Chiesa siciliana e la rivoluzione francese analogie con l’attualità?

Duomo di Monreale

L’azione religiosa è da sempre stata uno strumento per controllare e istruire il popolo.
La chiesa nell’esercizio delle sue attività, andava oltre lo stretto insegnamento della fede affrontando temi di attualità per la vita della comunità.

La predicazione di conseguenza rivestiva e riveste un carattere sociale (ad esempio, le misure igieniche per prevenire un’epidemia, le disposizioni contro catastrofi naturali, erano temi che potevano essere diffusi anche dal pulpito) ed in più occasioni è stata determinante per la formazione dell’opinione pubblica.

La Chiesa risultava essere l’unico canale per informare e formare la popolazione spesso e in fasce estese ancora analfabeta.
I fermenti che la rivoluzione francese innescavano in tutta Europa vedevano negli ambienti ecclesiastici siciliani, un fermo freno al cambiamento e infatti, nonostante gli attacchi congiunti della cultura illuministica e del riformismo caraccioliano di fine settecento, restavano per lo più insensibili e consideravano le nuove idee e i loro seguaci nemici dell’ordine.

Lo scoppio della rivoluzione francese segnava, infatti, per l’isola (come ha avuto modo di sottolineare Rosario Romeo in quello che ormai è considerato un classico della storiografia sul tema, Il risorgimento in Sicilia) l’inizio della riscossa di quel «vecchio» mondo. Gli eccessi rivoluzionari incutevano paura nell’ambiente ecclesiastico e l’incomprensione dei motivi di una rivoluzione che affondava le radici in un terreno diverso da quello isolano, inducevano gli esponenti del clero siciliano a guardare agli sconvolgimenti di fine ‘700 come ad una cospirazione dei filosofi contro il trono e l’altare.

Giuseppe Logoteta ad esempio, canonico della chiesa di Siracusa e lettore di Teologia, in uno scritto del 1790, mentre esaltava la dottrina del diritto divino e i doveri dei sudditi nei confronti del monarca, si scagliava contro le «nuove idee» e scriveva:

«recano sommo orrore e turbano il riposo del pubblico e dell’Impero, indeboliscono ed annientano i diritti intrinseci della Sovranità. Alienano i cuori dei sudditi dalla dovuta ubbidienza, fomentano sedizioni e sono diametralmente opposti alla Religione, al diritto pubblico ed al buon senso».
Anche Saverio Scrofani, storico ed economista (da giovane aveva preso i voti ma non aveva mai esercitato il sacerdozio), tra i siciliani più aperti alle influenze del tempo, sebbene si fosse battuto per la libertà del commercio dei grani, manifestava orrore di fronte alla rivoluzione francese e dichiarava speranzoso: «Questa rivoluzione non è stata se non l’opera d’un momento, può un altro momento distruggerla» e definiva la costituzione che la rivoluzione aveva introdotto come le «leggi di Minosse», «una Costituzione veramente degna di un popolo senza costumi».
L’analisi più rilevante sulla rivoluzione francese fu rappresentata da Nicola Spedalieri (Prete e professore nel seminario di Monreale, filosofo e teologo), lo Spedalieri, che sosteneva la religione Cristiana era la custode dei diritti dell’uomo e denunciava il carattere deistico e ateo della rivoluzione francese. E pur riconoscendo la sovranità popolare come fonte del potere del re, sosteneva che:
«..il Cristiano, che dee guidarsi più colla Rivelazione, che colla pura Ragione, facilmente si avvezza a considerare nel Principato piuttosto la volontà di Dio, che quella degli uomini, a motivo che nelle Divine scritture i Principi vegono sempre rappresentati quali Ministri di Dio, o vi si dichiara che da Dio viene ogni potestà».
Il mondo ecclesiastico siciliano, quindi si opponeva alle idee rivoluzionarie che riteneva contrapposte ai valori tradizionali della chiesa ed al controllo della cultura da parte della stessa.
Se si vuole fare una sintesi le idee rivoluzionarie minacciavano la religione e lo stato, l’altare e il trono.
Proprio a tale scopo, per sottolineare il ruolo del clero nell’importante campo dell’educazione popolare, il Logoteta scriveva:
«…il Parroco incaricato d’istruire gli abitanti del suo distretto ….debbe concorrere a’ gran disegni della civile legislazione e di buon’ora istillare ne’ teneri animi dei giovinetti suscettibili in quell’età d’ogni impressione, sentimenti di patriottismo, di attaccamento alla religione, ed al Re, di coraggio, e di virtù militari».

