Albert Malcolm Ranjith โ Segretario emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

Il Card. Joseph Ratzinger parlando della riforma liturgica postconciliare disse: Il risultato [di codesta riforma] non รจ stato una rianimazione, ma una devastazione [โฆ]. Al posto della liturgia frutto di uno sviluppo continuo, รจ stata messa una liturgia fabbricata. Si รจ usciti dal processo vivente di crescita e di sviluppo per entrare nella fabbricazione. Non si รจ piรน voluto il divenire e la maturazione organica di Dio che vive attraverso i secoli e lo si รจ sostituito a moโ di produzione tecnica, con una fabbricazione banale del momento (Prefazione a Klaus Gamber, “La rรฉforme liturgique en question, ed. Sainte Madeleine”, Le Barroux, 1992).
Sono parole forti ma, credo, davvero oggettive di ciรฒ che veramente accadde nella liturgia durante gli anni immediatamente susseguenti alle riforme introdotte dai riformatori del Consilium ad Exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia; in modo particolare nei confronti della Liturgia Eucaristica. I Riformatori erano sicuramente ben intenzionati nella loro ricerca e nel loro lavoro, ma hanno lasciato degli spazi per interpretazioni larghe di qualche loro orientamento che, in alcuni ambienti, favorรฌ uno slittamento pericoloso verso unโanarchia liturgica […]
Giร durante le sedute e poi via via sempre piรน nel periodo successivo si contrappose un sedicente โspirito del Concilioโ che in realtร รจ un vero โanti-spiritoโ. Secondo questo pernicioso anti-spirito โ Konzils-Ungeist per dirlo in tedesco โ tutto ciรฒ che รจ โnuovoโ [o presunto tale: quante antiche eresie sono riapparse in questi anni, presentate come novitร !], sarebbe sempre e comunque migliore di ciรฒ che cโรจ stato, o cโรจ. ร lโanti-spirito del Concilio secondo il quale la storia della Chiesa sarebbe da iniziare dal Vaticano II, visto come una specie di punto zero (“Rapporto sulla fede“, Ed. San Paolo, 1985, p. 33). Questo senso di esagerata passione per fare tutto ex novo, di guardare al passato con un certo senso di dispetto e di sorpassare le stesse indicazioni del Concilio, interpretandole a modo proprio, ha condizionato molti ambienti nella Chiesa man mano che il Concilio progrediva e poi nel tempo immediatamente successivo. A causa di questa tendenza alcuni elementi della liturgia Eucaristica stessa hanno subito accentuazioni sbilanciate. Per esempio: lโaspetto conviviale dellโEucaristia a scapito della sua natura essenzialmente sacrificale; lโaspetto assembleare e antropocentrico a scapito di quello cristocentrico e trascendentale; lโaspetto del sacerdozio comune di tutti a scapito del ruolo insostituibile del sacerdozio ministeriale. […]
Inoltre, un eccessivo e comunque ingenuo zelo per lโecumenismo li entusiasmรฒ e condusse ad eliminare alcuni aspetti della liturgia, considerati โdifficiliโ per i fratelli separati, e ad introdurre altri considerati โaccomodantiโ. Il Segretario del Consilium, Annibale Bugnini, su โLโOsservatore Romanoโ del 19 marzo 1965 parlava del desiderio [โฆ] di scartare [dal nuovo rito] ogni pietra che potesse costituire anche solo lโombra di un rischio di inciampo o di dispiacere [โฆ] per i fratelli separati. E, in un altro momento, che la riforma liturgica ha fatto un notevole passo avanti e si รจ avvicinata alle forme liturgiche della Chiesa luterana (โLโOsservatore Romanoโ, 13 ottobre 1967)
Joseph Ratzinger, โIl sale della terraโ, Ed. San Paolo, pp. 199-202

Nella nostra riforma liturgica cโรจ la tendenza, a parer mio sbagliata, ad adattare completamente la liturgia al mondo moderno. Essa dovrebbe quindi diventare ancora piรน breve e da essa dovrebbe essere allontanato tutto ciรฒ che si ritiene incomprensibile; alla fin fine, essa dovrebbe essere tradotta in una lingua ancora piรน semplice, piรน โpiattaโ. In questo modo, perรฒ, lโessenza della liturgia e la stessa celebrazione liturgica vengono completamente fraintese. Perchรฉ in essa non si comprende solo in modo razionale, cosรฌ come si capisce una conferenza, bensรฌ in modo complesso, partecipando con tutti i sensi e lasciandosi compenetrare da una celebrazione che non รจ inventata da una qualsiasi commissione di esperti, ma che ci arriva dalla profonditร dei millenni e, in definitiva, dallโeternitร .
Lumen Christi. Defending the use of the pre-1955 Roman Rite, Os Justi Press, trad.it. Amicitia Liturgica, 2026, p. 40
E’ importante notare che, sebbene la Commissione lavorasse nel piรน assoluto segreto, i suoi membri godevano della piena fiducia del papa (Annibale Bugnini, “La riforma liturgica (1948-1975)”, CLV, Roma 1997, p.9). […] Riflettendo sulla traiettoria della riforma liturgica nel corso dell’ultimo secolo, diventa evidente che ogni decisione papale ha contribuito a una tragedia complessa e progressiva. […] Questi cambiamenti, sebbene fossero animati da buone intenzioni, prepararono involontariamente il terreno per trasformazioni ancora piรน radicali. Pertanto, mentre esaminiamo le motivazioni e gli effetti di tali riforme, facciamolo con spirito di discernimento e cuore riverente, sforzandoci di custodire l’essenza dei nostri riti sacri in mezzo a un panorama in continua evoluzione. Attraverso tale riflessione e sotto la guida dello Spirito Santo, possiamo sperare di preservare la santitร senza tempo del nostro patrimonio liturgico e di proseguire il cammino con fedeltร e grazia.
Louis Bouyer, Mรฉmoires, Paris, Cerf, 2014, p.199
Si avrร un’idea delle deplorevoli condizioni in cui scaturรฌ questa frettolosa riforma descrivendo come fu composta la Preghiera Eucaristica II […] Non posso rileggere quell’inverosimile composizione senza ripensare alla terrazza di un caffรจ di Trastevere dove abbiamo dato i ritocchi conclusivi al nostro pensum per poterci [con dom Botte] presentare con esso al Portone di Bronzo all’ora fissata dai nostri reggenti
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