Un blogger americano non meglio identificato, tenta un’interessante classificazione razionale degli stati pubblicati dagli utenti-fb. Il criterio principe che articola le categorie, risiede nella percezione dello stato da parte del lettore: «uno stato-fb è “molesto” se gratifica principalmente l’autore e non offre nulla di positivo a chi lo legge». Esaminando il concetto e il suo campo di applicazione, esplica la sua teoria.
Le qualità di uno stato non molesto sono:
– Interessante / informativo / stimolante
– Divertente / spiritoso / piacevole
Le caratteristiche di uno stato molesto sono indeterminate perché viziate da una molteplicità di significanti:
– Costruzione dell’immagine di sé. L’autore vuole plasmare l’idea che le persone hanno di lui
– Narcisismo. Forma di autoesaltazione mediante espressione della propria autostima
– Bisogno di attenzione. Semplicemente detto
– Induzione all’invidia. Evidente di per sé
– Solitudine. Diffusione della propria tristezza alla ricerca di conforto o commiserazione
N.B. Tali categorie si riferiscono agli stati e non ai soggetti scriventi, tali criteri non classificano le tipologie di utenti. Mosso da suddette motivazioni chiunque può pubblicare stati molesti, quando fa un uso improprio dello strumento. Lo stesso autore tiene a sottolineare che le motivazioni sono naturali, è invece inadeguato il mezzo di espressione Facebook. Da ogni motivazione scaturisce l’espressione di differenti stati a esse riconducibili, specificati nelle seguenti tipologie di stati molesti:
- Vanteria. È l’ingrediente principale dei comportamenti impertinenti su Facebook, tanto da poter essere suddiviso in tre sottosezioni: tipo «ho una vita meravigliosa» sia a un macrolivello (avanzamento di carriera, laurea, evento soglia…) che a un microlivello (bel viaggio, week-end fuori, seratine…); il tipo dissimulato è più sottile di quello smaccato anzidetto, è vanagloria non palese ma camuffata, mascherata o indiretta; tipo «ho una relazione fantastica», declamazione pubblica di sentimenti reciproci
- Rivelazione criptica. Annuncio al mondo di un avvenimento della propria vita, precisato solo dopo innumerevoli domande. Il processo di svelamento pone l’autore in posizione di celebrità, protagonista tormentato, principessina adorata da tutti, fidanzata isterica di 800 persone…
- Aggiornamento letterale. Informare tutti delle azioni in corso, come confusione tra Facebook e Grande Fratello, o utilizzo del social-network come un’agenda pubblica.
- Messaggio privato pubblicizzato. Pubblicazione di uno stato contenente un messaggio per una persona specifica, sull’altrui bacheca o la propria con relativo tag del destinatario.
- Discorso da Oscar. Effusione sentimentale verso più persone, senza però motivo evidente al ricevente.
- Opinione lapalissiana. Ennesima riproposizione di opinioni altrui
- Passo di illuminazione. Perla di saggezza di cui non si intravede il significato attuale
Quando un post non rientra in nessuno dei livelli di interesse individuati dall’autore (tuo, di tua mamma, dei tuoi migliori amici, dei tuoi amici-fb), il suggerimento che diamo al lettore onde evitare le “molestie” mentali, è di non leggere gli stati in oggetto. Se non esiste un tasto ‘non mi piace’, la migliore soluzione è esercitare la facoltà di ignorare. Saranno infatti le persone più care all’utente mittente (in percentuali ridottissime dell’elenco contatti) ad interessarsi a lui, senza che faccia ulteriore mostra del peggio di sé.
Per descrivere un tipo di uso intelligente di Facebook, mi servo dei risultati ottenuti dal Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale 2009 (finanziato dal MIUR), svolto effettuando 120 interviste di profondità su un campione per quote rappresentative delle variabili di genere, età, professione, distribuite in modo uniforme tra nord, centro e sud Italia. Per fare un sunto delle biografie narrate dagli intervistati, si è costruito un quadrante attorno a due variabili: self presentation e social connections. Chi fa un “uso intelligente” del social network sta attento ai contenuti postati e condivisi, realmente connessi con la vita corrente; più o meno consapevolmente adotta delle strategie comunicative che ho riassunto nella terza parte dell’articolo.