Tratto da: L’influenza del clero nella Sicilia a cavallo dei secoli XVIII e XIX

Per chi volesse approfondire questo il link del documento (CLICCA QUI)


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Il convegno tomista di Sant’Antonio Abate: ora la parola ai protagonisti

Dopo aver raccontato l’annuncio e il significato del XXIX Convegno Nazionale di Studi “La luce della sapienza nel magistero di San Tommaso d’Aquino”, svoltosi nella storica Chiesa di Sant’Antonio Abate del Senato Palermitano, manteniamo oggi la promessa fatta nel nostro primo articolo [QUI IL LINK AL PRIMO ARTICOLO].

Abbiamo infatti documentato l’intero evento con riprese video, scegliendo ora di condividere gli interventi singolarmente, seguendo l’ordine del programma ufficiale, per permettere a tutti di apprezzare con calma la ricchezza dei contributi proposti.

Un convegno guidato con rigore e misura

A presiedere e introdurre i lavori è stato il professor Tommaso Romano, presidente della Fondazione Thule Cultura e dell’ASCU, che ha svolto un ruolo centrale per tutta la durata del convegno. La sua moderazione, sempre puntuale, elegante e mai invasiva, ha permesso un dialogo armonico tra discipline diverse, mantenendo alta l’attenzione del pubblico e valorizzando ogni relatore. Un lavoro discreto ma fondamentale, che ha dato unità e respiro all’intera giornata.

I saluti istituzionali e l’apertura dei lavori

Dopo l’apertura ufficiale, i saluti istituzionali hanno sottolineato l’importanza culturale dell’iniziativa per la città di Palermo e per il mondo accademico, ribadendo il valore di San Tommaso d’Aquino come punto di riferimento ancora attuale nel dibattito tra fede, ragione e società contemporanea.

La Lectio Magistralis di Mons. Gaetano Tulipano

Uno dei momenti più intensi e carichi di elevazione spirituale è stato senza dubbio la Lectio Magistralis di Monsignor Gaetano Tulipano, protonotario apostolico soprannumerario e docente di teologia dogmatica. La sua riflessione sulla teologia perennis di San Tommaso ha creato un clima di profondo ascolto e raccoglimento, trasformando la chiesa in uno spazio non solo di studio, ma anche di meditazione viva e condivisa.

Filosofia, letteratura e politica nel solco tomista

Si sono poi susseguiti gli interventi di:

  • Avv.Prof.Giovanni Condello, dell’Ordine Teutonico di Santa Maria degli Alemanni;
  • Prof. Ciro Romano, Magnifico Rettore e Presidente del CdA dell’Università Popolare Cattolica “Montemurro-D’Ippolito” di Portici (Na);
  • Prof. Carmelo Muscato, che ha esplorato le fonti greche di Agostino e Tommaso;
  • Prof. Daniele Fazio, con una lettura stimolante del tomismo presente in Dante Alighieri;
  • Prof. Antonino Sala, che ha approfondito il tema sempre attuale del rapporto tra ragione e fede;
  • Prof. Tommaso Romano, tornato come relatore per analizzare le forme del regime politico in San Tommaso;
  • Prof. Francesco Pira, che ha messo in luce i riflessi sociali del pensiero tomista nella realtà contemporanea;
  • Prof.ssa Anna Maria Lo Piccolo, con un intervento dedicato al De Magistro.

Ogni contributo ha aggiunto un tassello prezioso a un mosaico ricco e coerente, capace di parlare tanto agli studiosi quanto al pubblico non specialistico.

L’attesa per l’intervento di Ciro Lomonte

Particolarmente atteso era l’intervento dell’architetto Ciro Lomonte, che purtroppo, per motivi di salute, non ha potuto essere presente. Il suo contributo, tuttavia, è stato in parte condiviso, permettendo comunque al pubblico di cogliere il valore della sua riflessione sul tema dell’arte e dell’analogia in San Tommaso d’Aquino.

Musica e conclusioni

A impreziosire la mattinata, il concerto dell’arpista Ginevra Gilli, che ha offerto un momento di pausa contemplativa, perfettamente in sintonia con lo spirito del convegno.

Il nostro impegno come PADD.IT

Come PADD.IT, abbiamo scelto di documentare questo evento con mezzi semplici, in modo amatoriale ma autentico, con l’unico intento di lasciare una traccia concreta di una giornata che resterà nella storia recente di una chiesa così importante per Palermo.

