San Cosma, viscuvu (1160)

Santi Siciliani a cura di Ugo Russo




Na pocu di Scrittura antichi dissiru ca Cosma, Viscuvu africanu, nasciu a Palermu nò XIII seculu. Di quannu era nicu fu assai riliggiusu e fu ordinatu Jacunu. Assai istruitu ‘ne cosi di Diu e di l’homini fu fattu parrinu e cuminciò a fari beni, a pridicari e a fari sentiri u ciavuru di Cristu. A sò fama e duttrina aumintò tantu ca Ruggeru scrissi a Santa Sedi pi fallu fari viscuvu e purtari u Vangelu a tanti banni. Fu cunsacratu du Papa Eugeniu III e partiu pi l’Africa ‘na Citati di Afrodisiu, oj Mahdia nna costa tunisina tra Hammamet e Djerba.

Ddocu libbirò i Saracini da schiavitù e purtò assai homini a Fidi cristiana. Ci stetti deci anni. Ci sunnu dui tradizzioni. Una dici ca riturnò a Palermu unni muriu u 10 Settemmiri 1160; n’autra dici ca muriu comu martiri mentri dicìa a Missa. Fu sippillutu ‘nno suttirraniu da Cattidrali sutta ‘n’artari cu musaicu ca c’è ancora oj. I cristiani javanu a priari dda, specialmenti cu havia a frevi e addumavanu cira e lumini. Nò 1369 fu purtatu ‘nna Cattidrali e misu dintra un sarcofagu tardu romanu du II seculu, unni ci scrissiru:”’Nna sta sipultura c’è Cosma, vinirabbili Arciviscuvu africanu”. Nnò 1580 u misiru sutta l’artari da’Mmaculata. Nnò 1736 fu truvatu un pezzu du pasturali d’avoriu. L’annu doppu fu scrittu nnò Calinnariu da Cresia palermitana o 12 Settemmiri.

U Cultu

Ha statu sempri lucali. Ha statu cilibbratu du 1737 finu o 1975, quannu fu cancillatu
du Calinnariu palermitanu. Nò 1887 u Cardinali Michelancilu Celesia addumannò o Papa Liuni XIII di ricanusciri u cultu anticu e darici l’Ufficio e a Missa Proprii.
U Papa cunfirmò quantu ci dissi l’Arciviscuvu. Nò 1910 i Riliquii di Santi palermitani foru misi nta na nova Cappella. A lastra di marmuru du so sarcofagu è chidda du menzu da cappella; supra a idda è a caxia di lignu ca testa di Santu Mamilianu. E’ ricurdatu puru di l’Arcidiocesi di Cartaggini.

Bibbliografia

– Ottaviu Caetani, Vite di Santi Siciliani, Palermu pressu li Cirilli, 1657
– Antuninu Mongitore Palermu santificatu Bus, Palermu, 1708

Il Vangelo del giorno – Sabato 12 Settembre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato – XXIII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,43-49

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?

Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.

Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Parola del Signore

Tutti bravi a parole… tutti cristiani a parole… tutti credenti a parole… ma la differenza la fanno i fatti!

La vita è questione di fatti… di azioni concrete… di persone che si mettono in gioco, che si sporcano le mani… che sanno pregare col cuore e nella vita. Persone la cui fede si vede per come agiscono e non per come dicono… per come parlano.

È il cuore a muovere le braccia… le gambe… non le parole!

E la fede vera… quella di chi si fa mettere in discussione dalla Parola di Dio… quella che si fa graffiare dalla Parola… quella che ti fa litigare con la Parola… la fede vera, quella non delle parole ma dei fatti… è la fede delle fondamenta… è la fede di chi soffre ma non si dispera… di chi sa che non sarà mai solo… di chi sa rinunciare ai propri sogni per fare la volontà di Dio… di chi, insomma, alla fine, non sempre si sa quando, ma alla fine… sarà felice… e felice davvero!

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Il Vangelo del giorno – Venerdì 11 Settembre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Venerdì – XXIII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,39-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Parola del Signore

Le parole di Gesù sulla pagliuzza e la trave sono molto famose e anche molto chiare e attuali.

Tutti siamo bravi a vedere i difetti degli altri… perché non solo è facile… ma è anche comodo… molto comodo.

È davvero difficile mettersi in discussione… è doloroso… perché significa riconoscersi fragili… significa riconoscere di avere sbagliato… ma avere fede significa non sentirsi mai arrivati… sapere di avere sempre bisogno di Dio e dei fratelli… avere bisogno di aiuto… solo così si cresce… altrimenti si sta solo perdendo tempo.

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Monreale: porto, nave, montagna

Arcad i Noè nel Duomo di Monreale

Nella navata principale del Duomo di Monreale, sulla parete meridionale, campeggiano alcuni grandi pannelli musivi che raccontano le vicende relative all’Arca di Noè.

