A cura di Don Antonio Mancuso
Lit. Lunedì IV TP A
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,22-30
In quel tempo, Gesù disse:
«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
Parola del Signore
Ancora una volta, la modalità relazionale di Gesù ci insegna qualcosa per le nostre relazioni:
1- I rapporti fondamentali della nostra vita… sono davvero fondati sulla conoscenza reciproca… tempo di qualità condiviso… ascolto reciproco… condivisone? O sono piuttosto superficiali?
2- Qual è il criterio delle nostre scelte relazionali: convenienza o responsabilità? Insomma… fuggiamo nelle difficoltà o siamo fedeli nelle relazioni?
3- La mia vita è aperta a chi sta “fuori dal mio recinto” o sono chiuso nel mio gruppo e ho paura del confronto con ciò che è diverso e lontano da me?
Questo vangelo diventi una verifica delle nostre relazioni!
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