A cura di Don Antonio Mancuso
Lit. Sabato VI TP A
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 16,23-28
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».
Parola del Signore
Il tema della preghiera di intercessione è uno dei temi più difficili da affrontare. Più volte nei vangeli Gesù dice: chiedete e vi sarà dato (Lc 11,9), oppure, qualunque cosa chiederete nel mio nome, io la farò, perché il Padre sia glorificato (Gv 14,13), oppure come nel vangelo di oggi, se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.
Frasi, queste, che mettono in crisi. Da una parte, sembra, infatti, di potere usare Gesù come una specie di Jukebox… un genio della lampada… al quale chiedere tutto (del resto, lo dice lui stesso). Dall’altra, però, sperimentiamo chiaramente il fallimento di tante richieste, alcune anche molto lecite e sane, che però non vengono esaudite. Perché?
La risposta è molto semplice: non lo so! Non voglio addentrarmi in spiegazioni super spiritualiste o super esegetiche per dimostrare che forse Gesù non voleva dire esattamente questo ma qualcosa di diverso. Alla fine, mi scontrerei sempre su alcune semplicissime domande: perché ho pregato per la guarigione o il miracolo di un bambino e non è avvenuto nulla? Perché ho chiesto di trovare lavoro, anche il più umile, e non l’ho ottenuto?
E non mi accontento mica della risposta: hai pregato con poca fede! Sarebbe una risposta cattiva che fa ricadere su di me la mancata guarigione o il mancato miracolo… aumentando la sofferenza e aggiungendo i sensi di colpa!
C’è solo una considerazione che mi mette pace, ed è questa: io, nel rapporto con mio Padre, sono autorizzato a parlare e chiedere tutto, tutto quello che penso sia giusto e importante e salvifico per me. E se Lui è Padre saprà accogliere ogni mia richiesta e concedermi, anche al di là della salute, la salvezza, che alla fine, è l’unico bene eterno.
Ciò che mi metterebbe pace, da credente e lo dico veramente con convinzione, è la certezza della vita eterna per me e le persone che amo. Da quando ho questa convinzione… chiedo tutto e poi aggiungo: ma tu donami la salvezza per me e i miei cari.
A Dio chiedo tutto quello che voglio e spero mi dia la SALVEZZA
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