Il Vangelo del giorno – Sabato 16 Maggio 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 16,23-28

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Sabato VI TP A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 16,23-28

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.

Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.

Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Parola del Signore

Il tema della preghiera di intercessione è uno dei temi più difficili da affrontare. Più volte nei vangeli Gesù dice: chiedete e vi sarà dato (Lc 11,9), oppure, qualunque cosa chiederete nel mio nome, io la farò, perché il Padre sia glorificato (Gv 14,13), oppure come nel vangelo di oggi, se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.

Frasi, queste, che mettono in crisi. Da una parte, sembra, infatti, di potere usare Gesù come una specie di Jukebox… un genio della lampada… al quale chiedere tutto (del resto, lo dice lui stesso). Dall’altra, però, sperimentiamo chiaramente il fallimento di tante richieste, alcune anche molto lecite e sane, che però non vengono esaudite. Perché?

La risposta è molto semplice: non lo so! Non voglio addentrarmi in spiegazioni super spiritualiste o super esegetiche per dimostrare che forse Gesù non voleva dire esattamente questo ma qualcosa di diverso. Alla fine, mi scontrerei sempre su alcune semplicissime domande: perché ho pregato per la guarigione o il miracolo di un bambino e non è avvenuto nulla? Perché ho chiesto di trovare lavoro, anche il più umile, e non l’ho ottenuto?

E non mi accontento mica della risposta: hai pregato con poca fede! Sarebbe una risposta cattiva che fa ricadere su di me la mancata guarigione o il mancato miracolo… aumentando la sofferenza e aggiungendo i sensi di colpa!

C’è solo una considerazione che mi mette pace, ed è questa: io, nel rapporto con mio Padre, sono autorizzato a parlare e chiedere tutto, tutto quello che penso sia giusto e importante e salvifico per me. E se Lui è Padre saprà accogliere ogni mia richiesta e concedermi, anche al di là della salute, la salvezza, che alla fine, è l’unico bene eterno.

Ciò che mi metterebbe pace, da credente e lo dico veramente con convinzione, è la certezza della vita eterna per me e le persone che amo. Da quando ho questa convinzione… chiedo tutto e poi aggiungo: ma tu donami la salvezza per me e i miei cari.

A Dio chiedo tutto quello che voglio e spero mi dia la SALVEZZA

Per quanti nostri lettori volessero rimanere aggiornati su iniziative e rubriche di PADD.IT vi invitiamo a iscrivervi alla nostra NEWSLETTER

Canale Telegram Don Antonio  Mancuso

Il Vangelo del giorno – Domenica 03 Maggio 2026

Vangelo del giorno

A cura di Don Antonio Mancuso

Lit. Domenica – V TP A

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 14,1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.

Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Parola del Signore

È questa l’eredità di Gesù, quella che ha lasciato ai suoi discepoli prima di andare al Padre… quell’eredità nella quale siamo inseriti anche noi che non lo abbiamo conosciuto storicamente. E cosa dice come prima cosa? Non vi turbate… non vi preoccupate… non siete soli!

L’invito ad avere fede è tutto qui: ci sono nella vostra vita anche se non mi vedete. Già, chi ha perso una persona cara sa che i suoi insegnamenti, i suoi valori e i suoi esempi rimangono al di là della sua presenza.

Ma c’è un’altra chicca nel vangelo di oggi: Gesù ci assicura che ognuno di noi avrà una dimora… anzi, la propria dimora. La bella notizia è questa… nessuno è escluso… tutti possiamo raggiungerlo… la salvezza è alla portata di tutti… di tutti quelli che vogliono, perché la strada è Gesù stesso.

Non c’è posto, luogo, situazione nella quale ti trovi che non possa diventare il punto di partenza della tua salvezza: sei nel dolore? Nella fatica? Nella difficoltà? Nel peccato? sei impantanato in una situazione complicata… devi solo deciderti di muoverti… di fare il primo passo… può richiedere tempo ma già percorrere la strada è salvezza!

Se conosci la strada, puoi sempre raggiungere la meta, anche quando cadi… anche se ti fermi!

Per quanti nostri lettori volessero rimanere aggiornati su iniziative e rubriche di PADD.IT vi invitiamo a iscrivervi alla nostra NEWSLETTER

“La cintura” storia vissuta di Maria Grazia

“Non me ne frega un cavolo!” Si rigirò sul fianco destro per la quarta volta .

Si preparava un’altra nottata di inferno, si ripeteva con ritmo incalzante ”Non me ne frega un cavolo!” Non aveva detto una parola di quello che aveva visto la mattina precedente.


Meglio di chi aveva riconosciuto.

Aveva riconosciuto la cintura “El Charro” del motociclista fermo davanti il portone di casa sua.
“Ma lo devo dire? Chissà quanti hanno quella cintura “ Si girò la quinta volta sul fianco sinistro.

