In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
Parola del Signore
La fede unisce più del sangue… i legami spirituali sono più forti di quelli parentali.
Gesù non vuole sminuire il suo legame con Maria… non vuole svalutare i legami con la famiglia… ma sa che Dio unisce più di ogni altro affetto… più di ogni altro amore.
Condividere la stessa fede significa convergere in Cristo… ascoltare e confrontarsi con la Parola di Dio… parlare delle cose di Dio… condividere le opere di Dio… ciò che Dio ha fatto nella propria vita e in quella degli altri… ma significa anche sapersi correggere a vicenda… sapersi sostenere nelle tentazioni… sapersi confrontare per capire qual è la volontà di Dio nel qui ed ora della propria vita… e tutto questo fa innalzare la qualità di ogni rapporto.
Condividere la fede con qualcuno è unirsi per l’eternità
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In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Parola del Signore
Il peccato non ha mai fermato l’amore di Gesù, mai!
E, infatti, Gesù chiama il base non alle nostre capacità o alla nostra santità… Gesù chiama perché ama.
E questo ha una ricaduta esistenziale ed enorme nella nostra vita: qualunque possa essere il nostro peccato… questo non potrà mai condannarci in eterno.
Lasciare agire Dio nella nostra vita è garanzia del nostro futuro, qualunque sia stato il nostro passato.
Noi non siamo i nostri errori… noi non siamo i nostri peccati… noi siamo ciò che Dio ci chiama a diventare… noi siamo tutto l’amore che Dio sempre e incondizionatamente ci dà!
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Parola del Signore
Non siamo solo amati da Dio… siamo anche chiamati a fare qualcosa di concreto nella nostra vita… qualcosa di unico e personale…
Insomma, non siamo nati per caso… e la nostra vita, raggiunta dall’amore di Dio, non può essere una semplice attesa passiva e inoperosa di vederlo faccia a faccia.
Ognuno di noi ha un ruolo, un compito, una missione… un servizio… Dio non vuole disoccupati nella chiesa!
Ma che senso diamo al servire il Signore? come lo viviamo? è un obbligo da assolvere per il paradiso? È un peso da subire?
Gli operai della prima ora, infatti, pur ricevendo quanto il padrone della vigna aveva accordato con loro, si lamentano quando vengono a sapere che anche chi ha lavorato per molto meno, riceverà la stessa paga. Questi operai della prima ora, come purtroppo molti cristiani, non hanno compreso niente… non hanno compreso che la vera paga… il vero guadagno… è proprio quello lavorare per il Signore.
Pensiamo al buon ladrone…
È vero che il buon ladrone andrà in paradiso per la conversione all’ultimo momento… come andrà in paradiso un buon cristiano che per molti anni ha cercato di seguire il Signore nonostante le proprie fragilità, ed è vero che il paradiso del buon ladrone sarà identico al paradiso di questo buon cristiano… ma quello che si è perso il buon ladrone… che è quello che si è perso l’operaio dell’ultima ora… è tutto il bello di essere stato cristiano… il bello di avere fatto parte della chiesa… di avere conosciuto il Signore da più tempo. Questo è il vero guadagno!
Quando incontri una bella persona o ti innamori dell’uomo o della donna della tua vita, quello che veramente ti dispiace è non averla conosciuta prima… non averla frequentata prima… non avere passato prima del tempo con lei… così è con il Signore… così è con la fede!
Quando ami profondamente qualcuno gioisci, ti cambia la vita e ti dispiace che non sia accaduto prima. Lo stesso avviene con Dio!
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Anche noi siamo seminatori… con la nostra vita, la nostra testimonianza… abbiamo delle responsabilità nei confronti degli altri… ma ciò che non ci deve incastrare è il desiderio di vedere i frutti. Da noi dipende la semina… non i frutti.
E alla fine della nostra vita, ci verrà chiesto se abbiamo seminato… e non se abbiamo visto o raccolto i frutti!
Ma noi siamo anche il terreno della parabola… un terreno comunque raggiunto da Dio nella maniera più svariata e creativa… ciò che è importante è accogliere questo seme di Dio… e Dio si serve della sua Parola… delle persone che ci mette accanto… delle situazioni che ci accadono… tutto può contenere un messaggio di Dio.
Il problema è che spesso viviamo come se Dio non ci fosse… o come se non comunicasse con noi… come se fosse muto… distante… e viviamo pensando di dovercela cavare da soli… o ci facciamo prendere da mille cose senza pensare che Dio continuamente ci raggiunge.
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In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.
Parola del Signore
Gesù cambia la vita a molte persone che si sentono raggiungere da una Parola nuova, diversa da quelle del mondo… una parola che perdona, consola, corregge e fornisce delle chiavi di lettura diverse… un senso della vita diverso… una Parola che insegna a vivere bene… ad affrontare la sofferenza… ad avere sempre una visione altra.
Chi è raggiunto da questa Parola non è più lo stesso… cambia vita e non può fare altro che desiderare di continuare questa relazione con questa Parola… ecco perché chi incontra veramente il Signore… non lo lascia più!
A volte, invece, capita di avere un rapporto con il Signore di tipo opportunistico con memoria breve. Insomma… il Signore ci cambia la vita… ci perdona… ci dona un’altra possibilità… e poi, invece, ci si dimentica presto per poi ritornare a fare la vita di prima.