Vi lasciamo quindi ora alla sequenza dei vari interventi video che stiamo caricando sul canale poco per volta e dopo aver effettuato il rendering dei video stessi, chiedendo fin da subito scusa per eventuali limiti tecnici delle riprese, ma certi del valore culturale e umano di quanto è stato condiviso in questa straordinaria occasione.

E’ possibile raggiungere e leggere l’intervento del Prof. Antonino Sala direttamente dal suo BLOG [CLICCANDO QUESTO LINK]

L’intervento dell’Arch. Ciro Lomonte non è stato letto integralmente per problemi legati al tempo, ci sembra doveroso per completezza riportare il link al testo integrale pubblicato su Academia.edu basterà [CLICCARE QUESTO LINK]

A Palermo la luce del pensiero di San Tommaso d’Aquino: un grande evento nella storica Chiesa di Sant’Antonio Abate

Il 13 dicembre 2025 Palermo ospiterà un appuntamento culturale e spirituale di altissimo profilo: il XXIX Convegno Nazionale di Studi dal titolo “La luce della sapienza nel magistero di San Tommaso d’Aquino”, che si terrà nella suggestiva cornice della Chiesa di Sant’Antonio Abate del Senato Palermitano, in via Roma.

Non è solo un evento accademico di rilievo nazionale, ma anche un’occasione preziosa per valorizzare uno dei luoghi più affascinanti e carichi di storia della città. La Chiesa di Sant’Antonio Abate, le cui origini risalgono al XIII secolo, rappresenta infatti una straordinaria testimonianza della Palermo medievale: uno spazio che nei secoli ha intrecciato fede, cultura e vita civile. Ospitare un convegno dedicato al pensiero di uno dei più grandi filosofi e teologi della cristianità, San Tommaso d’Aquino, rende questo luogo ancora una volta protagonista della vita culturale palermitana.

La giornata vedrà la partecipazione di docenti universitari, filosofi, teologi, scrittori e studiosi provenienti da tutta Italia, con interventi che attraverseranno i temi della filosofia, della politica, della teologia e del rapporto tra fede e ragione. Un programma ricco, che culminerà con un dibattito finale e momenti musicali.

Un evento che, senza dubbio, renderà orgogliosi anche i parrocchiani di Sant’Antonio Abate, che vedono la loro chiesa diventare punto di riferimento per un confronto alto e qualificato su uno dei pilastri del pensiero occidentale.

Noi di PADD.IT saremo presenti all’evento per documentarlo integralmente, realizzando anche un video completo del convegno, così come abbiamo già fatto in occasione di un altro importante evento svoltosi a Palermo, che potete rivedere in questo articolo: https://www.padd.it/riflessioni/2025/11/08/dio-esiste/

Un’occasione da non perdere per chi ama la cultura, la filosofia, la storia e l’identità più profonda della nostra città.

Di seguito la locandina dell’evento

Un’anima generosa che parla ancora: Monsignor Pasquale Lombardo

Passeggiando nella maestosa Chiesa Madre di Marsala, mi sono imbattuto in una lapide che mi ha profondamente colpito. Le parole incise nella pietra sono limpide, solenni e sincere, mi hanno parlato di un tempo in cui la fede e la generosità non erano gesti rari o interessati, ma autentiche espressioni d’amore verso Dio e verso la propria comunità.

Quella lapide è dedicata a Monsignor Pasquale Lombardo (1887-1971), figura straordinaria di sacerdote e benefattore, originario di Marsala ma emigrato in giovane età negli Stati Uniti, dove esercitava il suo ministero, non dimenticò mai le sue radici né la sua Chiesa Madre.


Fu infatti grazie al suo impegno e alla sua tenacia che, nel 1951, si poterono finalmente completare i lavori del Duomo di Marsala con la sistemazione della facciata e la ricostruzione della cupola, già crollata nel 1893.

La lapide, datata 15 agosto 1954, giorno dell’Assunzione di Maria Vergine, testimonia il profondo spirito di fede che animava monsignor Lombardo: egli volle donare alla sua città un tempio finalmente compiuto e degno di accogliere la preghiera dei fedeli, offrendo anche opportunità di lavoro ai suoi concittadini.
Il suo gesto, compiuto “per la gloria di Dio e dei suoi figli”, era mosso non dal desiderio di onori, ma da una sincera preoccupazione pastorale e umana: assicurare alla comunità un luogo sacro decoroso, in cui potersi raccogliere e ritrovare quella fiducia nella vita e nella provvidenza che solo la fede può donare.