“ E’ lui sicuro. No, perché deve essere lui? “ Nello stesso momento che negava la possibilità che fosse lui, la corporatura, la gamba che reggeva il peso del motore, la mano poggiata sul ginocchio con un gesto che le era familiare, le toglieva definitivamente ogni dubbio. Era lui.
Lui non aveva sparato. Aveva sparato l’altro. Tutti e due avevano il casco integrale, la targa del motore era stata coperta da uno straccio sporco.


L’altro era sceso dalla sella del motore. Il motore con lui a cavalcioni si era fermato alla pompa di benzina all’angolo di fronte casa sua. L’altro pacato e sicuro era sceso per risalire subito dopo. Lei aveva sentito solo il rombo del motore che ripartiva e aveva visto svolazzare quella pezza sporca alla fine del cerchione. Non aveva sentito gli spari, ma alla sua sinistra un uomo era disteso a terra e un piccolo torrentello di sangue si faceva largo sul marciapiede.


Non le era salito un grido, non aveva mosso un muscolo. Guardava il fioraio che attraversava di corsa verso l’uomo disteso sul marciapiede, gridando “ Ci pigliò un colpo”.

Al telegiornale dell’una diedero la notizia “ Agguato a Palermo.



Due killer uccidono un dirigente della Regione”. Lei alla polizia aveva detto le stesse cose che aveva detto il fioraio e il portinaio dello stabile di via Di Giovanni: non avevano sentito gli spari, non si erano accorti di nulla. Il benzinaio aveva intravisto la moto di grossa cilindrata che si era fermata per pochi minuti, lei aveva detto che quei due indossavano i caschi integrali, della pezza sporca che sventolò alla partenza del motore.



Non aveva detto della cintura, solo dei giubbotti neri e che dai movimenti sembravano dei ragazzi della sua età. Non poteva crederci, non voleva crederci. Quando chiudeva la saracinesca del negozio al Borgo, quel ragazzo stava lì a guardare insieme a i due fratelli Giliberto. Lei non aveva bisogno di chiedere, nessuno le aveva detto niente, si vedeva che erano tre malacarne.

Malacarne e tasci.

Ma pure assassini e killer ? Solo perché aveva visto la cintura di uno di loro? “Non me ne frega un cavolo!” E invece non poteva più dormire. Doveva dirlo agli sbirri della cintura consumando a quello e consumarsi pure lei, oppure dimenticare e stare muta. Si alzò e in punta di piedi aprì la porta della camera da letto piano, si avvicinò al letto e sottovoce disse: “Papà che faccio? A uno di quelli lo conosco” “Allora dillo ” disse suo padre che si alzò silenziosamente e le fece cenno di seguirla.  In cucina si sedette e con lo sguardo la invitò a sedersi, lui parlava anche così.

Guardò l’orologio alla parete sopra le mattonelle bianche . Erano le quattro meno un quarto.

“Stammi a sentire: non sei tu che devi scoprire se quello con la cinta era sul motore. Non sei tu che devi decidere se ha sparato o se aspettava l’altro.
Tu puoi decidere di fare finta di non aver visto quella cinta, di non avere un dubbio.
Ma se lo ignori oggi sarà come un mattone, il primo che metti.
E domani potrà capitarti di metterne un altro, poi un altro ancora.
Finirai davanti a un muro a dormire pur essendo sveglia, e a rimanere sveglia, se ti rimane coscienza, quando meriti di dormire”. Lei capì dallo sguardo del padre che non le avrebbe detto più nulla della cintura.

Per quanti nostri lettori volessero rimanere aggiornati su iniziative e rubriche di PADD.IT vi invitiamo a iscrivervi alla nostra NEWSLETTER

A MIO PADRE

Padre e Figlio

Ho visto arrivare un treno

carico di militari reduci di guerra.

Che impressione! Pianti di gioia, abbracci!

Ho visto un uomo

uno sconosciuto per me,

che mi ha preso tra le braccia,

mi ha stretta forte,

mi ha portata in braccio

fino a casa.

Era il 1947 ed io

avevo sette anni!

Mi fu detto: “questo è papà”!

Potevo mai amarti?

Potevo mai capire i tuoi sentimenti?

Povero papà! Scusami!

Quanta fatica per farti accettare!

Troppo tardi ho capito

il tuo affetto straordinario

i tuoi principi,

i tuoi valori

che non ho mai dimenticato!

Ho cercato nella vita di mettere in atto il tuo

“Qualunque cosa tu svolga, ricorda di fare sempre e comunque il tuo dovere”.

Nota:

Due mesi prima che io nascessi (ottobre 1940) mio padre fu richiamato in stato di allerta a Taranto.

Poi scoppiò la guerra in Libia e nella disfatta di Tobruk fu preso prigioniero dagli Inglesi e deportato prima in India e poi in Australia per ben sette anni (!!).

Io perciò ho conosciuto mio padre all’età di sette anni nel 1947 quando hanno rimpatriato tutti i prigionieri di guerra.