Una rappresenta la fine del Diluvio Universale (è il capitolo 8 di Genesi, versetto 4): Nel settimo mese, il diciassette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat. La descrizione dell’epico epilogo fa pensare alla montagna del Re (Mons regalis), allora boscosa propaggine della grande riserva reale di caccia, all’interno della quale Guglielmo II d’Altavilla ordinò di costruire il nuovo monastero e la nuova cattedrale, sede della nuova grande arcidiocesi (corrispondente ai territori nei quali si erano rifugiati i contadini musulmani), a soli otto chilometri dalla cattedrale di Palermo.

È su questo monte che attracca la nuova arca metaforica. Del resto “navata” viene proprio da “nave”, è una carena rovesciata e trasformata in copertura di protezione: la nuova arca è la Chiesa, la barca di Pietro, il veliero sul quale i fedeli sono aiutati a raggiungere la meta finale del Cielo.

C’è nella metafora dell’Arca di Noè un singolare parallelo con la Lettera 71 di Seneca a Lucilio: Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est (Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare). Questo è forse il nocciolo della questione quando si pensa a Monreale. Dal Settecento in poi si insiste, in monografie e opere d’arte, sul sogno di Guglielmo, al quale la Madonna sarebbe apparsa mentre dormiva sotto un carrubo, in una pausa fra una battuta di caccia e l’altra.

La Madre di Dio gli avrebbe rivelato che sotto quel carrubo era nascosto un tesoro, con il quale avrebbe potuto costruire un santuario da dedicare a Lei. Si tratta di una leggenda tardiva, giustificata dalla meraviglia di fronte ad uno dei più sontuosi complessi religiosi del mondo, costruito in appena vent’anni. Guglielmo non era semplicemente un sognatore, era il giovane erede di una dinastia assolutamente straordinaria: Ruggero I, Ruggero II. Guglielmo I e infine lui, che purtroppo era sterile e non passò il testimone ad un rampollo con lo stesso sangue e le stesse doti.

Condivideva le grandi strategie degli Altavilla, anche lui voleva conquistare Costantinopoli e diventare imperatore del Mediterraneo. Era soprannominato “Il Buono”, eppure ad agosto del 1185 inviò la flotta siciliana e conquistò Tessalonica. Non era tuttavia spietato come l’altro Guglielmo, quello della battaglia di Hastings del 1066, quello che strappò l’Inghilterra agli Angli. Monreale è frutto di un disegno audace del Re di Sicilia, ben elaborato e ancor meglio eseguito. Come pure Erice, che deve la sua genesi come città allo stesso Guglielmo II. E dire che questo ammirevole Re visse solo 36 anni!

A cosa possiamo applicare dunque il titolo del documentario di Lorenzo Mercurio, “Il grande sogno. Monreale e il suo tesoro”, presentato nel Duomo la sera del 7 settembre 2026? Il sogno è quello di mons. Gualtiero Isacchi, l’attuale giovane e dinamico Arcivescovo di Monreale. Il sogno è quello di trasformare tutta Monreale in una città d’arte. Tutta l’Arcidiocesi è ricca di testimonianze. Il sogno è quello di moltiplicare i visitatori (viaggiatori, non turisti mordi e fuggi) per 10 o per 100, in quantità e soprattutto in qualità.

Perché il Duomo di Monreale è un sorprendente sogno di pietra, è una porta verso il Cielo, assolutamente unica. Il sogno di mons. Isacchi è stato interpretato con grande maestria e partecipazione interiore – fino alla commozione – da Lorenzo Mercurio, il creatore di EsperienzaSicilia.it. Questo documentario è un bel pezzo di bravura. Ma è solo il primo di una serie di documentari, che aiuteranno ad aprire gli occhi su un capolavoro che è troppo bello per consentire a cuor leggero il perpetuarsi di stereotipi privi di fondamento.

Il Vangelo del giorno – Giovedì 10 Settembre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Giovedì – XXIII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Parola del Signore

Il cuore del vangelo è tutto qui… il centro della vita di fede… l’essenziale per una vita santa… sta in questa pagina del vangelo…

Accogliere… amare chi non ci ama… perdonare. Punto!

È facile? No! è immediato? No! e quando non ci si riesce? Occorre desiderare di volerlo fare… e iniziare a pregarci… e avviare processi d’amore… piccoli passi possibili ogni giorno…

Da dove posso attingere la forza? dalla consapevolezza che Dio fa così con noi!

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Il Vangelo del giorno – Mercoledì 09 Settembre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Mercoledì – XXIII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,20-26

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,

perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame,

perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete,

perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi,

perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi,

perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete,

perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore

Il Vangelo di oggi ci mostra dei criteri invertiti rispetto a quelli del mondo. Chi è povero… chi ha fame… chi piange viene chiamato beato. Perché?

Il dolore… la sofferenza… le difficoltà… se non ci chiudiamo… possono farci comprendere ciò che è essenziale… Quando vengono meno le sicurezze, infatti, scopriamo quanto abbiamo bisogno di una presenza… di qualcuno che rimanga… di un amore che non dipende da ciò che possiamo offrire… insomma… ci accorgiamo che non bastiamo a noi stessi e proprio lì può aprirsi uno spazio per Dio… per affidargli la nostra vita così com’è… anche con le domande che non trovano risposta.

