ecco un problema molto attuale… la mancanza di visione soprannaturale… e la difficoltà di vedere e riconoscere Dio e l’opera di Dio in ciò che ci accade.

Purtroppo, infatti, anche nelle cose belle che ci accadono… nelle cose belle della nostra vita abbiamo difficoltà a riconoscere la presenza e l’azione di Dio.

Sì… solo se conosci veramente Dio… lo riconosci in ciò che ti accade!

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