L’Oratorio di San Filippo Neri coniuga arte e formazione cristiana, perché ama la bellezza e cura la vita spirituale. La musica, al pari delle arti visive, trova da sempre dimora nell’Oratorio di San Filippo Neri, quale forma di espressione culturale che comunica ciò in cui crediamo. Il connubio di parole e musica realizzatosi negli incontri, concilia ragione e sentimento, in modo da allietare l’animo senza rinunciare all’intelletto; un pacchetto oggi difficilmente trovabile anche col miglior telecomando, per chi crede in qualcosa di più che le mode del mondo.
Per ricreare gli animi, Filippo introdusse nell’Oratorio la musica al cui fascino era egli stesso sempre stato sensibilissimo. Gli bastava udire il bel canto di una salmodia per commuoversi fino alle lacrime e sentirsi sollevato tra mistiche visioni di anime ascendenti al cielo accompagnate da cori angelici. Nacquero così gli “Oratori”, cioè musica sacra eseguita nell’Oratorio filippino. La potenza della parola, fatta viva dal sentimento, rivestita ed elevata dalla musica, doveva dare origine al dramma musicale che aperse al futuro teatro nuovi orizzonti.
Propulsore ardente della rinascita della musica sacra, San Filippo ebbe la ventura di attirare alla propria idea Giovanni Animuccia e Pier Luigi da Palestrina. Questi celeberrimi compositori furono penitenti ed amici di Filippo. Quando l’anno 1571 morì Animuccia, gli subentrò Palestrina nella direzione dell’oratorio musicale alla Vallicella.
I concerti dell’Oratorio, per opera dei due famosi maestri, diventarono sempre più attraenti ed assursero a grande fama nel mondo dei musici. Ma soprattutto questi drammi musicali immortalarono il nome del Palestrina, il quale rimase fino alla morte maestro di cappella dell’Oratorio. La gloriosa eredità musicale sua e dell’Animuccia fu raccolta dal Padre Soto Langa, il quale divenne uno dei più celebri cantori della Cappella Pontificia.
“Pregi della Congregazione dell’Oratorio”, Ed. A. Santini&figlio, Venezia 1826, Tomo II, Appendice IV, p. 312
Non deve parere strano, se nell’Oratorio frequentemente si odano musicali Strumenti, Canzoni divote, sacre Armonie. Questo fu un ritrovato ingegnoso dell’accorto zelo di S.Filippo non sazio di acquistar Anime a Dio; valersi degli stessi divertimenti, per rendere piacevole ed amabile la Vita Divota, che da’ seguaci del Mondo viene considerata per malinconica ed austera. Lo spirito umano è di natura sua incostante, e difficilmente si arrende a quella Pietà, che abbia solo del serio, del rigoroso, ed a cui niente si tramischi di giocondo e di sollazzevole. Quindi è, che lo Spirito Santo nell’Ecclesiastico dà per consiglio agli uomini maturi, che, dopo aver istruiti i circostanti con opportune dottrine, permettano l’onesto sollievo della Musica, che ha forza di raddolcire le Passioni, e di rendere gli animi più pronti ad abbracciare l’arduo della Virtù.