Quando invece tutto va bene… rischiamo di pensare che ciò che possediamo ci basti e così… possiamo abituarci a essere sazi fino a non sentire più la fame degli altri… a non accorgerci di chi, accanto a noi, sta facendo fatica. Quel “guai” ci scuote, ci invita a riaprire gli occhi e il cuore.

Signore, aiutami a cercare in te la mia consolazione… nella fatica… insegnami ad affidarmi… e nel benessere… mantieni il mio cuore attento a chi ha bisogno.

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Il Vangelo del giorno – Martedì 08 Settembre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Martedì – Natività della BVM

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 1,18-23

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli, infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore

Quando siamo aperti e docili a Dio riusciamo a leggere e comprendere i segni di Dio… invece… più ci chiudiamo nei nostri schemi… più il nostro cuore non è in ascolto… più nei momenti difficili non cogliamo ciò che Dio vuole dirci.

Maria è stata colta di sorpresa, inizialmente cerca di capire… poi si fida e affida a Dio e il suo “sì”, a cascata, raggiungerà anche noi…

Giuseppe è stato colto di sorpresa… inizialmente non capisce… ma decide di entrare nel combattimento… si mette in discussione… fino a quando non riuscirà ad ascoltare e ad accogliere Dio e la sua volontà…

Chissà quante volte Dio ci parla, ci manda segnali, ma noi non riusciamo a coglierli perché troppo chiusi nelle nostre convinzioni…

Non sempre ciò che Dio vuole coincide con ciò che vogliamo noi, ma sempre la sua volontà è per il nostro bene!

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Il Vangelo del giorno – Lunedi 07 Settembre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Lunedì – XXIII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,6-11

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.

Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.

Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.

Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Parola del Signore

Ancora una volta Gesù viene interrogato, messo alla prova e anche tentato: cosa metti al centro? La legge che dice che non bisogna lavorare né guarire di sabato o l’uomo e i suoi bisogni?

Gesù risponde mettendo al centro l’uomo, lo mette letteralmente al centro e si mette al centro insieme a Lui (lo capiamo perché guarda “tutti intorno” scribi e farisei). La guarigione miracolosa passa attraverso questo importante gesto. Tutti emarginano l’uomo con un difetto… Gesù non solo lo mette al centro ma si mette accanto a lui…

Gesù non si vergogna dei nostri difetti, delle nostre fragilità, dei nostri peccati, delle nostre impurità.

Più mi sento amato e importante per Dio, più lotto contro le mie fragilità.

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Il Vangelo del giorno – Domenica 06 Settembre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Domenica – XXIII TO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore

La comunione… la pace… sono tra i beni più preziosi della nostra vita. Nessuno di noi sta bene quando vive una difficoltà relazionale. Di fatto, anche se pensa di avere ragione, vive comunque un dissidio… una divisione anche interiore.

E, infatti tutti sappiamo quanto è bello e rasserenante stare in pace!

Ecco perché Gesù si “inventa” delle dinamiche di correzione che mi piace chiamare strategia della riconciliazione.

È un processo per gradi la cui parola chiave penso possa essere: “fratello”.

Chi ha fratelli o sorelle e ha con loro una relazione sana, sa che a loro si perdona tutto… è solo questione di tempo!

Gesù chiede di considerare l’altro… quello che ti ha fatto un torto, come un fratello perché tu possa essere meglio disposto ad accoglierlo e a perdonarlo. E ci chiede anche di ricorrere ad altri… di chiedere aiuto proprio per perdonarlo… e se tutti i tentativi non riescono: “…sia per te come il pagano e il pubblicano” che non significa, come spesso si sente dire, consideralo un estraneo e fallo cuocere nel suo brodo… lascialo perdere… rinuncia a tutto. NO! considerarlo un pagano e pubblicano significa: considera che questa persona non si sente un tuo fratello e, quindi, insomma… se nonostante tutto, quella persona non coglie la tua vicinanza, evidentemente è lei che non si considerava fratello\sorella e quindi… considerala una persona da evangelizzare… da amare… una persona con la quale ricominciare da capo… facendole sperimentare quell’affetto che la porterà a passare dal considerarsi pagana\estranea a considerarsi fratello\sorella.

Gesù chiede di non smettere mai di provare a fare la pace!

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Il Vangelo del giorno – Sabato 05 Settembre 2026

Vangelo del Giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato – XXII TO A

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,1-5

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Parola del Signore

Al centro la persona… prima di tutto la persona… e poi tutto il resto. E se il resto non è per la persona, per la sua salvezza… il resto non è importante.

Le regole sono importanti, ma hanno senso soltanto quando aiutano l’uomo a convertirsi, a vivere e a salvarsi… altrimenti perdono di significato

Davanti a un bisogno reale, la vita viene prima del formalismo… e non significa che tutto sia permesso… ma che il vero discernimento non consiste nell’applicare meccanicamente una norma… occorre sempre comprenderne lo spirito e domandarsi quale scelta generi vita… dignità… conversione… comunione… salvezza.

Lo sguardo dei farisei è concentrato sulla violazione della norma… quello di Gesù sul bisogno delle persone… e il nostro?

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