Si segue il Signore perché si torna sempre e si sta… dove si è stati accolti e ci si sente amati!
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In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
Parola del Signore
Quando dimentichiamo di essere amati… perdonati… peccatori perdonati iniziamo ad essere presuntuosi… giudicanti… attenti ai peccati degli altri… e schiavi delle nostre debolezze…
Quando, invece, ci sentiamo raggiunti dalla misericordia di Dio, quando capiamo che più delle nostre capacità o fragilità c’è l’amore di Dio che non vede né le capacità, né i nostri peccati… quando comprendiamo che Dio è amore e basta e da questo amore ci facciamo raggiungere… allora inizia la nostra gratitudine e la gratitudine si trasforma in libertà… in amore…
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«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Parola del Signore
La lamentela è molto più diffusa di quello che ci immaginiamo… tanto diffusa che è diventata spontanea… un’abitudine… ma non tanto innocua.
Lamentarsi, infatti significa non sapere vedere il bello e dare troppo peso alle cose negative… è, ancora più grave, significa non riuscire a cogliere l’opera di Dio nella propria vita.
La lamentela, inoltre, nasconde anche un certo grado di presunzione… supponenza e superiorità. Chi si lamenta, infatti, pensa di sapere come devono andare le cose… ha poca tolleranza, spirito di adattamento e poca accoglienza della diversità e alla fine… la lamentela rischia di essere una vera e propria bestemmia perché nasconde una rabbia nei confronti di Dio.
Se mi fido di Dio so che quando le cose vanno diversamente da quello che desidero o è la sua volontà che ancora non comprendo, oppure in qualche modo… Dio agirà nella mia vita per venirmi in aiuto!
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In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Parola del Signore.
Il dolore non spegne l’amore, perché l’amore è più forte di tutto.
Maria continua ad amare… accogliendo con sé il discepolo amato.
La fede di Maria la rende feconda anche nello strazio della perdita di un figlio.
Da una parte il dolore di vedere il proprio figlio in croce… dall’altra la fede… la certezza che non tutto finisce né in croce, né sotto la croce. E infatti… l’amore continua!
Maria non fugge… sta sotto la croce… elegante presenza gravida d’amore. Non fugge, vuole stare accanto al figlio amato… per cogliere le sue ultime parole… il suo ultimo respiro… perché chi ama non fugge davanti alla sofferenza. Chi ama ama e basta… ama sempre… in qualunque circostanza.
Maria ci insegna la serietà dell’amore… si è fatta vedere disponibile ad accogliere il discepolo e non si è fatta vedere disperata. Nonostante il dolore, il suo pensiero era a Gesù.
Quando ami, vai oltre te stesso…
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«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Parola del Signore
Salvati da un Dio appeso alla croce. Solo un Dio così può comprenderci… può capire le nostre sofferenze… le nostre delusioni… le nostre paure.
Ogni volta che ci sentiamo così e ci rivolgiamo a Dio… Lui ci risponde non dalla nuvoletta… ma dalla Croce, come a dire: guardami, prima di te ho sofferto anche io… sono stato lasciato solo anche io… sono stato tradito anche io…
Non possiamo non sentirci capiti… e accolti… da un Dio che non solo si è fatto mettere in croce… ma non è sceso dalla croce…
Esaltare la croce, quindi, non è esaltare la sofferenza, ma significa ricordarci che proprio la sofferenza (che comunque ci accomuna tutti) è stata vissuta e assunta da Gesù per amore… perché solo ciò che si vive si può superare… solo ciò che passa attraverso la nostra carne può essere portato a compimento e può portarci a compimento… può farci crescere… può migliorarci!
Esaltare la croce significa esaltare l’amore crocifisso… un amore così grande che per darci la salvezza si è fatto crocifiggere.
Solo il vero amore salva sempre
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In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Parola del Signore
“Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Penso sia questa la chiave di lettura del vangelo di oggi, un vangelo che fa comprendere come al centro della nostra fede c’è l’amore perdonante.
Ma attenzione, dalle parole di Gesù… da questa parabola… emerge chiaramente che il cristiano è chiamato ad amare e a perdonare non per buonismo… non in virtù delle proprie capacità o bontà ma prima di tutto perché il cristiano si sente amato e perdonata da Gesù. È questo che fa la differenza.
Non mi si fraintenda, il cristiano non è buono e quindi ama e perdona e fa opere di carità… il cristiano è amato… si sente amato… perdonato… accolto nella sua fragilità da Gesù figlio di Dio e quindi, proprio perché sperimenta questo Dio amante e perdonante… proprio perché si riempie di questo amore unico e divino… allora può perdonare… amare… accogliere… fare del bene!
La forza per perdonare gli altri deve venire dai tuoi peccati perdonati da Dio.
Posso perdonarti perché Dio mi ha perdonato, non è semplice bontà, è gratitudine. Se non ti perdono o è mancanza di fede (perché non credo che Dio possa perdonarmi) o è presunzione (perché credo di non avere mai sbagliato e di non avere qualcosa da farmi perdonare). Non so cosa sia più grave!
Mi sento così tanto amato da Dio che il suo amore mi trasforma, dilata il mio cuore che diventa ancora più capace di amore e di perdono.
L’amore di Dio dilata il mio cuore.
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