Oggi, davanti a quella lapide, non si può non riflettere su quanto sia raro incontrare esempi così limpidi di dedizione e altruismo. Monsignor Lombardo, con la sua opera, ci lascia una lezione di umiltà e di amore concreto, un segno di fede che travalica il tempo.


In un’epoca come la nostra in cui spesso i media tendono a mettere in luce solo gli aspetti scandalistici del clero, dimenticando le tante anime generose e silenziose che ogni giorno operano nel bene, figure come quella di questo sacerdote marsalese ci ricordano che la vera santità si manifesta nei gesti semplici, disinteressati e profondamente umani.

Il suo nome, inciso nella pietra del Duomo, non è solo memoria: è un invito a guardare oltre il rumore del presente, a riscoprire la bellezza di una fede vissuta con coerenza e donata con amore.

Altro che opera annerita! La Cona del Gagini ritrova la sua luce: un viaggio tra fede, arte e restauro

C’è un momento in cui la storia smette di essere una pagina polverosa su un libro e diventa esperienza viva, palpabile. È successo Domenica 5 Ottobre 2025, dopo la celebrazione liturgica delle 11:30, nella suggestiva cornice della Chiesa senatoriale di Sant’Antonio Abate. Qui, davanti a una comunità emozionata e attenta, è stato svelato il volto ritrovato di un capolavoro: la Cona del SS. Sacramento di Antonino Gagini, finalmente restituita al suo antico splendore dopo un meticoloso restauro.

Il restauro

L’opera, affidato allo Studio Kéramos Arte e Restauro e realizzata dalle abili mani del restauratore Andrea Vasile, era stata offuscata dal tempo. Quello che un tempo era un tripudio di dettagli e simboli, si era gradualmente annerito, rischiando di far perdere il profondo messaggio in esso custodito. Un messaggio che, come ci ha brillantemente spiegato Marina Mancuso in un video condiviso a fine articolo che vi invitiamo a vedere, non è solo artistico, ma profondamente teologico.

La storia

Proprio grazie alla chiarezza espositiva della dottoressa Mancuso, abbiamo potuto apprezzare appieno il significato di questo capolavoro. Commissionata ad Antonino Gagini nel 1551, lo stesso anno in cui il Concilio di Trento proclamava il Dogma dell’Eucaristia, l’opera non è una semplice decorazione. È una conferma in immagine di quella verità di fede: la presenza reale e transustanziale di Cristo nell’Eucaristia.

Una sacra lettura

La sua lettura, come ci spiega Marina Mancuso, è un percorso ascensionale che guida lo sguardo e lo spirito: da sinistra verso destra e dal basso verso l’alto. Si parte dalle predelle, con le drammatiche scene della Passione tratte dal Vangelo di Matteo, per salire con lo sguardo verso il centro, dove angeli in coro rendono gloria eterna al calice e all’ostia, cuore del mistero eucaristico.

Le sue origini

Scopriamo così che l’opera, originariamente collocata nel presbiterio, ha avuto una storia travagliata, essendo stata smembrata e poi ricollocata nell’attuale cappella. E che al suo complesso appartenevano anche le maestose statue di San Pietro e Paolo all’ingresso della chiesa, quelle di Sant’Antonio Abate all’ingresso della Casa canonica e la statua di Dio Padre nella cappella a Lui dedicata.

Ringraziamenti

Un giorno così significativo non poteva che essere coronato da un sentito ringraziamento a monsignor Tulipano, la cui attenzione premurosa verso i parrocchiani e il costante impegno per la cura e la valorizzazione del patrimonio della Chiesa di Sant’Antonio Abate sono per tutti un faro. La sua guida è stata fondamentale per restituire non solo un’opera d’arte alla comunità, ma un pezzo della sua identità storica e spirituale, doverosi ringraziamenti all’Associazione Culturale “Síkalesh” per la sua donazione che ha reso possibile il restauro.

Conclusioni

Il restauro della Cona del Gagini non è quindi solo un intervento di conservazione. È un atto d’amore verso la bellezza, un ripresentare alle generazioni di oggi un “libro di pietra” che racconta la fede dei nostri padri. È un invito a fermarsi, a osservare e a lasciarsi condurre, come nell’intenzione originale dell’artista, dal dolore della Passione alla gloria eterna dell’Eucaristia.

Guarda il video amatoriale condiviso da un parrocchiano che riprende l’evento descritto.